miti del buiti

beti ngomo, suonatore di arpa ngombi

ciclo di miti e riti di varie confraternite del Buiti
Il Bwete è musica onnipresente, rituale e simbolica. Gli strumenti usati nelle veglie (dette ngozè), sono tamburi, sonagli, corni, e, nel ruolo centrale, ngombi e mongongo, veicoli della voce degli antenati e degli spiriti mobilizzati nei rituali. Ngombi è cuore rituali disumba (branca madre del bwete, nata dal culto degli antenati) mentre nel misoko (branca terapeutica e visionaria nata/sviluppata nel XX secolo) predomina il mogongo, pure presente nell’altra branca. Le masimba sono interludi liberi tra i canti del bwiti. La parola masimba designa, sia i preludi attraverso i quali l’arpista accorda il suo strumento improvvisando liberamente, sia un idea di debutto, di prima espressione vocale dal seno materno cosmico, simboleggiato da YaMwei (vedi L’arc et la harp, dove Pierre Sallée scrive del rapporto semantico tra la forma musicale e le sue connotazioni iniziatiche).

Nelle zone di influenza culturale Kongo l’arpa cede il posto al pluri-arco, fatto con corde di crine di elefante o fili di palma e affiancato a tamburi, xilofono, scacciapensieri, flauti, sonagli e campanelle tintinnati a cavigliere, polsiere, braccioli, cinture e spalliere tunguse.. il pluriarco dell’ antica Loango è detto nwonbi, mentre in Angola è detto nsambi e accompagna le danze Ndembo di San Salvador, la sola musica ammessa al paese dei morti, dove gli iniziati al ndembo la danzano.. Nsambi è strumento mediatore con i bakisi nella danza Liboka di Loango, simile al Bwiti del Gabon: dura tutta la notte e il pluriarco ha il posto dell’arpa.. alte capigliature di piume sono indossate dai Nganga Vili della Liboka e trovano analogia con la tiara di foglie di banano portanto dal nganga Tsogo specializzato nelle danze divinatorie del bwete misoko.   Il cristianesimo lusofono aiutò la propagazione della civiltà Kongo, …continua su cloudbase

ARCO E ARPA, BUSENGE E BANDZIOKU
il Bwete Tsogo elabora un lutto a mezzo di una poetica della separazione, espressa dalla morbidezza della musica dell’arpa e dai versetti dei canti che accompagna, ecco un comune leit-motivs:
1 ma ngombi! ma ngombi! ma ngombi
2 ge tsina ge ma wàa | in basso c’è la morte
3 ge ngong ge ma wàa | in alto c’è la morte
4 ge gatse a gatse ò mà-deaka | in mezzo tu emetti il pianto di lutto
5 getindo na(o)-ngoda na mokoko-e | il ceppo e il tronco abbattuto
6 o-ma-goga na tsènge | son destinati a nutrire la terra, suolo
7 otanga-e ò mà-kè-kongoàkà | dove i funghi otonga continuan a crescere
8 gebokoko soma ge-ma-penda | il rifugio della ‘cosa’ che viene premuta
9 dingi-ou mipate mya tsenge, tetà Nzambe! nel profondo della terra Pa!
Poichè il tema centrale dei canti d’arpa è il Piangimento, ceppo e tronco abbattuto (per intagliare arpe) nel bwete sono comparati alla madre e padre che devono morire perchè la vita continui; otonga sono funghi eduli a testa tonda e piede bianco lungo e dritto, richiamano l’img del corpo umano, che s’immerge in terra per dare vita dopo la morte e sia dell’atto sessuale della copula. Gebokoko sono le mascelle inferiori (di yaMwei, pure detta Soma in lingua bwete yosto, terra Madre) del cranio-cadavere, rifugio di organismi.

Mikondo mya iya mwei | minde te go komo na mina | o te kengo, o te kuma, o te bayanga | di-ngongo di-ma-sigea | ango tomba na ngòngò wi enanga | okiti ya Mwei: le code di madre mwei | hanno nomi e cognomi iniziatici | sono il pollice, indice e medio | che dall’alto scavano a terra i piedi delle arachidi (dita di Butsenge) | l’anulare si alza all’orecchio ed è la ricchezza di Ya Mwei, talismano ottenuto per sacrifcio a mbumba di una cosa cara. Le liste di nomi forniscono istruzioni per iniziati in lingua yosto (a depistare i guastafeste), alludono e rinviano a significati primi dell’esperienza iniziatica, a parti anatomiche diverse, sia di corpi che d’arpa, a mudras: suona l’arpa è toccar Dinzona con le dita di Busenge.. dove i riferimenti a YaMwei richiamano le sensazioni cinestetiche, ludiche e libidiche del toccare e le emozioni viscerali causate dalla musica, dove il dolore morale ben si esprime nella invocazione del nome di questa genìe, Yo Mweioo.. emozione che fa funzionare le dita e viceversa, dove le corde collegano cielo e terra, cuore e polso, libido e num.. pollice è capo della mano, indice è madre tessitrice di rafia, le tre dita servono anche ad altre attività agricole (cerbo sigea, tirar fuori di terra. Il numero 8 per Sango e Cinesi ha stesso valore del numero 7 per Europei: otto parti del corpo, otto prezzi, 8 corde e voci dei bardi Mwei, dita del granchio e del beti.. il granchio Kaa è detto Bitoto (cioè tre), accordo il classe 8. In Europa le sette note han dato nomi ai pianeti e ai giorni della settimana. Ogni parola della lista dei nomi di ogni corda d’arpa evoca un pezzo del mito come nella pratica dell’autopsia rituale per trovare una causa o colpevole.. il diaframma immaginario separa le 4 corde superiori (luce del sole) dalle 4 inferiori (chiaro di luna) evocando un arpa androgina. Tutte le diverse liste etniche associano le corde inferiori a YaMwei (ge bokoko, caimano/tartaruga, kalì), Madre delle Inondazioni e capo di tutte le genie umide e fangose (ya nigo); nel corso di una cerimonia notturna di lutto (bwiti a muengwe) per la morte di un capo di nome Buka, Mwei è nascosta alla vista da un separè di foglie di palma nel cuore del villaggio, e per tre giorni e notti i tamburi -ngomo (due pelli tese da cinghie) e i tamburi mo-sumba (o misumba, un gambo e una sola pelle incollata) risuonano battuti con bacchette fatte di steli di piante acquatiche.. la voce di Ya Mwei (Jenghi per i pigmei Baka) appare roboante, ronzante e sibillina, così viene tradotta dal suo mudunga che la interroga e stabilisce un dialogo con essa, questa pericolosa conversazione con l’aldilà è punteggiata dai tintinnii del sonaglio.. Origini dell’Arpa: Disumba è mistero di Iside (analogia ai misteri di Osiride dei franco-massoni), Dinzona, Bandzioku, YaMwei, Yemanjà, Yemalla, Yurema, supremo enigma della vita e via stessa a quell’enigma. Arpa è fecondità femminile (normata dai maschi), cioè spiriti di cascaca d’acqua, lingua del cuore, fremito acustico vitale, liturgia sonora di cuore e dita. Il suono lamentoso del Ngombi richiama Banziogu, mitica donna pigmea per prima iniziata dagli antenati, poi sacrificata dagli uomini in cambio del legno amaro (eboghè), si reincarna nell’arpa sacra Ngombi e vibra, parla, narra e oracola i messaggi della comunità degli antenati (buiti), tutti serbati nel corpo (libro vivente) del nganga, legittimato a proseguire il lignaggio di trasmissione; nel Bwiti l’arpa è assimilata alla piroga che mena da monte a valle e viceversa, suono con cui gli umani arrivano all’imbarco/sbarco dei mondi, come una caravella portoghese o una piccola astronave mossa dai flussi armonici che richiamano i ritmi delle sfere celesti. La musica d’arpa è uno dei luoghi del re-incontro tra due culture, tra africani ed europei, tra povi e beti, musica e parola, poesia e discorso: ai tempi dell’incontro in Africa occidentale, il berretto rosso era parte del kit di ogni esploratore portoghese, portato anche nelle Americhe, venne adottato da vari capi della costa africana e dell’interno.

ARCO DI BOSENGE, detto Mben tra i Fang, Ngadi tra i Kota, Mu-ngòngo in lingua Kikongo, ha più significati: spina dorsale, grande nervo rigonfio di foglie, buco, caverna profonda dove vivono le termiti alate (Tunswa) che sciamano la mattina, colonna vertebrale che vibra come da un buco nel fiume, ricordo di un antico arco-in-terra.. na-ngòngo (profondo nella terra in Kikongo) in lingua Tsogo diviene alto verso il cielo, alla sommità, ovvero un simbolismo inverso a sotterraneo, giù giù fino al Cielo! nel mito Tsogo, l’origine dell’arco è legato al passaggio dalla natura alla cultura: nel corso di una caccia, il Pindzi Bosenge scocca una freccia che cade su una palma, aiutato dall pigmeo Matsuba, Busenge taglia un ramo dell’arbusto Tsenge (xylopia oxypetala o chlorophora excelsa, Otunga per i Fang) e fabbrica l’arco.. poi arriva a un villaggio Tsogo e inizia a suonare per accompagnare la sua voce che a ritmo comunica le sue proposte.. da allora gli Tsogo invitano un pigmeo a suonare l’arco a bocca nelle loro cerimonie di bwete, mentre lo Tsenge divenne simbolo d’iniazione, arbusto che si espianta nella selva e si pianta davanti al tempio, a indicare la morte (mwenge) e la rinascita spirituale (gioco di parole, tsenge e misenge, terra madre e seno della terra madre); origine di Mwenge: Nzambe-evanga, creatore di cielo e terra, sul punto di morire dona a ciascuno dei suoi figlioli (Dibenga, Busenge e Matsuba) una buca, poi li invia alla caccia al fine di portargli delle prede.. poi si accovaccia ai piedi dell’arbusto Tsenge, muore e si decompone, fertilizzando la terra che diviene nera, humus posto tra le reliquie del fondo-tempio, da usare in forma rituale per ravvivare orti (al pari della sua parola ispirata che feconda la rinascita spirituale dei fedeli).. il topo trova le sue ossa e le porta al suo terreiro, mentre la figlia Matsuba trova le orme del ratto e recupera cranio e terra.. Nzambe appare in sogno ai suoi figli e li raccomanda di usare Tsenge come trave per le tre case di culto, poi prendere le sue reliquie con humus, spartirle e sotterrarle nelle tre buche dietro al dembe, così che la sua morte fertilizzi e fecondi le genti africane: la sua parola e il suo humus sono seme e saliva, mentre le buche sono le bocche dei suoi figli dove cade la sua parola ispirata, sono la magia dell’arco di Bosenge!

