Mercoledì, Dicembre 13, 2017

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Antropologia in pillole, dall'evoluzionismo al postmodernismo, alla demo-etno-antropologia euro-africana

A metà '500, Michel de Montaigne criticò l'eurocentrismo e riconobbe il valore delle usanze di ogni popolo. Nel '700 invece, a seguito delle conquiste geografiche (e colonizzazione dei vecchi territori della Grande Tartaria) appare l'opposizione selvaggio/civile, a giustificazione dell'atto di conquista.. mentre nell'illuminismo emerge l'esotismo, ovvero il collezionismo e imitazione di ciò che viene da lontano, nel tempo e nello spazio. 
Primo antropologo britannico è considerato E.B. Tylor (1832-1917), studioso da tavolino che analizza le testimonianze di altri viaggiatori e ricercatori, comparando e ordinando secondo il nascente paradigma evoluzionista nato dai filosofi illuministi (Hegel, Comte, etc) e diviso in tre stadi: magia, religione, scienza. Taylor userà questo paradigma anche nel classificare la religione in tre stadi: animismo, politeismo e monoteismo, al fine di giustificare la superiorità civile del suo impero britannico, considerato da Taylor l'ultimo stadio di tutta la evoluzione culturale!   Invece lo statunitense L.H. Morgan studia sul campo la Lega degli Irochesi (1851), dove analizza i rapporti di parentela/potere, e li distingue in due sistemi: 1) descrittivi (distinzione tra consanguinei), 2) classificatori (il termine padre indica tutti i consanguinei maschi, verticali e orizzontali, così, mancando un reale potere esterno, le parentele sono più forti in quanto padre-zio-fratello non sono distinti. Nel libro 'La società antica', 1877, Morgan analizza le tecniche di sussistenza che elabora in tre stadi: caccia-e-raccolta, agricoltura-allevamento, scrittura-tecnologia.
Il britannico James Frazer (854-941), anche lui antropologo da tavolino (ovvero, si serve dei resoconti di altri ricercatori), nel 1890 scrive 'Il Ramo d'Oro, studi su magia e religione', giunto a 15 volumi nel 1915e poi riassunto in un volume nel 1922.
Franz Boas (tedesco emigrato, e divenuto il padre dell'antropologia Usa) va sul campo e studia amerindi e Inuit del Canada; lascia l'evoluzionismo e metodo comparativo passando al metodo storico, elaborando la teoria del particolarismo culturale (tutto e relativo al contesto di riferimento, dunque contestualismo). Boas smentisce la falsa equazione: culture primite=semplici, quando analizza le lingue dei nativi (pubblica il primo dizionario) che scopre complesse, influenzando così la futura generazione di antropologi Usa, i quali da ora si attengono sempre ai fatti, in analogia al pragmatismo di Dewey; trai i suoi studenti ricordiamo Kroeber, Ruth Benedict e Margaret Mead (1978).
Maregaret Mead studia i giovani delle Isole Samoaper capire come la personalità sia modellata dalla società (configurazionalismo), dove l'insieme configura e modifica le parti che lo costituiscono.
Malinowski, polacco emigrato in Usa, studia le isole Trobriand vicine alla Papua Nuova Guinea, ed elabora il funzionalismo, ovvero chiarire la funzione che svolgono le varie pratiche nel contesto in cui sono sorte. Qui la cultura diviene risposta più efficace di quella biologica, che gli uomini elaborano per sopravvivere. Malinowski scrive 'Argonauti del Pacifico', nel 1922, libro in cui analizza la cerimonia del Kula, conchiglie rosse e bianche scambiate tra gli abitanti di varie isole assieme a oggetti utili, per creare legami solidali per tutta la vita. Il Kula come metafora, permette di cogliere il senso di tutta una cultura. In Francia nascono le strutture universali (strutturalismo) come contro-altare del relativismo britannico. Emile Durkheim (1947) fonda la sociologia e considera l'antropologia un ancilla di quella, poichè, anche lui studioso da tavolino, riporta ogni fatto alla società, intesa come entità superorganica che nasce dalla somma degli individui, ma poi li trascende come nel caso dello Stato (leggi fatte dai singoli e poi imposte a tutti). Marcel Mauss, sempre in quest'ottica, scrive il saggio sul dono (1923), dono che ha potere magico (grazie al mana circolante) se è frutto di uno scambio.
Claude Levi-Strauss (1908-2009) elabora meglio lo strutturalismo, poichè lui pensa che gli elementi culturali elaborati dagli esseri umani siano in numero limitato e, pur in diverse combinazioni, sono presenti in tutti i gruppi umani in quanto patrimonio, come le lingue, della struttura di fondo della mente umana, ovvero simile per tutti: Levi-Strauss unisce le teorie di Freud e poi di C.G. Jung (teoria dell'inconscio collettivo) alla sua antropologia sul campo, ad esempio, la proibizione dell'incesto, le basi del linguaggio verbale e non-verbale, le regole dello scambio economico, corrispondono a strutture logiche universali della mente umana. Dopo di lui prende corpo l'antropologia della surmodernità di Marc Augè, l'antropologia marxista e il postmodernismo ermeneutico (ermeneutica, letteralmente è la scienza dell'interpretazione), in cui un antropologia interpretativa sostiene che i fatti sono già interpretazioni della realtà da parte di chi opera tali fatti, e dunque le descrizioni etnografiche sono interpretazioni di interpretazioni, pura creatività che arricchisce narrazioni.
Capostipite dell'Antropologia in Italia, e fondatore della società italiana di etno-antropologia, è Paolo Mantegazza (1831-1910), medico che svolto ricerce sul campo in Sudamerica, India e Sardegna, facendo conoscere l'uso etnobotanico di piante come il Matè, il Guaranà e le foglie di Coca. Giuseppe Pitrè (1841) studia invece il folclore siciliano, Lamberto Loria fonda la rivista Lares (tutt'oggi esistente), mentre Ernesto De Martino (1965) diviene il maggior antropologo italiano conosciuto all'estero, per le sue ricerche e studi sul residuo di pratiche magico-curative in Lucania e Puglia, campo indagato anche da Alfonso di Nola, Tentori e altri. L'antropologia condivide diversi metodi di indagine (Storie di vita, interviste in profondità, analisi di testi, diari) con le altre discipline delle scienze umane, così l'osservazione partecipante serve a creare un empatia (consonanza cognitiva ed emotiva) al fine di conquistare la fiducia dei nativi o dei studenti, e permette di tenere il piede in due mondi.