Acqua, Fuoco, Terra, Aria e Identità
tra canti di Taranta, Vodunsi ed Orishàs
Gesù Fauno danzante, scopre l’afro danza
le terapeute Muse, oggi fan Biodanza
sommario quartine


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Acqua, Fuoco, Terra, Aria e Identità

(Antonello Ricci, Lucio Niccolai, Clara Gallini, Gary Snider, Paul Hawken, Thoreau, Fritjof Capra, Banana Joe-Città senza nome)

 

Miti e riti dell’Acqua e del Fuoco

son modi con cui, nella pratica e ell’immaginario, si costruisce il teatro delle appartenenza locali.

Il tempo del mito si rinnova nel ciclo rituale e..  patria, identità e appartenenza sono costrutti  culturali legati a pratiche strategie di potere.

 

Nelle mille varianti delle storie di folletti e gnomi, rinnovati dalle epopee popolari, vi è la necessità delle comunità locali, di trovar nelle proprie risorse materiali e culturali i motivi per rimanere nello spazio-tempo, e poiché ogni gruppo riconosce verità alla sua variante della fiaba, questi vari racconti son esemplari.

 

Miti e i Riti son rimodellati in un ininterrotto processo di re-invenzione di appartenenze, radici ri-definizioni di patrimoni culturali. La tradizione è una costruzione ri-negoziata di volta in volta, di una diversità locale elaborata nel rapporto della più ampia cultura globale. I miti risolvono paradossi, trovano soluzioni per la continuità di un legame collettivo mai garantito e sicuro, dove il rito ludico (ludus, fare la stessa cosa in modi differenti e cose differenti allo stesso modo) si fa dramma, catarsi ed esorcismo contro rottura e disordine sociale, separazione e morte.

 

“In molti villaggi la fondazione e conservazione del legam associativo è opera di femme sovrane (amanti, genitori, leader), colonne-cariatidi che emergono nei momenti difficili e crisi a suscitare l’ethos comunitario, sostenendo ed elaborando dinamicamente le forme dell’appartenenza e dell’indentità. Nella disperazione, nel dolore e dramma sociale della separazione, le lacrime femminili son acqua che muove la macina di un mulino in ricerca d’un impossibile ricomposizione di una realtà sociale lacerata. Attrici e narratrici nella rete dei vicoli, le donne raccontano eventi in modo drammatico al fin di costruire una memoria storica, un mito fondatore che radica profondo come una quercia una nuova identità clanica ed etnica. L’acqua del dolore, necessaria a ridar vita a un vincolo comunitario lacerato da conflitti, partorisce ed elabora un mito[1] come nell’antico teatro mediterraneo, che dal pianto doloroso di occhi femminili, ricrea un identità e appartenenza che nutre comunità”.

 

Pico, re-fondatore dei Sabini (Romolo dei Latini) è figlio di Silvano/Marte e Feronia madre Terra, venerata in Sabina come ops-fortuna primiginea, Vittoria, Rhea Maia, Madre de Lari (avi).

Il 14 Febbraio, Presso Cures, capitale sabina sulla via del sale, nel lucus Feronie, Bosco sacro al dio oracolare Fauno-Silvano, il sacerdote, invasato dal dio e in preda a convulsioni, celebra il lupercale, la festa di Fauno legato a Nettuno Equense, dio delle acque interne. L’acque del Tiberinus avevano benefici curativi, sia bevute che in abluzioni. Il tempio di Fauno Esculapio, sull’isola tiberina fu hospes/ sanctorum, scelto dal serpente dei coloni, che dalla nave, scese su di esso. I devoti praticano l’incubatio: ricevere in sogno l’oracolo di Aplu (Ap = acqua) da cui apprendere il tipo di cura necessario per guarire. L’acqua salutare è attinta dal pozzo dove l’acqua tiberina è fatta decantare, a lungo, per perdere impurità e divenire potabile, cioè tagliata in due.

 

Nei miti della creazione, l’eroe fondatore di una comunità o nazione, sollecita a divinità o spiriti locali, l’autorizzazione per l’insediamento del gruppo e organizzare così il territorio. Tal processo crea un identità alimentata nel tempo attraverso una continua relazione con gli spiriti.

Gli spiriti esprimono la relazione tra vivi, morti e territorio, a mezzo di segnali che assicurano il suo uso e controllo (canti degli antenati).

 

Nella cultura Cinese, i cinque elementi

Son imago ed aspetti, di stati differenti

dello Yin e dello Yang, ecco la partitura

Legno rappresenta, le piante in fioritura

 

Fuoco è calore, del picco solar d’estate

Metallo ci conduce, graduale all’autunno

Causa la caduta, di temperatura e foglie

E i frutti dalla terra, con utensili raccoglie

 

La Fenice fenghuang, sole fuoco assieme

corpo cigno e fronte gru, schiena tartaruga

collo serpe gola rondine, becco di gallina

lunga coda piume, e ciuffo a mandarina

 

Muore e rinasce, e presiede il quadrante

meridionale del cielo, dona il fuoco estate

per cuocere il cibo, è onorato con offerte

di ciotola d’acqua, e incenso bacchette

 

Acqua è l’arrivo, del freddo invernale

Yang conduce Yin, nel suo corso naturale

Attraverso il tempo, e le naturali forme

presenti dappertutto, e frattali conforme

[2]

Yang dragone è, come sole che s’abbassa

Da pomeriggio a notte, in profondità marine

Quan decide emerge, nel cielo ruggendo

Una colonna d’acqua, solleva lui salendo

 

La scende sulla terra, è pioggia che disseta

L’acqua scaturisce, da una costante fonte

Manifesta in forme varie, è inafferrabil resta

Molteplice trasforma, conquista Yang foresta

 

L’Acqua, al confine tra essere e non essere, passa tra molteplici trasformazioni e, nella sua umidità-umiltà, da vita a ogni cosa e conquista lo yang per attrazione piuttosto che costrizione. Dimora nei bassifondi da tutti sdegnati e alla Via è assai vicina. Niente la supera in niente, il grande Yu, inventor delle dighe, è l’uomo-pesce-drago, mediatore e garante della separazione fra cielo e terra (foresta). La Medicin Cinese osserva cambiamenti della natura e degli umani, nel mantenimento del flusso Yang ottenuto in vari modi (Qi gong, agopuntura, Tui-Na): stimolare punti del corpo che influenzano il flusso del Qi regolandone velocità, direzione, forza o bevendo vari tipi di tè, miscele di erbe e composti differenti.

 

Il Drago long è simbionte della civiltà

Si trasforma in mille, epifanie impossibili

Piccolo come baco, grande come il mondo

vola nel cielo, tuffa nello stagno profondo

 

Ha testa di cammello, corna ramificate

Occhi di coniglio, e le orecchie di bufalo

Collo di serpente, e l’addome di rospo

scaglie carpa, zampe tigre e falco rostro

 

Presiede l’orientale, quadrante del Cielo

cioè la primavera, d’inverno è negli stagni

dorme e si sveglia, nella stagion di piogge

Quan vola troppo alto, la siccità ci coglie

 

Quan vola troppo basso, ecco le alluvioni

Distratto da sua azione, Re d’oceani ctoni

Sua stirpe popol cinese, cerca propiziarlo

in ogni occasione, d’acqua festeggiando

 

Con danze del drago, e fuochi artificiali

affinché non distragga, continui vegliare

L’uomo del bene, è come acqua benefica

A tutti e nulla è rivale, Lao Tsu ci confida

 

Nel corpo umano, lo Yang alla mattina

Emerge dalla terra, col poter primavera

Legno che porta, acqua dai reni e nutre

Gli organi e pelle, e le ossa e strutture

 

Poi alza distribuendo, il fuoco energia

Per svolgere i nostri, lavor quotidiani

Compiuto ciò il Drago, inizia discender

da Cielo è un aereo, metallico arrender

 

Sen carburante, piomba al subacqueo

A riposar ristorare, per giorno seguente

da Terra elemento dragon ciclo dipende

Tutti gli altri elementi, la terra sottende

 

Se la crosta terrestre, è già troppo dura

Yang non è in grado, di uscire al mattino

In inverno la cosa, è piuttosto normale

Dì  brevi d’estate, è invece anormale

[3]

 

La Cosmologia dei Waci, offre infinite relazioni simboliche dove ogni forza è personificata e legata a un universo vivo che pulsa di Numeri, Numi od Orixas. La comunicazione tra i vodùn, è resa possibile per tramite di un serpente che:

Si rende visibile con l’arcobaleno; è androgino e si manifesta nella dualità del rosso e blu tatuati sul corpo degli iniziati.

Liti tra fuoco e acqua nel corpo d’un individuo richiamano contrasti a livello cosmico. Durante l’eclisse, sole, luna e terra litigano condizionando l’uomo che ricorre ai riti per ricompor l’armonia e ritrovare il posto nella comunità. Gli iniziati si accostano al fuoco sacro e chiedono di averne, per continuare, sulla terra, la grande lotta dei vodun contro i disgregatori dell’ordine sociale e cosmico (anch’essi attori). Ruolo dei vodùn è salvaguardare questo ordine perché gli uomini non scompaiano dalla terra e gli astri non cadano dalle loro posizioni.

La geomanzia pronostica la fecondità, dai segni tracciati sulla terra o posizione di luoghi rispetto agli astri, ha 16 figurazioni e 15 sottofigure per un totale di 256 combinazioni. 16 sono i mesi Waci, il cui calcolo inizia dalla quinta luna (quintilian) all’apparizione delle Pleiadi.

 

41 (40+1 richesto da Legba, braccio della legge, caotico dei vodun) son le conchiglie della collana iniziatica, i modi di nascere e le malattie che il vodun può mandarea una persona riluttante, recalcitrante che, cosciente o meno, infrange sue leggi e rifiuta di farsi iniziare.

 

L’universo è una zucca, vuota ed immensa

la terra n’è la coppa, il cielo n’è il coperchio

caldo secco il primo, umido fresco il secondo

Calor e freschezza, san causare ogni fecondo

 

determinan momenti, del giorno e le stagione

presenti in animali, a sangue caldo e freddo

negli arbusti e piante, in bacche blu e rosse

così dentro i legumi, e meteore pietre mosse

 

con cui poter creare, strumenti d’ira o foga

associati a canti danze, silenti oppur in voga

ogni foga sentimento, ha sede all’intestino

febbre è fuoco in sangue, cuore od altro sito

 

ardor che vuol trovare, l’acme crisi prima

che l’acqua lo riporti, all’armonia di prima

acqua ha voglia vita, spegne fuoco e febbre

pace è la freschezza, che corre sulla pelle

 

Pitone-Drago abbraccia, la terra ne conforma

Ogni valle e ogni collina, il mare e ogni realtà

Donna pur conforma, sinuosa seno e fianchi

serpente eretto è detta, sollievo per i tanti

 

Totem di molti clan, venerato e rispettato

Non va mai calpestato, ucciso od inquinato

Dal cielo serbatoio, l’acqua allor discende

E fuoco dalla terra, a lei fulmine s’ascende

 

Il Fuoco e l’acqua sono, usati in molti riti

la loro lotta allora, è coscièn ritualizzata

in modo tal che cessi, divenga integrazione

và lampo Tatewierì, in focolar celebrazione

 

vodun del fulmine, Hebiesso che non può

uccidere o inviare, i suoi lampi senza il sette

cioè forza della terra, congiunta a quella cielo

la terra sappi è il 4, il cielo è il tre davvero

[4]

Il ciclo della vita, è scandito da passaggi

di viaggi nell’età, con prove iniziazione

nascita e infanzia, adolescenza e coito

adultità anzianità, morte e spiri introito

 

Deve ogni realtà, passar prima per 6

Cioè destrutturar, prima di andare a 7

6 connette ai bimbi, già nati malformati

che in acque degli stagni, venivan affogati

 

il 6 è nascosto, nella pelvi e vuole uscire

Strambi i suoi tempi, nei riti a lui da offrire

come i costumi, nudi o meno a suoi iniziati

disordine rituale, per salire ai sette gradi

 

La gestion del potere, nell’Africa segue

Due sistemi base, monarchico eterarchico

La cosmo appartenenza, innata l’indirizza

agli sciamani ganga, durante vita stizza

 

disgrazie e malattie, e perdita di senso

Le maschere si fanno, per esser indossate

a curare tutti mali, temute oppur odiate

gioite e venerate, comun sempre danzate

 

Picasso: “L’arte è l’affermazione più eloquente che ogni popolo fa di sé stesso (idee, potere, storia, eventi sociali e individuali), riflette i sistemi sociali, economici ed educativi di un gruppo. Presenze vive nelle avanguardie tribali sono in grado di agire sul percorso mentale dell’osservatore; l’arte popolare è effimera, fatta per esser mangiata e dissolta in occasione della festa, poiché vive solo in tale spazio cerimoniale.

Più ti allontani dai percorsi abituali, più t’inserisci in una cultura antica e laboriosa che protegge il territorio con le sue foreste e ogni pietra affinchè resti sul posto a dar stabilità alla terra su cui è appoggiata”.

 

“Il melo è selvatico come lo sono io, per caso, che non appartengo alla razza aborigena di qui ma che,  proveniente da un ceppo coltivato, mi sono perduto nei boschi”. Thoreau

 

Teixeira Bige:I riti diretti da un nganga, autorizzano il potere politico a crear le condizioni del commercio e della coesione del territorio.

Gli uomini venerano e controllano gli spiriti, alla base dei marcatori vivi del territorio creati dalla natura: acque in primis, l’uomo, la vegetazione che penetra e alimenta l’uomo nel corpo e nella coscienza-identità e che, nel cambiamento di un territorio, l’uomo-nomade porta con sé come seme-feticcio da piantare nel nuovo posto e a cui demandare scelte e volontà.

Altri marcatori (specie nelle iniziazioni), sono le varie maschere dove il colore, forma e materiali, definiscono la funzione rituale e permettono alla società, di poter stabilire un contatto diretto con gli spiriti. La maschera non dissimula l’uomo ma permette la manifestazione fisica degli spiriti che possono così partecipare nelle danze e portare il gruppo verso i suoi ritimi. Addomestican umani,  piante ed animali, il suolo può essere mischiato col sangue rosso dei sacrifici, vino od l’olio che, se versato con invocazioni, saluti e acque pure, manifesta poteri speciali.

I marcatori musicali oltre a produrre musica, servono a stabilire relazioni a lunga distanza tra differenti gruppi, aiutando coesion del territorio. Come Fiume veicola messaggi corporei e iconici, la Foresta non è spazio muto poiché gli africani ricorrono costantemente al linguaggio musicale che diffonde attraverso di essa. Il flauto, viene allora usato per compensare la solitudine del viandante, poiché la musica, assieme a canto, danza e cibo, costituisce la tetrade base del processo di socializzazione.

 

La somma delle piccola identità in scatole cinesi, autorizza la costruzione dell’identità globale storicamente legata a un territorio. Escluso un liberato vivente, l’espulsione di un uomo da uno spazio (sua terra e territorio) per l’irruzione dell’anomia, equivale a una condanna a morte: “La frammentazione della terra africana compiuta dal sistema di creazione delle identità e territori coloniali, portò all’erosione degli usi sociali e dei marcatori simbolici delle identità che caratterizzavano gli stessi territori in coesione ed equilibrio con gli spiriti e la natura. Espellere le forze religiose africane per laicizzare la terra e autorizzarne la commercializzazione, produce l’identità angolana coloniale, che si afferma, nell’eliminazione della vitalità delle culture africane”.

 

D.A.Conci: “Quan muta il rapporto con la terra, muta lo status e l’indole economico-sociale di un individuo o gruppo. Transitare da nomade a sedentario e viceversa, comporta una rivoluzione culturale che coinvolge e sconvolge i singoli e le etnie, esistenzialmente e cognitivamente. Si generan possibili inversioni di gerarchie e ruoli nell’immaginario delle comunità transitanti.

L’esistenza del nomade non abbisogna di alcun radicamento fisico o psichico, né per l’economia dei viventi, né per quella dei morti, pertanto non tende a coltivare la terra e non scava il suolo per innalzare costruzioni su inamovibili fondamenta, sognando eterna permanenza in vita e dopo morte

Il primo Dio che parlò ad Abramo nella città di Ur, era Anu, il Toro del Cielo; nel ritorno degli ebrei al nomadismo del deserto, fa riudire la sua voce di tuono. In origine è culto adorcistico di possessione dell’uomo da parte di Jahweh, remota eredità nomadica stretta intorno al suo sciamano che ricopre anche il ruolo e la funzione di capo e sacerdote. Poi quando Samuele, ultimo profeta, a malincuore cede il potere a un re stanziale, nasce la storia sedentaria del popolo d’Israele con i suoi sacerdoti templari e i suoi re.

Quando un popolo di cultura nomade si stanzia definitivamente su un territorio, i vissuti della sedentarietà s’impongono e tendono a relegare sullo sfondo le figure potenti uraniche, egemoni nei vissuti collettivi della cultura nomade. Nell’Egeo, Zeus s’impossessa del tuono e fulmine che Gaia teneva nascosta, Circe psicopompa (colei che volteggia e aggira) vigilava con amor filiale la soglia estrema del cammino del padre Helios-Toro-Ariete, avviato al tramonto sul far della sera nel grembo ctonio di Gaia, utero e tomba ad un tempo, signora delle metamorfosi e di cui la rinascita è l’agognato epifenomeno.

In centro-america con l’abbandono della condizione nomadica e lo stanziamento del futuro popolo Azteco, nel territorio lacustre dove fu fondata Tenochtitlan[5], rivel che la propensione per il meteo e l’astrale, nella cosmogonia azteca, è residuo di un eredità nomadica recente.

 

Un nomadismo convulso e integrale non è mai esistito sul nostro pianeta e l’immagine di bande di cacciatori paleolitici oscillanti perennemente alla ricerca di cibo è ormai confutata. Poiché l’economia del pastore nomade è un economia di simbiosi con le comunità agricole, gravi periodi di crisi delle comunità sedentarie e delle loro istituzioni, coincidono con i periodi d’espansione dei nomadi e viceversa. La decisa superiorità bellica compensa la manifesta inferiorità di un economia di allevatori, mercenari e briganti; un economia malsicura che si avvale, se necessario, della razzia, e su un endemica conflittualità per l’approvigionamento delle acque piuttosto che per il possesso di un territorio in cui non amano insediarsi stabilmente per coltivarlo. Il nomade si orienta privilegiando l’ordinamento temporale (lo spazio è immenso e indeterminato) degli accadimenti con capostipiti di genealogie e fondatori di lignaggi. Il centro del mondo dei nomadi (axis Mundi), è il palo della tenda anche se rizzato magari sol per una notte, nomade esso stesso, una volta piantato al suolo è sufficiente a che loro sentano e vivano i loro accampamenti, più o meno precari, come luoghi perenni del sogno in cui incontrare gli esseri celesti, che sogliono muoversi e comunicare, nel bene e nel male, lungo tale asse cosmico. Le Yurte smontabili, trasportate su slitte e cavalli, ricoperte di feltri e pelli, erano i soli luoghi del soggiorno dei vivi e dei morti. Le credenze e pratiche sciamaniche dovevano alimentare, con i culti di possessione e le esperienze estatiche connesse ai viaggi ultraterreni dello sciamano, per andare a incontrare le soccorrevoli figure potenti (in nome dei singoli e delle comunità), l’economia di una religione che non richiede strutture sedentarie fisse. Il palo sacro o altare portatile (arca dell’alleanza) ha per copertura la volta del cielo, santuari mobili ed occasionali che cosmizzano (templum) il territorio in luogo d’incontro con il sacro. Il totem, potenza corroborante nella vita e nella morte degli umani, è rievocata da Giacomo Leopardi nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Come per Pascoli, la campagna era il luogo salvifico per guarire dalla malattia, contratta nella civiltà della modernità Americana.