Diverse miti africani narrano di migrazioni di popoli dal nordest africano, attuale Egitto, in direzione sudovest, passando per le steppe del sahel e poi le foreste dell’Africa centrale, così il fiume Mobogwe per i Fang diviene il fiume Yom, presente nei geroglifici egizi.. i testi orali del Bwete Tsogo, riguardo le origini del loro arco e arpa, spesso nominano i Kele con vari pseudonimi, Kele che 500 anni fa migrarono sulle stesse rotte dei successivi Fang, fondendosi poi con Pigmei ed Apindzi, già indigeni del luogo. Bosenge sarà allora sia un pigmeo Baka, un Apinzi e un Kele, tutti apparentanti fra loro e associati all’arco e all’arpa nel mito di filiazione di Bandzioku da Bosenge: Tsogo e Kele affidano entrambe all’arpa e all’arco il ruolo di esprimere in suoni i lamenti del cuore, una purga emotiva basilare, sia nel repertorio Bwete sia nella cultura dei Kele, la cui vita era occupata a fugare l’aspetto spaventoso della morte. Le aristocrazie costiere dei Myene e Lumbu, in contatto diretto con gli europei, ricevuta l’arpa dai Kele e Tsogo (che sostituirono al pluriarco), generarono armonie tra suoni africani ed europei (lusofoni); i Kele, presenti lungo la via della Tratta dall’interno alla costa, influenzarono musicalmente sia gli Tsogo che gli altri popoli Myene che, specie nell’ovest gabonese, raccolsero in eredità parte della loro civiltà musicale: i Kele, decimati dalle incursioni dei mercanti di schiavi della costa e sfrattati dai loro territori ancestrali dalla crescente potenza dei Fang, scomparvero come Etnia a sè, ma prima del collasso etnico riversarono il forte sentimento di nostalgia per la loro terra, identità e indipendenza (saudade) nel loro patrimonio musi-culturale che in parte passò ai Tsogo, loro vicini e nemici di sempre, anch’essi nostalgici di un grande passato in cui, assieme ai Kele, furono protagonisti. Dunque la musica d’arpa esprime anche una dolorosa riflessione sul destino di un popolo e sul senso della vita umana in genere, musica raccolta dalle donne Tsogo, Eshira, Lumbu, etc, come mezzo efficace alla rielaborazione di lutti, in accompagno alla barra di bambù percossa (di origine Baka-pigmea).. fu così che l’arpa presso i popoli Myene si associò ai culti dei geni autoctoni dell’acqua e della terra, dando forme rituali alle società Nyembe e Mbiri, ognuna coi suoi fedeli e segreti iniziatici, rinverdendo geni scoloriti e anime defunte dei Kele, come lo spirito di una giovane donna, assunto a principio cosmico femminile nel Bwiti degli uomini Tsogo, per ricomporre un identità clanica compromessa dalle continue guerre e la piaga della Tratta, La mitica femmina in rosso caolino ricorda la figlia indigena di kombe il sole, venerata fonte della loro vita, costumi, piante e strumenti musicali: Dama bianca, Persefone rossa o Sibilla nera (libica, appenninica, apinzi, galwa, etc), tale divinità mai muore e appare anche ai marinai europei cristianizzati, che esclameranno alla sua vista: la sacerdotessa di Isoga è come la madonna, vergine nel cuore puro, suona la sua arpa sacra nel tempio di Mayumba, Lei tocca l’anima con la musica e io credo alle sue parole.. così in tutte le chiese del mondo i fantasmi ascoltano e sono incantati, dai tintinii dalla sua viva presenza di grazia. Ya si, nel bwiti dei Galwa a cui s’iniziò il marinaio Alosyus Horn, è così la terra Madre che gli Tsogo videro in un genio fangoso formidabile, interamente sessuato, ermafrodito, la cui iniziazione fu rifiutata alle donne assieme alla sottrazione della gestione stessa del culto.. qui è dove gli o-mbwiri si collegano al bwiti, possessione ricercata dalle donne, in segreto, per salvare dall’oblio la Ya si dei Myene, la Madre terra fonte e speranza di ogni vita terrena. L’eredita dei Kele è anche nel corpus di testi sapienzali che gli Tsogo posseggono, li recitano nei discorsi iniziatici del Bwetè e li salmodiano per esser memorizzati prima ancora d’esser compresi, ricchi di parole arcaiche di origine meridionale.. Sango, Lumbu, Punu ed Eshira furono i primi popoli meridionali ad adottare con entusiasmo il Bwetè degli Tsogo, mentre nei domini dei Vili esso cede il passo alla Liboka, simile al Bwete ma priva dell’arpa ngombi, e facente uso del pluriarco Tsambi; scrive Rougèt: tutte le religioni son frutto di sincretismo musicali, le genìe di ogni popolo s’influenzano e seducono a vicenda, così le musiche di Africa ed Europa rivelano grande affinità strutturale, son fatte per re-incontrarsi molte volte, in circostanze a volte piacevoli e a volte dolorose.. la musica di Brahms ricorda l’Africa indigena, Bach richiama l’Italia, Debussy l’Indonesia, etc.. col linguaggio segreto dell’arpa si può ripercorre a ritroso questo viaggio, sino all’Egitto antico che unisce tutti questi mondi, e oltre.. se iniziazione e assorbimento di radice fan sopratutto vedere i propri fantasmi, allora saper sognare ciò che si desidera davvero nel cuore o recitare con serietà rituale quel sentimento è già un buon inizio, poi, come dice Goethe, la divina Provvidenza, il genio, Isoga, Ya-Mwei, Dinzona, etc, lo renderà vivente e reale.. deja vu, tat tvam asi, bassè bandzi!

