Transumanze, foraggi e Fieno greco
ghiande e noci, castagne pan ripiego
Olivocoltura e, solare unguento fino
Viticoltura e vino, rallegra il contadino

sommario quartine


  a b c d
 

Transumanze, foraggi e Fieno greco

 

Rasna della Lidia, emigran ciel sereno

Da Sardi alle Barbagie, seguono Tirreno

Pastori e contadini, amici oppur contrari

Agro e transumanza, son complementari

 

Pastorizia sarda, segue due momenti

Allevamento prima, lavorazione dopo

Parto a svezzamento, sino a macellata

Alleva ovi caprini, e lavora latte e lana

 

Segue marchio e monta, poi fa mungitura

Preparazion formaggi, nel mentre tosatura

D'inverno porta gregge, a pascolo di giorno

D'estate fa di notte, conosce bestie a fondo

 

L'indole animale, ben sfrutta in efficenza

A capre dà comandi, a pecore dà un capo

Questi guida il gregge, è krabu mudulu

S'è nel gregge capre, è un kabru sonàllu

 

Il primo è sen corna, castrato ammaestrato

Secondo ha campanaccio, appeso là sul collo

Se han cani affiancan loro, fuori dell'ovile

Krabu de sonàllu, ha corna ed è virile

 

La transumanza è, un'antica strategia

Intenso andirivieni, in contrasto e sinergia

Ricerca d'acqua ed erba, 6 mesi di confronti

Là su terre aspre, giungendo fin sui monti

 

Il clima incide molto, su cibo e quantità

Sol corpo ben temprato, affront'avversità

Tramanda conoscenze, veterinarie base

Per là competizione, in solitaria fase

 

Concia ben la pelle, di quattro pecorelle

Cucite insieme a dare, un abi impermeabi

Stringhe son di cuoio, lana è sull'esterno

Chiamala Mastruca, mantella d'inverno

 

Abitua ovin bovini, caprini e pur suini

Puoi sin da piccolini, come i cagnolini

Mucche son golose, di sal grosso marino

Se mischi nel foraggio, stimoli al confino

 

Caprini pure ghiotti, del sale minerale

Tienili in recinto, alto almeno un metro

Capre men concime, e poco latte fanno

Fertilità al terreno, più lenta compiranno

 

Mucche numerate, s'inscrivono a registro

Veterinario  ogn'anno, vaccina obbligatorio

Se mucca poi ti scappa, o lupi l'han sbranata

Dènuncia scomparsa qualcun l'ha macellata

 

Fornisce molto latte, modesta pur nel cibo

Volendo può svernare, con comperato fieno

Si scaldano a vicenda, là nei freddi spinti

I bovi che da sè, san viver loro istinti

[1]

Sacra vacca è, consorte al toro Nandi

Dona latte e caglio, urina e buon letame

Pelle per far tende, tamburi scarpe e vesti

Nervi per far corde, e corna da composti

 

Burro latte e yogurt, non pastorizzato

Una mucca salvaguarda, salute di famiglia

Formaggi molli e duri, e siero per pollame

Prospera salute, di umani e di bestiame

 

La mucca devi munger, dieci mesi all'anno

Almen due volte al giorno, per dieci minuti

È un divertimento, se impari a farlo bene

Rinunci alle vacanze, vedi se conviene

 

Foraggio aggiuntivo, sa far da curativo

Ne mangiano i bovini, fin sei kili al giorno

Son rami sbollentati, o passati nel vapore

Per cellule lignina, avviar fermentazione

 

Raccogli nell'estate, e secca per l'inverno

In mazzetti poco stretti, ad evitar la muffa

Acaci con castagno, nocciolo gelso e vite [2]

Ottimo foraggio, per capre e ovi bovine

 

Foglie di nocciolo, mangiano le mucche

Aumenta grasso latte, migliora digestione

Calma invece tosse, infusi in timo e altea

aggiunti al bevitoio, con la radice intera

 

Fai rametti maciullati, trincia come paglia

Macera due giorni, aggiungi a tuo foraggio

Hanno alto contenuto, di amido digesto

Contrasta acidità, in stomaco contesto

 

La fatta di ogni specie, rivela sua salute

Sana digestione, rispecchia in escrementi

Letame verde scuro, contiene più fermenti

D'aromi officinali, mangiate negli armenti

 

Anche le diarree, d'abuso d'erbe fresche

Vengono risolte, con piante officinali

Malattie del bestiame, e lievì incidenti

Tratta con impacchi, e frizion potenti

 

Fieno proveniente, da aree inacidite

Cattiva composizio causa in sangue mite

Attir più parassiti, del pelo e della pelle

Nocciolo con betulla, purgano le celle

 

Galega e fieno greco, stimolano il latte

Assieme all'appetito, in bovi e ovi caprini

Puoi seminarli assieme, a orzo e girasoli

Dieci kili un ettar, aggiungi pur fagioli

 

Galega è foraggio, selvatico sui prati

Radici fittonate, e più stel con foglioline

Cogli prim di fioritura, seme un poco lascia

Batti con correggio, separa semi e paglia

 

Diuresi sudorifer, usa in malattie di pelle

Nei disturbi digestivi, è potente vermifugo

Se la mescoli al mangime, d'ovaiol gallina

Aumenta produzione, di uova e di pollina

 

Il muco appiccicoso, accumula indurendo

Fa denso e fa catarro, e si va depositando

In stomaco e intestini, funzioni ostacolando

Cibo ad esso aggrega, e inizia fermentando

 

Ora l'alito pesante, sale in bocca amara

Eruttazio e aerofagia, s'aprono la strada

Circòla mal il sangue, non libera le scorie

Reni e gli altri filtri, subiscon stesse storie

 

Pur ghiandole ostruisce, cugin saliva e linfa

Saliva allor poco offre, gli enzimi digestori

E lo zucchero ingoiato, farà fermentazioni

Stomaco ora soffre, maggior'indigestioni

 

Trigonella FienoGreco, pianta sciogli muco

È capace a liberare, il muco da ogni corpo

Sblocca e disincrosta, egual l'olio motore

Spazza inquinamento, che ingolfa l'interiore

[3]

 Vie respiratorie, circolàzio ed escretore

I reni e la vescica, il fegato e il polmone

Stomaco e intestini, giustizia dell'untore

Abbassa febbre fiamme, ascess'ulcerazione

 

ai lubrificanti ridona, la natural viscosità

Previen veleno sangue, deterge muco e linfa

Suoi semi inumiditi, o pestati fan pomata

Per ulcere veneree, e la pelle disturbata

 

Fien greco legume, in Cina è usato in tè

Per tutte congestioni, della respirazione

Pur montanari armeni, ne bevon ogni giorno

Prima durante e dopo, un raffreddor ritorno

 

I due reni filtri corpo, bloccati da uremia

Dan dolor a schiena, rivers'urea nel sangue

La pianta or li pulisce, assieme agli ureteri

Previene sì la morte, d'arresto organ interi

 

Or l'alito migliora, e profuma pure il corpo[4]

Da interno vien pulito, il corpo e suoi canali

I suoi semi inumiditi, divengon più viscosi

Sòn l'olio solvente, che scioglie oli viziosi

 

Indios d'Indonesia, ai sintomi bronchite

Mastican tal semi, a librarsi dal catarro

Proteggon le pareti, da ulcere ulteriori

E i Gurka nepalesi, ne aspirano i vapori

 

Pianta Fieno greco, dall'onda fu sommerso

Dei farmaci brevetti, lui gran galattagogo!

Ugual olio di merluzzo, ha vitamin A D H

Per dare al seno latte, la qualità più alta

[5]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

[1] Per stalla una tettoia aperta su 3 lati ripara da umidità.

