navigator di mari, sbarcano in Aethalia
visitan Sri Lanka, e i mari dell’Australia
scopron Coca e Kava, e i Gebusi Papua
mangiator di Kratom, in Tailandia fatua
sommario quartine


  a b c d
 

navigator di mari, sbarcano in Aethalia

- Via cava interiore

- saturno natale

- civiltà teatral-musicale

- mundus di Ruma

- Tago fondatore dei Rasna

 

Pelasgo si narra, fu gran fondatore

Emerse in Arcadia, dal suolo incolore

Seguito ben presto, da uomini in carne

Ai quali insegnò, a fabbricare capanne

 

Ad essi insegnò, a cucir tunica grande

In pelle di porco, e a nutrirsi di ghiande

Insegnò loro a pescare, e poi a navigare

Cicogna qual totem, ordinò d’osservare

 

Turno o Saturno, progenitore dei Pelasgi

Che costruirono muri, e dighe con pietra

Portaron civiltà, quand’oracol di Dodona

Vaticin d’emigrar, rito Vero far ancora

[1]

Saturno va nel Latium, ospite di Giano

Fonda cinque città, che inizian letter A

Inventa zampogna, la conca e la ciocia

Visse con umani, età d’oro l’associa

[2]

Alla fine i Pelasgi, migranti del mare

Fondaron villaggi, per riunì e riposare

Seguivan cicogne, che in gruppi volando

Tracciavano rotte, tra i mari migrando 

 

Tra molti villaggi, alcun crebbero assai

A suon di commerci, conquiste e schiavi

Nascevan poi templi, palazzi e mercati

Attraevan artisti, artigiani e immigrati

 

Cresce eldorado, produce inurbamento

Valor del privilegio, separ popolamento

Crescono possesso, inclusione e confine

Dei primi villaggi, pochi restano infine

[3]

Più popoli del mare, di antica memoria

Tirreno un Rasna, condusse alla storia

Emigrato da Lidia, diede nome fecondo

A quèl mare che, l’accolse errabondo

[4]

Per altri è Tarkòn, che nomin Aethalia

Poi fonda sua Tarkna, su rive del Marta

Imparentato ai Maori, che solcano i sud

Son popoli mare, comun quà e laggiù

[5]

Mitico Dardano, progenitor dei Rasna

Fondator di Troia, figlio a Elettra ninfa[6]

Figlia di Proteus, nel mare fa l’insegne

Sorella di Kabeira, e le Pleiadi stelle

 

Poi la figlia al Sole, Circe Iperionìde

Genera da Ulisse, Agrio e Latin stirpe

Figli d’Odisseo, son Smisurato e Forte

Che ai popoli Tirreni, legan loro sorte

 

Rasna son sedotti, uniti ed enzimati

Da più latin amanti, fenici greci e celti

Incalliti naviganti, abili in commercio

Federan villaggi, e città in amplesso

 

Tra sabini e latini, avviarono Ruma

Emergente città, e ita-ioni-ca lupa

Essa è svezzata, da tirrenico amor

In miscel di tribù-ne, di vario color

 

- Via cava interiore

Rasna poeti, scultori e pittori

Di sensazioni, emozioni interiori

Pitture sgargianti, offerte alla dea

portan luce e colore, come Borea

Propizian dei morti, l’anima eterna

 

Nel suo lungo viaggio, oltre la terra

E più muse sirene, come in Egitto

Le anime guìdan, in questo tragitto

Sono antenati totem, o spiriti alati

Assiston umani, ispirandone i fiati

 

Insegnan le arti, proteggon le case

Son ninfe dell’acqua, e benevoli Lase

Nereidi Oceanine e guardiane dei ponti

Driadi dei boschi, e Oreadi dei monti

 

Rasna o Tirreni, graditi a Turanna

Signora del cuore, e amante tiranna

Da Torri e grotte, sorgente comanda

Visioni e pensieri, che arte tramanda

 

Sul tufo tracciato, naturale del luogo

È l’etrusca tagliata, oppur via di fuoco

Scavata a mano, con punte e scalpelli

Tra corsi d’acque, e cespugli a capelli

 

Va il corridoio, giù giù nella coccia

Con alte e spioventi, pareti di roccia

Sbocca all’aperto su grande orizzonte

Quel buio percorso, ha sole di fronte

 

Presso acropoli, e presso necropoli

Resiste la via, che porta ad eliopoli

Le trame e labirinti, della coscienza

Son nella terra, scavati con scienza

 

Lor via di fuoco, in cunicoli e grotte

Rivelan passaggi, di mentali rotte

Per giungere infine, al luogo sacro

Dov’ogni divino, non è simulacro

 

Ecco un rituale, comun(ic)azione

Trovare lo spazio, a bimbo interiore

Superare i pregiudizi, e conflittualità

Rasna maestri, van coscienti al di là

 

Rivelazione intuitiva, in viscer incontra

E un sacro serpente, passioni ti sgombra

Istinto emozione, in circolare graduando

All’occhio interiore, ora fan disincanto

Conosci te stesso, nel mondo interiore

Ti promuovo Tagete, svegliato Signore!

 

 

                            Lasa Vegoia

 

Rasna ottimisti e raffinati

Rasna gran popolo di federati

Oltre a Tagete, ecco la ninfa

Lasa Vegoia di fulgore linfa

Spiega perché, Tinia Dio Re

Scaglia i suoi fulmini di tre in tre

 

Tre son sue specie, emanan messaggi

Auspici o castighi, chiediamol ai saggi

Veri sciamani, i sacerdoti trutnòt

Custodi del sogno, vivon ancor

 

Boschi e sorgenti

Anfratti clementi

Questi son templi

Dei primi tempi

 

Con passo viandante, flauto e mantelle

E un liuto bastone con più campanelle

Aprivan la nebbia, della tormenta

Così da invitar, l’aurora giumenta

 

Dio molto li ama, gli uomini meno

Girovaghi artisti, d’eremo intero

Quan tuttavia, appar gran bisogno

Ricorrer ad essi, è viver un sogno

 

Boschi e sorgenti

Anfratti clementi

Questi son templi

dei primi tempi

 

Ecco i bei templi della gran Dea

Mater Matuta, e Atropa a sera

Quivi l’amore diviene un onore

Quando s’abbraccia a luci signore

Speziate vestali, e sacerdotesse

Vener convoglian, dentro se stesse

 

Tin, Uni e Menerva, accettano offerte

In cambio di aiuto, in terren trasferte

Sacro il momento, che toglie tormento

È lasciarsi andare, senza commento

Tantra è chiamato in tanti altri lidi

Se accetti la vita, piangi e ti fidi.

 

Sano corpo, e sana mente

Rasna principio? Ma certamente!

Unguenti profumi ginnastica danza

Uomini e donne, entro una stanza

 

 

 Fauno e Lasa

 

Mostrano i corpi, senza vergogna

A caccie e giochi vien pur la donna

Certo era un mondo, senza tabù

Sebbene esisteva, la schiavitù

 

La medicina, è assai preventiva

Fa uso di terme, droghe e saliva

Fogne e acquedotti igien e dentista

Musica e danza, ri-tornano in pista

 

Radici minestra, polenta e focaccia

Di farin farro, riempivan la pancia[7]

Carne saltuaria, per pochi sicura

Sol vino e olio ricchezza d’Etruria

 

I galli attizzati, dall’etrusco vino

Invasero Italia, con botti e catino

Danze di ore, tra suoni e colore

Con malattie fan spesso furore

 

Contro mal-aria, zanzar di paludi

Esternan lo sfogo, coi faunus ludi

Danza di gruppo, a invocar guarigione

Ai malati in delirio, con gran febbrone.

 

- saturno natale

(feste annuale al dio Saturno)

Le Roman calende, scorrevano sempre

I mesi eran dieci, da marzo a dicembre

Tra il sole che muore, e sol che rinasce

a Ruma è Saturno, che allenta le fasce

Lui segna il passaggio, in clima festoso

Avvia il Saturnalia, carnevale gioioso.