DINZONA, DISUMBA
Dinzona one tene mogeto-ne a go bwete (dinzona è la donna del bwete) | one a-ma-botàkà bwete wètso (colei che ha messo al mondo tutto il bwete) | na ngombi-nè nyètso | na bake-nè nyètso (e anche tutte le arpe e le barre sonore).. nel mito Tsogo, Dinzona è sposa di kombè (re-sole) assieme e nutre tutti i bimbi (bandzi) del bwete, Ngonde, l’altra sposa di kombe (moglie-luna), divenne gelosa e la fece ripudiare da kombe, Dinzona allora discende dal cielo fin dentro le viscere (intestino, emozioni) di una persona e trasmigra nel motombi che ne serba il colore rosso e la beltà. Mito Apindzi: presso i pigmei vivevano 3 fratelli, Kambi, Ndondo e Mababai (tre braccialetti di tre colori sono presentati ai neofiti quando escono ai piedi del motombi, pigmei bianchi, gialli e neri); alla morte di Mababai la sua donna va a kambi (regola del levirato).. un giorno a pesca Bandzioku pesca nell’acqua le ossa del defunto marito, così le riveste di pelle di mo-singi (civetta o gatto tigrato, simbolo di visione notturna, potere regale e nganga, già usata dagli abitanti del rio Gabon nel ‘600) e le depone in un riparo di rami ornato in nutrimento (edicola sacra ai fedeli del bwete). La reliquia rivelò a Bandzioku di mangiare la radice del legno amaro che cresceva dietro l’abero, per avere conoscenza di ciò che fu, è e sarà: e Bandjoku ebbe visioni.. Kambi un giorno la seguì e scoprì l’oracolo, così la reliquia si vide e profanata e volle un intermediario, Kambi le offrì sua moglie Bandjioku in sacrifcio, che pertanto divenne la prima medium (pizia) tra lui e l’aldilà, la strangolò con radici di vaniglia africana (future corde d’arpa), Bandjoku divenne la prima ritornata (mo-gonzi, orixà) del bwete. Per rimemorare tale evento mitico si suona l’arpa che è il suo corpo mentre le 8 corde sono le liane della vanilla e i suoni sono la sua voce supplichevole che parla diretta al cuore. Questo mito, riassunto dal versetto iniziatico Tsogo “ombè èwe ivo ngombi ge-meno-gè ge-ma-dutuku mi-bamba na tsia na di-gaba” (si dice dell’arpa, il collo fu preso dalla liana, lacci e pelle del ventre della pantera/cerbiatto si tendono sullo strumento a musica) nel Bwiti Fang diviene il mito di Benzoga/Dinzona: Benzoga, donna tsogo, è moglie al pigmeo Busenge.. dopo la morte di busenge, Kambi suo fratello eredita Benzoga.. un giorno a pesca presso una cascata ella scopre le ossa del suo primo marito.. su consiglio degli spiriti della cascata Benzoga scopre anche la radice amara, che fa vedere alla donna il defunto Busenge che suona l’arpa.. Benzoga commossa raccoglie le ossa e le porta al villaggio, le usa come strumenti musicali (baka) per accompagnare l’arpa che costruì secondo quanto visto, porta con sè anche il cranio di Busenge e ne fa una reliquia-oracolo. Kambi la spia ed è geloso (o commosso), così la sacrifica sgozzandola come un polletto per ridarle unione col primo marito tanto amato (eutanasia Romeo e Giuletta). Questo mito richiama fatti storici dei Galwa: nel ‘860 Re-Kombe, detto re-sole dagli esploratori, regnava a Lambarène (ex Adolinanongo) con la legge del taglione e pena di morte per strangolamento (impiccagione), da lui istituita fino al ‘873, data di cessione del regno alla Francia e morte di Kombe per avvelenamento: il divorzio della donna senza ragioni era punito con la morte e la prima vittima fu Maya, una sua moglie, a cui fece legare alla gola un grosso tronco d’albero poi calpestato dal boia fino a collo spezzato. Tale supplizio venne inflitto anche a una donna innocente data in compensazione per il crimine di un signorotto.. un canto d’arpa ricorda tale evento: mavonga ma mokange | genigo nà gindi iya | ge-ma-nigaka Dinzona (mi aggiro come un albero di palma rampicante, il ceppo di legno rosso che ha schiacciato Dinzona e ferito la madre), mokange (Ancystrophyllum secundiflorum) è albero solitario come il musicista; gengo è ciocco di legno rosso, albero rituale simbolo di sangue e vita. Cmq sia, quel sacrificio di amore per riunire i due amanti anche nell’aldilà è commemorato ancor oggi, poichè il corpo di Busenge diede nascita all’arco (mogongo) e il corpo di Benzoga nascita all’arpa, mentre le rispettive musiche sono le voci dei due sposi ultraterreni. Mito Eshira e Sango: il pigmeo Busenge è sposato a Mayumba ngonde; un giorno va nella boscaglia a cogliere frutti, inciampa nelle liane aeree e finisce sottosopra, muore con la testa in basso e pian piano le sue viscere si spandono al suolo facendo nascere la mi-nduma, radici aeree della vanilla africana da cui si fabbricano le corde dell’arpa. Queste liane nascono all’inverso, radicano nell’albero e penetrano il suolo dove avvolgono le ossa e mascelle dei cadaveri; le ossa di Butsenge cadono al suolo e Kambi, uno scoiattolo volante (okunye in lingua Tsogo) opportunista tra cielo e terra, le trova e custodisce (è braccialetto bianco che permette ai Baka di divenire kambi, la donna di butsenge). Dunque Butsenge è all’origine di arco, arpa e tutti gli strumenti musicali dei pigmei; a questo mito fa seguito quello di Dikwege, l’Aquila che abita sulla cima dell’albero Motombi.. lo spirito del mito si ritrova nel mito di origine di YaMwei e altri miti iniziatici del Gabon.
Le corde d’arpa sono fatte di radici aeree della Vanilla africana e come le maschere e statue hanno precisi significati: la prima corda è la fonte, la testa che comanda il resto del corpo, viene testata per prima in relazione alla seconda corda che si troverà alla distanza approssimativa di un tono; poi vengono aggiunte le ottave rispettive di queste due corde nel dominio femminile, così queste due ottave diventano i capi compagnia, comandano i due accordi base dell’arpa come due ciurme M F che svolgono la navigazione di una piroga/caravella, così le corde Re e Do di ciascuna ciurma ci dicono se stiamo marciando bene o se la nostra compagnia è disarmonica. La terza corda risponde ai canti, ovvero duplica l’ultima nota del flusso di cadenza o imprime un cambio di rotta ai canti (cadenza sospensiva) detto Sonyo-o-dyembò (dal verso sonya, discendere, sbarcare, abbassare, espirare), appuntandosi sul primo accordo in RE.. invece ajogini-o-byembè fa avviare, ripartire, rimontare il vento della piroga secondo un nuovo vento/aria ispirata dagli antenati). Riassumendo: le cadenze marcano i periodi di un canto, la piroga si ferma nella conclusiva o si accosta e vira nella sospensiva, ma la fine di un canto è sempre marcato da una cadenza conclusiva. A volte, come nel masimba ma ngombi, si testa per cercare una direzione da navigare, seguire le orme (stimolo) di un itinerario conosciuto o inesplorato, e in ciò si fa tesoro della lezione dei portoghesi esploratori.
Oh arpa, in alto c’è la morte, in basso c’è la morte nel mezzo tu piangi il ceppo e il tronco che ti han messo al mondo.. In Gabon l’arpa è accordata in scala esafona discendente a partire dalla Testa (do, re, mi, fa, sol, la, do, re): poichè la visceralità della musica smuove yaMwei/kundakini in alto e basso, le società bwete e molte altri culti e discipline del pianeta tentano di farla soggiornare al centro, luogo mistico di eccellenza: i suoni gravi (Femminili) sono diretti alle viscere in basso e suonati dalla mano sinistra, mentre gli acuti sono (M paterni), diretti ai centri alti e suonati dalla mano destra, ma vi sono eccezioni alla regola (mancini, etc). Il suono della ngombi si fonda su due accordi che giocano un ruolo interetnico di unità culturale, che supera la barriera etno-lunguistica, creando un luogo di convergenza di significati diversi (armonia): ciascuno posa su due suoni della serie M e due della F, dando accordo di corde dispari (1,3 + 5-7) e accordo di corde pari (2,4 + 6,8). Ogni etnia dà nomi propri a ciascuna delle otto corde dell’arpa ngomi, ad esempio tra i Ganda del Congo le tre corde alte (suoni paterni) son dette obutemayo, cioè anello più alto e stretto del tetto di una capanna, mentre le 3 corde dai toni bassi recano (suoni materni) sono dette matengesi, cioè lente e sciolte vibrazioni; le corde di mezzo (quarta è luce-del-sole e quinta è chiaro-di-luna) sono dette enjawasi, i divisiori. I toni maschili e femminili suonati assieme nei due accordi base sono detti okugata omwanjo (unire M e F) e distano tra loro un ottava, con il RE tonico primario e il DO secondario,
Presso Apinzi e Tsogo le 8 corde hanno questi nomi: 1 kengè (RE, testa); 2 pasako (DO); 3 mondo (LA); 4 mobema (Sol), 5 mandzinzi (FA), 6 ayanzimbeya (MI), 7 yengè (Re), 8 sisipandi (Do). Kenge diviene mu-kengwe (nome dei gemelli, capi delle due ciurme M F), designa la campana a percussione degli e-vovi (sing. gevovi), suonata dal Misombo nel bwete di lutto in accompagno ai canti/voce dei geni, ecco un esempio: la campana risuona o madre! la campana del caimano risuona! Povi nel bwete è maestro di cerimonia depositario della parola iniziatica (e-vangelo) che lavora in tandem col Beti (colui che da il ritmo di un suolo cuore), giudici detentori del sapere orale Tsogo.
Pasako indica il mandrillo (Papio mandrillus sphinx) detto Tsege in lingua Tsogo ufficiale, noto per aver scoperto, in compagnia del porcospino (Ngomba, Mondo in lingua sibillina), le due varietà di eboga, nyoke e mbasaka. Mondo è fratello di Pasako e assieme andarono a mangiare nella selva dei Pinzi dove scoprirono i legni sacri. Mobema è il cuore, motema in Tsogo, paragonato a una sacca o stomaco, parte centrale di un oggetto: ge-bembè sa bandzi ge-bumu eboga | sa nima-na-kombwe ge-bumu mo-gondzi (il cuore-stomaco dell’iniziato è pieno di radice, come quello dell’anziano è pieno di visioni). Ma:nzizi, nome Tsogo della mosca che viene al momento della morte (come il cadavere coperto di mosche), e ronzio dei grilli o mosconi che, in quel momento, rimonta il corpo fino a rientrare nell’orecchio e cervello. Ayandzi-mbeya, aquila del clan Ayanzi (Stephanogetus coronatus), detto mbea in Tsogo e mbira in Eshira.. questo rapace è visto come il Re degli uccelli di foresta, capo delle creature alate come il leopardo è Re delle creature pelose, appare in molte metafore della lingua bwete e fa il nido in cima all’albero motombi (Copafeira religiosa detta Oveng e Adzap tra i Fang), albero maestoso della foresta gabonese assieme al kevazingo (Didelotia africana), Movingui e Modouma, fonte di cibo per molte scimmie e altri animali. Nel mitico viaggio narrato dall’arpa, gli Tsogo si salvarono dagli schiavisti della costa grazie all’aiuto di custodi vari: pigmei e bianchi (i-bamba), alberi, animali, radici, bacche e una giovane fanciulla bianca, tutti ricordati nei nomi delle 8 corde: così le sequenze d’arpa narrano un pellegrinaggio mitico di salvezza verso una terra vergine, mentre il clan Ayandzi associato ai mercanti di schiavi è indicato dall’aquila. Gli animali che indicarono il sentiero di fuga furono: Lontra (Potagomale velox) e Tsongo-tsongo, la rondinella.. fuggita la schiavitù, Tsogo, Apindzi e altri superstiti formarono una sola famiglia-villaggio (quilombo) in cima alla montagna Ibunji (ge-bondje è grande montagna, oggi disabitata) sul massiccio duChaillu (analogia con i paesi italici arroccati sui colli per sfuggire i pirati), da cui poi si divisero nuovi clan: Tsogo, Sango, Simba, Eshira, Bongom (Kele), Baka e bianchi (portoghesi). Yengè (RE femminile) è la madre mitica dei Sira e Sango; Sisipandi (DO femminile) sono le visioni (pure terrifiche) che il banzi, dopo l’iniziazione, descrive agli anziani per farle interpretare.
Una nuova arpa un giorno rivela il suo nome al suonatore, verrà poi consacrato con un apposita cerimonia.
I Fang, adottando l’arpa ngombi (nwombi in lingue Myene) adottarono pure lo stile musicale che permette l’accompagno dei canti dell’arpista., ecco un esempio di canto ludico d’arpa: mia mamma canta che io discendo dal re di Osangonongo, antenato di mio padre.. tutti discendiamo da qualche antico re, i soli che procreavano! se avessi ambizione io sarei principe de mio tempo. Varie sequenze d’arpa narrano di un epico viaggio di migrazione e trasmigrazione: per i Fang è fuga dai califfati del Sudan e conquista di nuovi territori, mentre per gli Tsogo è fuga dai Vili della costa, entrambe storie in cui si parla di aiutanti pigmei, alberi, radice, animali, insetti e una giovane figlia bianca, persone ed eventi tutti ricordati / memorizzati nei nomi delle 8 corde d’arpa e divenuti Testi Iniziatici di un nuovo sentiero, colonia, costume, pensiero, lingua: Disumba, donna-vagina, Tu vibri dove la tartaruga risale contro corrente.. (iniziazione sessuale e metafisica). Suonatori d’arpa possono fare miracoli quando iniziati ai segreti Tsogo.. la vocazione come arpista (beti ngomo) spesso si rivela nel corso di una visione notturna, scrive Rempano: un bel vegliardo con barba lunga, vesti bianche e berretto rosso, mi mise nelle mani un arpa portata da mio fratello.. al risveglio io potevo suonare l’ultimo brano che mio fratello suonava la sera prima. Nelle sequenze Bwiti e dell’Elombo abbiamo: un preludio d’arpa (masimba ma ngombi, navigazione esplorativa), cioè un interludio tra i canti senza necessariamente il gioco di accordi; la formula salmodiata dalla direttrice delle danze elombo; un coro responsoriale alternato al solista; onyo! mantra d’incoraggiamento lanciato dal/la solista a marcare la fine della sequenza: ai versetti del solista si adattano le risposte corali e l’accompagnamento strumentale, ecco un testo di canto elombo ripetuto due volte: (solista) inyoi ni diembo wè..wè wè (bis); coro: wo yo yo yo diembà (canta)! solista: inyoi niami diemba na myè vili gorè nkumba ni kombè go ntungo nombè (la voce dei miei canti è venuta da nkumba e kombè del villaggio di Ntungo nombè).. o madre! ngwe è..è..è. Vi sono due tipi di cadenze: conclusiva e sospensiva; la seconda è pretesto del solista per fare vocalizzi che cmq terminano tutti nella cadenza conclusiva.

La Liturgia Bwete obbedisce a una forma musicale (masimba e mwenza) ed è una ri-creazione dove il preludio si prolunga fino a tanto che i riti prendono forma; tocca all’arpista o suonatore d’arco-bocca arredare questo spazio bardo detto Masimba ma ngombi (ma è prefisso, simba è tenere, combinare, accordare), cioè esercizio di accordo dell’arpa, musica preparatoria suonata la sera presto, prima e durante i njimba, musica soft usata a pulire la casa di culto, dove spiriti malevolenti sono guidati fuori (attraverso purga struggente o loop monotono), mentre spiriti antenati sono invitati alle cerimonie: a volte a tale pulizia prendon parte due strumenti suonati assieme. Mwenza, pl.minza, sono i canti d’arpa di repertorio suonati negli interludi, canti monodici mormorati sopra l’arpa in modo sommesso e irriconoscibile, eseguiti dal beti con accompagno dei due accordi base dell’arpa ngombi e, a volte, pur accompagnati da percussioni sul baka: nel pensiero dei fedeli l’arpa antropomorfa emette la sua voce, e articola un linguaggio segreto (aldilà) a cui la melodia vocale aggiunge solo un prolungamento di voce umana.. spesso gli etnologi che studiano e pongono questioni si sentono dire dai bwitisti: Ascolta e comprenderai! Questi canti sono interpretazioni poetiche e musicali dei temi iniziatici, ovvero un riflesso dell’apprendistato doloroso dell’esperienza religiosa individuale.. canti pure interpretati nel corso di pause, a volte interminabili, che spiegano lo svolgimento del rituale e ne preparano le diverse fasi, e, pur ascoltati fuori del contesto cerimoniale (in auto, piroga, a casa, in mbanza, etc), serbano la stessa ispirazione mistica dell’arpista, legato a vita al suo ruolo di Beti (e a cui non può sfuggire), in quanto il suo talento (num del talismano interiore) a quel talamo l’ha destinato. La formula musicale è preceduta sempre da un preludio e a volte da un postludio, cioè preludio a un nuovo ciclo. Masimba è preparazione necessaria alla coesione che deve avere la cerimonia, come la vita nascente dal seno materno e cosmico (dissumba); il beti nel preludio riattuà la volontà di organizzazione (desiderio) che diede forma al chaos, evocando agli iniziati l’apparizione ancora informale della vita/via, ovvero, i vani chiacchericci preparativi dei riti veri e propri, aquistano efficacia solo al prezzo di un gruppo unito in un solo Cuore, per una serenità collettiva che solo permette la comunione mistica, dove scompare la dominanza delle autorità individuali e l’arpa impone la sua sola voce; la successione masimba e minza, pur apparendo anarchia infinita, serve al piano rituale: i minza si concatenano alle formule di cadenza che interrompono i cicli di ludio estetico del beti, che, prima di eseguire un mwenza, accorda l’arpa alla maniera italiana (ma-simba è toccatas), facendo correre le dita e concatenando formule libere che egli doppia all’unisono con i suoi ronzii a bocca ferma.. in sostanza egli improvvisa, tocca l’arpa fino al punto in cui emerge una struttura (ispirata, discesa), un aria precisa, una identità che viene riconosciuta e salutata dalle percussioni sul baka (bakakakaka crack!), a voler dire che l’uovo è infranto ed è nata una voce che parla.. dal gioco libero dell’arpa è venuto fuori un essere che parla (mwenza, presenza), dal corpo di ngombi nasce un bebè.. proverbio Tsogo/Sango: ‘ngombi e masimbu, getsenge-tsenge a-sa-masimbo’ (l’arpa si accorda ma il mondo è già e attende di parlare.. il seno di Disumba partorisce una mwenza, poichè alla masimba seguon sempre le minza. Le dita usate nella masimba sono diverse da quelle dei minza, dove entra il simbolismo armonico di destra / sinistra, alto / basso e M/F.. in tutte le chiese e teatri del mondo, tocca l’anima con la musica e uno crederà alle parole!

