Meteo popolare, sà i venti rintracciare
su Ande e sul Tirreno, è Aruspes folgorale
pur medicin Giaguaro, degl’indio Tzutujil
capanne e palafitte, carbone e forni argil
sommario quartine


  a b c d
 

Meteo popolare, sà i venti rintracciare

 

Nel calendario, dio Giano è seme estate

Gennaio fa il ponte, febbraio lo rompe

Febbraio in tabarro, Anton barba bianca

Qualora non piovesse, neve non manca

 

Febbraio candelora, se fa la tempesta

Oppure gragnola, dell’inverno simo fora

Se è sole o solicello, è solo mezz’inverno

Sempre s’equilibra, tempo brutto e bello

 

Marzo porta i nodi, al 19 e venticinqie[1]

E i 3 giorni della vecchia, lì nel fine mese

Nodo del cuculo, sta invece il 10 aprile

quel d’Eolo il 25, patron del vento fine

 

Nodo san Pancrazio, Servazio e Bonifazio

Nodo bachi Seta, tra il mezzo e 20 maggio

Nodo mamma Pietro, è l’ultimo di giugno [2]

Dopo appar estate, puoi scoprire il grugno

 

Primo tuon di marzo, serpe esce dal balzo

Risbiglianu i cursùni, è odor di primavera

Muor radic’inverno, in april dolce dormire

Uccelli lì a cantare, e gli alberi a fiorire

 

Alla coda di marzo, e la testa d’aprile

Non si sa il freddo, che possa venire

Marzo pazzerello col sol porta l’ombrello

Neve marzolina, dur da sera alla mattina

 

Equinozio plenilunio, goccia o fontanile

April freddo gentile, non t’alleggerire

Maggio e maggione, tieni il tabarrone

Di luglio gira ignudo, il sole è nel leone

 [3]

Luglio gran caldo, bevi vino e batti saldo

Agosto cap’inverno, nasce mama freddo

Notte di Lorenzo, carbone piove addosso

Francesco pur rinfresca, verso 2 agosto

 

Fin acqua d’agosto, por uomo ti conosco

Settembre porta via, ponti o secca fonti

Settembre mutamento, aria settembrina

Fresca or è la sera, e fresca la mattina

 

Partono le mosche giornate son già fosche

Ottobre è speculare, al Marzo carnevale

Qualche scampagnata, ancor sa regalare

Butta giù le ghiande, al porco da ingrassare

 

Novembre Martino, 3 giorni e un pochino[4]

Alla festa dei santi, la neve è per i campi

Alla festa dei morti, la neve è negli orti

Giunge a monte e piano, nel 18 e rotti

 

Al 25 san Caterina, tira fuori la fascina

Al 30 sant’Andrea, freddo spacca pietra

Natal freddo cordiale, bruma a Dicembre

Davanti t’agghiaccia, e dietro t’offende

 

Iniziano i venti, i mutamen di stagione

Da invern a primavera, portan piogge vital

Se si va verso marzo, vento deve soffiare

Se andiam vers’aprile, vento deve finire

 

Scirocco e levante, stancano i santi[5]

Di quattro cose, mai non vi fidate

Sereno di notte, o nuvolo d’estate

Amor di donna, e discrezion di frate

 

Vento di sera, buon tempo si spera

Vento di mattina, pioggia s’avvicina

Non fu mai vento, senz’acqua dopo

Non cade la pioggia, sen vento invoco

 

 

Se prima è vento, e poi segue brina

L’acqua giù in terra, starà domattina

Cielo grigio mattino, è segno bel tempo

Quan canta il merlo, siam fuori l’inverno

 

Maestrale Maestro, spir da Nord-ovest

Vèn freddo secco, che porta buon tempo

Specie al tirreno, e saette ha scoccate

Chiamato è Scirone, distrugge l’estate

[6]

Tramontana nasce, poi 3 giorni pasce

O a multipli di tre, poi sparisce e muore

La stuzzica di certo, marino vento mare

Mattina tramontana, a sera fa maestrale

[7]

Maestro e Tramontana, non duran settimana

Maestro gonfia e sgonfia, annuovol rasserena

Se Maestro è fresco, Bora arriva presto

Leggi giostra venti, e presagisci evento

 

Vento Grecale, che spir dal Nord-est

Cecia è chiamato, portator di gragnole

Neve e burrasche, è fredd’umido nembo

Grecu e livanti, acqua dietro e davanti

 

Vento Levante, Apeliote è chiamato

porta pioggia dolce, e mena pur sereno

Marito a dea dei fiori, ebbe frutto figlio

Assieme miel e spighe, viva tuo bisbiglio

 

Se non piove Levante, è un gran brigante

Levante e levantina, un dì o na quindicina

Divino leva e move, o tre o sei o nove

Se non si rimette, è 18 o ventinove

 

Scirocco Sud-est, nasce secco da Sahara

Grand’umi raccoglie, medi mar traversando

Quan soffia scirocco, nuvole dietro la porta

scirocco oggi soffio, doman faccio scroscia

 

Austro è ostro Noto, ovvero il Vento Sud

Del caldo mezzogiorno, porta nubi e più

Vento e tempesta, e perigli ai naviganti

Assieme con Borea, nomina i quadranti

 

Austro e Borea, son due stelle rilucenti

Di antica nebulosa, Presepe mangiatoia

costellazion del cielo, a nord del cancro

pronostica tempo, secon chi sta brillando

[8]

Libeccio Sud-ovest, detto Africo Garbino

Libico oppur Lips, port’acqua è violentino

Prim scopre i pagliai, quindi poi ci piscia

Dopo grande vento, viene pioggia fissa

 

Ponente ponentino, a Roma dona brezza

Da mare va spirando, caldo via spazzando

Zefiro e Favino, vien esso pur chiamato

Petrarca canzoniere, pur l’ha ricordato

 

“Zefiro che torna, il bel tempò rimena

E ridono i prati, e il ciel si rasserena

Giove si rallegra, di mirar sua figlia

E ogni animàl, d’amar si riconsiglia”

 

Son piene di Pan, tutte vie mari e porti

quan grano è nei campi, è suo e di santi

Esprim in linguaggio, coi gesti di natura

Allusion segni meteo, di ciclica fattura

 

Ne caldo ne gelo, rimasero in cielo

Il lupo non mangia, ne caldi ne freddi

Natale s’è al fuoco, Pasqua è al gioco

Natale se al gioco, Pasqua è al fuoco

 

Se verde Natale, sarà bianca Pasqua

Natale al balcone, Pasqua al tizzone

Un molle Natale, fa Pasqua asciutta

È in debito il Cielo, se manca la frutta

[9]

Tutto si bilancia, restituendo quantità

Caldo con freddo, son dosate in un anno

In un modo o nell’altro, arrivan entrambe

Persino le annate, bilanciano in grande

[10]

Fien abbondanza, è carestia in pane

Quan ride montagna, piange il pianale

Dopo tempore sole, post nubila Phoebus

È il detto latino, che ab origen più sù

 

Quando la canna, fa grande pennacchio[11]

Sarà lungo inverno, di neve e di ghiaccio

Fioritùr del cardo, rivela il picco estate

Arco beve in mar, per nuvol dissetare

 

Arcobalen mattina, riempie la marina

Arcobalen di sera, il tempo rasserena

Arco in mare ha, tempo buon da fare

Arcobalen in terra, piove o nevicare

 

Cielo a pecorelle, acqua a catinelle

Se rosso di sera, bel tempo si spera

Pesante aria respiro, gross’acqua fà

Se l’aria è rossa, o piscia o soffierà

 

S’è l’aria a fette, son lampi e saette

Se gran bonaccia, tempesta minaccia[12]

Bora scura dura, poco dopo muore

Un 3 o 5 o 9, dura quan se move

[13]

Quando luna, tiene il culo a molle[14]

Presto pioverà, sicur su le tue zolle

Luna con anello, non porta tempo bello

La pallida la pioggia, rossa porta vento

 

Bianca fa sereno, osserva lunazione

Prim e secondo dì, non dan indicazione

Terzo indica il tempo, che farà nel mese

Identi quart e quinto, fa sicur l’intese

 

Cerchio vicino a luna, è acqua lontana

Cerchio lontano, allor acqua è vicina

Se cerchio appar rotto, da lì viene vento

Poiché umidità, fa un nebuloso tempo

 