 

[2] tra gli altri: salice caprino, acero, betulla, carpino, faggio, frassino, ippocastano, ontano, pioppi, sorbo selvatico, tiglio. Le nocciole ricche di fosforo più del pesce mangiate ogni mattina, aiutano i bambini nello studio mentre le foglie ricche di acidi tanninici tengono lontano mosche e tafani.

 

[3] Le persone soggette a raffreddore ed allergie, hanno il muco denso e viscoso che tosse e starnuti non bastano a scaricare. Tale massa si accumula e fa si che il sangue circoli con difficoltà dando debolezza generale e graduale.

 

[4] Il cattivo odore cessa, poiché non sale più attraverso l'alito e la traspirazione di emergenza. Dai pori della pelle di chi usa regolarmente questo tè, emana delicata fragranza. Per fare il Tè prendi 2 cucchiaini rasi, di semi trigonella, in una tazza d'acqua bollente, lascia 5 minuti, mescola poi filtra e dolcifica con miele e se vuoi, inasprisci con succo di limone. I Gurka, nei loro fomenti, aspirano e buttano indietro la testa.

 

[5] la vitamina H (alattante), scoperta all'università del Cairo, aumenta il latte di qualità, con proteine giuste per il neonato, inoltre la trigonella contiene colina (sostanza lipotropica che scioglie i grassi depositati nel fegato, reni ed arterie) e trimetilammina (ormone sessuale attivo nelle rane e nei fiori).

[6] Gli antichi includevano nella categoria phegos tutte le piante ghiandifere (Fagacee per Linneo), in grado di produrre frutti mangerecci. Dalla radice sanscrita bhak che significa cibo, pane, bacca mangiabile, in inglese è bok (da cui book,  libro, originato dall'uso di incidere le rune su tavolette di legno di faggio), in albanese è bukea, in gotico boka. L'uso corrente del termine ghianda indica anche le castagne, noci, nocciole ecc. La quercia dalle ghiande commestibili è detta esculus (Quercus aesculus) da Plinio da cui deriva esculento (commestibile, buono a mangiarsi, esca) e l'arabo kullot ghianda. Il sapore delle ghiande è sotto il controllo di più geni che interagiscono con l'ambiente. Motivo per cui, a differenza di castagno e noce, l'uomo non è mai riuscito ad addomesticare le querce. Quercia da sughero è phellodrys, maschio o femmina. La sessualizzazione delgi alberi è un espediente tassonomico usato dalla cultura popolare: castagno maschio e femmina riferiscono al loro gradi di domesticazione.

[7] Leggende di donne ingravidate da vegetali, sono presenti ovunque nel mondo, concepimenti da piante, bestie, fiori, frutti, pietre, acqua, fuoco, luce, vento e aromi, derivano da sangue e seme umani che fecondano zolle, macigni, ecc., dando esseri dendromorfi, teriomorfi, litomorfi

 

[8] la cenere sparsa intorno a piante, fa secernere muco ai lumaconi fino alla morte, il sale sul dorso, lo fa disidrare.

[9] allevamenti colpiti da Afta curati con infusi officinali presto sono in grado, di ridare latte. Nella convalescenza dà un cucchiaio di farina di fieno disciolto nell'acqua.

[10] Le ceneri di quercia di 50 anni contengono il 94% di  calcio

[11] Leggenda toscana del castello pietrificato dalla fata Petorsola che, invidiata e offesa dalle paesane, decise di nascondersi per sempre alla loro vista, nel castello trasformato allo scopo in pietra. È Patrona del pane e delle castagne, cibo base delle popolazioni montane.

[12] Juglans: Jovis-glans. Solstitum: solis statio. Il serpente lunare è animale a sangue freddo come la luna, vivendo sotto terra, presiede alle maree della vegetazione e della donna e completa l'archetipo dell'albero della Vita col sole a sinistra e la luna a destra, connubio yin-yang in un ciclo di nascita-vita-morte-rinascita. I due sol-stizi sono porte dell'annus (anello, circolo, tempo ciclico) e coincidono col tempo balsamico di molte erbe officinali: Porta del Sole invernale (accesso al calore; i Druidi raccolgon il vischio sulla quercia) e Porta della Luna estiva accesso alla terra, e alle forze ctonie dell'acqua, apoteosi del potere fecondante della natura. Sole e Luna si sposano nel giorno del solstizio come luce e acqua nelle erbe bagnate da rugiada.

[13] nei riti propiziatori del Maggio o calendimaggio, retaggio dei riti Floralia romani, l'albero o un simulacro piantato al centro della piazza del paese, riconnette l'axis mundi, l'uomo con la natura, epifania e connessione mitica per la catarsi annuale, in un ciclo di fertilità così articolato: cielo-acqua-terra-vegetale-femmina-figli-riti-cielo. Piantare il Maggio significa pur consumare un coito o portare ex-voto sessomorfi nelle Pievi rurali.

[14] La potatura dell'olivo si può eseguire con forbici o coltelli da innesto, su rami da poco sviluppati; si  usa segaccio e accetta, solo quando si vuole modificare o correggere la forma della chioma, sostituendo i rami vecchi e grossi con quelli nuovi. Il taglio dei rami, netto, liscio e obliquo, fa si che l'acqua piovana scivola via e non ristagni

[15] L'olivo è una pianta mediterranea ha bisogno di molta luce e aria e della maggior massa di foglie per dare buoni risultati produttivi; produce su rami di un anno compiuto, da rinnovare annualmente, evitando, allo stesso tempo, gli ombreggiamenti che hanno effetti sensibili e negativi sui risultati produttivi ed economici della coltura.

 

[16] Quando le ramificazioni non scendono molto lateralmente, ma si estendono solo nella parte superiore, come nel pino da pinoli, si ha l'ombrello. Tra i sistemi allevamento dell'olivo, la forma a vaso è più diffusa, reciso il fusto a una determinata altezza, si fanno partire esternamente delle branche (in modo diverso) che daranno alla chioma la forma tronco-conica al fin d'evitare l'eccessivo infittimento vegetazione. Avendo branche impalcate a 1-2 m da terra, permette lavorazioni e crescita sottochioma delle specie erbacee, consente alle piante di fruttificare molto in alto ma rende difficili e costose potatura e raccolta. Il vaso cespugliato presenta 3-4 branche principali che dipartono dal suolo; dopo il trapianto o alla fine del primo anno si può praticare eventuale diradamento dei rametti alla base per i primi 40-50 cm. Dopo 10 anni, si effettua potatura, più o meno drastica, delle cime con sfoltimento della chioma o stroncatura turnata di tutte le piante. Nella forma a globo, molto simile al cespuglio, il fusto è stato reciso a una determinata altezza e le branche si sviluppano da tale piano senza un ordine prestabilito ad altezze diverse sicchè, nel complesso, la chioma dell'olivo prende una forma globosa.

 

[17] Potatura di ringiovanimento sfrutta la meravigliosa "immortalità" dell'olivo per rendere produttivi vecchi oliveti o alberi gravemente danneggiati dal gelo; comporta il taglio del tronco alla base e l'allevamento di due o tre polloni scelti fra i più robusti tra quelli che spunteranno dalla ceppaia.

 

[18] frantoio in dialetto salentino, richiama il gergo dei primi marinai che lavoravano le olive e impiantavano gli ulivi sulle coste del mediterraneo. Il capo ciurma è il nocchiero della nave, lui  raccoglie l'olio col nappo separandolo dall'acqua vegetale. Nappo è il piatto per raccogliere dal pozzetto l'olio che galleggia sulla morchia. Murga è il liquido residuo.

[19] cestelli circolari di giunco dove si poneva la pasta da spremere. La sansa è l'impasto dei noccioli frantumati che resta nei fiscoli. Il mosto oleoso è olio e acqua vegetale raccolto nei pozzetti posti sotto le presse.

