Lunedì, Ottobre 19, 2020

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Pietro Sarvognan di Brazza nel Regno dei Teke / bateke  (scarica pdf: Arte tra riti ed estetica dell'Africa Subsahariana)
versi dell'esploratore scalzo: O terra del sole / Congo misterioso / O splendida valle / del re Makoko / cantate la fama / del comandante / monsieur de Brazzà.
Da cento anni l'Africa narra la sua leggenda e lo chiama nelle tenebre al suono del tam tam. Pietro l'italiano, l'esploratore buono, il bianco che nel '880, al termine di una lunga marcia di pochi uomini nella giungla, in una magica notte di luna, scoprì il fiume Congo vasto come l'oceano. Savorgnan di Brazzà, la maschera del colonialista gentiluomo che marciava scalzo e disarmato, ma metteva l'alta uniforme per incontrare i re color dell'ebano, che aveva dato alla Francia l' ultima fantastica terra incognita, ma dalla Francia era stato ripudiato per aver messo il dito sui crimini dello sfruttamento coloniale. I tam tam salutano lo Spirito dell'eroe che torna sul suo fiume, nel luogo che porta il suo nome, Brazzaville capitale della Repubblica del Congo. Le sue ossa, traslate dalla tomba di famiglia ad Algeri, sono state portate nel mausoleo in marmo italiano, e il 3 ottobre le genti d'Equatore gli portano omaggio solenne, dagli stati circostanti affluiscono tribù, re, capi di Stato, anche dalla Francia: qualcuno manomise la cripta dell'eroe per rubare alcune ossa, così i rappresentanti delle tribù Teké, che Pietro incontrò nella seconda esplorazione, denunciano l'incursione dei poteri forti congolesi con apposito aereo da Brazzaville per prelevare parte dell'ambita reliquia, e celebrare lo Stato per coprire i nuovi affari con le multinazionali. I Teké, vorrebbero seppellire le reliquie solo nei propri territori, mentre il presidente congolese cercò di farne il simbolo di unità fra le tribù divise del Congo. Attorno a questa maschera si riaccende il Grande Gioco in terra d'Africa: verità sommerse, crimini e dossier criptati, scandali e furti; come in tutti i gialli bisogna cominciare dalla fine, '898, quando la nostra maschera, quarantacinquenne, carica di gloria e invidie (quattro storici viaggi alle spalle), prende una nave per la Francia e scopre dai bollettini ufficiali di essere stato destituito dalla carica di governatore del Congo; uno sgarbo dalle lobby. Lui, l'europeo che aveva svelato in quattro viaggi il segreto di un continente, era ora inutile, tolto di mezzo per dare nuove terre in concessione, così Pietro, sdegnato, decide di chiudersi nella dolce Algeri, sua seconda patria. Si sposa, fa tre figli, ma è minato dall'amarezza e dalle malattie equatoriali, gli restano da vivere pochi anni; esce dal silenzio nel '901, quando Parigi pubblica un libro di elogio sulla politica della Francia in Africa. Pietro si indigna, vuole raccontare la sua verità, mette a punto una contro-relazione: se si divide il Congo in concessioni, presto si rovinerà tutto, è come se si mangia orzo quando è ancora erba. Il suo esplosivo documento s'insabbia, mentre trapelano notizie di orrori (indigeni fatti saltar con dinamite e copertura del governo sui funzionari responsabili, poi nasi, mani e piedi tagliati col machete, fustigazioni con pelle d'ippopotamo, rematori affogati, ostaggi lasciati morire ammassati in baracche, villaggi sterminati con la mitragliatrice, con la scusa della legittima difesa) e nel Congo belga gli uomini di Leopoldo fanno pure di peggio. Scoppia lo scandalo, i giornali sparano titoli forti, la Francia chiede verità e il governo traballa.. così, per calmare l' opinione pubblica, Parigi richiama in servizio l'eroe, per svolgere un' inchiesta sul terreno, ma lo circonda di funzionari pronti a depistarlo. Pietro ha mangiato la foglia, ma accetta egualmente: con letto e scrivania da viaggio parte, si