Domenica, Giugno 25, 2017

wu of altaiEsiste un tempio, ai margini delle antiche terre, vuoto, di forma incerta, spoglio di ornamenti, privo di supplicanti e di officianti, un tempio povero anche di mura, ma pieno di Divino, sta a noi scoprirlo.. Sebastian ascolta il professor Raseno: tra campi e boschi di querce s'innalzano rupi, estese formazioni di tufo vulcanico dei monti Sabatini (lago di Bracciano), Cimini (Lago di Vico) e Vulsini (lago di Bolsena), soggette all'azione erosiva di corsi d'acqua e ridotte spesso ad alture strette, allungate ed isolate da alte pareti verticali su ogni versante..


se Tarquinia (Tarcna) e Cere diedero i natali alla Roma pontificia, gli abitanti delle rupi di Luni, Bieda e Giovenale, diedero vita a Tarchna, al tempo della formazione dei grandi abitati (età del ferro); il popolo delle città costiere nasce dalla migrazione delle comunità dell'altopiano interno solcato dalle forre, dove la presenza neolitica, su modeste rupi tufacee (castelline) affacciate sui fiumi, reca prima testimonianza uMana, forza che attrasse pure famiglie di dominatori, come i Vico, che provarono a erigere un loro castello per fondare il loro prestigio (mai completato), lassù, dove un vasto bacino agrario di antiche terrazze simili a risaie, circondava il primo abitato. Nella massa tufacea del vulcano Cimino, presso i fiumi Vesca e Canino, affluenti del Mignone, emergono i pianori di Luni sul Mignone, centri abitati nell'età del bronzo, con tracce di capanne, focolari e due lunghe trincee tagliate nel tufo, sul modello delle case lunghe dei Papuani, degli amerindi Hopi ed Irochesi, dove l'accesso è consentito solo attraverso uno stretto passaggio; fori da palo, tazze e prodotti ceramici di tipo egeo e italo-miceneo, rivelano che il pianoro fu occupato da numerose capanne a struttura seminterrata, residenza sotterranea di un capo clan o semplice cantina-magazzino.


Seba canta i versi del poema LIBERTAGES, vangelo (gospel) che narra la storia del tempio Therabuti, un mitico giardino che dopo milioni di anni ricollega l'Africa all'Italia: 'tutti gli anni, con l'arrivo della stagione secca, tra Giugno e Novembre, il popolo degli Elefanti abbandona le savane aride e si muove, seguendo sempre gli stessi itinerari, alla ricerca di zone più ospitali vicine a fiumi e fonti d'acqua inesaurite. A questo punto i nuclei familiari lasciano il branco: il gruppo più piccolo ha maggior garanzia di affrontare la carenza di cibo nelle zone in cui transita, una femmina esperta guida il gruppo, una seconda controlla la retroguardia, ma i ruoli possono invertirsi in caso d'improvvisa ritirata.. gli habitat di questi animali sono cambiati spesso in passato, ecosistemi diversi rispetto a quelli a clima tropicale e sub-tropicale che conosciamo oggi. Nella loro lunga esperienza di vita (65 milioni di anni) gli elefanti hanno subito mute nell'aspetto e dimensioni, adattandosi alle nicchie ecologiche più disparate, i loro resti fossili sono presenti su tutti i continenti, escluso Australia ed Antartide. Pochi milioni di anni fa il genere Homo inizia ad affiancarli, siti africani ed europei attestano questa convivenza, specie in Italia (800.000 anni fa): nel Lazio, nel territorio di Tarquinia, lungo la valle del fiume Mignone, in un piccolo boschetto di querce (bosco di Ficoncella) tra due campi arati, una famigliola di Istrici avviò un paziente lavoro di scavo di gallerie.. resti di un Elephas Antiquus (una scapola e due zanne) e 4 schegge in selce (di origine umana) emersero da un substrato vulcanico.. i paleontologi iniziarono un indagine e ricostruirono l'antico scenario faunistico dell'area Tolfa-Tarquinia-Civitavecchia, confermando la presenza umana assieme ad altre specie animali sepolte da sedimenti deposti dall'acqua di un fiume lento.. nella Valle del Mignone vissero l'Elephas Antiquus, antenati del Cavallo (Equus spp), Avvoltoi, Canidi e il Bos Primigenius, il grande Bove paleolitico inciso nelle grotte di mezzo mondo. Dunque, cacciatori-raccoglitori nomadi della Valle del Mignone fabbricavano manufatti in pietra per cacciare gli animali e sfruttarne le carcasse, come fecero i cugini nelle steppe/praterie russe e americane (Altai, Patagonia e Usa) e come ancora fanno gli ultimi fratelli aborigeni che vivono in Africa ed Australia, nel bacino dell'Okavango, o nei deserto del Kalahari e di Gibson.


