Martedì, Ottobre 20, 2020

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Storia dei culti Bwete
Il Bwete s'interroga sulla relazione tra parole e cose (atomi e bit) avvalendosi di sensazioni visuali e auditive: come il Flauto magico di Mozart, una cerimonia bwete Apinzi/Tsogo è un opera iniziatica che mostra la finalità di tutti i teatri musicali, con suoi attori e trama: sofferenza, morte e resurrezione; la sua danza incorpora un carisma collettivo, così l'iniziazione a questa scuola riflette anche il bisogno di una comunità di fedeli di rilasciare la tensione emotiva o sublimare una minaccia di sopravvivenza a mezzo di una liturgia / psicoterapia di gruppo; infine è pure reazione a uno stato di ansia causato dall'acculturazione. L'azione cerimoniale si svolge in tre luoghi primari: Nzimba (njimba tra i Fang); Mbandza (corpo di guardia, palcoscenico cosmo) è la casa di Bandjioku e dei suoi figli banzi, Bandjioku ha stessa radice della parola M'banja (per Kele/Mpongwe e Fang), Ebanja (Tsogo), Dibanja (ba-Lumbu) e Nganza (Apinzi); piazza del villaggio. Il Bwiti ha due obiettivi pedagogici essenziali: 1.entrare in contatto con l'aldilà (o subconscio) per acquisire una conoscenza più profonda della vita, da condividere con i membri della comunità religiosa; 2.conservare, applicare e volgarizzare nella vita quotidiana la tradizione ancestrale (filosofia perenne) che si trova nelle danze, nelle maschere e nelle norme morali. Il giovane Apindzi mangia l'iboga e ne vive l'esperienza al fine di acquisire il potere (forza, grazia, carisma) di vedere le cose chiaramente, a prevenire pericoli e prender le misure necessarie a proteggersi. Questa stessa chiaroveggenza sarà pretesa in modo più eminente da tutti i capi clan, e il contatto tra i due mondi, visibile e invisibile (ocosciente e subcosciente), si opera nel Tempio dell'Universo, la mbanza, dove sono riposte le reliquie o i simboli degli antenati; l'iboga gioca un ruolo nell'acquisto di tale scienza grazie a stati estatici che apporta il suo massivo consumo: Banzi è il novizio (mistoi) mentre Nima (epopte) è l'anziano che ferma la marcia in una danza processionale del bwiti.
Motsuo idi aga nzimbe, Lancio di una nuova Nzimbe: i fedeli del bwete delle tribù Apinzi si raggruppano in nzimbe (pl.dinzimbe, bosco sacro di un gruppo) secondo ideali e mistiche proprie. Nzimbe ha due significati: luogo dove gli uomini si vestono per le danze e discutono di tutto ciò che riguarda il bwiti, e gruppo d'iniziati di più villaggi avente una propria via mistica. Entro ogni gruppo esistono poi altre corporazioni; nell'insieme dei paesi Apinzi della regione di Mouilia abbiamo 4 raggruppamenti o nzimbe: 2.Abongino, riunisce tutti i villaggi tra Mwalo (8km da Mouilia, mecca del bwiti) e Tubagenge (30 km da mouilia), fondato negli anni '60 questo gruppo rimpiazza quello chiamato o digidia olemba (lasciar partire); 2.NaMatono, riunisce i villaggi tra Mobuka (4km da Tubagenge) e Gègnonga, e fu fondata nel '60 a sostituire Ekumu (la maestra sovrana); 3.Mabambu, villaggi tra Gnongo (incluso) e Migabe, il più vasto e vecchio villaggio Apinzi, dove esiste un fiume (in cui il neofita si bagna per prepararsi alle danze) chiamato Bengèlè e nominato in vari canti del Bwete | mabambu ma