muove felpato, capisce di avere ancora la fiducia dei neri; così, in un ballo tribale organizzato in suo onore, lo sciamano dei Teké gli fa capire a gesti, danzando, che ci sono prigioni e reticolati in cui la gente muore; Pietro Savorgnan capisce il messaggio criptato e può muoversi nella direzione giusta, verso le regioni del Nord, teatro dell'abominio. Pochi mesi dopo, a missione compiuta, s' imbarca per la Francia per raccontare ciò che ha visto, è esausto, tutti gli hanno remato contro, l'atmosfera è ostile, lui scrive una relazione e la chiude in un cassetto della scrivania portatile: il testo conferma le atrocità e accusa un sistema di sfruttamento (non persone), lui ha capito che il problema è politico-economico, non criminale. Hannah Arendt scrive: c'è un sistema che si serve di pionieri e uccisori di draghi, e poi li sostituisce con burocrati assassini, stessa pasta degli aguzzini di Auschwitz. Brazzà era un sognatore che aveva cercato il Congo dopo aver visto carta dell'Africa; a Parigi molti vogliono che quel dossier non arrivi mai. Pietro, già debilitato dall'ameba, si ammala e  vien sbarcato con febbre a Dakar, dove muore il 14 settembre '905, mentre il dossier viene sottratto da un funzionario e insabbiato: la stessa mano che occulta, glorifica. Parigi proclama voler seppellire Brazzà al Pantheon, ma la moglie rifiuta l'onore, utile solo ad alleggerire la coscienza del potere, così Pietro è sepolto ad Algeri, nella sua cara Africa e la Francia si auto-assolve con fiumi di retorica, mentre inaugura la mitragliatrice proprio  contro gli indigeni congolesi; l'Italia pur ignora la lezione  del suo grande figlio, e s'imbarca nell'avventura africana che finirà nel disastro di Adua, mentre  la Grande Guerra infiamma l'Europa e le potenze industriali, affamate di colonie, inizieranno a divorarsi tra loro; tutto continua come prima: il fascismo usa i gas contro l'Etiopia, spedisce in Africa proconsoli assassini e dimentica il mite Pietro Savorgnan, scopritore del fiume Congo, che pure aveva surclassato in stile i più famosi Stanley e Livingstone.. ancor oggi a Parigi,  i nipoti della lobby coloniale coprono di silenzio la denuncia dell'esploratore rompiscatole: lo sfruttamento selvaggio del Pianeta da parte di un collettivo del capitale, mentre i pronipoti del mitico re Makoko vivono da barboni a Parigi, clandestini come Romaric N'Guaioulou, figlio di re Gaston, finito ucciso nelle guerre intestine della Repubblica del Congo. Gaston N' Guaioulou aveva rilanciato la figura di Savorgnan per ridare dignità ai Teké, popolo antagonista al potere assoluto di Sassou N'Guesso. E oggi, esattamente come il padre e gli antenati, anche Romaric ha nostalgia del Grande Spirito Bianco, e vorrebbe che alla cerimonia del mausoleo fosse presente tutto il suo popolo, discendenti di chi, oltre un secolo fa, incontrò l' esploratore nella foresta. 

Il 3 ottobre l' Africa Nera onora un bianco del tempo coloniale, esploratore scomodo che la Francia ingrata destituì per avere mano libera sul caucciù, il legno e il petrolio. Se il colonialismo avesse seguito la strada di Pietro esploratore scalzo italiano, e non quella feroce e sfruttatrice dello scozzese Stanley, l'Africa non sarebbe diventata il continente dei genocidi etnici e della fame, e l'Europa non si troverebbe di fronte a riflussi di terrorismo, conflitti di civiltà, invasioni di clandestini e banlieues in fiamme.. se a Parigi e Marsiglia i rappers franco-congolesi urlano rabbia per il tradimento di liberté, égalité e fraternité, in Africa la leggenda dell'eroe bianco torna e cresce, i bardi africani celebrano le sue avventure sotto la luna e ne fanno il simbolo vivo di una vera libertà, eguaglianza e fraternità, fugando le paure che son come le stelle, ci sono sempre anche di giorno, solo che di notte brillano più chiare.