 

Intonar canti alla luna, costume della steppa

spontanei giran giran, per tutto c’è stagione

Natura è ciclica, idea di progresso lineare

Nelle reti viventi, tutto gira in circolare

 

- Rito della caccia dei pigmei

In un campo pigmei, presso fiume Congo

Gli uomini tenevan, lance ed archi in pugno

Al centro di radura, in mezzo alle capanne

Nel mattino presto, fuochi accesi fiamme

 

Puliscono con foglie, vicin terreno spiazzo

canestro porta l’uomo, pien di sabbia fiume

Spargono su terra, qual mandala uniforme

Tracci ora l’anziano, un antilope conforme

 

Tutti or fan silenzio, ai bordi di radura

Mentre incocca freccia, ùn di lor natura

Guardan tutti in alto, al cielo di foresta

Attendono che sole, irraggi la sua festa

 

Un raggio di sole, improvviso ora fiocca

Medesim istante, pigmeo freccia scocca

Centrano entrambe, sia sole che dardo

L’antilope sabbia, in sincronico incanto

 

Sassolini su terra, disegnano silhoette

Animale da cacciare, o pioggia invocare  

Con magici canti, danze e gesta rituali[6]

Col suono del rombo, lì a vorticare

 

Il popolo esplode, in grida di gioia

Auspicio par buono, per caccia del dì

Simpatico evento, dei totem del clan

Ciascun tien specie, da far moltiplicàr

[7]

Ognì sezion del clan, a fin di conservar

Salute in territorio, fa riti a incrementar

Con susseguir di canti, di eventi naturali

Invoca tal’azioni, accompagnati da rituali

 

Fan stimol emissione, del potenzial vitale

Di speci-fìco luogo, d’un Essere Ancestrale

C’è chi compie il rito, chi sorveglia questo

Così che sia corretto, tutti han ruolo netto

 

Radici foglie secche, spars’ovunque suolo

Mostran tenue verde, diffuso tutt'attorno

Gli uomini la pietra, fan albero sposare

Dipinti a cerimonia, fan semi cucinare

 

Uccidere il mondo, è uccidere il sogno

Una via senza cuore, è la via del declino

Traccia righe sabbia, per giorni di cammino

Cerchi siano pozzi, o accampamen vicino

 

Comunican le menti, sincronizzano coscienze

Diventan collettive, coerenze d’un sol campo

Al di là della realtà, oltre l’inganno sensi

che fissan tal realtà, gelata nei consensi

 

tutto vero vive, in continuo movimento

plasmabile e potenza, vivo e intelligente

improvvisar vuol dire, crear musica nova

comporre in istantanea, in estasi trafora

 

Fuor la staticità, instaura straordinario

Contatto con strumento, Ecto Movimento

Estati improvvisazio, tra musico e strumento

Si fondono in diretta, immediato sentimento

 

Si percepisce allora, l’attore e spettatore

Lascia che l’evento, accada senza tempo

Che attraversi il tuo, spazio di esperienza

Catarsi del tuo intrigo, vien alla coscienza

  

- rito del solco di Verentum

Alla vigilia di Natale, il ceppo brucia allegro

S’inseguono festose, le faville sin domani

La cenere gettata, sarà nei solchi a terra

Il cereale crescerà, propiziato sottoterra

 

E l’annunciazione, che il ventre di Maria

s’apre accoglie seme, da cui nasce gagliardo

Pan divin bambino, che al seno suo l’allatta

ovvero l’uomo cresce, alla sorgente d’acqua

 

I rituali della Festa, di San Maria Ferragosto Ripercorrono solco, della tradizione in tre fasi

Tiratur del solco dritto, consumo d’uva e farro

Procession notturna, con musica cantando

[8]

A società dei bifochi, spetta onere e onore

di sostenere la festa, tira dritto fa bon solco!

la Vergine cammina, nel solco lor tracciato

Per fuggire in Egitto, via dall’Erode irato

 

Virgo nella fuga, nei lupini impiglia veste

Perde delle goccie, del latte suo materno

Finiscono su piante, del Cardo mariano

Ma evita cattura, di bambinello amato

[9]

Virgo Assunta in Cielo, è pelagica sibilla

che durante il vaticinio, in cielo vien rapita

ad oracolo di Aplu, che parla a sua bocca

Cure partorendo, dal verbo che sgorga

 

Il solco nel terreno, è segno che lei segue

Durante la sua trance, a pronosticar raccolti

A non perdersi in spinose, var altre questioni

Nel viaggio nell inconscio, o altre dimensioni

 

Illuminan i ceri, quel solco in seno a Gea

E sonagli e tamburi, tracciano i suoi passi

Levatrice che seduce, fuoco carne e soffio

nella notte di Diana, plenilunio ferragosto

[10]

Farro e vino, è l’alchimia del doppio parto

Doppia germinazio, alla porta verum bonum

Grazie al fuoco della, fornace-utero infèra

Rinascere potranno, piante e primavera

 

Tago esce dal solco, il diciannove Agosto

Quando inizia bene, la maturazion dell’uve

Rinasce in sinergia, di fuochi intern-esterni

Riflessi alimentati, l’un l’altro in cicli eterni

 

Gea-Maria-Demetra, offre focacce e cura

Ai figli suoi devoti, che celebran più vita

Cerere Virgulta, ai Pelagi va insegnando

Seminar il farro, cece e il vin piantando

 

Da Magdala sibilla, parte traccia solco

Madonna che risiede, su Venere collina

Auspici verum bonum, ovvero bona Vèr

Prima sacerdotessa, matrona primaver

[11]

 

- acque di vita, cura e sofferenza

L’acqua corrente, la beve il serpente

La beve lo zio, perciò la bevo anch’io

I soldi poi mandano, l’acqua per l’in su

Cioè negli acquedotti, a crear città orsù

 

Le feste solstiziali, d’estate e dell’inverno

La prima è rito guazze l’altro ceppo interno

Son acqua per caldo, e il fuoco per il freddo

Giovanni allunga e scorcia, giorno vivo e spento

 

Il ricordo è memoria, non dividersi mai più

Emblem e tradizione, un luogo ora fondato

L’acqua delle donne, vi gioca il ruolo antico

Vitale e necessario, come il fuoco ambiguo

 

è la sposa bagnata, una sposa fortunata

per virtù dell’acqua, che feconda e guazza

il ventiquattro giugno, la notte del Battista

siede nuda all’erba, rugiada lava e strizza

[12]

Riti d’acqua estivi, malesser fan cessare

Sammartino al vino, dà l’acqua minerale

Femmina è sbornia, la marza dell’innesto

Rospo metamorfo, cioè fata del contesto

[13]

L’acqua piovana, è risorsa alimentare

Raccolta e celebrata, nel tempio rurale

Guazzo che fuoriesce, da tufo fenditura

In polla si raccoglie, e sott’altar perdura

 

Terre alle paludi, campi moglie e inverno

Semini granturco, e sopravvivi al meglio

Crisi con riscatto, in risposte e soluzioni

Trova con ingegno, in ardue situazioni

 

Acqua offre legame, social comunitario

È mito fondazione, è femmina d’umano

Che suscita e rinsalda, legam identitario

Si dona con fatica, in travaglio quotidiano

 

fem impossessata, è donna che s’impone

col peso sulla testa, signoreggia la fatica

coscienza sua s’aliena, fugge dal presente

eroico suo vitale, la vita ancor consente

[14]

individuale privato, socialmente alienato

l’acqua indipendente, crea vincolo sociale

Che vien donato dato, fuor d’uman intenti

Crea limite individuo, aprèn comun intenti

 

Sonnambule talvolta, son icon della rocca

Di notte alla fontana, nude e con la brocca

Nessun la può toccare, sennò le piglia male

Ritorna alla sua casa, nel letto a dimorare

[15]

Cariatidi tal donne, han corona sulla testa

Portano i conconi, pesanti d’acqua essenza

La tolgon la fontana, ad alimentar villaggio

Sull’eremo sorgivo, la veglia l’omo saggio

[16]

Le fonti e sorgenti, andavano protette

Da epidemie e disturbi, e sterili incanali

L’acqua è collegata, al latte della donna

Madre che natura, emana qual madonna

[17]

Seno inturgidisce, per acqua far sgorgare

La terra penetrare, nei solchi a fecondare

Sant’Agata i suoi seni, ci offre in vari riti

Per vincer siccità, dar terme bon convivi

 

La donna è acqua, e l’acqua è la donna

Della comunità, ed è motor della catarsi

Produce e riproduce, vita comunitaria

La vita e identità, rigenera ordinaria

 

Io non mi vò, partir da questo loco

Se o bella la licenza, voi non mi date

Se mi fa freddo, accenderò lo foco

E voi coll’acqua, me lo spegnerete

 

L’acqua della madonna, toglie l’occhiaticio

Intitolato sa segnar, con acqua olio candele

Il piatto tiene l’acqua, accesa è la candela

L’olio segna fronte, poi cade giù e rivela

 

Geomanzia idromanzia, Angelo bianco

È lettura dei segni, nell’acqua di stagno

o di chiara d’uovo, versato den bottiglia

divina dei messaggi, pèr chi se li piglia

 

Madonna del Giglio, è antica dea Giunone

Che a Onano donò, diuretica acqua in polla

Un giovane pastore, l’incontra bell un giorno

Che allatta suo bambino, gigli stann’intorno

 

Gli parla gli mostra, una sorgente d’acqua

Comunica al paese, e qui venga e si sazia

Poiché sarà perenne, erigan qui santuario

Che a tutti garantisca, dono fresco e gaio

 

Sorgente ver cristiano, vergini mammelle

Cui fuoriesce l’acqua, divin latte corrente

Che allatta te Gesù, non cessa d’esser vivo

Fermento che alimenta, ognì bambin divino

 

Santa Maria d’Agosto, è celebrazion pelagia

Con uva e farro i bimbi, festeggiano la Diana

È tracciatura del solco, per fondazion villaggi

E viaggi d’ascensione, per leggere i presagi

[18]

Piombano su campi, come cavallette

Dopo raccolto, alcuni febbre ha colto

Nessuna comunanza, legami d’amicizia

Ecco la maremma, palude che t’infilza

 

Tutti mietitori, grande sole impazza

come cani alor, abbaian a chi passa

Allora danno sfogo, al rito incanata

Vino ed insulti, per ogni sorsata

[19]

 Se è il padrone, persona d’onore

Ci manda via, alla calata del sole

Se il padrone, tien sporcizia e zelle

Ci manda via, all’uscita delle stelle

[20]

Padrone mio, se vuoi mieter grano

Portaci il vino, carne e maccheroni

Se non li porti, prendi falce mieti tu!

Pontus in latino, è mare di Saturnu

 

Tra i solchi rei, della Saturnia terra

Cresce perenne, malar morte funesta

Dove sole incombe, sui mietitori campi

Dura fame fiacca, teste e pure fianchi

[21]

Nel delta di più fiumi, arrivano i coloni

A bonificar malaria, degli stagni paludosi

abbondanza d’Acqua, può dare sofferenza

Così come scarsezza, riduce vita essenza

 

Palude buon per riso, e fauna pur uccelli

È un oasi nel deserto, è mais per i sacelli

Umano var stagioni, punture può soffrire

D’insetti fastidiosi, e ardori a non finire

 

Silenziose bande, falciano le messi

Di signori ignoti, padron di latifondi

Qui non v’è nota, che l’anima allieti

Malaria e sudore, rendono inquieti

 

Quan la sudata, opera è compiuta

Ritornano allegri, al suòn cornamusa

Qualcuno si siede, moribondo e ricerca

Fedele parente, che a madre consegna

 

Il denar guadagnato, a prezzo sua vita

E le parole del figlio, che muore deserto

Sui solchi di messi, con ossa insepolte

Che l’anni venturi, daràn spighe folte

 

L’anni venturi, discende alle messi

Un orfano adulto, cui treman le falci

Lacrima e pensa, che tal spiga forse

Crebbe su l’ossa, paterne insepolte

 

Popol mediterra, emigran per bisogno

Assieme ad irlandesi, ispanici e cinesi

Sebastian lucano, insegue sogn’errante

Nomade nel sangue, emblem itinerante

[22]

 Sul Montedoro naque, lucum di foreste

Fa militar servizio, sposa e figli intesse

Giunge fin Milano, e gira gira in tondo

Lavora dove trova, da itali mezzogiorno

 

Emigra per trovare, spazio alla sua vita

Un sogno realizzàr, sfamare sua famiglia

Fuggè da carestie, e baronìe natio paese

Costretto a itinerar, sal e scen scoscese

 

Peregrina in faticoso, a ricerca di lavoro

Sopravviver vuole, e non cede avversità

Girando varie tappe, Milano amici e pur

Un suo lavor in proprio, cerca metter su

 

Risparmia pochi soldi, sudati duramente

Di sera va alla scuola, uomo-don barbiere

Diploma gli permette, d’aprire un esercizio

Suo sogno fa realtà, soddisfa innato sfizio

 

Lavor or soddisfatto, modella var capigli

Guadagna la clientela, benviene i genitori

In cerca di sostegno, avanzan più pretese

Sostegn alla vecchiaia, lo voglion in paese

 

Seba vien convinto, e chiude suo negozio

Torna a suo paese, in cambio di promesse

Vane le promesse, assieme a vecchie sfide

Minacce emozionali, asfissiano sua psiche

 

Torna su a milano, e un ferrovier diviene

Rinasce la sua vita, or riesce a navigare

Avversari in gelosia, tramano gli agguati

Cambia lui lavoro, tra fabbriche più vari

 

Industrie e segherie, per svariati anni

La moglie col bèbè, fa sartoria da casa

Aiuta il calzificio, è operaia e pure tata

Di gioia e di fatica, acquistan pure casa

 

Spogli di consigli, i parenti son lontani

Case umide fredde, tra mobili già usati

Disturbi di salute, aumentan ricorrente

Fabbrich’esalanti, stagnano l’ambiente

 

Periferia fa cupa, il verde inurbanizza

Scompare la campagna, cibo inadeguato

Si mangia molto grasso, l'olio costa caro

Arranca economia, benesser sà d’amaro

 

Arrivan gravidanze, assieme a più bebè

Dan nomi loro nonni, per tradizion tenèr

Stenti d’ogni tipo, e zizzania pur ovunque

Scompigli malnutrizio, tempi duri dunque

 

Scarsezza soldi assieme, scuola da rifare

Frecciate da schivare, lor psiche rieducare

Invadenti genitori, ora li voglion separare

Con metodi svariati, capaci d’influenzare

 

Difender lor famiglia, prezzi da pagare

Riemergon le paure, da psiche pur filiale

Ignoranza superstizio, erede dei paesani

Richiaman le realtà, feudali e baronali

 

Passato prepotente, psiche dell'infanzia

Fabbrican fantasmi, pur ìn lontana stanza

Fan strada incomprensioni, equivoci litigi

Al culmine dei nervi, nulla par sconfiggi

 

Cresce pessimismo, pensier di divisione

Casa vien svenduta, sconfitta è soluzione

Ma il sangue in libertà, forte ancora scorre

Cambia la visione, nessuna guerra occorre

 

Arrivan pur gli aiuti, da situazion più varie

Si spostan da città, e riprèn peregrinare

Raggiungono villaggi, contrade var amici

E da campagna vanno, dentro gli opifici

 

è Trattur a mano, porre in acqua calda

I bozzoli allo scopo, a recuperarne il filo[23]

Matasse su rocchetti, avvolge incannatura

Poi stracannatura, abbicatura e torcitura

 

Poi v’è la tessitura, localizzata a Como

Filande a 2 / 3 piani, con ampi finestroni

Saloni sen plafòn, per essere arieggiate

Ospita operaie, bambin assai sfruttate

[24]

Ogni fin stagione, lavoro von lasciare

Ma poi bisogno spinge, a farle ritornare

Verso una filanda, concorrenza è molta

Vivono l’istanza, bambine dietro porta

[25]

Fochist’apre filanda, accende la caldaia

6.30 lancia fischio, prim secondo e terzo

Inizian le scopiere, poi tutto va a regime

Ciclo sol si ferma, a vitto e per dormire

 

Là in foresterìa, le giovan forestiere[26]

Prim addormentarsi, cantan loro terra

Casa assai lontana, e la speràn ribelle

Minestra di polenta, donaci altra pelle

 

Comunican coi canti, motivi di protesta

Durante lunghe ore, a sentir meno fatica

Passate a trarre filo, d’avvolger sull’aspo

In aria umì viziata, e nei giacigli a sacco

 

Tradizional motivi, di contadì e pastori

Vivaci d’avventur, a disagi danno voci

Prestavan melodie, ai canti di filanda

Soggetti ricorrenti, fatiche di taranta

 

Pover filandiere, non n’avranno bene

dormite nella paglia, in fieno soffrirete

Suon la campanella, né chiaro né scuro

Pover filandiere, picchian testa al muro


 

[1] Mito: storia che un gruppo narra di sé a se stesso.

Masaru Emoto con le ricerche sui cristalli dell’acqua, ha studiato le acque di tutto il mondo: l’acqua ha una memoria simile a una banca dati, che può essere influenzata dai pensieri e dal vibrare delle parole dei singoli e del collettivo. L’acqua clorata o inquinata non può produrre cristalli poiché il cloro e suoi derivati (trielina, candeggina, diossina) sterilizzano l’acqua sia dal punto di vista biochimico che energetico. L’H2O immagazzina le vibrazioni che la circondano e ne porta con se la memoria dell’intera traccia.

Il messaggio dell’acqua è di rispettarci nella nostra unicità e portare la sua forma cristallina nella nostra vita. “Poiché tutto il nostro corpo ed organi son fatti di acqua che vibra così l’ambiente che ci circonda, parliamo con esso  poiché a seconda del msg che riceve, creerà forme armoniche o dissonanti”.

