Martedì, Ottobre 20, 2020

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I-MBWIRI (ombudi in lingua Tsogo), è pure società di guarigione che usa anch'essa iboga per curare e diagnosticare, ha elaborato un ciclo rituale e una mitologia intrecciata a quella del Buiti: il malato, attraverso l'ingestione della pianta d'iboga, contatta gli mbwiri d'acqua, terra ed aria, tramite loro avviene la guarigione o indicazioni sulla sua malattia. Il mito d'origine dell'Ombwiri del Gabon è simile al Buiti: una donna, chiamata Elamba-Gnidjogho, era sposata a un uomo di nome Melonga; entrambi andarono a vivere al villaggio della donna e là, suo marito ricevette un terreno dalla suocera per fare la sua casa e piantagione; ebbero due figlie: Ossigui-Gnidjogho e Nkene-Gnidjogho.. dopo qualche anno Melonga morì; come esigeva il costume, egli fu interrato in un luogo ignoto alla sua donna. Elamba restò vedova per molti anni, l'usanza non le permetteva di risposarsi, così viveva con le due figlie in gran povertà.. il defunto marito Melonga, si lagnava spesso nell'aldilà con dio Nzame, e lo pregava di permettergli di recarsi da essa per aiutarla o vederla. Ottenuto il permesso, Melonga ispirò un giorno alla sua donna l'idea di andare a pescare. essa prese la sua rete e si recò con le sue figlie al fiume, provando e riprovando, invano.. malgrado fame e sfinitezza, Elamba incoraggiò le figlie a insistere nella pesca, così lei partì alla ricerca di un altro luogo propizio.. guardandosi intorno vide un piccolo buco al bordo d'acqua, pensando di trovarvi almeno dei granchi, allargò il buco col machete poi mise dentro le mani e, in luogo dei pesci, prese delle ossa. Meravigliata e spaventata, le riunì tutte: clavicole, vertebre, tibie, costole.. si domandò poi il significato di quella scoperta al posto dei pesci. Mentre pensava a ciò, udì una voce dalla boscaglia: chi mi parla, e da dove viene questa voce? si accorse allora che la voce usciva da un termitaio.. la voce diceva: tu non puoi vedermi nel tuo stato attuale, se vuoi vedermi, prendi le due piante accanto a te.. Elamba vide le due piante e le sradicò dal suolo: la prima era l'iboga, l'altra era l'ekasso (in reltà è un preparato vegetale ricavato da un folto gruppo di piante, chiamato ekasso, che il malato-iniziando consuma in un momento preciso del rito), entrambe mezzi di comunicazione con i mbwiri. Come le aveva detto di fare la voce, preparò con le foglie di ekasso e le radici dell'iboga un miscuglio che consumò, poi tornò sulla sponda del fiume e scrutò l'acqua, vide apparire in essa lo scheletro di suo marito.. grande sorpresa: donna mia sono io, tuo marito Melonga, che ti ha fatto venire qui, ho trovato questa possibilità di vederci perché volevo consolare te e le bambine.. ti ho chiamata per darti il potere di guarire i malati così avrai le loro offerte per vivere.. dovrai guarire tutti i malati, ma mai gratuitamente, esigi sempre qualche cosa in cambio, anche un'offerta molto piccola.. sulla tua strada, tornando al villaggio, incontrerai un gatto selvatico (Nsin in lingua fang, mosingui in tsogo) dalla pelle maculata, uccidilo e prendi la sua pelle! Il marito poi scomparve, Elamba tornò verso le sue figlie e disse: torniamo al villaggio.. mentre tornavano, le figlie furono sorprese da un animale che passò davanti a loro, dietro ordine della madre le bambine lanciarono la rete sul gatto selvatico e, a partire da quel momento, esso fu macchiato dalle tracce della rete, bianche e nere.. la donna ricordò le parole di suo marito: quando guarirai un malato, prendi la pelle del Mosingi, mettila a terra e fai che il malato vi si sieda sopra, attraverso questa pelle il mana degli antenati discenderà su di te e sul malato. Essa allora disse: voglio fare l'esperienza anche sulle bambine prima di parlarne al villaggio.. si mise sotto un albero di Ceiba, pulì e depose le ossa di suo marito che aveva trasportato nel paniere.. preparò il miscuglio di piante e lo diede da consumare alle bambine.. poco dopo udì le sue figliole piangere: oh mamma! vediamo nostro papà! Visto ciò, Elamba si propose di parlarne al villaggio dove viveva suo fratello.. Questi però decise un giorno di spiare lei e le bambine, seguendole fin nel luogo nascosto nella boscaglia dove si recavano: vide la sorella che suonava l'arpa e le sue figlie l'obaka, strumento musicale a percussione, costituito di due corti pezzi di legno percossi su un bambù più lungo tenuto sospeso alle estremità; quando Elamba Gnindjogo si accorse della presenza di suo fratello entrò in gran collera: quale curiosità ti spinge a volere rubare il mio segreto! vieni qui e ascolta bene, nessuno deve sapere cosa faccio qui.. tu dunque, poiché sei stato così curioso, devi ora essere iniziato, siediti e guarda ciò che facciamo. Il fratello di Elamba si mise a mangiar ekasso e iboga in quantità sufficiente, poi guardò nell'acqua e vide lo spettro del suo cognato: vattene gli disse lo spettro, tutto il potere riposa fra le mani di tua sorella. Elamba allora parlò: fratello