go momba Bengèlè (il gruppo mabambu cammina nella sua foresta sacra e si bagna nel fiume Bengèlè).. tale gruppo esiste legalmente dal '60 e prima si chiamava A niva Etsenge (colui a cui appartiene il mondo, maestro del mondo); 4. Gneme (significa ventre gravido), gruppo sulla via di Fougamou presso Sindara (90km da Lambarene), il cui villaggio più celebre è Waba (le rapide), prima del '60 si chiamava WaBiliga, cioè gente di valle. Due cose mantengono vivo il Bwete degli Apinzi: la ripartizione dei suoi fedeli in gruppi autonomi detti nzimbe, e il rinnovamento periodico della mistica di ogni nzimbe, con nuove danze per ogni raggruppamento: durante le persecuzioni dei bwitisti, ad opera di missionari e colonialisti, le nzimbe servirono come santuari segreti dove furono trasferite le reliquie-ossa degli antenati. Ogni Nzimba è celebre in una data epoca ed è l'esprezzione di una data generazione (oltre oceano, in Brasile, è famoso il Quilombo di Nzimbe dos Palmares, resistette 200 anni a portoghesi e olandesi); se si ha l'accordo unanime, allora si prepara la grande cerimonia di lancio di uno Nzimbe: Motsuo idi aga nzimbe. Tutti gli iniziati dei villaggi raggruppati devono essere presenti alla costituzione della nuova (o rinnovata) scuola nel giorno fissato, per la grande sessione di Bwiti dissumba, dove le innovazioni sono dominanti ma si preservano pure tutti gli elementi ritenuti ancora interessanti, sopratutto la Nzimbe deve cambiare nome (Ekombo, Dikombo, nomi e soprannomi con cui si saluta un iniziato al Buiti).. così Mitombwe è il soprannome che i butisti diedero al m'congo: gwa mitombwe è colui che suona l'arco musicale. La nzimbe ha un canto speciale in cui il suo nome torna spesso e le parole esprimono la nuova mistica, così tutti i nuovi canti devono contenere di norma il nome del nuovo nzimbe e commentare la sua nuova ideologia. Così nelle Nzimbe chiamate Abongino i canti sono pieni del nome abongino, lo stesso vale per le altre nzimbe, agrobuti /terabuti incluso. Così le società del Bwiti Apinzi restano perenni pur rinnovandosi ciclicamente, conservando la loro purezza di cuore tanto che le altre tribù del bwete considerano il Bwiti degli apindzi come il più vicino al Bwiti degli antichi, dove Maganga, nella lingua liturgica Apinzi, indica la forza interna e misteriosa del Bwete a cui si fa appello nella ngozè (danze, canti, discorsi e strumenti musicali edu-curativi); mabandiko è la foresta sacra identificata con la nzimbe, simile all'Ouricuri dei Kariri del sertao brasiliano e ai Lucus dei Rasenna, tutte intese come oasi vitali del cuore verde; mosingi è la pelle dell'animale totemico; mabaka sono i sonagli e bastoni di acompagnamento al buiti; ngonde, kombi e minanga sono luna, sole e stelle; metombo o mitombwe è il bwiti preparatorio a una seduta ufficiale detta Bwiti Dissumba: tutti i bwiti Mitombwe vedono una veglia del nganga (ngosè, nguse in spagnolo) dove egli danza da solo accompagnato dal suono di mabaka, battito mani (ditsako) e dam m'congo (detto mitombwe), è così che il bwete d'arco precede e prepara il buiti d'arpa (o dissumba); nel sermone pronunciato dai novizi, ciascuno promette di guardare i segreti di Sanza e Moduma, due vegliardi spesso considerati i fondatori del Bwete Apindzi.