[2] Yang è simile all’elettricità di cui possiamo vedere gli effetti, ma non toccare. Yin è qualunque cosa che ha forma e si può toccare ma senza movimento è inerte. Senza Yang non v’è evoluzione, cambiamento, vita.

[3] Se il Drago non va dove dovrebbe o finisce dove non dovrebbe, le funzioni e i cicli si ammalano e contagiano; fattori interni od esterni, possono condizionare o distogliere il naturale corso (Es. se yang non può scendere nella terra ed è costretto a stare fuori più a lungo, può seccare la terra ed esaurire le sue forze. Al prossimo ciclo avrà meno forza del giorno prima, la terra sarà più secca e dura di prima, percui, più difficile da attraversare.

[4]4 è femminilità della terra, giorni che le ragazze, restano in catalessi nella capanna sacra (hudo, nido del vodun), mentre i maschi conseguono la morte sacra in 3 o 7 gg. Il 40 è simbolo di sofferenza, reclusione, peregrinazione, cambiamento, crisi. Il 33, dedicato ad Afà, è ripetizione del 3, affermazione della stabilità della vita. 6 ha caratteri ambigui (vodun Ago), è detto l’insolito o anormale ed è multiplo di 3,  ossiede stabilità ed equilibrio, ma invidia il 7 e desidera prenderne il posto, denotando disprezzo di sé e ricerca di perfezione. Maestro e re del disordine, se il 7 non è presente è lui a comandare.

[5] oggi Mexico City, fu fondata sul posto dove fu vista un aquila posata ,artigliare un serpente

[6] Magia in greco sta per incantesimo, imago suggerite, imitazione dell’effetto che la tribù desidera ottenere. Se si diagnosticava che l’origine del male fosse nociva, gli abo con riti e danze cercano allontanare da sé ogni possibile pericolo

[7] sul modello aborigeno, selvaggina, frutti e radici spontanee, a vantaggio della comunità.

[8] “ciò che si raccoglie è del popolo, ma viene dalla divinità alla quale il rituale rende omaggio”.

 

 

tra canti di Taranta, Vodunsi ed Orishàs

(a George Lapassade, la Sissc, Mauro Burzio, Odè Layè,  Lory Micillo, Carmen Sebi e alla vita di  sussistenza e fatica di tutti i migranti; al X libro della Repubblica di Platone)

 

L’itali curandero, curava ogni malocchio

Fuoco sant'Antonio, al ballo di san Rocco

Vinse ogn’inquisizio, feudale o in capitale

Invocando la Madonna, regin del focolare

 

Quel fuoco sacro è, di Antonio dell’Egitto

Epidemie da ergot, convulsus o gangrenus

Legate all’ingestione, di Pan segal cornute

Curate d’Antoniani, grasso maiale e cute

 

Scopriron maialino, cura il fuoco sacro

Assieme l’acqua e vino, pandèmi simulacro

L’Ordine arricchendo, va pian degenerando

Vietato infine và, girar solo questuando

[27]

Famiglia quale clan, vantaggi massimizza

Immediati materiali, rispetto al nucleare[28]

Restar sempre dei figli, in carnal rapporto

Rallenta pure psiche, rende obeso corpo

 

Il modello obesità, s’impon allor su tutti

Ricco mangia molto, ingrassa tien potere

In un circolo vizioso, madri ingozzan figli

Mangia in overdose, l’affetto mio ti pigli

[29]

Sofferta transumanza, verso gran città

Slega ogni legame, di precedente clàn

Segni disgreganti, model urban or lancia

L’eccessi consumismi, snaturan la pancia

 

a-hi! malata di tarantismo, delusa dalla vita

in una terra di rimorso, e miser distribuita

un dolor d’amore fonte, di morso di taranta

velèn ciclico tributo, ti costringe alla danza

 

Lì rivivi tutto, conflitti delusioni e soluzioni

rinnovi tuo legam d’amor in rituali possessioni

il sogno d’amore, che da molto assai ti manca

trasfigur in rapporto, con sanPaol e la taranta

 

Rinnovando crisi e ballo, in stagione dei calori

tra miser e costrizioni, t’indebitavi ai suonator

Tua vita non è stanca, nel domandar taranta

dam ogn’an tua grazia, liberami tutt quanta

 

Crisi sociale, e tempo di cambiamento

Già quel tuo corpo, racconta l’evento

Taran ti possiede, ti costringe a ballare

Ritual liturgia, che permette il narrare

 

Nella tua tarantella, c’è il passaggio sofferto

Un dolore rimosso che la transe ha scoperto

È un viaggio al paese, della possessione

nel tempio tuo corpo, avvien integrazione

 

Inizia il viaggio, tra confusion premonizione

Nel paese immaginario, di trans-derivazione

Senza il conforto di nessuna religione

A Tunisi e Dakar, Rio, Napoli e Bahia

 

Avanzo a tentoni, correndo in tutti i sensi

Antropologo regista, lontano dai consensi

In città portuali, all’inizio di ogni viaggio

Lungo e pure arduo, è il pellegrinaggio

 

Madonna Arcobaleno, del mediterraneo

Trovo me latino, greco rasna ed occitano

Tra suoni tamburo, e prefiche in transe

Rivivon Dionìsio, e Afrodite alle danze

 

Scopro tanti Sud, colonizzati e spesso 

Memorie di un passato, ciclico represso

La terapia la stessa: rito di possessione

Ricordo di radici, in comun generazione

 

Gli inizial problemi, e i quesiti lentamente

Durante viaggio si, risolvon gradualmente

Scrittura poco a poco, permette la catarsi

Gli eventi del passato filà in concatenarsi

 

Oggi la memoria, della transè attùata

Ai giovani ritorna, in cultura rinnovata

Nuovi movimenti, diffondono or ovunque

Un saper che pochi, studiano quantunque

 

Giunto alla fine, di questo grande viaggio

Scopro la soglia, di un nuovo passaggio

Ho fatto il punto, scrivendo nei versi

Una pausa riposo, tra mille universi

 

Lo sciamano, o Chiron sofferente

È reso tale dai fatti e dalla mente

Dicon gli studiosi, di antropolgia

Sei tal per scelta, erede o ritrosia

 

In elezion ritrosa, cielo un segno manda

Chiamata in sofferenza, veleno di Taranta

È un morso di serpente, fiamma di saetta

Terrori inibizioni, censure giù a manetta

 

Un morso di taranta, inietta quel veleno

Che tosto ti costringe, danzare sul terreno

Riscender essa vuole, da regno d’ogni mito

Per vivere di nuovo, suo mondo partorito

 

Lei balla e possiede, nei corpi e nelle menti

Il prezzo è sofferenza, nel cuore degli eletti

Ma resta eppur l’amore, della ri-conoscenza

Sberleffo del terrore, chiese e pure scienza

 

Costringe Te a soffrire, paura con peccato

Finché giù nella transe, dolor è esorcizzato

Quel demone cristiano un temp era cornuto

Ritrova pace e amore, di gioia e mito puro

 

Ritrovi linea intera, di luce e dell’ardore

Cornuto ridiventi, un artista ed un cantore

Sàman che ha sofferto, bardò nuovo poeta

Riscopri che la mela, è medicin che svela

 

Nella possessione, dell'Argia o Taranta

Sommerse storie, guadagnan la ribalta

Un tempo antico torna, presente e amico

Riporta un mondo, eterno a noi contiguo

 

Ballerina variopinta l’Argia soprannaturale

Ragno o gran formica, velenosa e mortale

Punge per danzare, cantare e travestirsi

Costringe a piangere, ridere e umiliarsi

 

In Sardegna è amata, le feste sà creare

Pur odiata evitata, il travaglio sa arrecare

Unica sopravissuta, degli animali velenosi

Predilige gli uomini, la femmin in simbiosi

 

Si presenta agli incontri, corpetto e gonna

Nell’isola ricorda, il civil stato della donna

Colori svelan s’è nubile, vedova o sposata

La veste sarà bianca, nera o maculata

 

L'estate in campagna, il ragno preferisce

A mezzodì, alla notte, o all'alba ti colpisce

Duran lavori pastorali, o alla mungitura

Raccolta delle fave, riposo o mietitura

 

Chi s’accorge d’esser punto, urina pronto

Disinfetta intorno, ben bene a tutto tondo

Oppur s’immerge, nel bagno d’acqua calda

Cerca rimedi a bruciòr, che tutto sbanda

 

Ma la cura sai ... , quella vera altra sarà

Diagnosi d’argia, con suoni e danze si farà

Tutto il villaggio, indaga l’argia assai tosto

Ricerca unito il suo, carattere composto

 

Con abiti femmina, malato vien coperto

Entro tre giorni, sarà l’argia allo scoperto

Vedova, nubile o sposa, sarà individuata

Con riti e sue danze, poi è accontentata

 

L’argia di Sardegna, or trova parentade

scendendo nel Salento, tra le tarantate

Qui gruppo e ritmo, violino e pizzicate

Fan da ipnotizzatore, e da ipnotizzate

 

I suonatori sanno, e stimolan bene

Il suono sfonda, e spezza barriere

Esplode ampia, coscienza ordinaria

Giunge alla transe, straordinaria

 

In piedi corre, o ha passo saltellante

Fa cerimonia, in perimetro quadrante

Se è stesa a terra è sul bianco lenzuolo

Piedi danzan ragno, che batton il suolo

 

La tarantata ripete, or un ciclo rituale

Fase a terra e fase piedi, sin al finale

Ovvero quel tempo, della gran grazia

Che scioglie e libera, da tutta l’ansia

 

Il ritmo ripetitivo, di tamburi a festa

Inizia alll’esterno, poi entra in testa

Infine è dovunque, è in tutto il corpo

In stomaco eco, in testa fa scoppio

 

Se un imprevisto, inceppa il rituale

La taranta sbanda, e danza pur male

Perde suo ritmo, del passo di danza

L’orchestra suona, fuor circostanza

 

Ora per riparare, a tal distrazione

Bisogna pur fare, ritual espiazione

Colorati nastrini, gettar su taranta

Finch’essa si sfoghi, pur tutta quanta

 

Li guarda li afferra, qualcuno lo straccia

Infine essa esulta, e riprende la danza

Accorda l’orchestra, la nuova maestrìa

Guida e riprende, con gran signoria

 

Argie e Tarante, si dice sono morte

Ma danze con feste, ancora son molte

Mai moriranno, quaggiu tra gli umani

Perché sono figlie, di Dei sovrumani.

 

Mbwiri demone, possiede i suoi cavalli

Che sanno o non sanno, d’esser suoi figli

Accade possessione, e nganga è chiamato

Per fare trattamento, dell’uomo tarantato

 

Per 10 gironi e notti, si vive dal paziente

Alla musica danzando, di flauto e tamburo

Il cavallo è colui che, sà d’esser posseduto

danza fino a quando, risolve un incompiuto

 

decide che è curato, poi edifica un feticcio

evita più cibi, e cambia un lavor officio

Talvolta il cavallo, nella foresta si ritira

E processo si risolve, in eremitica follia

 

Bori è un altro genio, di culto possessione

del popolo degli Hausa, nell’Africa occidèn

È una forza che risiede, nelle materie cose

Si lega a medicina, e borassa alcol liquore

 

Boka è medicina, e nel Bori ben controlla

Le forze in adoricismo, performa dei rituali

Con musica e con danze, per spiriti gestire

Aspetto tradizione, che cura ogni soffrire

 

Le sacerdotesse, della possessione Bori

Sincretizzaron poi, la loro comunione

A mezzo delle danze, estatiche rituali

a rimaner le guide, in zone assai rurali

[30]

Nasce il califfato, il Bori vien soppresso

Poi messo fuori legge, dall’anglo coloniato

Il Bori sopravvive, in stati Hausa rifugiati

Tra Niger e Nigeria, in zone ancor rurali

 

Il ruolo delle donne, poten sacerdotesse

Trasfonde nelle nuove, islamiche maestre

E sincretismo lento, provvede a identità

Per gruppi bisognosi, con riti e festivàl

 

Le cure femminili, maschili e pure miste

Come altri rituali, chiedon tempo e denaro

Viaggi e formazione, e prove là sul campo

cambiamento graduale, dolor estenuando

 

Come a un malato, il terapeuta prescrive

Qualche cambio in vita, abitudini e dieta

Esce da bocca, Sai ram ringraziamento

a Gaia fai carezze, ritmando divertendo

 

- canti della seta

Càta la föia càtan asé

hin da la prima i cavalee

là ghe vör vérda mìnga bagnàda

pòrtan a cà üna s'gerlàda.

 

raccogli la foglia raccogl’abbastanza

I bachi sono, della prim dormita /

ci vuole verde non bagnata /

portane a casa una gerlata /

Raccogli la foglia prendine di più /

i bachi son della seconda, terza e quarta/

di buona voglia 3 volte al dì ci vuole foglia

 

Ma quando andran al bosco a far la seta allor tutta la casa sarà bell’indorata /

o quanto faticare però massaro mio /

a vender tutti bozzoli per quanti denari /

Va avanti a raccogliere la foglia /

va avanti a raccoglierne di più /

che è un affare d’oro  avere i bachi)

 

Végna quel més (viene quel mese

quel més di cavalee (quel mese dei bachi

e ‘l pover paisàn (e il pover contadino

ne bev gnanca ‘n bicér ..neanche un bicchiere

 

I pover dunett (le povere donnette

sü e giò per i ‘sti tavul (su e giù per le lettiere

e i omen in sül murún (e gli uomini sul gelso

che paren tucc di diavul (sembran dei diavoil

Végn il guardiano (viene il guardiano

sü l’üss de la cà (sull’uscio della casa

cun sapa e badila (con zappa e badile

è ‘nduma a laverà (andiam a lavorà!

 

Végn San Martin (viene San Martino

gh’è il fic de pagà (c’è l’affitto da pagare

pulaster e capún (polli e capponi

lur devan andà a purtà, Lur van a Milan  

vanno dal lattaio e bevon nel salone

 

oh donne siamo qui a cantare il Cristé

per far andare bene i bachi

se mi darete un qualche ovetto

faremo andare bene anche i bozzoli

se mi darete un palancone

faremo andare bene anche i malati

 

Son passata di Garlate

ed ho visto le filandere

sembravan prigioniere

con la faccia da ospitàl

rit.

Chi vuol scoltare scolti, non staga alle finestre

noi siamo le foreste, siam padrone di cantà

 

chi vuol ascoltar ascolti non stia alle finestre

noi siam le forestiere siam padrone di cantar

eviva qui che canta, quelle che ascoltano

stan lì a bocca aperta, aspettar che venga dì

 

Siam trattati come cani

come cani alla catena,

non è questa la maniera

o di farci lavorar.      rit.

 

A cantare ghe dém fastidi

a parlare sém tutt vilani

torneremo alle montagne,

torneremo ai nostri pais.   rit.

 

O mamma mia tienimi a casa

io in filanda non voglio più andare

Mi dolgono i piedi mi dolgono le mani

la filanda è per i villani

la filanda è la prigion dei prigionieri

io d’andar in filanda son stanca abbastanza)

 

Mamma mia, mì son stüfa o de fà la filerina

tutt ol dì a fà andà l’aspa

voglio andare in Bergamasca a lavorar.

Ol mestee de la filanda

l’è ol mestee degli assassini,

poverette quelle figlie,

che son dentro a lavorar.

 

Tucc me disen che son nera

e l’è ol fumm de la caldera

ol mio amor me lo diceva

di non far quel brutt mestee.

Tucc me disen che son gialda

l’è ol filôr de la filanda

quando poi sarò in campagna

i miei color ritornerà.

 

A la matin bonora

(alla mattina presto

si sente a süpelar

(si sente zoccolare

saranno le filere lera

(saran le filandiere

saranno le filere lera

 

A la matin bonora

si sente a süpelar

saranno le filere lera

che vanno a lavorar.

(che van a lavorare)

 

O giovanotti cari  

se vurì fare l’amor

(se volete fare l’amore

andee dalle filere lera

(andate dalle filandiere

andee dalle filere lera

 

o giovanotti cari

se vurì fare l’amor

andee dalle filere lera

non ste guardar le man

(non guardar le mani)

 

Non ste guardaghe le man

non ste guardaghe i color

l’è ‘l füm de la caldera lera

l’è ‘l füm de la caldera lera

(è il fumo della caldaia ner)

 

non ste guardaghe le man

non ste guardaghe i color

l’è ‘l füm de la caldera lera

li dis che le fa mal.

(dicono che fa loro male)

 

 - Pizzica tradizionale salentina

 Lu Santu Paulu meu te le tarante,

ca pizzichi le fimmine a 'mmenzu l'anche.

Lu Santu Paulu meu te li scurpiuni

ca pizzichi li masculi a li cuiuni.

 

Lu tamburreddrhu meu vinne te Roma

ca me la nnuttu nà napulitana.

Ballati caruseddhi a cucchia cucchia

ca la donna sè luntana l'ommu cucchia.

 

Ballati ca tiniti le scarpe nove,

le mie su vecchie nu pozzu ballare.

Beddhu ci balla moi, beddhu ci balla

ca balla nu cardillu e na colomba.

 

Lassatila ballare ca è tarantata

ca porta na taranta sutta lu pete.

Lu tamburreddrhu meu vinne te Roma

cu rame e senza rame ca sulu sona.

 

Ci viti ca se cotula lu pete

quiddhu e lu segnu ca ole ballare.

Ci è taranta lassala ballare

ci è malincunia cacciala fore.

 

  

 

 Molti canti di guarigione della tradizione italiana, come la pizzica tarantata, rievocano il morso del ragno/a ed invocano la grazia del santo ad esso/a sincretizzato/a

 

 


[9] In altra variante, Giuseppe e Maria, avvertiti durante la fuga, attraversano un campo di lupini secchi e rumorosi che potevano farli scoprire dai soldati inseguitori.Un bifolco allor traccia un solco sul campo di lupini per crear loro agevole passaggio. In altra variante ancora, alla Madonna, raggiunta dai soldati, fu chiesto cosa nascondesse sotto il manto ed ella rispose, “il gran messia!” come provò aprendo il manto che, in quel momento, apparve ricolmo di messe cereali.

[10] Al parossismo del rapimento mistico, lei e Gea son possedute dal fuoco sudore e danzate in tarantismo, per curare tutti i mali, propri ed altrui, affinchè il rinnovamento sia completo, la medicina (purga e catarsi) ristabilita, e il nuovo seme germinare. Natura e cultura, si  rinnovano a mezzo dell’acqua, del fuoco e del rito del solco, aperto al divin frutto che si fonde ai corpi e alle menti.

[11] “Maria Maddalena, iniziatrice dei discepoli, nella pittura ermetica, è la Terra Gea nell’atto di aprire il solco per il seme. L’ara della Vergine (pietra, solco, portale, source), è la tavola solcata che riflette la suddivisone del campo in templum; Terra Vergine, Dissumba africana da cui passa tutta l’umanità e a cui fa ritorno col trapasso. L’ara è gestità da devote sacerdotesse con processioni in pompa magna che celebrano l’assunzione al cielo o rapimento tantrico. Il popolo canta la pizia assunta da Dioniso/Apollo.

