Martedì, Ottobre 20, 2020

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Maschere e musica nei regni Kongo e Loango (detti Luso-congolesi)  (vedi pdf: Arte tra riti ed estetica dell'Africa Subsahariana)

nelle zone di influenza culturale Kongo l'arpa cede il posto al pluri-arco, fatto con corde di crine di elefante o fili di palma e affiancato a tamburi, xilofono, scacciapensieri, flauti, sonagli e campanelle tintinnati a cavigliere, polsiere, braccioli, cinture e spalliere tunguse.. il pluriarco dei Vili del Congo Brazzaville (antica Loango) è detto nwonbi, mentre in Angola è detto nsambi e accompagna le danze Ndembo di San Salvador, la sola musica ammessa al paese dei morti, dove gli iniziati al ndembo la danzano.. Nsambi è strumento mediatore con i bakisi nella danza Liboka di Loango, simile al Bwiti del Gabon: dura tutta la notte e il pluriarco ha il posto dell'arpa.. alte capigliature di piume sono indossate dai Nganga Vili della Liboka e trovano analogia con la tiara di foglie di banano portanto dal nganga Tsogo specializzato nelle danze divinatorie del bwete misoko

Il cristianesimo lusofono aiutò la propagazione della civiltà Kongo, intervenendo nelle battaglie religiose tra le varie fazioni pro e contro la costruzione di chiese e cattedrali: Clemente VIII decise di creare una diocesi nel territorio Kong, dove il 20 maggio del '596 la chiesa di San Salvador divenne cattedrale, cioè cattedra sulle altre, che necessitò di 700 schiavi domestici e finanziamenti da commerci poco legali, dove il clero locale venne formato da canonici, francescani, dominicani, gesuiti, carmelitani, agostiniani.. la domenica e i giorni di festa gli africani facevano servizio divino nelle chiese di tutte le colonie, riproducendo i fasti musicali religiosi dei centri europei (Spagna, Bisanzio, etc.), con canti polifonici e tecniche d'improvvisazione, che si fusero alla polifonia africana dando vita a una convergenza di stili e melodie di due continenti.. la polifonia della costa dei Gabon somiglia bene ai cori delle società iniziatiche femminili Myene, dove l'improvvisazione presenta la successione: versetto libero lanciato alla maniera gregoriana, e salmo responsoriale polifonico; nei canti del Gloria la struttura melodica dei versetti segue la forma ad arco luso-gregoriana dove la tipica africana è discendente. La risposta è invece una coloratura magnificata attorno alla voce principale, stabilita sulla scala musicale dei Myene, e realizzante un'armonica fusione tra polifonia africana e stile ecclesiastico lusitano. L'incontro tra culture europee ed africane (Egitto, Abissinia, Kongo, Ashanti, etc.) sotto il segno cristiano degrada nell'epoca della Tratta, quando popoli nordeuropei contrastano il monopolio portoghese dei commerci e l'evangelizzazione di francescani e cappuccini inviati da Roma nel '645.. Il commercio triangolare (europa, africa, america) venne in qualche modo mitizzato nel viaggio con piroghe aldilà, dove i figli dei capi clan locali salivano a bordo delle navi alla volta dell'Europa e Americhe, e molti, seguendo studi nelle università gesuite, divennero medici, seminaristi e avvocati.. dopo la battaglia di Ambuilia ('665)  i portoghesi lasciano SanSalvador e il cristianesimo pian piano scompare dal reame.. la tratta degli schiavi emerge forte e si concentra sulla costa di Loango e l'estuario del Gabon, gestita sopratutto da olandesi, francesi e inglesi, guidati dal protestantesimo capitalista e orientati al nuovo mondo di piantagioni-ghetti, snobbando il metissage culturale dei