mio, poiché tu hai visto il mio segreto, devi farmi un okandzo (offerta), perché mio marito mi ha detto di esigere sempre un regalo in cambio.. bisogna che tu mi dia due piatti bianchi, due galline, una ciotola bianca, due piume di pappagallo, due pelli di civetta, due aghi, una stuoia e una torcia (lista di materiale che l'iniziando deve presentare come offerta alla comunità Ombwiri per la cerimonia). Suo fratello fu molto triste, non vedeva come soddisfare una simile esigenza, allora rispose: sorella mia, noi siamo nella foresta, come vuoi ch'io trovi queste cose per dartele, ma, se bisogna assolutamente ch'io ti dia qualcosa, allora offrirò te come pagamento per il segreto. fu così che Elamba Gnindjogo fu avvelenata, prima di morire disse a sua fratello: fratello mio, poiché mi hai ucciso dovrai restare a prendere il mio posto, e siccome mi hai fatto del male, sarai sempre accusato di mangiare gli uomini.. così cominciò il Buiti, società segreta degli uomini, mentre l'Ombwiri fu continuato dalle figlie di Elamba. Il culto i-bwiri dei Fang si sviluppa dopo la II Guerra, origina da costa ed estuario gabonese erede di un culto della Dea-acqua comune a tutta la costa ovest dell'Africa (Mwei, Yemajà) e dell'India (Yemalla), e promette salute e benessere ai suoi devoti posseduti. Tra i Fang, i Mbiri si invocano per il restauro psicofisico, a mezzo di riti di adorcismo, dove spiriti ancestrali (geni, antenati) che possono causare afflizioni vengono invitati a risolverli in sedute più brevi di quelle del Bwiti. Imbwri chapel per riti di cura sono spesso dirette da donne, sono gli ospedali della religione Bwiti, dove mbiri è la religione di questo mondo e bwiti è quella del successivo. Bwiti e Mbiri sono in costante fissione con nuovi templi e cappelle in villaggi adiacenti e oltre-confine, ma restano accomunati dalla fede nel potere (mana) universale, rappresentato dal Dio-Sole (Kombe) e dalla sorella di Dio, Nyingwan Mebeghe, potere della notte-Luna (Ngonde), così le loro cerimonie bwiti sono tenute dalle ore 18 alle 6 del mattino.

La terapeutica gabonese include l'istituzione dei guaritori ombwiri, dove la visione permette l'incontro diretto con gli spiriti dottori e relative genie imbwiri, guardiani, punitori e guaritori. Malattia, sterilità e morte, assieme alla curiosità di conoscere l'essenza della vita, porta le genti del Gabon a porsi sempre alla ricerca di una risposta che soddisfi i misteri dell'esistenza. Autodifesa e istinto di sopravvivenza condussero popoli come gli Apindzi a vedere le piante come doni sacri di Cielo, Terra ed antenati (oppure Dio per i Fang), per scoprire il mondo invisibile aldilà e trovare le relazioni più utili al mutuo scambio tra ecosistema locale e umanità: l'assorbimento di Alan e le visioni che provoca, sono sempre precedute da un rito di purificazione, così il msg ottenuto dal Byeri antenato, durante visioni, audizioni, divinazioni, presagi o sogni lucidi, può riguardare divieti da oasservare o azioni da fare: caccia, ricerca di una compagnia, viaggio, progetto di vita, etc; il contenuto di tali visioni è simile a quello delle visioni sotto iboga, nella cornice dei culti/scuole del bwiti e ombwiri. Sebbene Alan è riservato al capo (famiglia o clan), iboga è disponibile a tutti coloro che desiderano conoscere le cose: iboga nel culto Bwiti gioca il ruolo di trasmissione del potere spirituale maganga (axè) tra i morti e i vivi, a differenti livelli o gradi, trasferendo nelle visioni i msg dell'aldilà. Per gli Apinzi, l'attaccamento a tale piante li pone in vigilanza contro le religioni di missionari aggressivi tanto che essi dicono: capitalismo (versione estrema del monoteismo) e radice sono incompatibili. Le visioni provocate agli Apinzi hanno triplice funzione: iniziare alla scienza delle cose e della vita; scoprire un malfattore; predire l'avvenire: i morti parlano agli allievi  mostrando insegnamenti, nuovi paesi progetti e segreti (vissuti dal neofita) sulla vita e la morte; affinché il neofita arrivi a uno stato di beatitudine già qui sulla terra, il bwiti gli impone una sola condizione: aspirare alla purezza di cuore, ovvero la ricerca di uno stato di grazia posta in cima a ogni altra valore mondano. La teologia Buiti non ammette gratuità per la nuova nascita spirituale non ritiene sia frutto di grazia divina, l'umano si perfeziona da se stesso, profittando di stimolanti soprannaturali, si purifica e libera con volontà e coscienza dai suoi errori, non eredita più peccati dai suoi parenti/antenati e diviene un jivan mukta. Il contenuto delle visioni del Buiti cambia con i popoli: i Fang trovano in esso e nella sua radice una nuova forza alla coesione clanica perduta, il loro culto dei crani  (Byeri) nella società iniziatica Melan, aveva subito una degenerazione e deculturazione che lo privò della sua funzione coesiva, così, subendo il colonialismo massonico e missionario da una parte, e attirati dal msg cristiano dall'altra, usarono il buiti di Apinzi e Tsogo per tornare ad essere uniti, forti, autoctoni; essi