escatologia

video e musical sui miti della fine e dell’inizio ..

Miti di sibille, anfibi e serpenti
I nativi Europei (slavi, finni, irish, etc) produssero varie storie sul potere di cura dei serpenti, rane e altri animali, proponendo effigi di draghi da portare in processione in date feste. Molte grotte-tempio vennero poi cristianizzate costruendovi cappelle vicine, e rinominando dei e dee animiste come santi: le sculture di animali immaginari e draghi, in queste cappelle e grotte, vennero chiamate: stile grotesque. anche le cattedrali commemorano tali spiriti, in molte forme. Una dea-serpente Scizia, domina della terra, è comune tra le grotte del fiume Dniepr e lungo il Mar Nero. Fate-serpenti volanti appaiono in tutta l’Europa come guardiani di tesori: in Spagna, ad esempio, le xanas (dianas) proteggono tesori in grotte sotto l’acqua; le belle donne-serpente delle fontane sono dette moras encantadas, una parola Gaelica che significa morti, trapassati, antenati. Le mouras encantadas portoghesi sono visibili solo nella notte di Midsummer, quando filano con fili d’oro, raccolgono i loro capelli e lasciano fichi nel dew. Le streghe stesse sono spesso descritte come aventi forma di serpente; in Ukraina il nome serpente significa anche strega: gli slavi della Russia meridionale pensano (come i Piceni italici) che le streghe abbiano code, segno che una volta furono serpenti; gli Ossezi del Mar Nero narrano di donne capaci di mutarsi in serpenti. Così i Siciliani narrano di spiriti-tempesta chiamati draunàra (dragoni), legati alla pianta di Mandragora autumnalis: spesso, come donne con lunghi capelli selvaggi, si riuniscono sul Monte Cofano. In una sotria, il capo draunara, da un anello ai nuovi iniziati streghe, da passare sopra il settimo chakra del proprio marito, così da causargli il sonno, e poter andare alle riunioni con le altre streghe/draunare. Tale anello era portato sempre sul dito medio della propria mano sinistra. Seba cita anche la donna-serpente dei Marsicani, ovvero la dea della medicina chiamata Angizia in Abruzzo, e Anukite tra i Siberiani. Angizia, richiama la pelagica Foenissa, la dea-Terra metà serpente e metà uccello, matrona della medicina e della vita-morte-rinascita nei cicli stagionali: una persona preparata a confrontare le grandi paure ed ombre del mondo fisico, diventa, per suo tramite, una guida, un guaritore, un mediatore e uno sciamano, cantore dei miti che riportano armonia in un gruppo, in un ecosistema, e nel cosmo.

BASILISCO: piccolo serpente velenoso (meno di 20 cm), vipera mitica, re dei serpenti, avente soffio velenoso e sguardo mortale, in grado di seccare gli arbusti e di uccidere col solo sguardo che pietrifica o incenerisce. Il basilisco vivrebbe nel deserto da lui stesso creato, in testa ha una macchia bianca che, come un diadema, rivela la sua regalità. Il re dei rettili esce nel periodo più caldo dell’anno, quando secca la vegetazione, il suo sguardo infatti modifica l’aria come un magnete, e agisce sulla vegetazione.. la scuola salernitana sosteneva che i rettili nascessero nel periodo estivo della Canicola e influenzavano l’aria delle paludi (epidemie malariche). Creatura a guardia della città svizzera di Basilea, nascerebbe da un uovo deposto di tanto in tanto da un gallo anziano (quando Sirio è ascendente), uovo sferico, covato per nove anni da un serpente o un rospo. I basilischi hanno due nemici: le donnole, che però muoiono anche se riescono ad ucciderlo azzannandolo alla gola, e i galli, il cui canto gli è letale. Un basilisco può essere ucciso anche facendolo specchiare, il suo sguardo gli è fatale.. Evola lo associa alla folgore, al prana indiano e al serpente Kundalini dello yoga, che penetra e distrugge i ‘metalli imperfetti: dopo il corvo e il cigno, il basilisco è il risveglio del serpente, sensazione fisica di energia che sale dal perineo; a questa fase segue il pellicano e la fenice. Basilisco è simbolo di varie città di Lucania, Salento e Campania, sintesi culturale tra i franco-normanni fondatori di Aversa e la tradizione Osca locale, che elesse il re dei serpenti ad emblema dell’eternità della stirpe degli Osci, cugini degli odierni sciamani-cobra del Marocco islamico.. in Italia centrale (Toscana, Umbria e alto Lazio), resiste nelle campagne il mito del serpente regolo, piccolo re pernicioso e vendicativo, dalla testa grande come quella di un bambino, abitante fossi, campi, rovine e foreste.. nel Piemonte nord-orientale è detto baselesc o re di biss, presenza abituale nelle leggende e nel folklore locale, spesso accomunato al biscione, simbolo del casato dei Visconti e della città di Milano. La serpe magica è associata anche alla libido repressa e scatenata e a diversi guaritori mitici, da san Paolo di Galatina (guaritore delle pizzicate dalla Taranta del Salento) a san Domenico di Cocullo (cerasico, curandero marsicano), dal rito della S’Argia di Sardegna, al Basilisco di Lauria (taumaturgo lucano), dalla Kundalini indiana agli Basili del Marocco islamico, sino alle scuole tantriche dell’himalaya, dove l’uso della forza sessuale (libido) gioca un ruolo chiave.

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