Martedì, Settembre 21, 2021

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1.10  Approccio degli stili di apprendimento

Per stile di apprendimento si intende il modo in cui ciascun individuo assimila e ritiene l’informazione e/o le abilità (Dunn, 1983, p. 12); è la predisposizione ad adottare una particolare strategia di apprendimento indipendentemente dalle richieste specifiche del compito (Achmeck, 1983, p. 233). A sua volta una strategia di apprendimento è un’insieme di operazioni e di procedure che lo studente può usare per acquisire, ritenere e recuperare differenti tipi di conoscenza e di prestazione (Kigney, 1978, p. 165). Da questo ambito di studio emergono diverse teorie sulle tipologie dell’individuo che apprende, alcune delle quali oltre a tener conto delle modalità di elaborazione dell’informazione considerano anche le interazioni di queste con le motivazioni individuali. Tra quest’ultime emerge la <<teoria della conversazione>> di G. Pask e la teoria dei livelli di elaborazione della scuola Svedese. 

Teoria della conversazione di G. Pask
Secondo Pask (1976) l’apprendimento di materiale complesso, quale quello della scuola, può essere descritto come una conversazione tra due persone che partecipano a un processo di apprendimento: l’insegnante e l’allievo. L’apprendimento è in sostanza un dialogo in cui la funzione di insegnante può essere svolta da un essere umano o da un computer. L’argomento del dialogo costituisce un campo strutturato di implicazioni (è la mappa dei concetti di un argomento di studio e delle loro relazioni) e di grafi di comportamento (uno per ogni argomento del campo) che indicano il percorso didattico da seguire per spiegare l’argomento in questione. L’allievo deve dimostrare di aver compreso, non solo appreso, applicando le conoscenze acquisite a situazioni nuove o dando spiegazioni verbali di ciò che ha appreso[30] (teachback). La tecnica del teachback si presta bene a evidenziare strategie e stili di apprendimento degli allievi.

Pask ha individuato due differenti strategie di apprendimento e relativi stili: la strategia olistica e la strategia seriale, inoltre, egli indica le possibili patologie che derivano dall’uso indiscriminato e scorretto di queste strategie. La strategia olistica tende a una descrizione globale e procede per ipotesi generali di classificazione; essa caratterizza lo stile di apprendimento per comprensione, che implica: approccio globale al compito, attenzione rivolta a più elementi, tendenza a costruire uno schema o immagine generale d’insieme; la patologia relativa è il globetrotting (letteralmente: andare in giro per il mondo), che consiste nell’uso di analogie non appropriate, nel saltare troppo rapidamente alle conclusioni e nella generalizzazione eccessiva. 

La strategia seriale procede passo per passo concentrandosi su ipotesi limitate a una caratteristica per volta, questa strategia caratterizza lo stile di apprendimento per operazioni, che consiste nella tendenza a rilevare metodi, regole e dettagli spesso al di fuori di un quadro organico, la rappresentazione del materiale di apprendimento è frammentata. La patologia relativa è definita da Pask: imprevidenza, e consiste nell’incapacità di generalizzare e di usare analogie valide. Mentre nel globetrotting vi è un’attenzione eccessiva all’insieme, l’imprevidenza comporta un’attenzione eccessiva ai dettagli. Pask avrebbe inoltre individuato un terzo stile, che è la combinazione dei primi due senza i rispettivi difetti: è lo stile versatile, che caratterizza gli studenti capaci di usare sia strategie olistiche che seriali a seconda del materiale di apprendimento ed è quello che produce il livello più alto di comprensione.

La teoria dei livelli di elaborazione della scuola Svedese
Un aspetto frequente negli stili di apprendimento riguarda il livello superficiale o profondo dell’elaborazione del materiale di apprendimento, questa giustapposizione, prende spunti dal modello della memoria F.I.M. di Craik e R. S. Lockhart. L’assunto centrale di questo modello è che uno stimolo può essere elaborato a tre diverse profondità o livelli, che sono, dal più superficiale al più profondo: fisico, acustico e semantico. Ad esempio, una parola può essere codificata come sequenza di lettere dell’alfabeto scritte con un certo carattere tipografico; oppure può essere codificata come suono (proprietà acustiche); infine, può essere codificata a livello semantico, cioè possono essere elaborati gli attributi del suo significato. La teoria assume che quando più profondo è il livello di elaborazione, tanto meglio viene ricordato il significato. 

F. Marton  e R. Saljo (1976) nelle loro ricerche, hanno evidenziato come il livello di elaborazione non caratterizza uno stile, ma una strategia che può cambiare a seconda delle ricerche del compito.  

Schmeck (1983, p.260), invece, ci tratteggia un profilo di personalità <<dell’elaboratore profondo>>: è calmo, sicuro di sé, responsabile e flessibile. Riguardo alla flessibilità, l’autore ipotizza che gli studenti aventi punteggi alti in elaborazione profonda abbiano maggiore abilità metacognitiva, ossia l’abilità di valutare le proprie risorse e di adattare le strategie alle richieste specifiche del compito di apprendimento. In sostanza qui emerge lo stile versatile descritto da G. Pask.