 

Re della notte, e del grande solstizio

Spegne il passato, e accende lo sfizio

ogn’ordin sospende, rovescia le usanze

Ai schiavi fa doni, e ai re condoglianze

Col suo scettro bastone, gioca alle sorti

Riordina il cosmo e scombina i consorti.

 

Nel dì della sua festa, ci narra Microbio

Al tempio a Saturno, a piè Campidoglio

La sua statua è slegata, da lacci continui

A scatenare gli effetti, benèfici e ambigui

Sono forze anteriori, dell'inizio del tempo

Di un era dell’oro, o del sogno portento.

 

Fra avvento rinnovo, euforia e penitenze

Una gran confusione, sconvolge coscienze

Saturno ha le chiavi, del Cosmico Gioco

Rilancia i suoi dadi, poi oracola al fuoco

Signor della tombola, giustizia e misure

Con scacchi ed azzardo, ci da le visure.

 

Esiliato un bel giorno da Zeu successore

improvviso scomparve in eterne dimore

poi Giano romano, creator d’eccellenza

accolse nel Lazio, Saturno in quiescenza

Bambino immortale, è dio addormentato

Attende il risveglio a suo tem destinato.

 

Saturno vien dunque, dall’artica notte

rinasce tra noi, se il tempo è alle porte

qual Vishnu dio indù, un tempo fu pesce

apparve al buon Manu, dando una legge

costruisci gran barca, per germi del mondo

annuncio che l’acqua, inonderà tutto tondo

 

- civiltà teatral-musicale

 

Ogni città rasna, risuona in sottofondo

Di armonie musicali, diffuse nel mondo

I soffi nel flauto, echeggiano in-canto

Di giorno e di notte, senza rimpianto

 

Or ecco la satira, cioè satur-azione

Miscela esplosiva, d’improvvisazione

Istriones son detti, gli attori prescelti

Ognun ha suo genio, e loci d’orienti

 

Pur i contadini, con vino alla testa

Riscattan se stessi, nei giorni di festa

Con fescenni Fallisci, di scurril colore

Recitati alle feste, o in gare d’onore

 

Segui or lo stile, delle ottave rime

Adagia poesie, su popolar melodie

La metrica struttura, suona così

Otto endecasilla, BABABACiCì

 

Tre distici fai, in rima alternata

L’ultima termina, pur in baciata

Son frasi ritmate, vocal musicali

Scandite da schiavi, e salmodiali

 

È ritmico andare, costanza del fare

Terapia musicale, a saper salmodiare

Ritmare s’accorda, a movimen gruppo

A lenir le fatiche, e resister più a lungo

 

Questo in amore, in battaglie e dolore

Scandisce il coraggio, infonde l’ardore

È così che i lavori, poderosi e vibranti

Vennero a luce, dalle menti brillanti

 

Nenie e salmodie, richiamano pioggia

Stimola enzimi, di terreni e di chioccia

Proteggon uomani, piccini e bestiame

Da agitati malanni, e morsi da fame

 

Ecco i Ludiones, danzatori aggraziati

Calmavan col suplu, Dèi più infuriati

Quando il senato, di Ruma insistente

Li richiamava, a domar pestilenze

 

 - mundus di Ruma

 

Più ritmi di qua, più ritmi di là

Il loro aldilà, è il nostro aldiquà

Mundus di Ruma, è centro del foro

E tutte famiglie, gli portan decoro

 

Culto familii, di un grande antenato

Sopra la tomba, banchetto e mercato

2 volte l’anno, si apriva quel mundus

Per festeggiar, coi vivi il fecundus

 

Tolta poi la pietra, del centro città

Venian collegate, gli infèri alla terrà

Lemuria eran detti, 3 giorni vaganti

In cui molte anìme, giravan erranti

 

Nove poi undici, poi tredici maggio

Li aiuta cantando, ogni buon saggio

Invece dal tredi, al ventun febbraio

Di fes Parentalia, il popol fa paio

 

Il potere dei sogni, e dei vaticini

Corrispondenze, tra mondi vicini

Techulca il Blu, presidia l’accesso

Del porto aldilà, del sogno stesso

 

Divino Charun, poi detto Caronte

Scorta ciascuno, oltre quel fronte

Confuse la massa, Cristian papato

Che fè del mondo, sol un peccato

 

Quello fu il tempo, poco carino

In cui separavan, profàn e divino

Oh disciplina, di etrusco colore

Volta in amore, questo dolore

 

Perché io danzi, ancora col canto

Alla mia dea, con ardor e incanto

Viva Destino, d’Aurora e d’Amor

Dee dell’Italia, del tempo primor

Anche Maria, fu data al tuo nom

Quando dal mar, giùngesti a Rom

 

- Tago fondatore dei Rasna

 

Nei pressi del fiume Marta

Presso Tarquinia dice la carta

Laris Tarchon, un contadino

Arava la terra quel mattino

 

Meraviglia! trattenne il fiato

da un solco, appena tracciato

Venne fuori, un bel bambino

Capelli lunghi, e olio di-vino

 

Tarchon allora, iniziò a gridar

E i Re-lucumoni, volle chiamàr

Tage è mio nome, il bimbo cantò

Del popolo Rasna, sorgente sarò

 

E giù insegnamenti e poi profezie

In versi s’intende, donò mercanzie

Finito che fù, quel dolce suo canto

Alla terra tornò, tutto d’incanto..

 

Tago figlio a Gea, dette suoi segreti

Solchi nella terra, vengon or tracciati

Per propiziar il suolo, alla fecondità

Voltumna gira ruota, ed è fertilità

 

I Paesi toscani, Bacugno e Volterra

In annuale festa, fanno solchi a terra

Al fin di propiziare, fecondità del suolo

S’amano su d’esso, per ognì rinnovo

 

Nella Rasna profezia, di Lasa Vegoia

S’insegna a crear cosmo, da paranoia

Cosmo suddiviso, riflette qui su terra

L’ordine del cielo sopra e sottoterra

 

Si fondano confini, della proprietà

Con cippi e geometria, per delimitar

Per templu e città, e per agricoltura

Usan la groma, strumen di misura

 

I templi orientati, a sud e a sudest

Sfruttan le forze, presenti in contèst

In magia e propaganda, dan stabilità

Elaboran paure, inconsce e di realtà

 

Come Waskarinka, primo sovran inka

Ombelico spirituale, della civiltà dell’Inkà

Che vive sotto il lago, al centro Titikaka

In regno sotterraneo, detto di Ukupacha

 

Anche Waskarinka, è invocato dai fedeli

Emerge dona forza, assiem a conoscenza

Come Shiva e Tago, indossa il fallo linga

Mezzo che i defunti, porta a nuova linfa

 

Tage è bimbo-re, nascosto ed elusivo

In attesa di tornare, al tempo stabilito

Per riportar in luce, l’armonica giustizia

Voltar le forze caos, o dell’ingiustizia

 

Tago e Waskarinka, araldi età dell’oro

Giacciono qual semi, entro ognun di noi

Dall’inconscio mondo, pur riemergeranno

E un nuovo ciclo storia, inaugureranno

 

Dio Shiva gioca, alla spiaggia del cosmo

Crea, conforma, e distrugge ogn’azione

Rivela e nasconde, l’eterna sua grazia

Compòne scene in sequenze di danza

 

I suo cinque poteri, in modo fluente

Sempre combina, in scena corrente

Egli gioca la Lila poi danza il Nadanta

Inizia sui monti, e scende in vall’andia

 

Su Kailas Montagna fa Lila creazione

La Madre Himalàya, sta in adorazione

È Regina perenne, sul trono dei monti

Attorniata da Dei, e gli esser dei mondi

 