Seba narra dei simposi serali al Terabuti, racconti che si tenevano tra dodici frequentatori abituali e altri ospiti di passaggio. Il Poema comincia così: Tempo fà un sufi, figlio della madre India, Shirdi Sai Baba, venne in Italia assieme al Mahatma Gandhi.. ora accade che, in provincia di Viterbo, dopo aver visitato le grotte degli eremiti di Norchia, poi un antico santuario rupestre nella Macchia delle Valli presso Vetralla, Sai di Shirdi ebbe un ispirazione e volle raggiungere il fiume Biedano nell'omonima valle (forra).. durante una sosta in un campo di Ulivi, ebbe un incontro con uno spirito del posto (genius loci), un figlio di Madre Thera che disse di chiamarsi Tago. Shirdi Sai Baba si fermò a meditare a lungo, il Santuario nel bosco di querce era simile al tempio del suo villaggio, Shirdi, nell'India centrale, là i suoi devoti concittadini avevano voluto che lui dimorasse come un sufi. Entrambre i santuari sono dedicato alla Madre Thera, chiamata Ganga/Yamana nella sua lingua sanscrita, e Demetra in lingua greco/slava; i villici del posto gli dissero che quel tempio venne usato nel corso dei secoli come ovile e cava di peperino, da cui la denominazione di 'Pietrara', nome rimasto nel piccolo centro abitato nelle vicinanze. Il luogo aveva ancora il tracciato viario verso il tempio etrusco-slavo, una tagliata che collega Pietrara al fontanile (Fontana asciutta) alimentato da una sorgente più a valle. L'acqua, ovunque nel mondo, richiama agli umani la sacralità delle grotte dove sgorga, infatti il santuario sorge nelle strette fenditure naturali della parete rocciosa, luogo privilegiato di comunicazione con la divinità. La cella della divinità femminile, nascosta tra le pareti rupestri di peperino, è orientata secondo i punti cardinali e ospita una statua di figura femminile assimilata a Thera/Demetra, la dea Vei degli etrusci, e la Ceres dei greco.romani, al suo fianco stanno frammenti di altre teste di statue.. la Dea indossa un mantello con cintura e un velo che le copre la testa, la mano destra tiene una patera umbilicata, mentre la sinistra sorregge un mazzo di spighe e papaveri. All'esterno della grotta sta una terrazza in cui si compivano gli atti di libagione che dovevano disperdersi nella terra, mentre al fianco sta un deposito di ex-voto per la fertilità e il risanamento di parti malate dei devoti. Il sufi di tutte le religioni, prima dell'imbrunire, riadattò una capanna di butteri tra gli olivi e iniziò a cantare sotto ispirazione e a danzare fino al mattino. Alcuni contadini del posto, videro la cosa e ne furono contagiati, così chiamarono quel posto la Vincella del Drago (botticella di vino mandrago) poichè, inebriati dalla presenza di un bimbo-drago (e buon vino) si videro come pigmei (mbuti) di fronte alla maestà di una natura vista con occhi nuovi, la capanna del simposio fu poi chiamata: la Therabuti (..) Molti decenni dopo, negli anni '70, uno storico del posto, di nome Raseno (Léi sēn in mandarino), durante una ricerca a tutto campo sulle origini del nome del colle Vincella del drago, si imbattè nella storia del capanno Therabuti fondato dal mistico di Shirdi, così, assieme ai suoi colleghi di ricerca, anche di altri paesi (amici della Ghirlanda), viaggiò in India al villaggio natìo del mistico, per trovare il mantra di Shirdi che, tornato in Italia, gli permise di rintracciare (mappa sonora) i resti del capanno originario nella valle del Biedano.. In seguito acquistò quel terreno, lo ripulì dai roveti e ripristinò il canto locale a Tago, buttando già la prima quartina del poema Liber tages. Col tempo visitatori vari passavano in quel luogo, chi in cerca di un lavoro, come Seba e Pamela (Lucani trapiantati nella terra degli et-rusci) decisi a rimanervi per ritrovare una vita meditativa, ovvero più lenta e sostenibile, in sintonia con i ritmi stagionali e i geni dei loro antenati; chi per scambiare ricerche ed esperienze con Raseno (Martin dal Messico, Romulo dal Perù, Yolanda dal Brasile, Sesto e Mallendi da Sri Lanka e dal Gabon) o per per offrire un sapere pratico, vedi Emilia l'ortolana e Taras il curandero. Lisa la musicoterapeuta (divenuta poi la compagna di Raseno), introdusse Kinaciau al Therabuti, Kino era un vecchio saggio Zutwasi, maestro di num-tchai, ovvero la danza della Giraffa praticata dai 'boscimani' del Kalahari.