 NZIMBA è piccolo spiazzo ricavato e delimitato da pali nella boscaglia, a pochi metri dal villaggio da cui è separata da una piantagione (intermediario): Nzimbe na makaka gone na mito mya nzambe a pongo (là in basso al deposito di nzambe della valle, presenzia makoko, ministro di guerra Loango); Fang e Tsogo l'associano sia all'utero sottoterra dove deporre il cadavere, sia al luogo intimo della procreazione femminile (sancta sanctorum) in cui gli iniziati s'incontrano per scambiare i racconti delle loro visioni, ovvero è simile al camerino dietro le quinte dove gli attori si riuniscono per discutere cose confidenziali mentre l'arco musicale suona.. le nzimbe sono anche indovinelli iniziatici tramite cui si giudica il grado di sapere di un ricercatore nella scienza del Bwete: presso gli Nzabi tal parola indica il gioco degli indovinelli con l'arco musicale (nzimba).. nella nzimbe ci si maschera e abbiglia, poi da lì parte la processione dei bandzi che prendera posto nella mbanza.. gli iniziati arrivano in processione rivestiti di ornamenti rituali, marciano spalla a spalla agitando tutti i tipi di sonagli e campanelle e brandendo fasci di giovani germogli di palma-rafia, poi prendono posto nella casa del culto (tempio) al ritmo del coro responsoriale le cui parole dipendono dalle circostanze della cerimonia organizzata (veglia, etc.).. versetto: il sole del passato se n'è andato.. risposta: noi andiamo a danzare in onore del capo che è stato. 
  MBANZA è casa pubblica di culto, con tetto coperto con foglie di palma e pareti decorate con motivi triangolari neri, bianchi e rossi, simile alla Maloca dei nativi d'Amazzonia, è luogo di riunione degli uomini, centro sociale che ospita strumenti musicali, reliquie sacre (in un angolo riparato), maschere e sculture della comunità, palcoscenico, bottega, foresteria per viaggiatori, clinica, corpo di guardia.. ma in primis è tempio del Bwete aperto su un lato da cui si intravede il pilastro centrale davanti a cui sta la trave maestra su cui è disegnata o scolpita una piroga sottosopra.. nel fondo del mbanza, detto mobango, viene allestito il djembe, il separè rituale per le feste di lutto o iniziazione, copeto con strisce di rafia, pelli di animali e piume rosse di pappagallino e avicoli. Il palo centrale (Eengo) è una cariatide femminile più o meno stilizzata: Du Chaillu e Sarvognan di Brazza li videro nelle loro esplorazioni tra i Lumbu, li chiamarono idoli e totem di Mayumba.. mentre tra i Fang esso diviene simbolo dell'Adzap (Mimusops djave) o Azamboga, l'enorme albero mitico (selva) che ostruiva la via della loro migrazione e poi, con l'aiuto dei Baka, vi fecero un sentiero attraverso. Mbanza o e-banza è parola comune a tutta l'area culturale Kongo: Cavazzi e altri autori europei del rinascimento, usano la parola per indicare le capitali delle diverse provincie del Reame: Mbanza Kongo, Mbanza Sonyo, etc, (Mani Gabam = re del Gabon). Al centro della mbanza, durante le cerimonie notturne, viene posta una grossa torcia (iyo) di resina di Copafeira che emana odore di incenso (copal) e luce soffusa, e dove i nganga accendono i loro flambeaux per le danze acrobatiche (bikal, binalo) e le corse nella selva circostante per interagire coi migonzi, al suono di due tamburi verticali a pelle allacciata (ndungu) e inchiodata (mosumba, pl.misumba), posti negli angoli laterali del fondo tempio e portati fuori in quelle danze. Ai bordi del mbanza si mantiene un fuoco a cui gli spettatori infreddoliti possono scaldarsi e le pelli dei tamburi possono tendersi. Una cerimonia di bwete degli Tsogo/Apinzi ricorda più cose, una numtchai dei Zutwasi, una danza dei Gebusi Papua, una liturgia di saman siberiani, un lavoro di umbandaime, di jurema e candomblè afrobrasiliano, etc, dove il nganga (divino guaritore) sia del bwete dei Sira e sia della Liboka dei Vili, indossa un alto copricapo (tiara) di foglie di banano sormontato da piume, oltre a un perizoma di rafia decorato con pelle di felino e lunghe pelli di pitone che si agitano