Tè del Santo Daime, culto e medicina
Ganja canapina, Tantra India ravviva
Radenìe dei Clisty, esicasti e pellegrini
Errante identità, nei viaggi indiani vivi
sommario quartine


  a   b   c   d
 

Tè del Santo Daime, culto e medicina

- consagração do aposento

 

(a don Romulo e dona Mari,curanderos dell’Amazzonia 

(Mestre Irineu, M. Conceinsão e tutti i Daimisti di Gaia,

agli etnobotanici Richard Shultz, fr.lli McKenna, Naranjo

Otorongo Blanco, E.Luna, P.Amaringo, Miguel do Momon)

 

Inizia il Santo Daime, dentro la foresta

Per grazie ricevuta, Raimund Irineu Serra

Incanala rivelazio, di una dottrin lunare

Bevanda di foresta, Dai-me a rimirare

 

Irineu ora guarito, si sente un iniziato

All’uso di bevanda, Tè frutto di foresta

Proseguono visioni, di Vergine Regina

Seduta sulla luna, gli parla sopraffina

 

Ritir nella foresta, e segue dieta stretta[2]

Finisce poi a Mapiá, e diviene imperatore

Invisibile di un culto, a Virgem Conceição

Fondàr nuova dottrina, sarà la sua missão

 

Nuov’usi sacramento, dan vita al rituale

In stato di Rio Branco, il culto Daime sale

E famil Juramidam, attiva un mito grande

che fuor della foresta, yagè bevanda spande

[3]

don Bosco salesiano, predisse tal’evento

La nascita di culti, in ecumenismo avvento

Emergon dal Brasile, più chiese innovative

Diffondono nel mondo, speranze curative

 

L’ecclesia fa i i suoi passi, tra mill ostilità

Discepolo del Mestre, pà Sebastião sarà

Fino a suo trapasso, sviluppa la missione

Al figlio Alfredo Gregor, lascia direzione

 

Fonte: “Dottrina e pratica del Santo Daime”, Elena Luppichini:

tra la metà del XVIII e la metà del XIX emerse in Brasile una cultura popolare amazzonica omogenea, caratterizzata da comuni tradizioni religiose, incentrate sulla fede nei santi e nella stregoneria. La nascita del Ciclo della Gomma, (1845, intensificata nel 1877 a seguito di una grande siccità), vide un grande aumento della popolazione, per immigrazione nordestina diretta in Amazzonia per estrarre il lattice nella foresta. Bastide: “Emerse la figura del seringueiro, lavoratori delle piantagioni della gomma, che passavan giorni e giorni in foresta fendendo i tronchi per far colare il succo in piccoli recipienti, raccogliendo il lattice, e poi tornare sfiniti, tremanti di febbre, e morsi da insetti, nella solitaria capanna.

Un uomo ogni quattro chilometri quadrati, solo, con la sua chitarra e la sua miseria. Se vi è un inferno amazzonico, si crea ora, nella foresta distruttrice di uomini.

E’ un periodo di trasformazioni nei rapporti tra lavoratori e padroni, nei contratti di lavoro, nei rapporti sociali, sistemi morali e prati religiose. All’immigrazione nordestina si accompagnò la diffusione dei culti afro-brasiliani dello stato del Maranhao e dall’incontro, presero forma i culti afro-amazzonici.

 

Il culto daimista comincia ad organizzarsi nello stato dell’Acre a inizio anni ’30, momento di intensa urbanizzazione periferica in Brasile.

L’Acre è una regione che fa parte della foresta amazzonica, ha grande piovosità  e temperatura costantemente elevata. È segnata (come tutta l’Amazzonia) dalla presenza di numerosi fiumi affluenti del Rio delle Amazzoni, primario mezzo di comunicazione e spostamento.

I primi daimisti vivevano in estreme difficoltà, nel lento processo di adattamento a un nuovo contesto socio-economico. Il gruppo all’origine era composto principalmente da seringueiros, che avevano abbandonato l’attività estrattiva e si erano trasferiti nella città di Rio Branco.

 

Quando nasce la religione del Santo Daime, la città di Rio Branco vive cambiamenti conflittuali. Le pratiche rustiche, del recente passato, sono riscattate dai daimisti nel movimento di organizzazione del loro culto: il sistema di aiuti gratuiti che i lavoratori si danno per il lavoro comunitario (mutirão), l’affiliazione (compadrio) e le feste dei santi cristiani. Questi meccanismi di coesione nei quartieri rustici brasiliani, stabilivano vincoli tra i suoi abitanti. Quando il culto del Santo Daime comincia ad essere organizzato a Rio Branco, queste pratiche non avevano già più significato e forza che avevano nel passato. Tuttavia, appaiono nei discorsi dei primi membri di questo gruppo religioso e partecipano alla storia della sua formazione. Alla periferia della città di Rio Branco, anni ’30, la vicinanza sociale e culturale tra le persone è minore che nelle antiche parrocchie; e nel momento di organizzazione della comunità daimista guadagnano più importanza i legami familiari, accanto alle antiche pratiche del mutirão e dle compadrio. La costituzione del complesso rituale daimista si ha a partire dalle ricorrenze delle antiche feste dei santi cristiani.

 

Fondatore della dottrina, è Raimundo Irineu Serra (Mestre Irineu), seringueiro afro-brasiliano proveniente dal Maranhao, che negli anni ’20, entrò in contatto con indigeni dell’Amazzonia. Grazie a questi, conobbe l’uso dell’ayahuasca-yagè, bevanda sacra, curativa ad ampio spettro, con marcato effetto enteogeno, impiegata da molte popolazioni del bacino Nord Amazzonico.

Raimundo Irineu Serra attraverso sogni e visioni, ricevette istruzioni da una donna, di nome Clara (proiezione del legame con il piano spirituale) consacrata come Madre, Regina, Luna Bianca, e identificata dai fedeli come Signora Della Concezione. Mestre Irineu assunse, attraverso l’unione spirituale con la “Regina della Foresta”, la paternità simbolica della dottrina, essendo egli identificato come Gesù (Juramida, imperatore di un regno astrale)

 

Si percepisce, nella dottrina del Santo Daime, l’esistenza di un universo simbolico che ha come base l’idea dell’Impero Juramida, rimettendosi a una filiazione mitica, che ha come Madre la Regina della Foresta e come Padre Re Juramida. Questo impero è reso visibile ed esperibile nella forma di un rituale fortemente disciplinato, in cui ognuno ha specifico ruolo e posizione, come in una corte; si svolge con canti, balli e l’ingestione della medicina ayahuasca (daime) come veicolo sacro e fondamentale per la dottrina.

 

Irineu si stabilì a Rio Branco dove creò una comunità religiosa, definendone i precetti e i rituali. Nacque così, il 26 marzo 1931, la chiesa di Alto Santo col nome di Centro de Illuminaçao Crista Luz Universal (CICLU), esempio di ampio sincretismo di valori religiosi e sociali.

La comunità si pose come obiettivo di instaurare un modo di vita alternativo rispetto alla società capitalistica e i suoi peggiori aspetti di degrado, come lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali della foresta, il disagio sociale, la violenza e l’inquinamento dell’ambiente.

 

Luiz Mendes do Nascimento, uno dei primi seguaci della dottrina, conobbe Serra vivendo con lui nella comunità di Alto Santo, ebbe modo di ascoltare spesso i suoi racconti, e ne fornisce un ritratto: “Mestre Irineu: nasce a São Vicente Ferrer, nello stato del Maranhao, nel 1892,

è uomo eccezionalmente alto (due metri), vigoroso e bravo suonatore di tamburo creolo.

Mestre Irineu parlava di sua madre come di una donna molto devota che incoraggiava lui e i suoi sette fratelli a pregare quotidianamente. Era analfabeta e trascorse la propria infanzia lavorando perché la sua famiglia era molto umile. Irineu decise di andare in Amazzonia per lavorare nell’estrazione del caucciù e là, imparò a leggere e scrivere. Quando il governo creò una commissione per delimitare il confine tra Perù, Bolivia e Brasile, egli ne fece parte, e fu là che, insieme al compagno e amico Antonio Costa, conobbe per la prima volta l’ayahuasca, bevanda utilizzata dagli indigeni peruviani che vivevano in quella regione, durante riti sacri. Irineu apprese a produrre da solo l’ayahuasca e la beveva in compagnia di Costa, quando gli apparse, contemplando la Luna, una donna meravigliosa di nome Clara, che egli identificò come Vergine Maria. La donna gli ordinò di digiunare per otto giorni, al termine dei quali Irineu le chiese il dono di poter diventare uno dei migliori curatori.

A questi fatti seguirono cinque anni nei quali Mestre Irineu raccontava di aver avuto grandi incertezze riguardo all’autenticità del proprio cammino, ma nonostante le quali, continuava a cercare di migliorarsi e formarsi come guaritore. Insieme ad Antonio Costa nel 1913, fondò il CRF (Centro Regeneraçao e Fe) a Brasiléia, ma dopo poco tempo fu criticato su questioni riguardanti le contribuzioni. Si spostò quindi, nel ’29, a Rio Branco, dove lavorò per un breve periodo con la Polizia Militare per poi ritirarsi a Villa Ivonete, dove cercò di costruire una nuova comunità.

Anche là ebbe problemi, risolti grazie alle sue conoscenze in Polizia. Si trasferì infine in località Espalhado, poi ribattezzato Alto Santo, dove prese vita la vera e propria comunità daimista.

Mestre Irineu curava molte persone, sia con il Daime, sia attraverso ricette che prescriveva. Come nessuno, sapeva trasmettere durante i rituali un senso di tranquillità e sicurezza,

anche in coloro che stavano male e soffrivano esperienze molto negative e intense”.

 

Do Nascimento: “Non risulta nella storia che mai qualcuno abbia cercato il Maestro con un problema di qualsiasi natura e se ne sia andato via a mani vuote. A volte una semplice parola, una frase, ti faceva andare via di là rinnovato, con la sensazione di essere un’altra persona”. Raimundo Serra è descritto come buon conversatore che mostrava grande facilità comunicativa e inclinazione all’amicizia. Amava le feste e organizzava spesso danze, durante le quali, inizialmente, permetteva di bere alcolici, ma dato il gran numer di persone incapaci di controllarsi e bere moderatamente, ordinò che l’alcool fosse proibito e sostituito dal Daime.

 

Alla morte di Raimundo Serra, nel 1971, si produssero diverse spaccature all’interno del movimento: alcuni discepoli continuarono le attività con la sigla CICLU, mentre altri riunirono attorno alla figura carismatica di Sebastião.

 

Sebastião Mota de Melo (1920-1990), guaritore kardecista, conobbe il Mestre nel 1965, quando giunse a Alto Santo per curarsi da una puntura d’insetto che riteneva causata da un maleficio. Sebastiano aveva già visitato numerosi centri di cura ma nessuno era riuscito a guarirlo prima di Mestre Irineu. Come Irineu, fu iniziato presso uno sciamano, e divenne riconosciuto spiritista. A compimento di una visione ricevuta ad Alto Santo, Sebastião organizzò una chiesa del Santo Daime all’interno di Colonia 5000, che diverrà,

la sua comunità di discepoli presso Rio Branco.

Dai suoi discepoli iniziò a essere chiamato Padrino Sebastião, e fu da loro riconosciuto come il nuovo Giovanni Battista. Qui nacque il CEFLURIS (Cento Eclettico della Fluente Luce Universale Raimundo Irineu Serra).

 

Nel 1983 Mota si trasferì a Céu do Mapià in Amazzonia e nel 1986 il CONFEN (Consiglio Federale per gli Stupefacenti) dichiarò legale l’uso di ayahuasca a scopi rituali e religiosi e non a scopo di lucro.

[4]

Il trasferimento della comunità da Rio Branco alla foresta, caricava di significati simbolici, rappresentando un ritorno alle origini, (piantagioni della gomma) dove aveva lavorato Mestre Irineu, e l’allontanamento dal degrado della società urbana. Ebbe inizio l’espansione del Santo Daime in Brasile, poi negli USA ed Europa.

A Mapià iniziarono ad arrivare intellettuali e mochileiros (giovani con lo zaino in spalla) dal sud del paese, espandendo la comunità. Grazie al costante scambio, il CEFLURIS inaugurava la rottura con i valori della modernità, e un riavvicinamento ai culti afro-brasiliani (soprat. l’Umbanda di Rio de Janeiro).

Dagli anni ’80, CEFLURIS cominciò a diffondersi anche nelle grandi città del Brasile (San Paolo e Rio de Janeiro): molte persone, della classe media in ascesa, sceglievano di aderire al movimento della “cultura alternativa” e della “nuova coscienza” Ceu do Mapià diventò un luogo di pellegrinaggio.

Padrino Sebastiano è la figura cardine

intorno alla quale si è sviluppata la corrente maggioritaria del Santo Daime, il CEFLURIS,

che è anche la branca della dottrina che vanta un maggior numero di fedeli e che si è diffusa oltre Rio Branco, in Brasile, America e in Europa.

Il grande successo del CEFLURIS è riconducibile alla personalità di Sebastiano Mota de Melo e alla sua capacità di accogliere intorno a sé giovani della generazione degli anni ’60-’70,

con un atteggiamento comprensivo che non frapponeva distanze tra un maestro, quale egli è considerato, e discepoli curiosi e alla ricerca di un cammino spirituale ed esistenziale.

 

Alex Polari, ex guerrigliero che combatté contro la dittatura, lo incontrò dopo anni di lotta, detenzione ed esperienze di attivismo politico e così ne parla:

Volle Dio nei suoi disegni: che nuovamente suonasse la voce che in altri tempi, predicava nel deserto. Questa volta nella foresta, in mezzo ai canali e nella solitudine dei dimenticati campi di caucciù. Il suo nome è Sebastiano Mota de Melo, amazzonico, nato il 7 di ottobre del 1920 nella valle di Juruà, (Eirunepé, stato Amazonas) meticcio analfabeta, che visse nella foresta dove costruiva canoe e faceva camminate, mistico, guaritore e profeta della Nuova Era.

Conobbe il mare a Rio de Janeiro e si spense il 20gen 1990[5]

Con la forza della sua parola profetica, cominciò un’opera il cui frutto eloquente è la comunità di Ceu do Mapià. Ci insegnava a smettere di giudicare e di criticare i nostri fratelli e faceva in modo che imparassimo a dominare le paure e i dubbi, la vita sarebbe diventata così più degna, più armonica e più santa”

Anche oggi, a Mapià, ogni sera l’orazione viene celebrata cantando inni davanti alla tomba di Padrino Sebastiano, e tutti coloro che l’hanno conosciuto in vita, lo ricordano con nostalgia e amore. Non c’è una casa o chiesa che non esponga un suo ritratto o una sua foto

La dottrina del Santo Daime si struttura intorno all’uso del sacramento (ayahuasca ribattezzata Daime) e attraverso gli hinari, canti, dei quali la più importante raccolta è il Cruzeiro, colleziona di 129 inni di Mestre Irineu, base e fondamento della Dottrina della Foresta.

 

Santo Daime è la dottrina del popolo Juramida. Jura sta per collegamento con il cosmo e il Padre divino. Mida è il popolo degli umani uniti. Juramida è il capo dell’Impero, padre della razza che già visse incarnazioni. Fu imperatore, Profeta, Buddha, Gesù, Krisna, ed è la vera identità spirituale di Mestre Irineu, detto il Gesù Cristo nero. L’impero Juramidam ricorda l’impero Inca, le cui divinità erano adorate attraverso visioni mistiche. [8]

I fedeli della dottrina si definiscono soldati all’ordine del generale Juramida,

vivendo i rituali come battaglie nell’astrale, combattute individualmente o collettivamente.

 

Secondo la dottrina del Santo Daime la realtà è costituita dal mondo visibile: oggetti materiali e relazioni, e dal mondo invisibile o spirituale. Attraverso l’uso rituale del Daime, bevanda sacra capace di espandere la coscienza,

i daimisti sperimentano l’esistenza di un piano differente di realtà. In quello stadio mitopoietico, essi vivono visioni, ricordi, incarnazioni, realizzando una fusione tra Uomo, Natura e Cosmo. I sogni ritornano miração, e sognare è un’esperienza sacra.

 

L’essere umano è composto da tre dimensioni: l’Io Superiore astrale, l’Io Inferiore o ego emozionale, intellettuale e sensoriale, e dall’Apparecchio corpo. La persona acordada, riesce a vedere oltre il mondo apparente, riconosce l’esistenza del suo Io Superiore (mitico) e cerca di mantenere l’equilibrio

tra le tre componenti del suo essere.

Riprendendo i temi dello spiritismo di Kardec, per i daimisti lo spirito reincarna infinitamente, fino a quando non si purifica dei mali che causò e degli errori che commise al tempo delle sue incarnazioni. La causa principale degli errori è l’ignoranza rispetto alla vita spirituale.

Da qui si forma il karma della persona che possiamo definire come una memoria che l’individuo porta nel suo ciclo di esistenze.

“Armonia, Amore, Verità, Giustizia” è il motto della dottrina e proviene dal Circolo Esoterico “Comunhao do Pensamento”. l’Armonia è una sintonia di vibrazioni tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda; l’Amore è la forza che compie l’universo, alimenta il desiderio e la creazione ed è chiave dell’immortalità. La Verità esiste indipendentemente dalle opinioni e può essere compresa attraverso il contatto diretto con il creatore. La Giustizia, consiste nel non pensare e non parlare male di nessuno.

La croce del Santo Daime (cruz de Caravaca) ha due bracci, che indicano la seconda venuta del Cristo. Essa poggia sulla stella di Salomone e sulla sommità raffigura una luna, simbolo della dottrina di Juramidam.

Padrinho Sebastião: “Mio Padre si chiama Jura, tutti noi siamo Midam. La dottrina del Cuore è una sola: Juramidam, che è la stessa di Gesù, Buddha, Krsna. Adesso siamo nell’era dello Spirito Santo, è detto e scritto nel Terzo Testamento. Nel Primo è descritta la vita di Dio Padre e il suo mondo. Nel secondo il mondo di Gesù Cristo. E nel Terzo, il mondo dello Spirito Santo, dunque il suo nome ora è Jura, Juramidam”.

Esiste, come per ogni esercito che si rispetti,

un vessillo, di colore verde, azzurro e bianco. simbolo dello Spirito Santo ed è il Beija-flor.

 

S’avviano i fedeli, al banco eucarestia

Ottengon bicchierini, dosati alla persona

Amàr sapor di purga, risolve le afflizioni

Di anima e di corpo, dopo l’assunzioni 

 

Sessione d’ayahuasca, azzera differenze

Allinea grupp’intero, su natural frequenze

Aiuta in spostamenti, di scale e priorità

Cambian posizioni, valori e identità

[6]

Madrina Conceinsao, in piccola fazenda[7]

Recita in famiglia, preghier al sole e luna

Altra costola del Daime, effonde l’armonia

Giustizia amor e cura, a chi cerca una via

 

Lascia vibrar corpi, danzando lùm candela

Al ritmo ed emozione, degl’inni dell’hinario

Danzi fluidamente, l’emozion si fa gioiosa

Psiche pur la segue, in ritmo senza posa

 

Vino d’ayahuasca, ha spirito insegnante[9]

Liana sposa foglia, maschile e femminile

Daime forza Daime, Daime luz e amor

Insegna l’inno Mestre, oltre ogni dolor

 

Richard.E.Shults in Spirit Plant: “Nella biodiversità del Sud America risiedono la maggiornanza delle piante triptamine conosciute e usate da umani.  Tra le più significative, una bevanda ricavata dalla mistura di foglie di piante come Chacruna (Psychotria viridis) o Chaliponga (Diplopterys cabrerana) con la liana yagè (Banisteriopsis caapi) detta anche Ayahuasca, impiegata da millenni dalle culture indigene dell’Amazzonia sotto la guida dei loro sciamani e pagè

[1].

Diversamente dall’Ayahuasca, che richiede le propietà MAOI dello Yage per fermare la disattivazione gastrointestinale delle triptamine, la Jurema Preta, altra preparazione tradizionale derivata dalla corteccia della radice dell’albero Mimosa (tenuiflora ed hostilis), appare attiva di per sé, forse per un composto recentemente isolato e battezzato Yuremamine. Altra pratica tradizionale, è quella di preparare polveri psicoattive combinando reagenti base (lime o cenere), con resine e semi del gener Virola e Anadenanthera, al fine di essere insufflate nelle narici a mezzo di un tubo”.

