ferula, silfio, cicuta

Taras cita il mito del SILFIO di Cirenaica (Thapsia sylphium), una specie di grande finocchio parente della Ferula tingitana e Thapsia garganica (spontanea in Italia): le sue radici, subincise a fine Primavera, stillano una resina rossa simile alla Mirra, detta Laserpitium e molto popolare in Libia e nell’oasi di Sida: i libici ne fanno una bevanda usata come contraccettivo orale, abortivo e antidoto al veleno di serpenti ed altre piante; le donne che ne bevono ogni due settimane, anche infusa nel vino, promuovono le mestruazioni e prevengono la gravidanza; i frutti del Silfio, a forma di cuore, sono usati a trattare ferite, febbre, indigestione. 

gommoresina di FERULA Assafoetida è usata dai beduini come antispasmodico, si estrae raschiando a più riprese per alcuni mesi il lattice che si condensa sull’incisione fatta sulla radice a metà aprile, in pezzi poco duri, gialli e dall’odore di aglio che si attenua invecchiando. I beduini, nella loro farmacopea, usano resina di radice-fusto di Thapsia garganica per rimarginare ferite e come revulsivo, mentre gli afgani usano fusto e foglie di Ferula narthex per la costipazione, tosse, asma e mal di denti. Ferula Tingitana fornisce pure una resina detta latte di silfio, raccolta in maniera simile a Ferula assafoetida: nel Rinascimento il silfio divenne spezia e medicina ricercata, dunque la maggiore risorsa commerciale della città di Cirene, simbolo e stemma della città, emblema dei mercanti, poteva trattare tosse, gola irritata, febbre, indigestione, dolori, verruche, ma soprattutto era la regina dei contraccettivi. J.S.Gilbert ritiene che la gomma-resina del silfio di Cirene fosse miscelata con intestini di mosche Cantaride (Lytta vesicatoria), coleotteri verdeoro e lucenti, di odore nauseante (rodono foglie di frassino excelsior, sambuco, acero, pioppo, e a volte germogli di olivi e alberi coltivati), essiccati e polverizzati per farne vescicanti (alcaloide cantaridina) a scopo antinfiammatorio, nel caso di pleuriti, pericarditi e bronchiti. La cantaridina fu usata come afrodisiaco, antiflogistico e veleno: se ingerita, ha un’azione erettile e diuretica, ma è pericolosa, poiché agisce per irritazione della mucosa uretrale quando viene eliminata e, spesso, le dosi efficaci sono nocive ai reni. Cantaridina è tossica per l’uomo, così (come per Mentha pulegium) l’ingestione di una piccola quantità non uccide un adulto, ma facilmente può uccidere un feto in via di sviluppo. Ferula tingitana (silfio), con i semi a forma di cuore, cresce nel deserto libico presso l’oasi di Siwa, fu usata come incenso nei templi di Ammone e, nei geroglifici egizi, indica il concetto del cuore che, congiunto al geroglifico di eros, richiama le pratiche sessuali e il controllo delle nascite in un territorio semiarido, scarso di acqua e risorse alimentari.

Capra non disprezza, velen di solanace
nemmeno la CICUTA, pianta di Esculapio
mangia avidamente, senza soffrir danno
Maggiociondo fiore, gusta senza affanno

Il nome CICUTA indica almeno tre specie diverse:
Cicuta Maggiore (Conium maculatum, Apiacee) dalla radice carnosa bianca: la pianta spezzata emana odore di urina di topo; cresce spontanea nelle campagne italiane dove ama i luoghi freschi ai bordi delle siepi o nei pressi dei rigagnoli; erba biennale, ha fusto alto fin 1-2 metri, cavo, glabro, arrossato verso il basso e con macchie rosso-vino su tutta la lunghezza. Le foglie possono crescere fin 50 cm di lunghezza e 40 larghezza, assumono a forma triangolare e suddivise in un gran numero di foglioline a bordi dentati (pennatosetta). I fiori appaiono al secondo anno di vita come la carota, portati da infiorescenze ombrella di colore bianco: fiorisce tra aprile ed agosto. La pianta è tossica per animali e umani ma non per gli uccelli che ne sono immuni, così viene ignorata dagli erbivori: la dose letale per un cavallo è circa 2 kg di foglie, mezzo kilo per una vacca, 2 etti per una pecora e qualche grammo frutti verdi per gli umani. Il veleno agisce anche indirettamente, cioè può agisce anche in seguito ad ingestione di un animale che se ne era cibato. Nell’uomo l’ingestione della cicuta provoca problemi digestivi, cefalee, diminuzione della forza muscolare e infine una paralisi ascendente. Cicuta è forse la pianta che diede la morte al filosofo greco Socrate, condannato alla pena capitale a berla sotto forma di infuso.. i sintomi descritti da Platone, rivelano che Socrate bevve un pozione mista, di cicuta, oppio e datura: “se cicuta induce paralisi motoria graduale, insufficiente ossigenazione, delirio ed eccitazione convulsiva, Verbasco e Valeriana sono sedativi.
Cicuta Minore (Aethusa cynapium) annual-bienne detta falso prezzemolo: tal somiglianza ha portato a fenomeni di avvelenamento inconsapevole.
Cicuta acquatica (Cicuta virosa) perenne, cresce in prossimità di paludi: è la più velenosa delle tre e in Italia è rara.

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