Lunedì, Ottobre 19, 2020

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Maschere dei FANG
I Fang, oggi ben adattati alle foreste equatoriali, sono un popolo originario della savana del nord Camerun, forzati a migrare dall'espansione dei regni e califfati sud-Sudanici del '600. La loro lingua tonale è imparentata con quelle Fon ed Ewe. Le leggende sulla migrazione Fang parlano della loro difficile entrata nella foresta, loro, gente di savana, simbolizzarono questa enorme difficoltà di adattamento col mito di un grosso tronco d'albero Adzap che sbarrava loro la strada migratoria, albero che figura nel Pilastro centrale delle loro case di culto Bwiti. L'aiuto dei Pigmei (babongo e mbiri) fu determinante per la loro sopravvivenza nel nuovo habitat: conoscenze e mezzi di caccia, pratici e magici, gli furono date dai Pigmei che, assieme al grande albero, figurano nelle loro leggende come coloro che gli portarono il sapere e l'uso rituale della sacra pianta eboga. Il rituali Bwiti Fang ricalca le cerimonie d'iniziazione dei Babongo, ma nelle esperienze visionarie, sotto alti dosaggi dell'amaro emetico, gli inziati fang fanno viaggio a ritroso nella terra dei loro morti / antenati, cioè dalla foresta equatoriale alle valli della savana centroafricana. Dunque, Il tronco di Ozambogha posto al centro del tempio ricorda il difficile passaggio nella foresta, nel tempo in cui i primi Fang migrarono in Gabon. Un buco nel tronco di un enorme albero che sbarrava loro la via, divenne simbolo dello smembramento del gruppo migratorio, con lo sparpagliamento delle diverse famiglie claniche nei nuovi territori occupati e la spartizione del reliquario del Byeri (i loro antenati). Con l'adozione dell'Iboga, i Fang applicarono a essa lo stesso modello di assunzione rituale che prima usavano per la pianta Alan, continuando a usarne quantità massicce. Nel linguaggio liturgico del Buiti (lingua apindji-Tsogo, pope na pope), Alan è chiamata Andoma; durante il rituale colui che desidera parlare si alza in piedi e dice a volce alta: Zamba we! (Bokayè! silenzio!); tutti rispondono: doi tzenghe (la terra è silenziosa), poi il primo dice: eboga emboba (Iboga è amara), e gli altri rispondono in coro: m-andoma akido! (Alan è difficile da ingoiare). Poi il primo inizia a parlare e quando ha finito ripete la stessa formula per chiudere lo spazio di ascolto. I fedeli del Bwiti Fang vanno alle cerimonie a Pasqua, Pentecoste, Ascensione, Natale, veglie funerali e i fin settimana, per rafforzare i legami di gruppo. Padre Neu scriveva nel 882: "agli iniziati ogni parente desiderato può apparire nel mezzo della foresta o tra la folla; vari europei del governo vanno alle cerimonie per vedere i cari defunti che hanno chiesto di vedere. Il Bwiti animista di vari popoli del Gabon fu adottata da molti Fang negli anni 30, in sincresi con il loro culto degli antenati (Byéri) e il cristianesimo. In diversi templi Buiti dei Fang, il rito Bieri è incorporato alla liturgia con specifici tempi e spazi rituali, e la pianta di Alan e Iboga ne sono i sacramenti.
   BYERI è il culto degli antenati praticato dagli uomini Fang sin da prima delle loro migrazioni dalla valle del Rift alle terre del Gabon e Camerun. Il culto prevede la conservazione e adorazione dei teschi dei loro antenati e, nel corso del rito iniziatico (passaggio alla vita adulta), è utilizzata la pianta Alan o Iboga. Il reliquario di legno, riempito di foglie secche di acacia, banano, felce, olio e sangue animale sacrificato, ospita crani o frammenti, di parenti, eremiti, nganga famosi, fondatori, ecc, esumati, puliti e mutati in reliquia-marmitta (fatti macerare insieme a scorze varie); poi dipinti con ocra rossa e conservati nelle scatola del byeri. Il coperchio è sormontato da una/due sculture antropomorfe (in legno) che servono a ingannare i non iniziati e le donne curiose. Gli iniziati danno poca importanza a tali statue che, spesso son vendute senza il contenuto. I crani torneranno al villaggio assieme ai sacerdoti, marciando con passo pesante, zoppicante, curvo su bastoni; impregnano di sè i discendenti; tuttavia, perduta nel tempo identità e potere, sono tolti dalle scatole e seppelliti sotto alberi. I rituali del Byeri sono di due tipi: l’iniziazione di nuovi membri (mangiare alan) e la consultazione dell'oracolo per gli affari del villaggio (akôm Bieri). Nel primo, Byeri è nutrito dal sangue-vino e rianimato dalla danza e musica secondo un calendario rituale: 1) Rito di purificazione (awore nyo): a inizio cerimonia, lo ngengang, scelto per le sue conoscenze delle erbe, asperge ciascuno, sulla testa e sul petto, con un medicamento di erbe, allo scopo di liberare tutti (assistenti e neofiti), dagli spiriti malvagi che potrebbero impedire di vedere il Byeri o provocare reazioni pericolose. Coloro che si trovano senza protezione speciale davanti al Byeri, rischiano. 