Canti del Bwiti di  iniziazione: Lingua del cuore: la filiazione ad arco-arpa è simbolo centrale nel bwete, che assimila la vibrazione acustica al fremito vitale (maganga, num, qi) nel gioco / divinazione del suonatore d’arco, secondo la divisione in coppie successive: il cuore si mette a palpitare come se sentisse un dolore.. quando lui palpita tu sei come un uomo che trema, tu ti agiti, le mani tremano come la formica Kam (oecophylla smaragdina, Formicidae, usata per fare un medicamento che dona agilità alle dita dell’arpista), tutto il corpo è scosso.. ngom, ngom, ngom! se tu tieni qulcsa nelle mani, anche un arpa o un arco, esse tremano come le kam, allora esse diventano molto agili.. allora bisogna tenerle ben ferme e padroneggiare la propria vibrazione, così da pensare, ragionare e suonare.. allora le palpitazioni si riducono poco a poco poichè il cuore sà quello che c’è da fare e ciò che uno vuole. Là il medicamento inizia a scendere dolcemente fino ad arrivare a sentire booom! e allora inizi a suonare.. è quando arriva a questo tendine alla base del polso che tu lo avverti, gli altri tendini restano liberi: ciò che fa il cuore lo fanno anche i tendini.. il tendine che comanda il pollice si muove col cuore che sente il dolore (pianto, melopea). Arco ed arpa hanno stessi nomi, giacchè tutto ciò che l’arpa possiede, anche l’arco lo possiede, l’arpa ha 8 corde mentre l’arco una sola, ma attraverso l’accordo e la tecnica di suono l’arco arriva ad avere tutti gli altri suoni.. allorchè tu t’inizi, ti vien detto che quella o quella cosa è più vicina a te, l’arpa possiede tutte le parti del corpo che tu hai, il suo manico è la colonna vertebrale che l’arco pure possiede, essi posseggono tutto ciò di cui c’è bisogno, tutto è completo. Posto che la medicina completa punta a ripulire intestini, cuori e ambienti da scorie pregresse, a mezzo di erbe, ginnastiche, musiche, dialoghi e rituali, la musica d’arpa è usata a pulire la cappella/tempio prima delle cerimonie del bwete, poichè la sua musica guida via gli spiriti malvagi che non sopportano la sua melopea, inoltre la stessa musica invita gli antenati di buona volontà e sostiene le comuni preghiere del gruppo al cielo. La sua cassa di risonanza è associata all’utero, pur sorgente spirituale di vita. La pelle di antilope è colorata in rosso e bianco, sul lato destro e sinistro risptvm, come i due lati F e M della Domus di culto e di ogni evento cerimoniale. Per i Fang le 8 corde resilienti e flessibili dell’arpa sono i tendini della sorella di Dio (Ningwan Mebeghe, Banzioku, Dinzona), dove le 4 corde più lunghe sono F e interagiscono con le 4 corde M in modo armonioso durante le cerimonie. Il contrasto primario in questo bwiti è tra il suono gentile dell’arpa (ritmo guida) e il battito potente dei tamburi nelle danze Obango.. le armoniose e gentili danze (strade dell’arpa) sono picchettate durante la notte dalle vertiginose danze dell’Obango, mentre Obaka (o baka) provvede al ritmo di sottofondo per entrambe i tipi di danze. Scopo delle danze Obango è di liberare l’anima dal corpo così che esso può socievolmente interagire con gli spiriti antenati ritornati nella cappella/tempio dal profondo della foresta. La musica d’arpa è musica suonata dai defunti nell’aldilà, ecco perchè produce nostalgia e struggimento, mentre nei culti più cristianizzati è detta musica degli Angeli (elfi) del Cielo, così sogni e visioni celesti del primo villaggio-famiglia globale frequentemente accadono ai fedeli, portando nuovi significati, soluzioni e cure. Il Bwiti Fang di solito recluta i suoi musicisti tra i suoi fedeli, mentre fascino e piacere delle sue musiche e danze, ben conosciute fuori, attraggono uomini e donne con inclinazioni musicali nell’associazione.. i suonatori d’arpa vengono presto riconosciuti, così suonano nelle cerimonie del fine settimana (10/12 ore del sabato notte) e spesso vanno ovunque accompagnati da un arpa più piccola, che suonano in ogni occasione e situazione.. spesso il beti ngomi è un giovane o un adulto in primis sposato con l’arpa stessa (nozze celebrate nel corso di una cerimonia di consacrazione dell’arpa), dove la donna terrena ricopre il ruolo di seconda moglie, così che il Beti abbia cuore puro a sufficienza per far emergere nella voce dell’arpa la presenza della sorella di Dio (Ningwan,, Dinzona, Benzogu, Jurema, Isoga, yaMwei, Disumba, etc), mentre la lingua dei canti (dei Povi Apinzi) detta Popi dai Fang, incompresa dalla maggioranza dei fedeli delle varie scuole bwiti, escluso poche parole chiave ben intese dai leader, muta nel passaggio da un tempio all’altro: nella musica Bwiti vi sono pure varietà di ritmi e linee melodiche, echi di mille influenze. Le chiamate di gruppo, misto o separato per sessi, dipendono dalla liturgia in corso o dall’energia prevalente negli eventi cosmici raccontati.. spesso il Beti tocca la ottava più alta come nota di chiusura, mentre le linee melodiche nei canti tendono a scendere e finire in tono basso.. nella maggioranza dei canti la dichiarazione iniziale è ripetuta tre o quattro volte, poi i canti scorrono in sequenza e dopo un certo numero (da 3 a 15) viene enunciato un incantamento che evoca i membri del culto, i loro leader e loro potere sulle sofferenze di questo mondo. Banzi! nima na kombo benganga bokayè!
Le ricette di liturgia buiti obbediscono a una forma musicale per un lavoro di ri-creazione del mondo, un riannodo tra vita e sogno, così il preludio (masimba ma ngombi) si prolunga fino a che venga raggiunta la coesione necessaria all’efficacia dei riti: l’arpista (o arco) ha il compito di arredare questo spazio indefinito. I canti d’arpa detti Mwenza (plurale minza), sono un repertorio relativamente fisso, così il canto Mitombo mya obaka si ritrova presso tutti gli arpisti. Minza sono canti eseguiti dal beti a cui accompagna un armonia basata sulle diadi del suono d’arpa, e sovente accompagnate da percussioni sul baka. Ngombi emette sua voce e articola un linguaggio segreto che la melodia vocale umana semplicemente prolungamento; dice Pedro Martin: ascolta e comprendi i canti poetici e musicali, essi interpretano i grandi temi iniziatici malgrado il ricorso incessante ai modelli dei testi orali del bwete, come le poesie pietiste medievali di Picander servirono da testo alle arie dei canti e passioni di Bach, così ogni beti ed iniziato segue un apprendistato doloroso della propria esperienza religiosa individuale.