[20] Rito per diagnosticare e allentare il malocchio: si lasciava cadere in un piatto colmo di acqua alcune gocce d'olio: dissolvendo era certo che il candidato aveva l'occhio cattivo. Il rito ripetuto 3 volte men con la mano si tracciavano sigilli sul piatto e recitate formule sottovoce; quando le gocce mantenevano loro forma nell'acqua, malocchio è allontanato.  

[21] Ricco in mucillagini, ha forte effetto emolliente nell'apparato respiratorio e gastrointestinale sia per uso interno (lassativo e contro l'ulcera gastrica) che esterno (unguenti ed impiastri) per tener la pelle liscia e libera da irritazioni, foruncoli e ulcerazioni di cui favorisce la cicatrizzazione. Mescolato ad uovo attenua gli effetti delle punture d'nsetto. L'Olio ferrato (riscaldato su cucchiaino o ferro arroventato immerso in olio) inserito a gocce nell'orecchio è usato contro l'otite poiché ammorbidisce e aiuta a rimuovere i depositi di cerume e solleva dal dolore.  

[22] Sopporta alte temperature senza bruciare, il suo punto di fumo è oltre 200° mente le fritture non superano 180.

[23] Il nostro stomaco è fatto per pasti semplici a base proteica, verdura e frutta di stagione con bassi grassi. Le proteine creano gli anticorpi, le alghe hanno il sale e miele da energia.

[24] se dalle tue parti i lieviti indigeni scarseggiano in natura, (esempio in New Zealand), aggiungi lieviti di birra. Il saccharomyces cerevisiae, è un fermento molto commerciato.

[25] La svinatura è la separazione (all'aperto) del vino dalle vinacce e dalle fecce. Franco Passador, noto enologo italiano, nei sui appunti di enologia ( www.vebi.it) scrive: “In particolari annate, aiutati da un precoce freddo autunnale, si può preparare un vino amabile (cioè svinatura dolce, che lasci un 5% di zuccheri residui), filtrando il mosto-vino con filtri a sacco o carta, che ne tolga gran parte dei fermenti. Le botti dove si ripone il vino nuovo, nelle quali avverrà la fermentazione lenta, saranno lasciate con 8cm di vuoto in alto. Il travaso è la decantazione del vino limpido dalle proprie fecce, e può avvenire all'aria per vini giovani da rifinire o a riparo-da-aria, per vini secchi, deboli o vecchi”.

 

[26] Vin medicinali antichi includ. propoli  salvia e rosmarino.

Ghiande querce Noci, Castagne pan ripego

 

Selvicoltura cultura, del bosco preistoria

Classifica piante, distingue in due specie

Edul e velenose, da lavoro e costruzione

Armi da difesa, e offesa in cacciagione

 

Ghiande mangerecce, di Giove Fegoneo

Dipendon da stazione, non dal tipo pianta

Fagin dell'Esquilino, pien di boschi querce

Son sughere son cerri, lecci dolci ed elce

 

Il leccio spagnolo, è più dolce dell'itali

Sughera Marocco, più adatta per umani

Faggio dillo phegos, sanscrito bhak-sati

 significa mangiare, e libro dei più savi

[6]

Querce dei greci son pròterai matères

Ovvero prime madri, degli esseri d'Arcadia

Per gli arabi i cespugli, fioriron teste umane

Virgilio ci ricorda, uman vien da vegetale

[7]

Essere toccati, abbracciare varie piante

Attiva meccanismi, corno-fallo-fecondità

cultura contadina, tali simboli proietta

rischi di tempeste, e siccità convertan

 

Quercùs alber robusto, famiglia Fagace

Longevo che sorpassa, vari secoli di pace

Chioma larga e alta, a trenta metri giunge

La luce irregolare, il suolo pur raggiunge

 

Tollera il gelo, e i torri caldi d'estate

Ama ter profonde, sabbiose o argillose

Albero di Giove, piantato in campidoglio

Vive solitario, e in boschi pur lo voglio

 

Corteccia grigio-verde, liscia giovanile

Solcata quand'è vecchia, ospita pur vischio

Accumula gran calcio, assieme con le foglie

Respinge lumaconi, e larve in orto toglie

[8]

 

Decotto di corteccia, seccata e frantumata

Per minuti 10, in mezz'acqua sbollentata

Infiammazion di bocca risolve in gargarismi

Pur gola e pur veleni, di var sostanze fini

 

Applica la fogli come rimedio contro i foruncoli, esso tira l'infezione grazie all'alto contenuo di tannino nelle ghiande, corteccia e foglie che garantiscono forti proprietà astringenti utili in tutti i casi di irritazioni, infiammazioni ed infezioni sia per uso interno che esterno.

 

Corteccia fai bollire, per trenta minuti

100 grammi in litro, a contrastare l'afta [9]

Ulcerazioni persistenti, geloni e bruciature

Gli zoccoli friziona, e la bocca bovi pure

 

Pianta ermafrodita, fior maschi e femminili

Su rami ha foglie e gemme, e galle cicatrici

Le galle sminuzzate, risolvon e bruciature

Sfiammano vescica, e vie urinarie pure

 

Per frutto tiene ghiande, in gruppi 2 a 4 

Sono ottimo alimento, per uomini e suini

Tostate e macinate, danno un buon caffè

Astringenti sfiammatorie, le foglie danno tè

 

La legna tien pregiata, per navi costruzioni

Botti per il vino, e per formar carbone

Corteccia tien tannino, per conciare pelli

Fare inchiostri forti, che tatuano i più belli

 

La cenere di quercia, tiene molto calcio [10]

Pur sui terren sabbiosi, carenti oltremisura

Riduce troppa acidità, presente sul terreno

Rianima la terra, d'un ricco arcobaleno

 

Vien bollita in acqua, la cenere lessata

In pentolon di rame, grande e riscaldata

Poi versa su lenzuolo, che filtra tin bucato

Riposi tutta notte, mattin tutto sbiancato

 

Aggiungi preparate, per spruzzi o foraggi

Com ortica macerata, o decotti d'Equiseti

E usa sulle piante, per difesa o indebolite

In epoche di attacchi, di molte parassite

 

Castagno albero pane, espande sussistenza

Delle popolazioni, oltre la pianura essenza

montanin pia poco grano, spera su castagna

che quando va fallace, triste fa la pace

 

Castagno fresco o essiccato, cucina in vari modi, come mangime o fanne farina, che variamente condita, dà dolci e fiandulone.

Il frutto secco, da zucchero e alcool.

I kg di castage da 2100 calorie, 1 kg e mezzo soddisfa il bisogno giornaliero di una persona.

Al montanaro oltre al cibo, offre materiale da riscaldamento e legna da costruzione e lavoro.

Suo legno è buon combustibile, elastico e resistente non sempre duro si usa per ceste, imballaggi, pali, travi, tavole, botti, mobili.

 

Foglie ricchi di tannini hanno azione astringente, espettorante e calmante per le tossi. L'acqua di cottura delle bucce di castagne esalta i riflessi dorati dei capelli e la polpa cotta e setacciata è maschera emolliente e schiarente del viso.

Con le foglie cadute fà lo strame degli animali

e mescolate ai concimi, da eccellente composto terriccio usato in floricoltura.

 

I suoi fiori offrono nettare abbondante alle api che producono in giugno-luglio un miele marcato mentre i bugni, ricava da vecchi tronchi svuotati.

Suo tappeto erboso della selva, è buon pascolo per ovini e suini che assaporan le carni.

Inizia raccolta dopo San Michele/Consus/Saturno il 29 settembre quan castagne iniziano a cadere, raccogli con rastrelli di rami con 2/3 punte capaci a rimuover foglie secche e ricci

col magliozzo legno rompi i ricci a estrarre frutti.