Luna mangia nembi, per crescere piena

Quan tutto ha mangiato, il ciel rasserena

Stellin sua lucerna, se manca è maltempo

Chiare nitide corna, sta freddo correndo

 

Corni smussati, indican la pioggia

Eretti e minacciosi, indicano il vento

Del nord oppur del sud, specie il 4 dì

Se rossa segue Pasqua, porta carestì

[15]

A Luna settembrina, 7 lune se ne inchina

Equinozio autunno, più splendida di tutte

Da lei inzia deciso, il declino insolazione

Raccolto d’anno dopo, rivel con precisione

[16]

Levar calar di luna, è cambio di fortuna

Assieme con i quarti, cambia pure tempo[17]

Per fare buon negozi, attenti agl’equinozi

Posson aver pioggia, solstizi ed equinozi

 

Cielo rosso al mare, vai contadino arare

Nuvol rosse di sole, prepar legna pastore

Cielo di lana, piove oggi o in settimana

A cielo improvviso non fare buon viso

 

Cantar squarciagola, stimola pioggia

È rito propiziazio, in tutte processioni

Imita gli uccelli, i grilli e altre creature

Pur se stona e stompa, aiuta ierodùle

 

Bel tempo sarà, se sol s’alza chiaro

E se nubi all’aurora, vanno nell’ovest

Se sole a finestrelle, acqua a catinelle

Sol bianco di scirocco, porta la corrente

 

Pioggia ora nell’aria, è caso di aspettare

Più mordon moscerini, zanzare e tafàne

Roma alle oche deve, certo la grandezza

Vegliano la notte, col canto la presenza

 

Se fiocchi lanosi, volteggiano nel cielo

E se l’arcobaleno, tiene un doppio arco

Se pallide le stelle, sembrano cerchiate

E vicino all’acqua, uccèl fan starnazzate

 

Trasportano formiche, su tutte le uova

Millepiè e lombrichi, erràn budella terra

Si fan vedere e, gli uccelli scuoton l’ali

Curàn piume al petto, lor impermeabi

 

Sento in quel fondo, gracidar la rana

Indizio certo è, di una futur piovana

Canta il corvo, e si riprova la folaga

A tuffarsi nell’acqua, della fontana

 

La vaccherella, in quella falda piana

Aspetta l’acqua che non par lontana

E narici allarga in alto, e si le giova

Gode respiràr, l’ar ionizzata nuova

 

Veggio lievi paglie, andar volando

E va la polver, qual palèo rotando

Obliquo il turbo spira, spirit ubi vult

La rondine sorvola, sfiora stagni giù

[18]

La rondine chiama, la pioggia del cielo

Per sue necessità, e quelle di creature

Vola bassa bassa, prega venga l’acqua

Prega Pan e il sole, rondin del signore!

 

La civetta inizia, cantare e la cornacchia

Pur con voce roca, e insiste arriva l’acqua

Presto aperti nembi, riverseranno pioggia

Torrenti sulla terra, a dare nuova foggia

 

Se l’anitra si tuffa, pur gracida la rana

E su l’onda stende, lungo rauco strido

Se tardi la colomba, torna pur al nido

Com a congregar annuncia nembo infido

 

Se son greggi armenti, tutt’intorno sparsi

E cercano all’ovile, pur approssimarsi

Avidamente gustan, elettrica pastura

E l’ape all’alveare, torna e s’assecura

 

Le api dalla corte, non si fan lontane

Se veggon aere nembo, tenebroso scuro

Con sassolin in seno, si librano per l’aria

Zavorra come barca, solca l’onde d’aria

 

Volàn lente vespe, in monotono ronzio

S’attardano la sera, pesanti nel tramonto

Precedono le stelle, Pleiadi port’inverno

Che turbini di vento, alzan all’esterno

 

Se bella stagione, è scarsa d’insetti

Prossimo inverno, allor rigido appare

Se fin maggio-giugno, illumina il grano

Lucciola fata, ha bel tempo assodato

[19]

Pulce che pizzica, è mutar del tempo

Zanzara insistente annuncia la pioggia

Libellula a pioggia, pel d’acqua sorvola

Se alta s’innalza, bel tempo rinnova

 

Quando scorpioni, van fuori le crepe

È segno che presto, arriva la pioggia

Capolino fa sole, acqua c’è o sta vicino

Ma se canta civetta, farà tempo bellino

 

Quan cervi volanti, d’insolito ronzando

Volan al crepusco, tempo volge al cambio[20]

Capel ribel ricciuti, segnan prossi pioggia

Prevision di tempo, ritma agraria foggia

 

Coccinelle 7 punti, fermano a mezz’aria

Se mutamento clima, senton’imminente

Quando canta a lungo, cicala di settembre

poc’acqua a ottobre, meno per novembre

 

Un grillo che canta, è portator di vento

arriva la cicala, smette il cuculo cantare

da clima primavera, si passa a cald’estate

assieme con le gru, arriva inverno in fase

 

Esce granchio d’acqua, prima di tempesta

E i topolin con zampe, rivoltan loro nido

All’apparir dei segni, del pluviòn foriero

d’un posto per dormire, tengon desiderio

 [21]

È bel tempo quando, volano i gabbiani

Se radunano su costa, è cattivo tempo

Galina si spollina[22], temporale s’avvicina

Pur quan gallo canta, fuor dell’or’ossia

 

Aspetta l’acqua, sotto il grondaio

Quando il gallo canta, all’inter pollaio

s’attardan a pollaio, piover vuol allora

Doman non è più, il tempo che fa ora

 

Chi uccide i gatti, fa male i suoi fatti

Quando sbadiglia, s’avvicina temporale

Pelliccia elettrizzata, gli genera prurito

Lui diselettrizza, lavando il pelo e viso

 

A occhi grandi aperti, tempo volge pioggia

Se stretti a falce luna, il tempo rasserena

Quan con unghia gratta, legna del mobilio

Al fuoco tu provvedi, il freddo par vicino

 

Farfalle intorno casa, imminen temporale

Pur se testa prude, insistente sen ragione

Se il fuoco brucia interno, neve fina fina

Sfavilla brace viva, grandine avvicina

[23]

Neve presagisci, se sibila la legna

E un alon lucente, tiene la lucerna

Funghi su lucerne, pioggia s’avvicina

Fiamma che volteggia, è vento da cantina

 

Il bianco gelo, d’acqua è messaggero

Se pizzican geloni, neve o freddo intenso

Abbondanza ghiande, lungo fredd’inverno

E successiva estate, calda per davvero

[24]

Ghianda cade presto, freddo viene lesto

Ghiande a san Michele, natale molta neve

Mordono le mosche, giornate sono fosche

Mais con più cartocci, inverni freddi forse

 

Maiale scontroso, è un segno di pioggia

Nocciol gran raccolto, dà inverno nevone

Quan nevica a minuto, la trovi fin al buco

Quan sole nev’indora, neve neve ancora

 

Serena campagna, neve alla montagna

Per una settimana, la neve sarà madre

Dopo due è matrigna, dopo tre fa tigna

Ma dopo ogni neve, bel tempo ne viene

 

Nebbia bassa, quel che trova lascia

3 nebbie fan pioggia, 3 pioggie la piena

Dopo tre brine, sarà pioggia a mezzane

se muro trasuda, temporal può arrivare

 

Smossa d’insistenza, la terra dalle talpe

Segna mutamento, di clima verso pioggia

Di cibo in frenesia, va talpa in superficie

Passaggi tana drena, riassesta ben office

 

rondine e tartaruga di terra[25]

 

Marzo mette fuori la gemma, aprile la apre

Maggio la tiene, e poi giugno la rompe

Chi ha sacco non ha grano chi grano non il sacco

Maggio acquoso, molta paglia e niente grano

piove Maggio-giugno, ricchezza in tutto il mondo

Acqua Maggio val quanto pesa pane tutto l’anno

un acqua tra aprilmaggio Vale più di buoi e carro

 

Escono i lombrichi, prima della pioggia

Così fan le lumache, si che non s’affoga

Chiocciola con casa, dop’umido si spassa

E segna fine freddo, lucertola comparsa

 

Quando rana canta, allora tempo cambia

Canto del ramarro, pur annuncia pioggia

Se ragno fa bucato, bel tempo assicurato

Se sal su per camino, clima è pertubato

 

Quando canta rospo, inverno pare morto

In Toscana primo canto, tien a fine marzo

Via via animal e piante, escon dal letargo

Come esser umani, in terre dell’incanto

 