nelle danze esterne della notte.. gli attori del bwete sono gli iniziati stessi, spettatori dei loro propri riti, a cui possono assistere anche i non iniziati posti all'esterno come fossero a teatro. Secondo i gradi d'iniziazione vi sono die categorie primarie: bandzi (giovani iniziati) e nyma na kombo (anziani iniziati avente nome); gli attori-officianti principiali sono il Povi e il Beti, una coppia complementare dove la poesiaM e la musica F si uniscono a dare l'opera d'arte. Il soke, sonaglio a due frutti (afraegle gabonensis) riempiti di grani secchi, è insegna della funzione di Povi, depositario della parola-semente (vov = parlare, e-vovi = giudice), mentre il Beti è seduto come una raganella ed è depositario della musica ispirata: a volte le due funzioni possono venir svolte dalla stessa persona; altri sonagli vegetali (nguta) e campanelle metalliche (egenge) sono pure usate nei riti di passaggio, mentre uno o più corni di appello (gebomba) sono usati a chiamare i migonzi. Dopo un certo tempo indeterminato, occupato da masimba e minza, il Povi fà la sua omelia rituale in lingua mosodwe (pope na pope tra i Fang) lingue liturgica che moltiplica i tropi entro cui s'incanala il significato nascosto che rivelano le visioni (mweneke) indotte da legno e musica.. il Povi parla guidato dalle circostanze (lutto, etc), ma il tema centrale sarà sempre quello del viaggio nel Mobogwe.. nella sua mano destra tiene il soke che agita durante il suo discorso, simbolo iniziatico, sonoro ed ecologico assieme, in quanto il crepitio odel sonaglio è comparato al fruscio della coda di dell'istrice (Atherurus armatus), animale che si cattura affumicando l'albero morto o la tana al suolo dove costuma rifugiarsi, e poi si estrae con un gesto simile a quello usato con le partorienti. Il povi, all'inizio al centro del mbanza, si rivolge con veemenza ai fedeli seduti lungo le due pareti laterali, e prendendo a testimone gli strumenti musicali. Poi viene una fase di Masimba ma ngombi, poi una serie di DANZE aventi ciascuna un proprio significato e funzione rituale: la liturgia musicale e coreografica svolge in lenta progressione, dai primi rintocchi del baka sino all'intervento dei tamburi che, al punto culminante, esaltano e introducono le danze delle fiamme e l'apparizione delle maschere. Obendeya è la prima danza che unisce i partecipanti seduti sui due lati in una sottile oscillazione a pendolo.. poi vi è un via vai e un moto rotativo che (movisa) che imprime un leggero bilanciamento alle frange di rafia della cinta rituale (eendi) attorno ai reni; arpa e baka si allineano nel ritmo come fosse una cavalcata tin tin ton ton, tin tin ton ton. dopo l'intermezzo di un coro responsoriale parte la Danza Mokoo, al ritmo più violento dei tamburi a membrana, misumba (sing.mosumba), e del tamburo a suono grave ndungu (i tamburi battono tre ritmi diversi, 3, 4 e 5 colpi rispettivm, che si sovrappongono al baka 4 colpi, creando un tessuto favorevole all'adorcismo).. le parole del canto evocano il volo dei danzatori, paragonati a insetti luminosi, verso il villaggio leggendario.. preludio alla Danza Biomba (torcia): tutti attorno al fuoco centrale, i nganga accendono le torce di resina (mabunda) e poi si librano in pericolose e acrobatiche evoluzioni attorno al pilastro centrale, quindi si precipitano fuori sparendo nella notte coi loro fuochi guida, e tornano correndo per collassare ai piedi dle pilastro centrale.. il coro di uomini assieme ai tamburi masumba e ngomo rientrano quando sono accese le torce (biomba), allora le maschere dei migonzi appaiono ai limiti dell'oscurità rivelati dalla luce rossastra delle torce, simulando l'apparizione di spiriti venuti a unirsi alle danze dei vivi. I banzi riassettano la casa di culto, per la chiusura della cerimonia all'alba.. i cori della processione iniziale segneranno la fine della cerimonie notturne, e cantano: Terra e Boscaglia a quell'ora ospitano ronde di defunti, e il villaggio si sveglia al canto di un uccello (passer griseus ugandae).