presero i miti religiosi Tsogo e ne elaborarono diverse versioni, così ad esempio, il mito di origine della pianta sacra dove la donna pigmea Banzioku, sotto ispirazione di geni d'acqua trova la pianta e ha la prima visione, stimola nei profeti bwiti fang (seminaristi e nima na kombo, iniziati anziani) una nuova novella per l'esperienza religiosa e le visioni dei Fang usciti dalla foresta e invitati dai pigmei a piantar la nuova pianta nei loro templi di villaggi: cercata o coltivata, la gente scopre in essa sempre più qualità benefiche: aiuta a calmare sofferenze, modera fame, sete e sonno, stimola la relazione tra i sessi smorzando le diffidenze, infine è usata come mezzo per le visioni nel corso di cerimonie iniziatiche. Le guide spirituale delle nuove chiese decisero che la pianta fosse una nuova eucarestia, il corpo del bimbo Jesus e di Banzioku, così elaboraron nuove teologie basate su visioni, adottando bwiti e bwiri e adattandoli pian piano al loro clima culturale, al fianco di proprie piante medicinali come l'Ekasso: per assicurar l'efficacia dell'iniziazione per visioni, i fondatori delle varie scuole studiarono la fisiologia base dei corpi dei candidati e le risposte psichiche interiori agli stimoli esterni, così nella liturgia preparatoria lasciano spazio all'autoregolazione dei candidati, favorendo l'emergere di visioni ad personam. Il maestro d'iniziazione agirà solo per aprire nel candidato più porte di percezione ostruite, lasciando che talenti e abilità affiorino e, come in una scuola di Krisnamurti, Montessori o Steiner, l'allievo è lasciato pure in solitudine ma sorvegliato, così da lasciar parlare la sua anima che già sa cosa ottenere. Il maestro aiuta il corpo dell'allievo anche con diete e rituali che lo rendano permeabile alle sottili influenze spirituali della voce musicale (arco ed arpa chiamano gli spiriti dei morti e/o subconsci, verso cui si orienta l'allievo), stimoli che aiuteranno le future trances (sonaglio sokè apre il cammino della morte e della vita, simbolico ricettacolo del seme maschile) e, una volta aperto, l'arpa sacra ngombi guiderà l'allievo verso l'aldilà e la sua voce sarà quella divina che parla e s'incarna nell'allievo animo stimolando in lui il desiderio di unione mistica per rinascere. Ngombi parla a nome della divina natura (egnepè per gli Tsogo) disponendo il candidato all'ascolto calmo e attento, le parole che il beti pronuncia orientano la coscienza del novizio sul cammino interiore così da vedere lacune o incompiutezze che attirano altro lavoro da fare su se stesso. La parola vivente dei maestri di cerimonia (povi, nganga, beti, etc) fa lievitare lo spirito novizio e tra lui e l'allievo si crea un dialogo a due spiriti: il maestro esprime affetto materno all'allievo che a sua volta solidarizza con lui e col gruppo intero, in uno scambio di relazioni sociali e affettività, accettazione incondizionata del primo (abbraccio spirituale) e adesione al gruppo degli iniziati dall'altro. Se l'uomo nel Buiti è la dimora spirituale, i suoi corpi allora supportano tutte le manifestazioni dello spirito, così l'ammissione e la purificazione del corpo del candidato deve essere provata e accettata dagli spiriti, per mezzo dell'Oven, un albero molto alto la cui corteccia si usa come emetico (purga), così da testarne volontà e purezza di cuore. Dopo aver lavato il corpo del candidato, si somministra un decotto di piante emetiche, per vomitare i mali commessi, i mali pensieri e tutto il passato marcato da ignoranza, e dunque vizi e condizionamenti subiti, così da tornare puri come infanti (mioimio, pl.mieumieu) orivi della malizia dell'Evùs (beyem = cannibali) o i ngolengole, umani che possiedono l'evus (pl-bivus) ma non lo usano, o gli spiriti dei morti, puri per disincarnazione, dice il buiti: chi vomita si purifica.  Quando il maestro ha esaminato qtà, colore e contenuto del vomito dell'allievo, constata se è sufficiente, quindi lo prepara alla confessione orale dove l'allievo si purifica di tutti i fatti gravi per i quali può aver causato squilibrio nel suo entourage: morti, adulterio, vampirismi, seduzioni maliziose (uso finalizzato del potere del sesso), sentimenti di gelosia, invidia e durezza di cuore nelle relazioni interpersonali (inospitalità, etc) senza tenere nulla nel cuore, pena il rischio di morte causata per vendetta dagli antenati oppure la pazzia; Swiderski vede due aspetti in tale confessione: essa libera da dipendenze più o meno coscienti che legavano l'anima dell'allievo al precedente ego attaccato al possesso di beni terreni e altre cose (fama, etc); essa è una catarsi completa che crea le condizioni necessarie alla rinascita (conversione in termini religiosi); l'allievo rinuncia al passato e coscientemente si pone sulla via di un perfezionamento morale che inizierà con la visione, durerà tutta la vita e terminerà con la morte. Per render l'allievo cosciente dei suoi gesti, le liturgie bwiti e ombwiri mettono a disposizione un apparato scenico che permette all'allievo