[12]  l’usanza della guzza di san Giovanni (antica festa solstiziale) era estesa agli animali da pascolo che, transitando nei prati umidi di rugiada traevano benefici e fecondità. Nella Roma pontificia tale usanza, a causa della presenza degli uomini nei parchi, degenerava in atti più licenziosi che costrinsero più volte il papa di turno, a emanare editti per proibirla, ma con scarso successo.

[13] L’acqua rurale, oggi demineralizzata e privata delle potenze che conteneva, era attinta da polle, pozzi, sorgenti, rigagnoli di scolo, fontanili e file lunghissime alle fontane pubbliche costruite da famiglie nobiliari locali per garantirsi il consenso popolare. Serpenti, ragni, cavallette e altri animali son legati all’acqua, piogge e tempeste. Il saettone, rettile bonario non mortifero è così chiamato per la rapidità del movimento. Per guarir dall’insolazione si pone un bicchier d’acqua sulla nuca e si toglie dopo che ha assorbito tutto calore in d’eccesso nella testa. Al primo tuon di marzo se rotoli per terra come serpe, estingui il mal di pancia per tutto l’anno.

[14]  “tolle acqua alle fontane” a mezzo del concone è uno dei lavori più antichi del mondo, esso evidenzia il sex-appeal dell’intera figura femminile dissimulando lo sforzo in un necessario portamento di grazia e vigore che risalta tutto il  corpo e le performances estetiche, relazionali, espressive, ludiche e drammatiche della donna a piedi scalzi. La femmina mpossessata di Roccagorga rinvia al rischio di venir possedute dalla stanchezza e quindi alla possibilità di una perdita della presenza, uno stato di coscienza attarantato e alienato, d’altro canto il termine mpossessata in area lepina è riferito anche a una quercia ben piantata e radicata, una donna-cariatide che si impadronisce del suo gravoso carico signoreggiandolo con sicura tecnica d’equilibrio e ritmo cinestetico. La fatica spossante della donna non lascia traccia, ma ricomincia daccapo ogni giorno, è interminabile e senza memoria, poiché non fa trapelare nulla della sua eroica e straordinaria accettazione, tuttavia, tale fedeltà ala fatica può sfociare nella perdita della presenza, cioè a stati modificati di coscienza che colpiscono le donne più fragili le quali, a volte, si svegliavano in piena notte in preda a stati confusionali, uscivano di casa nude o svestite per recarsi in piazza a raccoglier acqua col concone sotto braccio.

[15] il sonnambulismo nella sia nella forma, spontanea o artificiale, indotta cioè attraverso l’ipnosi, costituiva un tema culturale diffuso nella seconda metà dell’800, assimilato alle grandi nevrosi di tipo teatrale (isteria, nevrastenia, tarantismo, ecc.) che dilagavano in ambienti borghesi e popolari, con i suoi irriflessi atti automatici di tipo motorio (camminare, salire e scendere le scale, lavarsi, ecc.) e le perdite temporanea di coscienza vigile ordinaria, allude a un pericolo interno e alienante come esito di una pervasiva e troppo rigida razionalità borghese e del suo repressivo modello normativo di controllo delle passioni ed emozioni. La sonnambula spogliata di vestiti e cultura, indifferente anche agli sguardi maschili, alienata da ogni ordine morale, si dissocia da ogni regola concordata e convenzione sociale, più o meno mosciamente denuncia platealmente la sua condizione quotidiana di vita (coazione alla fatica) dandole rappresentazione drammatica. La nottambula nuda è l’omologo femminile dell’omo spogliato, il lupo mannaro dei lepini (lupinaro). Entrambe nudi di notte alle fontane, spogliati di cultura, esempi di devianza di genere verso il non-umano o pre-umano. Mentre il lupinaro è dissipatore di calori animali (num) e non riesce a dormire quando sente avvicinarsi l’ora del lupo,  onde è chiamato a dar sfogo a una furia ipercinetica che la fatica del vivere accresce (si rotola, corre, ulula e cerca refrigerio nell’acqua a un calore interno che lo brucia) la sonnambula nei suoi privati riti notturni (simili ai cerimoniali nevrotici freudiani che concordano con i riti culturali collettivi), è un automa assente, vittima e succube della sua fatica (taranta), non può far altro che reiterarla anche nel riposo; lei rappresenta nel sintomo la sua condizione di posseduta dalla durezza di una vita difficile e tragica sino all’alienazione.

[16] Acquisizione è andare all’acqua, è toglierla a qualcuno o qualcosa in quanto bene vitale limitato. L’acqua è un bene relazionale e culturale, poiché non basta ri-trovarla (ogni naturale è straordinario), ma richiede di essere custodita e conservata, gestita e vivificata; il suo ciclo dell’anno è materia prima e fonte di energia, oggetto di culto, credenze e miti, scienze e poesia, canti e danze, medicina e rito. L’acqua della Vita non è mai gratuita e il suo uso non è mai neutro o innocente, essa costa tempo, attenzioni, cure, vigilanza e saperi. La sua abbondanza per alcuni corrisponde alla mancanza per altri, per questo molti eremi di montagna nascevano come presidi sacri e vitali dell’acqua comunitaria vegliati da monaci laici e sacerdotesse che facevano tale scelta eremitica per grazia ricevuta, testimonianza di fede, ecc., dietro mandato implicito della comunità che esprimeva loro, riconoscenza in offerte e contributi di tutta la comunità. L’acqua era custodita religiosamente poiché data ma non garantita. A Valle Coccia presso Roccagorga, sui Monti Lepini laziali, stan villaggi di capanne ai piedi della montagna calcarea dove si raccoglieva l’acqua nelle cavità naturali capaci a raccogliere e conservare. L’acqua, che ha natura anarchica, incerta, discontinua e disordinata e tendenza a dilagare, viene in parte disciplinata nelle cavate, fitta rete di canali naturali o artificiali che segnano i confini tra le proprietà limitrofe, grazie al pensiero che si acuiva quando il liquido diventava ostinatamente scarso. I rocchigiani in casi di siccità estrema spostano la statua del santo dal suo eremo affinchè nel suo provvisorio malumore facesse imbruttire il tempo (quando esce Barbone, piove!).

[17] L’antropologo Ferretti nel governo del corpo, scrive: Il molinaro, l’uomo della mole, doma il selvaggio fluire dell’acqua che esce dai seni gonfi e umidi della terra, la incanala e tortura col suo impianto idraulico e religioso, rendendola da libera e fecondatrice, schiava sterile. Nella Maremma il serpente, il drago, ecc, è vittima del capovolgimento di valori portato dal Cristianesimo che, nella sua lotta ad ogni simbolo delle Religioni precedenti, elegge san Giorgio uccisore dei draghi della tradizione che instaura un nuovo ordine, dove precedente tradizione resiste negli eremiti che vivono nelle Forre a custodire la brocca dei tesori

[18]  La festa dell’Annunciazione del 25 marzo, è per il mondo rurale, festa della fecondità dove è immediato il rimando alla simbologia della Vergine che riceve il seme da cui nascerà Gesù. La terra in quel periodo accoglie le sementi mentre i fedeli, riuniti nel tempio rurale di San Sebastiano, invocano la pioggia e chiedono aiuto contro le calamità atmosferiche e impetrare la serenità dell’aria. Le pietre basaltiche vulcaniche servono allo scopo: Per gli anziani agricoltori della Tuscia, le cuspidi in selce raccolte nei campi, sono i resti delle pietre del fulmine caduti a terra che con le loro punte, catalizzano le forze dal basso verso l’alto e viceversa.

[19] La tensione sociale che si generava tra due opposti ceti, bracciantile e contadino da una parte e padroni dall’altra, veniva superata nel momento in cui si dava possibilità al ceto subordinato, di poter esprimere la sua rabbia con insulti, parole oscene, canti sdegnosi e ambigui, restando immune da qualsiasi pena. Il canto leniva la rabbia ma giustificava lo sfruttamento. Fulchiron scrive, nel 1846 sull’ingiuria messoria, detta incanata o corella del Molise: Tornati i nostri contadini dalle Puglie,  ove si recano ogni anno a mietere il grano, cominciano a mietere i nostri campi, se passa qualche persona per le vie pubbliche limitrofe ai campi, specie se forestiere, cominciano a caricarla con improperi e atroci insulti, senza rispettare sesso, età o condizione. L’Eccitazione panica invade quasi tutti quelli impegnati nella fatica del lavoro. Le frasi offensive verso chi passa dinanzi alla squadra di mietitori, richiama il bisogno di difendersi dal malocchio che poteva essere gettato sul raccolto; le persone offese non possono reagire ma solo allontanarsi. Rito antico di vituperi verbali e gesti osceni, perdonati e tollerati da tutti per ragioni magico-religiose, terminava solitamente in allegria; i mietitori cessata la sfilata degli insulti osceni, si avvicinavano ed offrivano da bere il loro vino ai viandanti e tutto finiva con un brindisi.

[20] Il grano matura prima in fondovalle assolato poi sui versanti collinari. La Mietitura doveva esser veloce (6-9 gg) poiché nei primi 3 le spighe sono acerbe, nei secondi 3 mature e negli ultimi 3 iniziano a sfaldarsi e, un temporale d’acqua e vento può sdraiare a terra le piante di tutto il campo, scatenando l’umidità che ammuffa, la predazione di animali del suolo e la fatica del taglio. Un espediente era quello di portare tra i mietitori un giovane che suonava l’organetto e questo, con saltarelli o motivi veloci dava un ritmo accelerato alla mietitura, accompagnando poi, gli stornelli romantici od osceni dei mietitori, teneva alto il livello di ironia senza concedere pause o rallentamenti.

[21] Aleardo Aleardi: “La fame non dava scampo, bisognava sfidare il destino: nell’agro Romano si poteva guadagnare un pezzo di pane o, colpiti dalla malaria, rimanere cadaveri abbandonati nel solco. Passando in pochi giorni e senza transizione, dal clima temperato delle loro montagne a quello di una pianura cocente e malarica, quegl’uomini son sovente presi da terribili febbri, e non è raro veder ogni sera trasportar sul carretto, agli ospedali lontani dai poderi, dieci/12 vittime”

[22] Un italiano, Giovanni Terrazzano, esplorò Manhattan nel 1532 e diede nome al ponte che collega Brooklyn e Staten Island. 26 milioni di Italiani emigrarono fra il 1876 e il 1976, verso le Americhe ed Australia, 6 milioni verso gli Stati Uniti di cui la metà, nel raggio di 160 Km da New York.

[23] nel 1840 nelle case dei contadini lombardi si usavano bacinelle di filatura riscaldate a legna o sui fornelli domestici mentre negli opifici, nella zona della trattura si susseguivano lunghe file di bacinelle affiancate agli aspi, il lavoro al filatoio fermava nei mesi umidi di maggio e giugno quando si producevano nuovi bozzoli

[24] la manodopera impiegata era femminile e sino ai primi del novecento un terzo delle operaie erano bambine sotto i 12 anni, inclusi qualche maschietto e lavoravano 14-15 ore al giorno;  vessate dalle caporali, fatiche, soprusi e disagi legati alla lontananza della famiglia, erano costrette a tenere tutto il giorno le mani nell’acqua bollente della caldaia dove venivano messi i bozzoli per morbidir la sericina. I piccoli lavoratori  entravano in filanda all’alba e iniziavano a pulire e a scegliere i bozzoli ammassati in magazzini, poi, le bambine cresciute, diventavano scopinatrici, cioè dovevano trovare il bandolo della matassa dei bozzoli e attaccarlo sull’aspo (4 capi per aspo per aver un filato dello stesso spessore) si da alimentare il lavoro delle filatrici, dalla seta di scarto (strüsa), le più esperte, recuperavano filato meno pregiato, poi, a notte fatta rincasavano

[25] le contadine lasciavano la filanda a 20 anni (per prendere marito) con affezioni toraciche contratte per il lavoro troppo prolungato in luoghi insalubri (tubercolosi, scrofola, rachitismo, clorosi e amenorrea). I direttori insidiavano le giovani più carine approfittando della posizione di potere. Puntando sull’inesperienza le traevano in inganno con false promesse, e quelle che restavano incinte erano spesso abbandonate al loro destino e sostituite da altre nuove

[26] Le operaie straniere o che venivan da lontano, trovavano ospitalità in qualche freddo e malsano locale della filanda da condividere con altre. Nel lecchese si iniziava alle 4.30 del mattino fino alle 20.00 con solo due ore di riposo. Dalla paga venivano decurtate le giornate di sospensione e le multe inflitte alle operaie, a discrezione dei direttori e delle caporali. I motivi: scarsa produttività, chiacchiere, distrazione (il canto era permesso poiché favoriva la  concentrazione), fermarsi troppo in bagno o lo sciupio della seta. Le assistenti, per essere meno severe chiedevano regali e favori

[27] Maiali allevati potevano circolare liberamente nei centri demici dove erano presenti case di cura degli antoniani. Maiali neri vagavano liberi per le strade alimentati dalla carità della gente, con indosso un campanello che divenne attributo di Antonio sul suo bastone eremitico. In seguito, gli antoniani divennero un potente ordine controllato dalla nobiltà francese che guadagnava tutto dall’industria della questua. L’ordine degrada in quanto l’assistenza ai malati di ergotismo (Fuoco S.’Antonio) divien solo un pallido ricordo.

[28] La famiglia tradizionale comprende anche i defunti poiché la morte non interrompe i legami ma migra in una nuova situazione. Il legame alla parentela sviluppa amore, sicurezza e fiducia nella famiglia e risveglia, nell'individuo, la tendenza ad assumer la responsabilità per altri. Una famiglia incapace di dare calore o un senso/progetto alla vita, apre la via a varie dipendenze e alimenta lo scontro generazionale. All’eccesso opposto, restar perenni figli di mamma, considerandosi pur orfani alla sua morte, configura il fenomeno sociale del mammismo, vincolo di dipendenza carnale tra figlio e madre che sempre rinvia, ritarda e impedisce, il passaggio all’età adulta riducendo la capacità di autorganizzazione e adattamento flessibile della propria esistenza.

[29] Scrive Beneduce: nelle società matri-patriarcali dove esiste tal modello, la figlia femmina viene ingrassata fino a 20 anni, poi è indotta a una rapida cura dimagrante al fine di trovare un pretendente da sposare e, partorito il primo figlio, viene nuovamente lasciata libera di supernutrirsi affinché recuperi l'imponenza del ruolo matriarcale socialment’imposto; la corazza adiposa, riversata sull’eterno figlio, tenderà poi a frapporre lui e il mondo circostante. Il modello gerarchico-patriarcale, in un contesto eterarchico, rimane centro della sub-cultura mafiosa che, nelle sue cosche,  riproduce ed esalta gli stessi elementi di rispetto, obbedienza e mutua protezione di quel modello rispettato e difeso a livello clanico. Nella logica mafiosa i rapporti familiari restano i più efficaci per consolidare i vincoli di affari.

[30] Il Bori, negli stati pre-cononiali della Nigeria Hausa, diviene un culto di stato guidato da una classe di sacerdotesse e loro assistenti, con a capo l’Inna, la sacerdotessa reale “Madre di Tutti Noi”. L’Inna supervisiona questo network ed è responsabile, attraverso le danze di possessione, non solo della protezione della società dalle forze disgregatrici, ma anche della fornitura di cure e divinazione in tutto il regno. Nemmeno l’Islam, presente nell’Hausaland dal 14° secolo, potè imporre restrizioni al culto. In seguito, dignitari Musulmani del primo novecento, disapprovarono la pratica sincretica nelle corti reali e, spinti da un desiderio di espansione, formarono il Califfato di Sokoto.

[31] Yohanka Alfonso Contreras: “Shangò lancia i suoi fulmini e invia le sue tempese ovunque ci troviamo, a conferma del suo carattere dinamico scherzoso, egli è la fiamma della vita che non ci perde di vista per ricordarci il proverbio yoruba: “Osè burukù, Olorum ri wo” l’occhio Divino ti guarda quan ti comporti bene. Shangò invita cerimoniosamente a partecipare al ballo, spinge gli spettatori a coinvolgersi nelle celebrazioni grazie alla musica, legame e medium tra credente e divinità.

[32] La radice culturale dei culti Candomblè è africana (bantu, ioruba e fon). Dalla bantu origina il rito angola; dalla ioruba i riti keto, efá, egungun e candomblé; dalla fon, il jeje di Bahia, il mina del Maranhão e del Pará.

[33] Hippolyte Léon Denizard Rivail, in arte Allan Kardec (da cui kardecismo), nasce a Lione (Francia, 1804) e trapassa nel 1869. Figlio di avvocato, a 10 anni è mandato per 6 anni in Svizzera, nell'istituto del pedagogista Pestalozzi. Aprì la sua scuola a Parigi, dove dava lezioni gratuite di scienze; per gravi difficoltà economiche chiude la scuola e s’impiega come contabile per sostenere la famiglia. Anni dopo, l’amico drammaturgo Victorien Sardou, gli fa leggere i messaggi ricevuti dagli Spiriti in cinque anni di sedute, lui rimane colpito dalla saggezza e carità dei colloqui con gli Spiriti e prova di persona le sedute colloquiali, tramite la medium Japhet. Assunse il nome di un Druido Bretone suo antenato, rivelatosi nelle sedute e pubblicò 500 pagine di domande e risposte con l'aldilà, nel Libro degli Spiriti. Kardec perseguiva l’ideale dell'unificazione di tutte le religioni e si definiva un raccoglitore di fatti scritti da altri, subì dalla Chiesa, l’indice e rogo pubblico delle sue opere a Barcellona

[34] Le case di culto e i cortili, autorizzati dalla polizia e registrati dal notaio, sono controllati dalle Federazioni che danno loro legittimità con giornali, riviste, programmi radio-tv; per gestire una Casa dos Santos servono 7 anni di scuola

[35] Trance da possessione, visita dello spirito o Loa divinità. Lewis: “trance è uno stato di dissociazione caratterizzato da automatismi negli atti, movimenti e pensiero, illustrati da stati ipnotici e medianici”. Alfonso di Nola, distingue una possessione dove l’essenza vitale è messa in crisi dallo spirito di un defunto che non ha ancora raggiunto la condizione di antenato, da un dio offeso o un comportamento disarmonico dell'uomo, e una possessione positiva dove la discesa del dio tra i fedeli lavora alla guarigione individuale e di gruppo ed elargisce la divinazione.

[36] Nel Tromba del Madagascar, il medium, chiamato saha, occupa il posto più in alto nella gerarchia dei posseduti; aiutato da un assistente, dirige la cerimonia organizzata per uno o più malati-posseduti, a cui partecipano anche altri malati venuti a chiedere rimedi agli spiriti. Nelle varie forme dell’Umbanda del Brasile, viene invece detto Babalorishà.