Poni castange nel seccatoio su graticci sottocui accendere il fuoco (evitando la fiamma diretta); avvolte da colonne di fumo e calore trasudano lentamente l'umidità contenuta per 20/30 gg.

Al termine la buccia è fragile e stacca facilmente porta al mulino a cuoci pupe e uccelletti dedicati a Priapo e Poppa divenuto Ermete cornocolum (cornetto fertilità e vigore generativo, equilibrio forze distruttrici nella comunità provata.

 

La bambola-focaccia di pasta con 3 seni, usata nei sacrifici della Gran madre e Cavallo-toro suo paredro, donati nella Pasqua come rito iniziatico che agisce a livello inconscio in lingua simbolica nel risveglio della Prima Ver dispensatrice di vita

 

Montagna con castagne, nostra madre è

Ci allatta con esse, porcino d'improvviso

Legna e fascin secche, portate sulla testa da donne assicuran, focolare fiamme festa

 

E brace per scaldino, dei piedi degli anziani

Amiata è mammella, non merce di scambi

non vendere tua madre, disse capo Seattle

Al Presidente USA, che volle fare il patto

 

Qui sta l'aria pura, leggera e limpid'acqua

Che l'appetito dà, coraggio e immaginazio

riversa entro leggende, e versi del Montale

Amiata è valle d'elfi, e funghi da leccare

 

Tempio d'uomini, splendor del biodiverso

Nasconde mille insidie, annullate con ritual

le pietre assumon qui, la propria identità

una vasca in peperino, fa donne festeggiar

 

Streghe le castagne, consuman nei festini

Un contadin raccoglie, e pone nella vasca

Ingiustizie vide assai, una fata pietrificata

Dolor la fece vecchia, vol esser fulminata

[11]

 

Gran Madre albero vita, tien sette livelli

Di rami con foglie, a supportar cieli novelli

Protegge la vivente, materia in suo rifugio

nutre generando, incessante dal pertugio

 

Il Noce in latino, è il glande di Giove

Ha frutti falliformi, simbol sua potenza

Affonda radici, presso fonte di Demetra

Grembo materno, oscur prima faretra

 

L'aquila è suo Sole, ferma nel solstitum

declinazion dell'astro, ferma in apparenza

stazione dell'uccello, serpen lunare opposto

sinistra e destra d'Eden, sole e luna posto

 

Donna e vegetazio, al centro agricoltura

seme sotterrato, dà pianta che da il seme

in sincro ciclo colturale, sviluppasi fatale

tra vita umana e pianta, anello solidale

 

Donna e lievitazione, e cottur del cereale

Serpen custode posto tra donne e vegetale e i corvi fan presagi, da magica tal notte

Di ciclo annuale sono, sol-stizi le 2 porte

[12]

I nuovi Floralia, dan diritto tagliar Maggio

Nelle selve comunali, e issarlo nella notte del 30 aprile 1 maggio, nella piazza paese

A dare vita a feste, e spazio per le intese

[13]

 

Sepium Convolvulus, bianchi fior imbuto

Ama siepi cura febbri, infettive e leucorrea

Invasiva delle macchie, spirale arrotolando

Fa infuso delle foglie, o radici riscaldando

 

 

potature secondo Fukuoka

 

 

 

 

 

olivo a palmetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Olivicoltura e Olio, solare unguento fino

 

L'olivo vuole un clima, medi temperato

Non ama lunghi freddi, sotto meno dieci

Nei terreni impasto, non ama umidità

Se innesti su olivastro, resiste a siccità

 

Spietra o diciocca, se vuoi fare l'impianto

Fai lo scasso a terra, profon più di radici

Piantaci talea, un ramo lungo e grosso

Fino all'occhio gemma, friabile sia fosso

 

Talea in terreno smosso, riceve umidità

A primavera caccia, radici e nuove gemme

Nelle buchette metti, miscugli di composto

Cenere di legna, fai conca attorno al posto

 

Distanza tra gli ulivi, sia da cinque a tre

Trecen piante conta, per ettaro più o men

Ben prospera nel Lazio, la varietà Canino

Assiem alla Rosciola, dal frutto piccolino

 

Interra le tue piante, senza seppellirle

Respiran le radici, e l'acqua invigorisce

Lega l'alberello, ad un paletto a nord

Con fibre vegetali, per evitargli sport

 

Dopo l'impianto, procedi annaffiatura

Per ogni pianta versa, sei fin dieci litri

Dopo un mese nota, s'hanno preso bene

Trova scorza verde, e nuovi getti vene

 

Se la corteccia trovi, colore paglierino

Convien sostituirli, agli inizi di gennaio

A venti giorni impianto, fa capitozzatura

Pota rami e lascia, tri/quadri impalcatura

 

Innesta pur l'olivo, in tal modo maniera

Quando linfa è in alto, verso primavera

Taglia francobollo, con occhio gemma

Dall'olivo buono, sia lo stratagemma

 

Or fai l'incisione, a selvatico olivastro

A forma di vulva, come due persiane

Poi inserisci dentro, maschio francobollo

Chiudi su di esso, bene labbra a incollo

 

A evitare infezioni, lega tutto con rafia

Per una protezione, disinfetta i tagli via

Se vuoi usa l'argilla, o poltiglia bordolese

Ricorda a fare innesti, nel febbraio mese

 

Uno è porta-innesto, l'altro è tua variante

Bendali con rafia, e sotterra a primavera

Quando caccian getti, lascia sol variante

Pota tutti gli altri, e segui lor costante

 

Potami dal legno, che ti arricchisco d'olio

Al fico il ramo pende, a olivo ramo insorge

Potato sia in inverno, avanti a primavera

Così come l'innesto, su olivastro impera

[14]

Pota i rami secchi, sterili o intrecciati

Lascia i porta frutto, che sole tien puntati

S'abbassan i più vecchi tendono a rientrare

Così perdono il sole, e smetton di fruttare

[15]

Dona l'armonia, alla chioma nell'insieme

A salice piangente, dai forma piano piano

Cresce pure a globo, e a palmetto nano

A forma di tridente, oppur siepe in-filato

[16]

Gli olivi secolari, un antico lasciar fare

Dopo il primo innesto, la pian libera sale

Cresce s'organizza, attor leadèr centrale

Snodandosi sinuosa, a liàn stratificare

[17]

 

(olea silvestris, re-calore del mediterraneo)

 

a oliva acqua di giugno, par rovini tutto

Acqua di agosto, invece da olio e mosto

L'oliva quan più pesa, tanto par più rende

terre assai sassose, ama come ambiente

 

100 kili in media, fan sed/diciotto litri

Secondo il tipo oliva, e il mese maturazio

Pur tipo di frantoio, onestà del proprietario

Pianta media 20 kili, produce in ordinario

 

Raccolto novembre, pù acqua meno olio

Raccolto di dicembre, più olio mi ritrovo

Se la stagione è secca, resa è fìn 20 litri

Olive grosse acquose, mangia on amici

 

Raccogli le tue olive, fai la bacchiatura

Col pettine le scrolli, a terra son cadute

Conserva in olivaio, stese sui graticci

Alti dalla terra, fin sette giorni spicci

 

Macina le olive, come il grano e l'uva

In un trittico del mare, pane olio e vino

Ognuno ha suoi strumenti, riti fasi e tempi

Gli attrezzi da lavoro, ricordan primi tempi

 

Nel Trappeto si lavora, per ricavare olio [18]

Si carican le vasche, di olive appena colte

Son fiscoli [19] riempiti, impilati sotto presse

Azionate a torchio, strizzati qual compresse

 

Là nel sottosuolo, il calore è assai costante

Per trasformar l'oliva, pare sia importante

Aiutano del mosto, processo decantazio

Separare l'olio, dall'acqua vegetazio

 