Nel 1992 un team del Therabuti, sotto la guida di Sesto, andò in Sri Lanka a visitare Tissagami, l'ultimo leader dei Vanniya-aeto (aborigeni Veddha), nel villaggio di Dambana. Tissagami si batteva per veder riconosciuti dal governo i diritti alla cultura (stile di vita) del suo millenario popolo; al termine della visita fece un oracolo al nostro gruppo.. il messaggio parlava di una età umana sulla Terra chiamata vijnana-maya-kosha. Al ritono in Italia, Raseno riavviò i simposi del tempio Therabuti, accogliendo studenti, ospiti ed esperti di tutti i continenti, desiderosi di ricercare la matrice aborigena di tutti i popoli. Raseno offriva frutti e bevande durante ogni simposio serale, e spesso ripeteva: "un tempio-scuola Therabuti è ogni luogo dove sia possibile richiamare alla memoria dei presenti, il tempo del sogno, il bosco originario (in latino lucus, Luci), la foresta vergine misteriosa, natura inconscia di tutte le creature, selva piena di vita ma anche di pericoli per l'essere superbo o sprezzante. Lucus è la casa degli antenati (domus dei) di questa natura, accogliente, ostile o indifferente, a seconda dell'atteggiamento dell'ospite; è presente fuori e dentro tutte le creature. Se paghiamo un tributo di attenzione ai nostri antenati, sotto forma di versi, inni, musica, cibo, etc., allora c'è speranza che il tempo del sogno (ab origens), il genius loci (Tago), torni a contattarci, e indicarci il sentiero di uno sviluppo sostenibile, un sentiero sicuro su cui poggiare i nostri piedi, per uscire da una selva innaturale, dalla commedia tragica di ogni vita sconnessa alle sue radici. Il Therabuti è uno di questi posti, un luogo dove si vedono le orme dei nostri antenati, si ascoltano storie, leggende, aneddoti, canti.. e si vivono esperienze di sempre: lavorare la terra, accudire gli animali, giocare come bambini e osservare la varietà biologica e culturale della natura, anche umana..


 Camuni Pamela narra la storia dei suoi progenitori slavi, Otzi e Delia: ricordo che camminavano a piedi nudi, per quanto possibile tutti i nostri comuni antenati erano connessi a terra, nudi ma ricoperti di pelo, adatti a catturare onde elettriche dalla atmosfera e portarle a terra.. viaggiavano per la Terra, creando villaggi, così mio nonno diceva degli SLAVI: da qualche parte del mondo, esiste una Quercia primordiale che dà i semi di tutte le piante esistenti.. un tempo crebbe forte e divenne alta da raggiungere il Cielo-Perun, dove erano custoditi l'Acqua, il Fuoco e la Terra e tutti le sementi. Ibn Ruste, geografo islamico, parlava degli as-Saqalibat (Slavi) in riferimento al commercio degli schiavi.. la terra degli Slavi è piana e piena di foreste, loro vivono là; le piante seminate dagli Slavi fin sotto il Circolo Polare Artico sono: Miglio (Proso in russo), Avena (oats), Secale (rye), Linum usitatissimum (flax) e canapa (Cannabis, hemp).. al tempo del raccolto alzano al cielo il cesto di miglio e pregano: 'Perun, Tu che ci hai dato ogni cibo, accresci i nostri raccolti. Oltre al Miglio, che ha bisogno di clima continentale secco e suolo asciutto, vengono coltivate piante da fibra (fiber crops) come Lino e Canapa, specie presso i fiumi. In zone più a sud, zucche, bietole e fagioli venivano piantate in mezzo al granturco, il seme di Zucca si vendeva come bruscolini e il resto si dava ai maiali; il Granturco giallo nano ottantino si usava per la polenta, così il sessantino (bimestre) a semi bianchi, rossicci, neri o ibridi screziati; il Moco (pianta pesante per gli umani) era data ai palombi, oppure, se messo a bagno con farina di mais, ciò che veniva a galla era dato agli agnelli. Bietole, Barbabietole, Rape e tanti tipi di Patate sono utili d'inverno per umani ed animali; i Pomodori, usati per conserve, Zafferano, Agli, Anice, Camomilla e altre erbe medicinali spontanee profumavano casa. Ogni clan o tribù slava, aveva la sua kumiry (кумиры, casa degli dèi, totem) per adorare e custodire questi semi di vita; per onorare il dio che abita nelle piante, il taglialegna incaricato doveva sempre toccare lo spirito del legno, prima di danneggiare il legno con le sue assi: Ciur menja! (Чур меня) veniva lanciata l'invocazione così che, il proprietario della foresta, il Lescii, sapesse che il CIUR aveva autorizzato il taglio. Per tutti i popoli slavi, goti, turcomanni, mongoli e greco-romani, le foreste erano abitate da ninfe e satiri; alcune ninfe erano immortali mentre altre vivevano molto a lungo. Eleganti, vestite con lunghi abiti, oppure nude, le ninfe spesso gioivano di danze improvvisate e giochi, opurre tessevano storie di amori tra gli dèi, satiri ed umani. Adorate molto dalla popolazione, ricevevano offerte in privato, nelle edicole di casa o nei boschi, nei cerchi di pietre: latte, miele, olio, ghirlande di fiori, semi) per la loro intercessione nelle colture. Le ninfe avevano il potere di predire il futuro, ispirare, curare, ed offrire protezione alle donne partorienti. Quando i boschi venivano dedicati agli dèi, la loro adorazione continuava in segreto.