di vedersi attraverso i tempi mitici, liturgie efficaci solo nella misura in cui l'allievo s'impegna personalmente (auto motivato), ovvero egli raggiunge il suo stato di grazia solo se si mostra disposto a riceverlo. Dunque la prima condizione di una visione è la confessione che, se incompleta, lascia chiuse delle porte o rende folli, fino a che, dopo un emetico, si vomitano tutti questi segreti: furto di soldi, rancore, menzogne, gelosie, incesti vari, omicidi, vampirismi e stregoneria, per questi ultimi tre non esiste perdono di dio dicono i Fang, tranne forse il dare la propria vita per salvarne altre direbbe Gandhi. Il maestro sperimenta su di sé ogni erba e rimedio che somministra.. sotto effetto della pianta gli occhi dell'allievo sono gonfi , eventuale nausea, vomiti, convulsioni, basso controllo del corpo (che ora non oppone più resistenza allo stimolo mistico della pianta), dunque si disintegra la vecchia personalità ed emerge lo spazio per una rinascita spirituale, ma prima di ciò i corpi si trovano in agonia continua: attività mentale alterata, sprazzi di emozioni angosciose, sonnolenze; mentre la pianta agisce l'allievo si disorienta, può perdere coscienza, oscilla tra confusioni mentali, aberrazione delle percezioni, illusioni, sogni lucidi e/o audiovisioni oltre la barriera magnetica spaziotemporale. Per garantire l'equilibrio psicofisico dell'allievo, la liturgia organizza un set audio-visivo calcolato sugli effetti e sentimenti del novizio; le ultime fasi prima della visione sono scrupolosamente osservate dal Kombo maestro, anch'egli scosso da tensione interiore e pronto a intervenire con gli antidoti in caso di emergenza: a sapere se l'allievo è già partito, pungerà il corpo nei punti più sensibili come la nuca.    Nella preparazione di una cerimonia d'Iboga, è molto importante avere una chiara intenzione su ciò che vuoi raggiungere (e manifestare nella tua vita), ovvero, ciò che desideri chiedere all'Iboga. Bisogna essere molto specifici nel nominare le cose che si desidera chiedere, ad esempio: piuttosto che chiedere 'voglio essere libero', specifica le singole cose / situazioni da cui si vuole essere liberati. Per raggiungere una chiara espressione della propria intenzione, un esame di coscienza o introspezione è necessaria; può richiedere tempo, mesi forse, per identificare le situazioni esatte in cui si è immersi, oppure comprendere eventuali talenti ancora poco conosciuti o gli ostacoli che impediscono la loro fioritura nel mondo esterno: libri, canti, o altri ausili possono essere utili nel processo di auto-investigazione; qualcuno legge o canta una frase o una parola che lo tocca e fa risuonare il lui qualcosa.. Poi, serve prendere il tempo necessario per meditare e lasciare che il messaggio penetri nel proprio subcosciente, come pioggia in un campo, lavorerà gradualmente producendo la trasformazione che si cercava: l'espressione della intenzione è una parte essenziale del lavoro con Iboga.  Presso gli Apindzi da sempre esistono due poteri: religioso e amministrativo (portato dai colonizzatori europei); loro sono attaccati al potere religioso in quanto continuità con i loro antenati e base dei loro costumi e credenze: Mwiri, Nyembe e Bwiti, quest'ultima da loro sentita come religione propria. Con l'arrivo dei missionari nei villaggi apinzi, il bwiti iniziò a divenir nazionale per la necessità di una vigilanza dei loro insegnamenti religiosi tribali tanto che gli apinzi sono detti refrattari ad altre evangelizzazioni. Nella vita religiosa degli Apinzi, il bwiti ha un ruolo d'integrazione, interprete della conoscenza acquisita tramite visioni e contatti col creatore Nzambè e gli antenati, intermediari tra il mondo dei morti e dei vivi, dove i morti dimorano nel grande villaggio di Nzambè conducendo la stessa vita che avevano sulla terra; essi formano con i vivi una sola unità clanica, apparendo nei sogni, facendo conoscere la loro volontà (presagi), servendo in situazioni difficili o mostrando malcontento per date scelte. Nel Bwiti le loro reliquie sono preservate in luogo apposito e onorate con offerte: ogni famiglia clanica costruisce la sua casa del bwete, la sua mancanza indica scarsità di ambizione e dipendenza da altre famiglie per ogni iniziativa. Il diritto (sombo) di costruire e possedere una nganza, si ottiene durante una seduta di Bwiti gevanga (bwiti per stabilire un progetto), qui il capofamiglia o clan esprime il suo desiderio di costruire una nganza (mosalidiaga nganza) e domanda che gli venga accordato il diritto di possederne una.. gli assistenti gli diranno che lui dovrà versare un canone (sombo) alla società, in genere cacciagione tra cui Gesibo (antilope dormiente, sacra al bwiti), Kondo (caschi di banane) e una somma in danaro fissata dal consiglio degli anziani (ekunzu). Ricevute metà offerte, gli anziani annunciano al futuro possessore che simbolicamente deve offrire una vittima umana, per testare il suo coraggio ma sopratutto per calmare l'astio di uno o più capi influenti che pure domandano