Martedì, Settembre 21, 2021

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Nel trappeto Sebastian parla del villaggio dei suoi antenati calabro-lucani, poi ha un sussulto e intona i versi di Leonardo Sinisgalli, poeta della Val d'Agri (provincia di Potenza) che, sebbene emigrato per lavoro al centro-nord, cantò spesso la Terra dei Lucani, fonte di cibo e identità per i suoi abitanti. Vari canti di Lucania ricordano l'amara nostalgia (saudade) di emigranti in Sudamerica.. Al pellegrino che s'affaccia ai suoi valichi | a chi scende per la strette forre degli Alburni | o fa il cammino delle pecore lungo le coste della Serra | al nibbio che vola all'orizzonte con un rettile negli artigli | all'emigrante e al soldato | a chi torna dai santuari o dall'esilio | a chi dorme negli ovili | al pastore, al mezzadro, al mercante | la Lucania apre le sue lande | le sue valli dove i fiumi scorrono lenti | come fiumi di polvere. | Lo spirito del silenzio sta nei luoghi della mia terra | Da Elea a Metaponto | divora l’olio nelle chiese | mette il cappuccio nelle case | fa il monaco nelle grotte | cresce con l’erba dei vecchi paesi franati. | Il sole sbieco sui lauri | il sole buono con le grandi corna | il sole avido di bambini, eccolo per le piazze! | Ha il passo pigro del bue | che sull'erba e le selci lascia grandi chiazze di larve. | Terra di mamme grasse | di padri scuri e lustri come scheletri | piena di galli e di cani | di boschi e di calcare | terra magra dove il grano cresce a stento (carosella, granturco, granofino) e il vino va con menta (dell'Agri) e basilico (del Basento) | dove l'oliva ha il gusto dell'oblio e il sapore del pianto. | In un'aria vulcanica molto carica | gli alberi respirano con palpito inconsueto | querce ingrossano i ceppi col mana del cielo. | Cumuli di macerie dei secoli | e un ragazzo che sporge sugli orli dell'abisso | per coglier nettare tra cespi di zanzare e tarantole. | Io tornerò vivo sotto le tue piogge rosse | tornerò senza colpe a battere il tamburo | a legare il mulo alla porta | a cogliere lumache negli orti | udrò fumare le stoppie, le sterpaie, le fosse | udrò il merlo cantare sotto i letti | udrò la gatta cantare sui sepolcri? Sinisgalli visse l'infanzia in una casa a strapiombo sul fosso di Libritti, una intricata boscaglia sacra, rifugio di briganti e luogo di saudade. Il padre, tornato dal sud-America nel 1922, ritornò agricoltore e vignaiolo fino alla fine, mentre Leonardo fu convinto a continuar gli studi a Caserta, Benevento, Napoli e Roma.. sebbene preferisse andare a bottega dal fabbro, si laureò in ingegneria ma coltivò sempre la poesia e la nostalgia per la sua Terra natale. Seba recita una sua poesia: A mio Padre: L'uomo che torna solo | a tarda sera dalla vigna | scuote le rape nella vasca | sbuca dal viottolo con la paglia macchiata di verderame | L'uomo porta fresco terriccio sulle scarpe | odore di fresca sera nei vestiti | si ferma a una fonte | parla con un ortolano che sradica i finocchi | è un piccolo uomo che io guardo di lontano | è un punto vivo all'orizzonte | forse la sua pupilla si accende questa sera presso il falò | o accanto alla peschiera dove si asciuga la fronte.