Martedì, Ottobre 20, 2020

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Regno di Loango
In Africa, Etruria e ovunque nel mondo, durante la nascita e strutturazione di uno Stato, emerge una nuova percezione dei rapporti tra territorio e uomini: il territorio appartiene ai vivi e ai morti (mors, antenati) della comunità; lo spazio occupato è sacralizzato, lavorato, organizzato e protetto finchè fruttifichi. Tale occupazione qualitativa dello spazio, diviene linea che separa dal chaos, poichè fa intervenire in permanenza la creatività dell'uomo, artista / artigiano, per la gioia del divino creatore. La linea sacra, mistica e religiosa con la terra, inaugurata in purezza di cuore dal re o dal nganga (sacerdote/sciamano), diviene percezione della nazione fisica e mistica, protetta e garantita dalle interdizioni ancestrali, al fine di garantire la prosperità del sole, della collettività, la forza dell'esercito e la pace sociale. In tale rapporto sacro con la natura, i numerosi santuari registrati sul territorio richiamano la vocazione perenne di questa coscienza politica per la gestione della terre nazionale collettiva: tutti i poteri sono organizzati in vista di questa finalità. Re e mfumu-nsi, maestri di terra e capi-clans, si strutturano in rapporto al potere e divengono capi di uomini, aristocrazia terriera. Il Regno di Loango, nelle sue fondamenta mistico-religiose, tecno-economiche e guerriere, traccia il cammino dei poteri e delle classi sociali di una società gerarchizzata e strutturata, dove in origine si trova l'aristocrazia dei maestri della terra (mfumunsi) e delle divinità claniche (Bakisibansi), e poi un aristocrazia di guerrieri, quella dei fabbri e conquistatori Buvandji, fondatori del rinnovo politico di Loango incarnato dal Ma-Longo (nuovo re) accanto a cittadini liberi, schiavi, artigiani, pescatori, guardiani e preti di santuari, maestri di scienze locali e divini guaritori (nganga). Lo Stato trova la sua forza e potere nella costituzione di un vasto territorio, sotto il controllo del re o attraverso una catena di rappresentanti locali e provinciali che fanno il tour delle province del paese per visionare la gestione dei Mani, governatori di province. Così il regno fu a volte ben amministrato grazie al senso politico (etica confuciana) dei mani ed inviati reali, assieme alla integrità politica, spirituale e religiosa del Ma-Longo. L'insieme di credenze, leggi e divieti fanno del re il depositario legittimo e gestore di un potere magico-religioso e spirituale, giudice supremo (ntotela), protettore del reame (ntinu); il Ma-Longo è maestro del potere politico della casta dei leopardi (ngo), re delle realtà umane e intermediario dei poteri soprannaturali; la gente di Loango ne fa un semi-dio integrato nell'ordine cosmobiologico di tutte le società iniziatiche, fuoco della terra, natura, vita collettiva che si spegne solo alla sua morte. Ma-Loango opera con un gioco di alleanze dei clans e delle etnie, dei boiardi e dei guerrieri, i mfumu-nsi, dominati e sottomessi ai Mani prima, e poi ai conquistatori buvandji che instaurarono i governatori di province e un potere centrale. Il re agiva sotto un protocollo e un etichetta rigorosa (ripresa pur nei templi), una maestà venerata dal popolo del suo reame, assai prima che la rovina del paese, causata dalla tratta négriera e dalle guerre di indipendenza dei clans ed etnie dell'interno, portasse alla sua destituzione. Annie Merlet scrive: come Nzambi-Mphungu (Nzambia-pongo), il re deve incarnare la perfezione tra gli uomini, bello, saggio, nobile, prolifico. Battel nel '700 scrive: il re è anche onorato col nome di Sambe Pongo, cioè primo antenato divino, taumaturgo, emissario delle nubi, responsabile di tutte i regolamenti della natura, in primis la caduta della pioggia. Il suo potere altrimenti è dispotico e arbitrario. Egli rileva le imposte solo per affermare l'autorità del re e dei fumu (nobili) sulle genti, così da mostrarsi munifico verso tutti i sudditi del regno, tali imposte dunque, sono un sistema di prestito simbolico che garantisce il mantenimento delle strutture sociali. Nel '900, la ribellione dei mfumu-nsi dei lignaggi e dei clan, privò il re di tali prestiti, così il reame si disintegrò, perdendo il controllo sui capiclan (maestri dell'aristocrazia terriera). La vita spirituale riflette le linee sacre sulla terre: il re, le