il sombo: tu vuoi possedere un nganza? bene, allora dona qlcsa di personale che tieni (oggetto caro, un animale prezioso, etc).. ciò deriva dalla credenza secondo cui il prestigio di una nganza o un tempio qualsiasi, aumenta in funzione el prestigio delle offerte e delle reliquie (vere o presunte) ivi sepolte (vedi novella del santuario sufi nel deserto), da qui lo zelo di fanatici che avvelenano un parente o forzano un aborto: il cranio di un sergente francese era famoso nei paesi Tsogo.. la credenza ancestrale che il cranio contenga tutte le forze dell'individuo si ritrova nei cacciatori di teste indonesiani e dell'Amazzonia, e residua nella pratica degli Yanomami di mangiare la polvere delle ossa dei propri cari estinti o di bere dal suo cranio; costumi simili che vedono l'uso di tibie e crani come amuleti protettivi si riscontrano un pò ovunque, dalla Divina commedia di Dante (il cranio dell'amato sepolto in un vaso di basilico) allo stemma di bandiere pirata e araldi di logge massoniche, dai miti di fondazione del Tempio di Giove capitolino (fondato appunto sul capitolium, cranio-testa) ai mausolei di noti condottieri, re, taumaturghi, santi e ricchi personaggi, le cui reliquie sono sempre considerate fonte di mana visionaria, emotiva o terribile (dente di Buddha, lingua di sant'Antonio, etc.), spesso collegati ai miti dei gemelli, ovunque considerati i terminali di un ponte che collega il cielo alla terra (caino-abele, romolo-remo, manu-lissa) e dunque già iniziati per nascita. Dato che spesso le nganza sono poste all'entrata del villaggio apinzi, per accogliere i visitatori, fungere da sala riunione, centro sociale e ricreativo, etc (i cristiani hanno le loro nganza per danze del Bwiti a masseva), alla loro costruzione furon sufficienti un pollo o il trapianto di un albero manga, ovvero una palma nana le cui foglie sono usate a coprire il tetto della nganza. Se questa è la casa dell'universo, il luogo sacro dove avviene il contatto con gli antenati e il Buiti, il pilastro centrale (guengo gn'enganza) è il ricettacolo in cui si concentrano tutte le forze vive della casa, chiave di volta in cui risiede la forza di resilienza, materiale e misteriosa (maganga) del tempio, canale del potere del Bwiti da cui emana la forza magnetica vitale (simile sia all'albero sciamanico tra i mondi, motombi in Africa, sia antenna di geronimo da cui fluisce l'orgone-num-qi) e a cui giungono le suppliche dei fedeli per la cura di corpi, clan ed ecosistemi.. tuttavia il vero passaggio al gran villaggio del Cielo (aldilà) è dato dalla corda, ronzio dell'arco a bocca che proviene dal fondo tempio (go koyi enganza), il sancta santorum degli antenati del Bwiti, cioè strumenti musicali e reliquie qui giunti in processione.  Il pilastro-totem si trova presso l'entrata e vicino la trave maestra (motondo), su di esso sono appese vari simboli e reliquie (capelli, unghia, artigli e denti felini, mascelle di coccodrillo, piume, aghi d'istrice, strisce di stoffa colorata, specchietti, pannocchie di mais, fiori), segni di spiriti aiutanti animali e vegetali a cui si domanda protezione della selvaggina, avicoli, granaglie, corsi d'acqua, etc, contro predatori selvatici, malfattori, nemici e calamità naturali in genere. Presso Apinzi e Tsogo il pilastro resta rudimentale, con decorazione a losanga che figura il sesso femminile.. presso i Fang il pilastro viene scolpito in figura di femmina fertile, a rappresentare Nyngwon mobaga, prima donna e sorella di Nzamè, mentre nelle cappelle di Libreville è ancora più elaborato, con simboli indigeni e cristiani assieme. Può venir dipinto in rosso caolino (tsingo) in occasione di feste riti solenni della vita o inaugurazione di una nganza, mentre per la celebrazione della nascita o iniziazione di due gemelli sul pilastro rosso sono dipinte due tacche tonde di bianco caolino (mpemba), giacchè bianco e rosso sono simbolo primo dei gemelli-ponte.  Come per altri popoli del pianeta, i riti di benedizione presso gli Apinzi consistono in offerte (a guadagnar favori nella caccia, pesca, piantagione, etc.) agli antenati presso le loro tombe, ai geni (anche malevoli) delle sorgenti d'acqua, foreste, arco-in-cielo nungu (simboleggiato dal serpente moduma, vipera del Gabon) e infine offerte al potere stesso (bwiti) e riti per avere la grazia attraverso i nganga del bwiti. Nel periodo di preparazione della milpa, a luglio-agosto, dopo lo smacchiamento (matemo) fatto dalle donne, viene l'abbattimento delgi alberi (dikwangi) fatto dagli uomini, atto pericoloso specie per i giovani senza esperienza. Così in questa stagione secca si cerca di prendere precauzione affinchè tutto si svolga senza incidenti; gli anziani inventarono la cerimonia Embando ya dikwangi, che ha luogo nel corso di una sessione di Bwiti wa mbando (bwiti di consacrazione), una veglia con i nganga veggenti che profetizzano sul lavoro di debbio.. il nganga consacra tutti al potere protettivo del Bwete, così la profezia o auspicio, sarà ottimista ma piena di inviti alla prudenza: