Mercoledì, Dicembre 13, 2017

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Seba narra dei simposi serali al Terabuti, racconti che si tenevano tra dodici frequentatori abituali e altri ospiti di passaggio. Il Poema comincia così: Tempo fà un sufi, figlio della madre India, Shirdi Sai Baba, venne in Italia assieme al Mahatma Gandhi.. ora accade che, in provincia di Viterbo, dopo aver visitato le grotte degli eremiti di Norchia, poi un antico santuario rupestre nella Macchia delle Valli presso Vetralla, Sai di Shirdi ebbe un ispirazione e volle raggiungere il fiume Biedano nell'omonima valle (forra).. durante una sosta in un campo di Ulivi, ebbe un incontro con uno spirito del posto (genius loci), un figlio di Madre Thera che disse di chiamarsi Tago. Shirdi Sai Baba si fermò a meditare a lungo, il Santuario nel bosco di querce era simile al tempio del suo villaggio, Shirdi, nell'India centrale, là i suoi devoti concittadini avevano voluto che lui dimorasse come un sufi. Entrambre i santuari sono dedicato alla Madre Thera, chiamata Ganga/Yamana nella sua lingua sanscrita, e Demetra in lingua greco/slava; i villici del posto gli dissero che quel tempio venne usato nel corso dei secoli come ovile e cava di peperino, da cui la denominazione di 'Pietrara', nome rimasto nel piccolo centro abitato nelle vicinanze. Il luogo aveva ancora il tracciato viario verso il tempio etrusco-slavo, una tagliata che collega Pietrara al fontanile (Fontana asciutta) alimentato da una sorgente più a valle. L'acqua, ovunque nel mondo, richiama agli umani la sacralità delle grotte dove sgorga, infatti il santuario sorge nelle strette fenditure naturali della parete rocciosa, luogo privilegiato di comunicazione con la divinità. La cella della divinità femminile, nascosta tra le pareti rupestri di peperino, è orientata secondo i punti cardinali e ospita una statua di figura femminile assimilata a Thera/Demetra, la dea Vei degli etrusci, e la Ceres dei greco.romani, al suo fianco stanno frammenti di altre teste di statue.. la Dea indossa un mantello con cintura e un velo che le copre la testa, la mano destra tiene una patera umbilicata, mentre la sinistra sorregge un mazzo di spighe e papaveri. All'esterno della grotta sta una terrazza in cui si compivano gli atti di libagione che dovevano disperdersi nella terra, mentre al fianco sta un deposito di ex-voto per la fertilità e il risanamento di parti malate dei devoti. Il sufi di tutte le religioni, prima dell'imbrunire, riadattò una capanna di butteri tra gli olivi e iniziò a cantare sotto ispirazione e a danzare fino al mattino. Alcuni contadini del posto, videro la cosa e ne furono contagiati, così chiamarono quel posto la Vincella del Drago (botticella di vino mandrago) poichè, inebriati dalla presenza di un bimbo-drago (e buon vino) si videro come pigmei (mbuti) di fronte alla maestà di una natura vista con occhi nuovi, la capanna del simposio fu poi chiamata: la Therabuti (..) Molti decenni dopo, negli anni '70, uno storico del posto, di nome Raseno (Léi sēn in mandarino), durante una ricerca a tutto campo sulle origini del nome del colle Vincella del drago, si imbattè nella storia del capanno Therabuti fondato dal mistico di Shirdi, così, assieme ai suoi colleghi di ricerca, anche di altri paesi (amici della Ghirlanda), viaggiò in India al villaggio natìo del mistico, per trovare il mantra di Shirdi che, tornato in Italia, gli permise di rintracciare (mappa sonora) i resti del capanno originario nella valle del Biedano.. In seguito acquistò quel terreno, lo ripulì dai roveti e ripristinò il canto locale a Tago, buttando già la prima quartina del poema Liber tages. Col tempo visitatori vari passavano in quel luogo, chi in cerca di un lavoro, come Seba e Pamela (Lucani trapiantati nella terra degli et-rusci) decisi a rimanervi per ritrovare una vita meditativa, ovvero più lenta e sostenibile, in sintonia con i ritmi stagionali e i geni dei loro antenati; chi per scambiare ricerche ed esperienze con Raseno (Martin dal Messico, Romulo dal Perù, Yolanda dal Brasile, Sesto e Mallendi da Sri Lanka e dal Gabon) o per per offrire un sapere pratico, vedi Emilia l'ortolana e Taras il curandero. Lisa la musicoterapeuta (divenuta poi la compagna di Raseno), introdusse Kinaciau al Therabuti, Kino era un vecchio saggio Zutwasi, maestro di num-tchai, ovvero la danza della Giraffa praticata dai 'boscimani' del Kalahari.