Martedì, Ottobre 20, 2020

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Maschere Okoku. Okoku (o-kukwe) sono maschere Myene (di origine Galwa) che han perso valore rituale, maschere bianche con occhi protuberanti fatti con chicchi di caffè, dipinte in tinta rosso e triangoli neri sulla fronte, hanno aspetto clownesco che evoca mammiferi marini; alla maschera è attaccata una lunga capigliatura che ricopre interamente il danzatore. Tale parola è usata pure dai Fang (-nkuk, plurale mi-nkuk) per indicare almeno quattro cose: le maschere bianche ngon-tan (giovane bianca); ogni sorta di folletti, nani ed elfi che abitano l'albero sacro Oven, ed etichettati come diavoli dai missionari concorrenti; omuncoli e zombie al servizio di un mago o alter ego dello stesso; le anime dei defunti allorchè diventano spiriti tutelari che vivono in fondo ai fiumi o totem animali protettori di un clan (Gorilla, scimpanzè, cicogna); e infine, richiamano le credenze dei Pigmei che seppelliscono i loro defunti nelle cavità dei vecchi alberi della selva ricoprendo la sepoltura con rami e foglie miste a terra. Mi-kuyi e mu-kudji indicano pure le maschere bianche presso le varie etnie dell'interno Gabon, figure in legno dipinte con caolino, tutte varianti stilistiche del comune tema della giovane donna morta (Banzioku) o giovane donna bianca legata alla luna e ritornata: queste maschere Okuy hanno criteri di bellezza (asiatici) in Africa detti miso-ma-mighembe, ovvero stilizzazioni estetiche: occhi chiusi, sopracciglia a puntini, viso bianco e capelli posti a chignon, evocanti simili maschere e bamboline dell'arte cino-giapponese. Per gli Tsogo a festa, le acconciature e i canoni di bellezza delle donne prevedono: capelli a chignon e un doppio arco di cerchi o puntini per sopracciglia, terminanti con un triangolo che figura il naso, dei fori per gli occhi e una protuberanza per la bocca, infine las fronte dipinta in ocra o bianco, che nelle società Nyembe, Ombudi e Imbwili, indicano anche i segni del lutto. Nella grande diversità di forme, le maschere bianche sono un tipo a sè; tra gli Tsogo le maschere (dette -oso, fisionomia) che intervengono nel bwete sono la sintesi tra credenze sui mi-kuyi e le visioni aiutate da eboga; durante le cerimonie notturne tali maschere tenebrose sono favolosamente schiarite dalla luce di una torcia e a buona distanza dal tempio, esse figurano i mi-gonzi (revenants) e tutto un carnevale di esseri mitici, astri, piante, navi cargo e bananiere europee, archetipi collettivi cosmici, subconsci e caricature grottesche: Teta a Mokeba (padre Mokeba), Tsege (mandrillo), Nzigo (scimpanzè), Ngia (gorilla), Ngondo (calamaro), Ngando (caimano e tartaruga mitica rossa con tacche bianche), Ndzoma (bufalo), Moyeye (chi non dorme mai), Mosema (arido di stupore), Mogesi (genio), Disumba, Nzambe kana (l'antenato), G-kmete (airone d'acqua), Getsagutsede (vecchio), Kombe (sole), Gembano (mascherina bianca da funerale su cui don piantate due torce), marionette e foglie di banano piantare al suolo.. Tsogo sono un popolo di abili commedianti, capaci di organizzare uno spettacolo bwete già alla mattina, dopo una veglia funebre (bwiti a muengwe), sanno imitare con ironia e comicità le marce militari degli europei incluso il tono di voce. Come il culto della Sibilla dei Piceni italici, le ngozè del bwete sono tentativi di mediazione tra Natura e cultura, mondo dei vivi e dei morti, e le maschere illustrano questa partecipazione con l'aldilà e tutte le forme inquietanti che essa può prendere, facendosi aiutare da vicende e folklore del gruppo; nelle associazioni bwete le stesse maschere sono: sia oggetti sacri