lusofoni. Poichè la civiltà Luso-congolese funzionava con molteplici intermediari, alcuni gruppi di neri autoctoni conservarono il cristianesimo meticcio e sincretico voluto dal primo clero alla corte del Makongo, così, fuori dal controllo straniero, diverse chiese e cappelle sincretiche sopravvissero e furono ritrovate secoli dopo: missionari francesi scoprono una comunità a Maguenza, una colonia di abitanti della provincia di Sonyo che, traversato il grande fiume, vennero accolti dal re di Kakongo e invitati a stabilir qui il loro quilombo; altrove i cappuccini italiani trovarono cappelle della vergine e san antonio con meticci e neri che intonavano canti e cori nella lingua locale, finito un canto ne iniziavano un altro, in una seduta assai lunga: contenuto dei canti, tono di voce e attitudine, tutto esprimeva il sentimento dei cuori penetrati (coeurs penetrès), del cuore unico di un gruppo e del metissage culturale, ideale del rinascimento.. nel '856, in viaggio dal Brasile al Gabon, Du Chaillu descrive un identica civiltà musicale congo-lusofa su entrambe le coste dell'Atlantico, ovvero una devozione popolare latina che accoglieva e si fondeva con le analoghe forme delle religioni animiste africane, devozione popolare pure denigrata dai puritani protestanti, che descrivono ad esempio la cappella di Mayumba sulla costa di Loango, come casa di un feticcio magico, una statua in legno di una vergine con una cavità in cui erano poste le reliquie di capi di un locale lignaggio aristocratico, un po' alla maniera delle urne cattoliche o degli shorten tibetani, la statua in legno era ricoperta di specchietti e adornata di piume, fiori e candele votive. In Africa, la storia della Tratta ebbe profonde ripercussioni sulla mentalità e strutture sociali esistenti, creando nuove aristocrazie locali e la penetrazione di beni di consumo e vanità economiche e culturali dall'Europa barocca, oltre a crear un senso di colpa e insicurezza generale, tradotta nell'aumento di  pratiche di sorcelleria e sfruttamento; gli europei, portatori di questa malattia mentale e sociale, trasformarono la schiavitù domestica (servitù) tradizionale in un traffico aberrante: Cavazzi, missionario cappuccino  italiano, denuncia l'inumanità degli africani che vendevano i loro parenti spacciandoli ai mercanti di schiavi come loro servi domestici al fine di ricavarne beni di lusso delle corti europee.. così, nell'epoca dei lumi, la schiavitù umana fu l'amaro frutto del lusso e smercio che affaristi europei ed arabi, portarono sul continente africano. Al tempo in cui Loango divenne stato di corte, i Vili s'imposero come rappresentanti del mondo di ricchezza al-di-là dell'oceano che, nell'immaginario Tsogo, diverrà il paese dei morti, dei bianchi e della loro ricchezza (simile ai Cargo cult dei papua-melanesiani). Nel '600 i Portoghesi organizzarono il commercio interno con intermediari detti Pombeiros, meticci o neri di Angola e Loango, che portavano merci a Pombo, nel regno dei Teke, scambiando avorio e poi schiavi. I Vili si specializzarono in questo, così dal '630 al 793 acquisirono fama di ambigui trafficanti di tutto. A nord, sud ed  est del Kongo furon conosciuti col nome di Mubiri, parola pregna di significato magico e panico. Vi erano Mubiri installati a SanSalvador e nomadi nell'interno dell'Angola, che il governo di Luanda comparava a zingari senza legge. I Vili marciavano attraverso foresta e montagne in carovane, e i loro principali mediatori furono i Punu di Myanga, i Lumbu di Mayumba e gli Nkomi di Fernand vaz, che