il Buiti Tsogo evoca Egitto coi suoi misteri iniziatici, uniti a elementi culturali del Regno di Kongo, Loango, Abissino, Cinese e Gregoriano; il suo libro dei Morti è l'arpa sacra. Buiti di lutto (muengwe) elabora la perdita della morte, del distacco, della partenza, dell'esilio; la liturgia si apre con la confessione d'intenti e comunione inginocchiati, come nel modello cattolico preconciliare ricordato dal vescovo Marcel Lefebre, conoscitore del sincretismo Fang nel periodo dell'indipendenza del Gabon dalla Francia: i profeti Fang crearono varie branche ma partirono tutti dal comune martire avvelenato dai missionari. Bwiti è un albero con vari rami, dove ogni branca nuova che nasce si adatta al luogo e cultura che incontra, portando poi frutti ai suoi fedeli, rinnovati nella identità familiare. Leader e membri di ogni tempio/cappella riconoscono i fondatori carismatici di altre branche, ma si considerano autonomi e indipendenti in ogni materia (dove non esistono federazioni, accadono concorrenze), ciò riflette la tradizionale struttura socio-politica nomade dei Fang. Scrive Andrè Mary: la grande preoccupazione dei profeti Bwitisti è la liturgia, il modo in cui fare il lavoro cerimoniale (es. la danza dell'infante, Mukengue), così, riformatori o fondatori di scuole bwiti sono portatori di una missione di Salvezza Rituale, il modo in cui fare è centrale. Tra i Fang la triade dei nganga allude al mito di creazione, mentre il Kambo guardiano si aggira per l'Ebanza (mbandja, corpo di guardia, spazio sacralizzato detto Nganza in Apinzi) con spada e torcia, permette l'indisturbato dialogo tra i due templi, di-quà e di-là della magnetica soglia, mentre i bandzi alla messa hanno viso dipinto con caolino bianco, colore degli spiriti. Tutto accade in un Tempio, un rettangolo delimitato ma aperto, cinto da un tipo di deambulatorio dove si prepara la cerimonia: all'interno, da un lato gli uomini, dall'altro le donne. Come nella religione Vodunsi poi, l'evoluzione dei fedeli gira intorno a un palo, traforato da un buco: prima dell'innesto del cristianesimo, era una scultura femminile avente un buco simbolico. I musicisti sono i principali attori del bwiti. La sacerdotessa, o "mamma", si accontenta di badare discretamente al buon svolgimento della cerimonia. Il suonatore dell'arpa ngombi è il vero maestro del gioco, coadiuvato dai tamburi, suonati dai bambini, da putrelle colpite, da campane e da sonagli, comincia a condurre tutti in una lunga processione musicale intorno al tempio. Poi ci si ritrova all'interno, i musicisti raggruppati dietro l'altare, gli altri, adulti o bambini, vanno a danzare e cantare fino all'alba, moltiplicando le offerte, le libagioni ed i riti di purificazione, per l'acqua e soprattutto per il fuoco. Vestiti di colori vivi, il viso imbiancato al caolino, facendo giravolte intorno alle fiamme, gli adepti del bwiti compongono un balletto straordinario, uno degli spettacoli più belli. Tutti i partecipanti, anche i bambini più giovani di tre o quattro anni, sono sotto l'ascendente della radice sacra dell'Africa tropicale, donata dai pigmei Baka del fiume Congo, quale eucarestia capace di procurar ai fedeli una visione dell'aldilà: l'iniziato del bwiti viaggia su una piroga che lo trascina sul fiume leggendario Nobosué, verso 'il paese dei Bianchi e dei morti.' Qui sopravvive parte del vecchio culto Byéri, che comportava anch'esso l'ingestione di una pianta tossica, la scorza di Alan, per comunicare coi Bekon, i fantasmi nocivi che grazie ai riti funerari si mutano in antenati benevoli. Nel bwiti dei Fang, Gesù, la Vergine ed i