Il tempio degli dei Slavi è posto tra gli alberi, e la mediazione del volhv (pagè), per tentare di risolvere i problemi della vita umana, era necessaria.. il Creatore deve mantenere l'uomo efficiente se vuol essere nutrito a dovere, così, la sua femminile provvidenza ha creato gli animali, i batteri i funghi, le piante, che, assieme all'uomo, permettono un ecosistema permanente e sostenibile. Gli dei devono vivere e gli umani devoti li tengono in vita (kormit кормить in russo significa nutrire gli dèi), nutrendo gli dèi, in tempi di malsanità, crisi sociali o debolezza, si potevano riconoscere piante o animali che avrebbero potuto aiutare gli umani a riguadagnare la piena salute; certo era necessaria l'esperienza accumulata dagli antenati e trasmessa ai discendenti; bisognava chiedere alle persone che sapevano (non solo il volhv), ed essi avrebbero aiutato lui o lei a trovare nella foresta la giusta pianta o animale necessario alla guarigione, ma vi erano regole da seguire: la foresta è viva e nessuno ha il diritto di uccidere i suoi abitanti a volontà, può farlo solo colui che è autorizzato. Il Lescii (Ruescii in Thailandia), se implorato nel modo corretto, sarà disposto a sacrificare le sue piante e i suoi animali, perché sa che un giorno anche l’uomo gli potrebbe essere sacrificato nel caso ce ne fosse bisogno. Ne consegue che è inutile affannarsi a cercare piante e animali a caso e senza ispirazione perché, se così facessimo, attireremmo l’attenzione delle forze maligne (quinghins) che stanno ad osservarci e che, alla minima nostra esitazione, sono pronte a ridurci a loro ostaggi (zalòzhniki/заложники). Dunque è richiesta pazienza, chiedere quanto ci serve col rito giusto e la pianta o l’animale comparirà davanti a noi senza fare un gesto, oppure, un людник ljudnik, gnomo, elfo, ci accompagnerà o si farà vedere in sogno indicandoci dove trovare quanto cerchiamo. Evitare l’ingordigia poi è molto importante, perché non è ammesso accumulare riserve e occorre sempre lasciare alla foresta quella parte di ciò che si usa, come offerta sacra, scusandosi se è troppo poco o se abbiamo preso troppo. Gli slavi, come i camuni, i saami, e altre etnie del mondo, celebrano tutti i rituali necessari per contattare queste creature della selva, visibili e invisibili, senza offenderle; per loro gli Alberi (arbo 林 ต้นไม้) sono creature con poteri supernaturali, governano i cicli del mondo; se c'è un evento che vogliono contrastare o evitare, si appellano a loro, con la loro assistenza implorano la pioggia, germinazione, o altri eventi del bene comune; a una malattia fisica, mentale o economica, si trova rimedio, semplicemente vagando nella selva (wilderness). Oltre al cibo, la foresta forniva tanti altri rimedi che, domandati e ricevuti, agivano da validi conforti; tuttavia serviva il consenso del suo spirito guardiano e la raccolta stessa era un rito in sè, da fare nel tempo e nella maniera prescritta, in quanto, le piante sono i capelli della Madre Terra. La foresta è fonte di materiali crudi per la manifattura di molte cose, ma cessa tale ruolo quando essa viene distrutta per ottenere terra per le giganti colture industriali. Foreste di Mangrovie coprono le coste di più di 100 nazioni del pianeta, esse hanno a lungo protetto le comunità locali da inondazioni, tempeste, uragani, tifoni, etc., fornendo al contempo legname, e riparo (nurseries) e cibo ai pesci. Il declino delle foreste spinge noi tutti ai limiti estremi dello stress ambientale. Le Foreste mantengono in salute i gruppi umani locali in tanti modi, frutti e verdura fonte di vitamine e micronutrienti, cure d'acqua incontaminata, argille, alghe, saune e sorgenti termali, medicina di funghi e piante selvatiche: i rimedi più efficaci contro la malaria, oggi, sono fatti con artemisinin, estratto di Artemisia dolce cinese (chinese sweet wormwood), una pianta usata da sempre in Cina per trattare sbalzi di febbre. I contadini slavi d'Eurasia usavano attrezzi di legno, non usavano concime organico, così, la pratica del slash & burn (swidden agricoltura), era la sola speranza di trovare terra vergine adatta alla coltivazione per più anni, permettendo loro di sopravvivere solo migrando a nord e a ovest, e portandosi dietro i semi delle piante in un olla di argilla (protiven) ben chiusa, a preservare la vitalità della semente. In seguito, l'aumento di popolazione e il costituirsi di regni e imperi sempre più grandi e sedentari, sotto la propaganda di un clero volto a fornire soldati e braccia all'impero in espansione, portò a una crescente deforestazione in gran parte dell'Europa ed Eurasia, mentre, il sedimentarsi della religione d'elite al servizio del regnante, portò a far prevalere i concetti di ragione, profitto e progresso. Altrove la gente continuava a lavorare la terra gran parte del giorno e poi, quando le piante erano prossime alla maturità, l'intero villaggio veniva preparato per celebrare la grande festa pubblica del raccolto, specie in annata andata bene. Templi e santuari lungo i fiumi di tutte le Rus' erano progettati in forma circolare: un luogo centrale per i kumiry, e otto fuochi vivi attorno alla circonferenza esterna. Il santuario aveva forma di un grande Fiore Iris, fiore di Perkunas (Perunika in russo). Nella foresta regna Perun-Quirinus, dio-spirito della Oak-Quercia, che domina il Cielo in quanto maestro del tuono e dei lampi, del fuoco e del suo potere purificante.


