Kariri do Sertão, Jurema e il Toré
Konso e Wirarìka, in sussistenza agraria
Semina-raccolto, di mais Hikuri azzurro
Sardi e Latini, gran legumi dappertutto

sommario quartine


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I Kariri esemplificano la capacità di sopravvivere sotto colonizzazione grazie al mantenimento tenace di una identità etnica che ri-elaborano come sistema di credenze, in costante feedback coi loro simboli tribali, al centro del quale sta la divina Jurema, presentata come sacra bevanda.

Senza territorio sacro e il motore significativo delle cerimonie, i Kariri e altre tribù praticanti l’Ouricuri, sarebber rimaste comunità impoverite, di caboclos (discendenti da indigeni), orfani culturali che vivono ai margini della capitale regionale. Economicamente le loro comunità continuano a vivere in povertà in una terra priva di acqua irrigua.

Re-inventando il passato e le tradizioni dimenticate, loro continuano a perseguire una via esterna all’economia, re-vitalizzando nei loro corpi il gruppo tribale e andando avanti nella loro storia.

 

Kariri del Sertão, o deserto brasiliano

Rivendican la terra, dell’antenato nato

Intersecan gesuiti, governi e latifondi

Vanno a Mirandela, fuggon bassifondi

[1]

Su terre depredate, riprendono diritti

Radici e identità, indigen mai sconfitti

Torna saggezza, del vecchio teorema

Kariri e Kaimbè, riscopron la Jurema

 

Emerse bisogno, a costruire struttura

Di politica lotta, a demarcar territorio

Or più leader eletti, identità dei Kiriri

Fan progetti collettivi, diritti ancora vivi

 

Ogni nucleo di case, or ha consigliere

Cresce processo, organizzarsi conviene

Avviano le azioni, a rivitalizzar identità

Stringon rapporti, con gruppi qua e là

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] Kiriri (taciturno, silenzioso) è parola con cui  iTupi della costa indicavano gli abitanti del deserto. Il popolo Kiriri in 15 anni, si è strutturato politicamente e ha ottenuto il riconoscimento del proprio territorio indigeno con ombelico in Saco dos Morcegos, una delle Aldeia fondate dai gesuiti secondo lo schema del templum rasenna: otto linee tracciate a partire dalla chiesa missionaria, lungo gli 8 punti cardinali così da formare un ottagono regolare di 12.320 ha. Dopo l’espulsione dei gesuiti nel 1756, Morcegos fu promossa città col nome di Mirandela. Ciò portò l’arrivo di un amministrazione civile e l’invasione delle terre indigene da parte di latifondisti estranei (fazendeiros) Molti Kipeá-Kiriri, indigeni della zona, finirono col vivere come mendicanti nelle strade di Colégio, senza diritti sulle terre ancestrali. Dalle aldeia vicine, molti rifugiarono in Mirandela poco colonizzata per via del basso valore agrario delle sue terre. Qui un ufficio indigeno governativo, intermediario nei conflitti isolati fra indio e fazendeiros, pur compromesso con oligarchie regionali, fini col legittimare la condizione e identità indigena dei Kariri soggetti ad alcoolismo e ad alto indice di mortalità. Kariri e altre tribù, pur cristianizzate, tenendo lontani i coloni, mantennero un pezzo di foresta sacra, dove venivano celebrati regolarmente i loro riti di cura (Ouricuri) e invocate le loro divinità ancestrali che vi abitavano. I discendenti dei Kariri-Shocó (Tupinambá, ecc.) vivono oggi ai margini del fiume São Francisco, in villaggi presso la cittadina di Porto Real do Colégio, stato di Alagoas, Brasile.

Terra indigena Kiriri, semi-arido clima

fiumi intermittenti, rare piogge in rima

Conoscono lo stato, espellono invasori

Nei latifondi chiusi, fanno occupazioni

 

Pratican Kiriri, un’agraria sussistenza

Manioca con fagioli, mais e frutti bosco

Eccedenze d’orto, destinano al mercato

Magro lor raccolto, frutti e artigianato

 

Piante associate, successioni alternate

Segnan ritmo di vita, lavor di stagione

Duràn primavera, lavor terreni scende

Si migra alle città, salario pure rende

 

Reinveston in paese, cooperative vari

E ben primari che, luogo non consente

intercalano fagiolo, piantato con il mais

aprile tutto maggio, raccolto agosto e vai

[2]

fagiolo verde-rosso, consoci pur a mais

piantano a febbraio, raccolto marzo giugno

manioca ha ciclo lungo, 1 anno fino due

raccolta giugn-agosto, durante molature

 