santi sono invocati per nome; la liturgia comporta la comunione e la confessione pubblica per i neofiti, gli offici sono interminabili: una semplice preghiera dura tutta la notte ed una grande cerimonia come quella dell'iniziazione può prendere quattro giorni e quattro notti. I membri del Bwiti non fanno proselitismo, anche se sono molto ospitali. Pur praticato oggi in contesto urbano, il culto si rivolge alle "persone della foresta", e suppone, come il mvet, la conoscenza della lingua Fang classica. Grazie al mvet e al bwiti, Fang e altri popoli pahouinisés, adattati bene al mondo moderno, hanno saputo conservare un legame spirituale coi loro antenati e col mondo soprannaturale della Grande Foresta che dividono coi loro vicini e predecessori: i pigmei. In Gabon e Camerun, le donne assumono Iboga in piccole quantità, poi guidate da geni, fanno diagnosi e cura dei malandati. Il culto delle curandere Ombwiri, dal 50 si diffuse tra i Fang e, visto il successo, le comunità Bwiti crearono branche interne per adattarsi ai nuovi bisogni della gente: malattie, sterilità, disoccupazione, alcolismo, depressione. Durante l'iniziazione, nei casi di omicidio non confessato, si può giungere anche alla morte; a fine iniziazione, v'è un dialogo privato con il Kombo, le sue domande mirano a scoprire se io ho veduto bene, allora, sarò chiamato bandzi. Un effetto d'Iboga è il lento raffreddamento del corpo nell’arco di 20 ore, i Buitisti testano sensibilità e temperatura di vari punti del corpo con ago e fiamma di candela. Se il neofita o paziente non reagisce, l'assunzione della medicina termina, il corpo è disteso a terra su stuoia e sorvegliato nel gran viaggio; Kombo e Nima si fermano nel giusto momento, un po prima della dose letale.. Il cuore dell'insegnamento Buiti giace sul Fiume (corpo) che non va disceso (ai chakra bassi, selvatici), ma rimontato fino alla sorgente (rivelazione iniziatica) presso l'albero motombi, dove si palesa la parola/idea che concepì tutto il divenire seguente (arrivare al karma primo donde tutto è partito e a cui tutto ritorna, bigbang e big crunch, flusso e riflusso, espiro-inspiro). 
Buiti emancipa ed illumina grazie all'antenato che parla dal mogongo, dal ngombi e tramite visioni / intuizioni e linguaggio danza: il nganga bwiti suona l'arpa e narra questo mito: Mwanga, Dio creatore, emerge dall'acqua mista a terra, per formare la Terra.. poi crea i quattro alberi sacri del Bwiti e li pianta ai quattro angoli del mondo, crea poi il ragno per tessere una rete tra questi alberi e metterli in comunicazione, realizzando una ragnatela che accoglie anche l'uovo del cielo da cui nacquero tutti gli esseri. Obaka è il primo ed ultimo sospiro, bo-ka-yé, è la parola finale e iniziale di un discorso, è la foratura del cadavere dopo alcuni giorni di decomposizione, evoca l'ultimo rantolo. L'arpa a otto corde, maschili e femminili, è parola resuscitata. Dissumba è terra di quaggiù e il Buiti è il regno originario. Lo scoppio dell'uovo pluridimensionale è l’uscita del bimbo dal ventre della madre, è lo scoppio del cadavere nella tomba durante la fase Nkeng. Mobakaka è il colpo di obaka che sposta la coscienza al livello di esistenza degli spiriti, e sfugge così l’azione dei beyam, gli stregoni che si infilano all’inizio nelle riunioni Buiti per portare agitazione. Tutti i viaggiatori mistici testimoniano la stessa verità: come lo Spirito della Foresta che parla attraverso piante, animali ed esseri mitici in tutte le culture: Ragno coi suoi fili di ragnatela (raggi del sole su cui si imbarcano i defunti), Granchio (telphusa fluviatilis), Lontra (Mosuma, potagomale velox), Tartaruga (trionyx aubrii), Anguilla (fagara macrophilla), Rana, Pappagallino, Rondine, Civetta, Aquila (stefanogetus coronatus), Api, Grilli, Mosca, Mantide, Ragno, Verm'intestini (oxyurus vermicularis, ascaris lombricoides), Formica (oecophyllus smaragdina), Gatto, Mandrillo (papio mandrillus), Scimpanzè, Gorilla, Cinghiale, Leopardo, Elefante, Caimano, Porcospino (hystrix africas) e altri..   