L'olio si estrae, molando in frangitura

Frantumo della polpa, e noccioli d'olive

A mezzo di molazza, macchin frangitori

I nocciòli frantumati, fan da drenatori

 

Chi fà gramolatura, rime-scolamento

Lento e continuato, di pasta frantumata

Rompe l'emulsione, di olio misto ad acqua

Formata in frangitura, nella prima tappa

 

La Pressatura estrae, l'olio dalla sansa

Il torchio a vite preme, i fiscoli con pasta

Separa olio e acqua, la centrifu-azione

Decantazion riposo, è l'antica soluzione

 

 

 

L'olio di oliva, ogni mal si porta via

La verità si dice, appare luce come l'olio

Insegna quali cose, prendere o lasciare[20]

Spalmato con il pane, su brace focolare

 

Crudo su legumi, e verdure cotte e crude

Brucia potati rami, la domenica di palme

E la cenere spargi, per rigenerare i campi

Ad ogni bebè nato, piantan un fra tanti

 

Gli alberi biblici, si misero in cammino

Volèn crearsi un Re, proposero l'Ulivo

Questi lor rispose, non posso rinunciare

A produrre l'olio, pel fin di comandare 

 

In Grecia e Palestina, e tutta l'Anatolia

L'inter Mediterraneo, sino alla Provenza

Vedono approdare, quest'albero d'oriente

Di seguito ai pelasgi, fenici ed altra gente

 

A Taranto s'usava, in balsami ed unguenti

A massaggiar le gambe, delle donne tutte

Per muscoli di atleti, e i petti dei guerrieri

Piedi e pure mani, di marinai e nocchieri

 

Ricco d'acido oleico, che accresce le ossa

l'armonico sviluppo, delle struttur nervose

Memoria ed acume, pazienza intelligenza

Attività del cuore, e immuno resistenza

 

Assai emolliente, sulla pelle fa unguente

Cura infuso foglie, arteriosa l'ipertensione

Nelle Lazial paludi, è di malaria febbrifugo

ferrato metti gocce, in orecchio addolorato

[21]

Unguento dei re, profeti riti e sacerdoti

Lampade e lucerne, nelle nozze e giochi

Cristo n'è l'unzione, crisma dei malati

Olio degli infermi, e delizia dei palati

 

Dà frutti nutrienti, e l'olio per la luce

Ombra nell'estate, e legna per l'inverno

La forza sua vitale, non teme impedimenti

Resiste ti rinasce, tra arsur e altri tormenti

 

Profumo e sapore, selvatico di macchia

Ricchezza di tribù, scandiva i suoi destini

Raccoglie attorno a sé, l'inter comunità

Se la molazza è ferma, dov'è l'identità?

 

Mito di Erittonio, bimbo-Num-serpente

Essenza del fuoco, detto Ci ad oriente

Nato dalla Terra, dal seme di Vulcano

Dio di metallurgia, e fuoco del fornaio

 

Gea lo consegnò, ad Atena dea d'Olivo

Olio combustibi, che il fuoco tiene vivo

Lei lo alimentò, con olio del suo seno

Pieno di calore, per luminar Tirreno

 

Cresce nelle zone, uguali del carrubo

Fonte di energia, annual che si rinnova

Primo combustibi, di lampade e formaci

Illumina la notte, e scalda più di braci

 

Viene conservato, in giare di alabastro

Terracotta o vetro, bottiglie affusolate

Con orlo assai svasato, simil ad imbuto

Ogni goccia rende, lucè e calor tributo

 

In Giudea cultura, si ungevano i profeti

Poi secoli declino, l'olivo torna e spande

I monaci trappisti, assieme a olivetani

Ripresero estrazione, come i brasiliani

 

Antico fondamento, di mediterraneità

Sbarca ora in Giappone, Cina e giù di là

Buon lubrificante, d'arterie massaggiante

Riduce invecchiamento, diet'antiossidante

 

La murga decantata, in Salent è utilizzata

Come fertilizzante, del bronzo un ossidante

Qual farmaco di pelle emolliente della testa

Prodotto di natura, che torna sol in festa

 

L'olio di oliva, capace a cuocer e condire

Legumi e vegetali, patate pesce e cereali

Alla periferia rimane, di cibi e di cotture

Sopporta i centottanta, gradi di fritture

[22]

Ricco in carotene, permette assorbimento

Di lipo vitamine che scioglie in un momento

I Pomodori e i funghi, conserva dignitario

Aiuta digestione, e sistema immunitario

 

Vince stitichezza, è l'oro dei bambini

Al latte della mamma, par'essere vicino

Contrasta osteoporosi, cede il minerale

Mielizza fibre nervi, aiuta il cerebrale

 

L'Olio giovane, in bottiglie e damigiane

Ed ogni sei mesi, separa dalla morchia

In orci in coccio o inox, fà conservazione

Da aria luce e sbalzi, fan la protezione

 

Riprendon contadini, ad allargare l'orto

Curar frutteto vigna, comprar nuovi conigli

Nonno è più provato, si stanca più di prima

Intreccia solo ceste, passeggia la mattina

 

Contatto con la terra, fù anche libertà

Il boom dell'edilizia, or chiama là in città

Lavor più redditizi, e l'ansia d'istruzioni

Spopolan villaggi, e agresti istituzioni

 

Restano gli anziani, all'oasi del villaggio

Non amano la moda, o sintetico rodaggio

Fatica ed imprevisto, più spensieratezza

Vaccina contro noia opulent'insensatezza

 

Ritorno a sussistenza, è liber nutrimento

Autonomo pensiero, creator del firmamento

Costruir un ponte nuovo, è ripristinar legame

Con la divin presenza, che invita nel pulsare

[23]

 

Terra istinto primo, disposizion del sangue

Che spinge te a cercare, sinergi relazione

Bimbi di natura, nasciàm senza complessi

I piedi sopra l'erba, calpestano noi stessi

 

 

 

 

 

- Fescennium dei colli frascatani romani

 

Ma che ce frega, ma che ce 'mporta

Si l'oste ar vino cià messo l'acqua

e noi je dimo, e noi je famo:

"Ciai messo l'acqua e nun te pagamo"

Ma però noi semo quelli

Che j'arisponnemo 'n coro:

"Evviva er vino de li Castelli

che de 'sta zozza società".

 

Ce piaceno li polli, l'abbacchi e le galline,

Perché sò senza spine, nun sò com'er baccalà.

La società de li magnaccioni,

La società de la gioventù,

A noi ce piace de magna e beve

E nun ce piace de lavorà.              Rit.

 

E si pe' caso la sòcera mòre

Se famo du' spaghetti amatriciani,

Appresso un par de doppi frascatani,

S'imbrïacamo e 'n ce penzamo più.

Rit. Che ciarifrega, che ciarimporta, (ecc.)

Le nostre donne poi nun beveno mai vino

Ma stanno ar tavolino, te fanno svergognà.

Se scoleno li litri,  li fiaschi e li boccioni,

E da 'sti paciocconi se li fanno pagà.

La società de li magnaccioni,           (ecc.)

E si pe' caso viè er padron de casa,

De botto lui te chiede la piggione,

Ma noi j'arisponnémo: "A sor fregnone,

T'àmo pagato e 'n te pagamo più. (Bis)

 

Pòrtece 'n'antro litro, che noi se lo bevemo,

e poi j'arisponnemo: "Embè? Embé? Che c'è?"