[37] G. Lapassade: la trance è un comportamento del corpo, modellato da cultura a cultura, in vari momenti storici; essa  realizza un cambiamento qualitativo della coscienza ordinaria della percezione di spazio e tempo, di immagine del corpo e identità personale.

[38] Erzilie, detta Ibo-Osun, è la primaria divinità della religione Oshogbo (religione africana degli Orisha) dove è onorata con ornamenti; quando possiede i danzatori, i loro movimenti sono quelli di una donna che ama nuotare, fa tintinnare i braccialetti e si ammira in uno specchio, la sua apparizione è salutata con la frase: Ore Yeye o!" governa flirt e bellezza ed è patrona di Cuba col nome di Nostra Signora della Carità. Nella diaspora Africana, Oshun diventa Oxum in Brasile, Ochun a Cuba; Erzulie-Freda ad Haiti

[39] forza immateriale, come il num dei boscimani, il qi dei cinesi, bios dei mediterranei, il prana degli indiani, il mana dei polinesiani. La  cabeça è testa, jogo de buzios è il gioco/divinazione con le conchiglie, gli Egun sono anime disincarnate. Yeyè omò ejà, in lingua Yoruba, sta per “madre i cui figli sono pesci” .

[40] l’uso delle immagini (visive, sonore, ecc.) illumina le dimensioni mitiche nelle quali l’uomo proietta i turbamenti nascosti della sua vita interiore al fine di riconoscerne dei significati e farsene una ragione.

[41] Kerenyi: “Demoni alati e altre forze ctonie, sono figure psicopompe che nell’estremo occidente, accompagnano pietosamente i defunti nell’Ade”.

[42] l'isteria quando sviluppa i sintomi si rivela apertamente: compensazione alla mancanza del fallo, l'Io viene invaso da immagini irreali, l’isterica può fare tutto eccetto costringere se stessa o esser costretta; ciò che crea è sempre  accantonato appena realizza che è deficitario cioè senza fallo, l'oggetto è respinto, qualcosa di nuovo intrapreso; la cultura umana deve molto all'infaticabile potere creativo dell'isterico.

[43] Il modello ispiratore dell'isteria è la nascita del bambino, la più femminile di tutte le imprese. Richiede ritmo compulsivo maschile sotto forma di coito che lei converte nel neonato ver L'isterica ingravida se stessa, ha sintomi addominali, al posto di un vero bebè prende vita il bimbo della sua fantasia. Si sciolgono i confini tra corpo e anima, desiderio e disgusto, gioia e dolore, permesso e proibito.

[44] “la belle indifferénce des hysteriques” dicono Freud con Charcot, il tipo isterico costituisce il nucleo più grande tra i militari morfinomani e i tossicomani, non prende seriamente né vita, né morte o suicidio ma gioca con la realtà

[45] La chiusura dell'ombelico è collegata all'apertura della bocca e all'emissione di voce con cui  il bimbo esprime le sue prime relazioni: la voce della madre è quella della musica; la musica è la voce della madre. Per un bambino lo strumento musicale funziona come  linguaggio parlato, è diretto e porta  significato affettivo

[46] risonanza: se si percuote un diapason, che produce onde di 440 Hz e lo si pone vicino a un secondo diapason, silenzioso, dopo un breve intervallo comincia anch'esso a vibrare

[47] I suoni puri di vocali curano il mondo, i Sufi credono che il primo suono vocale A, apra il cuore, lo unifica e irradia una colorazione dorata. La U, considerata blu e in relazione con la gola, é associata all'acqua; la I, penetrante di color turchese, è associata all'aria e alla mente; infine UM, suono del mormorio a bocca chiusa,  produce tutti i colori dell'arcobaleno ed è associato alla sommità del cranio.

[48] Quando le onde sonore entrano nel corpo, la quantità d'acqua presente nel nostro organismo contribuisce alla loro trasmissione e l'effetto generale è quello di un profondo massaggio molecolare. Esse, tramite l’effetto diapason, penetrano profonde e secondo la loro  frequenza vibratoria, possono inibir/tonificare metabolismo cellulare

[49] se a una persona addormentata pronunci una serie di nomi, essa si desterà nel momento in cui pronunci il suo.

[50] il braccio del diapason vibra a centinaia di cicli al secondo (frequenza misurata in Hertz, 1 Hz = 1 ciclo al secondo), il numero esatto di cicli dipenderà dalla nota musicale prodotta. I suoni gravi hanno frequenze basse mentre quelli acuti frequenze alte. Le onde sonore sono molecole d’aria che muovono via compressione o espansione da un lato all'altro attraverso l'aria. l'altezza o ampiezza di un'onda sonora si misura con un'unità chiamata decibel (dB).

[51] Noi percepiamo d'istinto il carattere dei suoni. I suoni musicali contengono armonici cioè una relazione simpatica o speciale tra le diverse frequenze d'onda. Il rumore invece è l'effetto di onde sonore disordinate e disorganizzate, prive di relazione di frequenza e intensità tra loro.

[52] Beethoven, come altri, imitò suoni e melodie della natura nella sinfonia Pastorale, così Vina-Lobos, compositore brasiliano, che tento di riprodurre le forze di una foresta selvaggia o il vigore d’oceano infuriato, in Amazzonia in Bachianas Brasileiras. La città indiana di Vrindavan ha un verde attribuito alla musica del flauto di Krishna. Mian Tan Sen, alla corte di Akbar, faceva crescere e fiorire gli alberi con canti adeguati e riuscì a modificare il meteo e favorire le piantagioni. Nel sud India, il sussurro e ronzio degli insetti, garantisce la crescita della canna da zucchero e la scienza conferma: le piante crescono e germogliano più velocemente se accompagnate dalla musica nei campi e nelle serre, germinazione, crescita, fioritura e produzione di frutti e semi derivano da onde sonore con intervalli di bassa frequenza. Le mucche fan più latte, mentre i cavalli da corsa diventano irrequieti se togli la radio dalla stalla.

[53] Il cervello funziona con 3 sistemi base: binario, ternario e pentenario. I centri nervosi e i vari organi vengono irradiati da note e accordi quando si pone uno strumento su una parte del nostro corpo, le cellule entrano in oscillazione e si ripristina l'equilibrio mancante.

[54] Se hai l’auscultoscopio, puoi udire i ritmi del respiro e del battito cardiaco. L’uomo, messo in vibrazione con la musica, vibra a sua volta e quando le onde stanno per estinguersi, nascono nell'interno dell'uomo dei suoni più sottili e leggeri, una nebbia sonora che smuove gli strati più profondi della coscienza. L’ascolto terapeutico della musica è lasciare che la sensazione di essere colui che ode si trasformi nella sensazione dell'udire e nel suono stesso, essere al contempo chi ascolta è il suono ascoltato.

[55] Ogni colpa è lo stato di sentirsi persi nel passato e ogni ansia è lo stato di sentirsi persi nel futuro.

[56] Il ritmo biauricolare opera così: se l'orecchio sinistro viene stimolato con un suono di 500 Hz e l'orecchio destro con uno a 510, la differenza di 10 Hz viene percepita solo dal cervello (poiché fuori dello spettro sonoro) che entra in risonanza col ritmo biauricolare di 10 Hz (alfa) e l’attività corrispondente: rilassamento, calma, concentrazione e meditazione.

[57] L’ISO è un fenomeno dinamico, l’Imprinting è statico.

[58] La scala pentatonica è integrata all'ISO universale che fa parte delle melodie delle canzoni infantili di tutte le razze. Ogni società o cultura elabora un proprio linguaggio musicale che corrisponde alle diverse concezioni dello spazio-tempo e varia col variare dei vissuti umani dei suoi componenti.

[59] Nel lavoro coi sordi e gli ipoacustici sono oggetti integratori poiché posandoci le mani sopra trasmettono vibrazioni.

[60] Su una scheda segna i suoni, infantili rifiutati, gradevoli o sgraditi, della madre, padre o del clima, osserva le sue inibizioni, blocchi e desideri tramite un magnetofono che registri 4 estratti di 2 minuti ciascuno (vedi PPIT)

 

Gesù Fauno danzante, scopre l’afro danza

- Gesù in Brasile  -  fauno danzante

Vodunsi e Orishàs del mondo

 

Cuba è una mulatta, per genesi e vocazio

Santeria vi nasce, in contesto emarginazio

Dall’African radici, cresce in codici plurali

Che proiettan oltre, coscienz’emarginati

 

Santerìa è contatto, con quotidian ambiente

suoi 2 pilastri base, son lotta a contingenza

Più il culto dell’amore, delle forze di natura

rapporto sopravvive, tra uomo e sua cultura

 

Santero ben ricerca, armonia miglioramento

Di condizioni umane, dentro e fuori Cuba

E la pratica vi assume, flessibile adattazio

Che bene la diffonde, in ogni sacro spazio

 

La Santeria permette, di partecipar rituali

Pure a non credenti, o person non-iniziate

Filosofico sistema, da spazio a riflessione

Uman ragionamento, e alla trasgressione

 

Santer celebrazioni, commemorano date

Tributo agli Orixas, per render loro grazie

Shangò è tuono fuoco, saetta e viril ballo

Fondò regno di Oyò, nei secoli a cavallo

 

Impavido guerriero, mondano e donnaiolo

Incline comandante, litigio ugual gli umani

Quan monta uno dei figli, pone dure prove

Con giravolte e salti, toccar il fuoco vuole

 

Energici i sui figli, festosi e pur bugiardi

Attributi suoi colori, sono rossi e bianchi

Calice e fallo-spada, assiem ascia bipenne

Santa Barbara tempesta, sincretizza bene

 

Ogni Orixas è signore, padron della natura

Manifesta in questa, in forza d’erba pura

Shangò è divinità, del fuoco in Santeria

nella Cubana terra, frontiere scalza via

[31]

Culti possessione, popolare devozione

Confluenza e integrazione, delle diversità

Mosaico d’espressione, scambio sinergia

Rito collettivo, gran tempio e terapia

 

Si riunivan schiavi, a ridurre le distanze

Con terra di antenati, e l’Africane istanze

Il ritmo dei tamburi, gli oceani superava

Raggiunse libertà, e umbanda brasiliana

 

Umbanda sinergia, di candomblè africano[32]

con Kardecismo oriente, e spirito cristiano

Scuol d’iniziazione, per transe incorporare

Ottenere soluzioni, a problemi da curare

[33]

Filosofia dei bantù, ugual teoria dei quanti

Struttura la realtà, l’Axè o energia vitale

Campo esteso a tutto, e può manifestare

Forme di animale, vegetale e minerale

 

Cresce e decresce, qual Qi manipolata

Da person capaci, può esser controllata

Con l'uso delle piante, e animali sacrifici

Offerte e cerimonie, feste ed altri offici

 

Ogni casa culto, ha calende celebrazio[34]

Stilate dai suoi Pãe, oppure Mãe do Santo

La festa poi comincia, al ritmo dei tamburi

A consacrar locale, e chiamar fedeli e furi

 

Si suona per Exu, colui che porta mana

Avvia celebrazioni, e ogni propiziazione

Senza suo permesso niente può esser fatto

Lui che apre le porte, e span divino afflato

 

Poi suonano i tamburi, per danze di entità

guide o protettori, dei mondi di ancestral

Ogun, Oxossi Omolu, Nanã, Oxum Oxalá

Oxumarè Xango Ossain, Iemanja e Iansà

 

Vodun vuol dire sacro, nascosto nella terra

Messaggero del profondo, forza misteriosa

Dei che amàn tornare, a terra per danzare

Dall’africa più eterna, per viver rinnovare

 

Tu spazio dovrai fare, a più spiriti plurali 

Son’estàsi e trance, fenomen speculari [35]

L'estasi è un'uscire, dell’anima dal corpo

Mentre nella trance, tu gli presti il posto

 

Si svolgon cerimonie, in contesto adatto

Luogo e personaggi, decorazioni e suoni

Il medium[36] ti conduce, veglia l’esperienza

Gli eletti coi presenti, partecipan presenza

 

Lo spirito è di festa, scherzi risa e cibo

Alcoliche bevande, il corpo sarà un mezzo

Coinvolto nelle danze, sfrenate della festa

Dove un Loa divino, entra dalla testa

 

I contorcimenti, spasmodici del trance

Segnano l’arrivo, e partenza del Vodun

Prima della fine, vi sarà un consulto

Salutato il Loa, lascia suo congiunto

 

È la società, che sceglie la tua trance[37]

In base alle tensioni, e tipo economia

Quel di cacciatori, d’american nazione

Son tipò maschile, ricercano visione

 

Le società africane, agricol-pastorali

Son tipo femminili, trance possessione

Là in Madagascar, il contatto è utilizzato

A risolvere conflitto, non scientifizzato

 

In Etiopia è gurri, il moto della trance

Segna la vittoria del genio sul prescelto

Esso mai abbandona, il fedele posseduto

Rimane in lui latente, entro suo vissuto

 

Si manifesta il genio, nel rito religioso

Oppur durante un sogno, o una malattia

Presenza è segnalata, pur da un isteria

Che sarà guarita, con cerimonia attiva

 

Possessione anche, mezzo per la fuga

Dalla sofferenza, o disagio che consuma

Più spiriti t’avranno, primario è loa di testa

Gruppo ti vuol bene, conosce la sua festa

 

Legame col fedele, e un genio abitatore

Più stabile diviene, dopò un iniziazione

Il rito celebrato, guidato da un mediùm

Comporta conoscenza, sacra ancor di più

 

Conoscer medicina, e la storia del tuo loa

Le tecniche del corpo, ch’attivano la trance

Spontanea o provocata, da stimoli coscienti

Liquori fermentati, colori e suoni intensi

 

Danze e movimenti, rapidi al tamburo

Identificano un gruppo, con sua divinità

Situano il rituale, tra varie e più regioni

Emergon sincretismi, con altre religioni

 

Quan le divinità, emigrano da un luogo

Si adattano al contesto, geografico sociale

Vodun divien Macumba, pure Candomblé

Dall’Africa Yoruba, al Brasile e Haiti olè!

 

Antenati e Dei, cavalcano i due sessi

Senza differenze, hanno ambivalenze

È il comportamento, e gli abiti del rito

Che indicano il genio, all’origine del mito

 

Camaleonte sacro, è l’androgino Vodoun

Coppia primordiale, chiamata Manu-Lissa

Legba apre la strada, a spirito del mondo

Erzilie Dea del sesso, guida il girotondo

[38]

Servo è il posseduto, dal loa di cerimonia

Congo è Loa più bello, pare un poco tardo

Mombu che balbetta, provoca i monsoni

Damballa ti governa, serpenti ed alluvioni

 

Diablesse sono le donne, morte verginelle

costrette ad espiare, dentro alla foreste

nganga è lo sciamano, di ordine inferiore

Mentre lo Houngan, è il prete superiore

 

Gli Orishà son re, regine d’una volta

Poi divenuti Dei, antenati della terra

A loro apparteniamo, come eredità

Siamo i loro figli, e la loro umanità

 

Se senti struggimento, riscopri genitore

Mezzo un temporale, innanzi arcobaleno

Quando là in foresta, oppure là nel mare

Il sentimento Axè[39], ne evoca il legame

 

L'Orishà è una forza, pura e immateriale

Può rendersi presente, tramite un possesso

Se gli presti il corpo, in forme e modi vari

Sensibile gestisci, il contatto coi tuoi cari

 

L’angel protettore, tua forza di natura

Per manifestarsi, vuol fede duratura

Se Oxossi scopri padre, a te si manifesta

Durante quotidiano, e in devozione festa

 

Molti han privilegio d’incorpòrazione

Nel corso cerimonie, o i riti iniziazione

Quan la comunità, riunisce a celebrare

Una divinità, con danze a festeggiare

 

Pur la divinazione, fatta con conchiglie

Ti svela l’Orishà, che hai nella cabeça

Il Babalorixà, ti svela a chi sei figlio

Lancia le conchiglie, calcola puntiglio

 

Compito Orishà, è gestir distribuire

Agli umani loro figli, axè della creazione

Ogni uman vivente, è retto da più Orìsha

Conoscerli sarà, conoscersi e conquista

 

Dio Olorun supremo, crea pianeta terra

Acqua Terra e  Fuoco, Aria e Tao binario

Dà sedici destini, a ciascun degli Orishà

Medium li farà, tra Axè e sua umanità

 

Fai divinazione, con lancio di conchiglie

Conta quelle aperte, o chiuse a stabilire

Quale è l’Orishà, che sta manifestando

Conta e stabilisci, colui che sta parlando

 

- jogo de buzios

Esempio dopo un lancio, dei sedici buziòs

Quindici son chiuse, una sola è aperta

Sapremo che a parlare, è numer’uno Eshù

Se aperte sono due, silenzio parla Ogun

 

Il seguito è coerente, al numero seguente

Confronta il risultato, coi sedici Orishàs

Il primo sarà Eshù, altrove detto Elegga

Uovo cellulare, che sforna vita certa

 

Sei forza naturale, che genera il creato

Primo messaggero, tra uomini e orishà

Per primo ti saluto, oh fallo eretto orsù!

O “Laro-iè Exù, Mojubarè Exù !