Bwètè a bèndi mbe gètabè (il bwiti dice, tutto andrà bene), gli auspici invitano i giovani a fare i bravi e ascoltare i consigli degli anziani, poi il nganga incoraggia ciascuno a confidarsi, prende le sue braccia e traccia una lunga linea di caolino rosso (simbolo di vita sana) poi all'alba prende una ciocca di capelli di ciascuno (totsogè) e unghia di piedi e mani (dinèta), ricchi di forza personale mana, e confezione un piccolo pacchetto che appende al pilastro centrale della nganza (moditsaga va gnèngo gn'enganza), affidando la vita di ciascuno alla protezione del potere bwete (consacrazione per magia simpatica); poi durante la cerimonia della notte ogni uomo a turno mima l'abbattimento d'albero sul pilastro centrale, a cui è attaccata una liana (gyango): il pilastro simboleggia il motombi su cui il giovane dovrà salire durante l'abbattimento. La consacrazione (mbando) dona anche altre garanzie: se il nganga ha già compiuto riti di offerte e purificazione necessari a far ritrovare la benedizione nella pesca, caccia e milpa, e un antenato ancora impedisce questa fortuna, allora si prenderà una reliquia dal primo pesce pescato o pannocchia raccolta e si appende sul pilastro (es.piumi di polli e tacchini) per ringraziare il potere del bwiti ed esser sicuri che il defunto nulla osti, inoltre si appenderanno reliquie simili contro malfattori del villaggio o dintorni, che il potere del bwiti s'incaricherà di punire o tenere lontani. 

 Le società segrete dei nativi/primitivi sono/furono la fonte delle religioni dei misteri, dove la conoscenza spirituale si condivide tra gli iniziati che formano una comunità spirituale. Tutti gli atti compiuti durante le riunioni ufficiali di Bwiti hanno carattere sacro, poichè i bandzi riproducono e rinnovano le realtà metafisiche rivelate dagli antenati. Swiderski, nel Bwiti e nel Nyembe distingue più tipi di sessioni, secondo l'etnia, il luogo e le circostanze che motivano la riunione. Bwiti Ndea (mangiare) degli Tsogo richiama il simbolo del mangiare la carne degli antenati, sacrificio eucaristico universale comune anche alle società Mwiri presenti in tutte le etnie praticanti anche il bwiti. Se il Bwiti corrente può esser visto da tutti in quanto attira l'attenzione (folklorico), mentre Ndea e Mwiri sono pratiche di soli iniziati: tra gli Apinzi il Bwiti corrente si divide in Dissumba, a Mwèngwè, a Missoko. Bwiti Dissumba (o masseva) è cerimonia fastosa e gioiosa, pubblica o celebrativa del ritorno di un lontano parente dall'estero, inaugurazione di una nganza, etc. Masseva significa gioire, divertirsi, mentre Dissumba significa pure riscatto, dono fatto dallo zio materno per acquistare alla nipote il diritto di far parte della società degli adulti. Bwiti a Mwènguè: seduta di bwiti organizzata per la morte di un membro della società, cerimonia di lutto, rito funerario.. alla morte di un membro della comunità tutti i confratelli si riuniscono per un Bwiti Dissumba in cui si marca l'apertura del lutto e si chiama Mokukua (o Mwei) spirito sirena che arriva rumoroso e grottesco e annuncia pubblicamente la morte del defunto, domandando ai parenti di enunciare se il de cuius nella vita ha onorato tutti gli impegni presi nel giorno della sua iniziazione; esaminati quest'impegni da tutti i membri, lo zio parla dei suoi inadempimenti ed eventualmente li onora, poi tutti gridano ok e la cerimonia diviene un bwiti dissumba, se invece rimane un debito che lo zio non ha potuto pagare, si rinvia l'affare al mese dopo, nel corso di un altra sessione di bwiti a mwènguè, dove lo zio annuncia di aver onorato gli impegni: l'attesa di un mese serve a che il corpo defunto si sia decomposto così da permetterne il distacco di ossa e cranio celebrati poi in processione nel villaggio fino alla tomba/urna designata dal defunto avanti il suo trapasso. Bwiti a Missoko, dal verbo apindji mossokaga (indagare la causa), è una danza fatta dal nganga al fine di scoprire la causa di una malattia o morte, e dove le parole hanno ruolo centrale; nel caso di una morte innaturale, il nganga dovrà scoprire il malfattore che ha avvelenato il de cuius. Presa la decisione di chiamare un ganga, si invia un ragazzo come messaggero, con un pezzo di radice d'iboga (se invece si invita una curandera nyembè, si inviano chiodi-di-garofano detti mitsei). Il nganga rinvia il messaggero e conserva la radice amara che inizia a mangiare, poi va nella boscaglia a divinare: cerca l'albero Nzingo (chiodi di garofano, lauracea), taglia i suoi frutti amari e pronuncia il nome del malato (o defunto) dicendo più o meno 'Tu gussangala (albero che viene scosso) quando cadono i tuoi frutti si aprano di un so colpo, fammi conoscere al primo colpo colui che ha avvelenato tizio (qui pronuncia il nome del malato).. prima e dopo questa formula egli scuote la pianta divinatoria, intaglia un pezzo di scorza che, se si stacca d'un pezzo, ne ricava segno certo che il malato fu realmente avvelenato, così resta solo da identificare il malfattore (autopsia rituale), da questo