Aba eboga (casa riunione di eboga) ha due entrate (della nascita e della morte) usate secondo le varie fasi del rituale. Il tempio è divisa in zone simboliche disposte secondo l'asse est-ovest (Kongo-Brasile), l'ingresso è il mondo visibile mentre il fondo è l'aldilà: il rituale in genere si muove dal mondo visibile alla vita nel mondo invisibile dei morti, associato all'altra sponda dell'oceano, movimento che ripercorre pure la migrazione plurisecolare dei Fang da nord a sud.. all'entrata sta il pilastro detto akon aba, memore di questa vicenda.. M e F siedono sul proprio lato, ed entrambe i gruppi hanno proprio camerino: il gruppo uomini danza prima e fino a mezzanotte, mentre il gruppo donne dopo mezzanotte; così ci sono canti assoli e misti. Bwiti è la celebrazione delle ultime circostanze della vita e della morte, creazione e distruzione, ma anche rimemorazione in chiave mitica dell'avventura di un popolo sulla Terra d'Africa (i Fang). Questi eventi sono interpretati a vari livelli: nascita dei partecipanti alla vita sovrannaturale degli antenati e dunque, della loro morte in questa vita, i canti della via della nascita e creazione sono celebrati fino a mezzanotte. Similmente, la morte e distruzione, celebrata dopo la mezzanotte, è a un tempo la morte dell'anima nell'aldilà e la sua nascita indietro in questa vita.
l'iniziazione al Mwiri (Mwèli) precede quella del Bwiti (mwenidyaga obwètè, vedere il bwiti, o mwignidyaga maboga, mangiare iboga), nel senso che al giovane allievo la visione del Mwiri sviluppa qualità che saranno necessarie nella fase del Bwiti, quando al giovane vengono confidati i segreti della società a mezzo del sacro arbusto che ne causa le visioni. Il rito d'iniziazione (Bwètè wa mabanzi) è cerimonia solenne che si svolge nella nzimbe: accompagnato dal padre e da un testimone (zio, fratello della madre), il candidato si reca alle 6 di mattina al Tempio dell'universo (nganza), decorato per la circostanza. Viene presentato ufficialmente ai notabili del villaggio e agli altri membri del Bwiti; a quel punto il padre offre in dono, alla società, una pentola rituale (mwètsaga embèka). Il rito essenziale sarà il movèmbo, cioè il dono all'allievo (detto vampiro) della radice da mangiare: tale bwiti viene pure detto bwiti per ottenere il vampirismo. Le qualità eccitanti della radice d'iboga (arbusto del sottobosco pluviale di Gabon, Guinea, Camerun e Congo, usato in terapia come stimolante neuromuscolare e contro depressione e astenia psico-intellettuale), assunte in dosi massicce, lo condurranno a deliri, visioni e profetismo; il capo iniziazione (gègambi) e la madre del bwiti (eyè-ya-bwetè) si rivolgono ai candidati riuniti nella Nganza (mbanza) come figli consacrati.. a ciascuno è offetta la radice amara da prender con la bocca, poi per tutta la giornata, al villaggio o nella piantagione, continuano a svolgere le normali occupazioni sebbene siano sorvegliati e incoraggiati a mangiare ciclicamente l'amara radice, La sera alle 17:00, il gruppo dei candidati prende un bagno rituale (mososo) che avvia la cerimonia d'iniziazione. La prima parte (detta mongoba) è aperta a danze rituali eseguite da tutti nella