All’acque di maggio, fico apre la soglia

Finchè s’infoglia, minchion chi si spoglia

Alle acque d’aprile, quercia lava e riveste

E con sughero e fico, la folgor apprende

 

24 giugno Giovanni, ogni grano è paglia

Se fioca prima di Natale, ogni sterpo da grano

Se nel campo non c’è capanna, falla da té

Chi semina la terra, spera nel cielo Rè

 

Ad aprile la lepre, ha finito svernare

Ma se sta coperto, cambia tempo certo

L’uccello fici-fici, fa un suon tintinnante

Quan primavera, divien più costante

 

Quando nuvole, vedi andar a mare

Prendi pur la zappa, vai a zappare

Quando le nuvole, vanno al monte

Prendi gli arnesi, a vai alla corte

 

Quan l’oca marina, vedi va al mare

Piglia tuo sacco, a mulin puoi portare

Quando l’oca vedi, va alla montagna

Piglia la zappa, zappetta e guadagna

 

Pleiadi gallinelle, son stelle d’inverno

Assiem ad Orione segnavan lavori

Del tempo agreste, mentre il lupino

Assieme l’euforbia, segn’or contadino

[26]

Orione nimbosus, pluviosus acquosus

Sorge in autunno, e porta le piogge

Tramonta ad aprile, pure con pioggie

Di buona stagione, anticipa fogge

 

Quando le nuvole, son fatte di lana

Piove da qui, fino a unà settimana

Nuvol vagante, l’acqua non porta

Quando sale è moia, pioggia ti porta

 

Pecore irrequiete, oppure ballerine

Dicon che le pioggie, son ben vicine

Quan pavone strilla, com’oca di notte

Sappi che la pioggia, tosto è alle porte

 

Se uccelli a stormi, avvicin temporale

Dopo temporale, ancor c’è passatella

Pioggia piccolina, che fa cessare vento

Svolazza pipistrello, segna tempo bello

 

Il ventisei di luglio, ristora i mietitori

Pianto Maddalena, pioggia sacra manna

È l’ora del pastore, tregua sopraggiunta

Sibilo ad’orecchio, pioggia pur annucia

 

Quan cambia tempo, galleggia lordura

Dum tepore mutant, stercora natant

Se vien brutto tempo, pur cigola legno

Di porte e finestre, armadi e bracello

 

Trifoglio alza foglie, quan vicina poggia

Se piove buon ora, và al campo e lavora

Con mare molto scuro, pioggia sta sicuro

Nuvol verdi scurette, tempesta e saette

 

Chiara montanga, bevi e va in campagna

Chiara marina, mangia bevi sta in cucina

Se montagna è chiara, e la marina scura

Va a bosco e campi, senza alcun paura

 

Se tuona su albero, senza le foglie

Allor pochi frutti, stagione, ne coglie

Canta l’usignolo, nelle notti d’aprile

Segna bel tempo, stabile a offrire

 

Lampi improvviso, di tempesta son avviso

Lampeggia e poco tuona? secchi il ciel ti dona

Se lampeggia ponente, lampeggia per niente[27]

Se fa lampi da levante, libeccio arrivante

su Ande e Tirreno, è Aruspes folgorale

 

Medici e aruspici, con pittori e poeti

Auscultano diagnosi, e son terapeuti

Presso Rasna tirreni, sono un tutt’uno

Errante sciamano, talvolta è qualcuno

 

Interroga sorti, lampi viscere e uccelli

Vede ostenta importanti, in natur e libèlli

È continuo sentire, interpretar enunciare

Propiziar espiare, e se è il caso danzare

 

Ha berretto appuntito, e ricurvo bastone

Veste umil pastore, il vero è il migliore!

Augur suo collega, osservatore di uccelli

Trae auspici da volo, e da polli in sacèlli

 

In tempi di guerra, ai generali in battaglia

Egli offre gli auspici, dando ai polli la paglia

Tra terremoti tempeste, e meteore cadenti

Desume gli ostenta, presagisce gli eventi.

 

I Rasna sostenea, fulgural conoscenza

Interpretar fatti, è dìsciplin di coscienza

I fatti avvengono, per presagìr qualcosa

Dal fato stabilita, mana è la sua sposa

[28]

Il mondo sin dall’alba, rivelano gli stoici

È fatto dagli eventi, e lor segni percursori

Sia nel volo uccelli, che le viscer d’animali

Nei fulmini nei sogni, e prodigi sovrumani

 

Negli astri nelle grida, d’invasati da mania

A comunicar messaggi a coloro in sintonia

Nulla appar a caso, futur non è improvviso

Mana da indicazio, a fondar un condiviso

 

Mana è sostanza, essenza indipendente

Che Giace nelle cose, eventi tua corrente

Pietr’accanto l’altre trasmette via contagio

Chi dotato di suo soffio, sà fondar villaggio

 

Si vede la si sente, dalle cose in cui risiede

Sprigiona dalle foglie, fugge in nubi e fiamme

Spesso specializza, cura uccide o insegna

Determina ogni cosa, e il fato ci consegna

 

Pur ogni cosa permea, visibile o invisibi

Permea le persone, e permette la visione

Generàl dell’universo, ch’ei contien in seno

È mana atemporale, investe ogni sentiero

 

Mana circola in più fasi, metamorfosi d’I king

Fatalismo o copion scena, età umana fa fluìr

può destin tuo prorogar, nazion o citta-stato

Con ostèn prodigi, segnà ogni fato dato

 

Nevio figlio contadin, coltiva agro piccin

Pascola le scrofe, poi schiaccia un pisolin

A risveglio s’affligge, animal perduti avea

Entra al suo sacello, di eroi che li teneva

 

Chiede trovar scrofe, promette bella uva

Esaudito il desiderio, cerca grappol d’uva

allo scopo suddivide, sua vigna due a due

e da volo degli uccelli, trae l’auspici pure

 

Sguardo viso a sud, or proietta templum

Vigna sinis destra, a isolar quell’uva orsù

Giunge pian al posto, un uva gran l’attende

Offre a eroi sacello, papà or augur l’intende

 

Templum è mandala suddivisio dello spazio

Un cardo e decumano, che uniscon 4 punti

Tracciati con dei sassi, pali oppure spago

Dal centro osserva il volo, aruspice rinato

 

 

Nevio e Iovi Optimo Maximo Sucellus,Tinia Saturno Silvanus,

con copricapo a tamburo-tuono, folgori e corona d’alloro. [29]

 

Fa esame l’aruspice, di fulmine e tuono

Se necessario l’attira, evocandon il tono

Egli indaga la fonte, il colore e il fragore

Vede tipo durata, e sen tien acre odore

 

Cos’è che ha colpito, in qual circostanza

Sfiorato o incendiato, bruciat’abbastanza

Se son fulmini secchi, o umidi e chiari

Se son segni del fato, o inutili e vani

 

L’aruspice sai, procede in tre fasi

Seneca e Plinio, ci dicon chiamarsi:

Fase di analisi, o modo exploremus

Interpretazione, è l’interpretèmus

Il modo exoremus, è purificazione

È detta espiazione, o propiziazione

 

Analizza un fulmine, o volo di uccelli

Traccia cerchio su terra, diviso in caselli

Le caselle son sedici, son dimore di Dei

Son volta del cielo, in quadranti Caldei

 

Con ginocchio piegato, punta sud-nord

Braccio angolo fianco, segna l’est-ovest

Sguardo verso sud, e semplice postura

Traccian coordinate, sopra d’un altura

 

Orizzonte fa cerchio, spalle son al nord

L’aruspice cerca, il quadrante in accord

Provenienza del lampo, o di uno stormo

del Dio folgorante, trova sede cosmo

[30]

Divinità del cielo, trovale a nordest

Del mare oppure fato, troval a sudest

Di terra e di natura, trovale a sudovest

Saturne sotterrane, troval a nordovest

 

Pure ogni saetta, rimbalza all’indietro

Invisibile torna, in una sede nel cielo

Ricorda mercurio, divin messaggero

Consegna la posta, veloce foriero

 

Ogni saetta, tien nocciolo di pietra

Asce frecce scuri, son teste di saette

Cadono da cielo, quando v’è tempesta

Altre pietre inver, sedan vento festa

 

Una è l’epistite, Plinio ha udito dire

Nebbie con tempeste, pare fa fuggire

Così corallo che, nasce dentro al mar

Dove è color verde, esce e muta all’ar

 