Sequenza di 24 canti di una comunità equatoriale Fang raccolti dall’etnologo Fernandez:
1) Masimba ma Ngombi, preludio di arpa (la vita emerge attraverso prove-ed-errori della forma musicale) pulizia del locale e invito antenati.
(3) Mbwiri: il leader della Casa di culto Mbwiri lamenta che l’uomo desidera il benessere in questo mondo ma non ascolta il concilio dei Mbwiri che possono portarlo: a kumana ma ndele || come lui mi ha abilitato a prosperare facilmente; tali persone ignorano la terra oltre questa (ekòngi o ebòngi) da cui i mbwiri possono contattare.. le persone che ascoltano le parole del cantante cessano di soffrire e iniziano a prosperare.
(4) Mbiri ngombi, canto d’arpa che offre la soluzione al lamento di sopra, esso celebra il potere dell’arpa nel portare l’uomo in contatto coi poteri dell’aldilà (Assok Ngoum chapel, Oyem district. (5) Minkin canto di prima entrata nel tempio, seguendo uomini e donne che da fuori danzano lentamente la loro via dentro.. la donna chiama: ezigo zame wondo ya tenàtenà, coro risponde: yo wè, ezigo zame wondo ya tenà tenà | traduz dal popi fang: Eva ha visto il suo primo sangue mestruale (ezigo legno rosso).
(6) canto Njimba: il movanga, pilastro tra cielo e terra è posto per mediare il contatto, tutte le autorità del culto vengono nominate in ordine, secondo segni e colori del clan di affiliazione.
(7) Minkin di prima entrata nel tempio: Soya soya biga miwo (dopo nascita di Atum/Nzambi, l’uomo del ragno discese sul mare).
(8) Minkin di successiva entrata: engadi na duma | zambi a vanga | soya bigà miwo | dido nzame ye bokengè.. | ngomendan eso wo ya..| engadi na duma| nzambe eyima| tiò ah, tio di mongabanda..| kombi na so kombi ya| njima mo kokò ne tongo mwan| ma biga motina mwan nima| ko taba nima, mo tele mo..| dissumba bandamba ya monganga || M e F con fulmine e tuono vengono assieme a creare il primo umano| il divino che ha concluso la creazione va in dimora nell’acqua| dopo nascita del creatore, il divino è in un uovo che galleggia sull’oceano, da esso escono i primi tre esseri| il primo uomo è creato..| la donna viene creata (donne cantano e uomini rispondono| fulmine e tuono| acqua e terra son create, acqua inonda la terra| nel diluvio pure Noè perde il fuoco..| colui che vede il divino è il figlio di dio tradito per danaro| i gentili cospirano contro il bimbo divino| il figlio di dio viene deriso| perseguitato dai suoi nemici..| il figlio di dissumba viene ucciso.
(9) Asunege Ening (la vita inizia) primo canto della Via della nascita/creazione, tenuto dal leader del tempio (tale nome è stato assunto dalla omonima scuola del bwiti Fang): ening a kobe ve a sumeya | tara zama a sumeya we, wa sumeya, beng be sumeya, wa sumaya | ana a kobe atvia, wa sengye| ngombi za kwiang, wa sengye, a sumeya a komoya a sumeya || la vita prende fiamma e già inizia| il divino è iniziato là, voi anche già iniziate, l’arco pure| inizia come un globulo, tu sei cambiato| l’arpa già inizia, tu sei cambiato, l’inizio è già formato. Coro: oh, a sumeya tara zama a kobo a sumeya (oh inizia già, padre Cielo parla, inzia già| zamb ye Mebeghe a sumeya (il padre divino già inizia.
(10) canto d’arpa della via della nascita e creazione (zen abiale): nyama nyama nyama, a lak aki benganga nyamoo (oh Divino, l’uovo è visto dai tuoi fedeli| Nzame a kobe ening. Tara nzame da ye kire banganga nyamoo (il divino addolcisce la vita e trova posto tra i suoi fedeli| Nyamo Tara Nzama da ye kire benganga nyamoo (divino pà l’uovo trova posto tra i fedeli| Banganga myamo oy, banganga nyamo ah, banganga nyamo ay benganga nyamoo.. Tumengi si, Mbomayake yake || questo canto celebra l’apertura dell’uovo cosmico mandato giù da Dibogia ragno del cielo, assieme al desiderio divino, l’uovo è il primo riferimento nell’oceano senza fine, l’ultima linea di questo canto, in popi, è l’inizio di un Obango.
(11) canto ngombi zen abiale: Ndende a kobo ening oh, Tara oh. Ndende a kobo ening oh, a sighele mbembe. A kobo endama, ba ghe kobo| a kobo ening betara zama. Ndende a kobo ening oh, a sighele mbembe.. Ciò che è sospeso parla alla gentilezza della vita, oh pà Nzambe, esso discende definitivo, esso parla al pipistrello, essi parlano assieme, parla di vita, pà divino.. la cosa sospesa (uovo appeso a fil di ragno, uovo di gallina) parla di vita e sempre discende (porta luce-vita sul buio oceano in basso, fugando via le creature del buio.
(12) canto Ngombi zen abiale, come il precedente celebra gli arcani segreti e pratiche conosciute dal divino e dai fedeli del bwiti: Bwiti mendongo, mendongo, oh, oh, oh (bis).
(13) Ngombi zen abiale di metà ciclo, nel quale si canta la venuta del gran diluvio che coprì tutto e annegò tutti i clans (lingua fang): Heyong me nga dziba (il clan è stato sommerso). Tara oh me dziba (pà, essi son tutti sommersi| Zame oh, me dziba (Zame, son tutti sommersi| Nyamo me dziba, ye me dziba (gli anziani e gli altri..| Dimamo mikodia (le acque sommerse dall’arcobaleno| Mikodia atsenge (arcobaleno dai cieli| atsenge dibobia (i cieli dal ragno| Zambe a pongo (Dio che tutto prepara| Mwangabenda, me dziba (annuncia a tutti che essi son sommersi| Tara oh, me dziba (pà oh tutto sommerso.
(14) canto Obango (in popi fang) dato a metà strada del secondo ciclo di canti d’arpa (Zen Awu): nzame a duma| Nganga ma duma| Monganga ma duma| Bokaye wo boka ok| malula, malula, ngombi nya wè || il figlio di Nzame è colpito da lancia| il divino guaritore è colpito| il divino-potere è colpito, segreto potere dell’invisibile oh eboka! il suo immobile cadavere è vibrato sulle sue spalle.
(15) canto Mwanga (popi) e 4 preghiere alla sorella di Nzame: Nanga keko, mabiga na membewo, ngako ngakò| Ye kongkolongo katina luba, oh kwala mbare ye..| Mwango a nto mwanga| Ezigo zamo wondo..| ye mwanga ma bo kameye || morte ha preso il figlio dell’uomo che va in oscurità e rivive suo viaggio a Dio| al morto è mostrata la via al divino, ora il morto fà la sua via..| il defunto arriva alla terra dei morti oltre il mare| due ragazze pigmeee fan loro strada..| la terra dei morti (mwei) riceve i nuovi venuti. Canto-preghiera: Ahh kasa ne nemè yè (chiamata di Ningwan mebeghe| eyamè womà, eya yobè (il suo latte è dolce acqua di vino| Menzogo bigè tame manga (lo spirito della sorella di dio arriva all’acqua della sacra piscina| Metongo noè wo metongo nya mèwo (un bimbo è nato grazie al suo intervento.
(16) canto Yombo nella camera delle donne (popi fang), di un ciclo di 22 canti fatto dopo la mezzanotte: bongo oh, me zabe zabà bongoo (io proclamo la mia purezza, le donne proclamano i vari poteri che le rendono fertili.
(17) quinto canto Yombo: ah dzigo Nzambewo oh Nzambewo (la donna è pronta a partorire | Inanga oh.. (essa partorisce| Inanga me kwiang oh (la sorella divina benedice la nascita a che non sia rubata| Ndangeme mikodia, mikodia ndangeme (un bicchiere di eboka è dato al figlio dell’uomo che può sorseggiarlo| Diveyo, diveya enganga a sumena diveya (così il figlio dell’uomo prende il suo potere in questo mondo.
(18) canto d’arpa della Via della morte / distruzione(Zen Awu): Minanga da kobe ening oh (la stella parla alla bontà della vita | (Coro) ah Nzame oh! | Minanga da bele ening oh (stella tiene vita | (coro) ah sumeya mbembe (e per sempre si rinnova).. sebbene l’essere di buona volontà (figlio di dio) deve morire, la sua anima torna ancora al cielo come una stella.. brillando là essa ispira gli umani a rinnovare costantemente se stessi.
19) canto ngombi zen awu cantato quasi alla fine di questo secondo ciclo, quando il figlio dell’uomo diventa figlio di Dio (lingua fang): Mwan a Zambe kanga a king bakombo (il figlio divino scompare seguendo la via al creatore| A nto Mwan Zambe vanga oni bot (egli diventa il figlio di dio, pacificatore, salvatore dell’uomo.
(20) Obango, danza vertiginosa per allentare l’anima dal corpo e prepararlo alla sua estatica riunione con gli antenati.
(21) tre canti ngombi zen awu che celebrano la morte del figlio dell’Uomo, canti molto simili sono cantati nella Via della Nascita (Zen Abiale), qui la morte del cantante è celebrata assieme a quella del figlio-divino, la morte è riferita al suo estatico rilascio dell’anima dal corpo.. Nana Nyepe è altro nome per Ningwan mebeghe, sorella di dio, colei che fa migliore la vita e ogni cosa (dalla parola Tsogo nyapa: saper come vivere, render bello, migliorare): Esama a yime awuaa (il gruppo capisce la morte| Tara a kobo awuaa (pà parla di morte| Akobo awu mbembe (lui parla di morte per sempre| awu a na mbembe ah Nana Nyepe (morte è per sempre, Nana nyepe| (coro) eh Nana Nyepe me wua nana nyepe (oh nana Nyepe, io muoio nana Nyepe! | Me wua enyi a wu fwo Nana Nyepe (io muoio, egli non è veramente morto, Nana Nyepe| Me wua, oh oh Nana Nganga a tua wonga mesenguè (io muoio oh nana Nyepe, ll divino (nganga/adepto) è scomparso dalla terra.
(22 e 23) Obango del Zen Awu (in popi): Nganga ma dumeya (il divino piange.
(24) canto zen awu, penultimo della lunga notte rituale, celebra l’arpa venuta a portare ordine, per sempre: oh Tara, oh Nana Nyepe, ah Nyngwan Mebege (oh pà, oh benefica mà, oh sorella di Pan| (coro) ah oh Zame mbembe (il divino è per sempre| Ngombi a nto mbamba eto a nto (l’arpa è arrivata al suo giusto posto| (coro) a nto mbembe Zame mbembe (è sempre la, Dea per sempre| Ngombi a so wa yala (l’arpa è venuta a portare ordine a voi| (coro) Ngombi mbembe (arpa per sempre).

Mito Nzabi: l’origine del mondo
L’arco è pure il legame tra il villaggio di Kombe e quello di terra, riflessi l’un l’altro come natura e cultura, e collegati da una corda che permette scambi di ascesa/discesa (vedi donne-ragno). Narrano gli Nzabi che il loro primo villaggio fu Koto, situato in cielo (o alta montagna come i hmong), li vivevano i figli di Nzebi e sua sorella Peha, assieme allo zio materno Nzanga, lui stesso stregone. Nzanga accusa Nzebi di far abortire i figli di Peha con cui fa l’amore.. Nzabi si rifugia in boscaglia dove incontra la donna Bisi che sposa e con cui fonda il villaggio della terra, avranno 7 figli e 7 figlie che daran nascita ai 7 clan degli Nzabi, più un ottavo clan (pigmei) che pratica la caccia per conto dei fratelli. Un gioro uno dei figli, nel seguire un fiume fino alle sorgenti, risale il monte e incontra Peha, discesa da Koto, a mezzo di una corda, per prendere dell’acqua.. lui non la riconosce così le fa delle avances.. Peha gli dice di venire a trovarla la notte in Koto, salendo dalla corda e riconoscendo la sua capanna da una foglia che lei porrà sul tetto. L’uomo passa la notte con Peha e durante il giorno venne nascosto in un paniere; nel frattempo Nzanga sente odore dello straniero, così si maschera con pittura di caolino rosso per introdursi presso Peha. Prima di ridiscendere sulla terra, Peha rasa tutti i capelli dell’uomo con una foglia tagliente della pianta Kieme, poi gli diede un coltello e del fuoco. Tornato al villaggio l’uomo narra ai suoi fratelli la scoperta di un paese dove c’era il fuoco per cucinare gli alimenti.. così i figli di Nzebi formarono un’armata chem risalendo la corda, giunse a Koto e la devastò, poi attaccarono Nzanga al un legno che sosteneva i caschi di banane (primo martire), quindi le famiglie si dispersero e formarono i ba-nzebi: l’intera vicenda, con Nzanga zio materno che nelle società matrilineari incarna l’autorità e la repressione, ricorda la confusione endogamica delle origini e il ritorno dei selvaggi (nzabi) alla grazia del cielo per tramite dell’azione culturale delle donne (amor cortese civilizza l’uomo). Arco dunque permette la mediazione tra natura e cultura, pulsioni e ideali, emozioni e vicende della vita-morte.. nel bwete la parola mokodi permette il gioco di parole tra corda e montagna, alludendo infine al coito: nella sua narcosi il neofita inizia a scalare coi suoi ginocchi una montagna, ovvero una donna, e arriva bruscamente in un mondo brillante.. così l’infante nasce nell’oscurità, viene poi educato nella vecchia piantagione dove si trovan le foglie taglienti Kieme. Nel mito è un Pigmeo che alfine neutralizza il fato di suo padre, in quanto vivendo in armonia nella selva di fatto preserva il cielo che interroga a mezzo dell’arco divinatorio. Esiste un gioco tra il suonatore d’arco e il cercatore: acqua, acqua, fuoco, fuoco, tutto giocato al suono di corda che apporta via via risposte negative e positive sino alla soluzione dell’enigma.. è nato prima l’uovo o la gallina? devo cercare in cielo o in terra, selva/villaggio, umani/animali, piume/peli, acqua/terra, M/F, cibo/sesso, procreazione/ponte? le risposte dell’arco guidano il ricercatore dal generale al particolare: mudemba mwana Nyengi (arco musicale figlio di Nyengi, madre mitica) | batsui mi vondo, banyama mikunga, banyodi matsala, bana ba-bata mandogo na makumbu (gli uccelli hanno piume e gli umani hanno nomi iniziatici). Arco musicale è img sonora del mito di origine stesso, così solo lui, con la sua vibrazione originaria, può fornire la risposta a un enigma: quello in cui s’insegna che l’arpa è figlia dell’arco, il civile è figlio al pigmeo e a questo ritorna, etc.
Sebbene gli Tsogo vedono gli Apindzi come scopritori del loro bwete, nelle loro formule rituali emergono i Kele: gone te go-ma-vigaka mo-ngòngo na mweka (dal basso è venuto mweka, arco in lingua apinzi) | na motombodi go Mbangwe (motombodi è uno dei nomi dati ai Kele dai Tsogo, ed è comune nei primi clan Apindzi). Mweka significa anche voce di una sola corda, elefante solitario, che nel gioco di parole evoca motembwe, il filo di ragnatela dei raggi del sole su cui si imbarcano i defunti per giungere al loro mondo situato al tramonto; dunque l’arco viene dai Kele (Mbangwe) sebbene i Povi depistano sui Pindzi..
Bosengue genera arco solitario e con la sua libido e-mana l’arpa.. arco è suonato da solo, a volte è accompagnato dal bake o dai sonagli, ma mai assieme all’arpa di cui è generatore (tranne nel bwiti Fang, dove per spirito di modernismo alcune congregazioni formano orchestre). Il suono d’arco ha sola funzione liturgica di accompagnare le recite del Povi sul mito di Nzambe kana e, come gli arpisti, si suona nelle Nzimbe e durante le pause che introducono o interrompono i rituali. Il suonatore d’arco è sovente un pigmeo nel bwete tsogo, nel bwiti fang è invece un tsogo, sango o lumbu, invitato a giocare tale ruolo: suonare a connotare il tempo prima della creazione, dell’attesa (avanti il big bang dell’uovo cosmico), tempo senza tempo, solitario come il marranzano siciliano, la sua musica precede a lungo le cerimonie vere e proprie, è centrale nei debutti delle veglie rituali Fang, dove richiama il tempo della Genesi biblica (Efun mben, genesi dell’arco).. per i Tsogo arco evoca il mondo primordiale dei pigmei, cacciatori/coglitori con arco e dibble e segna il passaggio dalla selva (di emozioni) alla cultura di un villaggio addomesticato: nel tempio il suonatore d’arco trova posto dietro al Beti ngomo, in fondo al tempio, a volte chiuso da separè con oblò, dietro l’arco non c’è più nulla, mentre avanti c’è la vita.. m’ngongo è oltre la morte, recita un versetto bwete: go ngima ea bèti go-sì otèkè mutu | mokabo nà mogonzi o-daka mambu (dietro l’arpista nulla passa, se non i ritornati che vanno aldilà), in lingua Tsogo moma =essere umano, daka = andare oltre, mambu = mare; mbu in kikongo è oceano. Arco genera Arpa che genera infante che crea fiumi, cielo, albero, frutti. Nel Bwete Mwenge e d’iniziazione, una barriera (demba) di drappu di rafia con piume, pelli e stoffe a motivi triangolari rosso, bianco e nero, viene allestista nel fondo tempio su tutta la larghezza; l’arpista si tiene davanti la dembe mentre dietro stan le reliquie, nello spazio lontano alla vista: secondo antichi costumi funerari un pollo viene macellato il giorno dell’allestimento, poi si alloggia il corpo del defunto maschile, dipinto a bade rosse e nere, in una capanna post adietro al tempio e visibile solo da una fessura; poi la veglia funeraria o autopsia rituale viene accompagnata dal suono d’arco, dove la bocca è la cassa di risonanza, arca dell’alleanza, sarcofago dell’ombra dell’antenato: nel bwiti Fang l’arco è associato a Gesù/Adamo, mentre ngombi è associato al potere creativo (utero-cuore) di eva / anna / maria, così si assiste al rito di una donna (Veronica) che asciuga il volto di Jesus / Adamo / suonatore d’arco, con dolcezza materna.

