Martedì, Settembre 21, 2021

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1.2 approccio della tecnologia pedagogica

Nel 1910, un grande studioso dell’apprendimento, E. L. Thorndike, scrisse un articolo sul Journal of Educational Psychology, una delle prime riviste psicopedagogiche americane, in cui veniva affrontato il tema dell’educazione con tecniche e metodologia scientifica. Nei decenni successivi fino alla Seconda Guerra Mondiale, nel campo psicopedagogico, si affermò l’approccio della tecnologia pedagogica, un settore molto articolato di studi, ricerche e modelli sull’apprendimento scolastico, che portò alla nascita di applicazioni in tutte le discipline e abilità scolastiche e alla definizione di una ‘Learning theory’ (Titone, 1985).

A fianco della tecnologia pedagogica, a partire dagli anni ’50, emergono l’istruzione programmata e la ricerca sull’addestramento militare, due settori di ricerca che pongono l’obiettivo di  individuare le modalità per rendere l’apprendimento ottimale in termini di efficacia e di economia.

L’istruzione programmata aveva avuto la sua prima anticipazione negli anni ‘20 con il programma delle ‘macchine per insegnare’ di S.L. Pressey. Le macchine di Pressey originariamente ideate per l’assegnazione automatica del punteggio in test a scelta multipla, si basavano su un congegno che consentiva all’allievo di procedere nel compito solo se aveva dato la risposta esatta. Questa situazione di auto-istruzione (autoapprendimento) favoriva in particolare, l’apprendimento di materiale strutturato e significativo, mentre la conoscenza dei risultati della prestazione, fornita dalla macchina (risposta esatta o meno), garantiva un immediato feedback all’allievo.

B.F. K. Skinner (1954) riprese l’istruzione programmata e la promosse a sistematica applicazione del modello del condizionamento strumentale. Il modello skinneriano di istruzione programmata si differenzia dal precedente, sia per il fatto di richiedere all’allievo la produzione e non solo la scelta della risposta, sia per il ruolo centrale che in esso assume il rinforzo positivo. Questo modello rappresenta una vera <<Tecnologia dell’apprendimento>> (Skinner, 1969, l’istruzione programmata è continuata sino ad oggi,  divenendo una tecnologia dell’apprendimento. Gli attuali CBT, Computer Based Training, addestramento basato sul computer, e le simulazioni di realtà virtuali, ne rappresentano il punto di evoluzione, inoltre, i contributi di questo approccio strumentale, sono stati ripresi da vari programmi di istruzione individualizzata, basati sulla pratica della compensazione di deficit e lacune, ed hanno dimostrato una loro utilità nel progetto Itinére); qui, i principi dell’apprendimento vengono usati per costruire e forgiare l’intero comportamento umano.

Il contributo più importante della ricerca sull’addestramento militare (military training) al settore dell’educazione scolastica, riguarda, invece, l’analisi delle prestazioni nel contesto di addestramento, cioè nelle situazioni in cui si promuove nell’individuo l’apprendimento di un’abilità (Skill) percettivo-motoria (Boscolo, 1984). Questo settore di ricerca, si sviluppa durante la Seconda Guerra Mondiale, quando, diventava necessario addestrare le reclute alle abilità utili per gli scopi militari, in particolare, l’uso e il controllo di  macchine di vario genere e di diverso grado di complessità. L’obiettivo era quello di realizzare forme di addestramento efficaci e in tempi limitati. Gli studi sull’addestramento militare portarono alla formulazione dei caratteri generali della prestazione abile (skilled). Un’abilità  implica una sequenza organizzata di attività, la quale, oltre che organizzata è orientata al raggiungimento di un obiettivo. 

L’importanza del feedback nella tecnologia pedagogica 
Nella tecnologia pedagogica assume grande importanza la conoscenza dei risultati, cioè sia un feedback della prestazione, sia sulla metodologia usata per arrivare a tale risultato. Il rilievo dato al concetto di feedback permise l’emergere di una prospettiva cibernetica (o sistemica). Secondo questa  prospettiva, si ha che in un sistema di insegnamento-apprendimento, gli input in entrata (condizioni di ingresso degli allievi) debbono essere oggetto di un processo di modificazione per trasformarsi gradualmente in un output (comportamenti in uscita modificati) equivalenti agli obiettivi prestabiliti inizialmente. La piena efficienza del sistema dipende da una costante autoregolazione (in cibernetica, o nella teoria dei sistemi, la vitalità del sistema è legata all’esistenza di un meccanismo interno, che lo metta in grado di auto-regolare il proprio comportamento: il feedback retroattivo). L’insegnamento nella prospettiva sistemica, diventa una situazione di comunicazione regolata da feedback continuo, la quale non deve precludere la possibilità di errore, poiché quest’ultimo può risultare utile a fini diagnostici e terapeutici. L’alunno che sbaglia da indicazioni sulle proprie lacune e quindi consente di colmarle (L.T. Fontana e D.O. Peja, 1995). Fare di un sistema di insegnamento-apprendimento un sistema autoregolato significa, razionalizzare, operare le operazioni tipiche della programmazione la quale a sua volta è un’attività sistematica regolata da feedback. Qui, l’insegnate si trasforma da «pratico dell’educazione» in esperto tecnologo. Tecnologico etimologicamente è un <<discorso sulle tecniche>>.  La tecnologia pedagogica collega il mondo dei fatti al mondo delle regole rendendo possibile l’applicazione nelle varie situazioni concrete. 

La sequenza della programmazione, così intesa, diventa la seguente:

1) definizione degli obiettivi; 2) studio della popolazione allieva, 3) organizzazione dei contenuti e scelta delle procedure; 4) controllo risultati.
Il discorso di chi insegna dovrebbe sempre iniziare dal chiarimento dell’algoritmo inerente all’argomento da far apprendere, quindi dalle abilità (performance) indispensabili per raggiungerlo (algoritmo è successione ordinata di operazioni e condizioni entro un numero chiuso di passi, tale da esplicitare la realizzabilità di un processo; esso prescrive ciò che va fatto per portare a termine l’attività proposta come obiettivo.). Scopi e valori, discipline e contenuto debbono essere ricondotti ad operazioni effettuabili attraverso un comportamento osservabile, analizzabile. Si tratta di passare dal campo del conoscere al quello del fare: dall’obiettivo del «sapere» a quello del eseguire, ripetere, riprodurre, applicare ecc., cioè funzioni. Se la meta di un’azione pedagogica è molto chiaramente un comportamento da assumere o far assumere è più facile sia per chi insegna sia per chi apprende far convergere tempi e energie, ripetere o abbandonare tentativi, introdurre o estromettere attività riferite a quel comportamento. L’azione pedagogica diventa obiettivo e verifica di una modificazione (o sviluppo) comportamentale, ricostruibile sia in prospettiva cognitiva che in quella affettiva e, controllata da continui feedback.