Minerva suon il vina, Indra soffia il fiato

Visnu è col tamburo, cembali per Brahma

Lakshmi canta bene, dolce e con costanza

Tre mondi raggruppati son alla sua danza

 

Nelle foreste di Taragam, narr’altro mito

Vivevan molti Rishis, ribelli ma sapienti

Shiva andò a testarli, ovvero confutarli

Scese giù dai monti, felice d’incontrarli

 

I Rishi dando sfida, spedirono tre bestie

Inviate un alla volta, per distrugger Shiva

Possente era la tigre, e velenoso il cobra

Infine Muyalaka, mostro-ego senza posa

 

Shiva con la tigre, ne fece un indumento

Cobra gli orna il collo, fiero del momento

Sotto un piede fermo, finisce Muyalaka

Shiva in equilibrio, vi danza con diletto

Or Tillai Taragam, è centro d’universo

 

visitan Sri Lanka, e i mari dell’Australia

- danze del canguro

- Wanniya e gotu kola nell’isola Sri Lanka

- danza del kiri-koraha per Kande Yaka

- canto di caccia, longevità e guarigione

 

Rangi Nui dio Cielo, giace Papa-tua-nuku

I figli loro unione, però non vedon luce

L'avvolge oscurità, e decidon ribellarsi

Falliscon tentativi per far lor separarsi

 

Tane-mahuta figlio, dissolve tal legame

Dopo enorme tempo, ora vedono la luce

a Maori d’Aotearoa, Marama è dea di luna

Dea del sottomondo, è Hine-nui-te-po ra

 

Ondate di Maori, colonizzano Aotearoa[8]

Pacifici o guerrieri, da Hawaii sin Mururoa

Resiston agli inglesi, fìn pace di Waitangi

nasce una nazione, Zelanda felce Pangi

 

con lunghe lor canoe, navigan l’oceano

portaron cani e topi, sogni e più alimenti

Tane dio dei boschi, creatore d’ogni cosa

Li scalda nelle terme, geiser senza posa

 

Matau era un gigante, viveva solitario

Nell’isola del sud, rapisce un dì Manata

Bella principessa, che vièn poi liberata

Più guerrier Maori, l’hanno vendicata

 

Matau è sprofondato, valle là si forma

Le lacrime fanciulla, dan lago Wakatipu

A ciclici intervalli, s’empie delle piogge

acqua saliscendi, cuor Matau coinvolge

 

l’Olandè Tasman, scoprì Nuova Zelanda

in Compagnia dell’Indie, salparon da Batavia[9]

con 2 velier giravan, cercàn nuovi mercati

Verdi monti e nevi, l’arrestan incantati

 

Approdano alla baia, color di giallo oro

Canoe d’allor Maori, circondano i velieri

a mezzo suon di fiato, fan inno di battaglia

risponde Abel Tasman, con musica rimaglia

 

accetta sen sapere, dichiarazion di guerra

l’imbarcazion Maori, assalgono scialuppa

Uccidon marinai, Tasman allor capisce

Tal isola abbandona, pericol percepisce

 

un secol successivo, arriva capitan Cook

con Endeavour sua nave, Aotea britanni fù

contratta coi Maori, fa scambio in doni vari

s’aprono i confini, ai colon di nuovi mari

[10]

Difficil convivenza, di colon sopraggiunti

fin mil-otto e 48, col trattato di Waitangi

diventano i Maori, cittadìn della Corona

Diritti e privilegi, a mò d’antica Roma

[11]

Simbolo d’unione, diviene kiwi uccello

Notturno originario, fa kiwi popol bello

Arrivan pur da Cina, dei frutti prelibati

Mettono là radici, e dàn Kiwi rinomati

 

Vulcani terre nuove, alber Pohutukawa

Pioniero colonizza, sempre ad Aotearoa

Antartide sorella, esplora specie umana

McMurdo la colonia, incuba sua fiumana

 

Capitan Cook: “gl’indigeni della nuova Olanda,

giunti dall'Asia quarantamila anni fa, non conoscono ceramica e tessitura, sono molto più felici di noi poiché ignorano la ricerca del superfluo, l’ineguaglianza di ceti e l’invidia e non ambiscono a case con molti servitori; loro sogni e credenze appartengono all’umanità, essi vivono nel tempo del Sogno dove esseri giganteschi (totem) apparvero all’improvviso, crearono il mondo e scomparvero altrettanto velocemente. L’arte fa superar loro ristrettezze e i timori nel quale vivono, poiché essa è rifugio sicuro e rimedio alle paure perenni di ogni popolo”. L’aborigeno, boscimane, indio pigmeo, cerca nel mondo l’essenza vitale dell’arte, infusa dagli antenati, qual unica fonte di sopravvivenza e benessere, curando arte danza e canto rinnova le possibilità di avere la loro assistenza

 

- danze del canguro

Indossan gli Arunta, copricapo di piume

Incrementan gli Emù, imitandone danza

Clan del canguro, invece erige gran palo

Decorato con piume, a imitar simulacro

 

Tribù del canguro, nasce da suo totem

Recita antenati, in imprese lor d’un tem

Corrobori son danze, alimentanti futuro

Imitàn balzi totem, nella danza canguro

 

Tale danza conferma, la tribù identità

Comunion di natura, originata nel sogno

Ogni festa antenata, pare l’anima sbrogli

Natura che siamo, è sostanza dei sogni

 

Mitologia condivisa, evocata nel gruppo

È folklore popolare, che malta individui

Trasmuta incertezze, se gruppo confida

Nel tempo di festa, che è tempo di vita

 

Principale risorsa, sia tua propria storia

Interessi e relazioni, talenti con problemi

Scema via dolore, imbarazzo n’è distrutto

Se scambi tutto ciò, nell’ascolto in gruppo

 

In sincretici canti, aborige-melanesiani

Erotismo e religione, correlan quotidiani

Djarada canti amore, di magica valenza

Imitan corteggio, d’uccelli discendenza

 

Le donne aborigene, siedono assieme

Cantàn cicli di canti, di antica creazione

Del tempo del sogno, fan recita e danza

Dipingono i corpi, con ocra e costanza:

 

Lui le invia bel mazzo, di penne dell’emù

Che scosse dal vento, invita uscir nel bush

Ecco il pube sotto gonna.. di peli ricoperto

L'ho messa incinta io, felice a tutto petto

 

Lo spirito del bimbo, è entrato dentro lei

Uman del barramundi natich’ondeggianti

Sistemano ripari, fan ombra a donne viso

Stanno sempre là, col pene subinciso...

 

Indossan gioielli, di semi del deserto

Invocan serpenti, che striscian sul ventre

con natiche ondeggianti, tutte o seminude

entr’ergon palafitte, su tutta la palude

 

Uomini col pene, circonciso o subinciso

Dei clan del barramundi, costruiscon ripàr

All'ombra sacra invitan, donne pel al pube

Lo spirito del bimbo, magie farà compiute

 

- Wanniya e gotu kola nell’isola Sri Lanka

Bimbi di natura, aborigen di Sri Lanka[12]

Popoli più antichi, di caccia e di raccolta

Di frutti della terra, che ereditan foreste

Chiamano se stessi, veri Wanniya-lette

[13]

Dieta ricca in carne, conigli tartarughe

Lucertole e cinghiale, i piatti più diffusi

Su tizzoni ardenti, vien arrostita carne

Essiccata messa, in miele conservante

 

Pesce vien pescato, con esc’avvelenata

Di succo latte cactus, in patate cucinata

Uccidono per cibo, nulla danneggiando

Dividon tutti i frutti, nel comun incanto

 

Surplus viene deposto, in alber incavato

Chiuso con la creta, per epoca scarsezza

Gennaio le patate, tutt’anno cacciagione

Giugno-luglio è, frutta e miel stagione

 

Coltivano oggidì, zucche con granturco

Foresta in loro cuori, resiste dopotutto

I Vedda son famosi, per gran sincerità

Senso del dovere, a famiglia e loro clan

 