divinità e il popolo del reame, viso-a-viso con l'oceano (principio maschile che dona la pioggia che cade sulla terra femminile, fecondandola) e poi, viso a viso con i geni che popolano la terre del reame, i Bakisi-Basi, onorati nei santuari (Tchibila, plurale bibila) e nei legni sacri, il cui accesso è interdetto ai mfumu e al Ma-Loango stesso. Leggi e divieti dei Vili di Loango, dette shiina, cioè cose da difendere, son incise su 5 tavole e indicano  la condotta degli uomini: la prima sezione è detta shinashivanganzaambi, ciò che è contrario al Creatore; la seconda sezione riguarda gli specchi magici (così la fotografia), solo il nganga Nzambi, veggente divino, può guardare in essi per scoprire il successore del capo di Loango, fatto a immagine di dio; la terza parte concerne la maniera con cui le madri devono correggere i loro figli quando questi parlano di Dio senza rispetto; quarta parte concerne l'osservanza rituale ogni 4 od 8 giorni: in tale giorno il re o i capi famiglia si astengono dai rapporti sessuali con le loro donne, non possono uscire dal villaggio e tenere discorsi; il curandero Ngangabilongo si astiene dal visitare i suoi clienti e le donne si astengono dal lavorare nei campi, è un giorno di digiuno e preghiera, direbbe Gandhi. Quinta parte include divieti, leggi, cerimonie e regole sulla maternità: una giovane figlia può avere rapporti sessuali solo dopo aver passato l'iniziazione di tchicumbi; i bimbi non possono pensare cose disoneste dei loro parenti. Oltre queste categorie, esistono divieti gravi, simili ai dieci comandamenti biblici: uccidere un uomo della propria tribù, commetter adulterio ripetuto, dare falsa testimonianza, etc. Infine sta la classe di proibizioni totemiche (matrimonio tra consanguinei, incesto, adulterio con la donna del re, disordini morali tra i giovani non ancor iniziati), la cui infrazione è punita dal Divino, il quale trattiene le piogge nella stagione in cui dovrebbero cadere; per riparare a tali cose, a Loango, vi sono due tipi di parole: Parole di Dio (dove la comunità deve riparare) e parole di uomo (solo il colpevole ne risponde). Il reame è posto su un insieme di leggi e divieti che regolano la condotta degli umani, le attitudini di pietà e devozione verso il re, le divinità, antenati e il dio cosmico. 

  Con l'arrivo a Loango del clan de fabbri Buvandji, appare nel reame una nuova opinione pubblica, un contro-potere al potere del re, tenuto vivo dai 27 clans originali di Diosso o Bwali, i clan del popolo Nkoongo che strutturarono la loro vita politica attorno al Ngalambembo, portavoce ufficiale dei clans Nkoongo a seguito del re, e che mantiene contatti permanenti con lui: lo avverte dei rumori, critiche, trame contro lui, e denuncia i fomentatori, è un informatore politico di primo piano che, poichè appartiene al clan originario, è adatto a orientare o dosare le sue informazioni che il re gestisce.. l'equivoco della sua posizione politica sta nel suo doppio gioco, dettato dai suoi interessi particolari, tra il potere reale e i clans Nkoongo. Mambomatchilwangu è il primo ministre del reame, vero intermediario politico che deve regolare i litigi, troncare le rivalità politiche, conservare i segreti o usarli contro gli avversari. Anche negli stati africani pre-coloniali esistono strutture di potere e contro-potere incarnato da una opinione pubblica dominata dalla nuova classe di conquistatori dei clans koongo che, sempre inclini alla destituzione del Ma Loango, si affidano al potere dell'opposizione sistematica al clan reale e al regnante: scortato dai capi del clans Nko-go, il Ngala Mbembo espose al re le decisioni prese nel Mfumutchibokuta (riunione dei 27 clans), avvertendolo della necessità di lasciare il potere a causa della lista dei malcontenti e orchestrate manifestazioni che il Ngala Mbembo ha organizzato con giovani ribelli per dimostrare il malcontento popolare.. se il re poi tenta qualche manovra per conservare il potere, Ngala Mbembo gli porta un ultimo avvertimento in stile mafioso. Il re tiene in conto sia i clans primordiali di Diosso, detentori del potere politico-religioso (organizzano cerimonie della regalità sacra, funerali di notabili, parole d'investitura politica, scorta e carri offerte inviate al santuario di Bunzi), sia del Mamboma-Ma-Tchilwangu, primo ministro, per assicurare la pace sociale nei paesi di sua governance.