I mulin motorizzati, son or comunitari

E van sostituendo, i manuali familiari

Pagano una tassa, a custode deputato

In quote di farina, od olio consumato

 

Terreni dati a strisce, simili per tutti

a prevenir contese, comuni vanno frutti

Oggi a mio terreno, poi al tuo andremo

Lavora battaglione, per vitto dato intero

 

Lavoran tutti membri, infanzia no sicuro

Nucleo di famiglia, è produzione consumo

Il gruppo convocato, esegue case a sposi

scuole e ambulatori, sen sforzi onerosi

 

Ritual do Toré, loro parte di credenze[3]

Al centro cui s’incontra, Jurema identità

In un modulo rituale, diffuso nel sertão

simbolo d’unione, umano e sovrumano

 

 

Il Toré vien realizzato, sabato alla notte

in un terriero ampio, include un recintino

che ospita bevanda, cioè vaso da jurema

dove pur si svolge, sequèn rituale interna

[4]

 

 

 

 

 


 

[2] Beni acquistati fuori: olio, zucchero, sale, carne, ecc. Molti kiriri praticano migrazione stagionale prima e dopo semina e raccolto, dirigendo a São Paulo, Rio de Janeiro, Sergipe, o nelle fazendas vicine al fine di accumulare un capitale minimo, che sarà reinvestito nell’area di origine.

 

[3] Nel 1974, leaders kiriri organizzarono un incontro di calcio con gli indios della Terra Indígena Tuxá, in Rodelas a nord di Bahia. L’intenzione era assistere e apprendere il Toré dei Tuxà, fonte di legittimazione dell’identità etnica e di obiettivi politici. Il processo di adozione del Toré differenziato secondo criteri di rappresentatività etnica, fu favorito dalla sua relazione con le pratiche sciamaniche presenti tra i Kiriri. Entrato in scena, coloro che non accettarono la sua guida, furono marginalizzati. Sulla struttura del Toré appreso (repertorio melodico originale, base coreografica, ecc.), i Kiriri innestarono nuovi elementi passati come innovazioni: loro encantados, coreografie, costumi, ecc.

 

[4] Yu'rema, in língua tupi, riferisce all’uso cerimoniale collettivo del vino di Jurema, un complesso di piante reali e mitiche tra cui emergono varie specie di arbusti-alberi del genere mimosa tipiche del sertaõ brasiliano: Jurema branca (Pithecolobium diversifolium), negra, hostilis, tenuiflora. Il tema dell’albero sacro, come in altre culture (querce, olivi, noci, betulle, ecc.) incarna la divinità suprema dell’ecosistema (Jupiter, Inanna, Jurema) a cui si rivolgono preghiere per ottener la pioggia.

Inizia cerimonia, e arrivan le persone

Fin recinto chiuso, a iniziar defumação

Copre inter terreiro, a mezzo grandi pipe

 Inizia là ingestione, delle jurem bebide

[5]

Sempre distribuite, dai consiglier locali

O figura di rilievo, delle gerarchie rituali

Specie alle danze, che invitan encantados

Venir partecipare, al clima incorporato[6]

 

Prosegue la limpeza, lavoro di pulizia

Diretto dal pajé, per mezzo delle pipe

Origin da Ouricuri, il nòcciolo primario

Di tutto il rituale, vediamolo man mano

 

Nella sacra foresta, gli abitanti là nativi

Vanno a cercare, loro origini ancestrali

Usano piante, a mediar tra due mondi

trovar identità, tra economie sen fondi

 

Usano le piante, in rimedi e medicine

qual fonte di elementi, e segni culturali

legati a loro storia, sia mitica e presente

per far ricostruzione, d’identità corrente

 

Conservano foresta, in area depredata

Al fin di proseguire, ragion di vita data

Il libro è la foresta, che loro storia cita[7]

Son parte di essa, e la Jurema l’invita

 

Rivendican assieme, i diritti proprietà

Su terra di antenati, substrato identità

Resistono al totale, dominio dei coloni

Invasor devastatori, dei loro territori

[8]


[5] Nel rito defumação, il pajé usa la pipa al contrario, in funzione depurativa: soffia fumo nei 4 angoli del tempio o casa, espellendo i mal spiriti pensieri. Partecipanti forman un circolo, accendono le loro pipe che passano di mano in mano in modo fraterno e cerimoniale. Una donna agita le maracás e intona inni evocatrici di santi, cabloca Jurema e altre entità, chiedendo benedizioni per i presenti. Quan la cantante stanca siede, è sostituita da altre donne. Alla fine o chefe da cerimônia, serve la bebida a ciascuno. Durante la transe, i partecipanti, possono chiedere ai santi, caboclo ed orixas della natura, lungimiranza sul passato, presente e futuro, protezione individuale e collettiva, connessione coi cari estinti o spiriti del buon conoscimento.