momento il nganga sà che non si tratta di malattia o morte naturale. Dopo tali preparativi, il nganga si reca al villaggio del malato, chiama a parte due o tre anziani residenti e inizia la sua indagine, in segreto.. quella persona mancò di parola con qualcuno del villaggio? così egli ottiene il nome di possibili nemici o indiziati. Verso le 19 inizia la seduta che si svolge in tre parti: invocazione degli spiriti; scoperta del malfattore, giudizio del malfattore. L'autopsia medico-legale è molto diffusa in Africa, e in Gabon nella regione della Ngounie è spesso obbligatoria nelle società Bwiti, sebbene accettata solo per obbedienza alle norme severe, specie nei villaggi lontani dalle città, dove il controllo statale è meno presente; qui l'autopsia rituale (ricerca da parte del nganga delle cause della morte) è svolta sempre in segreto, fuori dagli occhi di etnologi e non iniziati: essa si basa sulla credenza antica e profonda nell'esistenza di un mana individuale che permette, a chi ne sovra-possiede, di realizzare azioni straordinarie e influenzare gli altri (carisma, seduzione). Tra lgi Apinzi questa forza è detta nzango, tra i Loango, Bateke e Fang è detta evur o evus, tra i Baka è detta megbe, o elima in altre etnie del nord Congo; hassina tra i Malgasci, num tra i San.. è forza neutra, spesso assimilata a un genio della lampada/bottiglia, che può stapparsi e fuoriuscire come un densoo fumo/nebbia (alito del drago in Cina), base di tutte le filosofie degli africani, indiani, cinesi, nativi australiani, americani, slavi, etc. Essa implica la fede in un mondo aldilà, fonte di tale forza creativa e distruttiva del mondo; l'essere umano, sua creatura, può accumulare in lui questa forza come anche in oggetti materiali (feticci, talismani, danari, etc), luoghi, piante ed animali di cui l'uomo può appropriarsi, cioè possedere ed esser posseduto. I pigmei Efes dell'Ituri dicono: quell'antenato ha molti sonagli/testicoli! ovvero i ricettacoli per eccellenza di elima/kundalini, dono di natura o acquisito dai parenti per via ereditaria o ancora ricevuto nel corso di una cerimonia presieduta dal nganga, oppure può essere il frutto della morte di qualcuno a noi vicino. L'autopsia ha dunque l'obiettivo di verificare se il defunto ha mangiato l'anima di altri (magari per arricchirsi), ovvero se si è appropriato della loro elima oppure se egli stesso sia stato mangiato (vampirizzato) da qualcun'altro: la forza cercata nel corpo del defunto, per dissezione, si trova sotto forma di granchio, polpo di tumore presente nelle viscere. La cerimonia, interdetta anche alle donne, pone divieto agli uomini di parlarne al villaggio, ecco allora che la sposa Apinzi sovente soffre poichè non conosce il luogo di sepoltura del marito, qualora speciali circostanze obbligano i buitisti a nascondere il corpo del defunto. 
 Dopo l'arrivo dei missionari cristiani, la cultura e società Apindzi ha iniziato a disintegrarsi avviando due tendenze opposte: lasciarsi influenzare dalla cultura consumista importata, o restare fedele alla tradizione. I capi villaggio si oppongono con forza alla religione importata, e si sforzano di usare tutto il loro prestigio per educare le giovani generazioni al rispetto e fedeltà ai costumi locali e tribali, insistendo sempre sul valore spirituale delle loro credenze e la ricchezza umana delle loro esperienze, accresciuta dalla storia della tribù in relazione all'ecosistema. Dunque la mutazione del Bwiti in una nuova forma religiosa nasce da tendenze consapevoli di persone influenti e colte, che si sforzano di dar nuovo volto e forza ai simboli e alle antiche forme di culto; persone con forte vocazione religiosa e intuizione, capaci di trovare ascolto (audience) nella gente mostrando la forza e la bellezza delle cose perenni, innovatori aiutati da  contingenze politiche e patriottiche, buoni conoscitori dell'animo umano, aspirazioni, tendenze, favole e debolezze del proprio popolo, capaci di adattare a tali bisogni le cerimonie religiose straniere entro una cornice culturale locale (glocal).. allora un cuore solo vissuto in una lliturgia di canti e danze Apinzi darà profondità mistica appagando i bisogni di appartenenza e trascendenza allo stesso tempo, amare e sentirsi amati, accettare ed essere accettati, un utopia che si realizza nella nganza.. là nel tempio dell'universo, tutti gli umani tornano nativi di una sola tribù interetnica, un solo cuore universale che fa vivere la propria religione attraverso le emozioni collettive poichè, come l'arte la musica e la letteratura, il prodotto del rituale è proprietà della comunità; così Ndeya Kanga, nuova religione mista dei dintorni di Libreville (Bakelè), usa come base il bwete dei villaggi Apinzi, ma ne muta in parte simboli e cerimonie nelle forme del culto cristiano.  