2) La seconda parte della cerimonia consiste nel fare i sacrifici che nutrono il Byeri e a mangiare l’alan (o iboga) che permetterà di entrare in relazione con i morti. Il sangue dei polli, capre e vino cola sulle ossa. L’officiante spalma la statua di legno con olio. Così il Byeri sarà soddisfatto e pronto a manifestarsi ai neofiti. Gli iniziandi vanno a cercar le radici, le preparano, costruiscono la casa degli antenati (ngun mélan) e invitano tutti i parenti maschi dei dintorni. Seduti su un tronco di banano, simbolo della vita, i candidati masticano a lungo la scorza d’alan, da mattina sino alle 2 del pomeriggio. Per accelerare l’azione della pianta, essi possono danzare. Nel giro di un’ora o due i giovani vanno in stato di coma/samadhi. Alan produce gradualmente uno stato estatico con intensa eccitazione cerebrale (adrenalina), che dura anche 2/3 giorni. In tale stato gli iniziati vedono le anime dei loro parenti e amici defunti giungere e conversare con loro. Al risveglio, ciascuno esporrà le proprie visioni avute in sogno e relative istruzioni (diete e divieti, sacrifici e progetti, passato e futuro). 3) Dopo aver visto il Byeri in sogno, i candidati vanno a contemplare i crani degli antenati, allineati sulle foglie di banano. Il capo anziano narra ciascuna delle ossa situando il personaggio del clan. Dopo questo rito, si animano i morti facendo danzare le statue e le teste decorate (danza dei crani): "gli strumenti musicali raddoppiarono d’intensità, i novizi videro uomini avanzare verso loro, tenendo nelle due mani i crani, muovendoli di qua e di là. La gente si entusiasmava e si eccitava sempre di più.. poi i portatori dei crani si riunirono in cerchio e si misero a danzare con piacere selvaggio, gli uni di fronte agli altri; avanzarono verso i novizi e passarono fra le loro gambe e braccia danzando. A un certo punto lo spettacolo finì e i crani furono rimessi al loro posto". Nel secondo tipo di rituale, l'oracolo Byeri è consultato prima di qualunque azione importante: caccia, pesca, guerra, viaggio, migrazione, malattie, scelta di terreno per accampamento o coltivo; quando si desideravano i favori del byer, si uccideva un animale domestico e si andava a trovare il guardiano dell'oracolo, precisando i motivi della richiesta. L'oracolo byer è garante del mondo vivente dei Fang, rende le donne feconde, dona raccolti e veglia sugli individui. Nelle cerimonie di caccia, ci si serve anche di crani animali: pantera, antilope, gorilla. I crani chiedono di essere nutriti ad ogni seduta di culto con il sacrificio di un pollo od offerta di un pezzo di selvaggina. L’officiante versa il sangue sul cranio e le donne preparano il cibo abituale: manioca e banane che l'officiante lascia nella casa del Bieri. Il giorno dopo gli iniziati vanno a cercare il cibo per mangiarlo ritualmente. La notte seguente uno degli iniziati, sotto influenza dello spirito della pianta alan, può vedere in sogno la soluzione del problema posto al Byéri: "Dopo la mia morte, prendi la mia testa e custodiscila!” Spesso il morto appariva in sogno a colui che doveva essere il custode di una reliquia e manifestava la volontà di tornare al villaggio ed esser lavato con piante officinali e scorza spinosa di Acacia (pulire e rinforzare contro i mali). Il Custode risponde: Ecco pollo e vino per te! versa vino attorno al cranio poi prepara il pollo rituale. Dopo il pasto chiude il cranio in un vaso e lo depone sotto il letto. La sua donna non deve sapere il luogo dove si trova il cranio. 
Il Bwiti e cultura dei Fang, come quella dei loro vicini pigmei con cui hanno da molto tempo una relazione di ibridazione, attribuisce alla notte un valore superiore e sacro. Come le notti del mvet e del byeri, quelle del bwiti offrono ai loro adepti una transizione sottile tra i culti degli antenati e il desiderio di fondersi in una comunità universale. Giorgio Balandier lesse il diario di De-Chaillu e poi scrisse 'Africa Ambigua', testo dove rivela che l'adesione immediata ed entusiasta dei Fang al cristianesimo è il riflesso di un opportunismo ancestrale: a Libreville, Ambam e Yaoundé, abbiam assistito a una delle più belle musiche e alle preghiere di questa comunità che adora Gesù e tutti i suoi santi, ma secondo i riti locali africani.