 

All’inizio dei tempi, uman per varie colpe

Perdon via antenati son tristi ed ammalati

Un dì arrivò al villaggio, donna con bebè

Alla Maloca entrò, col bimbo suo Yagè

[10]

Avevano antenati, ascoltato le preghiere

Mossi a compassione, dei fratelli in terre

Decisero aiutarli, guarir da mal d’errore

Inviano Mama foglia, e yagè consolatore

 

Permise ora mamà, che suo divin bambino

Smembrato e offerto fosse, lor in sacrificio

Ciascuno ne mangiò, e i resti del banchetto

interrano in foresta, seguen vision intento

 

Su alberi attorciglia, la prima liana pianta

A cercar la via del cielo, è lo spirito yagè

Liana d’ayahuasca, che sale senz’affanno

A casa fa ritorno, gli uomini or lo sanno

 

Dall’altra sepoltura, nacque un arbustello

Con belle foglie verdi, mama del bambinello 

Umani ed antenati, connessi in ayahuasca

Mirano la mente, nei corpi spasmo s’alza

 

I pajè Desana, in amazzonia Colombiana

Fanno uso di Tajè, su sponde al Rio Papuri 

Sole crèa gli umani, in gialla sua intenzione

Luce che dà vita, e insegna a far l’amore

[11]

Sacra liana è partorita, da Evè Donna Yajè

Prima donna degli umani, figlia a Papà Sole 

Ingravidata da suo pà, grazie solar sguardo

Sua Luce dona liana, Yajè bimbo d’incanto

 

Periodo purgazione, di vomito e diarrea

Crampi allo stomaco, psicofisi sofferenza

Morte e rinascita, saman par la sequenza

Bisogna di passar, per viver l'esperienza

 

Bebida yagè, composta da due piante

Infuso concentrato, della pluvial foresta

La corteccia di liana, dei morti antenati

E la foglia chacrona, dei regni clonati

[12]

Principio maschile, assiem a femminile

Disposte in calderone, in strati alternati

Bollon finchè denso, marron liquid appar

Raccolto in bottiglie, riesce a conservar

 

Acre amar tisana, è assunta nella sera

Vomito e diarrea, potrebber procurare

Purga infiammazioni, al tratto digerente

Neuroni alleggerisce, in catarsi ricorrente

 

Medicina liana, lavor se v’è intenzione

Di voler guarire, mente assieme al corpo

Pulisce i tuoi canali, pensieri ed emozioni

purga a risvegliare, corporee sensazioni

 

Prescrizion rituali, di cibi ed ingredienti

Precedon rituale, tuo corpo a preservar

Nausee ed emicranie, faran la differenza

Tra buon o dolorosa, possibil’esperienza

[13]

Bebida portentosa, è medicin sagrada

Cara a Yemanjà, Tua Venere più amata

Scopri sua bellezza, dopo certo tempo

Medicina scende, va nel cuore tempio

 

Benefici modelli, curano il tuo cuore

Ridanno l’autostima, riportano fiducia

Gioia per la vita, spontanea guarigione

Gruppo è garanzia, di rassicurazione

 

All you need is love, cantano fraterni

Amor fa terapia, la ruota in ciclo gira

Suda fai la vigna, per prossimo ristoro

Paghi prezzo sai, a viver sogno d’oro

 

Pianta-guaritrice, impon sua disciplina

A chi manca di rispetto, pare far dispetto

Esser ricettivo, in rapporto ai tuoi bisogni

Attento alle lezioni, di vita oppure sogni

 

Brujos non sapendo, fanno nefandezze[14]

Sommersi da velen, dubbi ed incertezze

Un altro poveraccio, attende fuori stanza

d’esser risvegliato da sonno d'ignoranza

 

Purgan con profumi, dop’ogni cerimonia

Don Romulo e la Mari, maestri di limpeza[15]

Con bagni floreali, e icaros commoventi

Dicono yagè, può aver altr’ingredienti

 

Semi macinati, toè in vino mescolati

Foglie in infusione, oppur enteroclismi

Pur rotoli di foglie, usati qual supposte

Medicin di selva, sà dar varie risposte

[16]

Bere tè foresta, riempie d’esperienza

Intensa audiovisiva, spesso interattiva

Sinfonie di rane, profumi uccelli insetti

Icaro e mapacho, amplifican percetti

[17]

Su ali d'icaròs, circumnavigando il sol

Il primo effetto è, aumento di emozion

Un cambiamen sensorio, tatto con udito

Var mental processi, in circolo infinito

 

In mandala li vedi, qual tele di ragno

Spazi interi noti, da cristallo marmo

L'eco della luce, in polvere diffonde

Fabbrica materia, dentro te risponde

 

Portan indumenti, od elaborate scaglie

Scintillan metallo, foton in fogge e taglie

Tosto si battaglia, per l'armonia riavèr

Su vari panorami, viaggia arcobalèn

 

Intuizioni su intuizioni, inarrestabil fiume

Natur mediterranea, è corpo in movimento

Apre porte a inconscio, e viaggia la visione

Encantòs de lux, fan danze a profusione

 

Le chiesi cos’è vita, drago lei mi mostra

Rosso molto grande, che port’umana storia

Decide quand un ciclo, finisce e altro inizia

Tao di mutazione, urobòros che si sfizia

 

Lei dragone madre, tutto accoglie in sè

Mali e sofferenze, discarica sul ventre

Purga con luce, in sauna di metallo

Stomaco fornace, seme dello sballo

 

Un gest’amore vale, a dar benedizioni

Vita è una sequenza, infinita di stagioni

Un amoroso gioco, tra la madre e figlio

Già ogni cosa sai, ridi a gran bisbiglio

 

Madr’ayahuasca, è pur amante dolce

Dà consolazione, al tuo bison d’amore

T’ama intenso cuore, fino a lacrimar

Senza pretendèr, nulla a ricambiar

 

Mama yagè, al mondo dona senso

Gruppi di tribù, media a far consenso

Cosmico tu abbracci, il bimbo dentro te

Amore pace e baci, ferite puoi chiudèr

 

La ruota gira in ciclo, muta e fa stagioni

Il volo del dragone, passa e vedi l'ombra

Se credi l'or è giunta, sogno mondo cessa

Accade nuov’inizio, e riparte la coscienza

 

L'uomo quand’è serio, gir rigir e sbande

Gesù rabbino venne, gioco ad allentare

Eccessiva serietà, va in complessità

Limita tuo cuore, prigion di schemi fà

 

Jurema diretta, selvaggia figlia di foresta

Daime più indiretta, soave lir mediterranea

Sauna sudatoria, in capanna e mollo fiume

Bevi molt’acqua, prim che inizi temprature

 

Medicin della selva, 4:1 o 3:1 rapporto[18]

Si aggiunge del limone, o vitamina C

Stratifica a panino, caapi poi chacruna

In pentola con acqua, a fare bollitura

 

Pression e calore, che sale dentro te

Paura del distacco, ipotetico dal corpo

Immagini cangianti, al ritmo degl’icaròs

Sprazzi di passato, e futuro a zigo-zago

 

Velocità di fuga, che assalgon le paure

Assiem a insicurezze, la mente a torturar

Totale confusione, ma la fiducia sol riman

Nella purga di yagè, medicina sovruman

 

Mi aiuta a purgare, la ment’overnutrita

Muovo nel pensiero, emisfer che prediligo

A scapito d’istinto, mente paio prigioniero

Alla mattina riordinato, bene son foriero

 

Giaguaro d’amazzonia, ruggir aperte fauci

Vidi forza d'otorongo, vomitand in bacinella

Medicin esprim potenza, a liberar tuo mal

Turbina la mente, in mosaico a riordinar

 

Un angelo legato, da sottil filo cordone

Rimembra la missione, ammicca è da l'ok

Scintilla da suo petto, la luce mi raggiunge

Figlio divin sono, essenza che congiunge

 

Lavora medicina, ripulendo riordinando

La mente dell’infanzia, dal buio e da paure

Scene delle suore, ch’imbrigliano gl’instinti

Piacere e punizioni, si mischiano indistinti

 

Peccato originale, era modo pei cristiani

D’intendere l'avvio, al processo dualità

Super tue paure, invitandole alla danza

Terror divien amplesso, cuor diviene stanza

 

Purgatorio pare gruppo, lavorato da yagè

Dante gira in tondo, le tossine vuol veder

Michelangelo e Manzoni, iniziano operar

Scheletri d'armadi, vedi uscir gesticolar

 

Le regole del gioco, tentò cambiar Gesù

Grande Scherzatore, ovvero anti calcare

Spezza ogni prigione, di schemi irrigiditi

Le regole svelò, nel cuor deglì israeliti

 

Tosto dimostrò, che dietro nulla esiste

Solo una risata, e pur gioia del giocar

Amor di Mama rossa, antico sauro sapo

Respira ritma tempo, con alito del drago

 

Gioco manca al mondo, l’amor semplicità

Qualunque ruol è buono, se armonico ti fa

La paura non esiste, se riconosci in tutto

Gioco di finzione, risata in bimbo putto

 

Società che cresce, rincretinendo in sé

Sol quando stai male, cerchi oltre di tè

Bambini si ritorna, al gioco dell’inconscio

L’acqua appare sacra, oracolo responso

 

Sappi che la vita, è un gioco e nulla più

Messaggio è tutto qui, inizia a far drum dru

Risuona intero cosmo, con tua intonazione

Amor luminazione, è gioia e compassione

 

Trova pur coraggio, vedi gioco ovunque

Anche nella morte, cari e degli assenti

Vivi illuminazio, ovver risveglia il gioco

Sogno è un illusione, fugace come fuoco

- consagração do aposento

Dentro do circulo infinito da Divina presença,

que me envolve inteiramente, afirmo:

Hà uma sò presença aqui, è a da Harmonia que faz vibrar todos os corações de felicidade e alegria. Quem quer que aqui entre,

sentirà as vibrações da Divina Harmonia.

 

Hà uma sò presença aqui è a do Amor.

Deus è Amor que envolve todos os seres num sò sentimento de unidade. Este recinto està cheio da presença do Amor. No Amor eu vivo, me movo existo. Quem quer que aqui entre,

sentirà a pura e santa presença do Amor.

Hà uma sò presença aqui, è a da Justiça.

A Justiça reina neste recinto. Todos os atos aqui praticados são regido e inspirados pela Justiça. Quem quer que aqui entre, sentirà a presença da Justiça.

 

Hà uma sò presença aqui, è a presença de deus, o Bem. Nenhum mal poder entrar aqui. Não hà mal em Deus. Deus, o Bem reside aqui. Quem quer que aqui entre, sentirà a presença Divina do Bem.

 

Hà uma sò presença aqui, è a presença de deus, o Vida. Deus è a vida essencial de todos os seres. È saùde do corpo e da mente. Quem quer que aqui entre, sentirà a Divina presença da Vida e da Saùde.

 

Hà uma sò presença aqui, è a presença de Deus a Prosperidade. Deus è prosperidade pois ele faz tudo crescer e prosperar. Deus se expressa na Prosperidade de tudo o che aqui è emprendido em seu Nome.

Quem quer que aqui entre, sentirà a Divina presença da Prosperidade e da Abundãncia.

 

Pelo simbolo esotérico das Asas Divinas, estou em vibração harmoniosa com as correntes universais da Sabedoria, do Poder e da Alegria. A presença da Alegria Divina è sentida por todos que aqui penetram.

Na mais perfeita comunhão entre o meu Eu inferior e o meu Eu Superior, que è Deus em mim, consagro este recinto a perfeita expressão de todas as qualidades Divinas que hà em mim e em todos os seres.

As vibrações do meu Pensamento são forças de Deus em mim, que aqui ficam armazenados e daqui se irradiam para todos os seres, constituindo este lugar um centro de emissão e recepção de tudo quanto è Bom, Alegre e Pròspero.

 

 

 


 

[1] Tale bevanda, purgativa e iniziatica, è oggi usate anche per rafforzare l’identità filosofico-religiosa e strutturale di nuovi gruppi e culti brasiliani sincretici (União do Vegetal, Santo Daime) che offrono risposte ai nuovi bisogni di trascendenza.

[2] manioca bollita; l’ayahuasca è brasilianizzata in “Dai a me’

[3] la mitopoiesi di Juramidam, ricalca il solco di altri profeti del passato e Santo Daime, per crescere necessariamente accoglie il sincretismo con altri culti, che include in nuove linee, secondo il modello dei re magi o savi cinesi (Fu-Lu-So, felicità-incenso, prosperità-oro, lunga vita-mirra) che rendon omaggio al nuovo “Re nella nuova Betlemme nella Foresta”.

 

[4] il CONFEN, dopo varie visite a Ceu de Mapia e aver partecipato ai rituali del Daime, non trovando nessuna evidenza di rischi potenziali per la salute individuale e l’ordine pubblico, dichiara legale l’uso dell’ayahuasca in contesto rituale. Altri culti riconosciuti son União de Vegetão e la Barquinha. Quest’ultima è una costola del Santo Daime e deriva il nome dal tempio primo sito su una barca da fiume, tale culto variopinto, include processioni alla Madonna nera tamburi all’aperto e danze d’incorporazione (sincretismo di riti cattolici dei pescatori e culti afrobrasiliani a caboclos e orishàs). Cefluris è la struttura, riconosciuta dal governo brasiliano, che associa tutte le chiese del Santo Daime con la chiesa madre di Ceu de Mapia, fondata da Padrino Sebastião nel 1982. Ogni comunità è guidata da un Padrino/Madrinha, sebbene la primaria relazione spirituale degli associati è sempre col Daime che agisce da guida e insegnante. Gli iniziati diventano membri della comunità del Santo Daime dopo varie sessioni di lavoro e dopo aver riconosciuto che il Daime è capace di metterli in contatto con la loro luce divina interiore. I membri contribuiscono economicamente, come ogni altra chiesa o culto organizzato, al supporto dei loro  leader, ai costi di produzione, distribuzione del sacramento e a preservare gli ecosistemi della foresta in cui cresce.

 

[5] Mota morì di infarto, mentre visitava la Chiesa daimista di Pedra de Guaritiba (Rio de Janeiro). Alla guida CEFLURIS gli successe il figlio: Alfredo Gregorio Mota de Melo. Alcuni leaders delle nuove chiese urbane iniziarono a viaggiare all’estero, organizzando rituali daimisti, negli USA, Europa e Giappone, spesso con varie associazioni del movimento della Nuova Era. Nel 1994 esponenti CEFLURIS da Rio de Janeiro organizzarono rituali leggermente riadattati, in Olanda, Italia, Spagna, Svizzera e Germania.

[6] Jacques Mabit, medico senza frontiere fondatore del centro Takiwasi in Perù, racconta: “sperimentai la morte, serpenti e giganti, lo spirito di ayahuasca mi disse in sogno, di visitare alcuni guaritori delle filippine, templi Buddista in Thailandia,  specializzati nella cura integrale delle tossicodipendenze, al fine di apprendere l’arte e l’organizzazione di una comunità terapeutica. In seguito assieme ad altri, fondai Takiwasi, comunità terapeutica basata sulla medicina di ayahuasca. Il primo mese, mi concentro sul corpo poi passo alla psiche / affettività dove i pazienti connetton con la famiglia, le memorie e il loro posto nel contesto umano, la loro vita acquista un significato. Un paziente prese ayahuasca 40 volte al fin di aprire il cuore, metterci la femminilità e lasciarla lavorare: Lei mi guida sempre nelle decisioni, tramite sogni flash e intuizioni quotidiane, a volte tramite ciò che la gente ti dice.. e senti subito che quel messaggio è diretto a Te”

 

[7] Juliano e Liliana di Brasilia, nella Cachara familiare ((fattoria) di madrinha Conceinsão, studiano e documentano, per l’università della capitale, gli effetti terapeutici del "Trabalho di Banca aberta", cioè il lavoro catartico in cui ciascun partecipante può liberamente manifestare il proprio potenziale espressivo. Tale lavoro è in calendario il 27 di ogni mese, per tutte le chiese Cefluris del Brasile.

[8] La nuova leggenda, vuole che Ayahuasca fosse un fratello dell’Inca Atahualpa il quale, dopo la sconfitta ad opera dei conquistadores spagnoli, si rifugiò prima in Machu Picchu e poi in Amazzonia con parte della sua gente. La storia, diffusa presso molte chiese del Santo Daime, tenta di collegare la medicina dell’ayahuasca con lignaggi dinastici della civiltà inca, tuttavia, senza ripudiare dall’origine semplice e tribale della stessa, in seno a varie etnie indie dell’amazzonia, che la usarono e usano da svariati millenni accanto altre medicine.

[9] Il viticcio/liana dà la forza maschile, mentre le foglie a lui sposata, dà luce, capacità di visione e intuizione femminile

[10] Fra i Tukano e altre gruppi dell’amazzonia, la Maloca è la grande casa comune del villaggio,  essa rappresenta l’utero e il suo ingresso la vagina. Donna Yajè entra nella porta vagina e penetra nella casa-utero provocando lo stordimento sessuale degli uomini, com nei rituali tantrici della mano sinistra.

[11] poiché l’umanità aveva bisogno di un ponte, Padre Sole cercò un cordone ombelicale (liana yajè) e trovò il colore giallo, quale mezzo per scegliere e accoppiarsi alle donne

[12] banisteriopsis caapi la prima e psicotria viridis la seconda. L’azione sinergica di queste due piante, stimola il processo di cura e riorganizzazione dell’intero organismo umano. La ghiandola pineale secerne dimetiltriptamina (DMT), molecola  che equilibra il rapporto tra i due emisferi del cervello, (ragione con emozioni e sentimenti); mostra ansie e paure che alimentano malattie e angosce esistenziali e stimola l’autocoscienza della propria identità e natura profonda. La DMT sintetica, se ingerita oralmente, non ha alcuno effetto in quanto viene resa inattiva dalla monoammino ossidasi (MAOs), un enzima del tratto digerente che ha funzione di ossidare molecole attive estranee, che noi ingeriamo a mezzo del cibo. In natura esistono sostanze in grado di inibire tale enzima per alcune ore, tra di esse le Beta-carboline di cui fan parte armina ed armalina presenti nella liana caapi. Queste aprono il passaggio anche a sostanze attive aventi effetti deleteri sul sistema metabolico tipo sale, caffè, alcool ecc., pertanto prima dell’ingestione della bevanda, viene seguita scrupolosa dieta onde evitare che sostanze comunemente innocue possano trasformarsi in potenziali agenti patogeni.

I Chacra sono appezzamenti (giardini) della giungla che sembrano ripuliti senza intervento umano, a causa del suolo molto povero che non permette la crescita di vegetazione di massa. Gli autoctoni credono che questi siano punti di potere di vari genios, e che rituali di ayahuasca qui tenuti, rilascino vivide visioni nei partecipanti

 

[13] Almeno 4 ore prima è bene evitare qualunque cibo pesante (Vini, birra, cocco, carni rosse, caffè, derivati latte stagionati  o acidi, banane, avocado), puoi bere succo di frutta d’agrume o mela. 1 gr. lecitina bevuto 2 ore prima della sessione eliminerà gran parte della nausea e masticare zenzero dopo l’ingestione di ayahuasca elimina il sapore amaro

[14] Brujos è l’altro lato dei curanderos, guaritori coinvolti nel lucro di nuocere alle persone, spesso lo diventano poichè non riescono a mantenere la dieta necessaria a divenire un curandero della giungla e preferiscono lavorare soprattutto con pianta ad alto rischio tossico

 

[15] Don Romulo, professor di college, è maestro ayahuaschero iniziato dal padre curandero, vive spesso solo, nella chacra (piantagione) di famiglia, nella giungla di Loreto dove coltiva le sue piante. Col tempo ha sviluppato una cultivar chacruna chiamato samiruca. Dona Mari è una vegetalista perfumero che dieta con i profumi estratti da diverse varietà di piante maestro. Bagni o semicupi post-sessione (10min) composti da acqua speziata con essenze profumate, son tonificante del corpo e della buona sorte.

[16] Uno degli ingredienti aggiunti per scopi medicinali è la Brugmansia suaveolens (insignis, sanguinea o arborea) detta Toe-ay o Campana Borachero, di essa si usano semi, fiori, radici e foglie; ha virtù spasmolitiche, anestetiche, anti-asmatiche, anticolinergiche, narcotiche e un certo controllo nella malattia di Parkinson. Un bagno caldo preparato con le sue foglie, è usato a contrastare cattive tossi e bronchiti; foglie arrotolate sono buone da fumare contro l’asma, mentre in cataplasmi sono applicate a ferite, gonfiori e artriti, reumatismi e vari spasmi; il succo bollito mescolato con lardo è usato per scottature, infiammazioni ed emorroidi; 3 foglie di Toè aggiunte allo yagè danno secchezza nella gola e altri effetti spiacevoli, ma incrementano la visione per via dell’alcaloide scopolamina in esse presenti. I semi di Brugmansia invece, sono più difficili da dosare poiché contengono più % di alcaloidi tropanici (iosciamine, atropina e scopolamina). Nel bacino del Rio delle Amazzoni ha molti nomi tribali: Gayapa e Kanachiari per gli Shipibo-Conibo, Toa o Maikoa per i Jivaro, Chuchupanda per gli Amahuaca, Saaro per i Machiquenga e Floripondio per i Maricahua.