nel massiccio de Chaillu si procuravano individui Nzabi, Tsogo, Sango e Povi, mentre sull'estuario del Gabon fecero alleanze con i Mpongwe. A nordest del massiccio centrale del Gabon c'era una nazione di pigmei che si chiamavano Baka  (De Chaillu nel giugno del 864 li incontrò e li battezzò Babongo), loro intrattenevano la corte del re di Loango (paggi, indovini e maghi) e fungevano da guide per i Vili e altri Bantu in migrazione (nei rituali questi pigmei vennero associati ai Vili). Mentre i Baka del nord Gabon praticavano spontaneamente il canto yodel, i Babongo del massiccio lo ignoravano, anzi la loro musica era prossima a quella dei Vili/Mubiri di Loango, acculturazione subita a corte coi mercanti della Tratta; questi pigmei persero la loro lingua ma non la loro musica, così la presenza di questi pigmei deculturati nel massiccio richiama una loro discendenza da quelli presi a servizio nella corte del Ma-Loango e dei governatori delle provincie vassalle come Ma-yumba (Ma-yombè è re dei yombè). Nella casa di culto della capitale Mani mayombè, esisteva una statua femminile (feticcio e reliquiario) in legno, chiamata Maramba, che notabili portavano sempre con sé e credevano solo nella sua legge: l'esploratore Battle vide 2 idoli,  uno nkisi di Loango detto mokisso (nkisi a Loango son detti Boio e nel Kongo mbumba) e un kikoko (tchiko:ko, sinonimo di buti, plurale mati), una piccola madonna nera posta in una cappella, che a volte nella notte si destava. Un altro mokisso / boio era Combieri, ovvero una donna che viveva nella casa di una vecchia sibilla detta Canga (alias nganga). Combieri parlava da sotto il suolo. Tra Lumbu (eshira) e Vili ancor oggi esiste il confine dell'arpa del buiti e del pluriarco del Boio, confine sud del Gabon.

 Sacripanti ipotizza che gli insegnamenti dei preti cattolici romani erano il segreto del potere terreno del Re del Kongo, trasposto nella religione degli Nkisi (detta nkissismo dall'esploratore Kingsley), come mezzo di potere politico superiore alle altre religione locali (tattica di Padmasambhava). Nella cultura Myene del Gabon gli nkisi sono spiriti e geni detti i-mbwiri. Il culto degli nkisi fu importato dalgi emissari del Fumu Kongo nelle regioni vassalle, così nell'ovest Gabon mbumba è culto di origine esterna portato dai Vili all'epoca della Tratta per esercitare il loro potere e ascendente di ricchezza, sebbene la rotondità del ventre femminile di Mbumba rinvia al potere di fecondità e cura del primitivo culto animista: il termine mbumba (o mboma, bombo, Ya Mwei dei Tsogo) è sinonimo di mokisso, oracolo di stato, un essere capace di fare bene o male e comunicare la conoscenza del passato, presente e futuro. Mbumba bwiti è testa e tronco di donna in legno, sovente posta su un tavolino in una nicchia simile alle edicole cattoliche, assieme a strumenti di musica sacra e a uno specchio; presso Lumbu, Tsogo e Sango si trovano mbumba bwete più piccoli, reliquiario di antenati che rinvia al mondo dei ba-kisi (sing. nkisi) del regno Kongo-Loango:  

(quartine in versi