riservati la notte ai soli iniziati, sia gioiosa messa in scena (di giorno, sotto gli occhi di tutti), di personaggi teatrali travestiti o addobbati con orpelli vari, a evocare la storia della tribù e le sue guerre con i Kele. La notte sacra e il giorno profano richiamano l'origine del Teatro, dove i canti accompagnano l'uscita delle maschere e il loro modo di danzare ne precisa il carattere, alla maniera del Candomblè, dove musica e letteratura orale donano voce sovrannatuale alle apparizioni; esempio di un canto di accompagno bwete: o scimpanzè non te la prendere, sei brutto e con le rughe.. o gufo (bubo poensis) mostra le tue corna che noi vediamo tua apparenza alla luce delle torce.. ecco la mamma con suo figlio, oggi è tornata sulla terra coi suoi ginocchi gonfi.. ecco Bovandza che va alla piantagione con la sua zappa.. ecco l'uccello cupi-cupi che viene a disturbarci con la sua stridula voce (allusione a Kono).. ecco Bidhoghi, maschera del clan Mighene.. ecco Disonga del clan Gyèongo.. ecco Gepobwe, (feticcio di guerra invocato nelle guerre contro i Kele).. ecco le maschere sonore (cioè suoni deformati da decotti di piante che irritano le corde vocali), voci degli spiriti della foresta di varie scuole iniziatiche.. ecco i Mogonzi (annunciati da cori e percussioni e dissimulati da drappi di rafia, separè a fondo tempio).. ecco Kono detto Mokuku a madungu (si manifesta nel bwete di lutto) che così parla alla platea a mezzo del suo Madungu (un suo iniziato che dialogo in suo nome); Mudungu agita i sonagli e dice: oh bandjia! il capo della vicina tribù viene in terra con i denti come a metter piante di arachide! Kono riposnde: egli è oggi nel mondo dei morti, egli ha terminato la sua lotta della vita. Mudungu: è dunque tuo, uccello divoratore! Kono: agita i sonagli di basoko per conversare con l'aldilà.. ecco quà le tappe della sua via.. ko ko ko.. omba disumba.. Iya Mwei è il mokoku, mwiri, mweli, orixas, ecc, che comanda a tutti i geni silvestri, acquatici e ctoni (ha vari nomi nelle varie etnie); presso i Punu, Eshira, Sango, Nzabi, Kota, Tsogo, Teke e Fang (Mwer e Ngi) è colei che inizia gli uomini al Bwiti nella seconda fase dei riti di passaggio, interviene nel Bwiti funerario dove i nima (iniziati anziani) sono pure iniziati a Mwei.. Horn scrive: Iya Si, madre terra Galwa, è iniziatrice di uomini, ma richiama pure l'eco degli uomini-pantera, gli iniziati della polizia segreta tradizionale africana (nei regni Kongo, Loango, Ashanti, etc.) incaricati di sorvegliare l'ordine pubblico, il rispetto delle leggi e norme imperiali, vietare la caccia e pesca in date stagioni e luoghi, proteggere piantagioni private, esorcizzare paure di epidemie, reprimendo malfattori e cercando capri espiatori: le donne furono vittime privilegiate del terrorismo Muviri, ma posseggono società simili al femminile, la Nyembe (Lesimbwe e Mevung delle donne Fang), protetta dal segreto iniziatico, che semina terrore tra gli uomini in una laterna guerra, tregua e pace tra sessi sociali. Sul delta del fiume Congo, Iya Si è precedente ai Muviri, trafficanti Vili aventi scarificazioni di riconoscimento che giungono dal mare via fiume per razziare schiavi; oppure alcuni uomini-pantera assoldati da membri aristocratici di una società franco-massonica forte sulla costa, i cui adepti solo avevano il diritto di pronunciare la parola iassì e portare la mano sx su spalla dx in giuramento a Yasi. Dunque un mix di credenze e iniziazioni diverse sono all'origine delle attuali Mwiri o Mwei presenti in tutto l'ovest del Gabon, così la leggenda della scoperta del primo Mweri presenta lo stesso schema in tutti i popoli dell'area.