Discesa e Ascensione
I testi del Bwete, i dialoghi iniziatici, come tutti i discorsi fatti o salmodiati dai Povi, descrivono un viaggio con tutte le sue peripezie (analogia al sama viaggio di Dante), un nocciolo universale ristretto, ma espresso a mezzo di discorsi molto ridondanti da un povi all’altro del pianeta: l’intero corpus può ridursi a due formule pedagogiche (miti-riti di passaggio iniziatico): 1. Discesa e/o risalita del fiume Mobogwe, 2. ascensione del Motombi.
per Tsogo e Sango la discesa/rimonta del fiume Mobogwe, dopo aver preso l’amara radice (e-ando/m-ando alchornea, e-boga/mo-boga tabernanthe), vede i bandzi, colpiti dal fulmine (ngadi) ed elettrizzati dal pesce-gatto (enigi, malopterus electricus), scivolare sulle tracce del pitone per ritrovarsi presto immersi nel fiume Mobogwe, pieno di liane, pesci, granchi e gamberetti, cresciuti tra banchi di piante acquatiche mo/mi-sodo e mo/mi-ndube, (usate per fare ceste).. allora si confondono con Mosuma, la Lontra (tsoko, Potagomale velox), cioè Dinzona stessa.. Mosuma incontra anche la piroga condotta da Motembwe.. scende nelle profondità delle acque del fiume dove lavora il granchio kaa e la tartaruga gesomba (trionys aubrii) e qui trova tutti gli strumenti musicali de bwete: baka, soke, arco, arpa.. nel discorso intervengono spesso le esortazioni del povi a non discendere il Mobogwe, poichè se il bandzi discende il fiume allora incontra la morte (escluso l’eutanasia) e rischia il nulla oceanico (gepundundu). Invece se rimonta il fiume c’è vita, fino alla sorgente ai piedi del Motombi. Là inizia il secondo discorso, descrive l’ascensione dell’albero sacro su cui il bandzi troverà i segni lasciati da Benzogu/Dinzona.. l’essenza dell’insegnamento del bwete giace in questo fiume, che non va disceso, ma la cui risalita conduce alla rivelazione iniziatica; questo fiume è l’interno del corpo umano, il seno materno, risalire i chakras per giungere alla parola prima che concepì/fecondò tutto il divenire successivo, arrivare al karma primo donde tutto è partito e dove tutto ritorna (Sakti sale a Siva), in analogia alla Merkabah ebraica in cui si ascende ai palazzi celesti (Heikalot) a bordo del carro di Ezechiele. Scendendo verso valle l’iniziato/lontra si accosta all’imbarco dove la piroga lo mette al mondo (piroga è sesso femminile mentre il suo pilota è il principio maschile.. invece risalendo, Mosuma arriverà alla bocca dell’uomo da cui esce la parola/intenzione fecondante, secondo il pensiero africano, desiderio di condivisione attiva degli uomini al segreto della vita delle donne, partorendo l’equazione, nascita-materiale sta a nascita sprirituale = morte-sp sta a morte mat; la morte viene perchè si nasce dal seno materno (va tsina, in basso verso terra).. così per non morire serve uscire dalla fontanella in cima al capo (go ngòngo, in alto verso il cielo) ovvero dalla bocca. Il nuovo nato (bandzi) farà lo stesso viaggio fantastico nel corpo umano il giorno della sua morte carnale, doppiando la traiettoria del sole, rivedendo tutta la curva del feto sino all’accovacco del vecchio nelle fosse dei deceduti.. nei discorsi dei Povi tutte le img dei lavori agricoli rappresentano i momenti delle peripezie nella vita, così la luce degli astri è usata a indicare le ultime fasi del peregrinaggio iniziatico, dove i bandzi arrivano al villaggio del Bwete, dove risiede Kombe, Ngonde, Minanga (stelle), ngadi (fulmine).. est e ovest indicano le direzioni cardinali del viaggio: la sorgente del Mobogwe è a levante (kega) mentre la foce è a ponente (evese, putrefazione e comportaggio nella capanna di Nzambe) verso il paese delle tenebre (evitsi, humus e fecondità) e di ricchezza dei bianchi, colore degli spiriti, della luna (quando dal mare apparvero i portoghesi di Vasco da Gama, i neri dell’est li scambiarono per cadaveri ritornati, e nell’epoca della Tratta poi, tale direzione contribuì a creare il mitema del kali yuga presente nel Bwete, e l’ideale rinascimentale dei grandi viaggi di scoperta (del graal) uniti alla ricerca di rinascita iniziatica.. le scoperte visionarie del Bandzi, dagli strumenti musicali alle medicine di cuore e intestini, nel suo viaggio nel Mobogwe, al pari del viaggio interiore di Dante o di viaggi esteriori di esploratori degli oceani finisce trascritto in versi il cui senso sarà pienamente percepito solo se il candidato bandzi presta attenzione al kunga (vibrazione, ronzio, tintinnio, fruscii) cioè alla parola dei fremiti. Arpa e strumenti vibrano, come l’infante nel seno materno, il granchio e la tartaruga sul fondo del fiume, i partner sessuali e infine i fianchi del cadavere lavorato dai batteri degradatori; emerge allora chiara la filiazione dell’arpa all’arco, in una gestazione cosmica dove le sensazioni si esprimono con parole onomatopeiche. Per i fedeli del Bwiti, l’universo si fa conoscere come un corpo umano e, il tempio dove si tengono le cerimonie della confraternita, ne è la rappresentazione architettonica: in lingua Tsogo, Mutu è l’essere umano, Tsenge è Thera, Disumba è inizio e fine di tutte le cose, enigma iniziatico primo, preambolo alla comprensione del mondo; Ngenza è sange e acqua, cioè vita; Maganga e Mogonzi sono mana e guwahasi; Nganga è il Divino Guaritore. Dentro a questo corpo cosmico, assimilato anche al fiume mitico Mobogwè, l’iniziato farà due viaggi: morte e rinascita simbolica, due viaggi teatralizzati nelle prove dell’inizazione: il neofita soggiornerà nell’aldilà dove sarà assalito da visioni multiple (vedi Dante) prima di rinascere simbolicamente ai piedi dell’albero Motombi, albero sacro che si drizza nella foresta. Nella cerimonia, la musica, oggetti scolpiti, decorazioni e messa in scena hanno importanza basilare per comprendere il mito su cui si basa l’insegnamento segreto. Arco ed Arpa antropomorfa supportano la liturgia: l’arco musicale è simbolo maschile, parola dell’antenato, del genitore, Arpa è immagine femminile, ha più corde, frutto della sua fecondità.. come le Corrobori aborigene o le Kamlanie siberiane, le ngozè del bwiti mettono in scena un mito che riattua l’origine della vita e della morte, le fasi principali delle cerimonie son marcate da recite a carattere esoterico, proferite da un officiante (povi) nella lingua dei canti dell’arpa, cioè immagini poetiche diverse che si associano alle sensazioni auditive e visuali proposte dallo spettacolo dei riti. La prima recita narra le origine delle corde dell’arpa e la sua filiazione all’arco, poi seguono canti d’arpa, messe in scena, fino alla comparsa delle maschere (i ritornati, mighonzi, encantos de luz): le cerimonie notturne sono riservate agli iniziati, mentre al mattino gli succedono divertimenti carnevaleschi aperti a tutto il villaggio, le maschere riappaiono, ma desacralizzate.
1) MOSOSO (primo rito di passaggio, discesa del fiume mitico) i candidati, condotti al ruscello nel bosco, assistono al lancio di una piroga in miniatura sulle acque, simbolo del viaggio dell’iniziando nell’aldilà; i candidati vengono poi ricondotti al villaggio dagli anziani, e un arbusto sradicato viene piantato davanti al tempio, dove un personaggio urla per ricordare il ritorno dei neofiti allo stato animale. I talismani di protezione sono nelle campanelle rituali appese a un arbusto; ecco il discorso del Povi, accompagna i candidati all’iniziazione durante la processione: sole! Luna! voi siete la luce della torcia che procede la processione. | il Bwetè è puro come l’infante nel ventre della madre! non ti preoccupare, non c’è maledizione! | le parole del Bwetè vengono da est, da dove viene il sole, fino ad ovest, paesi di tenebre; dal letto di nascita fino al letto di morte.. | non rifiutare la luce, vedrai presto il Bwetè.. | siete sulla buona strada, non inciampate! | il momento è venuto, vi farà discendere il fiume | la torcia è accesa davanti a voi, gli strumenti musicali sono dietro.. | a Monte, dietro voi c’è la sorgente, il paese in pendenza.. – a Valle c’è la tana del granchio dove si agita la tartaruga, il grembo dove freme l’infante.. | famiglia del Bwetè, che le visioni vengano veloci! nessuna paura, i talismani di protezione sono rifugio, nelle campanelle rituali e gli alberi sacri | (lancio di una piroga in miniatura sopra un ruscello) Tu, piroga della vita, sei stata intagliata per la grande traversata del fiume Mobogwè! vai ad Ovest al paese dei ricchi e della fecondità, dall’altra parte dell’Oceano, al paese dei morti e dei Bianchi, là dove il sole si congiunge alle tenebre! Nuovi iniziati, voi siete sulla buona via, quella dell’acqua pura corrente.. potrete vedere di persona e raccontare quello che avete visto! | O serpente arcobaleno, o stelle, o luna, o sole! mostrate loro la luce! | noi abbiamo tolto le proibizioni della terra che inghiotte e vomita, non abbiate paura, è la strada buona, Saluti, Ciao. | (ritorno degli iniziati che portano un arbusto) gli iniziati presto affondano alla tana del caimano, nel grembo della Terra Madre, prigionieri di liane che avvolgono. | l’arbusto (il nuovo iniziato) ringrazierà il piantatore di averlo sradicato, poichè lo strumento che serve a piantare è lo stesso usato per scavare la fossa. | il caimano ingoia gli infanti d’uomo. | O madre di tutti gli alberi, è ai piedi dell’albero della Vita che fremerà l’infante che va a rinascere. | l’iniziato capirà presto come strisciare sulle tracce (sentiero) del serpente Pitone
2) MOTOMBI (secondo rito di passaggio durante la processione notturna con le torce), soggiorno nel limbo, risalita del fiume mitico e rinascita ai piedi dell’Albero della vita, i neofiti dovran passare da un tunnel/grotta sotterraneo, ai piedi dell’albero: l’arpa fu scolpita dal machete e poi modellata con l’ascia | ella giunse al villaggio per vivere a lungo e perpetuarsi fino al villaggio delle stelle. | Camaleonte, lucertola rossa, nostra processione è come i vostri punti di colore. | (appare una maschera bianca) Madre Kwakè, tu salti come una palla di gomma verso il cielo | (apparizione di una maschera di foglie) noi piangiamo Mbidi, ma vediamo i suoi movimenti di allegria! | (appare una maschera scimmiesca) oh scimpanzè, fai avances coi tuoi sopraccigli | (appare una via di foglie) ecco l’arrivo del sole, all’imbarco del Mondo, il giro nascosto dal sole
OMBA DISOUMBA (porta della nascita), strisciando nell’oscurità tra le gambe dei vecchi, il neofita scivola nella traccia sotterranea del Pitone.. egli sentirà la voce stridula dello spettro della ragazza morta e saprà la sua rinascita prossima alla chiara luce accecante dell’albero della vita.
(danze delle torce) MOTOMBI albero della vita: all’inizio fu talismano di fecondità, ventre che mise al mondo Dissumba, debutto e fine di tutte le cose (reliquie di antenati nel tempio) | oggi c’è la risalita verso il Monte, verso l’essere che si agita, come una campana o l’uccello loquace che salta senza posa! è il Vecchio Antenato che dispensa consigli (arco), è la lingua che salta tra i denti, e che raccoglie le cose del fiume profondo. | ecco il sole che appare ad Est iniziando la sua curva come quella della zappa, come la schiena dei vecchi e dell’infante prima di nascere. | Disoumba! che scende e risale il fiume, l’uomo non cambia di forma.. | piccolo come un ago, come piccola anguilla, che rimonta il corso del fiume e inizia a trasferirsi nel paese delle molte radici.. è allora che ottiene l’insegnamento nel contenitore segreto. (uscita dei nuovi iniziati da un tunnel sotterraneo) | poi arriva ai piedi dell’albero rosso e comincia a metter fuori la testa, il corpo, gli arti, che sono come le corde dell’arpa – e lui sente la luce gialla del sole, la luce bianca della luna, la palla rossa della vita, il braccialetto nero delle tenebre e il gran danzatore che terrifica (Siva nataraja).