 

[17] Montes: “Mapacho (Nicotiana rustica) nero della giungla è cibo del mariri, se non lo nutri con fumo di tabacco, il mariri può fuoriuscire dalla bocca del vegetalista esponendolo ai pericoli di venir rubato da un brujo e lasciarlo sprotetto”

 

[18] esempio: 12 kg caapi + 3kg chacruna. Prima cottura per 3 ore circa, scolatura, ripeti poi miscela assieme le due scolate. Terza cottura del miscelato per circa 4 ore, lasciar raffreddare quindi imbottigliare, conservare in frigorifero o cantina, se per molto tempo, prima d'uso ribollire 5 minuti, e assumere a stomaco vuoto; prima d’assunzione della medicina, astenersi da cibo o almeno zucchero, sale, olio, grasso, mentre è consigliabile bere una bevanda acidula come limonata fresca o spremuta di arance, per preparare lo stomaco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ganja canapina, Tantra India ravviva

(a Marzia Geeti Giallino e alla nuda regina delle biomasse)

 

Navigando in mari, di canape incontrai

Scogli e puer secche, derive con pantani

Anche pure acque, spiagge mai sfiorate

Atolli ben dorati, e cime alte profumate

 

Luoghi in meditazio, dono sempre nuovo

t’ho amato t’amerò ancor mia donna Ganja

Sei forte e sei robusta, e sai esser delicata

Preziosa spiritosa, esigenza mia appagata

 

Di te posso vestirmi, senza alcun pudore

Evitando inquinamento, di chimico scolore

Rispetti nostro mondo, crogiolo dei venturi

Supporti miei pensieri, su te li scrivo puri

 

Senz’alberi tagliare, montagne disboscare

Le cui lacrime e ferite, sol Flora sa curare

E diventano alluvioni, sulle città d’umani

Che van dimenticando, don delle tue mani

 

Chiusi nelle gabbie, ferriate e trasparenti

Illusi di sapienza, e vigor obsolescenza

Privi di speranza, e incapaci di odoràr

I sogni potenziali, che flora sa ispiràr

 

Io con te mi curo, e il verde riverisco

Quella tua esplosione, di gioia primaver

I tuoi vitali cicli, scandiscono mio tempo

Armonizzando fasi, di crescita evolvendo

 

Dell’essere del mondo, esser tutto sempre

In ogni luog’istante tua massa è riscaldante

Di te posso nutrirmi, lavarmi e pur vestirmi

In te nulla mi manca, Io salpo miei navigli

 

Poi apro le tue vele, e con coraggio parto

Inizio questo viaggio, te prima propiziando

Sette fasci di canne, danno due lenzuola

Sacchi e bisacce, e vestiti per scuola

 

Canapa in dote, per preparar lenzuola

Tovaglie canovacci, tessute a man telaio

Il Torcolo di Onano, uno stretto arrotolare

Pria stender asciugare, attorcere pressare

 

Scomparsa è nella Tuscia, la canapicoltura

Ma ancor resiste l’uso, di canovaccio d’uso

Per domestici servizi, e far teli pannaroni

Resiston in campagna, a usur e pisciatoni

 

Di logore lenzuola, ne fanno riciclaggio

Morbide per fasce, interne per neonati

Posta fra le gambe, previene rossamenti

comunità a ospedali, dona sen commenti

 

Filàn con rocca e fuso, donne nei cortili

Il filo vien bagnato, costante con saliva

Filare è un allusione, a lento consumare

Il fato delle Parche, è vita sconocchiare

[19]

Ogni madre e moglie fila, tesse identità

lascive tessitrici, tra Elleni come Atzechi

mentre presso Maya, presiede gestazione

Dea tessitrice che, fa la sessual lezione

 

Seminan pianta, fine marzo inizi aprile

Mietitur, appozzatura, macerazio in 8 dì

Di fasci accatastati, sott’acqua trattenuti

Sassi a separare, corteccia e fusti nudi

[20]

Donna trasforma, lana canapa e lino

Informe naturale, in biondo canepino

Con telai fai-da-te, e motivi culturale

Or in monopoli, minaccian annegare

 

Ganja naga dà, legger rilassamento

Leggera euforia, come ogni caffeina

Inibenti depressivi, alcooli e barbituri

Abbassano la veglia, degli ansiosi puri

[21]

Il Tantrismo riunisce l'uso cerimoniale della Cannabis e, l'impiego consapevole dei "veleni" con lo yoga sessuale in un sistema completo di pratiche per il raggiungimento del nirvana.

 

In India e Nepal, la Ganja svolge ruolo

Religioso in pieno, dai tempi di antenati

Si mescola a dottrine, pratiche montane

Scuole Shiva Devi, e miscele tibetane

[22]

 

nei regni Bengalesi, culmine raggiunse

così in Himalayani, in periodi medievali

Mahanirvana Tantra, nei suoi versi narra

Ciò che è praticato, negli indiani sabba

 

"Ciò che si riceve, accorda alla natura del  ricevente”. Il lettore di un qualsiasi testo tantrico aperto, riceverà ciò che è in accordo con la propria natura. Sciamani, tantrici ed altri, passati per lunghi processi preparatori, possono trovare utile ciò hanno e per hanno lavorato. Quelli non sottoposti alla loro preparazione, al contrario, faranno solo l'esperienza di un caos di immagini confuse, senza valore oppure, di qualche forma di disturbo psichico: In uno dei dipinti di Aleister Crowley, sta un albero morto, da un ramo è sospeso, per il collo un cadavere, simbolo della transizione da uno stato di coscienza all’altro; dietro l'albero fa capolino un folletto a guardia di 2 Amanite, ha i lineamenti di C.G.Jones, farmacologo che introdusse Crowley alla Golden Dawn.

[23]

È yoga del sesso, varietà del sâdhana

Una via che conduce, kundalin risvegliata

Un sesso iniziatico, ne stimola il diletto

A livello pancatattva, Dioniso è diretto

[24]

È l’esperien raggiunta, con aiuti esterni

Bevande decisive, più donne saktizzate

Il rituale si realizza, in sabba dentro Te

Quan donna kundalini, appare là da Sé

 

Bevanda-veleno, si origina da evento

Frullamen del mare, primordial di latte

Avendo Dei perduta, l’immortal Amrita

alleano con gli asura, per estrarla viva

 

Lavorano all'impresa, fino a mille anni

Frullando il mare-latte, emersero entità

Dea del loto e vino, Surya e Danvantari

Medico del cielo, che amrita reca in vasi

 

Dal frullamento emerse, pur veleno blu

E coi fumi suoi potenti, ferma l'universo

Dio Siva allora tenne, veleno nella gola

Che divenne blu, così ci appar tutt’ora

 

I demoni cercaron, tenere a se l'amrita

Origina battaglia, che i Deva fanno vinta

Nel tantra tale amrita, dell'Oceano Latte

Bevàn della vittoria, è vijaya ganja mate

[25]

Lo yoga originale, include l'uso droghe

Per acquisir la brami, benzina delle siddhi

Nel testo Patanjali, l’ottengono più modi

La nascita e piante, mantra e psichi vuoti

[26]

 

La pratica tantrica è difficile e pericolosa poiché prevede la rottura di profondi tabù, quali consumare carne, bere vino e l'incesto, e utilizza cinque elementi essenziali come mezzi di liberazione cinque (pancamakâra) sostanze da usare in relazione ai 5 elementi: partecipazione della donna (maithuna, etere); vino o altro inebriante (madya, aria); carne (mamsa,fuoco); pesce (matsya,acqua); cereal (mudrâ, terra). Quando impiegati realmente, si parla di "pratica della mano sinistra". Quando impiegati simbolicamente o surrogati (latte al posto del vino, ecc.), si parla di "pratica della mano destra. [27]

Il praticante della "mano sinistra" è detto vira, eroe. Le sue cerimonie iniziano a mezzanotte o prima della sera. Nella seconda metà della notte, il sadhaka si sveglia, siede sul letto e inizia a meditare sul suo guru nella sua mente. Segue un insieme di procedure preparatorie, fra cui il lavaggio rituale del corpo, che hanno scopo di concentrare il pensiero e focalizzare le energie del sadhaka per il rito seguente.

Il prossimo passo è di consacrare alla Dea,

il frullato di latte di cannabis, pozione vijaya che gli adepti san prepare. A volte una piccola palla di bhang inumidito nel latte o acqua; nell'India contemporanea è un delizioso frullato di latte di cannabis, saporito con semi di papavero, mandorle, cardamomo e spezie.

 

Nella scena indiana l'adorante deve superare enormi inibizioni culturali e l'uso del bhang è un disinibitore che agisce come intensificatore sui sensi e la consapevolezza, quan l'adorante sviluppa, sotto suo effetto, con riti selezionati, la consacrazione dei cinque "M". L'intera cerimonia può essere svolta senza la Cannabis, ma sarebbe altro rito, forse della mano destra o simbolica, come svolgere una cerimonia del peyote senza peyote. Senza il suo impiego nell’una o nell’altra forma il culto della Sakti è impossibile. Esso impiega bevande inebrianti e sesso a fini iniziatico-estatici ed è attestato anche in varietà tantriche del vishnuismo.

 

Il rituale mira a sacralizzare le funzioni naturali della nutrizione e del sesso. Il rito deve incidere su questa stessa esistenza, in forma concreta. Tutto ciò che il pacu, l’uomo animalesco, compie nella forma del bisogno e desiderio, dal vira deve essere vissuto con animo ampio e liberato, nel senso di un rito e offerta a sfondo cosmico. La ritualizzazione della vita è caratteristica di ogni tradizione. L’Occidente conobbe le epulae romane (pasti sacrali) fino a tempi tardi, riflesso della concezione d’incontro fra uomini e dèi.

Mentre anche nel cristianesimo si dice:

«Mangia e bevi in gloria di Dio»,

 

L’impiego sacro delle bevande inebrianti è antichissimo e attestato: soma-haoma iranico, vino dionisiaco (che nella mistica persiana da ebbrezza reale ed astrale) e orgia mistèrica. Nel tantrismo il vino è chiamato acqua causale, kâranavâri e acqua di sapienza, jnânâmrta. La forma (rûpa) del Brahman è chiusa nel corpo. Il vino può rivelarla, così gli yogî lo usano. Coloro che usano il vino per proprio piacere, anziché per la conoscenza del Brahman (Brahmâ-jnâna), rischiano la perdizione. In tal sostanze, sta la forma liquida di Çakti stessa, (letter.: la salvatrice liquida), colei che salva; in tale forma è datrice di liberazione, fruizione e brucia ogni colpa. Il vino è sempre bevuto da coloro che hanno conosciuto l’ultima liberazione , da coloro che sono divenuti adepti e si sforzano di divenirlo.

 

Avendo bevuto e poi di nuovo bevuto,

essendo caduti per terra ed essendosi rialzati per bere ancora, si raggiunge la liberazione”.

 

Come in tanti altri casi, la frase è polivalente e include un’interpretazione astrale e concreta: portarsi fino a un limite, riaffermarsi e andare oltre di là da ogni collasso, mantenendo la coscienza e la direzione dell’esperienza.

 

Il sadhaka prende una ciotola di vijaya e la colloca sulle "fondamenta", il triangolo equilatero disegnato di fronte a lui sul terreno o pavimento come mandala protettivo. Per purificare la droga e consacrarla alla sua divinità prescelta (Kali), recita il seguente mantra-icaro per la consacrazione del vijaya:

 

OM, HRIM, AMRITE, AMRITODBHAVE AMRITA-VARSHINI AMRITAM AKARSHAYA-KARSHAYA: SIDDHIM DEHI: KALIKAM ME VASHAM-ANAYA: SVAHA.

OM è la sillaba-germinale per il chakra in cima alla testa; HRIM è il maya-vija dellla dea e tentatrice shakti, sillaba dell'universo illusorio. AMRITA è il nettare degli dei, lo stesso vijaya; SIDDHI è il potere occulto, il frullato di latte di Cannabis; SVAHA è la frase di chiusura di tal tipo di mantra, "così sia". Il mantra significa:

 

"OM, HRIM, Nettare Immortale, che si erge dal nettare, che riversa nettare, attrai nettare ancora e ancora; conferisci su di me potere magico; porta Kali nel mio potere; così sia".

 

Ripetendo in silenzio il suo mantra per sette volte, il sadhaka esegue poi gesti specifici (mudras) sopra alla ciotola di vijaya: vacca, yoni, chiamata o invocazione, del benvenuto, fissazione di qualcosa nel luogo, il mudra che mette la santità in una seduta, dell'ostruzione che respinge le forze demoniche e il mudra del confronto che porta l'adorante e il vijaya faccia a faccia con la divinità. Tali gesti magici portano il potere della Dea nella Cannabis. Il sadhaka medita sul guru nel loto dai mille petali in cima alla sua testa con il mantra: "AING, Oh Signore della Beatitudine, offro questa libagione al piedistallo del guru, obbedienza a lui". solleva la ciotola di vijaya di fronte alla testa per offrire nel suo cuore il bhang a Devi; e di nuovo solleva la ciotola cantando il mantra alla dea della parola, Sarasvati: "AING, parla, parla, O orante della parola. Tu che porti tutta la verità sotto controllo, rimani sempre sulla punta della mia lingua". Quindi beve il vijaya dalla ciotola.

Con l'ultimo mantra l'adorante trae l'energia della Kundalini, dea in forma di serpente (avvolto nel centro più basso del corpo), verso il regno di Sarasvati, la punta della sua lingua, per ricevere l'offerta di vijaya. Bevendo il frullato di latte egli lo sacrifica alla dea, nel ricettacolo yoni da cui è venuto.

 

Bevuto il vijaya si inchina al guru, ponendo i palmi piegati sopra all'orecchio sinistro; quindi a Ganesha, palmi piegati sull'orecchio destro; infine all'Eterna Dea Primeva, palmi nel mezzo della fronte. Ciò conclude la consacrazione e l'offerta della Cannabis alla Dea e il sadhaka sistema gli articoli dell'adorazione (latte, fiori, ecc.) alla sua destra e gli articoli tantrici (vino, ecc.) alla sua sinistra, purificandoli con spruzzi di acqua e mantra appropriati. Poi "recinta i punti cardinali" proteggendo l'area con gesti e canti in modo tale che nessuna ostruzione possa introdursi.

Ora svolge un rito chiamato Bhuta-shuddhi,

la pulizia degli elementi di cui il corpo è costituito (bhuta). Questo è una rapida salita immaginaria, mentale, della forza della Kundalini dentro se stesso, guidandola progressivamente in alto, verso i centri di energia del corpo, dissolve gli elementi di ogni chakra verso il successivo centro di energia superiore. 

Quando la Cannabis è assunta oralmente in alte dosi, impiega circa un'ora prima che i suoi effetti siano completamente percepiti. Il rito mentale del Bhuta-shuddhi aiuta, allora, nella salita degli effetti e viceversa: bere bhang facilita la meditazione.

Il sadhaka non ha mangiato per 24 ore prima della cerimonia, e la "immagine del peccato”, nell'addome, riferisce ai borbottii interni che spesso si presentano quando uno ha mangiato una gran quantità di bhang a stomaco vuoto.

Il sadhaka inizia a percepirne gli effetti, e i riti purificatori (Nyasa), sono ora comprensibili: mettere le punta delle dita e il palmo della mano su diverse parti del corpo per infonderle di vita divina. 

 

La seconda parte del rito consiste nella formazione del chakra o cerchio degli adoranti maschio e femmina, i Shiva e le Shakti, ciascuna donna alla sinistra del suo partner maschile. Viene adorato il luogo e il circolo, dopo di che vengono consacrati i cinque "M". I vassoi contenenti vino, pesce, carne e cereale sono purificati e posti nel centro del cerchio alla portata dei partecipanti.

Le coppie formano un cerchio al centro del quale si trova il signor del circolo (cakrecvara) con la sua compagna. Mentre le donne dei partecipanti sono discinte, quel del cakrecvara è interamente nuda. ogni donna risponde alla Çakti, così la donna nuda è immagine della Çakti libera, allo stato elementare.

Il capo cerimonia e la sua shakti al centro, rappresentano la coppia divina paradigmatica nel centro del chakra superiore della testa in ogni partecipante

Gli ingredienti dell'adorazione sono meditati e consumati uno per uno, con il potere divino invocato in essi con cerimonie simili alla consacrazione del bhang. Quando il sadhaka porta il vino alle labbra ripete il rito già visto con la bevuta del vijaya: porta mentalmente l'energia della Kundalini sino alla punta della lingua e offre la libagione alla Dea in tal luogo. Nello stato di esaltazione indotto dal bhang e dai riti di concentrazione, il vira si vede unito all'oggetto dell'adorazione, diventa la stessa divinità mediatrice.  Il sadhaka è mero veicolo mediante il quale la dea (nel vino, ad esempio) riunisce con la dea Kundalini in se medesimo. Questo è il senso tantrico in cui sacrificare vino, pesce, carne o cereale alla Dea, è mangiarli. Questo rituale è ripetuto per la consumazione dei sacramenti tantrici.

 

Così con maithuna, copulazione rituale.

Se la donna partner è una sadhaki, è passata attraverso le purificazioni preparatorie svolte dall'uomo. Altrimenti, va preparata con certe procedure: il sadhaka le fa il bagno, scioglie e pettina i suoi capelli, l'adorna con profumi e la fa sedere su un letto o divano purificato. Egli svolge dei Nyasa sul corpo di lei, toccandole la fronte, gli occhi, le narici, la bocca, le braccia e le cosce, mentre pronuncia le lettere sanscrite. Se ella non ha mai partecipato ai cinque "M", egli si ciba della noce di betel di lei, tocca il suo pube per un istante ed emette la più intima sillabe-germinale della Dea, AING, per un centinaio di volte. Durante l'atto sessuale l'adorante recita questo verso: "OM, Tu Dea risplendente per l'offerta del dharma e del non-dharma, nel fuoco del se, usando la mente come mestolo sacrificale, lungo la via del sushumma, io che sto ingaggiando nel bardare gli organi di senso, costantemente offro questa oblazione".

Meditando continuamente sull'unicità di Shiva e Shakti e ripetendo (mentalmente) le lettere dell'alfabeto, sadhaka continua e alla fine "abbandona il suo sperma" con il mantra:

"OM, con luce ed etere come le mie due mani, io, esultante, faccio affidamento sul mestolo, io, che prendo dharma e non-dharma come ingredienti sacrificali, offro (questa oblazione) amorevolmente nel fuoco, Svaha".

 

I testi differiscono sul fatto se l'uomo debba abbandonare il suo sperma. I Buddisti istruiscono l'adorante a trattenerlo, mentre alcuni testi induisti richiedono la eiaculazione. Ciò dipende in parte dalla via che il sadhaka segue e dalla sua capacità yogica. Il punto, in entrambi i casi, è di prolungare il rapporto il più possibile (recitazione continua di sillabe) per costruire la tremenda energia sessuale così generata sino a che la coppia è circondata da un'aurea infuocata, un "venire" molto prolungato e non specificatamente genitale, un senso di unità divina. Sprizzano scintille per ore, in questa danza cosmica, il cervello si scioglie e viene esperienziata la liberazione.

 

La concezione del sacrum sessuale, è propria a molte civiltà tradizionali. Nelle Upanishad l’unione sessuale viene assimilata a un azione sacrificale: la donna e la sua vagina, sono il fuoco in cui si sacrifica, e sono date formule per ritualizzare l’amplesso cosciente, non lascivo, tra uomo e donna come Cielo a Terra.

 

Il rituale può avere un carattere collettivo, quindi l’aspetto di un’«orgia». Eseguito in un circolo o catena (cakra) di praticanti, anche dei due sessi, dove l’associazione dell’uso del vino col sesso è possibile. Tuttavia, gli aspetti sfrenati evocati dalla parola «orgia» appaiono contemperati dalla presenza di strutture rituali.

Non importa la sostanza da cui la bevanda inebriante è ricavata (il vino indiano non è di uva), condizione essenziale è che sia purificata e abbia l’effetto previsto. Bere vino non purificato è come bere un veleno, abbrutisce e non dà risultati poiché la divinità che vi risiede non viene propiziata.

La purificazione comprende un procedimento contemplativo e rituale, inteso a condurre ad uno stato dove l’uso della bevanda propizia contatti ed agisce in modo estatico. Processo di transustanziazione nel quale interviene l’immaginazione magica e sono usati mantra.

L’operazione preliminare di purificazione ha carattere collettivo, compiuta in circolo sotto la guida del cakrecvara, che si pone al centro di esso ed ha davanti gli elementi da purificare.

Il cakrecvara pronuncia la formula dell’identità del sacrificante, del sacrificio e di colui a cui si sacrifica. Dopo di che, segna per terra alla sua sinistra in rosso vivo un simbolo grafico (due triangoli intrecciati, dio e dea, con al centro un circolo o un triangolo rovesciato, simboli del vuoto che sta di là della diade, è trascendenza. Sull’esagramma viene posato uno vaso rituale contenente la bevanda. Cakrecvara evoca poi la presenza della dea con varie formule rituali.

 

Il recipiente è velato con un velo, a significare che la bevanda materiale copre Dea dormente nella bevanda (Devî Sudhâ), poi è rimosso, e  il vino contenuto nella giara diviene soma. La dea è invocata come amrita (ambrosia, senza morte), e la purificazione si completa con la rimozione della maledizione che pesa su bevande simili, rituale neutralizzazione degli effetti negativi che tali bevande posson avere.