E quanno er vino - 'mbè - ciariva ar gozzo 'mbé Ar gargarozzo - 'mbé, ce fa 'n ficozzo - 'mbé 

Pe' falla corta, pe' falla breve,

Noi dimo all'oste: "Pòrtece da beve! da beve!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Viticoltura e Vino, rallegra il contadino

 

La Vite è pianta antica, forte di millenni

Origina nell'Asia, tra monti e boschi belli

Arido-resistente, cresce in mille varietà

Ama maturar, in potassio e sol d'està

 

Cresce nei boschi, la liana rampicante

È vinifero viticcio, su rami d'alte fronde

Produce grandi foglie, e grappoli piccini

Poco zuccherini, quand'acidi gli acini

 

È addomesticata, ma se tu l'abbandoni

Ermafrodita torna, nei semi dei suoi fiori

Dà frutti abbondanti, in modo regolare

È gli acini piccini, tornerà a formare

 

I paletti pergolati, sian fatti di castagno

Resiste su nei monti, è di facile guadagno

La pergola fenicia, protegge da acquazzoni

Rinfresca luoghi secchi, d'arsure e da calori

 

Luoghi aridi e inclinati, fan qualità migliore

Volti siano a oriente, oppur a mezzogiorno

Pianura maggior vino, collina miglior vino

Specie se all'etrusca, scendono declino

 

Dice Columella, che dopo il terzo anno

La vite pota corta, per dare più germogli

La vite sia orientata, in quattro direzioni

Chiamale speroni, con due biforcazioni

 

Teme più l'umidità, che fasi siccitose

Abbondanti piogge, sono a lei dannose

Se poti a primavera, sia dopo fioritura

Elimina quei tralci, senza gemmatura

 

I pratici Latini, ponevano nei campi

Maschere di Bacco, contro la sterilità

Invocano l'aiuto, per clima e malattie

Con satira ironia, tragedie vanno via

 

Malattie della vite, son muffe e virosi

Oidio e botride, all'uva danno artrite

Poi acari e insetti, fan strage la sera

Assieme a tignole, e alla fillossera

 

Cavolo ed alloro, disturbano la vite

Basilico con Ruta, le fanno saporite

Pota e lega tralci, pur se alla svelta

Se i germogli già, alzano la cresta

 

Un parente dice, ogni anno regolare

Temo questa sia, l'ultima vendemmia

Noi non ci crediamo, vogliamo il focolare

Certo è una fatica, quella una bestemmia

 

Se tu non sei mai stato, pur un contadino

Ascolta ogni campana, attento per benino

Prendi quel che sembra, buono dimostrato

Fa di testa tua, vìn com hai immaginato

 

Qui in versi or canterò, latin vinificazio

Rustica ed allegra, senza troppo sfarzo

Primo mosto che, vien spontaneamente

Mescola col miele, per allietar la mente

 

Vendemmia ad agosto fino a novembre

Poi sistema vigna, e ripianta barbatelle

Piove o non piove, pigia in calcatorium

Continua se ti và, torchia in turcularium

 

Attrezzati spartano, per pigiare in tino

Riempi bene gli orci, ceramici col succo

Ben fermenteranno, rapidamente in vino

Pressa ancor residui, sacco o torchio fino

 

Un ottomana dopo, di grand'ebollizione

Il mosto è travasato, in grossi doli a terra

Lentà fermentazione, completa la natura

Lascia un pò di aria, fin sotto l'orlatura

 

Dopo la vendemmia, zappetta la vigna

Attorn ogni pianta, or scava le buchette

Le foglie son raccolte, or nelle fossette

Buche che saranno, a marzo ricoperte

 

Contatto con la terra, dentro ben ti segna

Se ripida e sassosa, la sogni alla rassegna

Pianta le tue viti, alla rasna o alla grecana

Prova a fare il vino, e canta alla romana

 

Se vien la grandinata, di luglio a gravar

Cadono le braccia, veder tutto ghiacciàr

Più della metà, dell'uva è ben distrutta

Come bastonata, ammaccata pare tutta

 

Giunge inaspettato il clima miracolato

Con il troppo caldo, s'asciugano gli acini

Seccan gli ammaccati, pur senza marcire

Rimarginan maturan, sènz'altro scalfire

 

Un' annata può avere, pure tant'acqua

Grappoli con muffe, considera possibile

Vino acetoso, dan le botti non pulite

Metti tutto in vetro, se non hai monete

 

L'arsura ha fatto danni, là nel 2003

Pioggia neanche l'ombra, stai ben a veder

Sebbene produzione, sià più che dimezzata

Ci scapperà il vinone che rimarrà d'annata!

 

Micròbi produzione, più antica di energia

È la fermentazione, o glicosi zuccherina

Per mantener la vita, in primordiale brodo

Si nutrono di zuccheri, espellon etanolo

 

Facile puoi trarre, tuo vino rustichello

Se fermentazione, avvii e fai continuare

Schiaccia tutta l'uva, raccogli pur il mosto

E la fermentazione, lasciala al suo corso 

 

Aspetta che vinacce, affiorino dal mosto

Spremile col torchio, senza troppo sforzo

La linfa cade in vasca, s'unisca alla copiosa

Qui là fermentazione, avviene tumultuosa

 

Mosto che fermenta, stia per otto giorni

Fai duè rimonte al giorno, ogni dodici ore

Altrimenti piglia, d'aceto il suo etanolo

Con resine correggi, mai col metanolo!

 

Il rosso in settimana, bolle con piacere

Mentre vino bianco, va troppo lentamente

L'analisi dei mosti, lo zucchero trov'alto

Durante settimana, aveva rinfrescato

 

Dopo tumultuosa, bollitura del mosto

L'ossigeno controlla, con sugheri tappi

Dare ancor l'ossige, or che vino è fatto

L'Aceto bacterio, stimola al misfatto

 

Vinifica in due tini, di legno di castagno

Cedono tannini, al succo che fa il bagno

Usa botti nuove, abbonite con il mare

Evita le nuove, di metallo e rame

 

Nella vinificazio, è calore e nutrimento

Il segreto della vita, del lievito fermento

Da Ventidue a trenta, tieni i rossi vini

Ben fermenterà, il mosto giù nei tini

 

Da diciassette a venti, tieni vini bianchi

Potrebbero partire, pur altre fermentazio

Puoi fare due travasi, allà luna calante 

Uno sia novembre, marzo l'altro fante

 

La vite è fonte, di zuccher fermentali

Nelle più avverse, condizioni ambientali

Produce i suoi frutti, migliori per il vino

Più etanol promette, l'acìno zuccherino

 

Trasportano il lievito, le api e le vespe

Dà un guasto frutto, sino ad un altro

La buccia rotta, è fonte di zuccheri

Alletta gli insetti, in cerca di succhi

 

Il Saccar. cerevise, raro qui in natura

Vive sopra i succhi, della lacerata uva

In poca quantità, avvia fermentazione[24]

Se manca non vedrai, la trasformazione

 

I Saccaromiceti, son umili importanti

Cìbansi di zuccheri, anima del mosto

Lente spremiture, fermentan più veloce

Zucchero e più caldo più lievito produce

 

Le cellule del lievito, di fermentazione

Ossigeno richiedon, per moltiplicazione

Fermentazio mosto, dura fino a quando

Lievito ti muore, in alcol che ora è tanto

 

A corregger vino aspro, non conservato

Romani usavan mosto, bollito concentrato

Lo gessano e lo salano, con un pò d'argilla

Latte capra o albume, o bacche di mirtilla

 

Dopo un anno due, l'asprezza ingentilisce

Il tartaro in cristalli, deposita nel fondo

Il tannino delle bucce, colora e da sapore

È feccia antiossidante, abbonda e da calore

 

Mezza fermentazio, produce un vino dolce

Diversa è la miscela, di un vino liquoroso

Aggiunta di miel d'api, se vien rifermentato

Dà un vino liquoroso, e innalza l'alcolato

[25]

Bere vin corretto, con resina di quercia

Uomo e vin malati, li cura e li preserva  

Vin medicinali, fà giungendo al mosto

Pino e melagrana, spezie del tuo posto

[26]