Pamela cita Aldo Marturano, storico delle Russie: 'la foresta è una miniera di materie prime, ma nel Medioevo il suo sfruttamento non era così intenso e distruttivo come è oggi nelle foreste del mondo (vedi Borneo, Brasile, Congo). La città di Novgorod venne fondata da un accordo di tre gruppi etnici locali: Slavi, Finni e Baltici; questi, separando i rispettivi luoghi di culto presenti nelle foreste, conservarono parte della foresta europea, sebbene moltissima scomparve per ricavarne terreno da coltivare e aumentare i latifondi. L’idea che si andava affermando in quegli anni di fervore missionario, era quella di distruggere la selva per eliminare i templi dei pagani e i loro fedeli; inoltre, aumentando l’estensione del terreno da coltivare si offriva la possibilità, a sempre più numerose famiglie, di vivere una vita cristiana lavorando e guadagnandosi il paradiso col sudore della fronte, secondo l’indicazione delle loro scritture e, soprattutto, legando la gente al latifondo signorile dove le persone lavoravano. Roland Bechmann scrive: distruggere la foresta fu per la Chiesa greco-romana una soluzione per eliminare i rifugi di spiriti concorrenti, nido di superstizioni e pratiche di stregoneria. Allo stesso tempo si allargava lo spazio coltivabile per i problemi di coloni in aumento. Nonostante la sistematica distruzione, rimase qualche lembo di bosco per la caccia dei cavalieri nobili e la raccolta di prodotti della selva, necessari alla vita delle corti. In Europa la deforestazione, fu dunque consacrata come un atto santo cristiano e, dopo ogni grande carestia, la si spinse più a fondo perché, si fece notare, queste calamità erano dovute ai peccati dei non-cristiani, che non avevano molto da fare a causa della mancanza di terreno da coltivare; così la distruzione della foresta venne intesa come un obbligo morale di ogni signore cristiano, di ogni re timoroso di Dio. Nell'Europa nord e nordorientale, dove il Cristianesimo si era affermato più tardi, il piano di intenso disboscamento non fu attuato e, specie nel Bassopiano Sarmatico dall’Elba agli Urali, la fitta foresta vergine rimase momentaneamente intatta. Anche nelle altre Rus' eurasiatiche l'usanza sopravvisse: in Etruria i Rasna (et-Russi chiamano se stessi rasnìa, rasenna) preservarono i loro boschi sacri, sede di importanti Santuari (ereditati in seguito dai cristiani bizantini), e i Volhv, detti Lucumoni (da Luci, lucus, bosco) erano i loro sacerdoti-custodi. Così fecero i Lucani, i Piceni, i Vendi, i Sardi, ecc. Quando la domanda di prodotti silvicoli andò aumentando, la foresta nordica europea diventò l’unica risorsa dove trovare le materie prime. Così la protezione e lo sfruttamento dell’ambiente si trasformò in un interesse primario per la Rus’ di Kiev dove dominavano i Rjurikidi (vedi nuova cronologia per chiarire questo nome mitologico), già con l’atto di santa Olga di Kiev, costei riservò a suo uso personale alcune zone forestate del nord, ovvero, a disposizione di tutti gli Smierd (contadini Slavi) che vivevano intorno, con poche limitazioni giuridiche, purché lo smierd continuasse a raccogliere solo ciò che serviva alla propria vita, e ciò che serviva per produrre prodotti semifiniti da passare come tributo all'élite al potere. Inoltre, in caso di cataclismi, alla foresta fu affidato l'ulteriore compito di rappresentare la farmacia dove cercare la soluzione a qualsiasi tipo di problema