Infine, il Cakrecvara pensa che il dio e la dea si congiungano nella bevanda inebriante e che questa si satura dell’elemento vitale generato da tale congiungimento. Così vengono realizzate le condizioni interiori e sottili a che il rito con la bevanda inebriante possa agire nel senso voluto. Compiuto in un circolo o catena, l’efficacia del rito è accresciuta dal vortice alimentato dalle coppie che circondano il cakrecvara, le quali evocano le stesse immagini e compiono gli stessi atti spirituali. Viene detto che solo chi è iniziato beve la bevanda inebriante e che solo chi ha ricevuto una piena iniziazione può fungere da signor del circolo, dirigere il rito e distribuire la bevanda. Il circolo assumer il carattere di una catena divina. Sono «qualificati a farvi parte solo coloro che hanno cuore puro, non toccati dal mondo esterno, coloro che:possedendo la conoscenza di ciò che è reale, considerano questa esistenza, sia negli aspetti mutevoli che in quelli immutabili, come una sola cosa col Brahman”.

 

Dopo l’uso delle sostanze inebrianti ecco l’uso del sesso (etere) che nel pancatattva occupa il posto più alto. Nella prassi si distinguono più livelli. pratiche di tipo stregonico, come, ad esempio, riti nei quali l’uomo, per conseguire certi poteri, cerca di captare alcune entità femminili, fascinandole e assoggettandole, a mezzo incantamenti, nella persona di una donna reale e possedendo questa donna in un luogo selvaggio, foresta o cimitero.

La struttura di queste pratiche tiene analogia con le pratiche sessuali a fondo iniziatico, ma in selvaggia decondizionalizzazione dell’essere. Con la promiscuità e momentanea rimozione di ogni limite e la rievocazione orgiastica del caos primordiale, certe forme oscure di estasi sono propiziate. In alcune cerimonie collettive orgiastiche del tantrismo viene in rilievo una spersonalizzazione e una completa rimozione di ogni interdizione. Infatti, oltre alle orge nelle quali ogni uomo sceglie la donna con cui unirsi, ve ne sarebbero altre in cui deve essere il caso a decidere quale sarà la donna di ogni partecipante. Le donne mettono in un mucchio i loro corpetti, ogni uomo ne prende uno dal mucchio e la sua compagna sessuale sarà la donna a cui corrisponde: che essa, eventualmente, risulti essere la propria figlia o la propria sorella non muta la regola; soltanto questa donna potrà venire usata. La norma, di usare soltanto la propria moglie, formulata per i gradi inferiori, è revocata nel caso del vîra: questi può avere rapporto con qualsiasi donna. È considerato il matrimonio di Dioniso-Siva (dio che protegge tutto ciò che esce da regole). Si tratta di una unione temporanea, sebbene rinnovabile, con giovane da usare nel cakra, presa con sé senza un rito matrimoniale indù. I pacu sono esclusi, qualunque sia la casta a cui appartengono.

Nella cerimonia orgiastica, si forma un clima magico-estatico collettivo e un vortice fluidico che ha centro nella coppia in mezzo al circolo. Se il fine è spirituale, per le stesse cerimonie collettive orgiastiche sessuali del pancatattva,[28] il quadro è lo stesso di quello dell’amplesso di una singola coppia. Ogni uomo incarna Siva o purusha, ogni donna Sakti o prakrti. Nel rito, l’uomo si identifica con l’un principio, la donna con l’altro. La loro unione riproduce la coppia;

 

I due principî, sivaico-maschile e saktico-femminile, che nel mondo manifestato e condizionato appaiono separati secondo la dualità, nell’  istante dell’orgasmo sessuale ricongiungono evocando Siva androgino, l’unità

del Principio.

Nell’ermetismo alchemico e detto: «Beati gli Atteoni che possono vedere la Diana nuda senza perire» Diana invulnerabile e mortale.

 

Dal punto di vista dell’esperienza, l’unione sessuale avrebbe un potere liberatore, sospenderebbe la legge della dualità, per un istante produrrebbe un apertura estatica, di là dalla coscienza individuale e samsârica.

Uomo e donna, momentaneamente identici ai loro principi ontologici, Siva e Devî, presenti nel loro essere e corpo, nella simultaneità dell’ebrezza, dell’orgasmo e del rapimento che nell’amplesso unisce i due esseri, così da suscitare lo stato di «identità (samatâ) e di trascendenza (sahaja), in forma di piacere trasfigurato, presentimento della sambhodi (illuminaz.assoluta) e sahaja, l’incondizionato.

 

Oltre a sakti, la giovane donna che partecipa al pancatattva e a riti analoghi viene chiamata ratî (principio di rasa, rapimento e orgasmo). La tradizion indù associa il principio d’ebrezza alla Grande Dea, nella forma di Varunanî che in lingua pâli, designa una bevanda inebriante e una donna inebriata. Bere Devî Vârunî significa bere tali bevande. La dea è associata ad esse, la donna incarna rapimento ed ebrezza, tanto che nel rituale segreto della Via Della Mano Sinistra, si associa il rapporto con la donna a quello delle bevande inebrianti.

Ratî, compagna del vîra, colei che è l’ebbrezza.

A livello iniziatici, il vero siddha può usare nel rito qualsiasi donna di qualunque casta, e nei testi tantrico-vishnuiti, prostitute e devadasi.

 

Qui la donna non ha valore come tale, ma in relazione alla forza elementare di cui dispone o può ricevere, un fluido combustibile per un processo di arsione. Nel tantrismo vishnuita è ratificata l’irregolarità, nell’unione di Krshna e Râdhâ, coppia che viola l’amore coniugale, nell’amore parakîyâ, che non è amore per la propria moglie ma una graduazione della nudità della donna quando viene usata.

 

Nelle pratiche viene detto che la giovane, prima di essere usata, va consacrata: iniziata istruita nell’arte delle posizioni magico-rituali, il suo corpo va reso vivente con la tecnica del nyâsa. Così la donna, è ratî, çakti, mudrâ (posizioni tenute a provocare stato fluidico), è lâta (pianta rampicante), posizione in cui la donna si avvinghia all’uomo seduto, ed è lei ad avere la parte attiva nell’amplesso. Nello iata-sadhana, una fase preliminare (dhyâna) ha per oggetto la visione delle âsana rituali della coppia divina: Siva unito a Çakti-Kâlî. La giovane va amata secondo il rito. Prima deve essere pûiyâ e poi bhogyâ, cioè prima adorata e poi posseduta e goduta. L’adorazione varia a seconda dei livelli: se magico-iniziatico, essa va animata e resa proiezione di un immagine per mezzo della fantasia, fino a evocazione o chiamata del devatâ nella persona, corpo e carne della giovane. Il procedimento è detto dropa, ossia imposizione di una natura diversa all’oggetto benchè forma e sembianze sensibili restino la stesse. È temporanea transmutazione della donna, abitata ora dalla donna assoluta.

È vidyâ (sapienza che risveglia e trasfigura), allusioni alla donna quale guru, iniziatrice della conoscenza trascendente, come nei Misteri della Donna,attestati nell’antico Occidente e in relazione alla prostituzione sacra esercitata nei santuari della Grande Dea. Qui l’uomo, unito alla donna partecipa al sacrum, e il tema dell’incesto ci ricorda che non esiste preminenza femminile.

 

Nel tantrismo siva è capace di azione solo se vivificato dalla Sakti. La yoginî, compagna del vîra, ha il potere di liberare l’essenza dell’Io.

Durgâ è la dispensatrice di buddhi e la donna contiene potenzialmente questo principio che essa lascia agire assiem all’ebrezza e all’estasi che procura. Così nei Tantra buddisti, prajnâ ha lo stesso significato di vidyâ, vengono presentati buddha che conseguono l’illuminazione grazie al congiungimento con una giovane donna, e nel mahâsukha-kâya, Buddha è abbracciato dalla Sakti Târâ: inseparabile da lei, grazie all’estasi di cui essa è fonte e alla potenza creatrice di cui è l’origine, solo in esso i buddha trovano possesso del buddhatva.

Vajrayâna e Mahâyâna, per la realizzazione, richiedono l’amplesso di prajnâ e upâya: conoscenza illuminante femminile e potere operante maschile). L’unione sessuale è vajrapadmasamskâra (samskâra= azione, operazione magica; vajra e padma, organi sessuali), generatrice dell’esaltazione e dell’estasi che rende vivente e illumina l’Io dell’uomo, potenziale portatore del diamante-folgore (matrice del vajra).  Questa madre è anche la donna con cui ci si congiunge, che si possiede in unione  incestuosa e assorbita.

 

Dal punto di vista interno, l’amplesso ha 2 fasi: la femmina lunare acquista il sopravvento sul maschio solare, lo assorbe e lo fa sparire in sé; poi è il maschio ad affermarsi, a montare sulla femmina e a ridurla alla propria natura (madre che genera il figlio e poi viceversa).

In termini tantrici significa che la Çakti passa nella forma di Civa, diviene cidrûpinî-çakti (fase ascendente). la ‘Donna assoluta’ portata da un desiderio elementare, presa dalla stessa forza scatenata che nell’amplesso cerca il vajra-sattva, il principio maschio la placa, ne risolve la fiamma in fredda pura luce.

 

La femminilità è da ridestare nella sua pura qualità saktica (forza primordiale) che debba agire come qualcosa di pericoloso (uso della donna come acqua corrosiva) e disgregatore, quest’è l’essenza della Via della Mano Sinistra: cercare situazioni dissolutive, tossiche, per trarne un esito di liberazione. Per queste valenze della donna e la natura degli stati suscitati dal congiungersi con lei, a chi segue la via ascetica in senso stretto il tenersi lontani da essa è precetto categorico.

Il Kulârnava-tantra dice: “Coi sensi dominati, distaccato, impassibile di fronte alle coppie degli opposti, saldo nel puro principio della sua forza, con tale disposizione, il vira pratica il pancatattva, fermo di mente e di volontà, i sensi soggiogati in tutti gli stadi della passione (rasa), suscitati dall’amplesso”.

La tendenza congenita del pacu a perdersi nel piacere fisico bramoso (voluttà), si neutralizza nella purità dei sensi.

 

Il vira deve essere refrattario all’ipnosi, per evitare una fascinazione deleteria nell’incontro con la donna saktizzata e la possibilità di una corrispondente caduta. Il corpo deve essere reso forte con yoga fisico, ad evitar cadute di resistenza. L’uomo dovrebbe dormire insieme alla giovane che intende usare, senza toccarla, occupando un giaciglio separato, per 4 mesi; poi dormire insieme a lei standole a sinistra, egualmente per quattro mesi, e per ancora quattro mesi stando alla sua destra, sempre senza contatti. Solo dopo ciò dovrebbe aver congiungimento magico con la donna nuda, in due fasi: un amplesso sottile senza contatto con la donna-dea fatta oggetto di adorazione, e l’unione sul piano corporeo conforme al rito.

 

L’addestramento alla padronanza di sé stando vicino alla donna ha precisa ragion d’essere.

Nell’hatha-yoga il congiungimento sessuale è un mezzo per provocare una rottura violenta di livello della coscienza e un’apertura sulla trascendenza quando l’amplesso segue un particolare regime: inibizione dell’eiaculazione da parte dell’uomo: bodhicittan notsrjet. L’orgasmo è staccato dalle sue condizionalità fisiologiche e l’apice di esso, che nell’uomo coincide con la crisi eiaculativa, si trasforma in folgorazion che spezza il limite della coscienza finita e conduce alla realizzazione dell’Uno.

 

Hathayogapradipika include procedimenti ausiliari come la sospensione del soffio, (khecarî-mudrâ) così  l’emissione del seme non avviene anche se abbracciati da una giovane ardente. Anche se il fluido è disceso nell’organo sessuale, lo yogî può farlo riascendere e riportarlo al luogo suo mediante la yoni-mudrâ. Il bindu[29] che sta per versarsi nella donna, mediante uno sforzo estremo deve essere costretto a riascendere. Come il bindu versato conduce alla morte, così il bindu trattenuto conduce alla vita». Un aiuto è dato da una donna addestrata con lo stringere la propria yoni al lingam, quasi a strozzarlo, al preannunciarsi della crisi eiaculativa. Non è facile, anche nel caso di muscoli sviluppati della yoni (constrictor cunni).

L’inibizione della emissione del seme realizza la bindhu-siddhi, la padronanza dell’energia che vi è contenuta, l’ambrosia che scende dal centro della fronte e viene divorata e arsa come seme. Non si tratta del procedimento meccanico di trattenere una sostanza organica e di dirigerne il movimento negli organi fisici, ma di un’azione interiore avente per oggetto la forza che si traduce (precipita e degrada) in seme; azione il cui scopo è sospendere tale precipitazione e portare ad agire la forza già in moto, su un piano transfisiologico. D’aiuto il mudrâ della sospensione del soffio nell’apice dell’amplesso quando tutte le condizioni materiali e emozionali per la precipitazione del bindu già in moto sono presenti.

L’amarolî-mudrâ, è il gesto equivalente per la donna: sospensione e ritenzione di qualcosa di non materiale. Un desiderio per la donna estremamente intenso, ha per effetto la non eiaculazio. Avviene uno spostamento della coscienza sul piano sottile, una transe che provoca un distacco delle energie dal piano fisiologico e può impedire l’eiaculazione.[30]

 

Arrestata la caduta del seme-bindu, viene poi stabilizzato, trasfigurato, in modo transe-attivo (stato immobile in cui trapassa quello agitato, od orgastico). Stato che dura a lungo: come un fuoco non-generato è sempre presente che si manifesta nell’una o nell’altra combustione, così una voluttà non generata, nell’amplesso della coppia divina si manifesta ridotta e momentanea negli umani”.

 

L’amplesso magico, attira e fissa tale piacere nella forma trascendente, priva di inizio e fine.

In luogo del cadere, uomo e donna, in stato samarasa (identità di godimento, fusione) del principio maschile nella çakti della donna usata a livello yoghico, si mira a vivere ciò che è primordiale, non condizionato: sahaja, nome che Kânha (tarda scuola madhyâmika) diede a una scuola: Immobilizzare il re dello spirito mediante l’identità di godimento nello stato del non-generato nel superamento del tempo e della morte. L’unione sessuale trapassa nell’unione di padma (conoscenza illuminante, organo e fluido femminili) e vajra (spirito attivo e organo maschile) avente per risultato la vacuità. In pratiche simili, si passa attraverso la morte per giungere alla vita, si conosce la morte nell’amore, su un piano operativo oggettivo. In fondo si tratta di far agire in pieno la trascendenza che si cela in ogni forma di amore sessuale intenso.

Nel momento in cui, unito ad una donna, il pacu, subisce il piacere, vive l’affioramento di quella trascendenza come spasimo che lede, violenta e dissolve l’essere interiore (voluttà),

(Venere a Roma, è detta Ara voluptas)

l’iniziato provoca un corto circuito folgorativo: L’arresto del seme e del soffio uccide il manas, subentra lo stato di transe attiva col flusso che risale la corrente di là dalla condizionalità umana; risali-corrente designa la pratica.

 

Dice Shahidullah a Kânha: Il supremo, grande godimento è il passaggio dal pensiero al non-pensiero allo stato non-generato, quan soffio e pensiero sono soppressi nel samarasa. Questa gioia dell’annientamento dell’Io la si può raggiungere nell’unione sessuale, nello stato di identità del godimento o ananda quando cakra e rajas vengono immobilizzati.

 

Il rituale col sesso provoca, come nell’hatha-yoga, l’arresto delle due correnti idâ e pingalâ e ascesa della forza lungo la direzion mediana.

La pratica va eseguita soltanto nel cuore della notte con mantra e immagini. Il mantra dato dai testi induisti è quello di Kâlî: KRIM

L’imagine-base nella pratica è quella della dea che si manifesta nella ratî (donna ebrezza).

Le imago rimandano a figure culturali, così il loro potere suggestivo e suscitativo è legato a tutta la tradizione locale, indo-tibetana.

 

L’immagine di Kâlî nuda, contornata in fiamme, con la chioma sciolta, la collana delle teste recise, che danza selvaggiamente sul corpo immobile di Civa, evoca qualcosa di ardente e di scatenato. La donna deve essere realizzata come fuoco (yoshâam agnim dhyâyîta). Una volta consumato il combustibile, passa allo stato sottile, sciolto dalla forma manifestata; allora la Çakti che abbraccia Siva si fa una sola cosa con lui (punto di rottura) nel senza tempo del climax sessuale, dalla eiaculazione del seme entro la donna.

 

Viparîtamaithuna nell’iconografia è l’amplesso della coppia divina: la donna è avvinghiata all’uomo seduto, e compie i movimenti.

L’esperienza vissuta dalla donna, a livello di orgasmo collettivo, promiscuo o ritualizzato,

è di egual partecipazione.

Il rajas della donna è una forza da arrestare nel punto in cui si perderebbe in orgasmo, esso alimenta lo stato di samarasa, il quale, risulterebbe sincopato qualora la donna si tirasse indietro, non meno che nel caso in cui essa venisse stroncata da orgasmo sessuale.

L’iniziativa della donna non deve pregiudicare il suo potenziale di combustione. Il vira, attestato il seme, assorbe il rajas della donna di cui ha provocato l’emissione e se ne nutre.

 

Ad avere la parte principale sono Yidam, immagini realizzate. L’uomo deve immaginar di essere morto all’esistenza presente e che, come seme fecondatore, penetri nella matrice sovrannaturale o garbhadhâtu. In via preliminare, in contemplazione, avrà rievocato il processo che conduce ad una nascita umana. Ciò, in séguito, orienterà le forze interiori in gioco. Il processo di ogni concepimento è questo: antarâbhava, quando un uomo si accoppia con una donna, desidera la donna, si identifica con colui che sarà il padre e nella crisi orgastica entra il lei convogliandosi nel seme.

Questa pratica del tantrismo buddhista pone l’idea di una rigenerazione de realizzare con le forze che intervengono nella congiuntura che dà luogo al concepimento e ad una nascita fisica umana. Il praticante cerca di riprender contatto con tali forze e, dopo averle legate ad immagini trasformatrici, ripete l’atto procreativo per una generazione che sarà trascendente e spirituale; è un distruggere la propria nascita ripetendo il «dramma» che l’ha determinata in un atto in cui all’antarâbhava samsârico si sostituisce un principio Buddha o Siva, e in cui nella donna terrestre che si possiede si evoca e si fa vivere Târâ.

Il principio è quello di suscitare ed assumere le forze del «desiderio» al fine di usarle per distruggerne la natura originaria.

Così alla pratica che usa ed esaspera la forza elementare della brama sessuale, viene associato il mito di Siva quale asceta delle altezze montane che fulmina col suo occhio frontale Kâma, dio dell’amore bramoso.

Il praticante che suscita la forza del desiderio e nell’amplesso fa japa (risveglio di mantra) con una giovane çakti nuda, diviene in terra il distruttore del dio dell’amore, Siva stesso che annienta Smâra, il dio della brama, col fuoco del suo occhio frontale quando questo dio, cercando di suscitare in lui il desiderio, tentò di farlo venir meno al suo yoga. Tali pratiche hanno potere catartico che liberano il kaula da ogni colpa, una via per realizzare juvanmukti, la liberazione già da vivi.

Idem nel tantrismo buddista, si giunge a concepire Buddha che vince Mâra (Smâra),

il dio della terra e del desiderio, conquista la conoscenza trascendente e forze magiche.

 

A differenza dei vîra dell’esperienza orgiastica promiscua dei circoli, a livello yoga è possibile, che l’operazione di magia sessuale dischiuda la coscienza in un apertura quasi traumatica sull’incondizionato; una volta giunti a tanto, usando donne, si può andar oltre, abbandonando la pratica o ripetendola solo in determinate circostanze. Così il Vajrayâna presenta figure di siddha che, praticato il rito sessuale e averne colto il frutto, si allontanano dalla donna, prescrivono continenza sessuale e annunciano una dottrina austera.

Un siddha giunto al termine della via, può eventualmente usare ogni donna che vuole, dato che è libero di far tutto, non conosce interdizioni, nel piano della libertà interiore.

Il Kaula, maestro nel pancatattva, assoggetta ogni potere innalzandosi su ogni sovrano e apparendo, in terra, come un veggente.

 


[19]Te sconocchio” significa: ti rompo le ossa. Presso i Maya, nel solstizio d’inverno, le nonne davano lezione di filatura alle giovani, per sollecitarle a divenir buone partner sessuali.

[20] Nella macerazione, sale aria fetida che rende fiumi e laghi scenari per saghe e leggende.Il fusto separato (cannuccio), è usato come fiammifero per nutrire il camino, prelevando la fiamma dal  fuoco del vicino. La separazione delle varie fibre (acciaccatura e cardatura), a mezzo di pettini a denti diversi, dà 3 tipi; dai cardi più grandi, si ricava la stoppa funi corde.