Popolazion di Veddha, aborige tradizione

Cuor dello Sri Lanka, svaniscon lentamente

Abbandonan loro stile, di vita nella giungla

Caccia con raccolta, or non più la spunta

[14]

Abitavano in caverne, o ricoveri di pietra

Or vivono modeste, capanne legno paglia

La loro religione, è gran culto di antenati

Invocati per la caccia, e agricol ricavati

 

Molti Vedda d’oggi, buddisti Cingalesi

Nozze cerimonie, fàn semplìce affare

Nel legar la sposa, consiste lor rituale

A vita dello sposo, voglion ricordare

 

Donna è in parità, può avere eredità

La vedova pur sposa, fratello di marito

Consolazion’appoggio, divorzi sono radi

L’educazion è affetto, i morti sotterrati

 

Maschi perizoma, donne pezzo stoffa

Dall'ombelico in giù, sino alle ginocchia

Oggi va il sarong, nei maschi vita in giù

Donna mezzo sari, copre un po’ di più

 

L’ultimo bastione, della cultur dei Veddha

Dambana villaggio a Mahiyangana 6 miglia

Clan di Tissahamy, sangue suo l’intreccia

Vedda cacciator, con arco con la freccia

[15]

Il defunto è seppellito, senza cerimonie

Conoscon medicine, e rimedi sufficienti

Fratture profon tagli, riesce ben lenire

E un olio di pitone, che sa curar ferite

 

Idrocotile pianta, è scodella dell’acqua

Piant’erba di tigre, che cura più ferite

È maestra sottile, dei Kande Wanniya

Cui don energia, e vision che bisbiglia

 

Sue foglie reniformi, le fan centellinare

L'acqua che sorseggia, nelle paludi care

Suo nome originario, appare gotu kola

O pian longevità, che interi ci rinnova

 

2 foglie al giorno, allontanan vecchiaia

Proverbio dei figli, della selva Sri Lanka

Gli elefanti longevi, son golosi di pianta

Hydrocotyle Asiati, Centella veddanta

 

Seguèn gli elefanti, nella selva Ceylòn

Osservarono il pasto, della lor colaziòn

Affrontando perigli, tra la fitta verzura

Insetti bestie feroci, monsoni ed arsura

 

Son popolo eretto, penetranti negl’occhi

Vellutata la pelle, membrà in proporzion

Con torace slancito, l’addome pur piatto

Fianchi sinuosi, il movimento ritmando

 

Portamento aggraziato, sorrisi invitanti

Son dipinti nei miti, di scen circostanti

Trasmiser Gotu kola, ai tamil cingalesi

Che la miser su palme, ayurveda l’intesi

[16]

Rende lor corpo, prestante e vibrante

Assieme a visione, una buon longevita

Ganesha dio elefante, mostra tal dono

Invita seguirlo, nel mito primo giorno

 

Gotu Kola agisce sul tessuto cerebrale (la foglia assomiglia ai due emisferi del cervello) ed è un mezzo efficace per sviluppare memoria e intelligenza, allevia lo stress e calma la mente. decongestionante usato per alleviare i problemi alle cavità paranasali. Per liberarvi dal muco, usatela in polvere: prendetene un quarto di un cucchiaio con miele, al mattino e alla sera. Parti usate: radice e parti aeree. Sistemi: circolatorio, digestivo, nervoso, respiratorio. Proprietà: analgesica, antisettica, astringente, espettorante, nervina, ringiovanente, stimolante.
Precauzioni: eruzioni cutanee, infezioni.

 

- danza del kiri-koraha per Kande Yaka

 

Vissero a Sri Lanka, pur Adam ed Eva

Come la leggenda, d’origine dei veddha

Giungla principessa, di nome Valli Amma

Valli Malai sposa, al Dio della Montagna

 

Valli dodici anni, innamora Kande Yaka

Dio di Katargama, chiamato pure Skanda

Colpito da innocenza, scende sulla terra

Dopo peripezie, sposa giungla intera

[17]

Cresce piccina, abbarbicata al terreno

Con foglie ventaglio, ugual lobi cervello

Energetica appare, su memor diligente

Ha notevol effetto, sulle cerebral celle

 

Guida fin vecchiaia, seren appagante

Qual Ganesha che ama, i figli costante

Acutezza mentale, e ottimismo di viver

La resero sacra, tra perigli a conviver

 

Bian Fiori rosa tenue, ombrell’infiorescèn

Le sbocciano da giugno, fino fin settèm

Rampicante perenne, è ora in tutti i tropi

Indonesia Cin-Australia, Indie e subtropi

 

Foglie parti usate, son antinfiammatorie

Affezioni della cute, antiedèm cicatrizzanti

Aiutan fragil capillari, stimolàn riparatrici

insufficienze del venoso, vasoprotettrici

[18]

Cura raffreddori, febbri e piaghe lebbra

E ritarda evoluzione, della nota malattia

Evitando la cancrena, dopo amputazioni

Poi cura malattie, in veneree situazioni

 

Boileau francese fu, che primo la impiegò

In vari casi lebbra, apprendendol a Ceylòn

La pianta in sommità, contiene saponin

Principi amari e, alcaloide hidrocotylin

 

È antidepressiva, e anticonvulsivante

Calma ogni nervoso, come un elefante

In India è usata per, miglior intelligenze

Memoria e abilità, dei bimbi con carenze

 

Adattogen di fatica, calmante dello stress

L’esaurimèn nervoso, previene se costante

Razione giornaliera, di succo fresco foglie

Rinforz’apprendimenti, oltre senili soglie

 

Kande Yaka è, Gran Spirito-Montagna

Cacciator amico, del popolo dei Vedda

Qual spirito guardiano, di ieri come oggi

Ogni caccia inizia, con le danze sfoggi

 

Se la caccia tarda, a dare cacciagione

Lo spirito parente, bisogn esser placato

Con Kiri Koraha, cioè danza del mortaio

Su pentola di foglie, posta in piedistallo

[19]

Su pentola disposta, ad uso di tamburo

Sta una noce cocco, e otto frecce legno

Con succo colorate, di frutto di thimbiri

Vedda batton mani, sui corpi ora virili

 

Paile settantenne, ritma i suoi tamburi

Tutti danzan kiri, e afferran teste frecce

Poggian sulle proprie, quindi sulle spalle

Pure van cantando, dei chiassosi carme

 

Comincian eccitarsi, facendo mezzo giro

Poggiano le asce, traverse sulle spalle

Salmodian desideri, a spirito sincrono

Recitan le strofe, uno e tutti in coro

 

Andun affera cocco, saldo nelle mani

Tiene sulla testa, quindi balla in tondo

Poi prende machete, cocco sul mortaio

Per un buon auspicio, lo divide in paio

 

L’acqua cocco riempie, vaso Kir-koraha

E con ramò forcuto, raschia noce cocco

Il latte fu schizzato, su lui e su spettatori

Un pò rimase in vaso, per fasi posteriori

 

Ora tutti insieme, fanno danza in tondo

Intreccian loro mani, mimando varie strofe

Giungono al climàx, allo stato semi-trance

Ascie di traverso, monil da mogli avran

 

Collane e braccialetti, or tra le sue mani

Mormora scuotendo, suo corpo con collane

Le port’assiem ad altri, offerta a Kiri Amma

Spiri femminile, che scambia la sua manna

 

Handuna immerge mano, ora dentro vaso

Permette gocciolare, al latte giù dal braccio

Continua la sua danza, agitando le sue mani
tambur ancora suona, i passi e battimani

 

Versare latte al braccio, mima l'animale

Auspici a Kande Yaka, animal sacrificare

Il resto di riunione, or vede i cacciatori

Rècitar danzare, incantesimi e rumori

 

Termina ciascùn, cadèn su spalla d’altro

Handuna infine il vaso, tolse pose a terra

Lo fece allor girar, qual trottola sull’asse

Gli spiriti dei luoghi, ritornan loro case

 

Handuna col suo clan, spiriti ha placato

Chiede monetine, rame oppur d’argento

Portano rispetto, Vedda a Kande Yaka

È finita cerimonia, dellà Kiri Koraha

 

 

- canto di caccia, longevità e guarigione

 

Mahamini Mahamini Ma deiya,

Goa puccha Kamu Denna,

Go badawel tika mang kanggnam,

Go akuma tika mang kangnagna,

Bimen yannata bolpinibepini,

Meema pitin yamu denna.