Rosso ti diventa, ha virtude alquanto

Folgori e tempeste, fa cessar d’incanto

Così l’alloro pianta, saette tien lontane

La dov’esso cresce, è l’oro del poetare

 

Tinia detto Giove, lancia saette diurne

S’è Satur Summano, lancia le notturne

Quelle Sommane, son dette d’inverno

Erompon da terra, o vulcano interno

 

Lanci di fulmine, son detti manubie

Sono undici certe, le altre son dubbie

Ciascun dio n’ha una, ma Tinia ne ha tre

Lui attesta intenzioni, da 3 settori del cièl

 

Dimostrativo d’ira, è quello ostentatorium

Utile o dannoso, invece è il peremptorium

Il devasta tutto cambia e tutto trasforma

Il presagum avverte dissuade o conforma

[31]

A consiglio o da solo 3 manubie Tinia son

Quand’è favorevole, Tinia scocca in assolo

Quando c’è un prezzo, consulta i zodiacales se cambia o distrugge si consulta ai fatales

 

Per dedur se un segno, manifesta prodigio

Ostile o propizio, guarda il ciel se è grigio

L’est appar propizio, è dei Pars Familis

L’ovest par ostile, è dei Pars Ostilis

 

- Aruspicina delle Ande

Popolo Q'echua, è un popol d’incanto

Serba tra d’essi, nazione dei Q'EROS

di Tawantinsuyu, fondatori più antichi

nell’attuale Perù, sorgenti Inca miti

[32]

Tayta Inti è padre sole, fulmin è Kaya

Wayra è il vento, la pioggia pare Para

Qaqa è il tuono, Nina fuoco e luce Illa

Le stelle son Coyllòr, la luna sarà KJlla

 

Guidano gli Aapus, famiglie ed armenti

In luoghi inospitali, di terre avar sassose

In alto sulle Ande, contatto di montagne

Grandi costruzioni, coraggio straripante

 

Rispettan loro corpo, come Pachamama

La forza sibilante, rispettan sotterranea

È l’interior inconscio, detto Uku Pacha

Il mondo conscio è, il visibil Kay Pacha

 

Mondo superconscio, detto hanak Pacha

O mondo spirituale, della vivèn materia

Animato dagli umani, flor faun e minerali

Percezio Pacha Mama, rende sovrumani

 

Forza di montagne, effonde dalle punte

Uomo cerca trova, regno di Hanak Pacha

Attira sé ogni forza, d’ambiente circostante

Empatico contatto, è ponte più importante

[33]

Energia delle montagne, è Apu collettiva

Una banca d’energia, cùi attingèr contatto

È la parte raffinata, di forza Pacha Mama

Sottile psiche chè, elabor nostra mama

 

Ad Apu e Pacha Mama, si rivolge amor

Lo fa villaggio Q'Ero, informale monastero

Gerarchia di sacerdoti, delle Ande religiose

Wairschi primo grado, lettor di coca cose

[34]

Watoo secondo grado, detto di veggente[35]

Colui che grazie a foglie, legge ben affondo

Terzo grado è Hampeq, ovvero curandero

Uomo immerso nel, rapporto num intero

 

Tal profondità, include i spir di piante

Dal cui fa suggerire, più metodi di cura

Con spirito pianeta, è capace a lavorare

Mangia inquinamenti, Brujo sa stroncare

 

Pampamesayo è detto, ora il 4° grado

È bimbo amato molto, dalla pachamama

Cacciator viaggiante, segue suo papà

Arriva fin all'Apu, cioè Hanak Pachà [36]

 

Altomesayo infine, parrebbe 5° grado

Serve Pacha Mama, con forze delle vette

Lavor con l'energia, del popol multiverso

Accede all'energia, dell'Apu di universo

 

Preincaici panteisti, totemici animisti

Discendenti d’apus, ai cui rendon culto

Con varie cerimonie, e animali sacrifi

I Wairschin Apus, maestrano gli offici

 

Leggono polmoni, di uccelli e di llama

Brucian pu foglie, di coca grasso lama

Leggon le fiamme, sterco chicchi mais

Curandero esperti, in erbe di adivasi

 

Cuculicote monte, nella valle Chiama

Sacro ai curanderos, di spiriti è dimora

Laghi la circondan, s’innalza su spianata

Colline flor e fauna, rituale l’ha invocata

 

Maestro posseduto, da spirito montagna acquista i suoi poteri, ed ora può curare

Divide la sua Mesa, come il cielo Rasna

Zucca pien di semi, sarà la sua Maraca

 

Segna ritmo rito, e fuma ner tabacco

Bev acqua sorgente, o tè di mamacoca

Fa l’atto rituale, rispett a Pachamama

Mastica la foglia, che piccola lui ama

 

In tali cerimonia, contatto favorisce

con montagne apus, laghi pure piante

Shamico brugmansia, arbusto della costa

Semina infusione, ha fiori viol apposta

 

Semi alla bevanda, ingerita dal malato

Inibisce facoltà, offren profondo sonno

Maestro poi trasporta, paziente sott’ipnosi

Al fin diagnosticare, in olistica simbiosi

 

Guairuro semi rossi, a macchioline nere

Usati a divinare, e in collan portar fortuna

I sacerdoti di Apus, fan pur l’aruspicina[37]

Diagnosi dei ventri, di fauna da cucina

 

Osservan man e occhi, inizian l’orazioni

Invocan antenati, in latin e pure quechua

Continuan in silenzio, fuman ner tabacco

Bevon’acquavite, brindan Pacha e bacco

 

Se usan foglia coca, per diagnosticare

Mastican piccine, bol’offrono a paziente

Che può rifiutarle, oppur ingurgitarle

Ne sparge sulla mesa, per oracolarle

 

Come son cadute, diritto oppur rovescio

Le mette fra le dita, ed ha un idea paziente

Di quello che succede, successo od accadrà

Se soffre di malocchio, spavento susto sà

[38]

Controlla con dito, da lingua insalivato

Lo passa sulla fronte, sente se è salato

Passa pure un uovo, in varie parti corpo

È poter ch’assorbe, con parol d’accordo

 

Suo braccio flettendo, il mal estraendo

Lo getta lontano, poi chiede il vestiario

Del malato paziente, a fin di purgarlo

Percuote con frusta, e caccia l’inganno

 

Daño od inganno, per malesser ribelle

Preghier consultazio, a scoprir il nemico

È un invidia o gelosi, a causar maleficio

Prescrive una dieta, qual cur sacrificio


[1] La primavera non si afferma gradualmente ma per salti, ritorni e impennate di freddo detti nodi o periodi. La parabola della vecchia, narra di una donna furba che conoscendo il tempo, riusciva sempre a scansare le sue pioggie e tempeste. Alla fine, Marzo, che aveva 28 giorni, se ne fece dare 3 da Aprile e il giorno dopo scatenò il finimondo al piano e al monte infradiciando la vecchia in tutti e tre i giorni.

 

[2] Il 10 aprile circa, inziano a cantare i cuculi. I 3 santi del ghiaccio, ricorrono il 12-13-14 maggio mentre la mamma di Pietro è il 28 giugno

 

[3] Dopo tanta rugiada a marzo, segue tanta pioggia ad aprile

 

[4] Gesto di S.Martino, ufficiale romano, che donò parte del suo mantello a un povero freddoloso che gli chiedeva elemosina sulla strada. Quel poverto era Gesù che da allora, per la ricorrenza di S.Martino, torna quel sole che temperò il freddo al donatore rimasto senza mantello

 

[5] vuole una consuetudine che il vento che spira al sabato santo a mezzogiorno (plenilunio di primavera), è quello che ci sarà tutto l’anno e, che quando tira un forte vento è segno che è morto un potente o un malvagio. Talvolta pure la terra muggisce, squilibri di soffi interni a Gaia portano il terremoto; ciò che colpisce è a sua volta colpito, il soffio provoca i rumori che si avvertono sottoterra prima dei terremoti, il rumore precede il moto perché è più sottile e penetra dovunque, più del soffio. In analogia col corpo, dove le palpitazioni non cessano d’improvviso, nelle grotte del vento, entrano ed escono venti caldi o freddi, secon stagioni

 

[6] Il Maestrale è asciutto e gelido d’inverno, assieme a Ponente, Tramontana e Greco porta prevalentemente sereno (quadrante W-NW-N-NE); i restanti 4 venti portano preval. pioggia (quadrante E-SE-S-SW)

 

[7] vento freddo e impetuoso, chiamato Borea od Aquilone, secondo gli antichi, suscita tempeste e terremoti, rapisce fanciulle e fischia da conchiglie

 

[8] Le due stelle brillanti di Borea e Austro, son dette Asini, mentre quella di mezzo è il presepe (mangiatoia). Se sfavilla una e nasconde l’altra allora spira Noto (austro), sennò Borea

 

[9] I proverbi sono spesso impostati su questo tipo di ragionamento: se per 3 anni non è venuto vino buono, allora siamo in credito con Zeus padre eterno (Dioniso Zagreo, ecc.), perché i conti si fanno sempre col padrone. Si attendono i raccolti che possano ristabilire il giusto equilibrio del dare e avere.