sanitario. Secondo la religiosità slava, ci sono regole da rispettare: la foresta è viva e nessuno ha il diritto di uccidere i suoi abitanti a proprio piacere.. gli Slavi, dapprima cacciatori e raccoglitori, ebbero poi le loro fattorie sedentarie, circondate da larghe foreste post-glaciali, le quali coprivano tutta l'Europa fino a pochi secoli fa: la loro dieta era di frutti e altri cibi che si potevano cogliere in sicurezza nella selva. Quando gli slavi russi alzavano i loro villaggi (Mir) nella foresta, nei templi era sempre presente un Fuoco eterno, come il Nonno Fuoco degli huicholes; è il primo compito del prete (Volhv in russo). Così, il Ringraziamento, la più importante cerimonia del mondo slavo, aveva luogo in questi templi nel Solstizio d'Inverno, al fine di propiziare la rinascita del mondo. I contadini Slavi osservano i fenomeni atmosferici, notano quando la luce solare aumenta dopo l'Equinozio di Primavera, e culmina in durata e forza al Solstizio d'Estate (notti bianche al nord), poi decresce fino al Solstizio d'Inverno. A questo punto, vi era il timore che il sole potesse non tornare a brillare nel firmamento e, alle latitudini delle notti polari dei Lapponi e Finni, verso fine Dicembre, il cielo è chiaro, ma se accadeva l'opposto, con strane nubi e buio, tale da nascondere la poca luce solare, sarebbe stato un presagio poco buono.. Perun, il dio del tuono e tempeste, dalla sua residenza nelle mountagne (Carpazi, Urali, Caucaso), annuncia le prime piogge come vittoria sul buio, quindi il Ringraziamento viene posticipato all'equinozio di primavera, giorno della dea Zhiva. La Zita o Zhena жена è la donna della casa che bada all'orto, alla corte degli animali, cresce i figli e rilassa il marito, mentre la Znaharka, è la donna che sà, conosce i poteri utili delle piante e della natura, spesso è una saggia anziana che ha passato la menopausa: se eredita i misteri dei progenitori è rozhdjònnaja рожденная, se invece li apprende è ucjònaja ученая. La znaharka della Mir è curandera di corpo, mente e spirito, media tra le forze della natura e il malessere umano. Quando i Rjurikidi di Kiev e la chiesa imperiale bizantina provarono a imporre la nuova religione e scienza di Constantinopoli, screditarono le sagge e i loro poteri di cura, così da vincere la concorrenza e prevenire la loro crescita di numero.. eliminarle fisicamente avrebbe causato rivolte; la nuova elite clero-intellettuale non seppe offrire valide alternative al loro operato nella Mir, così provò a convincerle a entrare nei conventi da loro gestiti. Così, l'avvento della cristianità cambiò l'economia domestica e crebbe il numero delle vedove abbandonate e isolate nelle loro izbà nella steppa, costrette, come i loro collegi maschi (Volhvy), a evitare ogni contatto: accusate, processate e perfino uccise, nella nuova società vivevano solitarie, poco amichevoli, provando a spaventare le persone per proteggere se stesse.. allora nacque il mito che alcune di queste bàbusc'ki (nonne), potevano incantare e sedurre i viaggiatori per avere incontri erotici e altri affetti, oppure che esse erano circondate da molti aiutanti animali (rane, rospi, gatti), inviati a notte nei dintorni a rubare legna Kupala o leccare il latte che, poi, avrebbero rigurgitato alle loro padrone bisognose di cibo; tuttavia, durante le feste, queste sagge donne ancor vengono chiamate a narrare le storie degli antenati..