nganza, in un processo a serpentone a zigzag attraverso tutto il villaggio (monangaga nekala); i danzatori prendono poi posto nella nzimbe mentre i candidati continuano a mangiare la radice in luogo apposito. La seconda parte (detta gègnangu) comporta danze gioiose in cerchio e l'annuncio a tutti dello scopo della cerimonia (mobendaga muago) e l'esposizione della volontà degli antenati, discorsi in cui si esalta la grandezza, potere e bellezza del Bwiti. Nella parte centrale della sessione (lomba) i nganga danzano per due ore, indossando la cintura lomba che li unisce agli antenati; poi ha luogo una danza generale dove tutti i danzatori portano una torcia accesa (all'equatore si hanno 12h di luce e 12 di buio, tutto l'anno, così il buio inizia alle 19.00).. mentre la gente, eccitata per il vino (di palma, canna o uva) continua le sue danze, i neo-banzi ubriachi di amara radice entrano via via in trance, momento di gran tensione psichica per tutti.. attorno la casa del Bwiti si sente solo la melodia ronzante del mongongo, che stimola i bandzi in trance, mentre gli assistenti si mormorano nelle orecchie: i banzi cominciano a vedere il buiti.. intuizioni, audizioni, visioni, profezie.. termineranno poi con un profondo sonno che durerà anche più giorni! L'ultima parte è quella culminante, i candidati sono distinti dagli altri presenti per una collana di palme (lendi) che ne marca sacralità e dignità: durante il noviziato, (qualche mese) essi sono tenuti a rispettare regole e divieti: rispetto senza esitazione degli anziani, astensione da cibi come olio di palma (madi), igname (ikwa) e cioccolato indigeno (mavanga, opege); la fine del noviziato è segnata dalla cerimonia di azione di grazia, che consiste nel dono (da parte del padrino) di pollame e danaro, poi il collare lendi viene interrato e cessano i divieti, ma resta il comandamento del rispetto. 
Bwete Tsogo incorporò nei suoi miti e riti l'insegnamento e l'esperienza del passato, sempre fà e fece una sintesi dei fatti storici e mitici, sistemandoli in modo originale e lungimirante: nei miti orali iniziatici, l'arpa è il corpo femminile (o segreto) sacrificato/trasposto in forma fruibile dall'intero gruppo, ovvero capace di donare la sua forza creativa al rinnovo costante del gruppo dei fedeli, i quali credono perchè vedono e sentono la sua presenza, voce e vibrazione risanatrice (subconscio, cuore, chakra emozioni); i virtù del principio di ambivalenza dei poteri spirituali, il bene o male sono in funzione delle motivazioni interiori dei partecipanti al rito, così qlnq sia l'interpretazione che viene data al mito di origine dell'arpa sacra, il sacrificio della donna come preambolo all'invenzione degli strumenti musicali è il tributo che pagano gli uomini per acquisire un sapere in origine femminile (segreto, notturno) sottratto alle società segrete femminili, interpreti privilegiate del potere creativo che nell'uomo di viene parola.. l'eco di un culto segreto delle donne, reso pubblico agli uomini/giorno, interviene nel mito dell'ascensione del motombi: Diyembwe / Dikwege (aquila, dal verbo e-kwega, osservare, guardare un segreto) guarda nuvole e terra a metà della via/vita.. scende su Kombe (antenato) per cercare il cranio del pigmeo Butsenge, primo suonatore d'arpa, così innalza una colonna di fumo che oscura gli occhi di kombe, arriva alla sommità del motombi e vede il cranio ai piedi dell'albero, sorvegliato da Mayumba ngonde, la donna-luna che lo difende brandendo una tibia umana.. Dikwege col suo becco prese ossa e cranio e li portò al sole, che li depose tra le nuvole come un uovo.