[10] Il principio di compensazione (tao o juris) è la base delle previsioni: annate calde e  fredde, d’abbondanza e carestia, si bilanciano sempre tra loro

 

[11] canna di palude arundo donax

 

[12] Si dice del mare quando l’aria è pesante, immota, le onde piccole, fitte e deboli

[13] la bora, che dura vari cicli di giorni, è vento secco e freddo, molto veloce con raffiche di 50-60 m/s che scende dalle gole delle Alpi verso il mare, soffia con violenza per settimane

[14] ha la gobba in basso e sotto ha le nuvole o alone di nebbia

[15] Eventuale luce fredda, nel plenilunio di primavera, è nefasta per tenere gemme e bocci in apertura in quanto le brucia. L’effetto luminoso della luna funge da spia  per eventi come questi

 

[16] Per fare ciò, molte tradizioni aborigene e contadine, dividono il giorno in 4 parti di 6 ore ciascuna a cominciare dalla mezzanotte. Ciascuna quarta raffigura una stagione a iniziare dall’inverno: tempo asciutto e vento caldo raccolto scarso; tempo piovoso e tempo umido, raccolto rigoglioso; così in modo inverso per primavera ed estate.

 

[17] al sorgere e tramontare della luna sono più probabili i cambiamenti del tempo: luna nuova, piena e dei due quarti. Le sue fasi influenzano e modificano il tempo, l’aere, il mare, le creature viventi nei cicli di riproduzioni e nel profondo della psiche tutta. Altri giorni sensibili al mutamento sono i 4 cardinali (solstizi ed equinozi)

 

[18] Se la rondinella sfiora l’acqua con le ali, s’avvicina il temporale poiché i moscerini scendono giù a trovare aria più calda. Per san benedetto la rondine è sotto il tetto, ma quando parte, il freddo è in arrivo.

 

[19] le lucciole sono in relazione alle Pleiadi, dette lucciole del cielo. Quando le celesti appaiono all’orizzonte, le cugine terrestri escono, e quando le Pleiadi tramontano anche le lanterne delle fate scompaiono.

 

[20] coleottero lucanus cervus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pur medicin Giaguaro, degl’indio Tzutujil

(a Martin, Vivenzio eremita e gli eredi eremiti Maya)

 

In Santiago Atitlán, un uomo strano venne

Martin or ti presenti, 2 anni che ti chiamo!

Di Nicolas Chiviliu, Martin fu l’apprendista

Sciamano Tzutujil, Maya erede a vista

 

Apprende molti anni, a correggere squilibri

Rapporti di persone, con più spiriti antenati

Studia lingua indio, assiem a bimbi e donne

È parte del villaggio, sposa un delle donne

 

Morto il suo maestro, n’eredita pazienti

Quasi trenta mila, persone nel villaggio

Un dei suoi doveri, è accrescer giovinetti

Con riti iniziazioni, per farne veri ometti

 

Santiago Atitlán, giace in Guatemala

Patria d’una guerra, civile assai brutale

Il governo dominante, messo su dai gringo

Vieta tradizione, vuol consumismo spinto

[39]

Martin può sol fuggire, in pericolo sua vita

In lui Chiviliu vuol, serbar sapienza antica

Trascrive musicando, l'indigen tradizione

Porta in sé viaggiando, di nazion nazione

 

Chiviliu mi chiamò, preserva tradizone

Nell’ora del terrore, viaggiavo tra i confini

Reinsegno stor antiche tornato nel villaggio

Riporto gli antenati, dop’uragan passaggio

[40]

Vero cuor villaggio, sta nel buco mundis

Foro a centro tempio, luogo assai profundis

Tunnel di fra mondi, che chiudere non puoi

Sradicar con dogmi, è da idioti se lo vuoi

 

Questo luogo cavo, partorisce il mondo

Un albero produce, con frutti e vari fiori

Fatti con il suono, che viene giù di là

Noi li mangeremo, l’anno che verrà

 

Giovan uomin donne, nell’iniziazione

Vanno giù nel buco, sino all'altro mondo

Per l'alber rianimare, e far tornare in vita

Con semi musicali, eloquenza e lor ferita

 

Sanno addolorarsi, lottar contro la morte

Piuttosto che lottare, a uccidere i fratelli

L’istinto della morte, appoggia in rituale

Finchè ti dica ok, ti do un lasciapassare

[41]

Lottare con la morte, è lotta d’eloquenza

È tentare d’ingannarla, ucciderla non puoi

Se tenti di carpirle, l’affar più vantaggioso

Su altrè person ricade, costo più oneroso

 

Non rifiutar sua offerta, lei è opportunista

Di anime è affamata, e di pensieri umani

La tua immaginazione, falle ben trovare

Felice lei si ferma, un poco a dimorare

 

Ogni uman possiede, l'anima indigèn

E in ego ambient’ostile, lotta per vivèr

Civili oppur tribali, consumiam essenza

Pei fini imperituri, della sopravvivenza

 

Ogni debito creato, è di natur spirituale

Torna a esiger conto, rispondi col lodare[42]

Su Gaia sempr’avviene, continua distruzion

La cura o la risposta, produce sua reazion

 

Se noi per var ragioni, il cibo non gli diamo

Il sogno allor prosciuga, piano noi moriamo

Connettersi col luogo, quotidian passaggio

È spiritualità, non un week-end d’assaggio

[43] 

L’albero del mondo, ha radici in al di là

Noi non le vediam, ma quelle dan vigore

Il mondo che tu senti, bevi oppure mangi

Di certo può fallire, se l’altro tu lo sganci

 

Da radici d'altro mondo, tutti noi veniam

Dopo esser cresciuti, or noi dimentichiam

I ricordi d'altro mondo, ai bimbi eliminiam

A ricostruir il puzzle, la vita poi spendiam

 

Umani coi lor suoni, nutrono quel mondo

Reame che in ritorno grassa questo mondo

Spiriti e antenati, nei mondi e nella psiche

Ci cantano alla vita, noi siam lor sogno fine

 

Siam sogni nella mente, di bambin divino

Continuo alimentati, da suon a tutto tondo

Di suono siamo fatti, incarniamo in forme

Uccelli oppure erba, suon tutto conforme

 

Quando siamo svegli, siamo il loro sogno[44] 

Vivend alimentiamo, sorgente ch’essi sono

Se dorm oppure muoio, lasciò scena sfondo

Il sogno alimentato, da quel vero mondo

 

Per averci cantati, portati all’esistenza

Se tu non li alimenti, prendono insistenza

Veniam su questa terra, al fine di sognare

Ovvero ricordare, l'altro mondo alimentare

 

Villaggio paga prezzo, della sua esistenza

Sogna ed alimenta, ricorda l'altro mondo

Seduto in uno stagno, canta lor canzone

Che torna come eco, e fa da nutrizione

 

Un regalo spedito, in ogni direzione

Com’eco ti ritorna, e varia in vibrazione

Le invenzion tecnologie, furono sognate

Tradotte nella terra, ancor non ricambiate

 

Son frutti son raccolto, di sogni precedenti

Cantati da antenati, aggiunti l'un all'altro

Nelle cultur più sane, l’abilità a inventare

Si paga con i riti, a evitar d’indebitare

[45]

Nascono gli umani, sen debito o peccato

Debito l’abbiamo, con esser d’altro mondo

Il debito è la fonte, al dolore e depressione

Salda con il rito, con danza e con canzone

 

Lor muoiono di fame, se tosto l’ignoriamo Sono forze di natura, per nulla onnipotenti

Nei giovani specchiansi, qual debiti viventi

Qual dolore e fame, ed emozion potenti

 