malaria tra paludi

Durante le prime migrazioni, il Ciur della Mir (capo ciurma), assaggia l'acqua del fiume per vedere se è troppo salata da bere o è buona, solo allora lascerà gli animali liberi di bere, e le donne e i bimbi di fare il bagno e lavare i vestiti. Se essi trovano una sorgente a livello del suolo, provano a convogliare acqua fresca nei campi e costruire canali rialzati con legni tagliati a metà e poi interrati. A volte scavano un pozzo vicino ai campi coltivati, per avere acqua, usando un secchio di legno che pende da un lungo bastone, sopra la bocca del pozzo e, all'atra estremità del palo, pongono un contrappeso. Il pozzo è sempre protetto da una capanna costruita attorno, con una porta e più segni magici dipinti a vista, al fine di prevenire chiunque, umani o spiriti, di avvelenare l'acqua. Il Ciur ispeziona anche gli alberi da uccidere (abbattere) ma, le vecchie querce sono sacre e vanno rispettate in tutta Eurasia. Il Ciur manda le donne a incidere profondamente la corteccia attorno al tronco, si attende un intero anno fino a che l'albero secca, poi, abili uomini tagliano gli alberi lungo le linee marcate e useranno il legno per le costruzioni. Il resto dei rami sarà lasciato ancora ad asciugare, poi verrà anch'esso usato in vari modi. Quando è il momento del sacrificio agli dèi, che hanno accompagnato il gruppo e mediato con i genius loci, uccidono dei galli in ringraziamento, e spargono quel sangue tutto attorno al villaggio. Quando viene alzata la prima IZBA (capanna, hut), uccidono un altro gallo, come fanno gli Akha, verrà sepolto sotto al pavimento come buon auspicio; le case sono state costruite con la foresta intorno, lontano dal fiume e, in poche settimane, emergerà la Mir (in russo significa comunità di villaggio, pace). Izba di legno, costruite lato per lato secondo antiche regole, sono presenti ancor oggi nelle campagne russe: l'entrata è a sud e l'interno è diviso in due aree: una calda e l'altra fredda, con un vestibolo in mezzo. Dove il clima è secco (mild), le izba sono talvolta poste per metà sottoterra (zemljanki); attorno ad esse vi è un alto recinto con pali appuntiti in cima, per scoraggiare eventuali intrusioni o impreviste inondazioni. Marturano scrive: il Pane per gli Slavi è la prima vita, così, il fallimento di un raccolto, causa lo spostamento dei contadini (gli Smierd Russi discendono da nomadi sedentarizzati), cosa che gli Tsar non volevano. Tutti gli accampamenti di Slavi erano più o meno fissi poichè, ogni 6 o 7 anni venivano abbandonati, e la terra strappata per le colture veniva venduta, così andavano in cerca di nuova terra per fondare una nuova Mir. Molti parenti anziani rimanevano indietro, troppo difficile era il viaggio, così vennero perse molte memorie.. La via migratoria seguita a inizio primavera (prima Verum), era ogni volta il percorso di uno o più fiumi, barche arrangiate e riempite di tutti gli averi, donne e bambini, e si snodava tra dense foreste, ghiacci e permafrost.. Il Ciur della carovana è un uomo anziano, simbolo vivente degli antenati, agisce come guida anche se non conosce la strada, decide la direzione da prendere, ispirato dai segni che gli spiriti benevolenti lasciano (una cornacchia, cinghiale, storno, etc) e che solo lui vede e interpreta. Il Ciur dà il segnale di stop quando vede una colonna di fumo a distanza, potrebbe essere il segno della presenza di villaggi di persone che abitano il luogo attraversato. I locali, nascosti tra gli alberi, osservano il gruppo di migranti slavi (nuta) provando a capire le loro intenzioni. Il Ciur è in allerta, pronto al dialogo e a ogni accordo: offrire doni o proporre un matrimonio con una delle sue molte figlie. I nuovi venuti sono invitati dai locali a proseguire o fermarsi senza troppe ostilità e nuove famiglie miste risolvono tutti i disaccordi da entrambe le parti. Poi, ha luogo il taglio di un pezzo della foresta (poljana), ci si può accampare per ora, esplorare i dintorni e decidere se il posto è buono. Si dispongono le barche a cerchio, in asciutta, lontano dalla riva; poi si tiene un consiglio (Duma) per discutere il da farsi. Il Ciur, sempre attento a non prendere decisioni da solo, ascolta la discussione della comunità, solo così la pace può regnare nella Mir. Ai giovani vien detto di non allontanarsi troppo nella foresta, così da non perdersi, vien loro raccomandato di marcare il percorso così che quei segni saranno usati in futuro come segni delle nuove piste: 'Cercate l'ortica presso i grandi alberi e attenti alle Querce, se ne vedete una rispettatela, non colpitela! L'erba Ortica è molto utile e, la sua presenza qui, rivela che attorno possono esservi molte altre piante utili e conosciute. Se trovate miele per favore segnate il posto e il sentiero per arrivarci (simboli magici), così che chiunque altro possa andare e coglierlo; il miele è preziosa merce vendibile al mercato con buon profitto, ed è essenziale, una volta fermentato, per fare il mjod (mead). 