il nganga: Tutti i preti del regno luso-congolese eran detti Cangas o Engangas, dove nganga, in tutte le lingue bantu, significa: Divino Guaritore: un buon Nganga aiuta il lavoro della medicina nei corpi dei partecipanti suonando musica e cantando, narra di spiriti antenati (mighonzi 先民), vicende accadute nei villaggi, cure e rimedi ai mali. Nganga ha più traduzioni (erbalista, guaritore, prete, etc) usate in molte società africane anche della diaspora (Haiti, Brasile, Cuba, etc), tutte derivate dalla parola ganga che in proto-Bantu indica il verbo conoscere, sapere, abilità. A Kongo si chiamavano canga tutte le persone che possedevano abilità di comunicare con l'altro mondo, divinare le cause di malattie, carestie, squilibri ambientali, disordini sociali, oppure preparare rimedi e soluzioni con medicine naturali e sovrannaturali. Quando il Ma-Kongo fu convertito al cattolicesimo dai portoghesi, la parola ganga venne usata per tradurre sia i preti cattolici che i mediatori spirituali tribali: nel moderno Kikongo tutti i preti cristiani sono spesso chiamati Nganga, Nzambi, o preti di Dio. In sud Africa il nganga ha un ruolo medicinale che differisce dal quello del Sangoma, quest'ultimo dialoga con gli spiriti. In lingua Swahili, mganga indica un medico qualificato o un curandero. Nella religione Vodou di Haiti, nganga diviene Houngan (alto sacerdote), così distingue i primi dai secondi. A Kongo-Loango  i ganga erano responsabili della ricarica dei Mi-nkisi (dottori, divinatori e propiziatori di caccia, guerra, colture, amore, etc) affinché racchiudessero il potere magico o spirituale (mpungo) da impiegare nei culti di stato e di cura, la loro tradizione è rimasta nella maggior parte dei popoli dell'area. Nkisi sono ricettacoli di forze ambivalenti, ognuno ha specifico potere: ci sono quelli associati al cielo e mascolinità, quelli associati alla terra, acqua e femminilità; vi è pure mbumba, antico oracolo regale dell'acqua; altri minkisi han funzione di reliquiario, piccole urne a forma di fungo o animale che la cultura luso-congolese associa ai luoghi di sepoltura degli antenati. Nkisi oggetti concentrano forze in statuette, strumenti musicali, urne, scatole, etc. Sacripanti scrive: Mbumba è uno nkisi della terra con due modi d'azione: mbumba:si e mbumba-ma:si, corrispondenti alle possibilità di azione nel dominio mascolino o femminino. I ganga del mbumba sono di solito uomini mentre di mbumba-ma:si sono sopratutto donne-sibille. Mbumba può agire come talismano contro la sorcelleria indotta da gelosia, e accordare fecondità alle donne, oppure produce problemi tipici alle sue vittime, un rigonfio del corpo e più accentuato nel ventre. Esso è invocato con la campana di legno: le feste in onore di Bombo vedono tamburi a terra battuti con manie e piedi, e in queste assemblee le sue figlie dipinte in rosso e bianco caolino danzano con movimenti che ricordano elfi, folletti e sibille zoccolanti furiose (su stimolo mascolino danza il femminino).  Tra gli Eviya della Ngunie, mbumba / mboma è un talismano di ricchezza la cui acquisizione richiede il pagamento di un tributo; un missionario anni '30 scrive:  statue e crani di antenati (la pantera è un totem progenitore) riposano assieme su un altro feticcio detto mbumba, un serpente rosso che a forza di incantamenti diviene una chimera metà umana e metà animale: il ganga mbumba può invocare un dato nkisi solo se possiede la Ntchama Buti, ovvero un pitone delle piogge (ntchama significa  arco in cielo, buti) è un aura / chimera infusa al nganga); a Mayumba i braccialetti in rame (milonga) son simbolo del Pitone arcobaleno e servono a incantesimi, ecco una preghiera tipica: svegliati Mbumba! mbumba! feconda l'arcobaleno bambino, là mbumba, accresci la sua pioggia sulla terra, il mbumba nell'acqua. Il mito di origine del Boio dei Vili è simile a quello degli nkisi e mwiri: le donne l'han scoperto nel fiume ma poi fu preso in monopolio dagli uomini, ora il Boio è guidato da un ganga femminile, dove intervengono voci ventricolari. 