L’umana presunzione, egoica violazione

Scatena loro fame, in violenza divorante

Odio e depressione, avanzano imperterre

Lor cibo diveniamo, a mezzo delle guerre

 

Rapporto interrotto, con spiriti d’inconscio

Finisce col sottrarre, il cibo di tua psiche

Se cur psicanalizzi, allora mangian corpi

Muovono d’intorno, e strappano rimorsi

 

Tentiamo riparare, i mal di depressione

Con tecnologia, ma non funziona a lungo

Solo vita e morte, vissute con passione

Nutrono di senso, antenati a profusione

[46]

I fantas di chi uccidi, portan depressione

Antenati senza onore, lascian confusione

Se nulla a loro dai, se pensi d’esser solo

Combattere dovrai, in te l’influsso loro

 

Dai agli antenati, un luogo designato

In case piccoline, per esser ricordato

Alimenta loro vita, con lingue di parole

Ornate di poesia, e devozion del cuore

 

Non sarem depressi, dai fantasmi loro

Che vite quotidiane, divoran’ogni giorno

All’invisibil mondo, motore d’ogni brezza

Paga con degl’inni, danze e tua bellezza

 

Quan persona muore, suo spirito ritorna

All’invisibil mondo, sorgen di vita in terra

Riti e canti sepoltura, quel debito pagàn

E lo spirito nel viaggio, seguono aiutar

 

Se la persona morta, è priva iniziazione

Ignor luogo donde venne, cioè destinazione

Suo spirito ora vaga, fuor d’orientamento

S’arrangia a dimenar, cerca compimento

 

Sciamano di villaggio, cattura tal fantasma

Divide componenti spedisce all’altro mondo

Assieme alla famiglia, imposta un rituale

Attiva relazione, mànutenzion regolare

 

Alimenti coi tuoi riti, in regali ricorrenti

Le storie d’antenati, i ricordi nei presenti

Il morto è divenuto, parte al panorama 

Viver tuo dolore, alimenta vita umana

 

Vivendo ad Atitlán, un bambino persi

Causa febbre tifo, pagai col mio dolore

Nacque l’amicizia, con un bel rito artista

Mi trovo residente, ecco mia conquista

 

Se il debito paghi, con dolore e bellezza

Medicina diventa, e non intossica il corpo

Antenati dai forma, e ti unisci in composto ogni cosa ravvivi, pure i boschi del posto

 

Appartenere a un gruppo, è Tzutujil idea

Linguaggio n’è la colla, unisce e si rivela

Eloquenza nel discorso, di lor mitologie

Serbate nelle ossa, daran più sinergie

 

Si basa appartenenza, su manutenzione[47]

Di vita quotidiana, a dar spontanea unione

Le case del villaggio, sono fatte in fango

Devon rinnovarsi, e non durare tanto

 

I giovani maschi, portano le pietre

Mentre le donzelle, portano dell'acqua

Parleranno i vecchi, su cosa e come far

Lodata vien casa, assieme col mangiar

 

Ognì luogo recintato, viene poi toccato

Ristabilir villaggio, è un tutto confermato

Le sòl case robuste, le fanno gli affaristi

Missionar statisti, più solitar turisti

 

Verbo essere non ha, la lingua Tzutujil

Nulla è bianco o nero, tutt’è ugual sostanza

Il creato è stato fatto, tu fa manutenzione

Nulla è permanente, sia la tua lezione

 

Tutti vogliam fare, qualcosa imperituro

Non la casa in sè, ma un gruppo duraturo

Questa sia la meta, cuor d’ogni villaggio

Sola permanenza, nel terreno viaggio

 

Nessun creatur umana, pure sovraumana

È a centro d’universo, luogo sempre vuoto

Ambiente dove tutti, Dio con sue creature

Posson far convivio, curar sfogare pure

 

 

oração de harmonia

rit. Se non ritornerete come bambini

non entrerete mai

non c’è posto per quell’uomo

che non venda la sua casa

per acquistare il campo dove,

ho nascosto il mio tesoro;

ma per tutti gli affamati,

gli assetati di giustizia,

ho spalancato le mie porte

ho preparato la mia gioia.

Per chi fu perseguitato,

per chi ha pianto nella notte,

per tuti quelli che hanno amato

per chi ha perduto la sua vita.

 

Desejo Harmonia, Amor,

Verdade e Justiça a odos meus irmãos.

Com a forças reunidas das silenciosas vibrações dos nossos pensamentos somos fortes, sadios e felizes, formando assim um elo de Fraternidade Universal.

Estou satisfeito e em Paz com o Universo inteiro e desejo que todos os seres realizem suas aspirações mais intimas.

Dou graças ao Pai invisivel por ter estabelecido a Harmonia, o Amor, Verdade e a Justiça entre todos os seus filho

 

Om Jay Ga

 

 


[21] i topi dallo stridulo squittìo, se forieri del bel tempo, saltan come ballerini, mentre se corrono, s’avvicina la pioggia; se i topini di campagna entrano in case è segno di maltempo o arrivo del freddo

 

[22] cioè fa il bagno nella polvere o terra

 

[23] Nell’imminenzia di un temporale si osserva: un insolito sfarfallio; il fieno, l’erba e i fiori mandano maggior profumo poiché l’umidità dell’aria aumenta, scioglie e trattiene gli aromi mentre il calore di una fiamma, o il lucignolo di una candela, lo converte subito in acqua facendosi irregolare e provocando scoppiettio; il fumo sale poco, resta fermo o s’abbassa nell’aria e la brace manda vivo bagliore. All’arrivo d’un temporale, l’aere s’alleggerisce e l’aria delle miniere, cantine e sotterfugi, esce fuori più forte del consueto, così il puzzo di fogne che si solleva quando la pressione esterna si allenta. Invece è prossima la neve quando: la lucerna reca tracce simili a granuli di miglio tutt’intorno al lucignolo splendente, o se il fuoco scoppietta e la legna sibila mandando fuori vapori

 

[24] I lecci quando hanno ghiande fitte, danno notizia di un inverno più rigido; san Antonio manda tal raccolto perché i porci ingrassino meglio e i contadini possano avere qualcosa in più di cui sfamarsi.

 

[25] la tartaruga esce dal letargo solo se l’inverno è mite e resta in superficie fino ai 7 gradi. Se scende improvvisa nella sua buca è sintomo che il freddo arriva in poche ore e, più profonda è la sua tana, più lungo sarà l’inverno.

 

[26] piante elioscopiche che seguono il sole pur con le nubi

[27] la Bora quan lampeggia porta sereno, quan tuona la pioggia

[28] M.Kornmuller “il sapere per i rasna è sacro poichè collegato al divino e alla sua e-mana-zio. Marcel Mauss“in tutti i popoli e culture proto-storiche, il mana, a un tempo naturale e sovrannaturale, è ciò che permette e sostiene i fenomeni di sincronicità. È l’energia che permette d’inserirsi nel flusso dell’universo (Tao). Non può essere compreso razionalmente, ma solo coi fatti ed esperienze, poiché essendo stato obliterato dalla mente razional-binaria, esso resta confinato, nella sua essenza, all’inconscio collettivo e individuale dell’uomo moderno, continuando ad agire e apparendo misterioso in assenza di riferimenti interpretativi condivisi”.

 

[29] Tinia Silvanus, è il dio Rasna della foresta, cielo, inferi, stagioni, morte e vita, fulmine, fertilità e agricoltura. detto Jupiter Sucellus, Zeus, Vienne, Taranis, Thor col maglio e saetta. Il suono del battente, in origine un tamburo o botte, rievoca il tuono in lontananza, da quello principale, posto sulla sua testa, diramano sottili linee di fulmini anch’esse terminanti in piccoli tamburi. Ogni tuono porta messaggi e presagisce eventi e cambiamenti su tutti i piani d’esistenza.

Massim. Kornmuller: “Nigidio detto Figulo (vasaio), senatore e sostenitore della repubblica romana contro ogni deriva imperialista, noto aruspice capace d’interpretare e presagire gli eventi del mana, approntò un Calendario brontoscopico, che interpretava il significato del tuono, per ogni giorno.”