 

Senza il tuo assenso, nulla viene fatto

Potente guaritore, mago educatore

Ti trovi negli incroci, e spazi dello svago

Custode della soglia, case e dell’invaso

 

Bevi vin cachaça, e credi fermamente

Ambiguo e provocante, sai ispirar fiducia

Ne abusi sei ambizioso, eccelli nel raggiro

Sei l'attimo fuggente, coscienza del finito

 

Agisci come un bimbo, fluido con l’istinto

Che gioca con le forze, incapace di giudizio

Secondo vien Ogun, l’istinto di conquista

Forza primordiale, che vagabonda in pista

 

Ogun vuol dire spada, imprese e libertà

Blu scuro del metallo, cuor generosità

Fagioli e vino mangi, proteggi gli affidati

Fedel al sacrificio, del re dei cieli amati

 

Ogùn impatto sei, cuor che forte batti

Reazione più veloce, fase di passaggio

È la disperazione, che nutre la tua furia

Coraggio e ardimento, la libertà più pura

 

Al grido di Oguniè, la forza scorre in vene

Sostiene nella lotta, frantuma le tue pene

Terzo viene Oshossi, Signor della foreste

Figlio a Yemanjà, fratello a Exù e Ogun

 

Odè l'altro tuo nome, in Yorubà sta per Re

Energia della natura, che cerca la bellezza

Proteggi i cacciatori, la caccia e gli animali

Insedi nuovo sito, villaggio degli umani

 

Hai l’arco con le frecce, sorvegli il territorio

Inquietudine ti porta, a far nuov esperienze

Mangi porco e vino, sei artista esploratore

Ossain dio delle foglie, t’insegna guarigione

 

Turchese l’emozione, stupor per l’infinito

Vaghi senza meta, ambiguo e trasgressivo

Quarto abbiamo Ossàin, dio di medicina

Custode dell'Axè, energia vital più fina

 

Ami il misticismo, medianica coscienza

Piuttosto riservato, calmo in apparenza

Mister della foresta, verde il tuo colore

Occhi di bambino, sguardo indagatore

 

Ti cibi di tabacco, miele frutti e foglie

Fata di tra i rami, monello d’un folletto

Accumula ricchezze, formica senza posa

Ne intende senso e fine, quando si riposa

 

Accanto a un focolare, sorseggi una tisana

Sei ciclo di stagione, enzima e muta umana

Quinto è Oshumarè, serpente Arcobaleno

Ewà e la controparte, oscura col veleno

 

Forza evanescente, ricchezza e povertà

Sette i tuoi colori, compreso bianco e nero

Mordi la tua coda, impedisci il disgregare

Del mondo che circondi, intento a riparare

 

Ci incanti con magia, ogn’attimo tu cogli

Tuo ciclo sta nell’acqua cielo terra e inverso

Tu energia di scambio commerci col denaro

Passaggio delle cose, sorpresa d’un regalo

 

Ewà è l’arcobaleno, che giace sottoterra

La parte oscura che, fa la trasformazione

Di stati di materia, da liquido a gassoso

Allegro e contadino, sensuale più focoso

 

Incanta come fiaba, continuo movimento

umore repentino, bellezza in cambiamento

Il seguente è Obaluiè, Signor di carestie

Che affliggono la terra, come epidemie

 

Paglia in viso e corpo, coperti dal vaiolo

Mamma tua Nanà, è incapace d’accettarti

Sempre t’abbanda, per senso d’impotenza

Nessun ama guardar, la propria sofferenza

 

Umana sensazione, di fronte a infermità

Là in vita quotidiana, infrangi ognì realtà

Mistero del dolore, catarsi e guarigione

Purifichi dai inizio, a rinascita interiore

 

Ottavo è Omolu, impotenza e depressione

È il processo di sudore, della traspirazione

Sei legge d’entropia, la pura indecisione

umido e calura, sei fungo che scompone

 

Tendenza d’ogni cosa, al ripiego su di sè

Contagio isolamento, a volte masochismo

Nono appare Oshun, Dea della bellezza

Maestra del piacere, sessuale gentilezza

 

Orishà delle acque dolci, d'amor felicità

Concèpimento e parto, rottura delle acque

Placenta e gestazione, corteggio esibizione

Venere che nasci, da spuma d’ogn’amore

 

Eshù ti dà l’embrione, che porti dentro Tè

Fai nascere creature, e Yemanjà le cresce

Ami dolci e frutta, giall’oro è il tuo colore

Temi la vecchiaia, solitudine e dolore

 

Decimo è Yansa, Dea fuoco di tempesta

Slancio di passione, vento è tuo elemento

Energia vital sessuale, rosso ardor di cielo

Decidi assai veloce, idealista molto fiero

 

Sei Oya dea del vento, tuon ed uragano

Potere femminile, assertivo e coraggioso

Strega gran guardiana, ponte di tra morti

In casi malattia, t’invocan cambiar sorti

 

Dea dei temporali, estuario fiume Niger

Fuor di forma umana, sei bufalo di acqua

Corna vuoi su altare, ti piace carne capra

Fagioli son tuo cibo, assiem a vino palma

 

Devoti veston rosso mercoledi tuo giorno

Per tuo piacere e, quand’entri nella danza

Vòlteggi con spada, fantasmi rendi inerte

Frenetica Tu danzi, pure a braccia aperte

 

Orgasmo senz’intento, ingenua capricciosa

Incontenibile follia, trasparente coraggiosa

Ribelle a ogni giudizio uragano di passaggio

Purifichi oh Iansà!, guarisci ogni contagio

 

Sei assoluta libertà, e regina degli Egun

Assieme a Obaluiè, guidi anime dei morti

Febbre infiammazione, danza della fiamma

Figli abbandonati, accudisci come mamma

 

figliol Logunedè, di Oshossi e di Oshun

Cacci là in foresta, e peschi lungo i fium

Sei mesi con tuo pà, sei mesi con tua mà

Eterno adolescente, hai l’arco e la cannà

 

Efebico elegante, doppia sessualità

Ambiguo per natura, le scelte temi far

Ragione e sentimento, tra gioco e novità

In ogni prima volta, emozion fai sussultar

 

Amor per i dettagli, paur d’agire in grande

Temi conseguenze, d’impegni di promesse

Il rischio è l'inazione, oppur la frustrazione

Tu eviti il rancore, fai l’arte tua creazione

 

Sei un fine cantastorie, le burla tu ami far

Mormorio dei boschi, l’eterno vai aspirar

Sei bruco e la farfalla, nelle mutazioni

Sosti sulla soglia, di mille iniziazioni

 

Signora fiume Obà, è la dodeca Orishà

Signora di Nigeria, in amore con Shangò

Alluvioni e inondazioni, rancore senza posa

Oshun la sua rivale, comun marito sposa

 

Quando lei alla gara, in amore t’ingannò

Un orecchio ti tagliasti, l’offristi come cena

D’allora le tue figlie, soffrono a un orecchio

Ferita o sordità, rancor ch’esce dal secchio

 

Obà grande guerriera, sai essere spietata

Ogùn sol ti sconfisse, in inganno superata

Intuito di successo, e gran sopportazione

Perdona e datti shans, sarà la guarigione

 

Segue ora Nanà, guardiana della soglia

La madre di Omolù, la moglie di Oxalà

Generi l’Iku, il passaggio alla non vita

Conchiglia rosa sei, sussurro che confida

 

Nanà sei la più vecchia, temuta rispettata

Reggi tu la porta, tra mondo vivi e morti

Signora di paludi, dimori presso il fango

Nutrice della vita, chiedi sangue in cambio

 

Sei madre del vaiolo, guaritrice esperta

Nonna tu racconti, di guerre fame e fiabe

Così curando i mali, di presso ognì villaggio

Conosci bene il bardo, sosti ogni passaggio

 

Antica dea paziente, nasci dal profondo

Perla rara che, ti chiudi nel tuo mondo

Serena tu rifletti, su ognì caducità

Accompagni i viaggi, d’ogni umanità

 

Giunta è Yemanjà, Dea di mare e Luna

Madre primordiale, di pesci sue creature

Azzurro verde e bianco, sono i tuoi colori

Yeyè omò ejà!, Cantiamo i tuoi onori

 

Muovi le maree, per tutti a prosperare

Fino ad arrivare, te stessa a prosciugare

Materna e protettiva, regina riluttante

Legame viscerale, inglobi figlio amante

 

Nasce dal tuo pianto, acqua sal del mare

Madre abbandonata da Eshù Ogùn Oshossi

Solo Eshù ritorna, ti esplora con violenza

Tuoi seni lacerati, a spuma dan l’essenza

 

Madonna protettrice, speranza del ritorno

Tristezza dopo il parto, i bimbi tien’intorno

Madre della testa, dai vita al pensamento

I fratelli fai riunire, là nel festeggiamento

 

Ecco il Dio del fuoco, è l’orishà Shangò

Grido del comando, doppi’ascia terremoto

Ha folgore giustizia, emette le sentenze

È fratello di Omolù, Signor di pestilenze

 

Giove cataclisma, Sei fuoco della terra

Le rocce le montagne, sabbie e temporali

Coscienza d’ogni forza, interiore autorità

Regni il bianco e rosso, impatti umanità

 

Tribuno in parlamento, leader comunità

Sapienza equa divina, vulcan della pietà

Odi le ingiustizie, componi ogni conflitto

Giochi coi destini, fai re l’ultimo afflitto

 

Ultimo è Oshalà, il principio dell'amore

Fin di un lungo viaggio, Cristo redentore

Giovane Oshoguiàn poi vecchio Oshalufà

Che vive dei ricordi, e lungimirante sà

 

Oh bradipo indeciso, autonomo all’agire

Realizzi gli obiettivi, con studi da eremita

Temi ogni conflitto, l’ansia e l‘impazienza

Scappi ti nascondi, tua forza è l'esperienza

 

Giovane Oshoguiàn, guerriero combattivo

Cerchi di cambiare, il mondo a te contiguo

Giudichi te stesso, con forza duramente

Sei spirito e denaro, contemporaneamente

 

Eshù è principio azione, tu sei la fratellanza

Ascesi pace unione, Buddha in una stanza

Discepolo compiuto, sei l’estasi del mondo

Sommo sacerdote, maturi se sei pronto

 

Orishà e divinità, son ampio repertorio

Ruoli personaggi, per maschere teatrali

Esibirsi nel teatro, in un travestimento

Libera il bisogno, d’un comportamento

 

Messi in scena cura, forme di tormento

Pubblico ti crede, senza alcun commento

Se tu hai buona fede, esce una coerenza

Nata dall’ambiente, de là comun credenza

 

I Corpi fan la storia, incontro e identità

Ogni possessione, condensa intera storia

Di gruppi e tradizioni, sfide oppur tendenze

Forme d’espressione, conflitti e resistenze

 

Sincretismo sempre, emerge da culture

Fenomeno ch’assume, forme e sfumature

Percezion del corpo, possente fa sentire

Sempre nella storia, domande terapie

 

Crisi esistenziali, gestite in sinergia

Creano abilità, nel potenziale umano

Vince impedimenti, fan ristrutturazio

In profondo cuore, sacro rito spazio

 

Sincretismo è ponte, fra diverse lingue

Vergine Maria, è l’amazzon Sachamama

Madre immacolata, che dona frutti ai figli

Se non depauperata, offre sempre appigli

 

Sincresi si diffonde, all’interno società

Convergono bisogni, e rituali d’appagar

Ordine efficienza, delle energie vitali

Assiem differenziazio, fanno paia d’ali

 

Poli differenti, di identico substrato

Propagano la vita, e vicende della storia

Simbiosi e sincronia, scambio di più forze

Vortice dei chakra, son del vuoto scorze

 

A logica binaria, rispondon loro forme

Le forze limitate, tendon sincretizzare

Sovrapporre identità, le perdite evitare

Della diversità, patrimonio da salvare

 

Emerge convivenza, e popol superiore

Nacque così Ruma, da popoli in fusione

Differenziazion di vita, dà biodiversità

Mentre la sincresi, latente dorme stà

 

Di giorno l’abbondanza, o biodiversità

La notte la sincresi, alternan qua di là

Genera l’un l’altro, come cosmo e caos

Girati dalla ruota, del mutamento fato

 

Scambio è la simbiosi, alberi con funghi

Fungo che degrada, in sostanz’elementari

Assorbite dalle piante, assiem ad antibioti

In cambio cederanno, cibo ai lor simbionti

 

La mappa non è terra, piena di presenze

Cambiata è identità, alla terra conquistata

Per l’african la terra, non è merce scambio

appartien al gruppo, via spiriti mediando

 

Terra ad Europei, ha valore commerciale

Dal momento in cui, può esser proprietà

Di un individuo che, così la può proporre

Al quel mercato che, l’identtià pospone

 

L’individuo è ciò che è, o pretende esser

A causa integrazione, in gruppo e territorio

Un uomo definisce, sua identità per mezzo varie appartenenze, famiglia clan contesto

 

Assumon società, il dover relazionarsi

Con spiriti garanti, d’identità del gruppo

È terra che permette, costruire il territorio

Per mezzo di presenza, di spiri repertorio

 

Simbolismo terra, è legato a occupazione

Animali e vegetali, rapporto con persone

Or spiriti e antenati, così sentieri e ponti

Potran esser percorsi, dopo riti incontri

 

Fan vivo il territorio, animali e vegetali

Acque e microclima, da spiriti attivati

Nutrono coscienza, come sussistenza

di nomadi che viaggian, entro l’esistenza

 

Pur marcan territorio, mascher e colori

Il caolino minerale, e il rosso vegetale

I color per definire, ogni fuzion rituale

permetter società, antenati contattare

 

Rapporto vivi e morti è viaggio di ritorno

Dove si è già stati, ai luoghi fondazione

a casa e imago madre, ci dice Pirandello

santo è l’aquilone, drago e bimbo bello

 

immagin popolare, autonoma s’esprime

ha proprio suo potere, che conferisce vita

autonoma all’imago, e potere taumaturgo

Ritual imago serve, a scopo dramaturgo

[40]

Subalterni son gli astri, nelle culture agrarie

Che frainteser convertiron, draghi e sirene

In fatali incantatori, uccisori di viandanti

Quando i defunti, accompagnavan coi canti

[41]

Agricoltori e allevatori, necessità simbiosi

Con piante ed animali, abitudini e lor ritmi

Con bestie migrazioni, o fasi allevamento

Di abbever mungitura, sin allattamento

 

Terra luogo di lavoro, reperimen di materie

Necessarie a cacciatori, coglitori e artigiani

Terra luogo residenza, e di organizzazione

di famigli e clan, appartenenz’evocazione

 

- Gesù a Salvador de Bahia

(di Carlos Meisters, comboniano di Bahia, Brasile)

 

una volta durante una peregrinazione,

Gesù riunì discepoli e discepole e disse:

quando andate ad annunciare il regno

portate fiducia alla gente, nè soldi nè cibo,

giungendo in un luogo, se sarete accolti

se parteciperete della loro vita e lavoro,

se tratterete con persone emarginate

senza voce ne opportunità, allora..

potrete dire al popolo in certezza, Gente! Guardate, il regno dei cieli sta arrivando!

 

Anche Gesù parti, andò e andò lontano..

All’imbrunire, arrivò ad un terreiro di candomblè.

Le persone che entravano lo salutavano dicendo: “Buona notte Gesù!

Entra e unisciti alla gente!

Gesù entrò, vide il popolo riunito.

La maggioranza era povera.

Qualcuno era della classe media.

Tutti stavano danzando allegramente.

C’erano molti bambini li in mezzo.

Vide come tutti si abbracciavano,

come i bianchi erano accolti fratelli dai neri.

 

Gesù, anche, venne accolto ed abbracciato.

Tutti lo chiamavano Gesù.

Si stupì poiché conoscevano il suo nome,

come fosse fratello e amico da lunga data.

Gli piacque questa accoglienza. Vide poi, come la Maè de Santo, la sacerdotessa,

ricambiava gli abbracci e accoglieva tutti.

Vide come invocavano gli Orisha, i Geni del Vodun. Come alcuni andavano distribuendo benedizioni per aiutare gli afflitti, i malati e i bisognosi.

 

Gesù entrò in fila, arrivò alla Maè de Santo.

Quan toccò a lui, l’abbracciò ed ella disse:

la pace sia con te Gesù!” Gesù rispose:

E con te allo stesso modo”, poi aggiunse:

posso chiedere una cosa?

e la Maè de Santo: “come no Gesù!

Gesù: “Com’è che lei mi conosce e tutti sanno il mio nome?

Essa rispose: “Gesù qui tutti ti conoscono

Tu sei molto amico della gente,

Entra in casa tra di noi!

Gesù la guardò e disse: “Grazie Madre!

mi piace poiché il Regno di Dio

è già in mezzo a voi!

Ella lo guardo e disse:

la gente già lo sentiva! Grazie Gesù per averlo confermato! Tu devi avere un Orisha molto buono. Andiamo a danzare, perché venga ad aiutarci!

E Gesù entrò nella danza.

Dentro di lui il cuore pulsava di allegria

Sentiva immensa felicità e diceva sottovoce

 

Padre ti ringrazio

per aver nascosto queste cose

ai saggi e agli eruditi

e le hai rivelate ai poveri

di questo terreiro del Brasile”.

 

Danzò molto tempo, alla fine mangiò,

ciò che la gente divideva con lui, pop corn,

dolci di cocco, patate cotte in olio di dendè

E dentro di lui il cuore continuava a ripeter

 

Si, il Regno di Dio è giunto! Padre ti ringrazio! così ti è piaciuto di fare!

 

 

 

Siva Nataraja Cabocla, Energia di ogni Danza

 

- Fauno danzante

(dhamma dhamma dhamma dhammarù bhajè!)

 

Batti lo zoccolo, sul rosso terreno

Vibra col corpo, e allontana il bacino

Tendi le braccia, parallele al terreno

Segui le note, con orecchio caprino

 

Su una mano hai scopino, di leggere canne

Or vibra col corpo, all’interno hai le fiamme

 

Gli zoccoli vibrano e saltellano indietro

Seguono linee, di un tracciato segreto

È la forza del corpo, con sua autonomia

Nata dal bosco, e ora qui in sintonia

 

O divino dio Pan, o signore dei boschi

Fa che il mio corpo, anche oggi ti ascolti

Onoralo ancora, con tua sacra armonia

Forza grazia e bellezza, nell’anima mia

 

Nell’amplesso nervino scopro Te mio Divino

In gruppo d’amanti trovo ancor il cammino

Io possa sempre onorarti, passion ed amor

Affinché questo mondo, mai perda il color.

 


[61] L'autismo è un prolungamento dello psichismo fetale, inconsapevolezza della propria identità, comportamento iterativo nello stesso ambiente; il feto si difende dai timori di un mondo esterno sconosciuto e dalla perdita di riferimento del suo mondo interno. L’Io di un bimbo autistico è separato dall'ambiente esterno da una barriera attraversata solo dal suono che apre un canale di comunicazione. L’acqua offre la possibilità di risposta tramite il gioco e ha caratteristiche regressive gradevoli, usa suoni, vibrazioni e giochi d'acqua, in brocca o contenitore di metallo, dove lui possa batter con le dita, aspergi o versa sulle sue mani carezze d’acqua, imita suoni primitivi regressivi, come cuore, respiro, rumori di bocca e gola, note sinfoniche ed elettroniche.

[62] nelle prime sedute incontrerà nel gruppo: ruoli di onnipotenza o capobranco, il prezioso, il più difficile, l’intellettuale, il creativo, l’incapace; inoltre il paziente con conoscenze musicali entrerà in competizione, il terapeuta non dovrà sviare dall’obiettivo di cura e userà psicodramma e  psicodanza, espressione corporea rilassamento e altre tecniche non verbali per il beneficio di tutti.

[63] La seduta di musicoterapia segue 3 fasi: riscaldamento e scarica di tensione (catarsi), agevolata dalla presenza dello strumento musicale; percezione non-verbale, dove Musiter. scopre ed elabora un'ipotesi sull'ISO complementare del paziente e tenta di aprire un canale di comunicazione dove nel paziente le energie si liberano (giungono al musiter.), emerge un dialogo che chiarifica il paziente; ora la fase del dialogo sonoro, far rivivere al paziente situazioni inconsce portatrici di informazioni sulla sua personalità. Attrezzatura minima: magnetofono, tamburelli, legnetti, triangolo, piatti, maracas, colori, gesti per esprimer vissuti (l’analisi del vissuto è la base del metodo). Partire sempre dalle esigenze e ricordi personali musicali ed affettivi e mettersi costantemente in ascolto.