Origini di Ya Mwei: il primo Iya Mwei fu un caimano ibrido con ippopotamo, pesci e umani, dimorante sott'acqua in un grande lago e leader di tutti i pesci e animali acquatici, suoi fratelli. Una volta le donne andarono come al solito a pesca.. e sentirono la voce di un caimano (ngando) che cantava loro: salve! posso ingoiare alcune vostre sorelle? non abbiate paura di me, io vi insegnerò a parlare la mia lingua e a danzare il Nyembe (fino ad allora conosciuto solo dagli uomini), sono un totem dei vostri antenati, non lasciatemi dimenticato in fondo al lago, ma portatemi al villaggio come vostro aiutante.. le donne si consultarono e poi cantarono la risposta al Mwei che, intanto, mostrava loro la danza nyembe.. la scena si ripeteva anche nei giorni seguenti, e il loro attardarsi al lago destava il sospetto degli uomini al villaggio. Mwei sempre tornava a parlare dal fondo dell'acqua, ma un giorno gli uomini seguirono le donne, così, vedendo le donne che invece di pescare facevano un rito in cui si facevano ingoiare da Mwei (metamorfosi rituale), gridarono stop! allora Mwei si rivolse loro è parlo: voi uomini potete farmi uscire dall'acqua e trasportarmi su un tronco fino al vostro villaggio, là mi costruirete un recinto sacro (nsanga) dove riempirete una piscina d'acqua dove io possa vivere, poi vieterete l'accesso al luogo con varie barriere. Fatto ciò scegliete un iniziato ai miei misteri e lo nominerete mio interprete (mudunga), lui potrà invocarmi durante le vostre cerimonie usando la camapana regale Kendo.. lgi uomini fecero tutto ciò e dal quel giorno abbandonarono la danza Nyembe (preservata dalle donne) e adottarono quella di Mwei. Venuta la stagione secca gli abitanti partirono tutti per accampamenti di caccia e pesca, così non vi fu più nessuno che potè portare acqua alla pozza di Mwei, la quale morì di secchezza. Un pigmeo del bosco tornò per caso al villaggio, dal gran numero di mosche sul corpo di Mwei capì che era morta. Andò ad avvisare i compagni e provò a imitare la sua voce, giacchè sapeva imitare le voci di molti spiriti della Foresta, e scolpì il ritratto di Ngando sul palo sacro della casa di culto.. da allora Ya Mwei si manifesta agli Tsogo (durante le loro cerimonie bwete) con voce mascherata, rauca a causa faringe irritata dal decotto di foglie di una liliacea (Ancistrocarpus densispinosus). Nel mito Mwei è principio di fecondità selvaggia, eccessiva, disordinata, socializzato/domesticato dagli uomini che lo sottraggono alle donne; Mwei diviene allora la garante delle iniziazioni maschili ed è in suo nome che si fanno i giuramenti più sacri ma anche le esclamazioni più viscerali (gioco degli insulti sessuali), i suoi borgorismi grotteschi e poco comprensibili vengono tradotti dal mudunga, mediazione dall'informale al formale. La leggenda di Ya Mwei (voltumna, medusa, proteo, anaconda, kundalini, ju'rema, banzioku, dinzona, etc.) è simile alla versione Fang nei rituali del Mvet: i Fang vivevano sulla riva di un grande fiume di cui non vedevano l'altra sponda, così dovevano fare un tributo giornaliero di una giovane figlia a Ombure, un grande coccodrillo capo della selva e delle acque. Nel giorno in cui la più bella ragazza della tribù stava per unirsi al coccodrillo, l'eroe Ngurane riuscì a uccidere l'animale inebriandolo con vino di palma versato in grossa tiara fabbricata dalle donne, poi con la sua pelle secca confezionò un galleggiante teso con dei pali e ne nacque la prima piroga che permise ai Fang di traversare il fiume e poter migrare in altre terre; da allora Ngurane Ngurane è detto il figlio del coccodrillo, leader che ordina ogni mese che le donne piangano Ombure e che gli vengano immolati due uomini e due donne la cui pelle si trasforma nella piroga che traversa il fiume.. allusione al rito di passaggio dei giovani che, accompagnati dal suono dei tamburi in pelle, percorrono il fiume del confine. il mudunga descrive la risalita di Mwei per i differenti fiumi che conducono al villaggio dove è stata convocata, in tale dialogo interviene pure il Teta Mokeba, marito buffone che finge di risentirsi degli insulti rituali che gli iniziati indirizzano al supposto sesso femminile gigante di sua moglie, mentre colpi secchi sul tamburo simulano i colpi di coda di Ya Mwei. I nima vanno ad insultare ritualmente la vedova dle capo e i vari piangitori in lutto posti in una casa di carta, il