 

[21] Cannabis sativa (urticales), inglese: Hemp. Pianta annuale, con fusto alto fino 4 m, di solito dioica, i fiori maschili formano infiorescenze ascellari (pannocchie), il frutto ovoidale, con solo seme, è detto canapuccia. Originaria delle regioni nord e sud dell’Himalaya, si adatta a svariati habitat, introdotta in Europa dal II millennio a.C. in Cina è coltivata dal più lungo tempo, segue India, Balcani e Russia. Coltura da rinnovo, non teme infestanti poiché competitiva. Raccolta a mano per la raccolta di fibra per tessuti, cordami, carte, filtri e isolanti termo acustici. La varietà indica, color verde intenso, bassa statura, aspetto foglioso, steli vinosi e semi piccolissimi scuri, è originaria del Kafiristan sud Hindukush; fornisce fibra mediocre ma, speci in Cina, è coltivata per l’estrazione di medicine: dalle estremità fiorite si estrae l’hascisc, mentre le foglie secche formano il bhang.

 

[22] La storia del misticismo edonistico, d'Oriente e Occidente, non potrà mai essere scritta in toto, perché i devoti del Tantra e dei culti europei consimili, hanno mantenuto la segretezza sulla loro attività e perché secoli di persecuzione intermittente, hanno distrutto documenti e prove. In India, tale persecuzione raggiunse l'apice nel XIII secolo, quando fanatici capi musulmani, scossi da ciò che consideravano vizio e corruzione associati al Tantra, uccisero i devoti del culto e bruciaron intere biblioteche. Risultato di questa e successive persecuzioni, è che non ci sono pervenuti i primi libri tantrici induisti e buddhisti. Le origini del Tantra van fatte risalire a tre filoni: una reazione culturale dravidiana contro le credenze dei dominatori ariani dell'antica India, espresse nei Veda; influenze di tecniche sciamaniche comportanti l'uso di droghe come mezzi di apertura della coscienza; infine, a un ricordo delle stesse tecniche sciamaniche ariane, accennate nei Veda e riferite al Soma quale cibo degli Dei e degli umani in comunione con loro.

[23] L’aiutante preferito di Crowley era la mescalina, che egli affermava di aver introdotto in Europa; la includeva fra gli ingredienti della "coppa d'amore" che somministrava ai partecipanti ai riti di Eleusi, da lui celebrati nella Londra edwardiana.

[24] Pancatattva (varianti buddiste, sivaite e vishnuite) è un rituale riservato ai soli vira, da non far conoscere ai pacu, per ciò che riguarda  le bevande inebrianti e la donna.

[25] l’Atharva Veda cita il bhang assieme al soma, come parte delle cinque piante usate a quei tempi per la liberazione dalla sofferenza.

[26] A differenza di quanto negato dai moderni swami e maestri di yoga, l'uso di droghe nello yoga è molto antico e si sviluppò appieno nelle pratiche yogico tantriche. Nel Bengala, dove raggiunsero il culmine, la Cannabis stessa veniva chiamata siddhi. Lo yoga del sesso fiorì nel tardo periodo vedico parallelamente allo yoga  inebriante.

 

[27] l’India è prevalentemente vegetariana e l’uso delle bevande inebrianti è limitato. Il vîra fruisce delle cinque sostanze per assorbire e trasformare le forze dei cinque soffi. Ogni funzione organica ha controparte in una forma di questa forza. Quando l’organismo ingerisce una data sostanza, l’una o l’altra corrente del soffio viene dinamizzata favorendo l’affiorare o lampeggiare di forme sottili di coscienza nella massa della subcoscienza organica.

Simili esperienze sono agevolate se si usano stati in cui, potenzialità nel corpo sono portate ad un certo grado di instabilità per mezzo di adeguata eccitazione.

L’etere corrisponde alla partecipazione della donna e al soffio del prâna aspirante, assorbente, corrente sottile solare che dalle narici scende fino al cuore; l’aria alle bevande inebrianti e al soffio apâna, corrente che dal cuore scende in basso, con azione opposta all’unificazione, un peto che discioglie; il fuoco è alla carne e al soffio samâna, corrente delle assimilazioni organiche che agisce alterando e fondendo; l’acqua è al pesce e al soffio udâna, fluido delle emissioni; la terra è al cibo farinaceo e al soffio vyana, corrente fissativa, incorporativa, sensazione di peso del corpo.

Secondo coloro che praticano, nel rapporto con la donna la percezione sarebbe come di qualcosa che si spezza e si stacca; per le bevande inebrianti, senso di dilatarsi e volatilizzarsi, disgregarsi; per il nutrimento, senso di essere feriti. La veduta della Via della Mano Sinistra è: trasformare il negativo in positivo. Se si possiede una forza pura e distaccata, proprio gli stati dissolutivi possono sciogliere e favorire un trascendimento..

 

[28] Sono attestati casi di cakra del genere convocati a fini puramente operativi: ad esempio, per propiziare l’esito positivo di spedizioni progettate da un sovrano.

[29] bindu (punto), nella metafisica tantrica, può significare sperma; vajra il linga, rajas il fluido femminile, mudrâ la donna, padma la yoni. Un significato non esclude l’altro, si riferisce a piani diversi fisico e astrale.

 

[30] l’incapacità di raggiungere la crisi eiaculatoria è attestata nell’uso di droghe, poiché provoca una trance astrale.

[31]dal greco theos (divino) e horao (vedere), la contemplazione (theòria o gnosis) è lo sforzo continuo di vedere la divina essenziale realtà in tutto ciò che esiste.

 

[32] gli anacoreti egiziani hanno inventato le giaculatorie, orazioni di bontà, brevi e semplici che ripetute spesso, creano stabile disposizione, sincronizzando coi battiti del cuore.

 

Radenìe dei Clisty, esicasti e pellegrini

(a Lino, Tekur Prasad, pentecostali, esicasti russi di Kazan,

yogi dell’himalaya, eremiti di foreste e deserti, sufi e Falun)

 

L’oppresso contadin russo, trovò il mezzo

Di evader la realtà, dimenticando se stesso

Pure donne ignoranti, socialmente indigenti

Alla vigna del cielo Dio invitò effervescenti

 

A scuola dei Chlysty, si realizza un convivio

Coltivar l’entusiasmo, estas trans-collettivo

Invocando e cantando, nome Dio intonando

Si dà inizio al Radenije, dello Spirito Santo

 

È una danza rituale, in diverse varianti

Lunghi camici bianchi veston tutti festanti

I danzatori d’intorno, giranò su se stessi

Nel senso del sole, attorno ai propri assi

 

Entro sacro girotondo, uno o più profeti

Animan i danzatori, con voce e con fiati

Ritmo è dato dai canti, e dai battimani

Amplifica il moto, provocando le xstàsi

 

I danzator per ritmare, lor movimento

Cantàn Spirito o Dio, a far ritornello

Questo è interrotto, ogni tanto evoè!

Un urlo baccante, che ricorda Noè

 

I movimen regolari, ordinati dapprima

Dopo qualche ora, accelerano in rima

Fino al momento, che il moto si spezza

Col corpo tremante ,danzator inframezza

 

I frenetici salti, ora son fuor di controllo

Esultanza in delirio, che assal l’assemblea

Lo Spirito è sceso! abbandonatevi ad esso

Uomini e donne, dan vita a un consesso

 

S’abbracciano picchian, e piangon in sfogo

Discorsan taluni, lingue estrane nel luogo

Contemplano gli altri, visioni abbaglianti

Mentre qualcuno, imita esseri urlanti

 

Lo Spirito Santo, è un falco lucente

È un rapido lampo, dal cielo fulgente

Piomba su preda, la rapisce qual vento

Esser selvaggio, capriccioso e violento

 

Or si adorano tutti, Dei gli uni per gli altri

Rispecchian negli occhi, tanti soli raggianti

Tutti si senton, trasformati in profondo

Insensibili al freddo, e alla fatica di fondo

 

Poi giunge la grazia, più divina e suprema

Lo Spirito Santo, scende giù in assemblea

Gettato a terra è, da uno stato convulsivo

Parla a bocca di un profeta, là in vaticino

 

Lunghe ore argomenta, su destin che sarà

Sul presente e futuro, d’inter comunità

Oracola oscuro, su clim raccolti agresti

Sua parlata ritmata, è rimata in versi

 

Parla agli individui, in oracol’azione

Rivela peccati, e segreti a profusione

Ogni profezia, nutre anima auditori

Li ricolma in gioia, amicizia e colori

 

Infine esausti, dopo tanta agitazione

Si calmano coi canti, di rigenerazione

Questi raccontano, della birra deliziosa

Che è Spirito Santo, e ubriaca ogni cosa

 

Consuman un pasto, fraterno in unità

Prima di disperdersi, dalla comunità

Danilo Filippov, quella scuola fondò

Era sufi ortodosso, forse si forse no

 

È l’eterno Dioniso, a raggiunger con tatto

Il suo popolo umano, ovunque sia infranto

Nessun clero dominante, reprimer può totale

Nessun profeta sigillo, chiuderà suo boccale

 

Fine e mezzo d’extasi, risveglio spirituale

D’un popol oppresso da povertà medievale

Cultur privilegio, acceca molti in tormento

Mai spegnerà, cuor d’amori in fermento

 

- bkati di eremiti e pellegrini

Esistono 2 sfere, distinte di creazione

Riflesse l’un nell’altra, psiche e la realtà

Se fai resuscitare, tua divinità perduta

Uomo in te riunisce, ripar ogni cesura

 

Uman personalità, è l’angelo lunare

Rifless’ombra di ego, o angelo solare

L’anima discende, giù nel subconscio

Vive peripezie, che mito rende conscio

 

Dura l’incanto, finchè novizio sveglia

Vede oppure sente, corpo suo causale

Avverte come fitte, liquid’oppur sputi

Cala qi energia, in svenimen rifiuti

 

Frecce dell’odio, son anatemi o virote

Disancoran la veste, o qualità dell’uomo

Rallentano corsa, di chakra vorti in corpo

E l’umano perde, accesso ai piani cosmo

 

Quan corpo causale, pieno di crepe è

Allor raggiunge punto, di saturazione

Qui process’inizia, Tao di mutamento

Che tosto ci riporta, al Cielo redento

 

Esso pur chiamato, lavanda dei piedi

Resurrezione viva, dell’anima in festa

Dentro la veste, ora si lava l’afflizione

e le coincidenze, son quotidian azione

 

Rivede suoi errori, s’emenda si purga

Finchè fratellanza, d’amor ricompare

Speculari ora vede, corpi e paesaggi

Ruote di sāmsāra, vede nei suoi viaggi

 

e un giorno 2 mondi, in uno fonderanno

Dio camminerà, di nuovo tra gli umani

Guardiano della soglia, serve d’affrontàr

Per tornar completi, e illusione dissipar

 

Dice Apocalisse, che un Angelo verrà

In mano tiene chiave, d’abisso original

Nell’altra tien catene, per legar malvagi

La porta kali yuga, chiude nei paraggi

 

Chiave è conoscenza, d’iniquità misteri

Usata poi verrà, dal Bianco Cavaliere

Ogn’uman possiede, eterica sua veste

Che indistrittubil è, e solo la si sveste

 

Fatta di mentale, chakra sostanziale

Ha bivalve porte, per ogni suo portale

Manda e ti riceve, altri piani di coscienza

Ego là in canoa, ora vede inconsistenza

 

Quando la veste, viene pur sconnessa

Nel corpo uman si crea, vera debolezza

I chakra inizieranno, a non funzionare

Ego cieco in corpo, sordo va regnare

 

Gli angel preposti, guidati dai Maestri

lavoran su sua veste, lavandola stirando

finchè anìma possa, riunirsi nuovamente

alla sua vera casa, sorgen divinamente

 

Quando l’uomo ha, esperito il necessario

Sazia il desiderio, spenge ed è smarrito

Inizia via ricerca, pur con controvoglia

Ciò è meditazione, a liberar la soglia

 

Se i mantra non capisci, devi saper

Che i diavoli capiscon, vann a tremar

Vegliate ad accudire, vostro bambino

Si che cresca forte, e vi faccia divino

 

Pellegrino girovago, di paese in paese

Attraverso campagna, e steppa siberian

Tengo pane secco, su spalle in una sacca

Nel camiciotto il libro, di filocalia e basta

 

Prego senza posa, in spirito dovunque

In ognì occasione, cammino ascolto pur

Attraverso le avventure, continuo lodare

Gioia senza fine, mio cuor va traboccare

 

Preghiera perpetua, è sforzo incessante

Dello spirito umano, per giunger divino

Chiedi al tuo sé, di insegnarti la cosa

Da te capirai, che perpetua riposa

 

Leggo e rifletto, penso come posso

Notti senza sonno, incontro un eremita

Sento la chiamata, del sé nel cuore desto

Pure quando dormo, or sento l’universo

 

Né saggezza né, desidèr di conoscenza

Guidano alla luce, sol mistica esperienza

Cioè preghier perpetua, in spiri povertà

Attiva l’esperienza, di cuor semplicità

 

Purezza di preghiera, madre d’ogni bene

Se la madre acquisti, avrai la discendenza

Preghiera di Gesù, è interiore e costante

Invocar continuo, suo nome consolante

 

Invoco con le labbra, cuore e intelligenza

Ogni spazio-tempo, son certo sua presenza

Pur durante il sonno, o lavori campo ufficio

Signore Gesù Krishna, fammi un sacrificio

 

Avrai consolazione, se abitui ad invocàr

Orare oppur cantare, il bisogno crescerà

Dopo un pò di tempo, non vivi senza essa

Scorr in te da sola, perpetua come messa

 

Impara tal preghiera, nel libro Filocalia

Essen-ziale guida, di vita contemplata

Conduce la salvezza, sen pena sen dolor

Permette di filtrare, dai libri sacro amor

 

Rimani pur assiso, in silenzio e solitudi

Respira dolcemente, chiudi capo e occhi

Guarda con l’imago, nell’intimo tuo cuore

Raccogli tuo pensièr, dalla testa al cuore

 

Scandisci respirando, Siva Gesù Krishna

Abbi pietà di me, pian piano con la mente

Trascura ogni pensiero, ripeti sii paziente

Sta nella capanna, nell’orto dolcemente

 

Per una settimana, mi esercito solista

Preghiera d’interiore, nell’orticell a vista

In principio tutto pare, liscio come l’olio

Pòi vien pesantezza, sonno che mi vuole

 

S’abbattono i pensieri, qual nubi su di me

È lotta che conduce, il mondo oscur su tè

Lui teme soprattutto, preghiera di tuo cuor

Agisce per spronarti, a trascendere l’umor

 

Se nel mondo cuore, non entri pur a sforzi

Usa la ragione, a levar via ogni pensiero

Cerca di cambiare, con tale invocazione

Ògni altro pensiero, in sede d’interiore

 

Invoco il Signor Siva, poi facile divenne

Torno alla capanna, due giorni di rodaggio

Quando non pregavo, sentivo che saliva

Bisogno di riprender, la preghiera viva

 

Va facile e leggera, senza costrizione

Seimil preghier a giorno, seguo l’istruzione

Là nella capanna, io le recito ogni giorno

Senza preoccupar, di distrazioni intorno

 

Ben mi abituai, se fermo sento un vuoto

Pur per un istante, riprendo e son felice

Se qualcuno incontro, non vogliò parlar

Desidero soltanto, in silenzio recitar

 

Dopo abituato, bisogna conservare

L’impegno a recitare, si dà rafforzare

Dodemila al giorno, sempre in solitudi

M’alzo poco prima, e tutti l’ho compiuti

 

Primo giorno riesco, recitàr a malapena

Le dodemil preghiere, fatico fino a notte

L’indomani invece, la bocca anestetizza

Tutto facile diventa, dolor si stabilizza

 

Pollice che sgrana, rosario di rudraksa

Mentre tutto il braccio, fin gomito riscalda

È delizio sensazione, che m’incita a seguir

La gioia in cinque giorni, sale a non finir

 

Oràr senza fatica, ora faccio in modo fino

È un effetto naturale, prodotto da esercizio

applicazion costante, ruota attorno al perno

dopo prima spinta, continua e gira eterno

 

Ungi il meccanismo, dando nuove spinte

Se vuoi che movimento, duri senza fine

Dio è amico d’umani, tal facoltà ti dota

Sensazion produce, a te in samsara rota

 

È grado perfezione, di gioia e rapimento

Signor vuol rivelarti, prega sen commento

Labbra van da sole, spontane invocazioni

Purifican tua mente, da vane var passioni

 

Semplicità di cuore, trabocca allor d’amore

Permetto te da ora, recitare quanto vuoi

Cerca consacrare, preghiera tutto tempo

Or non contarle più, invoca sii contento

 

Spera nell’aiuto, della sua provvidenza

Non t’abbandonerà, cammin tuo guiderà

Passai tutta l’estate, a recitare senza posa

Sereno e con letizia, sognavo pur la cosa

 

Durante la giornata, incontravo le persone

Parevan così care, qual fosser di famiglia

Placate distrazion, vivevo con preghiera

Mio spirito ascoltava, or l’orazion intera

 

Ora sento un altro mondo, sen difficoltà

Cuore va in calore, non stanco a recitar

Mia piccola capanna, par essere palazzo

Orar divino nome, sbarazza ogn’mbarazzo

 

Il mio diletto saggio, morì a fin dell’estate

Chiesi suo rosario, e ringrazio lezion date

Finì l’estate ed io, raccolsi i frutti d’orto

Ripresi vita errante, in invocazio assorto

 

Mi trattan con bontà, coloro che incontravo

Io sono un pellegrino, che hora senza posa

Preghiera che m’è cara, più di ogni cosa

Percorro molte miglia, fatica non mi sposa

 

Mi sento recitare, perfin con molto freddo

Se il gelo mi colpisce, aumento concetrazio

Mi sento allora caldo, amato e confortato

Se fame fa insistente, invoco più d’afflato

 

Di aver avuto fame, poi non ricordo più

dolore schiena o gambe, pur non sento più

Quan qualcun m’insulta, pen collera va via

Dimentico qual bimbo, carezzato sulla via

 

Mio spirito divenne, semplice essenziale

Non m’occupa più nulla, nulla mi trattiene

Sento un sol bisogno, di recitar sen posa

Divengo un ubriaco, allegro della sposa

 

Pellegrino contadino, cerca una risposta

Alla question’antica, al prègar senza posa

E un anziano staretz, guru padre o amico

Consiglia d’iniziare, l'invocazion continuo

 

Pian piano il pellegrino, aumenta ripetizio

Tremil fino 6000, fin dodemila al giorno

Poi non conta più, le labbra van da sole

Senza sforzo ormai, pur nel sonno ore

 

Dopo vario tempo, da labbra trasferisce

A lingua ridiscende, al cuore e nel respiro

Il pellegrin s’accorge, che la sua orazione

Ai battiti del cuore, uniforma sensazione

 

Unita la preghiera, al battito del cuore

Non smette pregar, fìnche cuore muove

Ora l’orazion diventa, una funzion vitale

Mistica poesia, del cuor punto centrale

 

Abitudine acquisita, effetto di natura

L’orazion del cuore, è spontanea duratura

È vision della realtà, a mezzo di theòria[31]

Bimbo che contempla, l’innocenza viva

 

La vision dei sensi, vede oggetti esterni

Forme con colori, profumi e sensazioni

Visione della mente, va più in profondità

Negli uomini i talenti, scopre in verità

 

Nei sacri testi scopre, gli storici contesti

Fa scienze naturali, o modelli ricorrenti

Theòria è terza visione, orazio spirituale

Puro cuor che vede, la devozion che sale

 

Beati i pur di cuore, perché vedranno Dio

Ogni cosa ch’è creata, danza in lui con lui

Contemplazion ricerca, il senso più divino

Nel mond intero che, il verbo ha reso vivo

 

Ammiri suo discorso, in tutto ciò che vola

Sviluppi e sei capace, a sentir la sua parola

ogni cosa tien messaggio, delle divine sfere

naturale contemplazio, t’esercita al vedere

 

Caterin dà Siena, assiem al Pan Francesco

traduce nel divino ogni cosa ch’ess incontra

nel fior vede bellezza, dell'anima che s’apre

a pensièr toglie giudizi, per punizio evitare

 

Se soffri l’ingiustizia, esamin spazio-tempo

Hai fatto torto ad altri, ò a te al contempo

La storia la dirige, la mano eterna Maia

Tutto fa l’ascesa, con verbo d’ali paia

 

Mistica ascensione, è la salita al monte

S’inizia da pianura, con tuoni e con saette

Avverti la potenza, ch’è inizio di saggezza

Timore del divino, lungò la via trascesa

 

Sali progressivo, ogni giorno impar di più

Nuova noziòn di Pan, acquisti sempre più

Leggendo le scritture, orando e meditando

arrivi cima al monte scopri l’altro incanto

 

Scoperta del mistero, divino non s’esprime

Per mezzo conoscenza, scritta di fra i libri

Rinunci all’accademia, desidera più ardente

Ricerchi ora nel buio, e in estasi corrente

 