[64] è capace cioè, di rimembrare/attuare le proprie relazioni più primitive, materno infantili, fetali ecc.

[65] il bambino quando nasce è in rapporto simbiotico con la madre, rapporto simbolizzato dall’intervallo di terza do-mi. Secondo le leggi armoniche della musica, solo questo tipo di intervallo, permette di capire il tipo di accordo (o matrice) della tonalità del brano musicale (se in Re o Sib maggiore o minore), così come solo la madre può far nascere il figlio (mi = madre). Non può esistere accordo di primo, terzo e quinto grado senza la terza nota (accordo Do, Mi, Sol), sarebbe percepito come vuoto così come la vita di un bimbo senza mamma: la Cavalcata delle Walkirie è un prototipo del rapporto bimbo-madre, se il bimbo ne regge bene l’ascolto ha buon rapporto con la madre, altrimenti è probabile che abbia problemi con essa e viceversa.

[66] Gl’intervalli rivoltati dan sempre intervallo di ottava (la scala) che include tutti gli altri, così come il padre e la madre introiettati seguono il soggetto lungo la vita, senza che questi possa rinunciare al loro ricordo.

[67] Carla Savio trovò nell’intervallo di sesta (do-la), la simbolizzazione del sesso, libido e affettività, in musica esso rappresenta il pathos, languore ed eros. L’intervallo di settima (do-si), in musica rappresenta la dissonanza che riflette a livello umano la difficoltà di relazionare con la diversità, simbolizza il rapporto con il gruppo, la socializzazione coi molti, se non si è superata la fase infantile, causa irrigidimento dei meccanismi di difesa dell’io accompagnati da disturbi.

[68] L’intervallo di settima dissonante deve sempre concludere sull’ottava la consonanza con l’Io adulto o  rapporto col Sé trascendente; da adulti ci si accorge di poter essere se stessi solo quando ci si è liberati, in modo sano, dal rapporto familiare per poi utilizzarlo come modello di confronto per reggere il rapporto con la società e nella realizzazione del rapporto individuale di coppia o unio mistica.

[69] Il bimbo deficiente, agitato o teso, ignora l'andatura calma, il suo tempo naturale è molto rapido, adegua l’esercizi ritmici

[70] dall'inizio il Musicopompo si presenti con uno o più strumenti in modo visibile e udibile, di solito l'oggetto intermediario si trasforma in  prolungamento del corpo del Musicopompo e del paziente stesso a cui bisognerà lasciare lo strumento anche fuor seduta, così il registratore in quanto riproduttore di quanto è stato detto durante le sedute al fine di rafforzare il legame fra i due soggetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

le terapeute Muse, oggi fan Biodanza

 

L’uomo primitivo, per eccitamento 

Batteva il terreno, coi piedi d’istinto

Agita il suo corpo, tintinna gli orpelli

Al divino Dionìso, s’offre cuor belli

 

Giù nelle grotte, o in alto sui monti

Prova e riprova, soffia e percuoti

Accarezza strofina, batti e vai duro

Nasce sonaglio, flauto e tamburo

 

Così com’è vento, ascoltato cantato

Ogni strumento, è suonato e danzato

Scoprire potenze, funzioni e canzoni

Al fin di trovar, ancestrali emozioni

 

Forti passioni, d’un risveglio passato

Nel potere del suono, corpo è danzato

Il corpo fu il primo, la voce il secondo

Giù alle caverne, trascende suo mondo

 

Ciascuno strumento, ha timbr e colore

Uno spirito e un suono, suo protettore

Capace ciascuno, di suscitar emozioni

Stati d’animo tipi, di gruppi e nazioni

 

Rombo di tuono, dio Tìnia ha donato

Chi l’ha ronzato, la pioggia ha evocato

Il sistro sonaglio, vien da Iside Egizia

Purifica e invoca, che è una delizia

 

Tamburo e flauto, cembali e miele

Accompagnano danze, di Mama Cibele

Mentre flauto di Pan, sette canne cicuta

Ammalia le bestie, suon etereo computa

 

Anche galli ed uccelli, nel loro incanto

Esprimono l’alba, e l’emozioni col canto

Pur lingua parlata, è intreccio di suoni

Melodie naturali, producon suoi toni

 

Due musiche frasi, s’inseguon errando

Nell’ipnotica ruota, in continuo rimando

Chi ha gusto le sente, chi nò forse mente

Incise sulla pelle, e sull’onda ricorrente

 

Sibilanti e vibranti, roboanti e crepitanti

S’incontrano i suoni, prima uno poi tanti

Dan corpo a tutti i miti, condivisi nei riti

Trasfigurando bisogni, e i sogni infiniti

 

Oh catartica musa! usa i tuoi suoni

Purifica l’anima, liberando emozioni

Sciogli i miei blocchi, in corpo e psiche

Fa che rinasca, alla divin superficie

 

Agli europei primordi, ragion fu definita

Strumen di costrizione, al fluire degli istinti

Eroi che creano storia, pagan alto prezzo

Eterne sofferenze, per lucro ad ogni mezzo

 

Prometeo è prestazione, Pandora piacere

Fatal per il mondo, del lucro e ordin coatto

Narcis Orfeo e Dionìso, opposti a Prometeo

Liberan dal tempo, e rovesciano il trofeo

 

Offrono l’unione, col canto comunione

Conciliano con Eros, e Thanato signore

Il mondo è liberato, ovver non dominato

Piacere vien redento, tempo è arrestato

 

Narcisistico eros, risveglia con Orfeo

Oggetti animati, e inanimati in potenza

All'amor di Narciso, rispond eco natura

Il canto di Orfeo, scompon pietra dura

 

Fa muover foreste, e le rocce alla gioia

Narciso eros proprio, è affin alla morte

Riposo con sonno, sen sipario o dolore

Ordina il mondo, il piacer con amore

 

Musa è Michele, con la spada di note

Il cuore raggiunge, e il velo trafigge

Sgorga l’ambrosia, che vince l’oblio

L’ego riporta, a suo vero dominio

 

In origine il verbo, verbo era canto

Creava ogni cosa, a mezzo d’incanto

La genesi compie, in stato di sogno

Piste disegna, a estinguer bisogno

 

La musa contiene, ritmi e armonie

È linguaggio iniziazio ai riti passaggio

Guida attraverso, labirin di coscienza

Raggiunge la cura, ecco sua scienza

 

Musa ferm il tempo, l’ego ristruttura

Coi modi t’influisce, moti anìm partitura

L’Eolico calma, e concilia ipno Morfeo

Il Lidico estingue, ogn’affanno nero

 

Lo Ionico amore, stimola un Romeo

Modo Dorico è puro, d’indol solenne

Suo vicin Frigio, fa invito alle guerre

L’etnico d’oggi, ritrova il mittente

 

Per bimbi vivaci, troppo invadenti

Sonagli e maraca, sono eccellenti

L’arco di bocca, mongongo africano

Sbarca in Brasile, or è un berimbao

 

Dalla bocca risuona, in noce di cocco

Cembali intanto, fan metallico schiocco

Percussion riservate, cerimonie private

Chiedono il buio, discrezion dita oliate

 

Il suo suono ritmato, forte e vibrante

Nel ventre risuona, assai dominante

Se indigestione, vuoi che si stappa

Ascolta la cetra, o un brano di arpa

 

Questa concilia, persino il pensare

Quando si spegne, nel tao meditare

Se le passioni, vuoi invece svegliare

Al flauto di Pan, ti dovrai dedicare

 

Flauto di Pan, è un soffio divino

Che stima la vita, e stimola il vino

Pur dona progenie, e consola le ore

A chi vive oggi, e chi è già incolore

 

Altri fiati potenti, suonati in battaglia

L’animi infiamman, come la paglia

Priapo o Venere, vino e banchetto

Col suplu a fiato, fanno quartetto

 

Complici odori, intensi di cassia

Cinnamo e nardo, il tempo si spassa

Aggiungi le danze, voluttuose dei sensi

Da naccher ritmate, riscuoton consensi

 

Il Rasna tirreno, abbandona ai piaceri

Corpo e Palato, e orecchi e doveri

Piacevole evade, i confini dei sensi

Per traguardar, intramontabili eccelsi

 

Melodie commoventi, fan risonanze

Figlie di Rasna, orientali maestranze

L’allegro benesser, pur musa l’Egitto

Grazie al pigmeo, vince il conflitto

 

Dolori d’artriti, punture d'insetto

Sciatica e gotta, placati col flauto

Farinelli curò, suo re con la febbre

Canta quell'aria, che ascolta sempre

 

Suono trasmesso, a mezzo dell'aria

Entra nel corpo, e ridona il vigore

Spazza via ciance, cioè arie viziate

Artifici da sforzo, arie condizionate

 

Agisce su respiro, e ritmo del cuore

Su circolazione, e sanguina pressione

Energia vibratoria, invisibil di natura

Capace a cambiar, profonda struttura

 

Tratta la Biodanza, il ritorno di Dioniso

Apertura al suo piacere, erotico primario

L'angelo profondo, è coscienza panteista

Tosto la riattiva, ogn’anima è provvista

 

Al gioco ed isteria, manca la coazione

Isterica è l’attrice, prestante ruol diversi

Santa occasionale, or scivola all’opposto

Permette che libido, la penetri sul posto

[42]

Reazion all'intrusione, di cultur paterna

Isteria è meccanismo, di auto-sabotaggio

Combatte Super-io, in passiva resistenza

Esegue ogni richiesta, vanifica esistenza

 

Diluisce e rende vano, tutto ciò che fa

Così  che l’Io terror, stemper sua realtà

Il nevrotico ossessivo, ha troppe direzioni

L'isterico nessuna, e fa girotonde azioni

 

Diventa simbol fallo, naso gambe e braccia

durante sua ricerca, la bocca è la sua vulva

Rossore un erezione, il coito è convulsione

Ister’irrequietezza, è instancabile creazione

[43]

L'isterica tien l’io, che straripa ogni cosa

Supera individuo, e diventa il mondo intero

Tutto or vien trattato, con cura francescana

Corp allea con psiche, esprime sua fiumana

 

Timor di gravidanza, eguaglia esser madre

Sul corpo sofferenza, or vien somatizzata

L'isterica ora sa, d’esser liber da paura

L’orgia ed estasì, or è sua psiche pura

[44]

Depression tristezza, umor e tono basso

Tendenz a pessimismo, crescente disistima

Mancanza di speranza, dubbi e sensi colpa

Lutto e avversità, trascendi fai la svolta

 

Senso del dovere, con entusiasmo scarso

Vecchiaia e malattia, cronì insoddisfazione

Dura mesi od anni, chiunque può colpire

Specie nelle donne, croni può infierire

 

Il pianto non consola, mancan’energie

Incapacità a provare, gioia oppur affetto

Tutto appare grigio, incolore e disperato

Cambia l'appetito, e sonno è disturbato

 

Apri ora la bocca, e liber la tua pancia

L’emozion represse, suon divien cordone

La voce è l'ombelico, passaggio dal fetale

Al nato a mezzo pianto, inizi a respirare

[45]

 Puoi tu ravvivar, tuo sogno e identità

Grida ora in libertà, io son di qua e di là

Cammina batti ritmo, suon la espirazione

Carezza schien e viso, fatti incantazione

 

Culla qualcun sul grembo, fagli ninnananna

Incontra mani e sguardi, nel dialogo di voci

Ascolta cuor dell'altro, respirazion danzante

Battesimo di luce, la voce è gran calmante

 

Carezza i tuoi capelli, con suoni viscerali

Giochi della voce, sussurri e ninne-nanne

Prova a stabilire, un contatto con il cosmo

Inizia  col creare, tuo suono tutt’intorno

 

Il corpo del neonato, è cassa risonanza[46]

La voce della madre, trasmette melodie

Ritmi viscerali, intenzioni ed emozioni

Rumori di parole, per prime fonazioni

 

Ogni voce ha proprio tono, ovver identità

Persona si riflette, nel suono ch’egli emette

Voce è ben legata, al respir senza pensare

Con sue modulazioni, un corpo fa vibrare

 

Arresta il respiro, educazione repressiva

Paur  t’irrigidisce, inibisce tua espressione

Coi suoni scema via, il blocco sul tuo corpo

Così come biodanza, a voce dona schiocco

 

Contatti il potenziale, che vibra dentro te

Sblocchi anell orale, assieme a quello anale

Rilasci l’emozione, piangi gridi succhi mordi

Il canto muove e sale, l’amor or ti ricordi

 

Crea la relazione, un sentimen d’amore

Coi simili e la vita, il cosmo e gli antenati

In mantra e meditazio, OM ravviva cosmo

Produce vibrazioni, armoniche di fondo

 

Canta una sol nota, per un periodo lungo

E scopri alterazioni, chimiche nel corpo

Liberi endorfine, gli emisferi sincronizzi

Se canti sta sicuro, vocali tu enfatizzi

[47]

Toni puri di vocali, producon melodie

Trasmettono allegria, e liberano il num

Un tono Primordiale, presto si scompone

A mezzo voc’umana, veicola emozione

 

Esercita nei suoni, il respiro naturale

eMMè Madre acqua, liqui consonante

movimenta l'energia, il fuoco della V

crea la risonanza, in pancia e poco su

 

la R inver proietta, la voce là nell'aria

S che reprime, è la terra che concentra

la N è ninna nanna, allevia dagli appigli

la cantano le madri, a far dormire i figli

 

Risonanza al naso, possiede il suono NG

Mister e guarigione, risuona nella testa

Nei suon nasalizzati, vibra la colonna

Mali fuggon via, la luce è la madonna

 

Saper ascoltare, le parole e sospiri

Tono e velocità, e il ritmo della voce

Tramite carezze, sblocchi le tensioni

Variano le voci, riaffiorano emozioni

 

Provando a cantare, ricavi scioltezza

Allegria comunione, gran rilassamento

Il suono poi si muove, vibra dentro te

Apre alcune porte, e libera il tuo sé

[48]

Esprime desideri, dona forza pronta

Vien voglia di danzare, in piena libertà

Rivela voce umana, lo stato di salute

Corpo cuore e mente, vibra sulla cute

 

Produce la catarsi, su vari e più dolori

Cura zon del corpo, im peto oppure fiato

Soffia sopra in canto, fai brivido d’intono

Vinci ogni timòr, se danzi qual condono

 

La musica è la cura, cioè comunicazio

Ogn’essere vivente, tiene un suono suo[49]

Se usato con magia, istinto suo risponde

Quattro temperamenti, a toni corrisponde

 

Protus lega bene, a flemmatico e alla luna

Deuteròs il secondo, al collerico ed a Marte

Tritus tono lega, al sanguigno come Giove

Tretatus lega con, Saturn nostalgi umore

 

Pazien depresso usa, comprar musiche tristi

Ad agganciare meglio, la sua interior realtà

Curà con toni bassi, in armoni progressione

Rilascian le sue fibre, graduale la tensione

 

Vibrazio musicali, distraggono il paziente

Dalle preoccupazioni, inutili oppur nere

Equilibran tono fibre, stimol o calmante

Catturan attenzione, guidan pure Dante

 

Un oggetto in moto, produce qualcosa

In virtù d'energia, vibratoria sua propria

Un complè movimento, vien detto ciclo

Tao che rovescia, dinamizza a ogni giro

[50]

Ogn’oggetto apparente, ha sua frequenza

Un dito al bicchiere, fa un suon cristallino

Dipen da spessore, forma e materiale

Cantante con voce, può nota imitare

 

Vibrazion leggera, dà un suono soave

Mentre intens suono, vibrà con vigore

Ronzio di calabrone, acuto d’un cantante

Grazie a risonanza, vibra frantumante

[51]

Suono è un energia, caotica o ordinata

Debole o potente, diluita o concentrata

In calore pur converte, e scalda vari sfizi

Emetti suon preciso, e calcol polverizzi

 

Rinforzan risonanze, cellule e i tessuti

Frequenze delle note, muta celle sangue

L’ingrandisce il DO, mentre MI arrotonda

LA scolora a rosa, e cellè malat’affonda

 

L'anima riflette, il suo stato emozionale

Impara a usar la voce, in modo risonante

Evolve con il tempo, assiem ad emozioni

Accumul esperienze, e benesser interiori

 

La voce tua si basa, sulla respirazione

Muscoli del petto, spalle e del diaframma

L'aria va in laringe, attraverso la trachea

Finisce nei polmoni, fuoriesce da Borea

 

Fonte della voce, è il fiato dei polmoni

Quan parliam cantiamo, o pur’espiriamo

Vibràn corde vocali, a produrre il suono

In gola bocca e naso, fan tono risuono

 

Èsplora la voce, còn tutto il tuo corpo

Rìsuona tutt’esso, è armoni ampliamento

Essenzial è ascolto, dì proprie emissioni

Cantati e rilassa, per liber tue tensioni

 

Ritmo di pioggia, dei fiumi e cascate

Orchestra di Gaia, vento e onde mare

Canzon popolari, uccelli han composti

Api in sussurro, cical grilli e rospi

 

Trasforman richiami, in più melodie

Gli artisti di classe, fan vibrar sinergie[52]

Creatur di natura, han suon consistenza

Fan giubilo e lingua, in musica essenza

 

Attraverso la scrittura, di canzon poesie

Si fan comunicare, pensieri e sentimenti

Sviluppa l’autostima, e rispetto di sé stessi

S’accede nell’inconscio, a material rimossi

 

Una porta che s’apre, bottiglia che stappa

Accedi or quei ricordi sorgen di depressione

Riguardi dentro te, scrivendo esprimi fuori

Fuor del tuo verbale, comunichi e rinnovi

 

Là fai condivisione, dei sogni e desideri

Protesti condizione, danzando una taranta

Lamenti e ninne nanne, forniscono la prova

Comprendon tuo dolor, l’altri della scuola

 

Persone regredite, in stato d’alzheimèr

Potrai cantar canzoni, patrioti popolari

L’inno nazionale, e motivi di famiglia

Con ritmi popolari, stimoli quadriglia

 

Nelle nostre menti, cresce l'esigenza

Di romper le barriere, dei limi precedenti

Ampliar nostra esperienza, in rilassamenti

Stimola il respiro, del corpo e delle menti

 

Portan tal sedute, coscienza del dolore

Patito nell'infanzia, senz’essere amati

Piuttosto giudicati, perfino disprezzati

Per quello che si era, dopo essere nati

 

Spronan individuo, a liberar da rabbia

Trattenut in corpo, pur per tanto tempo

La musica riaffiora, i ricordi scatenanti

Usa arcobaleno, e immago liberanti

 

Problem’allor slegansi, dolore scema via

Si creano connessioni, nuove tra neuroni

Emergono intuizioni, ovvero associazioni

Lavor improvvisazio, su paur di decisioni

 

Grido canto e danza, producon regressione

Mentre gl’infrasuoni, fan bassa frequenza

Agiscono efficaci, in dolore e anestesia

Provocan nel corpo, più moti di ritmia

[53]