Ndeya Kanga venne fondata da un giovane seminarista che trasse dai culti cattolici e protestanti tutto ciò che poteva impressionare i fedeli: così l'imitazione delle maschere riprende l'idea di una gerarchia ecclesiastica, mentre il pilastro centrale resta il centro spirituale del clan, luogo di contatto carismatico con gli antenati defunti e aldilà, e l'uso di iscrizioni latine e francesi serve a creare nei fedeli un clima di mistero e unicità. Le cerimonie notturne, tenute ogni settimana in un villaggio differente, han carattere simile alle processioni cattoliche ai santuari di grazia, sebbene composte secondo il modello delle ngosè notturne del Bwiti della selva; il luogo rituale è detto Nzimbè ed è dietro la casa del Buiti, mutato in sagrestia dove i danzatori si abbigliano e truccano per le danze. Le cerimonie Ndeya Kanga iniziano con processione silenziosa dalla Nzimbè al Tempio del mondo, sotto il suono delicato di un arpa ngombi e le salmodie ritmate a voce bassa dagli uomini.. davanti l'arpista avanzano i bimbi del coro provvisti di sonagli per pulire la strada verso l'altrove, al passaggio la folla s'inginocchia come al santo sacramento, dove Dinzona (con in grembo la radice) è la dea luminosa doppiata con la Vergine universale. Entrando nella cappella Ndeya Kanga, si saluta il luogo sputando più volte: saliva, seme, sangue, unghia, capelli..tutti partecipano alla forza vitale, cosi gettarli a caso significa disperdere quel mana che qualcun'altro potrebbe raccogliere e usare per nuocere, invece mettendoli sull'altare o sputando su di esso si compie un sacrificio personale (offerta) al genius loci ed antenati. A inizio cerimonia si distribuisce la radice amara agli assistenti che la mangiano per conservare la lucidità necessaria alla lunga veglia; i danzatori hanno già mangiato tutto il giorno in gran qtà. Più tardi, verso le 2 del mattino, dopo una lunga gestione con gli antenati, si distribuisce di nuovo la stessa pianta, ma stavolta sotto forma di decotto da bere, e si canta sempre nella lingua liturgica apinzi. Le antiche danze in parte son trasformate in deambulazioni aventi triplice scopo: mezzi per entrare in estasi e contattare gli antenati, mezzo di guarigione per i malati, e mezzo per esprimere la gioia pura. Le danze di guarigione del Ndeya Kanga hanno stesso carattere di quelle di un Bwiti a Missoko, durante il loro svolgimento i pazienti sono sdraiati a terra attorniati da candele accese e in attesa del miracolo della guarigione, recitando eventuali formule e mantra. Principe Birinda della tribù degli Eshira provò a dare a questa nuova branca religiosa una base filosofica mista: greca e personale.. così la trinità cattolica nella versione Ndeya Kanga diventa la dea luminosa Dinzona che appare in tre persone nella bibbia di Birinda: un lunedi di Pasqua i fedeli del Ndeya Kanga organizzarono una loro processione al santuario della Maria Vergine di Libreville da loro venerato come Dissumba, ma furono presi a sassate dai fedeli cattolici che non compresero. Oggi la forma di Bwiti sincretico della Ndeya Kanga ha valore nazionale gabonese, in quanto inter-tribale sebbene praticato sopratutto dai Fang, mentre il Bwiti di Apindzi, Tsogo e Sira, conserva un carattere clanico e locale anche nelle grandi città del lavoro, al punto che la rivalità emerge nella gara delle danze bwiti, dove ciascun gruppo, scuola o lignaggio valorizza apporti del proprio folklore.. scrive Swiderski: se si vuole conoscere meglio le basi filosofiche del Bwiti e la sua funzione prima, bisogna andare nei villaggi degli Apinzi lontani dalle città, dove il bwiti della selva, sebbene esteriormente più semplice, possiede un carattere più legato alla terra e alla sacralità del rapporto tra umani, creature ed ecosistema locale e cosmico.. a loro modo cmq, tutti i bwiti sono guardiani e interpreti della tradizione degli antenati, conservano cioè principi etici che accomunano, ed elementi culturali che invece distinguono e fanno unica una tribù dalle altre; come altri popoli d'Africa e del mondo, la tribù degli Apinzi si sforza di salvaguardare il carattere particolare e africano della propria cultura.. sebbene le nuove istituzioni di clero e Stato hanno già ridotto l'importanza pedagogica e sociale del Bwiti nell'organizzare imprese culturali collettive, con tentativi di parroci e abati Apinzi di adattare cerimonie Bwiti a liturgie per future parrocchie-scuole nei loro villaggi.. sebbene si installano elettricità, ipermercati, antenne radio, cinema e televisione, che pian piano corrodono le antiche credenze negli spiriti buoni e malevoli delle acque e foreste, creando nuovi bisogni di consumo, nuovi clichè culturali, nuove paure e nuove malattie psicosociali urbane e globali, nonostante tutto questo, la forza del Bwiti primigineo cerca nuove strade percorrendo all'inverso le vie dagli europei, migra e traversa il mare, pronto a curare i tanti malati di ipermodernità, a ridare vita con la sua radice al battito del cuore esausto d'Europa: come rilevò Jung, i vecchi demoni e Dei sopravvivono nel subconscio, in scene teatrali popolari, in fiabe e racconti.. e i canti d'arpa ancora evocano l'antico passato africano degli Apinzi, uno dei tanti patrimoni di vita dell'umanità, ab'origen.