Arriva Tramontana, è tempo svinatura

Spesso avant'inverno, termin bollitura

Da varie damigiane, sia vino travasato

A botte vetro oppur, di legno rabbonato

 

Vino si raffredda, col tempo e le stagioni

Risveglia in cicli e fasi, delle lunazioni

I modi son migliaia, per farlo in mille modi

La vite è il suo segreto, frutt'interni moti

 

Più muovi più raffina, da tino a botte sia

Cioè il vino depurato, ancor ribolle ossia

Da ottobre sin gennaio, scarica la feccia

Toglila ogni tanto, vino a te s'intreccia

 

  mito del vino

In alcuni climi, fermenta l'uva in vite

Animali e uccelli, ne mangiano ghiottoni

Il moscerin di frutta, e il lievito del pane

Assieme all'elefante, s'ubriacano col cane

 

Uomo primitivo, fermentazion del mosto

Vede misteriosa, un fenomeno nascosto

Elargita da divini, microrganismi folletti

Euforici d'ebbrezza, a ricchi e poveretti

 

La Vitis vinifera, s'intreccia coi culti

Dei primi antenati, in cerca di funghi

È Cuor di commerci, e farmacopea

Sbarca via nave, su terra europea

 

Quando il buon vino, in una cultura

Una base economica, trova con cura

Divien medicina, e una merce preziosa

Un socializzante, che al culto si sposa

 

La vite nacque, dal sangue dei giganti

Noè poi la interrò, dopo il gran diluvio

Ha Sirio per amico, il cane stella estiva

Nella terra calda, striscia serpentina

 

Mentre Noè, piantava la sua vigna

Satana gli offrì, l'aiuto senza tigna

Sgozza in sacrifico, una pecorella

Innaffia con il sangue, zolla barbatella

 

Chi così berrà, fermento del suo frutto

Avrà pensier mansueti, come dolce putto

Uccide poi un leone, bagna attorno il fusto

Così chi ancor berrà, sarà un leon robusto

 

Ma infine Satanasso, ti fà una burlonata

Ripete col maiale, la stessa sceneggiata

Da quel momento chi, troppo berrà il vino

Sfrenata intemperanza, avrà del porcellino

 

Il vino è analgesico, e buon disinfettante

Producesi dall'uva, nel modo più efficiente

Oppiaceo del cervello, stimola endorfine

E le relazion sociali, oltre ogni confine

 

Aiuta dopo un giorno, fatica o di dolore

In moderazione, produce acum chiarore

Se eccedi in euforia, produce stordimento

Sbriglia l'emozioni, oltre ogni commento

 

Da sfogo a colui che, in lui resta sepolto

Poiché tal medicina, ha effetto temporaneo

non vuol esser suggerito, ma sol disinibito

Esprime sen paure, e analizza il partorito

 

È vino aromatico, medicina dell'animo

Assieme a fichi e fiori, cura depressioni

La stoica lezione, considera ubriachezza

Essenziale medicina, a dispiacer tristezza

 

L'anno in Sumeria, inizia al mese d'aprile

Con sacre feste unione, che son ierogamie

Inanna gatta Dea, sposa il Dio-pastore

Lui è la birra e vite, lei la dea d'amore

 

Enki era il dio, di saggezza e magia

E lo stordimento, usava in vantaggio

Per accoppiarsi, con astuzia alle donne

Quando la festa, si scalda e le scioglie

 

Si ispirano agli Dei, i Re e le Regine

Cantano e dan vita, a inni e dinastie

Banchetto sintetizza, la vasta interazione

Tra sudditi e sovrano, fonte d'ogni azione

 

Mangia bevi e sii felice, è motto degli ittiti

Rasna antenati, del quattordici avan Cristo

Re Suppiluliuma, s'appella a Dio tempesta

Tarhunta veste vite, sul corpo e sulla testa

 

Gl'Ittiti intercalarono, più alberi di specie

Cedri pini e fichi, con palme e con le viti

Il sacro melograno, di viti rivestito

Vide Gilgamesh, dentro al paradiso

 

Gilgamesh cercava, la sua immortalità

Presso il mare trova, Siduri che fa il vino

La donna della vigna, siede nel giardino

Mito d'una madre che nutre suo bambino

 

È seduto Gilgamesh, mentre beve vino

Incarna dio su terra, Dioniso fecondo

Vive processioni, di musici e danzanti

Che suonano tamburi, corni e fiati ansanti

 

In egiziano è irp, il suon dell'ubriacone

Dalla testa di Horus, uscì la vigna in fiore

Dio-falco dell'Egitto, dei morti e pure vivi 

Figlio d'Is e Osirìs, nel Nilo e suoi declivi

 

Il banchetto funerario, divinò Osiride

Dio del sacro vino, e inondazion del Nilo

Così come la vite, giace addormentata

Osiride fu ucciso, da Seth o settimana

 

Iside compagna, mise i resti insieme

Il Fallo la feconda, e Horus dà alla luce

Dio-falco uccide Seth, e diviene faraone

Risorge Osirìde, nella prim vegetazione

 

Il consumo di vino, e di altre fermenta

Da calma a umanità, e consegue civiltà

Insegna a musicare, ci porta nel danzare

Tal addomesticare, diviene un rituale

 

Inonda fiume Nilo, violento par monsone

Rà-sole invia leonessa, a fare sterminio

Di quella umanità, che a lui si ribellò

Ma infine tal giudizio, Rà sole revocò

 

Fa bere alla figlia, bevanda birra rossa

Questa inonda campi, inganna la leonessa

S'ubriaca ben benino, dimentica missione

L'umanità è civile, ha imparato la lezione

 

Ora si trasforma, in leonessa la felina

Nera Dea Bastèt, o benevola gattina

Diviene protettrice, dell'umana sfera

Volendo farle festa, offri vino e sera

 

Per resurrezione, conserva fico e vino

Scorpio re l'adora, totèm scambio fino

Ha tempio su Sinai, protegge passaggio

Fra straniere terre, in aspro paesaggio

 

La vite per gli Ebrei è l'albero messianico

Forse in Paradiso, dimora assiem al fico

Israel è vigna, Yahvin è il succo d'uva

Del Signor fermento, Lot è ubriacatura

 

Decanta Palestina, l'egizian Sinuhe

È una buona terra, chiamata Ya hè

Produce fichi e uva, olio latte e miele

In essa scorre vino, e dolci cantilene

 

C'eran torri giganti, nei campi e frutteti

Capanne di pietra, spesso con due piani

Il piano superiore, arredato per sdraiarsi

Mangiare bere vino, e d'aria rinfrescarsi

 

Al pian terra è la kantina, dove si fà vino

Si tengono i raccolti, di scorta per l'inverno

Quelle torri in pietra, pur ripari stagionali

Affiancan le capanne, di pelli di animali

 

“Io sono la vite, e voi siete i tralci

Disse il maestro, più antico dei saggi

Il padre dal cielo, elargisce a distanza 

Benedizioni, con frutta abbondanza”

 

“Io son figlio di Tinia, dio della tempesta

Porto a voi la vite, sue danze e sua festa

Son Dioniso Zagreo, giunto da lontano

Ho attraversato terre, e cuori dell'umano

 

Dopo aver laggiù, istruito sacre danze

E posto miei seguaci, fari di speranze

Ora giungo a voi, via nave ad insegnare

Il dono della vite, e i cuori a rallegrare”

 

Dioniso prosegue, va al mon Peloritano

Con Alpo poi si scontra, gigante siciliano

Che tiene molte braccia, e capelli inviperiti

Con alberi l'attacca, e pur sassi appuntiti

 

Dioniso gli lancia, il tirso diritto in gola

L'uccide e la montagna, libera rincuora

Di nuovo popolata, la verga di Dioniso

Ora mesce acqua, e vin del paradiso

 