 

[30] la divinazione Rasna è analoga a quella del mandala tibetano, della maloca amazzonica o del bango-so africano, è una divisione (suddivisione, partizione ideale dello spazio-tempo tramite cui interpretare le indicazioni dell’ultraterreno) rituale simbolica e materiale dello spazio che viene chiamato templum. Nel templum, suddiviso in quadranti e caselle è possibile condividere con gli antenati e divinare il futuro. Le caselle sono la proiezione delle 16 regioni del cielo, 4 per ognuno dei 4 settori del templum: pars familiaris a est, pars hostilis a ovest, pars antica avanti e pars postica a posteriore (nord). Come una bussola, la prima casella che si posiziona a nord è quella di Tinia Cilens (Giove folgoratore e della flora) seguono in senso orario: Tinia pluton, Tinia nettuno, Uni/maia, Tecvm/venere, Lusl/ercole, Nettuno, Catha/circe, Fufluns, Silvano, Lethams/vulcano, Tluscv/marte, Gea, CvlAlp/apulu, Vetis/plutone, Cilens. L’aruspice stando al centro del templum, occhi a sud, osserva la direzione del volo degli uccelli enel settore indicato trova infine ciò che cercava.

 

[31] Significato presagio varia secon l’intenzione dell’operatore: se ha gà in mente un idea da realizzare, fulmine è consigliere, se il consultante ha progetto in itinere, è di autorità,  approva o disapprova il progetto; se il consultante non chiede nulla di specifico, il lampo, a seconda della casella cui parte o ritorna, indica il campo d’azione (legato al dio nume) verso cui agire o da cui guardarsi, infine il fulmine prorogativo indica evento nella vita del consultante, che può esser prorogato.

 

[32] Inca nascono dall’Impero Tawantisuyo, 4 suyos geografici: Qollasuyo; Qontisuyo; Chincaysuyo; Antisuyo(N,E,S,W). loro lingua Quechua parla al cosmo e alla natura: Pachamama la terra, Yacumama il fiume, Sachamama la selva, Inti il sole e la lingua-legge nelle canzoni-poemi, Yanacuna gli schiavi, Willac umu i sacerdoti, Rimac è Lima, città che parla lingua dell’uomo. Arawicus i poeti erranti e anonimi che cantarono l’origine attivando moduli di pensiero (nelle auree collettive) emozioni, aspettative e desideri di un popolo-coscienza

 

[33] montagne, ponte tra Kay e Hanak Pacha, veicolan l’amore

[34] Alto Despacho di Q'Ero, è l'arte ancestrale di rendere omaggio agli Apu e alla Pacha Mama, a Q'Ero vi sono molte CHOSA, casa di pietra senza riscaldamento dove si officiano i rituali. Gerarchia intesa come risveglio dei diversi livelli di consapevolezza e disponibilità all'amore disinteressato. Wairschi è colui che legge le foglie di coca lanciate con mano esperta su un panno di alpaca, attraverso la relazione con lo spirito delle foglie e il proprio intuito, è in grado di conoscere il passato, decifrar presente e preveder il futuro

 

[35] colui che con il continuo lavoro con foglie e intuizione ha raggiunto un grado di sensibilità tale da poter leggere senza accessori l'energia degli umani e decifrarla in maniera esatta

 

[36] il curandero, o terzo grado, è sufficientemente esperto, da lavorare con lo spirito PACHA MAMA, mangia ogni tipo d’inquinamento energetico e fisico, curare le malattie e stroncare attacchi psichici di Brujos o malintenzionati; i Quraq Akuliaq (5° grado), attraverso il servizio e l’amore all'Apu e alla collettività, sviluppano empatia tale da poter trasferirsi là dove la lor presenza è richiesta pur continuando a restare nella propria casa. Tutti gli Apus, patroni della religione Q'echua, son maestri di natura, come taoisti e Rasna

 

[37] l porcellini d’India (Cuy) di color nero, sono usati dai curandero per l’Ars Haruspicina, così come gli aruspici Rasna, il maestro si accoccola, davanti la mesa e invita il malato o chi chiede una esame

 

[38] sintomi del Susto sono l’insicurezza, sobbalzi quotidiani sofferti dal paziente dovuti a forte emozione o a una caduta

 

[39] Nel 1970 Martin va in Messico per chiarirsi le idee. Apparenti vicissitudini, lo portarono in Guatemala, a  Santiago di Atitlán, villaggio indio di etnia Tzutujil. Si sposa e s’integra nella vita del villaggio, divenendo un  sacerdote Tzutujil e curandero, è costretto a fuggire all’arrivo delle squadre della morte.

 

[40] I Bambini del villaggio, rimasti orfani o cristianizzati a forza, perdono il legame con il loro luogo; ritrovare la radice antica e innestarla in noi e loro, richiede semplicità di cuore, coraggio e pazienza.

 

[41] Durante l’iniziazione i giovani  lottano con la morte, cioè firmano un contratto che dice:"io rinuncio all’illusione di vivere per  sempre", poi la loro anima ritorna, in cambio dovranno sempre tornare all'altro mondo, ritualmente, una percentuale dei frutti della loro creatività, eloquenza e immaginazione.

 

[42] regali di bellezza, danze ed inni all’invisibil mondo che dona vita.

 

[43] Ci sono molti modi, di essere sciamano, così come le lingue pur diverse, fanno  identica  esperienza di comunicazione in un comune spazio.

 

[44] I Maya ci ricordano che l'altro mondo ci canta assieme alle esperienze, noi siamo la loro canzone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

capanne palafitte, carbone e forni argil

 

Le prime abitazioni, son ripari naturali

Buche oppur caverne, cespugli alberi cavi

Protezion per fuoco, contro vento e pioggia

Fan nomadi ripari, a mò di tenda foggia

 

L'uomo sedentario, produce ora suo cibo

Spuntano i villaggi, e cerami vasellame

S’allevano più bestie, spunta agricoltura

E più fibre vegetali, per far la tessitura

 

Le prime case avran, uno o due giacigli

Uno sgabello o sedia, un fuso per filare

Camini ed un telaio, per tessere la stoffa

Lucerne candelabri, bracieri da trasporta

 

Asce e spiedi pietra, per tagliar le carni

Arrostirle su bracieri, o tripodi di bronzo

Candelabri in bronzo, e drappi color vari

e vasi in terracotta, accostan’incensieri

 

Italia presso Isernia, seicen mil’anni fà

Si sfrutta abitazione, che la natura dà

Grotta avente porta, di rami con le pelli

Chiude imboccatura, e fa scaldar interni

 

Arde fuoco al centro, a cuocer riscaldàr

Pitture su pareti, un lavoro impegnativo

Uomini e cavalli, cacciàn bisonti e cervi

Dipinti coi mammut, scintillano più belli

 

Francia presso Nizza, trecen mil’anni fà

V’eràn capanne ovali, erette sulle dune

Son fatte le pareti, di pelli tese ai rami

Infissi nel terreno, o tramite pietrami

 

Al centro di capanne, arde un focolare

Dai venti riparato, con un muretto pietra

Alghe qual giaciglio, pur erano mangiati

Sul pavimento resti, di animal cacciati

 

Capanna in tronchi, rami ed ossa dure

Di pelli rivestita, canne e frasche pure

L’ossatura regge, i pesi e dà la forma

Materia più leggera, copre si conforma

 

Nella festa ebraica delle capanne (o tabernacoli), gli ebrei dovevano abitare in capanne di frasche per 7 gg, a ringraziare Jahweh–Gea del raccolto.