[6] Il rituale consiste in una sequenza ricorrente di figure e suoni incomprensibili ai Kiriri di oggi. Cominciano canti e danze, prima in fila indiana con il Pajé davanti, seguito in ordine da uomini, donne e bambini. La fila serpentina per il terreiro, esibisce movimenti via via elaborati in misura che color che si succedono, intensifican il coinvolgimento dei partecipanti, fino al clímax che sopraggiunge con la venuta degli encantos, percepiti nell’evidenza delle incorporazioni presentate dai mestras. Su un altura centrale, si alterna la gerarchia orizzontale della fila indiana fino al punto dei movimenti intorno agli encantos, i quali, occupano le posizioni centrali nel terreiro e si dispongono a parlare una lingua indigena. In seguito, condotti nel recinto, saranno consultati sui più diversi temi, fornendo consigli a carattere generale, che in definitiva, riproducono gli ideali di unità del gruppo. Gli interlocutori e interpreti principali dei suoi messaggi, sono i leader politici e il pajé.

[7] Nascimento: “I Kariri-Shoko percepiscono le piante come simboli viventi dei loro antenati, dove le radici e il tronco dell’albero della vita è il loro essere originale. Per essi, bisogna divenire foresta-alfabetizzati al fine di decifrare suoni e significati che tracciano la loro comune origine con altri esseri della foresta co-participanti nel loro presente”

[8] “Per aver la terra, considerata cuore della loro cultura, i Kariri han sviluppato una relazione ecosistemico-curativa complessa, capace di far sopravvivere un oasi di fauna e flora, all’assalto del bestiame da fazenda e all’agricoltura da monopolio presente ormai nel resto dell’area. Il senso politico e utilitario/economico della loro conoscenza ancestrale, legata dell’ecosistema, oltre a conformare le loro tradizioni, si lega all’equilibrio di potere che necessita mantenere in rapporto ai non nativi. Un modo per far ciò è attraverso le pratiche di cura richieste dalla popolazione regionale e pagate via moneta. Un altro modo è attraverso la gestione della loro sacra conoscenza di poteri spirituali, eredità dei loro mitici antenati, che i membri della società nazionale Brasiliana, hanno imparato a temere. Infine, la costruzione di un sistema di credenze che incorpora sistemi cristiani e africani entro le cerimonie dell’Ouricuri, ha successo nel mantenere l’integrità dell’identità etnica del gruppo”  T.Nascimento

Mata do encanto, è mata dos caboclos

Foresta Ouricuri, cioè foresta incantata

Un pezzo foresta, e insieme di credenze

una condizion umana, e set di riti e feste

[9]

Dentro tal foresta, esiste altro villaggio

Per vivere durante, i rituali di passaggio

Pochi arbusti stanze, ad ospitar famiglie

Per weeken rituali, e inizi d’ann’insigne

 

Tal riti nel passato, eran festa Varakidra

Durante la stagione, del Cocos coronata

La palma i quali frutti, chiaman Ouricuri

incarna Warakidra, Dio Jupiter dei Tupi

[10]

 

La teoria animistica del mondo Kariri,  differenzia gli spiriti delle persone morte, che continuano a vivere nella foresta, villaggi e luoghi dove eran soliti vivere, dagli spiriti vivi, cioè esseri che vivono nelle forme umane, animali e vegetali. Le malattie sono causate principalmente da questi che entrano nei corpi, spontaneamente o in risposta alla volontà di qualcuno.

Ciascun partecipante ai riti Ouricuri, apprende a usare la forza di natura di una specifica pianta.

Kariri rapportano i tipi-di-cura ai  tipi-di-malattia: una malattia provocata spiritualmente, non può venir curata da un medico. Nel sistema di opposti trasformabili, le malattie più forti (tubercolosi, convulsioni, etc.), son credute causate da forti spiriti della malattia, e possono venir curati solo da simili forti spiriti vegetali più difficili da trovare. Le piante con spirito femminile sono più facili da trovare e di uso comune.