Téké o Bateke, noti anche come Tio, sono un'etnia bantu presente nella Repubblica del Congo, (20% della popolazione) Congo Zaire e nel Gabon.  Lo Stato Teke era chiamato dai Portoghesi col nome di Anzico (uno dei titoli del mani Congo nel '535) poi nel '620 il regno Anzico divenne indipendente fino alla conquista europea nel '875. Il sovrano del regno Teke ebbe il titolo di Unca Macoco, e i suoi riti d'intronizzazione erano simili al quelli del Ma Loango, discendenti ambedue dal primordiale clan Nguunu. Il defunto Presidente Omar Bongo era un Teke, si chiamava Bernard prima di convertirsi all'islam nell'anno dell'ingresso del Gabon nell'OPEC: molte foto lo ritraggono assieme al Papa Wojtyla, Fidel Castro e Mao Zedong. Il mezzo milione di Teke della Rep. Del Congo sono chiamati Mbéti, Tégué e Nzabi.  La leggenda li vuole comuni discendenti da Nguunu, antenato della maggior parte delle popolazioni del Congo. Successori dei pigmei (négrilles) nell'occupazione del Congo-Brazzaville, i Teke discendono dai fondatori del loro Regno, storico rivale del Regno Kongo. Makoko di Mbé (Mbé è capitale del regno, mentre makoko è il titolo del sommo patriarca o nganga di una tribù di etnia Teke) firmò il 3 ottobre '880  uno storico accordo con Pietro Savorgnan di Brazzà, dove il Makoko di Mbé mise il suo regno sotto la protezione della Francia: Il Makoko, spinto dai commerci e dalla possibilità di indebolire i suoi rivali, firmò il trattato e permise un insediamento francese a Nkuna (ribattezzata Brazzaville), sulla riva destra del fiume Congo, due anni dopo Parigi promulga la legge che ratifica il trattato d'amicizia, e stanzia i fondi per una nuova spedizione. Pietro, tentando di raggiungere l'oceano da Franceville, scopre infine le sorgenti dell'Ogooué coronando un sogno, poi, di ritorno in Francia, rende note le sue scoperte con riunioni pubbliche e stampa. Un anno dopo il capo tribù della riva sinistra firmò un Trattato con Henry Morton Stanley, sancendo la propria indipendenza dal Makoko di Mbé e ponendo tale riva del fiume sotto la protezione anglosassone.
   In Gabon i Teke sono una minoranza, circa 54.000, stanziati nella provincia di Haut-Ogooué e noti per la produzione di monili, oggetti decorati e scultura di maschere e statuette destinate a riti apotropaici o raffiguranti antenati, dove il corpo dell'oggetto è scavato per consentire l'immissione di sostanze magiche o medicinali. Il fiume Ogooué nasce nell'altipiano Batéké e attraversa per 1200 km il Gabon, bagna Lambaréne e sfocia a Port Gentil, seconda città grande: ma prima passa l'Amazzonia africana e l'altipiano du Chaillu, in cui raccoglie l'eco di musiche armoniose del Buiti, mentre donne e bambini camminano ai bordi della fitta foresta, sul ciglio di arterie stradali nazionali, là dove si incontra la linea virtuale dell'equatore e si cambia spesso emisfero. Un tempo le terre bagnate fiume Ogooué, abitate da popolazioni pigmee e altre etnie, erano accessibili solo per via fluviale: re Nkombé nel '866 aprì le porte del suo villaggio, Adolinanongo, ai primi europei, poi dopo la sua morte cade in disuso fino all'arrivo di Schweitzer e dell'ospedale per lebbrosi che vi costruirà. Lambaréné è il sito più conosciuto e visitato del Gabon, già prima dell'arrivo del dottore, filosofo e premio Nobel, perché crocevia di scambi sul fiume e sui laghi circostanti, teatro di numerosi scontri etnici e sede strategica della tratta. Il dottore è sepolto sotto un albero, accanto alla moglie, nell'ospedale-villaggio (ora gestito da una Fondazione), che lavora alla ricerca di un vaccino contro la malaria e accoglie i forestieri offrendo loro anche la possibilità di coltivare un orto, mentre le donne pescano, aironi e cormorani volano su siepi rigogliose di papiri, foglie parassite si avvinghiano agli alberi da selva e, sul fiume, rimorchiatori trascinano legni pregiati, masserizie e passeggeri verso Port Gentil e il mondo intero.