 

Sette fratelli, figli al Dio Montanga

Oh! Grande Uomo, Oh, Grande Dio,

Noi dobbiamo arrostire l’iguana (talagoya),

Tu puoi prendere gl’intestini dell’iguana

e io prenderò il fegato dell’iguana.

 

Cavalcheremo il bufalo, che vien col leopardo

Questa isola, da sua madre fu disposta

L’oceano gli girò, attorno arrabbiato

Il loro paradiso, i cacciatori trovarono

Loro vissero qui, a lungo tra le ere

Mentre il pianeta, attorno gli girava.

 

Kokagala Bedi Malda Maldan, Hanika Hanika!

Waren Duwa Kelagena Madda Maldan

Demela Helata Bedi Madda Maddan

Gonange Damane sita Muwange

Damane Piyen Piyen Piya Thaba

Enne Ape Kande Polamul Wanniya

Veddagalata Bedi Malda Maldan

 

Ai fiori che fioriscono in Kokagala,

Vieni, vieni, affretti ..

Fai la guarigione nei fiori che fioriscono

Al canal d’acqua, scodelle che fioriscono.

Dalla terra del cervo alla terra del sambhur

Noi venimmo, passo dopo passo, dove..

guarda! Viene il nostro Elefante

dalla terra e spazio aperto,

alla terra del cinghiale selvatico,

dove noi, figli della montagna elefante,

passo dopo passo..

siamo i fiori che fioriscono in Veddagala.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

scopron Coca e Kava, e i Gebusi Papua

(Lebot Vincent, Mark Merlin, Lamont Lindstrom)

 

Un topo fu osservato, masticar radice

Entrar in stato coma, alzarsi ridestarsi

Una donna l’osservò, e presto lo imitò

Potere della piantà, a villaggiò riportò

 

Social bebida Kava, creativa d’adunate

Classifica lor capi, e gli ospiti raccoglie

Completa pur lavoro, evento di rituale

Nascite con morti, e union pacificare

 

È segnal di pace, auspicio ch sa dare

Radice dello scambio, buon a divinare

Consacra bimbi e, insegna le salmodie

Ritmi d’hula danza, lìbagion cerimonie

 

In piovose assolate, isole di Polynesia

Cresce abbondante, vien da Melanesia

In acqua mescolata, produce fermentazio

Amar color marrone, calmante satisfazio

 

Medicinale pianta, calma nervi  e ansia

Combatte ogni fatica, in modo naturale

È anti-depressiva, e procur tranquillità

Tratta mal di testa, e fa mente vigilàr

 

Per malesser vari, impiega pur infuso

Foglie oppur radice, fin decotto chiuso

Sifilì e gonorrea, guarisce ad urinare

Perder peso fa, e insonnia d’alleviare

 

Corpo ti rilassa, crampi ed emicranie

Elimina tensioni, nei gruppi da curare

Usa pur sue foglie, a far le fumigazio

Per reumatismi e, dolori articolazio

 

Rallenta le paure, accresce l’amicizie

Kava in cerimonie, per ufficial decisio

Perdona prigionieri, concilia coi nemici

Connette agli antenati, lì all’isole Fiji

 

La cerimon di kava, ricalca la cinese

Cerimon del tè, a dare larghe intese

Bevuta in rituali, a onoràr visitatori

Resiste missionari, e alcol distruttori

[20]

Coca e come Kava, pacifiche le foglie

Provvede sussistenza, su vette rarefatte

Compagna dell’indiano, agrari o minatore

In tempi esaurimento, e di disperazione

 

Pianta di coca, vecchia quanto l’uomo

Forza materiale, e pur’anche spirituale

Soggiace a identità, di popoli delle Ande

Nativi resistenti, a ogni colonia grande

 

Perseguitata è coca, dai colonizzatori

Che dietr’inquisizione, celan fame d’oro

La foglia mama coca, è tolleran sociale

È comunità e famiglie, in spiri solidale

 

Media nei conflitti, è mezzo transazioni

Funziona da cambiale, fa riconciliazioni

Usata da millenni, a esprimer gratitudi

In riti Pacha Mama, e agli ospiti venuti

 

Le piccole sue foglie, calmano la fame

Tristezza con dolore, ridàn ton e vigore

È conforto di supporto, a offese dignità

E sa molte malattie, vedere poi curàr

[21]

Predice pur destino gli eventi naturali

Grandin oppur gelo, fa adattar a clima

Andini senza pianta, cioè loro identità

Chi cerca sradicarla, ne mina eredità

 

Ha legame diretto, con fame e fatica

Più povertà estreme, aiuta e supporta

Il freddo e la fame, e controllo soroche

Malesse altitude, che pur papa scopre

[22]

Kava con eboga, scoperte delle donne

Simil ai Bonobo, ai maschi poi convoglie

Accesso poi ristretto, lor senza lagnanza

Or un gioco scambi, Gebusi tien istanza

[23]

Una comunità Papua, di una casa-lunga

Ha invitato gente, da insediamen vicini

Per festeggiare, inamidamen del sago

danzare far mostra, ritual dell’afflato

 

Uomin del villaggio, che ospita festa

Da guerrieri vestiti, marciano arcigni

Diffondon la rabbia, ritual apparente

Addentan le dita, che visitator tende

 

Guerrieri invitati, a fumar grandi pipe

Son presto persuasi, da stupor nicotina

abbandonano gli archi, frecce di guerra

apron sago fornaci, cibo scambi di festa

 

Giunge la sera, uomini entrano in case[24]

A preparare la kava, raccolta in comune

Durante il giorno, in cui gridavano ikay

E ridussero in polver, radici in mortai

 

Ospitanti e ospiti, lascian antagonismo

Reale o cerimoniale, e siedono in circolo

Preparan bevanda, brucian foglie palma

Per cenere avere, e addolcificar kava

 

Altri mastican kava, sputando bocconi

In ciotola fatta, dalla spata di un fiore

Poi cumulo comune, di kava masticato

Con cenere di foglie, infin è mescolato

 

È questo poi diviso, fra tutti i servitori

In ciotole di spata, di noce palma cocco

Vien aggiunta acqua, kava n’è spremuto

Con mani ad ottenere, droga nell'infuso

 

Versan ospitanti, il kava in coppe cocco presentano bevanda, agli ospiti onorati

Che numerose coppe, ricevono di kava

Pur se fan protesta, è obbligo accettarla

 

Sol quan par vicino, a vomitar bevanda

Cessano ospitanti, forzarlo a continuare

Dopo aver bevuto, bevon gli ospitanti

Si servono da soli, bevon or entrambi

 

In modo men formale, là duràn la notte

Scherzo e socializzo, tra più tazze kava

Donne coi bambini, posson sol guardare

Kava fra Gebusi, è pur scherzò sessuale

[25]

Iniziano le danze, prim’ore del mattino

Danzatori maschi, vestiti di ornamenti

Ballano al centro, di Papua lunga-casa

Donne son sedute, cantan nenie d’Asia

 

Danze seducenti, e voci d’accompagno

Accentuano gioco, sessuale di rimando

L'udienza maschile, or riunita ha bevuto

Troppo kava barcolla, vomi fuor chiuso

 

