Lunedì, Ottobre 23, 2017

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Pamela cita Aldo Marturano, storico delle Russie: 'la foresta è una miniera di materie prime, ma nel Medioevo il suo sfruttamento non era così intenso e distruttivo come è oggi nelle foreste del mondo (vedi Borneo, Brasile, Congo). La città di Novgorod venne fondata da un accordo di tre gruppi etnici locali: Slavi, Finni e Baltici; questi, separando i rispettivi luoghi di culto presenti nelle foreste, conservarono parte della foresta europea, sebbene moltissima scomparve per ricavarne terreno da coltivare e aumentare i latifondi. L’idea che si andava affermando in quegli anni di fervore missionario, era quella di distruggere la selva per eliminare i templi dei pagani e i loro fedeli; inoltre, aumentando l’estensione del terreno da coltivare si offriva la possibilità, a sempre più numerose famiglie, di vivere una vita cristiana lavorando e guadagnandosi il paradiso col sudore della fronte, secondo l’indicazione delle loro scritture e, soprattutto, legando la gente al latifondo signorile dove le persone lavoravano. Roland Bechmann scrive: distruggere la foresta fu per la Chiesa greco-romana una soluzione per eliminare i rifugi di spiriti concorrenti, nido di superstizioni e pratiche di stregoneria. Allo stesso tempo si allargava lo spazio coltivabile per i problemi di coloni in aumento. Nonostante la sistematica distruzione, rimase qualche lembo di bosco per la caccia dei cavalieri nobili e la raccolta di prodotti della selva, necessari alla vita delle corti. In Europa la deforestazione, fu dunque consacrata come un atto santo cristiano e, dopo ogni grande carestia, la si spinse più a fondo perché, si fece notare, queste calamità erano dovute ai peccati dei non-cristiani, che non avevano molto da fare a causa della mancanza di terreno da coltivare; così la distruzione della foresta venne intesa come un obbligo morale di ogni signore cristiano, di ogni re timoroso di Dio. Nell'Europa nord e nordorientale, dove il Cristianesimo si era affermato più tardi, il piano di intenso disboscamento non fu attuato e, specie nel Bassopiano Sarmatico dall’Elba agli Urali, la fitta foresta vergine rimase momentaneamente intatta. Anche nelle altre Rus' eurasiatiche l'usanza sopravvisse: in Etruria i Rasna (et-Russi chiamano se stessi rasnìa, rasenna) preservarono i loro boschi sacri, sede di importanti Santuari (ereditati in seguito dai cristiani bizantini), e i Volhv, detti Lucumoni (da Luci, lucus, bosco) erano i loro sacerdoti-custodi. Così fecero i Lucani, i Piceni, i Vendi, i Sardi, ecc. Quando la domanda di prodotti silvicoli andò aumentando, la foresta nordica europea diventò l’unica risorsa dove trovare le materie prime. Così la protezione e lo sfruttamento dell’ambiente si trasformò in un interesse primario per la Rus’ di Kiev dove dominavano i Rjurikidi (vedi nuova cronologia per chiarire questo nome mitologico), già con l’atto di santa Olga di Kiev, costei riservò a suo uso personale alcune zone forestate del nord, ovvero, a disposizione di tutti gli Smierd (contadini Slavi) che vivevano intorno, con poche limitazioni giuridiche, purché lo smierd continuasse a raccogliere solo ciò che serviva alla propria vita, e ciò che serviva per produrre prodotti semifiniti da passare come tributo all'élite al potere. Inoltre, in caso di cataclismi, alla foresta fu affidato l'ulteriore compito di rappresentare la farmacia dove cercare la soluzione a qualsiasi tipo di problema sanitario. Secondo la religiosità slava, ci sono regole da rispettare: la foresta è viva e nessuno ha il diritto di uccidere i suoi abitanti a proprio piacere.. gli Slavi, dapprima cacciatori e raccoglitori, ebbero poi le loro fattorie sedentarie, circondate da larghe foreste post-glaciali, le quali coprivano tutta l'Europa fino a pochi secoli fa: la loro dieta era di frutti e altri cibi che si potevano cogliere in sicurezza nella selva. Quando gli slavi russi alzavano i loro villaggi (Mir) nella foresta, nei templi era sempre presente un Fuoco eterno, come il Nonno Fuoco degli huicholes; è il primo compito del prete (Volhv in russo). Così, il Ringraziamento, la più importante cerimonia del mondo slavo, aveva luogo in questi templi nel Solstizio d'Inverno, al fine di propiziare la rinascita del mondo. I contadini Slavi osservano i fenomeni atmosferici, notano quando la luce solare aumenta dopo l'Equinozio di Primavera, e culmina in durata e forza al Solstizio d'Estate (notti bianche al nord), poi decresce fino al Solstizio d'Inverno. A questo punto, vi era il timore che il sole potesse non tornare a brillare nel firmamento e, alle latitudini delle notti polari dei Lapponi e Finni, verso fine Dicembre, il cielo è chiaro, ma se accadeva l'opposto, con strane nubi e buio, tale da nascondere la poca luce solare, sarebbe stato un presagio poco buono.. Perun, il dio del tuono e tempeste, dalla sua residenza nelle mountagne (Carpazi, Urali, Caucaso), annuncia le prime piogge come vittoria sul buio, quindi il Ringraziamento viene posticipato all'equinozio di primavera, giorno della dea Zhiva. La Zita o Zhena жена è la donna della casa che bada all'orto, alla corte degli animali, cresce i figli e rilassa il marito, mentre la Znaharka, è la donna che sà, conosce i poteri utili delle piante e della natura, spesso è una saggia anziana che ha passato la menopausa: se eredita i misteri dei progenitori è rozhdjònnaja рожденная, se invece li apprende è ucjònaja ученая. La znaharka della Mir è curandera di corpo, mente e spirito, media tra le forze della natura e il malessere umano. Quando i Rjurikidi di Kiev e la chiesa imperiale bizantina provarono a imporre la nuova religione e scienza di Constantinopoli, screditarono le sagge e i loro poteri di cura, così da vincere la concorrenza e prevenire la loro crescita di numero.. eliminarle fisicamente avrebbe causato rivolte; la nuova elite clero-intellettuale non seppe offrire valide alternative al loro operato nella Mir, così provò a convincerle a entrare nei conventi da loro gestiti. Così, l'avvento della cristianità cambiò l'economia domestica e crebbe il numero delle vedove abbandonate e isolate nelle loro izbà nella steppa, costrette, come i loro collegi maschi (Volhvy), a evitare ogni contatto: accusate, processate e perfino uccise, nella nuova società vivevano solitarie, poco amichevoli, provando a spaventare le persone per proteggere se stesse.. allora nacque il mito che alcune di queste bàbusc'ki (nonne), potevano incantare e sedurre i viaggiatori per avere incontri erotici e altri affetti, oppure che esse erano circondate da molti aiutanti animali (rane, rospi, gatti), inviati a notte nei dintorni a rubare legna Kupala o leccare il latte che, poi, avrebbero rigurgitato alle loro padrone bisognose di cibo; tuttavia, durante le feste, queste sagge donne ancor vengono chiamate a narrare le storie degli antenati..