discorso del Povi Nzuba:
all’inizio c’è acqua e i piedi puntati a terra, allora l’essere umano si formò piccolo piccolo come l’ago e arriva all’imbarco, là dove si modella la forma umana, poi arriva là dove si separa il cordone dalla placenta.. ecco l’arpa! Madre arpa! che vibra nelle profondità del fiume dove si trova il granchio e la tartaruga che nuota contro corrente. Ecco la barra sonora della rana Bosua, il sonaglio rituale dell’istrice Bopunda, sonaglio che crepita sul cammino dell’entrata segreta dove penetrano gli iniziati, depositari di Nzambe della valle, l’essere onniscente che ha creato i fiumi, il cielo e gli alberi fruttiferi.. guardate bene l’arpa! e tu Arpa guarda bene colui che ti ha generato, è l’arco musicale con la sua unica corda, tu arpa sei generata dall’arco a bocca! Guarda là nel buco della valle dove vibra l’arpa, c’è Mosuma, l’enfante che viene a nascere e che ha lasciato il fiume aperto per scivolare verso i paesi che conducono alla morte, coraggiosi! ecco quà coloro che caddero nel Mobogwe, il fiume di radici dell’iniziazione, il fiume dei dolori e dei ritornati! Mosuma si tuffa nel fiume sulle cui rive cresce la pianta dalla radice amara che vi dona le visioni, e nel mezzo sta un groviglio di piante acquatiche che servono al lavoro delle ceste di vimini.. essa intende allora una grande vibrazione che viene dal fondo del fiume! così Mosuma s’immerge rapida ed esclama: Madre, che cos’è che vibra? così vede il granchio Bitato (beti), gran virtuoso dell’arpa che suona.. Mosuma sente anche un gran fruscìo, è il sonaglio rituale di Bopunda che crepita nell’entrata segreta dove penetrano gli iniziati.. allora lei penetra, e sente la barra percossa che risuona, risuona..! penetra dolcemente più avanti ed ecco, sente e intende l’arco mo-ngòngo simile al maschio solitario, arco a una sola corda che viene da Mganbwe.. e vibra! vibra! Mosuma vede allora l’arpa suonata dal granchio virtuoso che la fa risuonare con le sue dita dalle articolazioni fessurate.. così sprofonda dolcemente cullata dalla voce dell’arpa.. questo ha fatto Mosuma, così lei prende tutti questi strumenti musicali e grida: padre! poi lei vede su un lato del fiume una fila di piante eboga, e sull’atra costa vede file ben piantate di alan e matragune.. lei dunque guarda eboga che si erge senza che nessuno l’ha piantata, e grazie a ciò l’intera popolazione n’è nata. Mosuma dunque sradica la pianta, taglia un pezzo di radice, la mangia e dice: ho fede, è mangiabile! così ne inghiottì più pezzi, quindi riparte con l’arco musicale l’arpa e tutti gli strumenti.. venne diretta al tempio dove siamo tutti noi, si siede là e rimane a sonnecchiare.. ecco quali furono i suoi sogni: he! he! he! avanti! avanti! scendete nel Mobogwe come i vermi scendono nelle viscere intestinali.. scendete nel Mobogwe fino al luogo dove vivono i piccoli pesci che risalgono i fiumi.. allora le donne son partite alla pesca per prendere i mitungu che risalgono il Mobogwe, he! he! he! avanti! avanti! andiamo fino alla buca di Husseini, al mucchio di spazzatura dove si getta la coda del gallo macellato, a quella spazzatura che è la piantagione dei Kele, dove và il maschio solitario del cinghiale (fagocero).. allora lgi uomini accorrono verso quel mucchio e trovano cinghiali (maiali selvaggi) in gran numero e ne uccidono tanti, e dicono allora: la cosa che ha mangiato Mosuma.. sel amangiamo anche noi? e a partire da quel giorno cominciò l’uso di consumare le due varietà di e-boga, le radici amare spontanee che donano visioni, la varietà nyoke scoperta dall’istrice, e la varietà mbasoka scoperta da suo fratello il cinocefalo, entrambe sono rimaste in foresta così da poterle mangiare oggi..
– disumba ànde mokoko (femmina cardine delle origini)
– adengano mapoma na manze na esuba ea ngambo (riceve gocce di pioggia che feconda
– ivo àango akesoaka vigevige mokubae (e si formo piccolo zigote
– ga ndongo etumbu tsanda (come l’ago che cuce il perizoma
– nyone vamabweka àngo va ebongo (e un dì lui arriva all’imbarco
– va-mabongoku momà (dove si rimodella la testà dell’infante umano
– ye a-ke-bweka va masenso vamatoako (egli arriva dove..
– gekondo tsia na digaba (si separa il cordone dalla placenta
– anàkà iya ngombi! iya ngombi! (guarda madre arpa! madre arpa!
– ngombi kungakà! akunge go ndibo (arpa vibra! dalle buche del fiume
– go ndibo go epong gonde kaane (dalla buca dove si trova il granchio
– na gesomba geguwa matembe (e la tartaruga risale contro-corrente
– anà bakene, bakene ende yea Bosua (guarda la barra percossa, è Bosua la raganella d’acqua..
– soke sanga sa bopunda au nzimbe (e il sonaglioM di bopunda, là nella nzimbeF
– na makaka,na mitoo, mya nzambe a pongo (antro dove penetra l’iniziato
– m’ngòngò motimbo mweka mokode Mbangwe (l’arco dei Kele genera l’arpa
– Bosenge amabotuku yèdì m’ngòngo (arpa generata dall’arco di Bosenge
– anàkà wane emakungake go ndibo (guarda là dove trasale dal buco
– go ndibo go epongo go makungaka ngombi vo gone (dal buco del fiume alla valle dove vibra l’arpa, là..
– ye mosuma mwana.. (mosuma, la lontra infante, lascia il fiume per il paese che conduce alla morte, paese dei mortali
– ye ake, Mobogwe, mobogwe (guarda i caduti nel Mobogwe, il fiume dei ritornati..
– Mobogwe tseny’edi te mandome (inziazione è fisica e metafisica
– mosuma ya dzuwaka eboge (mosuma sradica eboga presso cascate d’acqua e la sente mangiabile.. ora ecco i bandzi, gli iniziati che mangiano e sono di tre tipi: gevavangani (scimpanzè), getsukudu (termiti), bandzi bandzi.
– ee banzi yene ea gevavangani ene (bandzi timorosi come scimpanzè, han paura dell’iniziazione
– ee banzi ene a getsukudu (bandzi che restano pietrificati ai limiti del villaggio come termiti che innalzano termitai, poichè non van comprendere/guardare i segreti dell’iniziazione.
– bandzi bandzi nzambe kana (coloro che hanno ben visto dietro apparenza di linguaggio, ascoltano l’arco monocorda dei kele e intendono: orgasmo solitario del maschio (arco) e multiplo della femmina (arpa suonata dalle molte dita del granchio): mo’ngòngo tu hai compreso ora cosa è l’arco musicale, il maschio solitario con la sua corda unica tesa? Tu che sei venuto ad apprendere, hai compreso qual’è l’origine dell’arco musicale qui? poichè siamo in vena di parlare, parliamo del modo in cui apparve Nzambe Kana, come venne e come inventò tutte le cose.. antenato creatore venuto dal basso (pongo) buco dove vibra l’arpa, là dove noi andiamo a parlare, antro (nzimbe) dove penetrano gli iniziati.. guarda là dove vibra e freme l’arpa, nella valle in basso, è da lì che è venuto Nzambe Kana col suo cuore/bisaccia (ngamayombo) pieno di utili pensieri che ha seminato come si fa col taro..
– tso tsoke! (semina semina! arachidi, patate, risi.. ecco che viene a passo pesante e pianta tutti questi alberi!
– te mogenye na gevatavata; ci sono due stagioni secche in Gabon, la corta (feb, in cui lui semina patate) e la lunga (lug-ago), dove lui depose i colori rosso e arancio su tutti gli alberi sacri: oguma (ceiba pentadra), obaka (guibortia), ovenge (distemonantus) e motombi (copafeira), su cui si trovano i segni incisi, colore che i bandzi riconosceranno al tempo della loro ascensione al motombiè.. così Nzambe kana venne a creare tutte quelle cose là con la parola, ed è così che quel giorno si dice: la semente del pappagallino (le cui piume rosse della coda sono usate come segni per i neo bandzi), il tabacco della raganella (bocca/voce che chiama la pioggia),
– tsomine ea mapanga diveve (la pentola/falò del primo incendio, mbeka, il cui fumo sale al Cielo e illumina l’arcobaleno, dei miti Bantu ricorda la prima piantagione (diveve) accesa in un pezzo di foresta dall’antenato divenuto primo re, e ricordata in Loango dal rito annuale del falò)
– e nyma na kombwe bwekaye! aee! (he anziani e iniziati, salve! aee!
– bwekaye! aee! basè! aye! base aye! (salve! formula di chiusa discorso