All'alba si resta, in stupor per la kava

Oppure si dorme, i resistenti son svegli

Per tutta la notte, socializzando bevendo

Amanti cercando, danzando scherzando

 

Questi svegliano tutti, comprè i visitanti

Che incespici vanno, a dimor rispettive

In futur prepareranno, festa a ripagare

Sago sperma kava, trattener scambiare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mangiator di Kratom, in Thailandia fatua

(Sangun Suwanlert e Phon Sansingkeo)

 

Kratom Rubiaceae, Mitragyna Speciosa

Albero che cresce, Thailandia centro-sud

Papua New Guinea, Malaysia e Myanmar

Chiamato con più nomi, locali ad indicar

[26]

 

Distinguono i nativi, tre tipi di Tom-tom

In base a venatura, centrale della foglia

Rossa verde e bianca, stimola e sostiene

Fatiche quotidiane, dolori e anti-diarree

 

In medicina Tailandese, tratta la diarrea

E pure sostituto, per dipendenze d’oppio

Abitanti dei villaggi, la usano in cucina

Operai e contadini, in aiuto a dura vita

[27]

Krato il desiderio, aumenta a lavorare

Campi riso e fare, più lavor manuale

Da mattina a sera, col caldo sole forte

Sensibile è però, a freddo e piogge sorte

 

Paesani di Tailandia, operai e contadini

Diventan assuefatti, all'uso della foglia

Sviluppan poi colore, scura della pelle

Su guance simili a, un epatico ribelle

[28]

Perdita di peso, insonnia pur comuni

A quelli che da tempo, masticano foglie

Sintomi che appaion, come depressione

Mentre Tom induce, la pace d’interiore

 

Sintomi varianti, per causa dipendenza

Lacrime dolore, e il moto d’arti a scatti

Secchezza di bocca, frequente minzione

Feci ugual caprine, in alcun costipazione

 

Foglie masticate, inebrian dagli albori

Aumentan attenzione, a lavoro quotidiano

L’origine è rurale, ma il ruolo è culturale

Accetta società, thai maschio esagerare

[29]

 

Utilizzar le foglie, non dà un fisio disagio

Solo casi nausea, e minzion tachicardia

L’attenzione è posta, a combinazioni con

Gran quantità caffè, più farmaci ed alcòl

 

Poiché pressione sangue, sal pericolosa

Consigliano evitare, con farmaci ad IMAO

I rischi son mortali, in esser predisposti

Evita l’abuso, empatogen nuoce a stolti

[30]

Medium e sciamani, gestiscon assunzione

Secondo le mansioni, che scelgono di far

Aumentano dosaggio, sensazion lucidità

Nuovo vigore poi, scende va a scemàr

 

L’effetto stimolante, svanisce dopo 1 ora

Lascia il posto a effetto, un poco sedativo

Ansia e preoccupazio, scompaiono lontano

mettersi a relax, emerge allor spontaneo

[31]

È benefico se unito, coi tè tradizionali

I fior del rosolaccio, comune dappertutto

Rhoes tien di per sé, legger azion narcoti

Alcun ci fuman pure, tabacco ed hemp noti

 

Tienesi a Novembre, omaggio ad Hanuman

Phra Prang Sam Yod, bonobo a banchettar

Nel tempio Lopburì, che ospita le scimmie

È intenso sibilare, e var profum insigne

[32]

 

Corde vibrate, forman sillabe in mantra

Segnalan arrivo, di Thai ed Hindu sancta

Stanotte han trovato, un veicol per loro

E lo spirito scende, Siva o Visnu sono

[33]

Alcuni mediùm, impersonan Re Rama

Col sigar tabacco, e bevendo del rhum

L’antico generale, in corpo imprenditore

Più segni di battaglie, mima con ardore

 

Suona un largo gong, arrivano tre donne

Improvvisan una danza, tradizionale Thai

Usata a far raccolta, per spiriti dei templi

Legati dal quel ritmo, che li fa contemlpi

 

Orchestra percussioni, spara nella trance

S’accendono candele, ruotan pure gli occhi

Un abate scioglie liti, a dosi d’acqua santa

Altri ne previene, con preghier che canta

 

Ganesha prende corpo, uno dei presenti

L’abate allor lo chiama, ad istruir la folla

Invita guaritori, che curan mal di schiena

Con balsamo e pugnal, togli la mia pena

 


[1] Ver Sacrum, rito descritto da Strabone, consiste nella promessa fatta a Mamerte o altra divinità oracolare, di sacrificare (sacrare o consacrare) a lui, ciò che fosse nato nella primavera successiva compreso i bambini, così che, raggiunta l’età adulta, venivano allontanati dalla loro tribù e spinti a cercar nuovo territori e pascoli sotto la guida di un animale totem della divinità. Popoli nomadi, guerrieri e pastori celebravano le Primavere Sacre (Ver sacrum) per motivi di sovrappopolazione su un territorio di caccia. Fu così che popoli di lingua osca, si inoltrarono via via lungo gli Appenini, discendendo periodicamente su i due versanti.

[2] Saturno, insegnando l’agricoltura agli uomini, rappresenta il momento in cui i Pelagi, abbandonano il nomadismo e basan la nuova vita sull’economia agricola e sulle miniere di ferro e rame della Valle di Comino e massiccio del Meta, appetite poi da Sanniti, Rasna e Romani. Il periodo in cui Saturno visse con loro, fu chiamato età dell’oro. Saturno è qui rappresentato come vecchio dalla lunga barba, curvato dal peso degli anni, armato di falce nella mano destra e un mazzo di spighe nella sinistra. Tra le citta che si dichiarano sue discendenti: Atina minoica, Arpino, Aquino, Anagni, Alatri, Saturnia, Saturni Latio, Esperia e Belmonte (Bel è Giove, in lingua assira è il Sole, Belmonte Iovis è Iovis Mons).

[3] Le città Rasna e dei popoli del mare, eran fondate con rito di aratura circumambulatorio antiorario da cui discendeva l’esistenza della città che, arata e fecondata, acquisiva una sua autonomia e identità (ius). Tale rito è riportato pur nella bibbia: “Abimelech combattè contro la città i Sichem, la prese, la demolì e vi seminò il sale”. Analogo rito fu celebrato nella citta capitale del ducato di Castro in Tuscia sotto il pontificato di Innocenzo X nel 1649. La città di Castrum (la Cartagine della maremma), fu presa, espugnata, distrutta e defondata con lo stesso rito, arandola intorno alle rovine della città, in senso orario e seminando il sale affinché rimanesse sterile, infine sul luogo fu eretto una colonna funebre con scritta “qui fu Castrum”.

[4] I popoli del mare, unendosi ai popoli aborigeni della maremma Aethalica, chiamavano se stessi rasna o rasenna (uomini). I greci li chiamavano Tirreni, Tirsenoi e Porseni, ad indicare la loro discendenza da Tiranna, dea Venere e Cicogna Turanna, totem del mare. Da porsen ( maschera), i futuri romani trassero la parola persona, poi nel tentativo storico di cancellare l’origine della città di Ruma ad opera dei Re Tarquini, cancellarono ogni riferimento culturale ad essi, e presero a chiamarli Etruschi, ossia popolo predone del mare versato nelle arti magiche del Cielo e della Terra.

[5] Aethalia, nome dato dai Rasna alla penisola Italica, quando giunsero a vedere le prime coste dell’isola d’Elba. Aethalia significa “la fumosa”, avvolta da fumi delle nubi delle sorgenti termali, come Aotearoa (nuova zelanda), “la lunga nube bianca”, l’isola così chiamata dai primi Maoriori,  esploratori polinesiani dell’oceano pacifico e discendenti dagli stessi antenati del mar mediterraneo. Aethalia e Aotearoa, sono entrambe isole vulcaniche in mezzo al mare, viscerali forze telluriche in azione, che invitano la vita pioniera da ciascuno dei suoi regni, apparvero ai coloni del mare come terre fumose boscose e termali.