mudunga agita il kendo e parla: ecco, arriva la cosa che porta gli umani alla tana del caimano.. colei che dona vita e fecondità e gonfia i lignaggi dei clan; come un fiume ecco che rimonta il lignaggio di Buka, tutta la discendenza del clan, come un elefante che scende a valle per riunirsi in gruppo al ruscello.. eccolo, arriva alla confluenza del fiume Ogulu, poi sale alla confluenza del fiume Disenge dove incontra il pesciolino Gekinda che deperisce.. ora è alla confluenza del fiume Oguma dove incontra il girino con il ventre gonfio che dona salute e prosperità.. poi rimonta muggendo (colpi secchi di tamburo e sonaglio simulano l'ascesa di Mwei fino a conclusione del suo intervento) e arriva aqlla confluenza del Divungu/biedano dove incontra il gamberetto di acqua dolce che gli apre il passaggio, ecco.. ora è qui è arrivata! il mudunga si rivolge ai presenti e a Mwei: oh madre dal sesso enorme e sbadigliante, noi abbiamo ordinato i riti che ti riguardano! Teta Mokeba: non insultare la mia donna in pubblico! Mudunga: ora che tu sei arrivata da noi, ecco la ragione per cui ti abbiamo chiamato; non è per la nascita dei gemelli, non è per ringraziarti di una caccia fruttuosa, non è perchè abbiamo abbattuto l'acquila coronata.. noi ti abbiamo chiamato per la morte di nostro padre Buka, dopo che è morto la famiglia si è sparpagliata come pula di grano, così ti abbiam chiamato a piangere i tuoi figli. Teta Mokeba si rivolge al mudunga: perchè tu oltraggi la mia donna? (ruggito prolungato di Mwei). Il Mudungu risponde a tono e puntualizza con colpi di campana, ora lui interpeta e ripete in eco tutti i borbottii di Mwei: ascoltatemi bene, siate attenti alle mie parole come quando foste iniziati, ascoltate bene me che ho fatto un lungo viaggio rimontando i fiumi per arrivare a voi, wo-o-o-o, ripetete dopo di me.. voi mi avete dunque invocata per la morte, il mio figlio Buka ha dunque preso il cammino della morte, piangete! lamentatevi! io vado a riprendere mio figlio e ingoiarlo nel gran buco dove le cose finiscono in carbone.. oh madre tu sei a uguale distanza tra la Terra e il cuore del Villaggio! (qualche colpo secco di tamburo con suoni di collane con grani simulano il brusco colpo di coda di Mwei che conclude il suo intervento e torna in acqua. Le visioni esistenziali di tipo onirico proposte dai rituali del Bwiti ai singoli candidati, dipendono dalla personalità e dalla cultura sociale dello stesso, ovvero dalle maschere che egli indossa e possiede nel proprio repertorio mnemonico cosciente e subconscio; grazie a i-boga (pianta apocinacea battezzata da Baillon), per il nuovo iniziato tutto il tempio inizia a tintinnare.. I riti della seconda parte dell'iniziazione bwete, dove si insegna al neofita a riconoscere i segni lasciati da Dinzona sul Motombi, sono in rapporto diretto con Ya Mwei, assieme a braccialetti di vario colore che ricordano i riti di intronizzazione dei re di Kongo e Loango, riflesso del principio cosmico femminile: nel bwete tsogo i nima sono detti Iya keta, Madri di gemelli. Presso i Kota i nuovi circoncisi possono agitare i grelòt di ferro omologo del kendo, ratificando l'ingresso nella società adulta dei Mungala (analogo del Mwei), le loro cerimonie teatralizzano il passaggio dei nuovi circoncisi dal mondo del sesso indistinto a quello degli uomini; così il Kendo è presente ogni volta esiste una situazione di passaggio mediato dal caos al cosmo, interpretando la voce di Mwei secondo codici politici, mitici, ecologici, etc.. moduli acustici in cui le onde stazionarie di arco ed arpa configurano storie, visioni ed emozioni stabili per tutto il periodo in cui vengono emesse, dando vita a scenari e messaggi percepiti sia dal singolo che dal gruppo che li ascolta, essi rivelano un altro mondo oltre la realtà ordinaria, ovvero accompagnano la coscienza su altre frequenze multiple del sentire base.. così la coscienza appare la forza (fotoni e gravitoni) di un atomo magnetico che vibra: se riceve pacchetti di energia forniti dalla musica allora si sposta su e giù per i chakra possibili, aiutata sia dalle piante (la prima volta), sia dall'isolamento sensoriale fornito dal rituale svolto nel tempio dell'universo, così i sensi purgano e sono liberi di accogliere stimoli sensoriali sottili, ovvero nuove img, suoni, odori e danze suggerite dalle vibrazioni irradiate da voce, percussioni ed arpa sacra.