'Guardatevi attorno e vedete che specie di selvaggina gira fra gli alberi, se esistono tracce ed orme a terra, per favore prendetene nota. Se incontrate qualcuno, siate pacifici e invitatelo a mangiare con noi, senza derisione e senza spirito bellicoso; il Ciur sà come parlare.. ad essi verrà offerto lo Zito, un pane russo (zhito in Belarus) fatto con uno o più tipi di grano locale: poche manciate di spelta, segale, orzo o frumento (il miglio, seppur cibo benefico, non è adatto alla panificazione) pestate in mortaio di legno e mischiato ad acqua leggermente salata; le glume vengono via e salgono alla superficie dell'acqua (volendo si possono separare dalla polpa detta kut'jà, o pestare con forza); poi piccole palle di impasto, modellate con le palme delle mani e aggiunte con erbe o frutta secca, vengono avvolte in foglie di quercia e poste a cuocere nella pec'ka per 20 minuti, fin a doratura della crosta del pane. Alcune di esse vengono offerte anche al Domovoi, (Pan, Tamaz) lo spirito della casa e della pecka a cui si chiede ringraziamento. Se l'incontro di lingue fallisce, non importa, bisogna evitare discussioni poichè la vita dei giovani ha più valore per lavorare nei campi, quindi non va spesa in lotte di sangue. Se le premesse sono molto ostili, allora per necessità, la nuova Mir cambiarrà la zona. Come prima cosa da fare quando si divide la nuova terra, il Ciur sceglierà il luogo con una cerimonia di consacrazione: marcherà i confini e porrà agli angoli delle sacre pietre. Poi dividerà il campo in strisce parallele (64 strips), assegnate a ogni famiglia senza una rigida divisione circa il tipo di coltivo da fare. Dopo pochi anni la terra sarà esausta, così sarà permesso il maggese, ovvero la crescita spontanea delle erbe sul campo abbandonato al fine di permettere una naturale riforestazione per più anni; un nuovo pezzo di terra sarà usato (a rotazione), accanto al terreno messo a riposo. Quando non esiste più spazio conveniente presso il villaggio, si indice una Duma e si decide una nuova migrazione verso nuove terre fertili. La striscia di terra (spiazzo), liberata dalle malerbe (weeds), può essere lavorata e preparata per la prima semina; la stagione non è lunga e non possiamo aspettare. Nei prossimi mesi, poco a poco, faranno un falò con i tronchi essiccati (slush & burn) dal taglio degli alberi e vegetazion attorno. Le ceneri saranno mischiate al suolo e all'acqua (potassium fertile), l'anno successivo si farà la semina e l'innaffio, se possibile, poi si attenderà il raccolto. Si usa lo stesso strip di terra per un anno o due, poi si lascia rigenerare (par), mentre si semina un altro strip di terra vicino o ancora intatto, messo a riposo anni prima. Per quando inizia la dura stagione invernale, sarà serbato cibo nella stanza più fredda della Izbà, mentre attorno al camino-stufa (pec'ka) si riuniranno assieme persone e animali. Dopo il raccolto, gli Slavi cucinano e mangiano i semi (Krupa) in forma di porridge (Kascia) o pane (zhito): Kascia con erbe e altri ingredienti, diventa edibile. I contadini russi (smierd) sanno che, a causa dei diversi cereali usati, il pane è diverso in ogni Mir dove è fatto, sebbene è preparato con lo stesso amore ed è sempre buono! La crosta dorata preserva il pane per più giorni. I chicchi di grano/orzo appena tostati sulla piastra della pec'ka, permettono alla crusca di rompersi, così si può rimuovere più facilmente lasciando i chicchi nudi che, lasciati in ammollo in acqua tiepida per una notte, son poi mischiati a lievito e modellati in forme tonde; un altro metodo per rompere la pula/crusca (husk), è quello di lasciar germinare i grani appena umidi come si fà con la soia. Tra gli Slavi, la cottura rituale dei cibi richiede che il fuoco sia tenuto puro da insane influenze mentre brucia nel camino (pec'ka), esso e sorvegliato dalle donne. La pec'ka è il tempio femminile, la Cucina; Svarog è il dio del Fuoco e Svarozhic (calore, heat) è suo figlio. La donna con le sue arti sensuali s'innamora dell'uomo e prova ad attirare Svarozhic; lei lo chiama Grandpa piccolo fuoco (il nonno fuoco Tatevarì degli Huicholes messicani). La notte lei lo mette a dormire nella pec'ka, coprendolo con cenere, così che nessuno lo disturbi, poi lo riattizza al mattino con nuova legna di alberi graditi a Svarozhic. La donna subisce le azioni purificatorie del fuoco, ovvero, diviene capace di mutare ogni cosa indigeribile in cibo edibile e bevande bevibili. Prima di mangiare, attraverso la benedizione del cibo, ci si guarda da eventuali forze ostili segretamente mixate al cibo, poi si può mangiare. Finito il pranzo, quelli che hanno finito ringraziano le forze benevolenti che hanno preservato e protetto da ogni danno intenzionale o inconscio, che la cottura può aver prodotto. La malattia peggiore per gli smierd è la fame; mangiare è la prima necessità e la Cucina è la prima azienda di cose eduli. La donna, cucinando può completare l'uomo selvaggio in un mutuo scambio di benefici, mentre il fuoco, è lo sponsor di una comunità di villaggio che accresce e trasforma i raccolti.

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