Le piante androgine Jurema, di differenti specie (Vitex agnuscastus Mimosa verrucosa, tenuiflora) hanno un ruolo centrale nella vita rituale; avendo i tratti di forza e grazia, sono la più alta incarnazione del potere di cura e del sacro sulla terra. Quel potere, deve esser continuamente rilasciato, a mezzo della rituale bevuta del vino di Jurema, nei terreni dell’Ouricuri.

 

 


 

 

[9] il complesso dell’Ouricuri comprende: culto degli antenati, riti iniziatici e di passaggio per giovani, riti per adulti che passano da uno stato di conoscenza all’altro con possessioni spirituali e sessioni di cura. Partecipare regolarmente fa sentire la gente più protetta ed è usanza di ciascuno offrire cibo e regali alle proprie guide spirituali. “Il profondo significato degli Ouricuri sta nella visione indigena di un altro mondo, dove loro sono liberi e felici. L’esperienza Ouricuri abilità le persone a vedere tal altra realtà, oltre il mondo fisico quotidiano. Ciò è fatto a mezzo dell’ingestione della bevanda di Jurema” Pajè Kariri: “Ouricuri sarà sempre nostro, perché gli esseri incantati della foresta, nostri antenati, ancora vivono là, negli alberi, arbusti, foglie ed erbe. Noi non possiamo raccogliere nessuno di quegli esseri senza chiedere prima il permesso. Nessuno ha potuto sottrarci quella terra perché noi proteggiamo gli encantados e loro proteggono noi”

[10] L’albero Ouricuri ebbe significato economico e cerimoniale. A causa dello scarto ambientale, perse suo impatto commerciale assieme alla supremazia nel mondo animista Kariri. Nella cerimonia Ouricuri/Matekrai. emergono 3 poteri: Warakidza, Bizamu e Bizamye. Il primo è spirito di compagnia, rinominato Ouricuri a seguito della pressione dei preti Gesuiti contro le manifestazioni religiose indigene. Bizamu (primo sciamano, strega, stregone, prete) è un encanto invocato dai pajè, tramite cui essi, divengono Bizamu stesso al fine di sopravvivere nella foresta, trovare posti di caccia e pesca o vincere le guerre. Bizamye (Badzé, Padzo, padre), è la riconosciuta deità del tabacco. Assieme ad altri divin compagni, son tutti affiancati dal potere Bizamu (enchantment, potere di divinare), così da aiutare il gruppo a superare avversità. Badzé è portata in vita, all’inizio dei rituali, attraverso il fumare le pipe in comune e fornisce protezione al gruppo rendendolo invisibile. Potere invocato dal pajè che fuma le pipe e beve le radici della Mimosa tenuiflora, maestra e curatrice suprema.

 
 
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attraverso Jurema, chiamata pur Sonsé

Bizamu orienta gente, ai rapporti fuor tribù

Li aiuta e li dirige, in passi politici cruciali

A fin sopravvivenza, nei nostri universali

 

Ouricuri tien segreti, invisibili rituali

A volte pur Pajè, invita i non-indiani

Solo per 2 ore, poi invita lasciar rito

Confine identità, è politico convito

[11]

Cura e religione, viaggiano assieme

essere curati, sta per esser benedetti

la persona malata, ha spiri intrappolato

parzialmente rapito, da volontà d’un altro

 

La sfortuna in eventi, quotidiani sà dire

che una cura fu fatta, contro una persona

così ora lui/lei, deve assumer vari erbe

per esser curato, restauràr corpo-mente

 

Classifican le piante, in binarie yin-yang

femminil-maschili, debol-forti caldo-freddo

cambian polarità, per manipolazio ed uso

sebben tutte quante, han positivo flusso

 

Acacie del deserto, fan vino di Jurema

Pajè usano rizoma, pestato e macerato

Gli indigeni guerrieri, bevevan il decotto

Per veder in sogno, responso resoconto

 

Radici foglie e fiori, servon bagni cure

Fanno la limpeza, malocchi sciolgon pure

Foglie usate secche, miste con tabacco

diagnosi e limpeza, con un soffio tatto

 

La radice è raspata, a eliminar la terra

Lavata poi posta, tra due pietre pestata

La massa formata, macerata nell’acqua

Dentro un catino, color di vino macchia

 

spumosa fermenta, bevanda che sacra

è servita nei culti, di nativi e afro-brasi

a volte speziata, con zucchero liquore

Zenzero e cannella, nel culto esteriore

 

a infuso vien aggiunto, caapi o passiflora

o foglie di Tabacco, secon lo scopo e cura

il vino da Jurema, Alencar pur descrive

nel romanzo cui, Iracema muor e vive

 