Sileno suo maestro, un asin cavalcava

Compagno d'avventur, vecchio s'ubriacava

Satiri e baccanti, portan bastone e pigna

Mangiano cerbiatto, con edera poltiglia

 

Un satiro che salta, nel cesto pieno d'uva

Allegro spreme il succo, e vede scolatura

Finire in un grand'orcio, di raccoglimento

È un Pithoi interrato, dentro al pavimento

 

Togliendo i residui, galleggianti dal mosto

Si filtra il contenuto, in altro pithoi fusto

Trasferito è vino, a più stadi di fermento

Messo in orci vari, per magazzinamento

 

Esiodo scrive, vendemmia inizio ottobre

Quand'Orione e Sirio, si levan metà notte

L'uva vien dapprima, esposta bene al sole

Per bene aumentar, lo zuccherin fervore

 

L'Etruria da le Apianae, uve molto dolci

Che attiran le api, che miele fanno buono

Campania e la Sicilia danno l'uve Aminee

Da cui viene Falerno, Lucano e medicine

 

Più frutti zuccherini, dan più fermentazio

Mentre aromi e spezie, allargano lo spazio

Per avviar processo gettavan nel miscuglio

Del miele o un alveare, radici oppure erbe

 

Brocche a becco uccello, filtrano bevande

A mezzo della lana, e fanno mescolanze

Aggiunger fichi e mele, danno antiossidanti

Assieme a melograni, e frutti fermentanti

 

Estratti di fiori, mandragola e giusquiamo

Con bucce d'arancio, assenzio e zafferano

Aggiungono un aroma, e rallentano l'aceto

Malt'orzo pino e quercia, e resine di cedro

 

Si sa che quercetina, è buon antiossidante

Contro altri disturbi, credevasi importante

Il vino era la base, di mediche tinture

Come vino e ruta, d'insetti cur punture

 

Il vino rafforza, il morale in battaglia

Togliendo inibizioni, e allèviando dolore

Il vinum murratum, si dava ai condannati

Per annebbiar coscienza, in pene capitali

 

Dio-lievito Dionìso, trasforma frutt in vino

Gli uomini bevendo, cantano in cammino

Se seguitan bevendo, diventano leoni

Infin'esagerando, barcollano ubriaconi

 

Quando sorseggi, un bel rustico vino

Ricorda l'amore, tra l'uomo e Dionisio

Domestico venne, dal basso mar Nero

Della civiltà, la vite è sposo più vero.

 

Pur vino è figlio, della fermentazione

Garante della vita, e morte in rotazione

Testimon permane nel ciclo d'ogni tempo

Mortem lui moriendo, vitam resurgendo

 

Bevi oh pifferaio, qual vaso di sapienza

Sapida è l'essenza, che scol dal cannellino

Sapor tu sempre fosti, nel corp or invasato

Bevi o attore nato, per esser forsennato


Libertages 2014 (oliveti e frantoi)

 

Olivo vuole un clima, medio temperato
sotto i meno dieci, s'ammala raffreddato
in suoli a medio impasto, non ama umidità
se innesto su olivastro, resiste a siccità

potami dal legno, e ti arricchisco d’olio
al fico ramo pende, a olivo ram insorge
io poto nell'inverno, avanti a primavera
vedo che l’innesto, sull'olivastro impera

Io poto i rami secchi, sterili o intrecciati
lascio i porta frutto, che sole tien puntati
s’abbassan i più vecchi, tendono rientrare
così perdono il sole, e smetton di fruttare

Innesto pur l’olivo, in tal modo maniera
quando linfa è in alto, verso primavera
taglio francobollo, occhio di una gemma
dall'olivo buono, sia lo stratagemma

faccio incisione, a selvatico olivastro
forma di vagina, e 2 persiane rialzo
v'inserisco dentro, maschio francobollo
chiudo sopra d'esso, labbra ben incollo

scongiuro le infezioni, legàn rafìa di petto
per una protezione, suoi tagli disinfetto
con impasto argilla, o poltiglia bordolese
tal innesti faccio, duràn febbraio mese

Emilia tiene a globo, e a palmetto nano
a salice piangente, dà forma piano piano
dona l’armonia, alla chioma nell’insieme
ma gli olivi secolari, assai liberi li tiene

a olivo acqua di giugno, par rovini tutto
mentre dà olio e mosto, pioggia dell'agosto
l'oliva quan più pesa, tanto par più rendeù
terre assai sassose, ama come ambiente

nei giorni di dicembre, inizio la raccolta
di olive dalle piante, le pettino un a volta
a terra stendo i teli, su essi io e Pamela
armati delle scale, e gran pazienza vera

Le olive cadon giù, e le ore van veloci
passa un giornata, tra risa e più dolori
corpi nella notte, non sann'addormentare
ci aiuta una tisana, lenire e passeggiare

Una settiman fatica, al fine dà il raccolto
sui 30 kil in media, ogni pianta olivo conto
al trappeto poi le porto, per 'olio ricavare
Emilia nell'attesa, incomincia a spiegare

a trasformar l’oliva, fù origine importante
là nel sottosuolo, il calor assai costante
che aiutava mosto, in processo decantazio
a separarsi in olio, ed acqua vegetazio

Talete bizantino, Raseno cita in rima
che nel suo passato, a Ioni scuola officia
pronostica abbondante, annata per Olive
Acqua è nutrimento, di tutto ciò che vive

lui affitta ogni frantoio, a guadagnare olè
a Omero lui fa l'eco, su acque primo archè
la terra vi galleggia, l’umido dà il caldo
vapore torna all’aria, cuor di legno saldo

ora l'Olio si estrae, molando in frangitura
tramite molazza, la polpa or si frantuma
assieme coi nocciòli, a far da drenatori
poi la gramolatura, rimescola ulteriori

rompe l’emulsione, d'olio misto d'acqua
la Pressatur estrae, duràn la terza tappa
il torchio a vite preme, i fiscoli con pasta
centrifuga separa, infine l'olio e l'acqua

Se la molazza è ferma, dov’è l’identità?
raccoglie attorno a sé, l’intera comunità
nel mito di Erittonio, bimbo-num-serpente
è nato dalla Terra, e lubrifica la mente

L’olio dell'Oliva, ogni mal si porta via
La verità si dice, è luce d'olio in rima
insegna quali cose, prendere o lasciare
spalmato con il pane, su brace focolare

Olio vero dell'oliva, sà cuocer e condire
legumi e vegetali, col pesce e i cereali
sopporta i centottanta, gradi di fritture
in periferia rimane, di cibi e di cotture

ricco in carotene, permette assorbimento
lipo vitamine, che scioglie in un momento
Pomodori e funghi, conserva dignitario
lubrifica intestini, e lo stomaco vicario

vince stitichezza, prezioso nei bambini
al latte della mamma, par che si avvicini
contrasta osteoporosi, cede il minerale
mielizza fibre nervi, aiuta il cerebrale

a Taranto s’usava, balsami ed unguenti
massaggiare gambe, di sani e di dolenti
a muscoli di atleti, e petti dei guerrieri
piedi e mani poi, di marinai e nocchieri

emolliente su pelle, e buon lubrificante
riduce invecchiamento, è antiossidante
memoria e intelligenza, aiuta la pazienza
sostiene il cuore, e la immuno resistenza

Cenere dei rami, spargo nei miei campi
rito avanti pasqua, domeniche di palme
Raseno qui ci narra, storia dell'unzione
d'un Albero d'Oliva, sorgente d'elezione

gli alberi del Khan, si misero in cammino
nel darsi un nuovo Re, proposero l’Ulivo
questi lor rispose, non posso rinunciare
a produrre l’olio, per il fin di comandare
unguento dei messia, crisma dei malati
Lampade e lucerne, e delizia dei palati


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