Prendi ali d'amore, fai rapimèn del cuore

Verso quell’amato, Krishna Nzambi o Allah

L’uomo divien grande, misura del suo amor

Scopre immensità, di oggetto amor tenor

 

Francesco non orava, divenne l’orazione

Il cuore suo pregava, ininterrottamente

In pace sen fatica, fa orazio giaculazio[32]

Vive nel divino, fuor di tempo-spazio

 

Signor di cielo e terra, io Ti benedico

Tieni tali cose, nascoste ai più sapienti

Ai piccoli tuoi amanti, le doni in carità

Riveli il gran mistero, dentro umanità

 

Pupilla dell'occhio, è specchio del cuore 

Porta tra due mondi, esterno ed interiore

Asces accade a mezzo, dell’interiore suono

Il cuor fa elevazione, di facoltà dell’uomo

 

Costante disposizio, della persòn vivente

Dio servito amato, col corpo con la mente

Sentito con il cuore, di fronte ad ogni cosa

Agli altri e noi stessi, amato come sposa

 

Se col cuore agisci, segui tu un cammino

Il cuore te lo detta, in ispirazion divino

Quand’è purficato, il cielo blu fa entrar

Lascia fuor tormento, che cerca di turbar

 

Non dare consenso, a ciò che fa tormento

Disturbanti idee, non entran sen permesso

A tali idee non dare, lo spazio a conversar

Pensieri suggeriti, che chiedono adottar

 

In ogni tempo luogo, a lor esposti siam

Un angelo alla porta, del cuor posizionam

Che vigila con spada, di fuoco per librar

L'anima tua bella, che vita vuol cantar

 

La spada sono hinari, suoni nella testa

Serbati alla memoria, per danzar a festa

Scacciano i pensieri, grazie ad invocazio

Demoni e paure, fuggon dal suo spazio

 

Cuore non turbato, sente voci dentro

Ispirazion divine, di mistica esperienza

Preghier divien ascolto, Pan che fuoriesce

Esichia che professa, Fuge Tace e Quiesce

[33]

Vocazio di esicasti, è Fuggi Taci, et Hora

Resta nel tuo hermo, ti insegnerà ogni cosa

È ideale anacoreta, sentir divin presenza

In luogo ritirato, estern interna essenza

[34]

Dice Antonio il grande, resta nella celia

Non attardarti fuori, tu cuore custodisci

Pellegrin tu sia, estraneo in ogni luogo

Vivi xenitèia, ch’è estraneità di fuoco

 

Primo combattimento, è nella xenitèia

Esilio volontario, dalla mondana sfera

Emigra pur da solo, nudo come atleta

Spogliati di patria, razza e parentela

 

Và da un luogo al’altro, imita il deserto

Monaco sanniasi, straniero in ogni terra

Impiega pure tempo, a far capann o cella

Inizia ad abitarci, se turba cambia terra

 

Spera ardentemente, il ritorno del Divino

gloriosa la presenza, che sente intorno a sè

respiro sta nel vento, l’ombra n’è suo corpo

la polvere mantella, ricopre senza intoppo

 

Egli abbandona tutto, ciò che lo distoglie

da santa comunione, con la divina moglie

è l’eremo del cuore, che dona l’orazione

silente in mille volti, e ogni situazione

 

Ogni cosa tiene, silenzio e posto giusto

Tacere le parole, o superbia d'egoismo

Fatti pellegrino, stranier senza giudizio

Non sparlar agli altri, controlla l’orifizio

 

Silenzio della fede, si fida al Tutto Altro

Si pon nelle sue mani, pieno e soddisfatto

La vera estraneità, è testimonianza pura

Silenzio del deserto, ognì realtà confuta

 

Molto coraggio chiede, un simile silenzio

E prima volta fuggi, la terza sii una spada

La terra allor riceve, seme tuo essenziale

I frutti del silenzio, son quiete esistenziale

 

Pratica in concreto, l’essenza del silenzio

Centro del mistero, che supera bisenzio

Rimedio a maldicenza, e fonte d’umiltà

Scuola di tolleranza, e natur di carità

 

Preghiera prolungata, in estasi ti salda

Nomina una cosa, a donarle l'esistenza

Emetti suono nome, influisci sua natura

tetragram Yaweh, è un invocazio pura

 

L'angel messaggero, rivela nom Gesù

L’io sono di Giuseppe, è nome salvator

Annuncia regno suo, efficaci invocazion

Chiedete al nome mio, amore redenzion

 

Quan vi conoscerete, sarete conosciuti

Saprete che voi siete, figli uman compiuti

Non disprezzare nulla, o condannar alcuno

Divin ti farà dono, d’amor continuo puro

 

Cantan le Salmodie, i monaci al deserto

Ogni giorno un canto, un grido parusìa

Guidami o Gesù, Krishna Siva o Sakti

Calma poco a poco, più pensier assalti

 

Quiete soave pace, è infusa da dolcezza

Dell'orazion frequente, che penetra Bontà

allarga il loro petto, a ricevere immissioni

potenti vibrazioni, di crismi ed effusioni

 

L'uomo che prega, può diriger la storia

Gli amari semi letti, producon dolci frutti

Chi legge affatica, ma in seguito è felice

Girolamo maestro, questo a noi ci dice

 

Tertulliano dice, che compito preghiera

È richiamar defunti, dal cammin di morte

Guidare i pellegrini, calmare le tempeste

Ammorbidir i ricchi, curar malati e bestie

 

L'orazion mentale, è rapporto d’amicizia

Frequen trattenimento, con colui che v’ama

Capite sue risposte, alle domande vostre

Parla a mezzo sogni, piante eventi poste

 

Impara pregando, càmmin camminando

Non abbandonarla, accada quel che vuole

Tu non scoraggiare, a ostacoli che incontri

Tendi alla tua méta, pur se tu errabondi

 

Pensate di trovarvi innanzi Gesù Krishna

Cercate innamorarvi, e conversar con Lui

Tenendolo presente, ovunque voi andiate

Continuo conversar, il mondo alimentate

 

Quando siete in gioia, non lo dimenticate

Secondo vos bisogno, spontanei gli parlate

sappiam esser amati, in un rapporto a solo

Hinario e tamburello, son orazion consolo

 

Acqua mare e monti, ricordano Creatore

Ti servano da libri, e ti scuotano per lui

L'avrete dappertutto, aiuta ogni travaglio

Amico amante e pur, antenà compagno

 

bita el cuore, colui che crea ogni moto

Cerca contentarlo, sin con ogni mezzo

Stagli sempre accanto, Teresa dice fà

Egli Ti vedrà, e giammai Ti mancherà

 

Esprim ammirazione, amalo ai suoi piedi

Ripetigli che è bello, infinitamen perfetto

Amabil ed amato, da cuor tuo traboccante

Ripetigli che l’ami, accarezzalo costante

 

Abituati a fuggire, a togliere lo sguardo

Dà quanto distrae, i tuoi pensieri e sensi

Vai alla sorgente, con soffio d’intelletto

Accendi focolare, e infiammati diletto

 

Vanità di vita, m’avea bendati gli occhi

Se avessi inteso che, in me abitava un Re

Solo non lo lascio, lo curo in lui mi struggo

Oh Mago zigo zago, ti canto e ti do frutto

 

Ritirati in te stesso, pur nel tuo lavoro

Ricordati ogni tanto, dell'ospite che hai

Parla un pò con Lui, senza alzar la voce

Pure di sfuggita, presenza sua riluce

[35]

Dice Sà Isidoro, leggi e prega spesso

Orando gli parliamo, leggendo l’ascoltiamo

Leggi negli eventi, nei fatti e nei linguaggi

Impari a meditar, i più semplici passaggi

 

Frena effervescenza, dei pensieri al cuore

Vengon da ogni dove, angosciano sovente

Rumina un hinario, pur incessantemente

Libero ti senti, nel cuor serenamente

 

Ogni tua preghiera, mondo inter sostiene

Giovanni della scala, svela senz’impegno

Fa riconciliazio, misur del tuo progresso

Simile allo yoga, esicasmo è sublim sesso

[36]

L’orazio di Gesù, sintonizza col respiro

Recita qual mantra, a ritmo del sospiro

S’alterna da narici, va a cuore e viceversa

Durant inspirazione, entra Lui e conversa

 

L’albero è nel seme, mondo sta nel cuore

Racchiuso come sogno, è seme del vivente

S’elimin distrazione, nel far concentrazione

Prepari la tua mente, alla contemplazione

 

Centri d’attenzione, tracciati da esicasmo

Calcan tutti i chakra, o vortici di spasmo

Fissa la tua mente, su oggetto definito

Ben localizzato, tipo il tuo ombelico

[37]

Prim di decisione, l'uomo ha esitazione

Mancanza di chiarezza, assenza libertà

Quand’operi la scelta, consumi decisione

Riacquisti libertà, Arjuna ama il signore

 

Abitua la laringe, a ripeter l’orazione

La mente poco a poco, presterà l’ascolto

Cuor sarà commosso, e spontanea la farà

Sen sforzo da tua parte, accesso a te darà

 

Sen maestri o libri, cerca la tua essenza

Jal-din-Rumi dice, or purifica il tuo io

Sufi tien per libro, cuor di bianca neve

Dikr invocazione, Dio la sente e vede

 

Mistico vin sgorga, in solitar danzato

Se il nome di Allah, ricordi in invocazio

Chiaror di luna lui, vien come tua sposa

Impar bene il dikr, e separi da ogni cosa

 

Un nome divino, pur tetragramma mantra

Si leggi des sinistra, jod-he waw- he

Il divino col suo nome, sono sola cosa

Shekinah ricolma, còlui che lo invoca

[38]

Il tuo cuore lega, a ciò che tu abbisogni

Zakhar come dikr, maschio femm assieme

Questo ora rimembra, torna alla tua fonte

Ritrova quel ricordo, intèrior senza fronde

 

Vien tutto creato, da un atto di scrittura

Nei corpi pur s’incide, vibra e don struttura

Australia lo fa sogno, nei canti tramandato

Trascritto in mediterra, viene salmodiato

 

Ora siedi e canta, un orazion divina

Meglio se di notte, tieni tuo segreto

Ognì pensier astrai, da cosè del mondo

Il cuor diviene caldo, in estasi di fondo

 

Francesco la cantava, dentro cuore suo

Labbra come mani, occhi com orecchie

Pregava di segreto, dentro d’una grotta

Compagni di fervore, dietro lu si porta

 

Nessuno lo sapea, tesoro che lui avea

L’amor ch’entro lui, di notte accàdeva

Divino supplicava, d’insegnar la via

Pan dio naturale, allor luce gl’invia

 

In fossa nascosto, rimane uno mese

Mangia nel buio, eventual cibo offerto

A compier suoi scopi, a eterno s’affida

In pianto e digiuno, la mente diffida

 

Insistèn pensieri, assalti senza tregua

Svolge entro di lui, una tremenda lotta

Soffre ed è turbato, li brucia con il fuoco

Suo fervor intenso, nascondere può poco

 

Nel suo nascondiglio, inondato da gioia

Decise di uscire, ed esporsi alla noia

Sgraziat’appariva, a ingiurie o mirazio

Grazie a preghiera, tenea consolazio

 

Guarda e non vede, ascolta e non ode

In viaggio meditando, canta divin nome

Scorda di mangiare, un bimbo pur invita

Loda tutt’intorno, creature e loro vita

 

L’illusion del mondo, ora non l’attrae

Ogn’istan continua, suo divin cantare

Pur con Lui discorre, tenero d’amore

Bocca parla sola, senza alcun timore

 

Timori di peccati, producono l’angosce

Invoca or all’eterno, l’uscita di salvezza

Sente ora inondare, di gioia di dolcezza

Il perdòn gl’arriva, sull’ali della brezza

 

Esce or da sé, e il mondo sorpassa

Suo animo scrolla, illusioni di massa

Ottiene certezza, dell’amore infinito

Brucia sue colpe, in grazia è rapito

 

Lo porta la luce, al mondo del Buiti

Vede ogni cosa, con gli occhi or puliti

La mente contempla, l’eterno presente

Torna qual bimbo, rinato e innocente

 

Nascostamente, s’alzava e pregava

Presso compagni, nessun s’accorgeva

La ser rumoreggiava, quan coricava

L’andare a dormire, dis-simulava

 

Quando pregate, dite a Pan Padre

Noi Ti adoriamo, nei templi di madre

Ovunque nel mondo, lodando creature

Che sono tue belle, espression pure

 

Chiaccher di noia, tronca immediate

Rifugia di nuovo, in sua contemplazio

Si ciba d’ambrosia, surrogo scartava

Palato ora fine, l’amplesso gustava

 

Contatti improvvi, furtivi con Sposo

Spesso celava, di mezzo alla folla

I gemiti amore, e respiri affannosi

Tiene in segreto, per estasi a iosi

 

Luogo appartato, come tra frasche

Cerca immediato, per fare l’amore

Usa il mantello, o il volto si copre

Nel petto si chiude, nessuno più l’ode

 

Prega nei boschi, e negl’eremi colli

Di gemiti riempie, e lacrime a terra

Fa dialogo forte, col dolce suo sposo

Amabili scherzi, fan senza riposo

 

Dirige la mente e l'affetto che tiene

All'unica cosa, chè pregando chiede

In preghiera vivente, è trasformato

Gusta la manna, pur se impegnato

 

A volte lo coglie, devozion’eccesso

Rapito a se stesso, ignora ogni cosa

Come se in trance, inizia a danzare

Mentre gli astanti, inizian cantare

 

Si reca in cappelle, più abbandonate

La notte a pregare, demon battagliare

Vaticina e profeta, in varie e più grazie

Riceve i segreti, e le gioe più pazze

 

Il cuor dei devoti, giullar stimolava

Orando e cantando, lode sgorgava

In estasi manda, i fratel contagiati

Là nella selva, o di sotto allunati

 

E frate Leone, lo cerca la notte

Sotto la luna, l’avvista alla selva

Ode sua voce, in piena orazione

Lo vede incontrar, fuoco signore

 

Un dì Francesco, all’eremo andava

Per far contemplazio, che lo liberava

Un contado lo aiuta, col suo asinello

Francesco lo grazia, in vin di vinello.


[33] Dal greco hesychia (calma, tranquillità), tradotto nel latino quies, pax, silentium; è l’apatheià degli stoici (assenza e liberazione dalle passioni di tristezza, timore, desiderio); è l’ataraxia degli epicurei (libertà dell’anima dalle preocc.della vita. Esicasmo: scuola contemplativa iniziata dai monaci del desertoche ricerca la perfezione umana nella unio mistica con Dio tramite la preghiera incessante di labbra e cuore.

[34] l’anacoresi, con esodi di massa verso i deserti d'Egitto e medioriente, sviluppa nel IV, dopo che il cristianesimo è dichiarato religione di Stato, termina “la via di perfezione del testimone”. Il confronto col mondo opprimente si sposta nel deserto, lontano da città, sguardi e rumori, tomba del vecchio uomo e culla dei figli della luce: lo Sposo divino attir la sposa per parlare a suo cuore e dall'arida terra germoglia il giardino

[35] hospes e hostes han stessa radice: straniero che cerca protezione e straniero ostile che cerca guerra

[36]Mircea Eliade nella sua tesi di dottorato rivela il parallelo tra yoga ed esicasmo. L’esicasmo, adatto a coloro in cui predomina il ragionamento, tende all’unione dello spirito e del cuore, l’attenzione che ne consegue si porta sul respiro. Tale preliminare è la guerra spirituale, il combattimento invisibile a cui è chiamato Arjuna nella Bhagavadgita, è la soppressione dei pensieri (yogas cittavrttinirodhah), incanalamento dei pensieri discorsivi verso l’attenzione del cuore (hesychia gar estin apothesis noematon).

[37] in mezzo alla Fronte sede del pensiero; nel centro Laringeo dove il pensiero si fa verbo; nel centro Pettorale, dove la preghiera silenziosa, da stabilità al pensiero; nel centro Cardiaco, dove intelletto e sentimento sposano nudi da ogni emozione: la fiaba di Amore e Psiche, l'episodio di Arjuna e l'esicasmo, ammettono il wu-wei e contraddicono la dottrina occidentale del libero arbitrio.

[38] shekhinah è la presenza divina, stupore e luce immanente, nella qabbalab (tradizione) ebraica, è l’anima collettiva di un gruppo che sempre lo segue. Zakhar è il dikr dei sufi, significa ricordo ab origen.

[39] Il Kalachakra Tantra, da vita all'almanacco annuale tibetano ha 3 capitoli: esterno, interno e alternativo. Il primo focalizza i movimenti di pianeti e stelle, i 5 elementi la cronologia del cosmo. Il secondo su chakra, canali del corpo e gli effetti che forze esterne (pianeti e stelle) hanno su essi.il Terzo pratica yoga, iniziazioni e lo yidam (visualiz. divinità personale).

[40] Lete e Mnemosine, nella mitologia mediterranea, sono fiumi sotterranei dell’oltretomba.

[41] Lo stato romano, erede dei Rasna, era composto da un certo numero di gentes o clan (tribù). Il capostipite di ogni gens, connesso al totem fondatore, era riflesso nella terminazione del nome dei discendenti (Claudius, Fabius, etcc.). Gli Aryani erano similmente divisi in clan e tribù (visha, radice di Vaishya, significa clan)

 

[42] Il capo dei clans viveva nel suo podere e andava a Ruma per le feste periodiche o affari di politica federale. La principale branca della gens (clan più vecchio), emergeva sulle altre che avevano comune antenato e il capo di quest’ultimo, teneva la posizione di Re nel territorio della sua gens. L’imperatore Claudio, primo etruscologo della storia, scrisse “Tyrrhenikà” (cose del popolo del Tirso), enciclopedia in lingua greca sul popolo Rasna, in 20 volumi. I greci li chiamavano Tyrsenòi o Tyrrhenòi da cui il nome del mar Tirreno e varie città di Tiro.

[43] L’iniziazione è chiamata, dai Brāhmini, la seconda nascita, e appare essere la nascita dello spirito.  Dopo che il ragazzo avrà mangiato il cibo sacrificale alla festa di casta, sarà unito ai membri di tale casta e ai loro Dei, per cui dopo la morte, potrà riunirsi al comune antenato.

 

[44] I Gonda, Telegu, Kosti, Lohāri, e altri gruppi indigeni,  detti Adivasi dagli Aryani, prendono cibi e liquori sulla tomba del defunto, al fine d’invitare lo spirito antenato ad unirsi al banchetto funerario.

[45] Il rito che costituiva un cittadino romano, era la partecipazione al Suovetaurilia, sacrificio comune di animali domestici (maiale, toro e ariete)

[46] Gli stati clanici o curiali, gradualmente persero la loro autonomia e fusero in un largo impero, dove il re perse la sua centralità nella vita comune della sua gente, non performando più sacrifici davanti a tutti i presenti (come i Re Romani fecero), lo stato divenne astratto e impersonale. Rimase in vita soltanto la religiosa idea di nazionalità, basata sulla participazione ad un comune sacrificio

[47] I preti e governanti, Brāhmini e Kshatriya, tennero la suddivisione in separate feste di sacrificio (cerimonie o messe). Le distinzioni religiose dei Romani, cessarono quando i patrizi indebolirono, e dopo lungo conflitto interno, i plebei furono ammessi alla cittadinanza. In India, nell’assenza di qualunque sentimento nazionale e con la crescita di una vasta e potente casta sacerdotale, le barriere religiose si accentuarono piuttosto che indebolirsi. A Roma la distinzione di classe crebbe in rigidità, e gradualmente, produsse gruppi di interrazza ciascuno con un suo status occupazionale. Le vecchie divisioni religiose non furono trasferite ai nuovi gruppi occupazionali, ma decaddero lentamente nell’oblio. Crebbe allora l’idea di nazionalità e pubblico interesse. in India tale sentimento non emerse, gli stati ed imperi Indiani non ebbero basi nazionali, cioè di participazione dei cittadini ad un comune sacrificio, cosa possibile solo al villaggio. Il risultato fu la crescita del sistema occupazionale di casta ancor oggi esistente.

 

[48] I membri s’incontravano in feste sacrificali periodiche che riaffermavano unità e confine comune. Sudra e plebei erano riguardati come impuri o estranei, seguaci di un altro dio blu. Intesi come nemici e non sterminabili del tutto, furono ghettizzati, o allontanati fuori del sacro suolo, per evitare contatti: plebei via dall’urbe romana e i sudras via dai villaggi assieme ai loro abiti, oggetti e divinità.

 

[49] frontiera dei 3 imperi del XX secolo: Gran Bretagna, Russia e Cina. nel 1970, nella valle di Waigai, pochissimi abitanti avevano assaggiato il té, diffusissimo in tutto l'Afghanistan!