I minkondi (singolare nkondi), spiriti dell'alto astrale, s'invocano per scovare e punire i criminali: grandi minkondi vengono spesso posizionati all'ingresso dei villaggi bagongo al pari dei feticci indocinesi e dei bulul austronesiani. I minkisi contenitori (dotati di nicchia interna in cui deporre gli elementi dotati di mana), possono esser fatti con diversi materiali e forme: conchiglie, corna svuotate, vasetti in ceramica, sculture di legno.. un soggetto comune è Kozo, il cane a due teste, eco di Anubis, che nella mitologia congolese guida l'uomo nell'aldilà. Nei minkisi di forma umana o animale, la nicchia è posizionata all'altezza del ventre, luogo del corpo che contiene lo spirito vitale. Gli elementi inseriti nella nicchia possono essere molto vari, e vengono scelti in funzione del potere magico associato che deve accordarsi con lo scopo del feticcio: l'associazione tra un elemento e il suo potere magico spesso si basa su assonanza di nomi: luyala (pezzi di frutta) in lingua kikongo suona simile a yaala (che governi), oppure tondo (funghi) suona simile a tondwa (sia desiderato), etc, analogo al linguaggio yosto-yosto usato dai curandero dell'Amazzonia. Il Mbumba bwiti dei Sango è variante del celebre reliquario dei Kota del nordest Gabon (detti Teke), fatto in lamelle di rame (a mo di specchi) e chiamato Bwete. Il mbumba dei Tsogho è una statua tronca di legno rosso motombi, ventre un po' bombato e sulla fronte una placca di rame che sposa le linee delle sopracciglia e occhi, fatti con specchietti. Così il significato della parola Bwiti rinvia al Bwete dei Kota e al Byeri dei Fang: un fatto linguistico noto è che la r diventa t, dal nord al sud Gabon (byeri, bwete), così la società iniziatica del Bwete Tsogo è dunque un reliquario di antenati, mentre l'eboga che dona le visioni è come l'alan che fa vedere gli antenati ai Fang. 

Jean-Claude Cheyssial, film-maker francese, dagli anni '90 ha prodotto documentari sull'importanza della foresta e il ruolo del nganga nella società Gabonese. Culti e pratiche animiste soffrirono molto la censura dei missionari, che insegnarono alla gente la vergogna della propria cultura convincendoli a distruggere gli strumenti della loro identità, tipo maschere e mezzi musicali religiosi. Così la frequenza dei rituali è diminuita molto e con essa l'attenzione verso gli ecosistemi naturali. Il nganga è un terapeuta tradizionale che ha speso anni a studiare l'arte della cura e i legami tra questo mondo e l'altro (o subconscio). E' il nganga che gestisce l'iboga e gli altri rimedi della foresta, ma non ha potere assoluto, è un uomo con le sue debolezze umane: il dono del nganga è nella sua abilità empatica a sentire il malessere delle persone, e la sua intima conoscenza della foresta lo abilita a preparare i rimedi. Un nganga ti dirà che gli umani e la foresta sono una cosa sola, e che ogni cosa nella selva ha il suo importante ruolo nell'ecosistema, dalle termiti e api fino ai pitoni e pantere. Nei testi bwete Tsogo le api partecipano ai miti del seme: piccanti, brucianti e sinonimo di magia, come le scottature causate dalle torce Iyo che accompagnano le danze acrobatiche binalo, scottature e punture indicano allora un responso dagli spiriti secondo la domanda posta. Arnie e nidi di uccello-tessitore sospesi all'entrata dei templi richiamano anche i ronzii dei sonagli che aiutano a transire e il mana dei crani di Gorilla anziani, riveriti e  posti presso l'entrata. 

Il nganga Mallendi Boussengou, di etnia Tsogo, parla della poliedrica religione Buiti e la sua pianta sacra, entrambe presenti nel suo paese natale, il Gabon, e da li diffuse in altre parti del mondo. Lui, un nganga riconosciuto del Bwiti Ngenza più volte invitato in Europa a tenere dei seminari di cura, specie in Francia al castello de Liviers, durante la cerimonia aiuta a capire i motivi che i candidati portano dentro: il giovane Sebango dall'infanzia melanconica, sognò di entrare in un nuovo mondo a bordo di una piroga, a cavallo di un tronco alla deriva nel fiume; prima pensò che fosse alla fine della sua vita, poi, entrando in una baia, vide un negro che lo aspettava, così il suo cuore si riempì di gioia e speranza: mio Sebango sii assertivo, lascia la rabbia, crescerà l'autostima; in tè ci sono maestri, totem animali. Sesto ricorda il suo primo incontro con il nganga Mallendi, durante un congresso sulle piante medicinali e la cura delle addiction, poi cita l'abile suonatore d'arpa, papà Nzengui, il cui suono gli ricorda il mito dell'eroe dai molti volti che viaggia con coraggio, in tutte le leggende, al cuore del problema, in cerca di un messaggio risolutivo.