Danza il brano scelto, sol oppur in gruppo

Con mezz’intermediari, a sciogliere tensioni

Tamburi o didgerido, sonagli o campanelle

Buon musica fa uscire, talenti a catinelle

 

La musica difende, da tristi paranoie

Fischietta pur al buio, silenzio estraneità

L'ansia e paranoie, dal suon son dissipate

Sale sensazione, di amiche forze amate

 

Nostro corpo umano, è fatto per vibrare

Emette suoni propri, propagano d’intorno

Udiamo e captiamo, inglobiamo vibrazioni

Con esse rispondiamo, a varie situazioni

 

Il corpo s’emoziona, è musical essenza

Diapason riposo, vibra a una frequenza

Intorno agli otto cicli, come le onde Alfa

Prodotte dal cervello, quando si rilassa

 

Corpo tenta sempre, aderir a Tao di fondo

Eguaglia vibrazione, terrestre in sottofondo

Intrattiene dei rapporti, con geni di natura

Orchestra suoni a fare, una fine partitura

[54]

Allevia i tuoi dolori, e organizza i desideri

Reagisce con affetto, agli stimoli che sente

Tieni gli occhi chiusi, ascolta il circondario

Identifica col ritmo, che sale piano piano

 

Rullo di tamburo, aumenta flusso sangue

Ascolta tua esistenza, rosario di presenti

Dissolvono graduali, le trappole del tempo

Emerge la realtà, dal suono senza tempo

[55]

La musica tonale, risolve dissonanze

Mentre l’atonale, procura sofferenze

Esalta tuoi frammenti, come psicoanali

Allontana integrazione, chiude var canali

 

L'ascolto in terapia, è multipla attenzione

Coinvolge cuor e psiche, pellè respirazione

Eros ed inconscio, e i vari organ del corpo

Lavoran gli emisferi, sincronici d’accordo

 

Scegli posizione, comoda a occhi chiusi

Oppur sulla radura, osserva cielo e fiori

Respirazione lenta, ascolta suon foresta

Onde Alfa cerebrali, iniziano a far festa

 

Onde mare e pioggia, veicol d’onde alfa

Per dodici minuti, neuron va in risonanza

Usa scorciatoie, onde alfa essenza mantra

Rigeneran la psiche, e t’aiutano nel tantra

 

A fine dell’ascolto, tornando a occupazioni

I neuroni serberanno, quel ritmo di sereno

Misuri le frequenze, a saper stadi interiori

Lavora il tuo cervello, con onde di fotoni

 

Sono l’onde beta, da tredi a trenta hertz

Associate con la veglia, e stimoli esteriori

Aiutan a fare scelte, ai fin sopravvivenza

Di stimoli in entrata, in gioco d’efficienza

 

Và da 3 a sette, frequenza d’onde theta

Attiva immaginario, e creativa ispirazione

Prodotte son durante, meditazion profonde

Sogno ad occhi aperti, intuito senza fronde

 

Da sette a tredici hertz, sono l’onde alfa

Associate a vigilanza, ricettiva e calma

Centrata in soluzione, di problemi esterni

Legger meditazione, di movimenti interni

 

Tra 0,1 e tre, abbiamo le onde delta

Della mente inconscia, sonno senza sogni

Rilassamen profondo, e abbandon totale

Duran rigenerazio, è cura in generale

 

Cervello sottoposto, a imago oppure suoni

Risponde ugual frequenza, segue la tendenza

Se umano in onde beta, lo stimoli con l’alfa

Cervello suo s’accorda, pertanto si rilassa

[56]

Semplice strumento, antico ed efficace

E suon che riequilibra, potere d’emisferi

Ogni attività o pensiero, emette l’onde

Che fan risonanza, con esterna fonte

 

Evita l'ascolto, se guidi un automezzo

O controlli dei sistemi, di tipo sicurezza

L’onde cerebrali, l'orecchio non le coglie

Elettronica moderna, le vede come foglie

 

Stato stress aumenta, quando s’è assillati

Da un pensiero chiuso, che gira senz’uscita

Musica armoniosa, dà calma ed attenzione

Quella dissonante, accompagna irritazione

 

Interrompi attività, o lavoro di giornata

Alla musica d’ascolto, dedica momenti

Sòl quindici minuti, riducono lo stress

Non andare oltre, se devi proseguìr

 

La classica musìca, disegna melodie

Apre al fluss’imago, senso e sentimenti

Concentra dei minuti, su corpo su respiro

Segui ritmo e suono, trascendi fino fino

 

F’assumer una forma, a cosa che t’assilla

Usà immaginazione, t’aiuta a far favilla

Avverti in zone corpo, formicol vibrazione

Sensazion di freddo, piacer oppur dolore

 

Se vuoi qualcosa nuovo, desider mutamento

Oceano visualizza, o conchiglia sua collega

Astieni dal trovare, un legam logico piano

Slegati da mente, la musa tien tua mano

 

Accostamenti suoni, in melodi combinazio

Producono piacere, oppure il dispiacere

La sonora onda, impatta inter tuo corpo

Fa emergere pur ruoli, irrigiditi troppo

 

Suoni collettivi, che aprono un canale

Son battito del cuore, inspiro ed espirazio

Scopri lo strumento, a tè da intermediario che stimoli catarsi, del tuo interiòr diario

 

Lo stimolo sonoro, permette il contatto

Col paziente alterato, da uno psichico fatto

Il desider d’estraniar, si traduce ed indìce

I problemi d’udito, quei legati alla psiche

 

È paura ad entrare, farsi condizionare

D'ambiente malsano, sfavorevol a bimbo

Origlia e non sà, conoscer senso dei suoni

Nello spazio non trova, sorgente dei toni

 

Stimoli sonori, viaggian pure convertiti

In tatt’oppure vista, a mezzo vie nervose

Rieduca la danza, emisfer dei non udenti

Fonde l’energie, e al tao li fa coerenti

 

Quando gli emisferi, fan cooperazioni

Linguaggio in parole, ritrova emozioni

Lingua è in cadenza, com thai e cinese

Dove intonazio, rivel gioia ed offese

 

ISO archetipi suoni, interni a ciascuno[57]

In moto perpetuo, lo rendon qualcuno

Riassumon vissuti, d'infanzia e del feto

Evoluti col tempo, nel fiato e nel peto

 

A stabilire contatto, con altra persona

Imita gli ISO, sue sonore espressioni

Esiste pur l’ISO, di un gruppo sociale

Etnico schema, che in te va dimorare

 

Poi abbiam quello umano, cioè culturale

Connotazione sonora, del gruppo globale[58]

Indipenden dai contesti, è cosmico spazio

Come il battito cuore, inspirazio/espirazio

 

Pulsazioni del sangue, temporal meteoriti

Terremoti sonori, stimolan gli individui

Sedimentan inconscio, emergono poi

Nei rapporti canali, deja vù o rinnovi

 

Tamburo centrale, riproduce tuo cuore

In piedi suonato, tuo corpo ben smuove

Arpe cembali e flauti, maestri dì melodia

Fanno scal pentatoni, d’antenà progenia

[59]

Scopri il tuo ISO, tua identità sonora

Col canto della voce, ascolta l’interiora

Strumento più completo, resta corp’intero

Mezzo non verbale, chiarisce tuo pensiero

 

Scopri l'ISO del paziente, sua sonora storia

Osserva suo rapporto, coi mezzi musicali

Scoprirai suo adatto, mezzo intermediario

I ritmi e melodie, a cui resta refrattario

[60]

Elaboran pensieri, in un dialogo sonoro

Battito binario, del polso oppur del cuore

Ascoltiamo palpeggiamo, vediamo l’energia

Che vuol manifestarsi, parlar della sua via

 

Desidera imparare, l'allievo or in contatto

A mezzo di strumento, e fenomen musicale

Trovi musiterapeuta, orà la ISO gruppale

Evita nel gruppo, conflitti a dirimare

 

In autistici pazienti, l’ansià persecuzione[61]

La vedi nei riguardi, di grupp’integrazione

Egli presso i membri, è oggetto gelosia

Artistiche tendenze, turbano armonia

 

Lui cerca graduale, l’accordo di mediare

Sebbene troverà, più ruoli da sbrigliare[62]

Passaggi che potrà, col suono superare

Impotenz’onnipotenza, gruppo sa smussare

 

Cresce integrazione, modifican l’un l'altro

Pur Mùsiterapeuta, scopri esce cambiato

Ruolo tien passivo, ha stile Zen wu-wei

Usa var strumenti, come al circo orfei

[63]

La cosa basilare, è l’ascolto del paziente

Osserva suoi segnali, specie non verbali

L'ISO di chiunque, che viene riconosce

Rivive e si ricorda, primitive inconsce

[64]

Gli autistici preservan, il tempo primitivo

Degli organi del corpo, e delle sue energie

È tempo curativo, in contesto non verbale

Organizza allor la sala, al fine di esaltare

 

Luogo dov’ognuno, torna a vivere feto

È spazio di natura, o una piscina d’acqua

Dimentica l’età, e intelligenza del paziente

Prim seduta segna, percorso o la corrente

 

Il fatto musicale, è riedizion di relazioni

Di madre con bambino, vissute sensazioni

Suon e movimenti, producon regressione

Sostituiscon droghe, nella transazione

 

Risveglian impulso, a ritmo primordiale

Il battito del cuore, è l’esperien centrale

Chiedi di cantare, il suo nome musicato

Lascia che percuota, strumento ritrovato

 

La musica vissuta, riduce automatismi

Meccanismi di difesa, in quanto rassicura

Scoperta d’un messaggio, è la ripetizione

Non è monotonia, ma ri-memorazione

 

accordo Do-Mi-Sol, rapporto con la madre

se Mi non è inserito, accord appare vuoto[65]

Do-Sò interval di quinta, simbolo del padre

Rivolta ottava e scala, è struttura bipolare

[66]

Intervallo di seconda, Do-Re con la sorella

Presenza femminile, diversa dalla mamma

L’intervallo in quarta, è Do-Fa con il fratello

Presen maschil diversa, d’affettò paterno

 

Vissuto emozionale, del suon fa analogia

Con l’affettivo umano, bimbo o adul che sia

A comprendere l’inconscio, musica t’aiuta

Rapporto con realtà, se accetta o la rifiuta

 

Suono è doppia lingua, interiore ed esteriore

La prima non è agita, l’altra è fuor clamore

Prendi te coscienza, rapporto c’è fra i due

Supera scissione, e riunisci person tue

 

Or usa i sette suoni, do per il bambino

Re per la sorella, il mi sarà la madre

Il fratello sarà fa, il padre appare sol

La libido è nel , il gruppo è si non sol

[67]

Interval d’ottava, do grave con do acuto

È unisono allargato, che cerca consonanza

Col proprio trascendente, Sé libero si libra

Da preceden famiglia, individua nuova fibra

[68]

Col bimbo crea canzoni, assieme canterai

Impossibile è concetto, che tosto bandirai

Se a bimbo dai fiducia, calma puoi creare

Lo scopo è aprire vie, si da comunicare

[69]

Chi ha debole udito, capta ritmo e durata

Qual’esser normale, bimbo sordo tu tratta

Capace ad integrarsi, coi moti della danza

Lui percepisce suoni, in varia circostanza

 

Sente suon più gravi, e mezzi percepisce

L’arpa su ginocchia, che vibra preferisce

Il canal globale usa, tu per comunicàr

Il corpo suo sarà, strumento basilàr

 

È ritmo che gli piace, più di melodia

Usa qual linguaggio, danza movimento

Sente con più forza, il corpo nello spazio

Risponde con biodanza, ad immaginazio

 

Fantasma figlio sordo, lo creano i genitori

Lo privan di messaggi, giorno dopo giorno

Oppur fan l’altr’estremo, iperstimolazione

Stereotipi messaggi, in gran ripetizione

 

Credon bimbo sordo, ed esageran le labbra

Conosci a fondo il bimbo, tenta aprir canali

Cerca suon adatti, a toccar l'Io dell’artista

L'acqua intermediario, spesso lo conquista

 

Strumen percuoti gratta, sonagli di bottoni

Viti oppur monete, messe in scatolette

Vibra cuore e petto, con mezzi cordofòni

Se ventre ed intestini, usa membranfòni

 

Gli aerofoni strumenti, vibran cerebrale

Suon e movimento, fan telè-comunicare

Usa  pur strumenti, che imitan l’umano

Elettro od aborigo, attrae piano piano

 

Struttura definita, è posizione del falò

Occupa uno spazio, di un uter circolare

Per scambiar strumenti, mimetici sonori

Striscia da serpente, procedi pur gattoni

 

Le sedute avran durata, di 15 minuti

5 per un brano, musical determinato

5 per un altro, totalmente contrastante

sinfonia di Mozart, rumor boccheggiante

 

Il modo di risposta, agli stimoli sonori

Rivel ogni conflitto, interiore del soggetto

Il musiterapeti, s’inserisca nel discorso

Sonoro del paziente, adatti suo percorso

 

Suona e canta lui, pur pei suoi pazienti

Con vortice pensieri, dà forma cosciente

Benèficiano umore, depressi e dementi

Revisionan ricordi, motor son sentimenti

 

S’sprime simultanea, bellezza con dolore

In altro spazio-tempo, trasporta moribondi

Aiut’affrontar viaggio, permett alle famiglie

Parlar senza parole, sentimentali griglie

 

I malati terminali, vanno in regressione

Musa apre un canale, e attiva soluzione

Scopri  l’ISO loro, usando intermediario

Strumen rassicurante, 2 giorni di diario

 

Nella fase terminale, sedute quotidiane

Musico sciamano, lavor da psicopompo

Riesce recepire, dolor ansia ed angoscia

Riflette propra morte, su viven ch’affloscia

 

Preme la tensione, avambraccio di paziente

Che avrà più variazioni, a seconda del dolore

Tra lui e paziente in coma, sia l'unico legame

Varia ritmo di pressione, al fin comunicare

 

Oggetti intermediari, ch’acquistano valore

Sono corp e voce, paziente mangia e canta

Premi dolce il braccio, canticchia voce lente

Fà orecchie da mercante, al paren saccente

 

Porta un flauto dolce, ed un registratore

Cerca lavorare, con la parte san paziente

Registra propria voce, in canto e recitato

Canzoni del folclore, o salmo compagnato

[70]

Fa pur improvvisazio, strument’oppure corpo

Di zon sue dolorose contatta e scopri il suono

In apprendiment’umano, ritmo è l’essenziale

Leggi nel suo corpo, linguaggio, ton gestuale

 

Tutte patologie, son sempre accomunate

Da sens’inadeguato, e continua estraneità

Permette pur’anziani, esprimere emozioni

Sentir gratificati, e in gruppo integrazioni

 

Con improvvisazione, spontanea ed atonale

Posson’abbandonare, al piacere di suonare

Sen regole obbliganti, esprimeran se stessi

In immediato modo, inconsci son processi

 

La musica contatta, aggiusta tutti i ritmi

Di base d'organismo, e riporta sincronia

Con tutte le realtà, interiori ed esteriori

Scuote  l’emozioni, in patologie peggiori

 

Parla a tutto il corpo, in stimol sensoriali

Al mondo degl’affetti, evocando sentimenti

Ricordi ed emozioni, poi stimola intelletti

Memor e attenzione, giudizi più corretti

 

Relata al movimento, le doti sue rivela

Ridona libertà, a memor sua primordiale

Penetra ed attiva, strutture di pensiero

Canal comunicazio, riport umano vero

 

Proposta musicale, induce regressione

Alle tappe di sviluppo, e radice di nevrosi

Trovato il suo conflitto, inizia scioglimento

Nod’aggrovigliato, nuovo canal aprendo

 

Struttura melodia, continua e ripetuta

Induce sicurezza, allontan timor d'ignoto

Rimedi in movimento, a scheletro senile

In ritmo lineare, distende e fa gioire

 

Considera il corpo, tronco arti e capo

Sistè neur-sensoriale, ha sede nel capo

Nel tronco sta il ritmo, di sangue e respiro

Fuoco ritma nel basso, è sistem metabolìco

 

Riflettono in psiche, pensar sentir e volere

Pensiamo da svegli, sentiamo in sognante

Fra conscio ed inconscio, volere è l’agire

Che in stato di sonno, accade s’esprime

 

Il pensier d’intelletto, oggi è esaltato

Pragmatico lucro, ha monopolizzato

Ma il sentire del cuore, sta sacrificato

Freddo indurito, d’entusiasmo privato

 

Mondo entra in noi, con più propaganda

Allor noi ci chiudiamo, a poter sopravviver

Diveniamo passivi, e perdiamo interesse

di tutto l’ambiente, che a noi tutto tesse

 

L'anima or triste, riflette allor sul corpo

Contenuti automati, diam cibo alla psiche

Perde gusto e rapporti, identità indebolisce

Autocoscienza sbiadisce, poi annichilisce

 

Osservazion partecipante, è l’arte rimedio

Coinvolgiment’emotivo, è lasciarsi condurre

Da flusso d’eventi, in empati comprensione

Piuttosto che intervento, di trasformazione

 

Gestalt terapia, è sviluppo autocoscienza

Esperienz’intern esterne, livello di contatto

Con gente ambiente intorno, usàn curiosità

Sen giudizi o valutazio, si da sperimentàr

 

A risolver conflitti, che vengon da passato

Usa le due sedie, sedendo avant e indietro

Voci contraddittorie, di schemi educatori

Per integrar nel sé, i dover voler motori

 

Interiore e divisioni, affioreranno a galla

Su ogni sedia espresse, dialogo faranno

Si sciolgono più blocchi, qi va più fluente

Migliorano rapporti, in sé come l'ambiente

 

Alla fine il paziente, discute esperienza

Disegna un mandàla, a fissare le imago

Fai parlar paziente, pure dei suoi sogni

Tu la musa scegli, in base suoi bisogni

 

La musa terapia, ti sgancia dai doveri

Imposti d’altro punto, dello spazio-tempo

Fuori o dentro tè, impone altra identità

Fa uso di creazioni, spontane in libertà

 

Permette di scoprire, talenti dentro te

Nuove percezioni, nove forme di rapporto

Esplorandoti poi scopri, l’identità dell'altro

Sei nomade che gioca, a lavorar un agro

 

La situazion protetta, aiutà aggiustamento

abbandonar modelli, cambiar comportamento

Musica è destriero, che fa varcar la soglia

Spiral di trattamento, è andare fuori noia

 

Un ciclo di canzoni, esprime molti aspetti

D’umana sofferenza, il rifiuto e disperazio

Riflette sul paziente, umore e suoi bisogni

Al regno immaginario, fa viaggiar i sogni

 

Finita l’esperienza, paziente poi ritorna

Dal  regno dell’inconscio, veglia posiziona

La musica sia scelta, ad evocar risposte

Emotive e fisiologi, alle domande poste

 


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