 

capanna Africana

clicca per vedere capanne (hut) e palafitte antropiche 家 [jiā]

 

Delimita uno spazio, chiuso che protegge

Da vento dalla pioggia, dormire ti consente

Su copertur del tetto, si apre un apertura

Per fuoriuscita fumo, di fuoco di cottura

 

L’italiche capanne, in argilla costruite

Hanno tegol terracotte, roton distribuite

Oppur con rami a cono, legati con il salcio

d’esterno rivestite, con ginestre a sfalcio

 

Graticci vegetali, dan vita alle pareti

Di sterco intonacate, con pali rinforzate

Decorazion frontali, con corna di animali

Armi ed antefisse, e simboli sciamani

 

Pur case circolari, poggiate a un tavolato

Sorrett a impalcature, intorno v’è il fossato

Scavato per le acque, a protegger l’abitato

Tetto è fatto in rami, intreccio a cono dato

 

S’inizia conficcando, tronchi già appuntiti

Nel fangoso fondo, e due metri fuoriusciti

Poi assi orizzontali, daranno un pavimento

Legati od inchiodati, a bastion riferimento

 

Palizzata e pavimento, strato argilla copra[48]

Struttur portante a pali, messi contrapposti 

Legati con canneti, e con corde di càrice

Diametro ed altezza, 4 metri superfice

 

Modello dei camuni, è struttura sollevata

Retrattile la scala, poggiante inferiormente

Su pali incastonati, ùn l’altri mezzo ai sassi

Reggon palafitte, un bel pavimento d’assi

 

Non è sempre sull'acqua, a volte n’è vicina

Su d’esso è costruita capan in frasche varie

Adatte per la pesca, e contrasta umidità

E gli straripamenti, dell’acque conterrà

 

Abitazioni etrusche, su zoccolo poggiansi

di tufo squadrato, oppure blocchi in pietra

Su d’esso alzati muri matton argilla cruda

E la pavimentazione, la dà l’argil battuta

 

A Creta le capanne, han forma circolare

Situata su un pendio, su artificial terrazza

Aprono ad oriente, il tetto è fatto a cono

Quando deteriora, coi resti ne fan nuovo

 

Le case greche sono, fatte in sassi e legno

E matton d’argilla, asciutti e cotti al sole

I tetti ricoperti, di paglia e pasta argilla

Pavimento in terra, battuta a parapiglia

 

Le case qual rifugi, scavati nella roccia

Composti da tettoia, e da uno o due locali

Intorno ad un cortile, interno a cielo aperto

Cui prendon luce se fuor non è permesso

 

Pastore diffidente, sa fare estive case

Ab’origin tradizione, di temporan barrache

Capanne circolari, con base in pietra dura

Tetto cono a tronchi, di rami e frascatura

 

Vicino tien recinto, per mandria d’animali

Costruito alla bisogna, di frasche con i pali

Se trova dell’argilla, può far dei bei mattoni

Capaci di incubar, del sole i suoi calori

 

Argilla in matton cotta, assorbe umidità

Poiché durante il giorno, il sole assorbirà

Fa scambio in efficienza, più di modernità

L’indiano perspicace, d’istinto questo sa.

 

Nel Libro sapienzale Siracide (A.T), v’è un elenco di cose necessarie alla vita: Acqua, fuoco, cibo, riparo, ferro, sale, latte, miele, succo d’uva, olio, vestito

 

 

- Carbonaie e fornaci d’argilla

Un frate peregrina, tra boschi tra poderi

Fermato a riposare, accese un focolare raccoglie poca legna, dal bosco liminale

Riparte copre il fuoco, incendio ad evitare

 

Qualche giorno dopo, ripassa quelle parti

Rivede il cumuletto, cui terra pose al fuoco

Calcia tal mucchietto, e sorpreso vide che

Legna bruciacchiata, in carbon mutò da sé

 

Da allora i carbonai, iniziaron le fatiche

Col canto della questua, Befan e ballo gobbi

Una danza d’appenino, di chi lavor in bosco

Mima il carbonaio, uomo emiliano-tosco

[49]

Parte la famiglia, ai primi di novembre

per recarsi là, nel bosco che ha acquistato

Inizian costruire, capanna in pali in legno

ginestre e zolle terra, piazzole di contegno

 

Avviano il taglio bosco, erigon carbonaia

Con metodi opportuni, nelle piazzol disposte

Pongon zolle terra, a coprire fuoco e luce

1 settimana circa, legna in carbon riduce

 

I forni arcaici erano come le carbonaie di montagna cioè tumuli di terra e legname per avere il carbone via combustione rallentata. Le camere delle fornaci, alimentate da legna, eran fatte dagli stessi mattoni da cuocere pertanto andavano smantellate ad ogni cottura dopo che la catasta di mattoni s’era raffreddata.

Il ciclo del mattone inizia in autunno quan si prepara lo scavo del terreno argilloso togliendo eventuale strato vegetale che si era formato assieme a sassi e radici. Vangata l’argilla necessaria, si lascia il pozzo esposto tutto l’inverno all’azione del gelo ed intemperie che ne miglioran la qualità e rendono più facile la lavorazione; questà è la fase del rammollimento, macerazione della zolla che le alluvioni dei fiumi potevano favorire. Allontanando poi l’acqua, per deflusso o evaporazione, si raccoglie l’argilla depositata sotto forma di poltiglia finissima detta moretta. Una parte del terreno dell’opificio era destinata all’estrazione della creta, un’altra all’essiccamento, cottura e stoccaggio.

La fabbricazione vera iniziava a primavera e durava sin tutta l’estate. Il tutto vicino a pozzi d’acqua poiché serve un litro e mezzo per ogni mattone e sabbia per i laterizi e cospargere il piazzale dove si ponevano le forme fresche ad essiccare per 2-4 giorni o 24h in calde estati.

 

La ceramica è arte, dei quattro elementi

argilla è acqua-terra, combustion fuoco-aria

900 gradi fornace, per essiccare la forma

Che in secoli Sole, fuoco breve trasforma

 

Figulorum vasaio, pignattaio in tre fasi

Terra colta e disposta, modellata poi cotta

La melma selvaggia, che forma continenti

Accresce od erode, sue basi in più tempi

 

Portan disperazione, l’alluvioni dei fiumi

Dan argilla con limo, le ostinate paludi

La melma macerata, in stagni naturali

per tutto l’inverno, divien creta mani

[50]

I fabbricanti di vasi, e fornaci da calce

son ugual carbonai, e mietitor stagionali

maestranze lombarde fan l’arte in sabina

Con lavoro paziente, sfruttan microclima

 

L’Argilla lavorata, a mano e piedi nudi

Immersi nel fango, fino alle ginocchia

la zappa e piedi nudi, la riducon in pasta

per darle la forma, stampi legno stipata

 

seminudi a lavoro, prendon mali palude

febbre tifo per sbalzi, polmonite, pellagra

per sforzo continuo, mala-dieta e carenze

pur con le donne, economie sussistenze

 

l’Argilla or è formata, indurita essiccata

all’Aria ed al sole, e arricchita con paglia

abitan di foci fiumi, han depositi argilla

Danno vita a città, civiltà è la loro figlia

 

 


 

[45] Un coltello è un attrezzo dal debito grande nei confronti delle divinità coinvolte via via nella sua fabbricazione. Al termine è un dente di terra che taglierà legno carne e piante; se a causa presunzione s’ignorano i rituali sdebitanti, si volgerà a tagliare l’umano stesso.

 

[46] man mano che si invecchia, la vita diviene più significativa, poiché si fanno sempre più regali all'altro mondo e gli spiriti sono alimentati meglio

 

[47] La chiave della generosità è l'inefficienza e decadimento della materia, ciò porta gil abitanti di un villaggio a riunirsi almeno una volta l’anno per  lavorare su qualche capanna da rinnovare. I Maya non aspettano le crisi per trovar l’unità, le creano ritualmente di continuo.

 

[48] Pasta di argilla: 3 secchi letame, mezzo di argilla, mezzo di cenere di legna; mescola con vanga e aggiungi 4litri di latte affinché la pasta raggiunga consistenza densa e si possa spalmare con spatola sottile. Fai asciugare la pasta per alcuni giorni (non al sole altrimenti si formano crepe) e spalma a coprir tutta la superficie della paglia. Come isolante inverno, appendi pelli ai muri (yurta), lastre di vetro o silice.

 

[49] I gobbi con l’irriverenza della gobba, i volti sporchi di fuliggine, baffi e barbe spioventi, cappelli flosci e toppe sui pantaloni di velluto, mimano i duri lavori del carbonaio della montagna. Il lavoro del carbonaio impegnava spesso uomini e famiglie per più mesi, costringendoli a una vita isolata nel bosco, con ritmi di lavoro intensi e faticosi che spiegano le forme di imbarbarimento che il ballo dei gobbi mette in scena e su cui ironizza.

 

[50] Graham Swift:  “La bonifica non è stata desiderabile per tanti secoli per coloro che vivono d’acqua: i pescatori, i cacciatori di palude, i tagliatori di canne, gli abitanti di palafitte e nemmeno da chi usava quella melma per farne mattoni e tegole, per la casa degli altri. L’uomo con pazienza, toglie la vegetazione che impedisce il deflusso delle acque e risistema argini provvisori che l’acqua distrugge regolare, per averne in cambio limo e creta”. Il borgo di Rieti, dove la melma in cui si viveva nel passato era risorsa, è costellato di stagni e pozzi, scavati per far depositare la creta di fiumi e torrenti e tenerla a rammollire in inverno, si da trasformare nell’impasto grigio scuro detto la moretta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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