 

 

 

 

 

 


[11] Nascimento:“la festa inizia nel tempo in cui bisogna curare la comunità dai pericoli universali. Oggi i pericoli maggiormente sentiti vengono dalla società dello sviluppo nazionale. I membri Ouricuri restano speciali poiché ricevono protezione da entità come Badzé e Sonsé. Essi mantengono i rituali anche come assicurazione contro ogni tipo di disastro o sfortuna che può accompagnare la loro partecipazione alla più ampia società nazionale. Sono gente di disturbo, impaurita,  che non andrà via, fintanto ché continueranno a cercar protezione”

Jurema è conosciuta nei villaggi del nord est

e dai sertanejos, in forme e rituali diversi modificatesi nel tempo. Oggi Jurema, con lo stesso rituale, è molto usato dai devoti del Candomblé e Umbanda brasi-pernambucano che, durante la preparazione, cantano:

 

"Vou bere mia jurema - dê no qui dé

e num paro mais - dê no qui dé

ô que mé, mio Deus - dê no qui dé.

aqui stesso io bevo, aqui mesmo eu caio"

 

Alla sua fama contribuì anche “Iracema”,

romanzo di José de Alencar scritto nel 1865:

"Iracema preparò e servì il vinho da jurema portando i guerrieri a festeggiare e delirare, poi dormire

Il poema narra l’incontro della natura (Iracema-America india) e della civilizzazione (Martim), nel periodo che va dal 1604 al 1611.

Iracema è tempo poético marcato dai ritmi della naturalezza e dalla percezione sensoriale del suo passaggio (stagioni, luna, sole);

 

Martim è invece il tempo storico e cronologico.

Dall’unione dell’europeo con la donna india, figlia del pajè di una tribù e custode del segreto della preparazione del vino di Jurema, nascerà l’odierno popolo brasiliano. Il culto su essa plasmato, é oggi diffuso in var Comunità Indigene del Brasile, specie del Pernambuco.

 

 

L’uso di Jurema, continua tener ruolo

centrale culturale, in identità del gruppo

ingerita dai 3 anni, da tutti nel villaggio

propizia percezione, vasta dello spazio

 

I contatti con Jurema, curan loro gente

Ingeriscono divino, in albero presente

Li abilita a vedere, il mondo spirituale

Ripieno delle forze, di sinergia tribale

 

Cuore del mistero, il segreto dei Kariri

Riposa nelle aggiunte, fatte alla bevanda

Miscela che produce, esperièn desiderata

combinazion radici, in sinergia ritmata

 

Attorno alla Jurema, variano i rituali

Secondo le miscele, botani e culturali

Già parte di Ouricuri, è volontà di vita

I figli di Jurema, conoscon la divina

 

Jurema è Dionísia, Signora dell’Uva

La vita che agisce, nell’albero interno

concretizza la doppia, natur vita-morte

 albero o croce,  tra i mondi è la sorte

[12]

Calma mal di denti, dolori della testa

Contrasta malattie sessuale trasmissione

Radici e foglie infuse, son birra preferita

d’esseri Encantados alla Toré impartita


 

[12] I defunti nel Brasile del nord-est, poiché seppelliti vicino le radici, si legano e incarnano in alcuni alberi considerati sacre dimore così com in India avviene per le vacche sacre. Molti chiedono a tali piante di mostrare il loro destino in sogno.

cerimonia Jurema, è un innesto culture

che supera confine, di razional strutture

Il rito Juremado, Toré o Praiá do negros

Incorpora caboclo, nel brasiliano credo

[13]

Ai piè della montagna, sacra di Umã

Vivon discendenti dell’Atikum tribuna

Loro mastro sciamano, Pajè spirituale

Da inizio al Torè, danza oraria rituale

 

Dà bevanda che scioglie, ogni patema

Succo dì passiflora, con birra di Jurema

Poi canta e danza, con flauto trombetta

Sotto le stelle, mentre fuoco scoppietta

 

Quei medium festanti, danzanti il Torè

Chiedon guarigione, a guidarli è il Pajé

Attraverso la danza, purgan sofferenze

Riducono i lor mali, fumigan l’essenze

 