[50] il prestigio ottenuto, non comporta autorità, piuttosto, predispone a una futura attvitià politica

 

[51] sanzioni per furti o taglio d’alberi da frutta, chi tagliava un noce, ad esempio, veniva multato di una mucca, le multe rimanevano ai funzionari se erano di piccola entità o finivano nelle casse del villaggio se erano di peso notevole

[52] Nepalesi e Newari nel quarto secolo sviluppano una cultura indo-buddhista, poi guerrieri rajput, provenienti dall’India, crearono nel 1769, il principato Gurkha che, in seguito, si scontrò e soccombette agli interessi inglesi; nel 1816 il Nepal diviene un protettorato del governo britannico dell’India, ma i guerrieri Gurkha, per i servizi resi alla corona Inglese, ottennero, nel 1923, l’indipendenza del Nepal.

[53] Più coppie di spaghi  quanto larga si vorrà la stuoia, a seconda della distanza tra le corde, avremo stuoie flosce, semiflosce e compatte

 

[54] Lo stupa fu realizzato dal sovrano tibetano che introdusse il buddismo in Tibet, Songtes Gompo. A Bodhnath, nel tardo pomeriggio, religiosi e rifugiati tibetani, camminano attorno allo stupa recitando salmi e mantra, si da creare un’atmosfera particolare che scuote l’animo, poi al parossismo, il suono di tamburi, piatti e trombe irrompe con ritmi magico-ripetitivi

 

[55] In India tutte le strade conducono a Varanasi (Benares), Cuore spirituale dell'India e della lingua e religione Hindù.

[56] Lo sterco di vacca viene portato sui tetti e balconi delle case, modellato a mò di torta o pizzarda (20 cm di raggio), ed esposti, uno accanto all'altro, sono esposti ai raggi diretti del sole al fin di seccare per essere usati com combustibile per i fornelli della cucina. Nelle casette rurali di fango, appiccicati ai muri esterni, si staccheranno e cadranno in terra a indicare che sono pronti per l'uso, ogni torta dura circa 5 minuti.

 

[57] Il viaggiatore cinese Xuanzang, visitò Khajuraho nel 641 d.c., ci informa che Chi-chi-to era famosa per la sua fertilità, luogo eletto di molti saggi e religiosi venuti da tutta l'India. nel 1335, il viaggiatore Ibn Batutah riscopre con stupore la città Kajurra che, sebbene già in decadenza, ospitava ancora molti asceti indù, giainisti e musulmani, poi col dominio dell'Islam, Khajuraho si rifugia nel seno della giungla, vive nel terrore degli invasori iconoclasti. Lentamente la giungla invade Khajuraho, la terra mimetizza i suoi templi, e le intemperie tropicali distruggono palazzi e case, pochi contadini ostinati periodicamente riedificano le loro case di fango e legno perpetuando la vita di un villaggio misero residuo della città che fu un tempo. Dopo la ricoperta inglese e l'indipendenza Indiana, Khajuraho diviene meta turistica con strade, aeroporto, hotel e museo

 

[58] Prem Giri babaji, yogin venerato e amato a Khajuraho fuma sacra ganja e offre consigli a tutti, in cambio di poca frutta.

 

[59] nel museo di Fisiologia di Meerut, son conservati organi malati, post mortem, feti umani deformi, e stomaci tappezzati di peli e capelli poiché la cheratina non è digeribile

[60] molte città, simili a immensi termitai o collettori umani, convogliano, ammassano e spersonalizzano gente che giunge dai lontani villaggi, nel miraggio di un benessere propagandato da poche fortunate elite. Fiumi e torrenti di carne umana, scendono dai monti e si raccolgono nella palude a valle; una strana combinazione di benessere imposto che, si riflette nel mix di un paesaggio urbano squallido, caos da traffico sulle strade, sporcizia e diesel, aria fetida di decomposizione organica lungo i marciapiedi, ovunque insetti fastiodiosi come tafani, zanzare e clima di afa e siccità in attesa del ristoro, a volte drammatico del monsone spazzino che aiuti le sacre vacche a ripulir le strade.

 

Errante identità, nei viaggi indiani vivi

(a Salomon Reinach, agli adivasi delle Indie, favelas di Surat, Mumbay, Chennai, Calcutta, ai salvation  army hotel, a Mattia, ai costruttori di ponti, Jung, Sloan, Hillman, Strauss, Grof, M.Margnelli, M.Eliade, Italo Bertolasi e il Fiore d’Oro Cinese)

 

Costruttori di ponti, che collegano i mondi

Pellegrinan in tondo, tra le lingue del mondo

Quando soli son sabbia, nei gruppi son malta

Parlano spesso ferventi, pur sembran assenti

 

Nel confonder fanatici, imbroglion disperati

Sii giudizio e accurato, mira ai frutti portati

Se li pensi li cerchi, nei momen di bisogno

Nella polver li trovi, tal custodi del sogno

 

Quando fondan villaggi

son guerrieri e poi saggi

Si ritirano con garbo

sembra vanno in letargo

 

Quando rialzano il mento

Stai sicuro è il momento

Di curare il villaggio

O guadarne il passaggio

 

Se ora leggi e poi canti

E se ti va, pure danzi

Questo libro che hai in mano

Canterò.. “bentornato sciamano!”

 

in Asia e antico Tibet, pastori e contadini

Associano animale, a ogn’anno che ritorna

Osservano nel cielo, per meteo condizioni

Le posizion di stelle, pianè e costellazioni

 

Almanacchi e calendari, astrologo prepara

Per semine e raccolti, tra stelle sole e luna

Grazie ai calendari, e al tantra Kalachakr

Fonde la natura, col cielo e con i chakra

[39]

Creò uom incarnato, le prove che affronta

A livello incosciente, a sentirsi un discente

Il palcoscenico crea, le scene e il copione

Bev acque del Lete, e dimentica autore

[40]

Or discende nel ruolo, graduale si sveglia

Mentre srotola sogno, sul palco del mondo

Il cuore ancestrale, beve l’acqua Mnemòs

Si ritrova a teatro, coi compagni d’amor

 

Cause del sāmsāra, prodotte dalla mente

Che tuo universo crea, e poi lo sperimenta

Mente sperimenta, sue stesse conseguenze

Increato cosmo è, di forma impermanente

 

È ruota d’esistenza, ossia della coscienza

Supporto che ci aiuta, chiara comprensione

Come opera la mente, fai la contemplazio

Studia insegnamenti, letti nel suo spazio

 

 ogn’India ti battezza, a modo suo t’inizia

Oblia la tua coscienza, e rivela una sorprè

Sonnambulo ti manda, a far testimonianza

Ti sblocca i var’istinti, e mostra risonanza

 

Stretta comparazio, tiene casta e gens

In società romana, e società dell’India

Ogni gens o clan, traccia discendenza

Di antenà comune, scritto in desinenza

[41]

Membri di progenie, gentili di una zona

Vivon lor quartiere, coltivan loro terra

Agro Ager in latino, ossia origìn terreno

Sempre controllato, da capo gens ovvero

[42]

In origine il senato, romano consisteva

Dei capi delle gens, flamèn consoli auguri

Scelti fra lor gentes, e Patres pur chiamati

Dopo espulsiòn dei Rè, vengon rimpiazzati

 

Or patres conscripti, giovan branche giunte

Presso i gentilizi, competono giovan vecchi

Mentre presso hindu, daranno distin razze

Mercanti ed aristoi, dan vita a nuove caste

 

Figli d’ogni gruppo, alla casta son ammessi

Con riti iniziazione, che a cibo son conessi

Prima non è membro, e quel cibo gli è tabù

Mangia e poi rinasce, alla festa clan tribù

[43]

Sia presso romani, che gl’adivasi d’india

Le feste funerali, son banchetti insigna

Fatti sulle tombe, per convitar defunto

E distribuir presenti, i benefici appunto

[44]

Popolazion romana, in curia si raggruppa

Tribali gruppi che, chiaman clan o gentes

Per fare un cittadino, romano v’era il rito

Del Suovetaurilia, cioè sacrificio in cibo

[45]

 In India non emerser, grandi citta-stato

Bensì milion villaggi, in tutto il continente

Lo spazio permetteva, salvar l’autonomia

Roma invece fonde, impero poi s’avvia

[46]

Mantengono adivasi, tribal federazione

Come i primi Rasna, senza impor nazione

I membri dei var clan, facean comunità

In feste e sacrifici, antenato a ricordàr

 

Radice di totèm, d’indigen detti sudras

Porta a tener proprio, clan e sacrificio

Roma pian emerge, nuova classe mista

Che partecipava, a entrambe riti in pista

 

Spariscon distinzioni, razziali e religiose

E crebber divisioni, di occupazioni a iose

S’accresce allor l’idea, astratta di nazione

Pubblico interesse, comun rito d’azione

[47]

Partecipare al pasto, fu base società

Gruppi commensali, tribal divisi in clàn

E crebbero sub-caste, al posto di tribù

Che in feste sacrificio, rinnovano comùn

 

Grano cotto in acqua, fu il pasto sacrificio

Chiamato cibo sacro, entro un clan officio

Impuri tutti gli altri, seguaci di altro Dio

Nemici allontanati, dall’urbe all’esquilino

[48]

 

Nacque allor da qui, indiano sentimento

E trova soddisfazio, in natura compimento

Tornare alle radici, dell’antenato mondo

Estasi eremite, in contemplazion ritorno

 

Compongon quattro valli, il Nuristàn

Impervia regione, del nord Afghanistan

Hindukush catena, s’unisce a Karakorum

Nel nodo del Pamir, un anfiteatro forum

[49]

Autoctoni infedeli, nel mare dell’Islam

Forzate conversioni, laggiù nel Nuristan

Gli ultimi Kafiri, in tre valli in Pakistàn

Cugini degli elleni, Kalàshi del Chitràl

 

Contado e pastorizia, baratto fra tribù

Mercato sen moneta, sentieri mulattiere

Capra è valor base, una mucca ne val 10

Una casa val 6 mucche, facile procedi

 

L’accumulo surplus, è usato nel sociale

A rafforzar il rango, con feste per villaggi

Distribuzion di cibo, convivio aperto a tutti

Durano più giorni, canti e danze in gruppi

 

Infin ogni famiglia, possiede varie capre

Formaggi carne che, in più ritorn al gruppo

Ciò assicura in dose, prestigio al donatore

Pur proprio lignaggio, rango buon signore

[50]

Feste redistributive, dan simboli di rango

Nelle man di pochi, impedisce concentrazio

Da il diritto di portare, uno special pugnale

Scultur su propria casa, seggiola speciale

 

Società acefala, sen potere concentrato

Esercitan gli anziani, politica influenza

Capaci mediatori, consiglieri e solutori

A problemi di villaggi, accordan tradizioni

 

Onestà e obiettività, eloquenza soluzione

Si forman decisioni, dopo varie discussioni

Consiglio degli anziani, sorge nel bisogno

Ogn’anno i cittadini, eleggon fabbisogno

 

Sorvegliano su norme, della tradizione

Che regolan la vita, ed ogni transazione

Regole comuni, e i canal d’irrigazione

Sanzioni son previste, per l’illici azione

[51]

Ufficio che richiede, tempo ed energie

Tolte a proprie greggi, date in sinergie

Con l’islamizzazione, politica autorità

Restò salda all'interno, della comunità

 

Survivono i Kusunda, nudi nel Nepàl

Nelle giungle del Terai, senz’agricoltura

Aman caccia e pesca, assiem a raccolta

Selvatiche radici, frutta e verza cotta

 

Cultur indu-buddhista, Newar nepalesi

E i rajput guerrieri, dall’India provenienti

Fanno principato, si adattan agli inglesi

Tenaci e coraggiosi, in teatri bellicosi

[52]

Valle Kathmandu, Patàn e Bhaktapur

Diventan città-stato, convivon più tribù

Durbàr piazza centrale, delle sovranità

Templi del buddismo, e hindù divinità

 

Attira assai devoti, la Bhaktapur città

Semplice suo clima, che dà serenità

Peperoncin e grano, seccano su stuoie

Brocche d’acqua donne, portano da sole

 

Tra torni dei vasai, e botteghe tra viuzze

Templi sparsi ovunque, è Durga a dominàr

Gradoni un sopra l’altro, per cupola formàr

Per un tempio eterno, antenati a ricordar

 

Tornio dei vasai, una ruota di gran masso

Montata sopra un palo, a punta a mò di asse

In buca conficcato, il masso tien piattello

Vasaio impasta argilla, seduto su sgabello

 

Gira piastra al perno, per leva d’un bastone

E incastrasi nel buco, scavato nel piastrone

A velocità portato, è volan che ruota inerzia

Cinque minuti or dura, gigàn trottola festa

 

I vasi poi son messi, seccare al caldo sole

Poi cotti in paglia fuoco, dentro caminetto

Quindi sono pronti, per clienti e decorazio

I canti d’artigiano, ritmàno il loro spazio

 

30 centime lunghe, son le stuoie in paglia

Fascette di fuscelli, gambi stramma secchi

Di foraggi e cereali, in fascine e cilindretti

Un all'atra sono, ben annodati e stretti

[53]

Su rive del Bagmati, sorge Pashupati

Tempio a divin Siva, signor degli animali

Protettor del Nepal, e amico a toro Nandi

Cremazion sui ghats, alzan fumi grandi

 

Là numerosi sadhus, asceti itineranti

Consacrano la vita, errando in meditazio

Eremiti e anacoreti, di varie tradizioni

Fumano la ganja, allontanan tentazioni

 

Tempio Swayambhu, abitato da scimmie

Ripida scalata, poi stupa buddha e guglie

Emergon grandi occhi, buddha scrutatore

Penetra d’intorno, ogni umana situazione

 

Stan appese a guglie, preghier a sventolàr

Con ruote di preghiera, incensi a propiziàr

Diffondon primo mantra, om màni peme hum

Al pantheon tibetano, salendo assiem al fum

 

Hanuman dio-scimmia, incontra figli fiori

Che vagan tra botteghe, pensioni locandine

Century Lodge fu, Guest house Tara Prasad

Vicino la gran piazza, galline a razzolar

 

È all'ordine del giorno, esteriore povertà

Cos’assai normale, ovunque un mendicante

Chiede cibo amico, da olimpo è sorvegliato

Mercanti in biciclette, fanno gran mercato

 

Barbieri e calzolai, su piazza son vivaci

Sarti e guaritori, soppesano il tuo corpo

Rispetto d’animali, sàcre vacche e cani

Spazzano le strade, da rifiuti vegetali

 

Sterco sacr’ovunque, capre uccelli topi

Galline con pulcini, nutriti amor signori

Son tutti rispettati, pur anatre coi porci

Agosto piove molto, nei meriggi scrosci

 

Gracchiano cornacchie, fil alta tensione

Diesel sulle strade, giappone fa motore

Mangian nepalesi, lenticchie riso dhal

Alcuni latte capra, han forza sovruman

 

2 visi Katmandù, monsoni con turismo

Sfarzo ricca oppur, sorella sussistenza

A fine agosto accade, la metamorfosìs

Negozi han molta merce, per turisti si

 

Più moto giapponesi, macchine di lusso

Mostra l'altra faccia, business Katmandu

Domina la scena, monsone è terminato

Vado via pur io, seguèn sol albeggiato

 

È un vero nepalese, sensibile profondo

Van mano nella mano, tutti e con rispetto

Rispettan la famiglia, ignorano apparenze

Distinguono persona, dal rispè che sente

 

A est di Kathmandu, stupa di Bodhnath

Più grande del Nepàl, il mondo a ricordar

framment’osso del Buddha, simbolo di fede

Mandal gigantesco, che in tutto si ravvede

 [54]

Quadrangolare base, terra a simboleggiar

Con cupol e una guglia, acqua e fuoco dà

Ai quattro lati guglia, stan 4 paia d’occhi

Dipinti onniveggenti, liber da par’occhi

 

Al centro naso sta, è l’uno in tibetano

Simbolo unità, del creato col creatore

Attorno a stupa poi, gompa e monasteri

Affreschi e bei colori, sulle pareti interi

 

Axis Mundi stupa, è monte Meru Kailas

Uovo cosmo posto, al centro multiverso

Attraversa stupa, un palo d’alto in basso

Sporge in sommità, legando ciel e sasso

 

Visnu Narayana, è adagiato sul serpente

Compagna sua la maya, poter illusionante

Permette a lui creare, ogni fisico universo

Sull’acque primordiali, galleggia tal evento

 

Su Sésa suo serpente, Visnu dorme sente

Un sonno meditante, divino e in ricorrente

Dall’ombelico suo, cioè il bàricentro danza

Emana fior loto, schiude Brahma e s’alza

 

compie la creazione, in stato indifferente

susseguon vari canti, e rappresentazioni

Il vento nelle valli, s’insinua nelle gole

A gran velocità, sospinge ogni interiore

 

Tra Nepal e la Cina, il ponte d’amicizia

E il villaggio di Kodari, rifugio ai tibetani

Integrati ai nepalesi, coltivano la terra

Con letame Yak, carburan sottoterra

 

Calderoni in rame, usàn in monasteri

Per preparare il tè, burrato poi offerto

Ai vari pellegrini, che passan sulla vita

Tè con tsampa un posto, di sicur invita

 

Lo Tsampa è forte, alimento tibetano

Consiste nel versare, in un bicchier di tè

Cinque o 6 cucchiai, di tsam farina d'orzo

Aggiungi pure burro, no zucchero fa sforzo

 

Pensiero Katmandu, profondo nella notte

Giunse quale lampo, su ciel nostr’orizzonte

Un istant’appare, trascende tutto squarcia

Saluto a tutti noi, l’India inter ci manda

 

Il Gandhi arcolaio, coesiste al nucleare

Uffici e palazzoni, bazaar con più colori

Squallide le strade, nella zona vecchia

Varanasi è cuore, di pellegrina cerchia

 

La stazion del treno, è la mattina presto

Grande dormitorio, su stuie di mondezza

Preghiera del muezzin, suona nei dintorni

Inviolata Varanasi, sacro è nei contorni

[55]

Uomin fan la doccia, in fila alle fontane

L’igiene è gran dovere, oltre che piacer

Gli scoli marciapiede, diventan lavatoi

Per vesti gambe braccia, pieni di colori

 

Efficienza disperazio, fino a esagerazio

Il Gange eman da tutti, i rivoli e fontane

Bagnarsi alle sue acque, purific’ogni pecca

Il pellegrin malato, le fogne pover becca

 

Usando argilla e sale, e l’alga spirulina

Arrestan putrefazio, di stomac’intestino

Per causa clima afoso, della valle Gange

Il sale a volontà, aiuta in zuppe calde

 

Appare Varanasi, gigan spremilimoni

Turista avrà soluti, tutti i suoi problemi

Affari con commercio, riman col bazaar

Vantaggio e confusione, paion dominàr

 

In un battibaleno, per un motivo o l'altro

Ti trovi a contrattar, seduto nel silk shop

Ad acquistar la seta, che artificiale o vera

Batte cuor nel chowk, giorno oppure sera

 

Ogni cortesia, è anticamera d’un business

Benares città d'arte, e business pur frattale

Millenni di esperienze, accolgon pellegrini

Sinceri da ogni dove, spettacol burattini

 

Fiera permanente, ti sopravvive e vende

Spettacolo per tutti, in mod assai coerente

Vende a ogni turista, l'illusion più grande

L'esistere apparente, a render importante

 

È grande Varanasi, nel cuore e nel sociale

Gran cinema all’aperto, vivente artificiale

Ovunque poi tu vada, sarai il riferimento

Se stanco poi ti fermi, scopri sei redento

 

Ecco una bambina, che raccoglie sterco

Di sacra vacca là, fresco oppur già secco

Non ancora calpesto, da piedi oppur motor

Sulla stradin appresso, coglie con candòr

 

L’impasta come pizza, a farne blocco cubo

Lo porta via con sé, torna ancor raccoglie

Maneggia quel prodotto, serena disinvolta

Seguendo tradizioni,  per la cucin risposta

 

Sterco sacra vacca, usato in combustibi

Per le cucine e pur, biogas fertilizzanti

Per certe malattie, è un prodotto sacro

Assiem urin e caglo, latte e calor fiato

[56]

Khajuraho villaggio, di terra e di letame[57]

Sguarnito polveroso, indiano sonnecchiar

I suoi templi dell'amore, sono qua e di là

Celebran amplessi, scolpiti a dimostrar

 

A Khajuraho un Baba, vive in casolare

Un piccolo tempietto, in un giardino zen

Semplice essenziale, è forte l’ottantenne

Yogin del dio Shiva, è radio con antenne

 

Ogni mattin all'alba, e al tramont’asana

Ascolta le notizie, che tratta in meditazio

Per ricavar gioielli, di ruminanti deduzioni

Che don ai pellegrini, di vari più cantoni

[58]

Meerut termitaio, fusion modern’antico

Ha museo d’anatomia, e fisio patologia[59]

Dopo un pò fatica, vedi oltre l'anarchia 

Tra disorganizzazio, intravedi pur la via

 

Squallor delle città, contrasta coi villaggi

Diventan termitai, collettor di carn umana

Convogliano le genti, discese dai villaggi

In cerca di fortuna, l’ammassan in miraggi

[60]

Imprevedibili scrosci, di pioggia e monsoni

Govern assai distanti, fan furbi imprenditori

Il clima si rispecchia, in local sopravvivenza

Psiche delle genti, costrette a convivenza

 