[6] Elettra, una delle Pleiadi, rivelò al figlio i Misteri di Cibele/Persefone, e Ade/Dioniso; il culto officiato dalla coppia di Cabiri (giorno/notte), richiama quello Taoista cinese  dedicato al fungo del Cielo (Tien-moku ling-zhi)

[7] il popolo rasna, per natura ciliaco come i cugini asiatici (intolleranza al glutine), si estinse quando cambiò dieta e passò, dal farro piccolo spontaneo, al grano coltivato; ciò portò ad obesità di massa e a deficienze progressive del SNC. Mangiavano il puls o polenta, (il pulint dei popoli del nord) di farina d’orzo, miglio, ecc.,  macinata grossolanamente e cotta in acqua. La dieta rasna, prevede focacce di pane sen lievito (per durare mesi sulle navi), ovini alla brace, olive, olio, verdure, formaggi, yogurt, birra, sidro e vino.

[25] Knauft: “gioiosi scherzi circondano il "servitore" o il "bevitore" di kava caricando molta energia sessuale. Durante il pomeriggio, un uomo può dire ch'egli servirà il suo kava alle donne, sebbene a) le donne non bevono mai il kava; b) non è il kava del parlante/ servitore; c) egli può anche non essere un membro della comunità ospitata. Il messaggio va inteso ch'egli vuole dare il suo sperma alle donne, per forzarle ad avere un rapporto sessuale con lui. In alternativa, un uomo può scherzosamente implorare a un altro di "bere il suo kava", cioè di essere un recipiente sessuale attraverso la fellatio. L'uomo implorato può rispondere ch'egli ha già sufficiente "kava", o ch'egli non intende accettare poichè il "servitore (pene) del richiedente è sporco". Il primo uomo può offrire di "pulirsi il servitore" o dire "E' già servito. Bevi!". Tali scambi inducono fragorose risate e applausi fra i bevitori, comprese quelle fra i due scherzanti. In generale, durante le feste, rapporti posson aver luogo, in boscaglia”.

[26] Nomi comuni del Mitragyna Speciosa albero tropicale nativo dell’Asia sudorientale: Kratom, Ithang, Kakuam, Thom (Thailand), Biak-biak, Gra-tom, Kutum (Malaysia), Mabog, Mambog, Mitragyne, Kedemba. Appartiene alla vasta famiglia delle Rubiaceae, tipica dei Tropici (alberi, cespugli, erbe, liane) che annovera importanti piante come Coffea arabica e Cinchona lancifolia (albero della china). Cresce pure in India, Indonesia e Africa.

[27] Nel 1897, H. Ridley effettuò le prime ricerche sulla Mitragyna speciosa, la indicò utile per curare dipendenze da oppio. Tradizionalmente le foglie fresche son masticate a lungo e poi sputate. Per ogni preparazione, la venatura centrale della foglia viene eliminata, arrotolato il resto desiderato e, in alcuni casi, del sale viene aggiunto per evitare costipazione. Le foglie secche sono reidratate un poco in acqua, per evitare che si appiccichino al palato; lingua e palato, con tale metodo, risultano leggermente anestetizzate. Ogni consumo, di solito, è seguito da una bevanda calda di acqua o acqua e caffè. Tè di Kratom:

50 grammi di foglie intere, sbriciolate in infusione in 1 litro di acqua che bolle per 15 minuti. Filtrare il liquido e stoccarlo, strizzando bene le foglie. Bollire ancora in un altro litro di acqua le foglie strizzate per 15 minuti. Unire i due liquidi filtrati e ridurre al volume di circa 100 ml. Ciò evita di sprecare materiale; è possibile stoccare l’infuso per una settimana in frigorifero, o aggiunto a etanolo (una parte di etanolo e 3 d’infuso) conserva anche un mese in frigorifero. Lo stesso metodo di preparazione può essere usato con più grandi o più piccole quantità di erba, aumentando o diminuendo in proporzione, il volume di acqua usato: Se un te è preparato da 50 grammi di foglie secche, il dosaggio può variare: 1/10 di tè per una dose iniziale e 1/2 tè per una dose forte

[28] ufficialmente a causa degli effetti nocivi (ostilità) che possono derivare dall'uso eccessivo della foglia, durante la II Guerra (3 agosto 1943), il governo della Thilandia di Marshall Pibul, ufficiale fantoccio giapponese, approvò una legge (Kratom Act 2486), che proibì l’uso della pianta, vietò di piantare alberi e fece tagliare i presenti. La misura scelta favorì il mercato clandestino e non fu efficace, favorì la diffusione della M. javanica. Oggi è coltivato in quasi tutto il mondo via seme o talea (clone Rifat).

[29] La dipendenza da kratom è stata trovata solo nel gruppo etnico tailandese. Pertanto pare vincolata alla cultura: la società Thai accetta maschi tossicodipendenti che lavorano a sostegno della famiglia, ma non accetta donne idem. I dipendenti masticano 3-10 volte al giorno, a seconda della loro sensazione di stanchezza da superare. Venti foglie di kratom contengono circa 17 mg di mitraginina. Le ragioni dell'uso sono diverse da quelle degli oppiomani (malattia cronica). Gli utilizzatori di kratom hanno imparato a usare la foglia da altri, hanno forte desiderio di lavoro sodo e di fare più soldi. Infine la convenienza (100 foglie costano 5 baht) e la disponibilità nella zona contribuiscono. Nelle fasi iniziali i soggetti sono in grado di lavorare sodo e fare buoni progressi. Tuttavia dopo abuso o lunga dipendenza l'energia diminuisce a causa di disturbi fisici e psichici.

[30] assumendo nuovi quantitativi la durata dell’effetto stimolante si riduce alla metà, per poi passare ad un effetto simil-oppiaceo che talvolta conduce al sonno. Assumendo da subito grandi quantità di Kratom (10–14gr), può esser fastidioso a causa della tachicardia e della pressione aumentata, effetto che scompare dopo circa 40 minuti. La masticazione è stimolante a basso dosaggio (3-5gr), aumentando (sino 7–8gr) dà effetto sedativo ipnotico. L’infuso di 15 gr di foglie secche provoca effetti (dopo 30min circa) meno marcati rispetto alla masticazione, ma più duraturi, con componente sedativa predominante rispetto l’effetto stimolante. Non ingerire con yohimbine, coca-anfetamine, benzodiazepine grandi dosi di caffeina, di alcool, narcotici (va bene con il tè di papavero rosso), tutti farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale. Tali combinazioni potrebber causare, sovrasedazione e insufficenza respiratoria. Non combinare con ruta siriana (paganum harmala), caapi, o altro inibitore MAO. Reazioni serie e fatali possono accadere se iMAO sono unite con droghe monoamine.

[31] Daniel Siebert: “le foglie del Mitragyna Speciosa son usate da tempi immemorabili come stimolante (bassi dosaggi) e sedativo (dosi elevate); droga contro il dolore e la diarrea, ed empatogeno sociale. A livello stimolante la mente è attenta, l'energia sessuale aumenta, la capacità di fare un lavoro fisico o monotono può migliorare, dona loquacità, rende amichevoli e socievoli. Alcune persone trovan questo livello più nervoso che piacevole. Con 7 gr posso esser sveglio e continuare a far qualsiasi attività; dopo 2.30 h mi lascio andare a un piacevole relax davanti al caminetto. Livello seda-euforico-analgesico: a questo dosaggio sarete meno sensibili al dolore fisico o mentale e avrete una piacevole calma e sensazione generale di positività pure il giorno dopo. Potrete entrare in stato di sogno stimolando la fantasia lucida. Alcuni soggetti possono provare prurito o sudorazione eccessiva, restringimento delle pupille o leggera nausea che, sdraiandosi dovrebbe finire.