Danzator in costume, or sono adornati

Copricapi di piume, da caboclo antenati

Son in trans posseduti, da esser di luce

Che dentro il cerchio, danzare conduce

 

Ciascuno diviene a suo modo un mediùm

Scendòn nei corpi, Encantados de Luz

Sono spiriti uccelli, di antica memoria

Canta oh Jurema!, tua mitica storia

 

Le scorze radici, nel sole nascente

Le batti con coccio, o contro la roccia

Tutto poi spremi, del loro possente

schiuma surplus, scol via coerente

 

Raccogli in bacile, radice interiore

A mollo una notte, in acqua freddura

Strizza or l’ammasso, e l’acqua colora

Diventa marrone, rossiccio vin ora

[14]

Or molti villaggi, portano a concerto

L’indigeno folklore, un tempo confisco

Più danze rituali, antiche del Deserto

rivivono su fiume, Rio Saõ Francisco

 

Condiviso è con altre, tribù del sertâo

Il ritual da Montagna, del Re de Orubá

Celebrato a Rodelas, un villaggio Truká

Quest’antico rituale, di Jurema mamà

 

Là si danza e si prega, dentro la grotta

Cantando canzoni, e parlando alla gente

La trance possessione inizia e poi monta

Cabocla Jurema, in sapien ci confonda


[13] Nascimento: “L’uso eccessivo della razionalità e scienza, nasconde la nozione del mitico e crea una illusoria sensazione di superiorità (libro) che svincola dalle cose semplici parte del nostro universo reale, smettendo di fatto, di farci co-partecipare alla creazione”.

[14] Atikum e Trukà, ore prima della cerimonia, evitan pasti pesanti, bevono succo di frutta e masticano zenzero per eliminare l’amaro. La corteccia di radice polverizzata, nel metodo express, è preparata come il caffè del Peganun. L’effetto IMAO, di solito dopo un ora, (notando una sensazione tipo Valium), permette poi di bere l’espresso.

Truká fan mistura, d’aglio e aquardente

Jurem offre cura, a ciascun pretendente

Sebbene han bevuto, mediùm spiritati

Sono sobri alla fine, seduti e appagati

 

Crescon le hostilis, con cespugli di rute

sono mimose, bianche negre o verruche

La trance Possessione, nostro teorema

Rivela che umani, han cuore da indiani

 

I Kaimbè bevon là, alcolici a celebràr

Hanno questo mezzo, a decondizionàr

Più vuote bottiglie, di grappa brasiliana

Circondan l’altare, ogni fine settimana

 

 Androgino sistema, sessuale concepito

Stemper suoi confini, l’inclinazion libido

Mito e rito misto, Orixàs masculinidade

Dà vita a terzo gruppo, e a femilidade

 

Esser polimorfi, cambian loro forma

Yabá è femminino, Aboró fa masculino

Il terzo aspetto sale, in colore originario

Possiede un individuo, di genere rinato

 

Ogni genere entità, recita un suo mito

Collega in armonia, la transe-actividade

Ciascuno sperimenta, il cambio identità

Attiva un potenziale, latente a collegàr

 

Nella possessione, è la libido o num

A lungo inespressa, a saturarsi orsù

In depressa frustrazione, evita imploder

Trova un pretesto, appiglio ad esploder

 

Digiuno di possesso, espressione o libertà

Accumula l’orgone, in vulcan di desiderio

Saturo diventa, sua pioggia poi scatena

Erompe la catarsi, che l’equilibrio reca

 

Cibo materiale, con quello immateriale

Tuo corpo lo ricerca, è spinta esistenziale

Il corpo alimentato, è il sogno del tuo Sé

Il travaso si scatena, e scende dentro te

 

Fedel’abbandonati, in suppliche danzati

Corteggian la discesa, di spiriti incantati

Psiche femminile, tempio fa attraente

E anime nei corpi, fan rito ricorrente

 

Così donne Witoto, spiriti attraggono

A mezzo loro corpo, nudo e decorato

L’età d’oro d’Arawàk, memoria tribale

Mare senza tempo, in segreto rimane

 

Unisciti alla danza, fa la tua canzone

Con vision d’antenati, pieni di saggezza

Ci guidan attraverso, l’era d’or dei sogni

Gli amerindi giochi, interconnessi cogli

 

L’aura di ciascuno, fa ponte arcobaleno

Collage di elementi, dai primi viaggiatori

Adam ed Ev’àrawak, tracciano più strade

Nei cieli della mente, e terre mai violate.

 

 

 


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