Gioco di prestigio, ovunque mercanteggio

Per strada negli uffici, su autobus solfeggio

Rilassa assai la vista, degl’animal da soma

Mucche con cammelli, calman ci consola

 

Sadhu naga baba, sannyasi di Haridwar

Vivono in capanne, su un isola nel Gange

Di cenere cosparsi, pareti sono in fango

Spartano pavimento, a colpi sacro tango

 

Seduto su giaciglio, il naga sulla stuoia

Rudimental coperte, pozzetto per il fuoco

Ospita le braci, fuoco e cenèr da spalmare

Al centro di capanna, incenso sa fumare

[61]

Appese alla parete, più effigi e foto deva

Tridente nel pozzetto, damaru divin Shiva

Più pipe per la ganja, presente in quantità

Su stuoia alla penombra, al fine di seccàr

 

Kumbha Mela è, tempore accampamento

Un sogno collettivo, un ponte tra più regni

Riunion tribale sadhu, e pellegrin di mondo

Metropoli di tende, convegno sul profondo

 

Tenuta Allahabad, Hardwar Nasik e Ujjan

Ogni dode anni, sincròno al moto Giove[62]

Gange per un mese, accoglie intero campo

A turno tutti i gruppi, attende far il bagno

 

da Hardware a Kulu, Himachal Pradesh

L'impatto iniziale, è squallore e digiuno

Scioperi e gimcane, 16 ore di viaggio

Per Dharamsala, sudor pellegrinaggio

 

Una notte e un mattino, in ibernazione

All'aperto del freddo, di valli himalayane

Presso un fuoco piazza, dove alcuni cuochi

Cocevano dei cibi, per i Dusshera fuochi

 

Il lieve dolore, amalgamato al piacere

Ne continua l’effetto, come cer d’aromi

Pizzicotti sulle dita, seguiti da carezze

Alternan compressione, a prelibatezze

 

Dharamsala alta, diviene McLeod Ganj

In conifera pace, e con yoghurt al miele

Rigener suo ambiente, il corpo davvero

Dalai Lama qui siede, govè monastero

 

Scuola Men-Tsee-Khang, di Dharamsala

È centro formazione, medicina tibetana

4 anni insegnamento, pei 4 tantra base

Metodi di cura, antichi e in sincro fase

[63]

Templi buddisti, per viaggio interiore

Tra campi e colline, e bazar con colore

Un lodge dormitorio, bizzarro e sapiente

Perpetua gli enzimi, in modo efficiente

 

Il vento del saggio, tra i boschi di cedro

Sul fianco montagna, che domina valle

Riflette sull'uomo, e le sue varie città

Vulnerabil dall’alto, è l’umana realtà

 

L'umano da quassù, è un fiore di terra

Che quasi si sprofonda, fin giù sottoterra

Tutto appar notturno, in effimero barlume

Semì-sommerse pietre, in acquà di fiume

 

Immensità del cielo, sovrasta tutt’avvolge

Eterno e silenzioso, interrotto d’ogni tanto

Da tuoni e vari scrosci, folgori in tempesta

Cima osserva tutto, l’uomo e le sue gesta

 

Punjab valle dell’Indo, è terren dei 5 fiumi

Granaio ora dell'India, che esala pesticidi

Concimi e diserbanti, or girano nell’aria

Ritrova amrita Gaia, o dolce terra varia

 

Capital Amritsàr, dei Sikh e della Gatka

Città larga stracolma, d’insegne di negozi

Economica e ospitale, leggende di banditi

Ogni giorno sui giornali, calman appetiti

[64]

Il tempio d'oro sikh, esempio d’altruismo

Funziona molto bene, in amore e carità

Offre pasti gratis, giacigli e acqua calda

Ospita viandanti, che cercano la calma

 

Vola espresso vola, verso il Rajastan

Trasporti molte donne, benestant’indiàn

Grasse come botti, mangiano dovunque

Le porti in Gujarat, a far affari dunque

 

Donne di Jaipur, dal profilo oblungo

Caviglie appesantite, da braccial’argento

Orecchini enormi, oscillano a ogni spasso

Più povere più belle, con elegante passo

 

Planimetria armoniosa, strade pure belle

Assorta e concentrata, in etnici quartieri

L’islam tradizionale, apre a ogni cultura

È anello della sunna, la tolleranza pura

 

Tomba santo Sufi, Kwa Monuddin Chisti

Pellegrinaggio sito, alla moschea d’Ajmèr

Il forte di Jodhpur, dei fier Rathor Rajput

Ospita avvoltoi, cioè condor di quaggiù

 [65]

Prendi penna e carta, o dito sulla sabbia

Traccia la visione, disegna il tuo contatto

Con gli element’attorno, del deserto Thar

Il sole del tramonto, sa Jaisalmè indicar

 

Miraggio atemporale, è Jaiselmer città

Su via carovaniera, è incanto a rinfrescàr

Spettacolar fortezza, tra mura d’arenaria

Giallo il suo colore, che scintilla all’aria

[66]

Avventur deserto, fuori da ogni tempo

Deserto Rajastan, è fuoco argill e vento

La vita è sulle mani, è miracolo che aspiri

Modella come sogno, miraggi che sospiri

 

Quan spirito è imbevuto, fuso in elementi

Vede ed intuisce, la sua natur del vento

Fiato siderale, del vento fresco autunno

I viali solitari, rimembran tuo Clitunno

 

Meditazion passeggi, e voli del pensiero

Brezze novembrine, di scuol maestro vero

Panorama pur distante, legasi in binario

Assale nostalgia, del più divino piano

 

Imita il cammello, nèl suo camminare

Guru dromedario, efficiente senz’uguale

Nelle desolazioni, di steppe senz’impegno

Vorresti far qualcosa, e s’agita l’ingegno

 

Dromedario è calmo, quieto cerca cibo

Nasce il desiderio, imitarlo in libertà

Nessuna frenesia, sol raccoglimento

Calma ed efficienza, abitan momento

 

Suo lento camminare, eguaglia corridore

Un suo passo 3 dei nostri, vero re signore

Adatto ai grandi spazi, di marzian pianeta

Nave del deserto, che vive e non dispera

 

Paziente silenzioso, con interior dolcezza

Respira il vento caldo, e freddo della notte

Cammina su pietrisco, rossiccio bruno nero

ch’emette suon metallo, al vento traballero

 

Nasce il sole ad est, è una bollicina d'aria

Nell'acqua d’un bicchiere, poco a poco sale

Descrive un'arco sopra, testa di chi è sotto

Svanisce ad occidente, nell’emisfero sotto

 

Intorno mezzanotte, cominc’alzarsi vento

Vien d’altro emisfero, dove è mezzogiorno

Trasmigra e vien sin qui, calor e sole sono

Rapporto sequenziale, come lampo tuono

[67]

Deserto fuoco istinto, natur ferin selvaggia

Tira fuor da ognuno, la via sopravvivenza

La civiltà cristallo, dissolve come nube

E crolla ogn utopia, social che disillude

 

38 gradi all'ombra, a dorso di cammello

mosche fame sete, caldo freddo escursio

I nervi con la vista, su steppa desolata

Centrano su vento, meditazion mirata

[68]

Emerge fabbisogno, del viver quotidiano

Trovare l'acqua e cibi, cuocer e mangiare

Partir per ritrovare, un posto per la notte

Pagliuzze di sterpaglia, cibo e fuoco forte

 

Con mix di vegetali, in pentol acqua bolle

Condisci in sale e olio, patate con cipolle

Chapati acqua e farina, senza lievitante

Focacce con le mani, fan odor fragrante

 

Teglia sopra al fuoco, metti senza l’olio

Stacca pezzi impasto, modella le palline

Poi tortin focacce, che stendi nella teglia

Dopo due minuti, rigira appare sveglia

 

Prepara pur un tè, con miel erba limone

Osserva le tue mani, per ricavar risposte

Ai vari tuoi perché, e arrivan deduzioni

I fenomeni osservati, li calzan perfezioni

 

Tempo tuo alleato, immerge nell’ambiente

Come il dromedario, lo senti in emo afflato

Prova ibernazione, per traversar lo stress

Dato da emozioni, in agguato a sostener

[69]

Cedon resistenze, psichiche e del corpo

Tuo centro gravità, appanna come vetro

Il sole col suo ciclo, riporta orientamento

Vento suo fedele, rialza sen commento

 

In treno per Pune, moltissimi paesaggi

Tra gli alberi una donna, bimbo sa cullar

Dondolo di stoffa, 2 corde appese ai rami

Fanno un'altalena, tra ritmi orditi trami

 

Mamma dà 2 spinte, legger a quella culla

Procede per inerzia, bimbo più non piange

Contento s’abbandona, sicuro nella mama

Calor materno cuore, nutre come manna

 

Ahmedabad Express, và verso Mumbay

Fabbriche e petrolio, annunziano Surat

Fiamme e pozzi tanti, e immensa periferia

Da finestrin del treno, par squallida la via

 

Copertoni consumati, fogne a ciel aperto

Fin sopra ai tren binari, arrivan le favelas

Di notte più abitanti, su essi perdon vita

Mentre fan bisogni, i bimbi in prima fila

 

Appar dopo Suràt, paludi Rann of Kutch

Bonifiche di stagni, a mezzo di eucalipto

Strappare alla malaria, endemico habitàt

Con alberi e foreste, d’acqua più assetàt

 

Paludi prosciugate, a dar nuova foresta

Salutan nostro treno, alla volta di Mumbai

Sette isol pescatori, devote a Mumbadevi

Inizian ingrassar, in economi andirivieni

 [70]

Goa d’amor accoglie, Xavier Francesco misti

Apostol gesuita, che giunse al confin Cina

Spoglie conservate, alla chiesa Bon Jesù

India è jungla sacra, memoria dei gurù

 

Velha Goa casette, bianche di campagna

E villaggi fattorie, frammisti a dar memoria

Raccolta nel silenzio, san Caterin cappella

Al luce del tramonto, la storia fa più bella

 

Portoghesi in terra Goa, hindù con cristiani

In pacifi convivenza, scambian cuori umani

L’occasione d’ogni festa, li vede pur riunire

Mangiar al focolare, e gran gioia rinverdire

 

Un bus da Velha Goa, giunge al Karnataka

Solitario sulle strade, di terra assai solare

Stupenda etnia dravida, scura carnagione

Silenzio sud dell'india, priva di squallore

 

Piogge lussureggianti, e granitiche colline

Incenso di Mysore, sàndal rose gelsomine

Sravanabelagola, è scultur Gommatesvara

Su colline la città, par toscana maremmana

 

Chandragupta màurya, eremita imperatore

In antico tempio sito, patròn Jaina relìgio [71]

Chandragupta esal’ancor, ataviche memor

Mistero karnataka, digar Jaina serba odor

 

Su collina domin vento, fra templi solitari

Antiche vasche d’acqua, fan stazion termali

Ricorda Rom’antica, mani aperte unite dita

Su palme la svastìca, che dona pace vita

[72]

Dà luogo ispirazione, ad anim’errabonde

E cascata d’intuizioni, li stimol tutto tondo

Jaina statue templi, son avvolti da silenzi

Echeggiano le voci, adivasi primi tempi

[73]

Funghi dopo pioggia, per popoli bisogni

Producon nuovi santi, rinnovi e religioni

Per culto spolverare, venerare e riattuare

E matrice ritrovare, dello spiri originale

 

Influenze di fenici, egizi arabi e cinesi

Olandesi portoghesi, francesi con inglesi

Approdaron qui le navi, del Salomone Re

Venner pure greci, e romani con galèn

 

Già Madurai, commerciava coi romani

Nettare è il suo nome, o goccia di Madhù

Che da Shiva cadde, quan benedì la gente

che templi costruiva, in danza ricorrente

 

Gente del Kerala, di cuore molto aperta

Tende all'amicizia, assai incondizionata

Dravidian portan baffi, a marcàr identità

Si bagnano i capelli, stil inglese pettinàr

 

Li al forte Cochìn, morì Vasco de Gama

La notte di Natale, del mille cinque e 24

Grand’alber secolari, assorbon confusione

Di traffici commerci, e piogge di monsone

 

Verdi palme del Kerala, porti commerciali

Navi cariche di spezie, sfidàn ocean e mari

Pepe gomma e fibra, di cocco e zuccherò

Son piante di gran sete, come eucaliptò

 [74]

Ebraiche sinagoghe, e forti portoghesi

Chiese di olandesi e reti pesca dei cinesi

Palestre di kalari, marzial arte d’animali

Su pelle d’adivasi, trascrive i potenziali

[75]

Tra indiani adivasi, originar della regione

Sui monti Nilgiri, tra foreste di eucalipti

Vive il popolo Todas, che bufalo adora

Come i pellerossa, la vita lor rinnova

 

Pure i popoli Tamil, gentili affascinanti

Corpi scuri e fronti, alte e occhi brillanti

Rispecchian intelletto, acuto di sue genti

Famosi in tutta l’India, scienziati ricorrenti

 

Donne indossan sari, dai color sgargianti

Lunghissimi capelli, che ornano con fiori

Freschi profumati, sempre di stagione

Fervòr artista hanno, per la devozione

 

Sovrani mecenati, scultori e intagliatori

Esportano le danze, a Bali e pur altrove

L’indole al commercio, intrepidi li tempra

Venti marinari, accarezzan loro membra

 

A Capo Comorìn, ovver Kanniyakumari

Estrema India del sud, incontrasi 3 mari

Pellegrinaggio centro, di vergine Parvati

I cicli sole e luna, qui osservi rinnovati

 

Nei pressi di Chennai, Città assai rilassata

Prim insediamento, di Compagnia dell’Indie

Sta tempio Kalishwara, forza d’ascendente

E tempio Nagaraja, di Siva Dio serpente

 

Racconta Marco Polo, quì giunse Tommaso

L’apostolo danzante, capace a far invaso

Intreccia la sua storia, a cinesi pescatori

Aborigeni adivasi, a contrasto dei padroni

 

Villaggio Pondicherry, insediamen romano

Fondato da Agastya, tra coni templi Toda

Mere ed Auribindo, fondaron qui la scuola

Città della coscienza, in Auroville nuova

[76]

Agastya ci svela mente, vijnana collettiva

Cioè l’arte di adivasi, di yoga e agricoltura

È una scuola medicina, siddhi ed ayurveda

Pulisci ben i denti, con polvere che sfrega

 

Andhra ed Orissa, adivasi Buiya e Gonda

Ritiran in foreste, quan giungon i dravida

E più medici di Assam, preparan vari tè

Infusi alla datura, per sonni zombi olè

 

Kalikata deve il nome, alla nera Dea Kalì

Città sviluppa molto, divien seconda Londra

Alimentano suo porto, e l'India delle spezie

Fabbriche di juta, cotone e più ricchezze

[77]

 

 


 

[61] la cenere ha funzione profilattica deterrente verso gli insetti.

[62] il Kumbha Mela ha origine nei rituali di fertilità pre-vedici, quando vasi contenenti sementi, venivano ritualmente immersi nelle acque dei fiumi prima della semina; simbolo del grembo della dea Madre, il fiume, portatore di fertilità, è considerato un Tirtha, luogo sacro dove genti d'ogni casta, religione e setta, confluiscono per fare abluzioni rituali e prurificatorie, celebrare, discutere, condividere conoscenze e mercanzie. Il Kumbha ad Haridwar è celebrato ogni 12 anni,

i 12 giorni che Garuda impiega per volare (ogni giorno di Garuda equivale a un anno uomo) guidato da Giove e protetto da Saturno, Sole e Luna. Gli astrologi ne determinano la data, in base alle congiunzioni astrali dei vari pianeti

 

[63] L’Istituto Tibetano di Medicina e Astrologia offre sette anni di studi, per la comprensione dei testi di medicina è richiesta la conoscenza della lingua, grammatica e poesia tibetane. I 4 tantra della medicina sono: radice, esegetico, della tradizione orale (metodi e istruzioni) e il tantra successivo. Al quinto anno gli studenti danno esami scritti e orali, su questi quattro tantra mentre al sesto e settimo anno, vengono inviati, per il tirocinio, in una delle 40 succursali dell'Istituto, in India, Nepal o altrove.

 

[64] Amrita significa Ambrosia; in tale città, i prezzi dei prodotti di consumo sono ridotti al minimo, l'ospitalità e disponibilità all'aiuto, dei sikh, è smisurata. Tale realtà è spesso oscurata dai media che preferiscono evidenziare solo la presenza di molti poliziotti dietro trincee di sabbia, intenti a sorvegliare le vie principali. Gatka è l’arte marziale tipica dei Sikh.

 

[65] Città fondata nel 1459 da Raojodh, capo del clan Rathore.

I Rathore si proclamano discendenti diretti dell’eroe epico Rama. L'ultimo sovrano oggi è il 41° discendente in linea diretta. Il forte dei condor, ricorda il sacrificio dei coraggiosi guerrieri Rajput e conserva le  impronte delle mani delle loro mogli che, preferirono immolarsi con la sconfitta dei loro mariti piuttosto che subir la cattività. I pantaloni da cavallerizzo (jothpurs) derivano il nome da questa città.

 

[66] Jaisalmer, fondata da Rawal Jaisal, un capo Rajput del clan della luna, dista 300 km dalla città più vicina ed è al centro del deserto del Thar; la vita dei suoi abitanti si svolge attorno ai vari chowk, dove confluiscono tutte le vie carovaniere.

 

[67] Eventi contemporanei avvertiti in modo sequenziale

 

[68] Il deserto è molto freddo di notte e caldo di giorno, le ore più fredde sono dalle 24 alle 7.00 e le più calde 12.00-18.00

[69] ogni qualvolta l'Io si trova a suo agio, in una situazione o condizione specifica, tende a identificarsi con la situazione stessa, per cui risuona in sentimenti nostalgici o dejà vù.

[70] Portata in dote dalla principessa portoghese Caterina di Bagonza al marito Carlo d'Inghilterra, Mumbai rimase sotto dominio coloniale Britannico dal 1665 fino al 1947. In 250 anni questa città si è trasformata da un gruppetto di isole in una megalopoli. Mumbai, talvolta chiamata  mini Manhattan dell'India, è la capitale dello stato del Maharashtra, centro industriale, cinematgrafico e commerciale dell’India

 

[71] Nel più semplice tempio del posto, Chandragupta Maurya, primo imperatore pan-Indiano della dinastia gupta, si ritirò e morì, nel 1000 a.C. Diffuse il jainismo nel suo impero.

[72] Le colline di massi di granito, presenti nel sud dell'India, tutt'oggi per la scienza restano un mistero insoluto, resti di mura ciclopiche crollate o antiche montagne spaccate dal sole

 

[73] Sravanambelagola, è cuore del culto jainista Digambara dedicato a Sri Gommatesvara, figlio di Adinath e primo Tirtankara (colui che guada il fiume) della religine Jaina.

I 24 Tirtankaras, maestri bhakti, venerati come santi, sono frutto delle predicazioni del profeta Mahavira, fondatore della dottrina jaina e ultimo tirtankara; egli rese popolare il concetto etico-panteista della non violenza (Ahimsa) quale mezzo per conseguire la perfezione umana: tutto ha un anima, sassi, acqua, insetti, ecc., è degno di profondo rispetto. Jainismo ha 2 scuole: svetambar e digambara, i primi veston di bianco mentre i secondi vanno nudi in quanto, considerano il vestire il corpo umano, nato nudo, una forma di violenza.

 

[74] Kerala da Kera, palma da cocco che cresce ovunque. Nel 1498 a Calicut (Kozhikode), approdò il portoghese Vasco de Gama che ri-aprì  la via ai commerci europei con le Indie

[75] Lo stile kalaripayatu del sud, realizza asana di flessibilità e potenza ispirate ad otto animali: capra, elefante, cavallo, cinghiale (varana), gallo, serpente, leone e leopardo.

[76] Rishi Agastyar, latino augustus, aiutava gli adivasi a sopravvivere al cambiamento storico, valorizzò l’arte Toda di costruire templi conici fatti di argilla-pietra e ricoperti d’erba. Auroville, primo ecovillaggio a statuto internazionale, è fatto da un'insieme di comunità bio-sufficenti e antiautoritarie, che usan tecnologie sostenibili per coltivare la terra, spostarsi, produrre energia, alimenti ed abiti. Cuor spirituale è il tempio della Dea Madre, Matrimandir, dove si può meditar alla luce distribuita da una sfera di cristallo che riflette la luce solare a ogni ora del giorno. Auroville si ispira allo yoga integrale di Aurobindo e Merè e coltiva come ideale la fratellanza tra tutti gli uomini di ogni razza e credo. Accoglie 50.000 abitanti.

 

[77] l'Imperatore moghol Shan Jehan, per ringraziare il chirurgo inglese che l'aveva completamente guarito, gli concesse il libero scambio commerciale tra Bengala e Inghilterra, nacque Calcutta, nell'agosto del 1690, avamposto commerciale fondato da Job Charnock per conto della compagnia delle Indie Orientali agglomerando i tre villaggi di Sutanati, Govindapur e Kalikata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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