discorso del Povi in 8 tappe:
1) do, disumba mokoko, principio originario di creazione (radice)
2) re, botà (mettere al mondo) principio di filiazione arco-arpa
3) la, viaggio di Mosuma e sua scoperta di strumenti musicali
4) sol, Mosuma scopre le piante inziatiche sulle rive del Mobogwe
5) fa, analogia al viaggio dei banzi nelle proprie viscere
6) mi, analogia alle attività sociali della pescaF e cacciaM
7) re, principio generatore di vita: l’arco
8) do, mito di Nzambe kana narrato con accompagno dell’arco
i discorsi dei vari Povi apportano variazioni locali al discorso base, uguale per tutti, ecco esempi tratti da un bwete mwengue nel quartiere Tsogo di Libreville, Mont Bovet: un anziano iniziato presenta al cadavere l’ago, la palla tsingo, pelle di mosingi (chiaroveggenza notturna) e iboga, strofina metà corpo con polvere di legno rosso, poi lo punge appena con l’ago e rompe la radice di eboga in modo da produrre uno schiocco secco sul viso del cadavere; durante questo tempo il Povi fa il suo discorso (…)
Iya keta! ecco la madre dei gemelli (nome dato all’iniziato defunto, simbolo androgino) che fuggirà attraverso il passaggio fatto da Moanga Benda e va a salire sulla piroga che passa..
disumba mokoko, tu sei il sangue..
– tu hai mangiato l’iboga e vai a sprofondare nel turbine della morte.
– ti è stato detto: non discendere il fiume del groviglio di piante, altrimenti incontri la separazione definitiva
– ma se tu risali il mobogwe, col pesce siluro, incontrerai la lontra Mosuma e la sua gemella Sombididi, la folla dei bianchi, la luce
– tu arriverai al tuo compostaggio dove vengono gettati i resti dei galli macellati, nella piantagione dei Kele..
– tu verrai a trovarti nel Gepatsi, il fiune di gamberetti
– ecco che lui sale sulla piroga scolpita dal pilota del fiume, le sue pagaie sono le piante acquatiche (anatomia femminile)
– l’imbocco a valle è quello della nascita carnale, la sorgente a monte è la morte carnale (analogia al Bardo thodol tibetano)
– quando hai mangiato la radice tu hai visto i nima del falò della prima milpa, e ti hanno chiamato Mapengenge na Mikuku (nome kombo del defunto)
– tu arriverai alla porta (omba) Disumba nel villaggio degli spiriti
– tu vai incontro alle due lontre gemelle e all’istrice gemello del fagocero che dimora là dove ci sono molti piccoli pesci
– là alle origini dove si scolpisce il legno (presso le cascate)
– giorno di lutto! tu ritorni pemba (caolino, cenere, segno di lutto ma anche di sperma e ossa), quando tu ti sposti in quel ventre, avrai visto le capanne ai piedi del Motombi, là dove i fianchi dell’essere umano scoppiettano
– Dinzona! all’inizio c’è il grido di dolore del parto, allora i parenti accorrono (interludio con lamenti cantati sui nomi di Dinzona e Nzambè)
– fai attenzione all’incrocio della sorcelleria.. scendendo il fiume cadresti nelle trappole tese dalla gelosia dei Kele
– comprendi bene ciò che ti dice l’arco musicale, ascolta il granchio.. ai piedi del Motombi troverete il nastro bianco e giallo.. voi salite al cielo dove troverete Sole, Luna, nel cortile attorno incontrerete il Bwete
– anziani e giovani iniziati, salute!
– ecco lui discende seguendo l a traccia di polvere rossa sol dorso
– amico sei volato, i tuoi bagagli sono stati portati sulla piroga

discorso di un povi dei Sango:
1) allora, ecco quà chi generò il/la Disumba.. in origine c’è il mbondo (talismano di culto degli antenati Vili) e la buona discesa.
2) Ngoko e bongo sono i primi umani, ma i riti con maganga (riti adorcisti veri) di oggi ci sono venuti con Ndenga (millepiedi) e Ndongo (cespuglio spinoso Fagara macrophilla, usato come ago per cucire i perizomi) e Patsi Kongo, le api pungitrici (allusione anche ai Baka e Kota), poichè i riti del motombi sono pericolosi, ci si può far male nel corso di danze vorticose in uno spazio di arbusti pungenti!
3) dunque l’origine dei riti di oggi è il mbondo, da cui viene l’infante che viene a nascere, e che noi abbiamo portato ai Kota e ai Kande, cioè vecchie donne e vecchi uomini.
4) in origine c’è mbondo, la discesa del fiume, ma oggi quel rito è per la campane di metallo kenge (grelòt), i nganga, i ditoyi e mbomba (esempi di gemelli complementari e di specie diversa, es. 1 albero e 1 animale) due uccelli che cantano incessanti da un ramo all’altro, e quando sono in gruppo grucciano come fossero una moltitudine di grelòt.
5) ma l’anziano pove che parla incessante col suo soke nella mbanza, ha nome iniziatico Ge-bwete-bwete (il più grande dei bwete), poichè disegna le cose nel più profondo del fiume (bwet= disegnare, modellare porsen, eduscere, qui la bocca che contiene la lingua è come l’uccello che parla/fischia e si muove incessante da un branco all’altro, grelòt che crepita, il più grande dei bwete), è la parola che disegna nel più profondo del fiume, come l’antenna di Geronimo che dona forma umana all’infante, come i versi di un germano reale evocano la tessitura della lingua tra i denti!
6) è lui, gebwetebwete che iniziò a est da dove viene la luce del sole, al villaggio del vecchio pigmeo Ngembe, il vecchio camminatore che illuminò i Kele.
7) è la in basso che si trova la madre Nyange a Penda, madre di Eshira e Sango, là in basso sta lo strumento curvato per la forgia.. allora egli esce, schiarisce il vecchio villaggio e i campi di stelle (milpe, orti di donne con i bimbi), poi trasale e cambia di aspetto, sale al cielo dal bordo della foresta intera.. poi inizia a far buio e lui va a coricarsi, ridiscende dunque la montagna (cioè la corda), allora diviene questo Disumba che rimodella l’infante, laggiù dove si scolpiscono umani ed animali.. fà molto buio ed è disumba.. si discende, l’uomo non cambia di forma, lui sarà con Gegunza (sangue e acqua) e discende col fiume.. lui inizia a rientrare nel ventre come i vermi negli intestini, e più tardi si mette in piedi e camminerà sotto la veranda di disumba (tettoia antipioggia davanti al tempio).. questa Disumba significa che lui comincia tutto piccolo, poi marcia, cresce e discute con gli amici.. tal disumba vuol dire che lui inizia liquido, poi entra nel ventre, il fiume con molte radici, poi esce dall’imboccatura e si trova davanti le oguma e le obaka (citazioni gemellari dell’albero rosso Motombi) e le makemba (segni scolpiti sul motombi).. poi lui cade sul letto dove si lava e diviene brillante come il sole, allora si vede uscire la testa poi le membra che si possono contare.
8) Canto: o Povi, tu hai contato le corde dell’arpa! ah l’ago! o Povi, avanti a tutte le cose c’è sangue ed acqua, il panno di rafia annodato attorno alla testa e allo sguardo degli occhi! tale Disumba ha detto che lo veste coi primi abiti di cenere, poi lui arriverà davanti ai piedi dei banani, là dove si sente la voce rauca di Ya Mwei.. ma lui dice: oh pà, io non ho visto nulla (allusione al candidato che pensa di non aver avuto esperienza).. poi lui esce pubblicamente con gli amici e dice che il bwete è buono! questo è il disumba (fato) per il quale lui va, lui sale la montagna e si trova nella milpa del primo incendio, poi lui va a letto dove sono l’uomo e la donna.. poi vaga con gli avventurieri e i buoni parlatori, poi sale e trova due strade: quella del basso e quella dell’alto, le piccole spine e i nidi delle termiti (prove iniziatiche di Mwei), poi lui va via e la disumba ora è che lui arriva davanti al motombi, là lui trova 4 capanne e infine vede la corda/montagna.. lui ha visto il tunnel che sbocca ai piedi del motombi, dove passano e passarono gli anziani e i giovani.. lui si trova ai piedi del motombi dove vede Kambi, Ndondo, Mobaibai, Mokuya a matsope e il grande danzatore che fa paura (Yama della nave nera?) Anziani e nuovi iniziati, salve! Canto corale: padre mostraci le radici dei riti e delle danze, mangiamo la radice di eboga, Salve!
Altri esempi:
ekokokoko (setaria chevalieri), foglia a forma di piroga lanciata sull’acqua nel primo rito di passaggio (mososo), a figurare il viaggio del nofita all’altra sponda del mondo.
– voi che partite all’imbarco, non attardatevi col gioco di spruzzi!
– ascolta come la cosa è intrecciata: si parte all’orizzonte estremo del mondo là dove sono le capanne, là dove tu reincontri i bianchi, dove scompare il sole, dove c’è il silenzio, fine della vita.
– ngombi ona bota mokoko (apra tu sei nata ai piedi/radici che trattengono la terra, tua madre è la corda del motombodi (mongòngo), arpa tu vibri dal fondo del tempio, dai fianchi del cielo che Nzambe creò.. Arpa tu vibri i fianchi dei corpi come la morte fa gonfiare/scoppiare le viscere (allora si comprende che Lei vibra già nel cielo) vibri i tuoi piedi verso il villaggio e la testa verso la selva (posizione rituale del cadavere), vibri al camposanto, a ovest, da dove sono venuti i bianchi e dove dimorano i primi defunti del mondo, Arpa tua musica è lingua iniziatica d’eccellenza! tu sei Mosodwe, l’infante di Komba e Ndondo. Arpa vibra a monte del fiume, all’interno dell’uovo di Mouanga benda (vero nome di Nzambe evanga-vanga, dio creatore col soffio) per creare l’antenato di tutti, di colui che torna attorno al fuoco.. arpa tu vibri ai piedi del Motombi là dove ci sono le capanne, i braccialetti e la palla di Tsingo (amalgama di segatura rossa), arpa tu vibri quando l’infante e la milpa vedono la luce la prima volta (doppio paragone).. il giorno in cui l’infante scalò la montagna dal cielo con le ginocchia.. il giorno dove egli è arrivato al debarcadero (e-bongò è porto di attracco, m-bongò è piroga-vagina, ge-bongò è uovo, gebongo-sa è piccolo tamburo, un gioco di parole per neofiti).. arpa! tu vibri là dove l’infante arriva al letto della nascita, al letto della sofferenza! vibri come la pioggia e il tornado, sulla cima del motombi, là dove si trova il fabbro coi suoi artigli.. il giorno che scalerò la montagna dal cielo non sarà con i piedi, ma con le ginocchia..

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