Gli effetti del kratom durano circa sei ore. Più è alta la dose, più sono forti e duraturi gli effetti. Se masticato o preso come tè da solo, il rischio più grande è cadere addormentato nello svolgimento di attività anche vi sentite stimolati piuttosto che assonnati. Usare il buonsenso: non guidare o fare il bagno in mare alto, lago, fiume; non lasciare pentole sul fuoco. Riservatelo solo per occasioni speciali. Usandolo raramente, eviterete l'assuefazione ed otterrete più piacere”.

[32] È il Wat Kung Ta Loa, antico tempio Khmer di Thailandia. Il Lopburi Witch's Convention si tiene 30 km fuori da esso, qui gli dei tornano in vita attraverso veicoli umani

[33] Nella festa Buddista della luna piena di metà luglio, a Wat Tum Phratat sulle colline di Lopburi, la possessione rituale va in scena, curativa e oracolare. Sebbene marginalizzato dalle pratiche Buddhiste, l’animismo Thai fiorisce; l’abate capo, novantenne, conduce riunioni annuali di medium dal 1960; divenne egli stesso medium quando vide un elefante fare 100 gradini della cava per morire ai piedi di una statua, segno di auspicio che Ganesh ha benedetto il tempio. Le donazioni coprono le spese del suo tempio rurale.

[8]paese delle lunghe nuvole bianche”, nome dato dai pacifici Maoriori (prima dell’arrivo dei maori), attorno al 1000 d.C.

[9] L’olandese Abel Tasman avvista Aotearoa il 13 dicembre 1642. Salpato dal porto di Batavia (Giava) su incarico della compagnia olandese delle Indie alla ricerca di nuovi mercati. Dopo la brutta accoglienza di Golden Bay decide di non sbarcare e battezza il posto “baia degli assassini”.

[10] 127 anni dopo Abel Tasman, il capitano James Cook, esplora il globo per conto della corona britannica, Il 17 ottobre 1769 s’impossessa di Aotearoa in nome di GiorgioIII, i contatti con i Maori furono più amichevoli grazie ad astuzia diplomatica, a un interprete tahitiano che aveva a bordo, al dono della patata e allo scambio proficuo di altri beni primari

[11] Il trattato di Waitangi, sottoscritto da 46 capi Maori e centinaia di capi tribù provenienti da tutto il paese, ha per scopo cooperazione ed equiparazione tra Maori ed immigrati.

[12] Ceylon, isola giardino soggetta a ripetute invasioni da parte dei regnanti dell’India meridionale (Pallava, Chola, ecc.). Fu conquistata dai Portoghesi (1505), Olandesi e Inglesi (1795). Nel 1948 riacquistò l’indipendenza e assunse la forma di repubblica cambiando il nome in Sri Lanka.

[13] Letteralmente: quelli della foresta. Il loro ceppo-linguistico è più antico del ceppo ariano e dravidia e ha contribuito alla formazione della lingua Singalase. Gala è la rocca, ela è il canale, kanda è la montagna, e tra di loro ben si chiamano: Kande Wanniya, ossia Figli della Montagna. Etnicamente son parenti dei popoli Austro-asiatici (adivasi), sparsi in molte parti dell'Asia meridionale, che includono le tribù aborigene dell’India orientale (Hos e Birhors), i Sakai della Malaysia, i Kubu dell’Indonesia e gli aborigeni australiani

[14] I Singalesi chiamano Veddas (cacciatori con arco-e-freccia) gli abitanti della foresta. Oggi coltivano la chena, col sistema del terrazzamento, in piccoli appezzamenti al limitare della giungla, integrando con caccia occasionale e miele. Sin dallo sbarco di Vijaya, ondate di coloni Singalesi hanno tagliato via via la foresta, riducendo i territori di caccia, così che molti Veddha finirono con l’assimilarsi con essi, come nella provincia orientale di Gal Oya, dove molti  vedda si sono assimilati ai Tamil, adottandone modi e costumi. 

[15] Uruwarige Tissahamy, (scomparso nel 2000), fu l’ultimo illustre capo del villaggio di Dambana. Loro, di carnagione marrone, capelli lunghi ondulati e naso largo, han contribuito alla formazione della nazione Sinhalese in generosa misura, pur sposati e ripudiati per caste più alte.

[16] Gotu Kola (Hydrocotyle asiatica, fam. Umbelliferae), In ayurveda è chiamata brami  (sanscrito Brain che sta per cervello, Coscienza Cosmica). in Cina è conosciuta col nome di fo-ti-tieng, e assieme al ginseng, era il segreto di un mandarino cinese vissuto più di 150 anni con 24 mogli! Lo scienziato Baron Gogen, racconta che una volta una vecchia elefantessa, in cattività a Deshapur, fu ringiovanita con tale pianta e in seguito, generò un elefantino. L’azione essenziale della gotu kola si svolge sulla mente e sulla coscienza, calma e allevia lo stress, favorendo il flusso fra gli emisferi destro e sinistro. Una tazza d’infuso, al momento di andare a letto, favorisce un sonno calmo e profondo ed un lucido risveglio.

[17] Il capo dei Vedda di Kataragama, Nambi, e sua moglie,  trovarono una bimba nella giungla (centella d’acqua), felici l’adottarono e la chiamarono Valli (patata dolce), poiché la trovarono in un appezzamento di patate. Sua vera madre è un cervo rosso mentre suo padre è skanda la montagna elefante.

[18] Gotu kola agisce sui sistemi circolatorio, digestivo, nervoso, respiratorio. Ha proprietà analgesica, antisettica, astringente, espettorante, nervina, antispasmodica e stimolante. È utile nei problemi delle cavità paranasali poiché decongestiona il muco; è in grado di aumentare la contenzione elastica delle guaine connettivali venose ed aumentare la circolazione venosa di ritorno. Di essa si usano radice e parti aeree e dalle sue foglie si ottiene l'estratto secco nebul. titolato in derivati triterpenici: grazie al tropismo delle saponine triterpeniche, favorisce i processi di cicatrizzazione delle ferite.

[19] ethama Kirikoraha netumak manda karanne-sipa kodai: vaso d’argilla riempito con foglie di betel, arecanut e tabacco

[20] La Kava si beve in rituali di parentela e riparazion pubblica di misfatti, ne bevve Papa Giovanni Paolo II, in visita a Fiji., e Capitan Cook, nel 1771, per onorare le gerarchie isolane.

[21] La foglia contiene più proteine (19,9%) della carne (19,4%), più calcio (2,191%) del latte condensato, ed è più ricca di vitamina B-1 (276%) delle carote fresche. La foglia fresca  è rimedio tradizionale per il trattamento di malattie fisiche e psichiche, è un potente restauratore di energia per la cura dello stomaco e altri disturbi intestinali, allevia affezioni alla laringe e corde vocali, previene vertigini, regola la pressione arteriosa, il metabolismo dei carboidrati, le prestazio sessuali. Il suo consumo tradizionale, dalla masticazione all’infuso, non è dannoso per l’organismo

[22] durante la visita in Bolivia, papa Giovanni Paolo II acconsentì a bere il tè di coca, riconoscendo le virtù delle sacre foglie degli Incas. Aymara e Quechua, in Bolivia e Perù

Masticano la foglia di antenati senza sviluppare dipendenza. Cocaina è l’estratto sintetico, ed è droga capace di creare dipendenza e distruggere la salute in persone “rampanti”.

[23] Knauft: “I Gebusi, come un certo numero di popolazioni della Melanesia, ritengono che i ragazzi crescono e si sviluppano mediante l'ingestione dello sperma dei loro fratelli maggiori. La bevuta di kava e cameratismo scherzoso che li circonda sono simboli carichi di scambio di sperma fra i maschi. L'effetto generale della bevuta del kava è quello di accentuare il cameratismo fra visitatori e ospiti"

[24] La lunga-casa (23 metri) dei Papua Gebusi, è costruzione singola, dove risiedono tutti i membri della comunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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